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Roma, 30 dicembre 2005

 

Illustre Presidente Amato,

 

il 15 novembre u.s. Le avevo espresso l’apprezzamento del SNDMAE per il Suo intervento in occasione di Euroforum di Firenze, relativo al rinnovamento della classe dirigente italiana. Oggi, devo invece manifestarLe il vivo disappunto del SNDMAE per le dichiarazioni pronunciate in Sri Lanka e ampiamente riportate dai principali quotidiani italiani del 29 c.m.

 

Suona anzitutto “quasi come un insulto” – come rileva Gerardo Pelosi del “Sole 24 Ore” – che Lei, in occasione di una Sua visita all’estero, ritenga di dover sollevare incomprensibili questioni italiote (E’ meglio la Cooperazione allo sviluppo o la Protezione Civile?) di fronte alle autorità di un Paese che giustamente vede l’Italia come un insieme unitario cui attribuire riconoscenza per il lavoro profuso a seguito dello tsunami. Da sempre, i diplomatici italiani hanno cercato di valorizzare l’unitarietà dell’azione italiana all’estero, mentre querelles di parte del tutto incomprensibili ai Governi stranieri ledono fortemente la nostra credibilità.

 

Entrando nel merito del Suo intervento, sottoscriviamo le considerazioni sui buoni risultati fatti registrare in questi anni dalla Protezione Civile: non possiamo però non far notare le procedure agili con cui può operare il predetto Dipartimento e le condizioni di disponibilità di fondi di cui ha potuto beneficiare. Per quanto riguarda il Ministero degli Esteri, il SNDMAE si batte da anni per la semplificazione delle procedure amministrativo-contabili e parimenti da anni denuncia la sempre più grave carenza di risorse con cui la Farnesina deve confrontarsi. Eppure, piaccia o non piaccia, la rete delle rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero è la faccia del Paese ed anche il segno del riguardo verso il Paese che le ospita. Come bene ha sottolineato il nostro Ambasciatore in Sri Lanka, esse si trovano più che sovente ad operare in condizioni pietose e con risorse finanziarie limitatissime (alcune sedi faticano letteralmente a pagare la bolletta elettrica, per non parlare di attività di promozione della presenza e dell’immagine italiana) e risorse umane ancora più limitate (in media un funzionario italiano svolge il lavoro di tre o quattro colleghi dei principali Paesi europei): condizioni che gli osservatori internazionali stentano

 

 

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Presidente Giuliano Amato

Senato della Repubblica

Palazzo Madama

00186 ROMA

 

 

 

 

semplicemente a credere e che purtroppo alimentano la convinzione di un disinteresse nei confronti delle relazioni internazionali da parte dell’Italia, che è sempre più difficile contrastare. Peraltro, anche il Ministero degli Affari Esteri, soprattutto quando gli è consentito di agire con flessibilità e un minimo di risorse in più, ottiene risultati lusinghieri: basti ricordare l’azione svolta a favore dei connazionali proprio in occasione dello tsunami, che ha ricevuto il plauso di molti Paesi ed è stata citata come esempio dalla Svezia.

 

Potrebbe essere un discorso lungo, ma ci limitiamo a fornire dei numeri: in Italia solo lo 0.34% della spesa pubblica è destinata al Ministero degli Esteri (Cooperazione allo sviluppo inclusa) a fronte dell’1,24% in Francia, dello 0,74% in Gran Bretagna e dello 0,72% in Germania. Pur avendo apprezzato la proposta da Lei fatta di devolvere alla Farnesina l’8 per mille che i contribuenti non assegnano, in qualità di fondo per finanziare missioni umanitarie della nostra Cooperazione allo sviluppo, è su questi numeri che avremmo gradito una Sua riflessione. Sono numeri che interessano il Paese e la politica estera è un tutt’uno, in cui i vari aspetti si accreditano l’un l’altro. Fare squadra e sistema Paese hanno bisogno anche di questo.

 

Con i migliori saluti.

 

 

 

Il Presidente

 

 

 (Enrico Granara)

 

 

 

 

 

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