“La Stampa”, 27 luglio 2002, p. 5

 

La promessa di Berlusconi agli ambasciatori

«Ci rivedremo». E indica ai diplomatici il «modello Publitalia»

 

di Emanuele Novazio

 

ROMA «Non so quanto durerà ancora l'interim, ma vi garantisco che resterò al vostro fianco per tutti i quattro anni della legislatura. Non vi abbandonerò. Arrivederci a novembre per un primo bilancio sull'avvio dei cambiamenti». Sono le 20,30 quando Silvio Berlusconi si congeda "a porte chiuse" - senza telecamere, senza cronisti, dai 123 ambasciatori che per tre giorni hanno discusso i problemi della diplomazia italiana nella loro IV Conferenza: «Ma si potranno permettere un altro viaggio a proprie spese?», interrompe da fine diplomatico il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Giuseppe Baldocci. «Mi sembrerebbe davvero eccessivo», replica il Presidente del Consiglio: la prossima missione a Roma dei 123 responsabili delle nostre ambasciate, diversamente da quella appena conclusa, sarà a carico dell'amministrazione. Berlusconi - che implicitamente ha fatto sapere di voler restare almeno altri 3 mesi alla Farnesina - non baderà a spese perché le discussioni di questi giorni gli hanno riproposto il valore del modello Publitalia l'opportunità di verificarne i meriti nella gestione della nostra diplomazia: «Uno dei motivi del successo di Publitalia», dice agli ospiti, «è stato lo staff meeting che organizzavamo tutti i lunedì per esaminare insieme l'andamento della settimana. A novembre faremo lo stesso: verificheremo insieme il progetto di riforma ed il modo di realizzarla. Sarà un lavoro duro, mandatemi i vostri suggerimenti, magari per e-mail».

Non è stato soltanto l'inatteso sostegno alla trasferta dei capi missione (i loro stipendi, diversamente da credenze diffuse, non sono paragonabili a quelli dei manager di pari livello nel settore privato) a coagulare consensi intorno al ministro degli Esteri ad interim. Le relative freddezze del primo giorno - la delusione per il mancato annuncio della riforma del Ministero, rinviata per mancanza di fondi - hanno lasciato spazio a valutazioni positive che erano in molti, ieri sera, a confermare. E non soltanto perché, accogliendo la richiesta dell'ambasciatore Marcello Spatafora, Berlusconi ha annunciato che solleciterà subito a Tremonti un primo stanziamento in favore della diplomazia pari, almeno, alle spese sostenute per l'organizzazione del G8 genovese. La soddisfazione dei nostri diplomatici è diffusamente argomentata. Intanto, il ministro-presidente ha riaffermato la centralità degli ambasciatori - ai quali dovranno rispondere gerarchicamente tutti i responsabili delle agenzie economiche e commerciali all'estero - e quella della Farnesina, verso la quale graviteranno a Roma le stesse agenzie e quasi certamente il Commercio con l'Estero oggi collegato alle Attività produttive.

In secondo luogo, notano i nostri diplomatici, Berlusconi ha riconosciuto la necessità di aumentare le risorse per la diplomazia italiana, che dallo 0,57% del pil (1985) sono scese allo 0,30 di quest'anno. «E' stato un piacere sentirsi finalmente dire che siamo in trincea e sottoequipaggiati, che ci servono nuovi mezzi», è il commento di uno di loro. In terzo luogo, si nota, la riforma è stata rinviata ma non accantonata: «Stiamo andando nella direzione giusta, meglio farla con calma e meditarla nei dettagli». Un punto particolarmente sensibile, quest'ultimo, per molti delegati alla IV Conferenza: «Temevamo che le agenzie di consulenza ci scavalcassero, invece Berlusconi ha riaffermato il valore del nostro contributo», confessa un diplomatico. Anche il sindacato più diffuso alla Farnesina, il SNDMAE, è soddisfatto: «Ben vengano i tempi supplementari se si costruiranno assieme le azioni per andare in gol assieme», nota il suo Segretario Enrico De Agostini, che apprezza anche l'impegno a fornire alle ambasciate una maggiore autonomia nella gestione delle risorse.

Dopo il vulcanico esordio di lunedì, ieri il Presidente del Consiglio ha soprattutto ascoltato, preso appunti, rassicurato. Il Berlusconi-manager ha prevalso sul Berlusconi-ministro con i suoi consigli sulla necessità di rafforzare il ruolo delle banche nei paesi di più alta penetrazione per le nostre imprese o sull'urgenza di creare riferimenti concreti per la piccola e media industria. Senza rinunciare alla pennellata di colore, beninteso. Durante i lavori, quando ha picchiato il pugno sulla spalla di Baldocci che aveva sollecitato un'ambasciatrice a chiudere l'intervento: «Ma sono cose importanti, sono importanti», diceva continuando a colpirlo. E al momento della «foto di famiglia», prima dei saluti, è sceso dal palco, ha aperto le braccia come un direttore di orchestra e ha puntato il dito: «non facciamoci riconoscere, e lei si allacci quel gilet».

 

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