“La Stampa”, 15 novembre 2002, p. 9

 

Generale apprezzamento tra i diplomatici per la nomina di Frattini

Dalla Farnesina soddisfazione per un Ministro «a tempo pieno»

di Emanuele Novazio

 

ROMA  - «Perché non dovremmo essere soddisfatti?», si chiede sornione un diplomatico di rango noto per le simpatie men che tiepide nei confronti di Silvio Berlusconi e del Polo: «L´arrivo di Franco Frattini e la fine dell´interim non può che farci del bene indipendentemente dall´appartenenza politica del nuovo ministro», assicura. Ventiquattrore dopo l´annuncio ufficioso del cambio al vertice della Farnesina e a poche ore dal giuramento del nuovo capo della diplomazia italiana nelle mani di Carlo Azeglio Ciampi, il sollievo è condiviso, nei corridoi del palazzone bianco al Foro Italico. Per ragioni differenti ma legate soprattutto a un elemento chiave, per i custodi della nostra immagine politica nel mondo: la nomina di un ministro a tempo pieno, e la fine di faticose sovrapposizioni di tempi e di ruolo, significano per le feluche il recupero di un´autorità che l´interim aveva occultato sotto i bagliori di appuntamenti internazionali di grande prestigio e visibilità per il premier-ministro.

Al piano nobile della Farnesina - il primo - e nei corridoi degli ammezzati, la convinzione è che l´arrivo di Franco Frattini al vertice del ministero sbloccherà più di un intoppo. «L´uomo è giovane, motivato, ambizioso», commenta un diplomatico che ha trascorso l´interim in paziente attesa ma senza eccessi di allarme: «Silvio Berlusconi ha realizzato impegni difficili e di grande visibilità, ma nel quotidiano non ce la faceva a seguire i dossier. E nelle ultime settimane, la stanchezza era evidente e si sentiva». Era ora di «tornare alla normalità», insomma: lo confermano colloqui confidenziali dentro e fuori il palazzo che si appoggia a Monte Mario. Anche i timori che l´arrivo dell´ex socialista Frattini avrebbe scatenato temibili «cordate di ex» - molto diffusi fino a poche settimane fa - sta perdendo di vigore: «Quel che si doveva fare è stato fatto, basta guardare alle nomine recenti e meno», confida una feluca. «Chi poteva aspettarsi ripescaggi li ha avuti, difficilmente con Frattini si scateneranno corse alla promozione o cacce alle streghe». Piuttosto - notano altri, secondo una disposizione politica e di competenze «trasversale» - un ministro con ottima esperienza di amministrazione pubblica farà un gran bene agli Esteri. Non tanto dal punto di vista squisitamente diplomatico («a reggere le fila sarà comunque Berlusconi», è la previsione più condivisa), quanto da quello amministrativo: «Frattini è un commis d´état preparato e affidabile che conosce bene il funzionamento della macchina», nota un diplomatico di rango mai troppo tenero con Belrusconi. Senza contare la Riforma, annunciata con grande risonanza fino a primavera e poi finita in niente o quasi, sicuramente in un rinvio. «L´idea che arrivi qualcuno a sbloccare la situazione ci piace. La riforma del resto non tocca le basi della politica estera ma i meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione: Frattini è l´uomo adatto». Certo «nessuno rilascia cambiali in bianco», commenta dall´interno un altro osservatore attento: «Spero che la riforma riprenda vigore, ma dal momento che per attuarla secondo gli intendimenti di Berlusconi bisognerebbe spostare un uomo di An, Urso, dalle attività produttive agli Esteri con compiti di vice ministro, e considerato che la nomina di Frattini non comporta invece rimpasti, l´impressione è che tutto resterà fermo. Se davvero ci sarà, la riforma arriverà a piccoli passi». La fine dell´interim e il ritorno al tempo pieno, sono convinti alla Farnesina, avrà certamente altre ripercussioni di peso: sbloccherà le nomine ferme da tempo in sedi di grande prestigio come Washington e la legazione delle Nazioni Unite a Ginevra. E, soprattutto, «servirà a sostenere le rivendicazioni del ministero nella ripartizione dei fondi in sede di Finanziaria, dove finora eravamo stati messi in difficoltà da altri dicasteri». La presenza di un ministro titolare, secondo più di una feluca, garantirà infatti il suo interessamento per maggiori assegnazioni agli Esteri: «Se vorrà avere visibilità gli serviranno mezzi. Siccome Frattini è ambizioso e ama la visibilità, li chiederà e quasi certamente li otterrà». Anche il maggiore sindacato dei diplomatici, lo «Sndmae», apprezza: «Frattini è un uomo che ascolta e non pretende di sapere prima di averlo fatto», conviene il suo leader Enrico De Agostini. «Il suo equilibrio in politica estera sarà apprezzato. E poi, il nostro problema è semplificare l´amministrazione, e il nuovo ministro ci aiuterà a farlo. Anche con le risorse: in questo momento è difficile aumentarle, ma se riusciremo a utilizzarle meglio si recupererà un grande capitale da investire nel ministero».

 

 

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