Lettera dell’Ambasciatore Faiola al Presidente Granara*
*Il testo della lettera,
in corsivo, è inframmezzato dalle osservazioni del Presidente Granara,
riprodotte in grassetto
Caro
Presidente,
mi
riferisco alla tua lettera al Presidente Amato in data 15 novembre per dirmi
completamente d’accordo con l’opportunità di farla finita con le “caste di
mandarini che si auto-perpetuano e impediscono l’ingresso di forze nuove”,
dallo stesso evidenziata, lo scorso 8 novembre, a “Euroforum Firenze”.
Non
voglio entrare nel merito della vexata
quaestio dell’elevazione dell’età pensionabile da 67 a 70 anni: la questione
non mi appassiona, e non vi vedo un risvolto di tipo personale. Mi sembra però
che il Sindacato la stia affrontando in maniera un po’ troppo emotiva
(“tentativo di alcune persone di ottenere per via giudiziaria ciò che è stato
loro rifiutato sul piano politico e legislativo …”), criminalizzando di fatto i
sostenitori di una delle due posizioni possibili.
Il linguaggio della lettera al Sen. Amato è molto simile a
quello usato nella lettera al Ministro Fini, lo scorso 13 luglio e intende
evidenziare che è un modo sbagliato di affrontare la questione, come da mozione
dell'Assemblea generale.
Vorrei
comunque attirare la tua attenzione sulla deriva qualunquista sulla quale il
SNDMAE potrebbe avviarsi nell’assecondare una ondata neo-giustizialista che
sembra aleggiare in questi ultimi tempi sulla carriera diplomatica.
…’neo-giustizialisti’ che inoltrano i loro
atti d’intervento al TAR col sostegno di uno dei migliori legali
amministrativisti di Roma, al puro scopo di far osservare la legge e non quello
di stravolgerla…
Da
che mondo è mondo, e da che carriera è carriera, è sempre esistito tra le varie
fasce di età impegnate in una stessa professione un conflitto di tipo
generazionale: di qui i “vecchi” che si sentono ancora nel pieno delle forze e
non vogliono farsi da parte, di la’ i “giovani” che scalpitano e tendono,
giustamente, a occupare gli spazi ai quali ritengono di avere diritto.
Così
vanno le cose, ma un conto è lottare a bocce ferme (con regole date) un conto è
cambiare le regole in corso d'opera: chi è sopra si trova avvantaggiato
doppiamente dalla posizione e dalla prospettiva prolungata, chi è sotto rimane
svantaggiato dall'inferiorità gerarchica (pardon per il termine di sapore
fantozziano) e dalla difficoltà accresciuta di salire per il blocco degli
avanzamenti che per molti vuol dire perdere il treno e non essere più promossi
e destinati agli incarichi ambiti.
Come
sempre nella vita, è questione di trovare un giusto equilibrio tra le esigenze
contrastanti, nel superiore interesse della convivenza civile. Per tornare al
nostro tema: tu ritieni che mentre gli impiegati pubblici possono rimanere in
servizio fino ai 70 anni, diplomatici e funzionari di prefettura non ne
sarebbero all’altezza, e che comunque una loro permanenza in servizio dopo i 67
anni rappresenterebbe “un danno grave per lo Stato e quindi per il Paese”.
Queste
espressioni riecheggiano quelle usate dal socio U. Vattani (atti dell'Assemblea
generale del 24.03.2005). La questione non è solo di essere in grado (la nostra
è una carriera altamente operativa etc. ma soprattutto è una carriera con
delle regole di scorrimento che verrebbero scardinate (i disastri del prolungamento
a 67 lo provano ampiamente e sono amplificati dalle disfunzioni nel
reclutamento come prova il nostro studio). Il danno è dato proprio dalla
demotivazione di tutti coloro che non beneficiano immediatamente del
prolungamento (cioè di chi non è già nelle posizioni apicali) oltre che dal
potenziale, ancorché da provare, mantenimento di diplomatici in funzioni
operative in età avanzata.
Diamo
per scontato che sia così. Ma allora il Sindacato dovrebbe, sin da ora, animare
un pubblico dibattito su alcune questioni altrettanto serie che,
potenzialmente, costituiscono un pericolo per lo Stato e per il Paese.
In
sintesi: l’attuale nomenclatura ministeriale è una “casta di mandarini che si
auto-perpetuano e impediscono l’ingresso di forze nuove” o no? Nel primo caso,
quali sono, secondo il Sindacato, le misure da prendere per mandarla a casa o,
comunque per ridimensionarla?
Mantenere
i 67 anni e facilitare gli scorrimenti concentrandosi sulla
competizione sulle funzioni piuttosto che mantenere il lucchetto dei gradi.
Nel
secondo caso, per impedire che essa diventi una casta
auto-perpetuantesi, occorrerà mandare Segretario Generale, Capo di Gabinetto,
Direttori Generali a rigenerarsi nei campi secondo le non dimenticate
esperienze maoiste, o basterà escluderli per qualche anno da promozioni e
incarichi di prestigio?
Idem:
mantenere i 67 anni e facilitare gli scorrimenti concentrandosi sulla
competizione sulle funzioni (ed in particolare assicurare una
progressione ordinata di funzioni) piuttosto che mantenere il lucchetto
dei gradi…
Ti
sarei grato se vorrai dare una tua autorevole risposta a queste mie domande,
anche in vista delle promozioni di gennaio 2006 dalle quali potrebbe scaturire
o una palingenesi totale (eliminazione dell’eventuale casta di mandarini
esistente) o la creazione e il consolidamento, in proiezione pluridecennale, di
una “casta” esistente al momento solo in nuce.
Mi
aspetto, ovviamente, che gli altri colleghi interessati facciano conoscere le
loro disinteressate opinioni.
(Paolo Faiola)
Roma,
17 novembre 2005
P.S.:
non ho capito se Giuliano Amato, nel parlare di “caste di mandarini…” si
riferisse solo al pubblico impiego o, più in generale all’intera società
italiana, ivi compresi i politici. Nel qual caso …
Come
risulta dalla scheda personale sul sito web del Senato, il Sen. Amato risulta
essere andato in pensione come professore universitario a 67 anni. E poi non ha
fatto parte di una carriera ad ordinamento speciale come la nostra. A decidere
se un politico deve rimanere in servizio o meno è solo e unicamente l'elettore
sovrano.