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S.N.D.M.A.E.
ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI
ROMA - 31 MARZO 2008
I lavori si aprono alle ore 15.45, presso
la Sala Riunioni della DGPC, con questo ordine del giorno:
1) Elezione del Presidente dell’Assemblea;
2) Discussione e approvazione del bilancio consuntivo 2007
e del bilancio preventivo 2008;
3) Elezione dei membri della Commissione di Vigilanza;
4) Nomina dei membri della Commissione Elettorale;
5) Varie ed eventuali.
Cristina
RAVAGLIA – Presidente SNDMAE - In primo luogo, vi
chiedo scusa, con estrema chiarezza, per il gap di informazione che c’è
stato in questo primo periodo, che alcuni Soci hanno tenuto, giustamente, a
sottolineare. Me ne rendo ben conto e ritengo che da parte mia e nostra sia
doveroso scusarcene. Il formato stesso di questa Assemblea, che era stata già
fissata, ha causato dubbi. La chiusura del negoziato economico è avvenuta in
tempi strettissimi e in circostanze che io stessa, per prima, non avrei voluto
fossero quelle che sono state nella realtà. Purtroppo, abbiamo avuto l’inizio
del nuovo Consiglio in un momento in cui, per quanto riguarda il negoziato
economico in particolare, il negoziato era appena iniziato. Era iniziato con la
riunione che si era svolta, praticamente in contemporanea con la proclamazione
dei risultati del voto, a Palazzo Vidoni e che purtroppo non era stata
preceduta dal consueto numero di riunioni tra l’Amministrazione e i sindacati
che, come è noto, in genere preparano il negoziato vero e proprio a Palazzo
Vidoni.
Per quanto riguarda
l’Assemblea – incomincio da questo punto – perché quest’Assemblea? La decisione
di svolgere un’assemblea, chiamiamola tecnica - a norma dell’articolo 10 dello
Statuto, che prevede che l’Assemblea ordinaria debba svolgersi ogni anno entro
il mese di marzo ed entro quindici giorni dalla proclamazione del nuovo
Consiglio – era già stata in realtà presa dal Consiglio uscente. E’ stata
ratificata all’unanimità dal Consiglio entrante nella seduta di insediamento
del 17 di marzo, ed è stata ampiamente discussa e consensuata in un incontro a
tre che abbiamo avuto il presidente uscente Granara, io stessa, presidente
entrante, e il segretario esecutivo uscente ed entrante, Gianluca Alberini.
Abbiamo ritenuto
che, nelle circostanze presenti, l’impossibilità, entro il 31 di marzo, di
avere, all’Assemblea generale ordinaria del SNDMAE, la partecipazione attiva e
positiva di un Ministro degli Esteri in carica, inducesse a tenere, da una
parte, un’Assemblea che avrebbe potuto approvare il bilancio 2007, approvare il
bilancio programmatico 2008 e, naturalmente, informare rapidamente i soci di
quello che c’era in gestazione, mentre, dall’altra, la parte più propriamente
politica del lavoro del sindacato, vale a dire tutto il resoconto del lavoro
del Consiglio uscente, e la mozione programmatica del Consiglio entrante,
sarebbe stata demandata ad una Assemblea da tenersi non appena avremo un
Governo che sarà non solo in carica, ma ampiamente consolidato come
interlocutore per il Sindacato.
Per quello che
riguarda l’accordo economico, mi dispiace se vi prendo un po’ di tempo, ma
desidero ribadire quello che ho scritto nel “Cari Soci” del 29 marzo – qui,
invece, credo di non aver peccato d’informazione tardiva su quanto avevamo
fatto. Quella che ho anche cercato di descrivere nel mio “Cari Soci” di sabato
sera, è la situazione nella quale ci siamo trovati nell’assumere il mandato,
una situazione di crisi, di emergenza. Di emergenza davanti all’ipotesi
plausibile, alla quasi certezza, che l’unico Consiglio dei Ministri utile, di
ordinaria amministrazione - potrebbero essercene altri immediatamente dopo le
elezioni ma non sarebbero di ordinaria amministrazione, evidentemente - che
avrebbe potuto convalidare, approvare, rendere effettivo il nuovo accordo
economico, sarebbe stato ed è quello di domani, 1° aprile.
Come sapete,
abbiamo nella disponibilità per il 2006 e 2007, gli anni cui si riferisce il
negoziato, e quindi l’accordo economico siglato venerdì, sia una parte,
importante, che ci viene dalle “code” delle varie Finanziarie, ma anche un’altra
parte, molto importante, che ci è venuta con una legge pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale del 28 di dicembre. E’ una parte sostanziale della somma
totale della quale parliamo, che io credo fosse interesse di tutta la carriera
– questo Sindacato è il sindacato di tutta la carriera, mi preme ribadirlo -
preservare tale e quale.
Abbiamo avuto, nei
giorni che hanno preceduto la firma dell’accordo, venerdì, una serie di
Consigli straordinari, ed ho, personalmente, avuto una serie abbastanza fitta,
se non pressoché infinita, di contatti con l’Amministrazione per cercare di
arrivare ad una soluzione che ci consentisse di “chiudere”, decisione che tra
l’altro il Consiglio aveva recepito con chiarezza in uno dei numerosi Consigli
straordinari di questi giorni. Io ritengo che la soluzione che
l’Amministrazione ci ha prospettato il 27 sera - sulla base di proposte che
uscivano da uno dei nostri Consigli straordinari e tenendone fortemente conto -
sia, se non l’ideale, perché, purtroppo, l’ideale non è di questo mondo, però
la miglior soluzione possibile compatibilmente con le circostanze.
Questa è una breve
informativa che mi sembrava assolutamente doveroso darvi in apertura, anche se,
su questo punto, poi sarò evidentemente pronta a ritornare, in risposta a
vostre domande, nella parte delle varie ed eventuali.
Ma a questo punto
vorrei procedere alla proposta all’Assemblea di eleggere il presidente di
questa Assemblea. D’accordo, e totalmente d’intesa con il Consiglio uscente –
e, da parte mia, evidentemente con grande piacere, trattandosi del mio attuale
Direttore Generale - questo Consiglio ha fatto propria quella che era la
proposta fatta dal vecchio Consiglio a Massimo Iannucci di presiedere
l’Assemblea. Massimo ha accettato (applausi), e, quindi, assume la
presidenza dell’Assemblea: vi lascio dunque nelle sue capacissime mani.
Massimo
IANNUCCI – Presidente dell’Assemblea - Bene,
buongiorno a tutti. Desidero innanzitutto ringraziare il Consiglio uscente e
quello subentrante per avermi dato questa possibilità di dirigere oggi i lavori
di questa Assemblea, di presiederli. Il presidente Ravaglia - alla quale faccio
i migliori auguri per lo svolgimento del suo incarico, non certo facile, e li
faccio a tutti i membri del nuovo consiglio appena eletto - il Presidente Ravaglia
ha già anticipato un po’ quello che sarà lo svolgimento dei nostri lavori. Sarà
un’Assemblea apparentemente tecnica, un’Assemblea che deve svolgere alcuni
adempimenti previsti dallo Statuto per la data di oggi. Un’Assemblea che è un
po’ un’occasione per toccare quei temi che il presidente ha evocato e che
giustamente ha indirizzato verso il punto cinque del nostro ordine del giorno:
“Varie ed eventuali”. Sarà in quella sede – mi sembra giusto - che potranno
essere sentite le osservazioni dei membri, spiegate da parte dell’attuale
dirigenza del Sindacato le decisioni adottate e avviata una discussione che, io
sono sicuro, sarà fruttuosa e, allo stesso tempo, concreta. Colgo l’occasione,
naturalmente, per salutare il Direttore del Personale, che è la controparte
istituzionale del nostro Sindacato, e darei la parola direttamente a Gianluca
Alberini che presenterà il bilancio consuntivo dello scorso anno e quello
preventivo dell’anno in corso.
Gianluca
ALBERINI – Segretario Esecutivo SNDMAE – Non
vorrei togliere tempo a questo adempimento formale molto importante, ma credo
che si debba poi lasciare spazio anche al dibattito ulteriore, previsto al
punto 5.
Il rendiconto
dell’esercizio 2007 e il preventivo 2008 sono disponibili in sala (in
allegato), per la consultazione degli interessati. Mi limiterò, quindi, a
ricapitolare i punti principali per esporre come il Consiglio ha disposto dei
fondi. Avevamo nel 2007 una disponibilità iniziale sul conto corrente di 30.000
euro circa. La voce più notevole di introiti, come potete vedere, è costituita
dalle quote associative: sono circa 200.000 euro all’anno. Ci sono poi altre
voci minori dovute a varie operazioni finanziarie: movimenti sui conti
correnti, depositi di risparmio, per un totale di disponibilità di 262.000
euro, a fronte di 246.000 di uscite, per un saldo positivo di 15.687 euro. Così
facendo abbiamo ridotto il cosiddetto “tesoretto”, come soprannominato in
questi anni. Si tratta cioè del surplus che il SNDMAE aveva accumulato e che la
stessa commissione di vigilanza aveva, qualche anno fa, invitato ad utilizzare
proficuamente a favore dei soci. Ed è ciò che abbiamo fatto. Come si può
vedere, le spese principali sono state, oltre a quelle ordinarie, soprattutto
due. Innanzitutto i fondi per il presidente in distacco, Enrico Granara. Come
sapete, i colleghi che prendono il distacco sindacale non percepiscono l’intera
retribuzione, ma solo una parte. In pratica, viene a mancare l’indennità di
posizione, e di risultato, che il Sindacato si impegna ad integrare. E questa è
la voce di 32.000 euro per l’anno scorso. Quest’anno si pone il problema di
variarla alla luce degli eventi, di cui parlerò dopo, cioè del recente accordo
siglato. Abbiamo nel bilancio anche una voce per il Segretario esecutivo De
Luigi che aveva preso l’aspettativa per organizzare il noto convegno con
magistrati e prefetti.
La seconda voce
importante è quella delle consulenze e collaborazioni. Come avete visto dalle
comunicazioni del SNDMAE, abbiamo cercato di impostare la nostra azione avendo
una solida base di tipo legale. Si tratta di una consulenza con uno dei
migliori studi di Roma che ci viene fornita su base sostanzialmente
forfettaria, ad un costo comparativamente migliore rispetto alle altre che
avevamo trovato. E’ una cifra apparentemente alta, ma comprende innumerevoli
ore di consultazione e di documenti prodotti ed esaminati, alcuni dei quali
sono stati fatti circolare, e utilizzati nei rapporti con l’Amministrazione.
Quanto al
preventivo per l’esercizio 2008, che tra l’altro è un anno già iniziato,
sostanzialmente le cose non dovrebbero variare troppo. Uso il condizionale,
perché forse bisognerà rivedere un po’ le quote associative che sono ferme da
vari anni. Dovremo aumentare, infatti, sostanzialmente gli importi a favore del
presidente in distacco, nonché, credo, sia opportuno anche integrare per il
passato quanto Enrico Granara avrebbe dovuto percepire se fosse stato in
servizio. Avremo un esborso maggiore di circa 40.000 euro che non sono
computati in questo preventivo, redatto in un momento in cui non erano ancora
disponibili i nuovi importi.
Ho lasciato
invariata l’altra voce di spesa importante, quella per la consulenza legale.
Ultimo punto da
segnalare è la quota annua che il SNDMAE versa alla CIDA, l’associazione dei
dirigenti di cui facciamo parte. Enrico Granara ha fatto già dei passi per
cercare un accordo per ridurre questa somma cospicua di 22.000 euro annui,
poiché l’utilità della consulenza e dei servizi forniti dalla CIDA è venuta
meno, per il fatto che il nostro Sindacato si è avvicinato molto di più ai
prefetti e ai magistrati. Insomma, il rapporto con la CIDA ha perso molto del
suo significato, rimane un aggancio utile per quanto riguarda gli aspetti
pensionistici, per cui dovremo negoziare un accordo ad hoc, ma di sicuro
per importi molto più ridotti. Con questo, concludo il mio intervento, vi
ringrazio e rimango a disposizione per eventuali commenti e osservazioni; poi
mi riservo di riprendere la parola più tardi quando entreremo nel dibattito.
Il Presidente
dell’Assemblea, dopo aver ringraziato il Segretario Esecutivo per la sua
relazione sul bilancio, la sottopone all’approvazione dell’Assemblea.
L’Assemblea approva il bilancio consuntivo 2007 ed il preventivo 2008
all’unanimità.
Il Presidente
dell’Assemblea dà quindi la parola al Presidente uscente della Commissione di
Vigilanza, Umberto Malnati.
Umberto MALNATI - Presidente uscente della Commissione di Vigilanza – Vorrei brevemente esporre la valutazione della Commissione di
Vigilanza sul bilancio consuntivo e preventivo: il bilancio è stato ritenuto
sostanzialmente congruo e il principale problema individuato lo scorso anno,
vale a dire il rapporto tra le quote dei soci e le spese complessive, viene in
parte risolto nel preventivo. La differenza si riduce anche se si è previsto di
dover intaccare il fondo risparmio. L’unica osservazione che mi permetto di
avanzare è che, a nostro avviso, sarebbe opportuno comunque prevedere un fondo
risparmio. Quindi, bisogna fare una scelta per definire una quota da rispettare,
anche se non necessariamente come in passato di 50.000 euro, nella misura
ritenuta congrua a far fronte ad eventuali situazioni impreviste.
Vorrei infine
aggiungere che, avendo chiesto il trasferimento all’estero, concludo quest’anno
la mia opera di Presidente della Commissione di Vigilanza. Ringrazio il
Consiglio dell’opportunità e della fiducia che mi ha dato.
Il Presidente
dell’Assemblea sottopone all’Assemblea la proposta di nomina dei membri della
Commissione elettorale 2008 e dei membri della Commissione di Vigilanza 2008,
dando mandato al Consiglio di reperire i nominativi mancanti. L’Assemblea
approva all’unanimità.
Al termine
dell’opera di reperimento dei nominativi mancanti, la composizione della
Commissione di Vigilanza 2008 è la seguente:
PRESIDENTE: Stefano
CACCIAGUERRA RANGHIERI
MEMBRI: Alberto
CUTILLO
Enrico
NUNZIATA
Al termine
dell’opera di reperimento dei nominativi mancanti, la composizione della
Commissione Elettorale 2008 è la seguente:
PRESIDENTE: Roberto
PIETROSANTO
SCRUTATORI: Paolo
SCARTOZZONI
Luca
SORGI
IANNUCCI –
Presidente dell’Assemblea - Io credo che, a questo
punto, abbiamo superato un po’ l’aspetto più tecnico e, direi, quasi
preliminare di questo nostro incontro. E’ un po’ l’occasione anche per
scambiarci delle idee e sentire le valutazioni di ognuno in merito alle vicende
avvenute, in merito al contenuto stesso dell’Assemblea oggi, in merito alle
questioni importanti che il Presidente Ravaglia ha citato che sono state
adottate nei giorni scorsi. Noi possiamo contare sulla presenza del Direttore
Generale per le Risorse Umane. Io direi che sia un’occasione utile per uno
scambio, aperto e franco, d’idee. L’unica mia raccomandazione: io, come
presidente, non entrerò evidentemente nella natura dei problemi, nella sostanza,
preferirei un po’ l’immagine di direttore dei lavori super partes, però
mi permetterei proprio di chiedere che ci sia una discussione ordinata,
concreta e, per quanto possibile, con interventi sintetici.
Punto cinque
all’ordine del giorno, “Varie ed eventuali”. C’è qualcuno che vuole porre sul
tappeto un punto di vista?
(silenzio)
Tutti d’accordo?
Carlo BATORI
– Consigliere SNDMAE – Posso intervenire?
Innanzitutto mi scuso per il ritardo, purtroppo non potrò stare molto per
ragioni di ufficio. Sono Carlo Batori, presto servizio presso la Direzione per
la cooperazione politica e sono membro del Consiglio del SNDMAE. Vorrei,
brevemente, mi scuso per non essere stato qua prima, quindi non so, ovviamente,
quale sia stata la discussione sino a questo momento e non so se siete giunti a
parlare del negoziato. Non so se Cristina ha fatto un breve excursus…
RAVAGLIA - Ho fatto un brevissimo excursus, rimandando la discussione a
dopo, alle Varie ed eventuali perché così l’Assemblea avrebbe potuto eleggere
il proprio presidente e passare poi ai punti dell’ordine del giorno. La
discussione è evidentemente, aperta, aperta a tutti, sin dall’inizio
dell’Assemblea per parlare dei temi pendenti.
BATORI – Grazie molte. Semplicemente, a completamento della comunicazione che
il Presidente ha inviato ai soci del SNDMAE, in cui ha spiegato in maniera
molto dettagliata le tappe che hanno portato alla firma dell’accordo sul
rinnovo dell’accordo diplomatico, vorrei semplicemente, contando … dei
consiglieri, evidenziare, diciamo così, la forte insoddisfazione di una parte
del Consiglio del SNDMAE, mia personale ma so che corrisponde anche al pensiero
di una parte del Consiglio del SNDMAE, per l’esito della contrattazione, per il
merito dei risultati di questa trattativa e degli esiti delle trattative.
Vorrei far presente che una parte dei soci del SNDMAE, non irrilevante, ritiene
che l’esito di questa trattativa sia del tutto insoddisfacente e aggiungo io
anche forse un po’ poco rispettosa di gran parte della carriera. Abbiamo avuto
oggi informazioni dell’aumento del costo della vita, molto più alto rispetto al
passato, mi segnalano dei seri problemi anche da questo punto di vista;
vieppiù, a mio modo di vedere, poco rispettoso anche degli interessi e delle
aspirazioni di una parte della carriera.
Io non voglio, da
questo punto di vista, censurare ciò che è stato fatto; è stata fatta una
regolare votazione e, ovviamente, da questa regolare votazione è emerso un
indirizzo chiaro di accoglimento delle proposte dell’Amministrazione, però non
posso non rilevare, dal punto di vista del metodo, che tu (rivolto al
Presidente Ravaglia) con grande senso di responsabilità, hai voluto mettere
in gioco la tua posizione di presidente del SNDMAE, preannunciando le eventuali
tue dimissioni nel caso che il Consiglio del SNDMAE non avesse ratificato
questo orientamento favorevole ad accogliere le proposte dell’Amministrazione.
Ritengo, come ho
detto anche nel corso di questa lunga riunione che c’è stata giovedì sera, che
questa sia una scelta di forte responsabilità. Te ne ho dato atto, come
risulterà poi dal verbale che verrà reso pubblico tra pochi istanti. Avevo
ovviamente detto di fronte a questa tua posizione che non avrei certo votato
negativamente la prospettiva dell’accordo, perché non volevo rendermi
responsabile delle tue dimissioni, ma avevo anticipato, nel caso, le mie
dimissioni dal Consiglio del SNDMAE che, quindi, pubblicamente, come decisione
annuncio, perché ritengo che una forte decisione come quella non può non avere
delle conseguenze divisive nell’ambito del SNDMAE e che, forse, una decisione
come quella sarebbe dovuta risultare da un approccio, una metodologia più
consensuale che tenesse in debito conto della posizione di una buona
maggioranza, di una parte non irrilevante della carriera. Nel merito, e qui
concludo, mi scuso per la lunghezza del mio intervento, che nonostante le
apprezzabili parole del Direttore Generale - che qui ringrazio pubblicamente, è
stato forse l’unico rintracciabile alle 8 di sera, quando abbiamo avuto questa
riunione – ci ha voluto dire – e, come galantuomo, delle sue parole bisogna
sempre tener conto con molta attenzione - ha tenuto a ribadire che la proposta
dell’Amministrazione sul negoziato era l’ultima, una sorta di “prendere o
lasciare”. Ho preso atto del fatto che, da quanto asserito dal Direttore
Generale, non era possibile modificare neanche marginalmente quella proposta.
Ritengo non avevamo e non abbiano neanche adesso gli strumenti tecnici per
poter valutare con attenzione se quella fosse davvero l’ultima proposta e che
non fosse possibile limarla neanche in termini minimali. Ripeto, poiché non
avevamo gli strumenti e non li abbiamo neanche ora, sarebbe stato forse giusto,
anche, avere il coraggio come SNDMAE di assumersi la responsabilità di non chiudere
l’accordo, anche con i caveat e tutti i timori che noi avevamo ben
presenti, poiché, ritengo, non era certamente una situazione paragonabile a
quella che qualcuno aveva vagheggiato, dell’Alitalia, costretta a fallire di lì
a pochi giorni.
Quindi ritengo che
forse avremmo potuto, come SNDMAE, dare prova di maggiore ponderatezza senza
aderire completamente a quella che era un “prendere o lasciare” da parte
dell’Amministrazione. Ripeto, forse questo intervento poi darà la stura ad
altri. Volevo solo specificare questa cosa e annunciare le mie dimissioni dal
Consiglio del SNDMAE a partire da oggi.
Stefania Fancello chiede se il SNDMAE ha
predisposto delle tabelle per meglio comprendere le cifre dell’accordo.
Il Presidente
dell’Assemblea chiede al Direttore Generale delle Risorse Umane e
dell’Organizzazione di intervenire per spiegare il punto di vista
dell’Amministrazione sull’accordo firmato a Palazzo Vidoni.
Giacomo
SANFELICE di MONTEFORTE – Direttore Generale per le Risorse Umane e
l’Organizzazione del MAE - Grazie. Innanzitutto,
vorrei portare un saluto al nuovo Consiglio, a tutti i Soci e a tutti i
presenti: per me è la prima occasione per farveli e mi giunge particolarmente
lieta.
Prima di andare
nello specifico dell’argomento in discussione, vorrei dare due indicazioni di
carattere più generale.
Prima di tutto,
l’importanza del dialogo in atto con il SNDMAE, come con gli altri sindacati.
Il SNDMAE è sempre stato portatore di istanze tenute dall’Amministrazione nella
migliore considerazione e sono convinto che si continuerà a farlo. E’ chiaro
che il Ministero si trova in una fase di rilancio, una fase di rilancio
complessa, anche perché, per alcuni i nostri emolumenti sono considerati
elevati e, quindi, il nostro impegno deve essere quello di fare sempre di più e
sempre meglio, dimostrando in particolare pari capacità di azione e di
rilancio. In questa prospettiva, l’Amministrazione ha, tra l’altro, aperto un
tavolo per definire insieme ai Sindacati alcune linee guida su quello che
dobbiamo fare e sugli adeguamenti da adottare.
Ecco, in questo
contesto di rilancio dell’Amministrazione si colloca l’ultima Finanziaria ed in
particolare lo stanziamento di 9 milioni di euro aggiuntivi per il rinnovo del
contratto dei diplomatici, che ha portato l’ammontare complessivo alla somma di
13.700.000 euro. Non è un segnale di poco conto. E’ un successo molto
rilevante, in anni di grande disciplina di bilancio e di grande parsimonia.
Quindi, è un riconoscimento alla carriera diplomatica; il Governo ed il Paese hanno
nuovamente investito in questa carriera, come fatto anche in passato. E, nello
stesso tempo, è un impegno e una sfida, naturalmente rivolta a tutti noi, per
fare sempre di più e sempre meglio.
Venendo adesso alla
questione dell’ultimo negoziato, per l’Amministrazione è stato chiarissimo che
la scadenza del 1° aprile era una scadenza temporale “imperdibile”. Non andare
al Consiglio dei Ministri del 1° aprile avrebbe significato mettere a rischio
l’assegnazione alla carriera diplomatica di questo stanziamento importante che,
giustamente, viene a premiare un impegno e permette di adeguare le retribuzioni
di tutti i funzionari. E’ questo il primo punto che, con tutta franchezza, sono
assolutamente tranquillo nel sottolineare. Scavalcare la data del 1° aprile
avrebbe di fatto esposto quest’accordo ad un’alea che assolutamente non ci
siamo sentiti di assumere.
Naturalmente, come
conseguenza, ne è disceso che ci siamo trovati di dover finalizzare in pochi
giorni un esercizio che normalmente si svolge in tempi più lunghi. D’altra
parte, la fine della legislatura era prossima, e come ho detto anche prima, non
avevamo alternativa.
Adesso, mi vorrei
soffermare sulla sostanza del contratto. E’ stato un accordo che ritengo di
grande equilibrio e vi spiego il perché. Le proposte dell’Amministrazione erano
state, necessariamente, formulate tenendo conto della logica, prevalente nella
Pubblica Amministrazione, che prevede di valorizzare l’esercizio delle
responsabilità dirigenziali, premiando la componente accessoria della nostra
retribuzione. In questa logica, è chiaro come l’Amministrazione – al pari di
tutti gli organismi, pubblici e privati – sia tenuta a riconoscere chi svolge
delle importanti funzioni.
Ricordo che il
nostro negoziato non è solo un negoziato tra l’Amministrazione e i Sindacati
interni alla Farnesina, ma anche un negoziato con il Ministero dell’Economia e
Finanze e con la Funzione Pubblica, che sono portatori di istanze di carattere
più generale, come quelle cui ho accennato in precedenza. In questo contesto,
un altro importante punto di riferimento è rappresentato dagli adeguamenti che
storicamente sono stati attribuiti ai diversi gradi della carriera a partire
dal 2000. Naturalmente, da questo emerge chiaramente che, a far data dalla fine
del 2005, cioè dall’ultimo contratto per la carriera diplomatica, esistevano
due gradi nella carriera, ed in particolare quello dei Ministri
Plenipotenziari, che erano stati particolarmente penalizzati rispetto agli
altri. Quindi, la proposta dell’Amministrazione è andata nella direzione di
cercare di recuperare, almeno in parte, quello che non era stato dato in
passato, valorizzando quelle posizioni chiave per il nostro Ministero, relative
ai Ministri Plenipotenziari nonché ai Consiglieri di Ambasciata, cui è generalmente
attribuita la responsabilità di direzione agli uffici.
Questo è stato
essenzialmente lo spirito che ha ispirato le proposte dell’Amministrazione.
L’intervento del SNDMAE è stato valutato con molta attenzione e, lo ripeto,
sostanzialmente recepito. Alla fine del processo negoziale, nelle medie di
aumento attribuite ai diversi gradi non ce ne è nessuna che vada al di sotto
del 9%. Quindi, solo due gradi superano questo livello del 9-10%, quelli dei
Ministri e dei Consiglieri di Ambasciata, per le ragioni che ho già illustrato.
Le istanze, efficacemente rappresentate dal SNDMAE, hanno contribuito al
raggiungimento di una soluzione equilibrata, che ha assicurato ai colleghi che
si trovano nei gradi iniziali della carriera una quota superiore a quella che era
stata inizialmente prospettata.
Il Presidente
dell’Assemblea ringrazia il Direttore Generale e auspica che la sua risposta
abbia soddisfatto la richiesta di delucidazioni di Fancello. Dà quindi la
parola a De Luigi.
Francesco
Saverio DE LUIGI - Grazie, ringrazio
l’Ambasciatore Iannucci. Questa è un’Assemblea effettivamente un po’anomala.
Certo, è un’Assemblea che si trova, di fatto, a dover ratificare, ad approvare,
quanto svolto nei giorni scorsi, perché domani va in Consiglio dei Ministri il
decreto con anche la ripartizione degli aumenti. E’ ovvio che non abbiamo oggi
alcun margine di discrezionalità, a meno di non volere annullare tutto. Mi
dispiace che esso appaia in un certo senso come una “vittoria mutilata”:
questa è la percezione di quel che si può avere adesso di questi incrementi,
che sono invece molto importanti; si tratta di incrementi decisamente superiori
a quelli ricevuti dalla carriera prefettizia nello stesso periodo e oltretutto
loro hanno effettivi del 50% superiori ai nostri (sono 1500 contro 1000
diplomatici). Quindi è stato fatto un grosso passo in avanti per la nostra
carriera. Peccato che, per una serie di circostanze, si è verificata questa
questione sulla ripartizione. Ringrazio il Presidente Ravaglia delle sue scuse,
ma anche la comunicazione non c’è stata, nelle ultime ore… e diciamo, la
settimana scorsa, che ha lasciato quelli che stavano all’estero, soprattutto,
colpiti, dal sapere che si è firmato un accordo in assenza totale di Assemblea
e di comunicazione ai Soci.
Quindi, che dire?
L’auspicio di tutti quanti noi è che al più presto si trovi una consonanza di
vedute all’interno del Consiglio. Chiedo al collega Batori di ritirare le
dimissioni, se possibile, proprio perché è molto importante il contributo che
potrà dare in questo Consiglio.
Questo è un nuovo
punto di partenza. Il nostro sindacato è certamente piccolo, però è un
sindacato che ha una importanza all’interno molto significativa, raccogliendo
più del 90% delle adesioni sindacali della carriera diplomatica, quindi una
percentuale estremamente elevata che si riflette, di conseguenza, nella ricerca
continua di un necessario equilibrio e consenso tra i diversi gradi.
E’ un sindacato
piccolo che, però, anche all’esterno ha un suo ruolo da giocare: anche per
questo è importante tener conto delle varie vedute all’interno del Consiglio,
per meglio svolgere all’esterno un ruolo di interlocutore istituzionale
nell’ambito dei rapporti tra varie categorie. L’anno scorso facemmo
un’iniziativa con i Magistrati. Si possono ad esempio sviluppare rapporti con
altri sindacati di diplomatici europei. Si può fare molto. Quindi è un po’ un
peccato trovarci oggi, così a disagio per questa situazione di divisione che
deriva da una serie di motivi, forse non pienamente voluti, avvenuti nei giorni
scorsi. E’ chiaro che domani, in Consiglio dei Ministri, non potrà essere
deciso diversamente. Questo è un dato di fatto, con un po’ di rimpianto,
diciamo. Grazie, comunque Presidente, per questo lavoro. Raccomando anche la
comunicazione ai soci che, per chi sta all’estero, soprattutto, è fondamentale.
Grazie.
Giovanni
DAVOLI - Io vorrei innanzitutto chiedere a Batori
di ritirare le dimissioni. Peraltro, se lui si dimette devo subentrare io, e mi
troverei un po’ in difficoltà, anche perché condivido le sue motivazioni e ho
anche io delle riserve sull’accordo. Ringrazio il Direttore Generale delle
risorse umane per le delucidazioni che ci ha dato, e però, adesso, non è questo
il luogo per interloquire con l’Amministrazione, che ha fatto la sua parte,
apertamente. Il problema, adesso, è tra di noi, noi SNDMAE, noi Sindacato. Le
motivazioni che ci ha portato il Presidente, che in qualche maniera sono simili
a quelle fatte anche dal Direttore Generale delle Risorse Umane, non sono
affatto peregrine, tuttavia, ci sono due punti, di metodo e di sostanza. E’
vero che al Sindacato è stata fatta una prima proposta, - io l’ho vista perché
ero nel vecchio Consiglio ed ho fatto tempo a vederla. Era ancora peggio. Da
questo punto di vista è un po’ migliorata, però, come Consigliere di legazione
ho ancora molte riserve.
Ho la sensazione,
non ho fatto un sondaggio, non ho fatto un referendum, però, parlando coi
colleghi, il mio grado ed il grado iniziale di Segretario di Legazione, ho
l’impressione che c’è un grande malcontento per questo accordo. Il Sindacato
non può accettare una proposta ultimativa, dalla controparte, di prendere o
lasciare. Se la facesse il sindacato dei metalmeccanici una cosa del genere, la
base non lo permetterebbe; accettare un’ultimatum non mi sembra un
comportamento da sindacato. E poi ci sono le decisioni di sostanza. Nella
sostanza i Consiglieri e i Segretari di legazione prendono poco. C’è un collega
che oggi ha scritto su SNDMAIL che qui si rischia una spaccatura nella
carriera. Non vediamo perché noi si debba prendere di meno, dal momento che
questo Consiglio aveva proposto un aumento lineare anche perché le risorse non
sono sufficienti per l’equiparazione con i prefetti che il SNDMAE aveva sempre
chiesto. Quindi, non potendo fare le correzioni che tutti ci auguravamo, la
cosa più giusta sarebbe stata quella di recuperare per tutti l’inflazione. Qui
abbiamo Consiglieri e Segretari di Legazione che non recuperano nemmeno
l’inflazione.
BATORI – Possiamo, per chiarezza, evidenziare quanto ogni fascia retributiva
a Roma e all’estero quanto riceve in termini percentuali? Perché il mandato
negoziale era questo, si riferiva non ai gradi ma alle fasce retributive. Per
cui forse…
RAVAGLIA - Facciamo concludere lui. Poi farei una risposta più generale, non
banale.
DAVOLI - Siccome so che non è stata una decisione non all’unanimità - lo
sappiamo, è stato anche scritto - ma a maggioranza, penso che sia bene che i
consiglieri presenti ci spieghino le motivazioni - perché Carlo Batori l’ha
fatto, il Presidente l’ha fatto - che ci spieghino le loro rispettive
posizioni. Per capire quello che è successo. Perciò pregherei i membri del
Consiglio di intervenire. Lo chiedo anche come possibile membro entrante del
Consiglio, perché è abbastanza imbarazzante questa situazione. Vi ringrazio.
Alberini - Volevo
intervenire commentando con una visione storica alcune considerazioni che sono
state fatte intorno al tavolo, partendo dalle minuzie e andando un poco avanti.
Minuzie per modo di dire, perché sono fondamentali… il modo in cui siamo
retribuiti non è certo l’ultima delle nostre preoccupazioni!
Abbiamo sentito che
l’Amministrazione puntava alla valorizzazione di alcuni incarichi; giustissimo,
ma il Sindacato ritiene che la retribuzione debba mirare anche ad altro, ad
esempio alla perequazione tra tutti i gradi, a garantire soddisfazioni per
tutti, ad attrarre i migliori talenti alla carriera diplomatica (questo è un
rilievo che è stato pubblicamente mosso dai Magistrati, e giustamente, quando
hanno cercato di ridurgli gli emolumenti), e non da ultimo la questione
pensionistica, che è stata sollevata da alcuni nostri colleghi. Come carriera
diplomatica, abbiamo un gravissimo problema pensionistico, diverso da tutte le
altre carriere, perché non solo abbiamo dei grossi divari tra retribuzione
iniziale e finale, ma questo può essere giustificato dalle responsabilità e
dalle progressioni di carriera, ma abbiamo altresì una disparità dovuta al
fatto che metà della nostra carriera si svolge all’estero e che le generazioni
dal grado Consigliere di Ambasciata in giù andranno in pensione con un metodo
pensionistico che si baserà su criteri diversi. Quindi stipendi più bassi
rispetto ad altre categorie e pensioni bassissime. Perché, mentre chi va in
pensione oggi ottiene il 98% dell’ultimo stipendio, per il futuro parliamo di
generazioni che avranno pensioni forse pari alla metà dell’ultimo stipendio.
Le proposte del
Sindacato si collocavano dunque in quadro un po’ più ampio della semplice
valorizzazione.
Quanto alla
parametrazione storica, è vero che i Consiglieri e i Ministri hanno avuto
incrementi minori rispetto ai Segretari ed Ambasciatori, ed è provato dai
numeri. Ma richiamarla come giustificazione presume che il rapporto che c’era
tra i gradi nel ’99 fosse quello ideale. E su questo credo che non ci sia
ancora un consenso all’interno del Sindacato, né che ci sia stato un dibattito
approfondito su quale deve essere il rapporto tra lo stipendio iniziale e
quello finale. Anche perché negli ultimi anni il Sindacato invece ha puntato
alla perequazione esterna. Abbiamo svolto un negoziato due anni fa basandoci
sulla parametrazione con i prefetti, ed è stato, quello, un successo. Mentre,
purtroppo, oggi è una sconfitta del Sindacato avere dei gradi scontenti, dimissioni
dal Consiglio, insomma, avere tanto malcontento. Due anni fa tante lamentele
non le abbiamo sentite, ci sembrava anzi fossero tutti contenti. Oggi ci
sganciamo dai prefetti, che è una scelta legittima, ma non vedo a cosa ci
agganciamo, non vedo nuove categorie di riferimento. Certo, possiamo anche
decidere di correre da soli, però, questa deve essere una scelta consapevole,
dobbiamo portare avanti i nostri cavalli e le nostre truppe… Queste
considerazioni sinceramente non le ho viste nell’ultimo negoziato. Il negoziato
è stato fatto molto in fretta, sulla base di contingenze esterne. Abbiamo
sentito il Direttore Generale, che ha esposto appunto delle considerazioni sui
rischi che si correvano, ma dal punto di vista strettamente sindacale a me
sembra molto strano che il SNDMAE e la CGIL vengano convocati dal Governo alla
Funzione pubblica, che vengano loro proposte delle tabelle che, si badi bene,
non sono tabelle dell’Amministrazione ma dell’intero Governo, del Tesoro, della
Funzione pubblica e degli Esteri, e che dopo qualche settimana si sia costretti
a tornare al tavolo con una proposta al ribasso. Tutto è possibile, per carità,
con i rischi connessi. Mi sembra strano, però, che in due settimane queste
proposte del Governo e i dieci milioni potessero essere cancellati prima di
andare in Consiglio dei Ministri. Parliamo, evidentemente, sempre del
possibile, io non ho certezze su questo. Quello che è certo è che le medie non
dicono tutta la verità. Quanto guadagnano in più i vari gradi della Carriera?
In media un Segretario di Legazione tra tabellare, risultato e posizione,
prende in Italia un 7,57 per cento in più, un Consigliere di Legazione un
15,09, un Consigliere d’Ambasciata il 17, un Ministro il 19 per cento, poi un
Ambasciatore un 8,10. Andiamo dunque da un 7 e mezzo, a 11, 17,3, 19, 8. E’ una
linea che si discosta abbastanza dalla posizione base che il Consiglio aveva
concordato: un 10 per cento fisso e il resto che si poteva giocare sulle varie
posizioni. Abbiamo ora una categoria, quella dei Segretari di Legazione in
Italia, che soffre un aumento inferiore in termini percentuali ed ovviamente
assoluti. Per l’estero abbiamo, invece, i Segretari di Legazione che sono
leggermente oltre la soglia minima prevista, un 11,22, mentre per i Consiglieri
di legazione scendiamo sotto. Poi risaliamo a 13,20 per i consiglieri di
ambasciata, al 14,86 dei ministri plenipotenziari e 11 per gli Ambasciatori. Ci
sono quindi delle incongruenze tra l’Italia e l’estero. Con questi dati si può
vedere, si può lavorare per capire, si può cercare di spiegare, ma mi sembra
che come Consiglio, dato innanzitutto che ci troviamo con gente che protesta,
non abbiamo ottenuto un risultato finale soddisfacente.
Mi associo infine
a quanto detto da altri e chiedo al collega Batori di ritirare le proprie
dimissioni, perché il SNDMAE deve andare avanti unito. Non ci possiamo
permettere di spaccarci nuovamente sulle retribuzioni. Il Consiglio ha delle
difficoltà a lavorare, delle difficoltà di metodo. Lo riconosciamo, ne
prendiamo atto, spero che tutti quanti si impegnino in futuro a lavorare
insieme, meglio di come abbiamo fatto in questi giorni. Grazie.
Franco
GIORDANO - Vorrei svolgere solo delle brevissime
considerazioni. Da un lato mi pare un risultato molto buono, ottenuto in
extremis ed in un momento molto critico. Vorrei prima di tutto
riallacciarmi a quanto detto dalla collega Fancello - e in parte è già stato
risposto - ma sarebbe opportuno che il Consiglio desse delle indicazioni più
precise sugli aumenti dei vari livelli. Secondo, vorrei anche ricordare che –
anche se adesso i Ministri, grado in cui mi trovo, sembrano avvantaggiati -
all’inizio degli anni ‘90 gli allora Consiglieri di Legazione furono
penalizzati a vantaggio delle nuove leve e delle qualifiche funzionali. Avevamo
pertanto un problema di appiattimento delle retribuzioni. E questo è un dato di
fatto. Poi, ovviamente, ognuno di noi può trovare ragioni a sostegno della sua
tesi: chi perché si è trovato di fronte a un tappo di scorrimento di carriera,
chi perché non ha beneficiato della leggina, chi perché era in Italia (o
all’estero). Direi che sono situazioni che nel corso di una carriera di
trentacinque/quarant’anni, alla fine, tendono a bilanciarsi. Ovviamente, queste
cifre percentuali che ha dato Alberini, analizzate da un solo lato,
sembrerebbero ampliare la differenza di trattamento. Forse, se questa tendenza
dell’aumento per tutti almeno al 10% fosse stata un po’ più rispettata, magari
saremmo tutti più felici, ma vorrei ribadire che dovremmo avere un occhio complessivo
su tutta la vicenda, e soprattutto considerare lo scorrimento dell’intera
carriera.
E infine mi
associo, e di cuore, a quanto detto al collega Batori di riconsiderare le sue
dimissioni, perché sarebbe un peccato che il suo contributo ci venisse a
mancare. Grazie, è tutto.
Luca LAUDIERO
– Consigliere SNDMAE - Vorrei rispondere alla
richiesta del Consigliere Davoli e fornire un mio parere sull’accordo. Si
tratta di un accordo sicuramente positivo nel suo complesso, che ha garantito
alla carriera diplomatica un finanziamento superiore a quello accordato alla
carriera prefettizia. Tuttavia, se consideriamo la distribuzione degli aumenti
tra le varie fasce della nostra carriera, il rinnovo non soddisfa, per quanto
riguarda i Segretari e i Consiglieri di Legazione, le richieste del SNDMAE,
ovvero di un aumento percentuale che garantisse a tutti il recupero
dell’inflazione, stimata in circa il 10%. Si tratta di un 7,5% lordo per i
Segretari di Legazione. Se consideriamo il netto medio mensile, l’aumento a
Roma è addirittura limitato ad un 6,5%. Sono cifre che si pongono notevolmente
al di sotto di quel 10% individuato dal SNDMAE come recupero inflazione.
Proprio per questo motivo ho votato contro l’accettazione delle proposte
dell’Amministrazione. Secondo me, il Consiglio avrebbe dovuto fare uno sforzo
in più per insistere con l’Amministrazione e difendere fino in fondo la linea
consolidata del SNDMAE, che, tra l’altro, era stata esposta dal presidente
Granara già il 14 marzo e ribadita in seguito dal Consigliere Alberini nel
successivo incontro a Palazzo Vidoni.
Giuseppe Scognamiglio – Io ritengo che vi sia stato innanzitutto un difetto di
comunicazione, prima ancora che di un risultato. Anche perché non so quanti di
noi abbiano chiari quali sono i termini di riferimento. Noi parliamo di
percentuali astratte, ma non siamo in grado di fare un dibattito fondato se non
abbiamo chiari i termini di riferimento. Il Sindacato ci dovrebbe aiutare prima
a dirci se esiste una parametrazione stringente dei nostri stipendi con quelli
di un’altra categoria professionale; e, poi, se esiste una parametrazione di
tipo interno, in termini chiari e vincolanti, tra le varie retribuzioni. Se è
100 l’Ambasciatore, dobbiamo rispettare quel rapporto per cui il Ministro
plenipotenziario prende 75, il Segretario di Legazione prende 50 e via
discorrendo? O tale rapporto non esiste o non è vincolante? E questo per capire
se e in che misura l’incremento percentuale che abbiamo ricevuto sia congruo.
Potrebbe infatti anche essere “solo” del 3%, ma potrebbe essere tantissimo,
nella misura in cui non solo mi fa recuperare il rapporto percentuale
predefinito tra i vari gradi, ma addirittura lo superi. Questo credo sia
fondamentale.
Secondo, vi chiedo
di considerare un altro punto: sapevamo di poter contare su questi soldi sin
dal dicembre scorso. In questi quattro mesi cos’è successo? Cosa ha fatto il
precedente Consiglio? C’era tutto il tempo per avanzare delle proposte, diciamo
armoniche all’interno della carriera, evitando un contrasto tra i vari gradi.
Pretendere che fosse invece il nuovo Consiglio a darci tutte le informazioni in
24 ore, per poter chiudere il negoziato… Non ho ragione di dubitare che ci sia
stato un rischio effettivo di vedersi sottrarre o ridurre le somme a disposizione…
Ammettiamo che ci fosse questo “stato di necessità” di chiudere la trattativa,
ma certo non era possibile avviare un dibattito in 24 ore, forse andava fatto
prima!
Allora, ecco, prima
di esprimere giudizi, di valutare dimissioni e le varie proteste, dovremmo
avere un ritratto chiaro di quello che è la situazione attuale e pregressa.
Facciamo circolare un po’ di informazione e magari, poi, discutiamone più
serenamente. Soprattutto per una ragione: per il prossimo negoziato, se avremo
i livelli di riferimento di come ciascuna categoria deve essere parametrata
rispetto al grado apicale, allora a questo punto avremo elementi e dei dati di
fatto incontrovertibili, che generano molte meno discussioni.
Franco
MISTRETTA – Consigliere SNDMAE - Io volevo dire…
Davoli diceva: “Come mai avete preso queste posizioni?”. Io ho partecipato al
primo negoziato economico, 2000-2001, posso fare stato che allora… grado
apicale di Ministro… che si disse: dobbiamo favorire assolutamente i gradi
bassi che guadagnano molto poco. Poi ci sono stati i nuovi rinnovi
contrattuali, sempre penalizzando il Ministro.
Adesso noi non
sappiamo le cifre quali siano, abbiamo le percentuali. Io credo che, se andiamo
a vedere le cifre, si tratta solo di pochi euro, sarebbero pochi euro che fossero
andati a vantaggio dei gradi iniziali, anziché del grado di ministro. Io credo,
invece, che un aumento lineare avrebbe comunque scontentato tutti. Perché ci
sarebbe stato qualcuno che avrebbe detto: “Perché continuate ad aumentare
linearmente, così si continuano a privilegiare le fasce che già nei precedenti
accordi hanno avuto di più”.
Quanto alla
tempistica, la tempistica è precipitata, perché abbiam saputo che il Consiglio
dei Ministri del 1° aprile sarebbe stato l’ultimo valido. Nessuno ha la sfera di
cristallo, ma data la situazione politica, non sappiamo che Governo verrà fuori
dalle elezioni del 13 aprile, e, quindi, è più probabile che un governo nuovo,
di segno diverso da questo, davanti ad una “crisi mozzarella” o a un’altra
crisi più grave, possa dire: “Abbiam bisogno di recuperare tutti i soldi,
prendiamo questi soldi che sono giacenti al Ministero del Tesoro”.
E’ inutile fare
il discorso del: “Siamo scontenti e allora ci separiamo, facciamo un sindacato
dei Segretari di legazione e dei Consiglieri”. Il nostro Sindacato ha già un
peso specifico non elevatissimo, ma se ci spezziamo il nostro peso specifico
sarà pari a zero. E quindi io consiglio di non parlare di dimissioni… non è il
sindacato metalmeccanici. Quando l’Amministrazione ti dice: “Facciamo così
oppure se ne riparlerà dopo”, noi, che eravamo nella necessità in poche ore di
decidere, abbiamo deciso di partecipare. Forse avremo sbagliato, non lo so, ma
se non avessimo partecipato, immagino, in questa Assemblea, cosa ci avreste
detto: “Avete perso un’occasione, perché avete lasciato il certo per
l’incerto”. Quindi, pensiamo un po’ con serenità a qual era la situazione in
cui ci siamo confrontati, in cui si è confrontato questo Consiglio…: “Io non
c’ero, io c’ero…”. C’eravamo tutti, il Consiglio è solidale - poi se qualcuno
si vuol dimettere è liberissimo di farlo - ma noi dobbiamo essere solidali col
presidente e con il SNDMAE, il nostro sindacato. Non è che abbiamo tante armi
che possiamo dire: “Facciamo o non facciamo…”. Dobbiamo batterci con la nostra
unione, stando insieme, perché nella nostra unione, noi sappiamo fare le cose.
…E’ inutile che ci scanniamo per una manciata di euro in più dell’altro. Le
lotte tra poveri non servono, servono al momento perché danno la sensazione
di…, ma non servono alla causa sindacale.
Sergio
MAFFETTONE – Vicepresidente SNDMAE – Intervengo
rispondendo alla richiesta di Giovanni Davoli e per farvi presente quelle che
sono state le motivazioni alla base della mia decisione di votare la proposta
dell’Amministrazione. Sono stato l’unico Segretario di Legazione che ha votato
a favore della proposta ultima dell’Amministrazione discussa venerdì,
fondamentalmente, pur, ovviamente, non condividendo completamente il merito e
la sostanza di quell’accordo che per i Consiglieri di Legazione ed i Segretari
di Legazione non rappresenta l’ideale. Però, ho ritenuto fondamentale evitare
di contrapporre al Consiglio il rischio di far perdere i soldi per tutta la
carriera. Questo è stato l’argomento principale che mi ha spinto a dare una
risposta affermativa. A questo si è aggiunto anche la condizione posta dal
presidente Cristina Ravaglia che in caso in cui questa proposta fosse stata
bocciata, si sarebbe dimessa. Le questioni sul tavolo sono talmente tante che
avere un sindacato privo di una figura di Presidente in distacco sindacale,
avrebbe, inevitabilmente, indebolito le nostre posizioni. Come Segretario di
Legazione ci sono altre componenti che vorrei rilevare, il rinnovo… peraltro il
traguardo principale sarà il rinnovo dell’accordo per questo biennio che sta
già iniziando… ci sarà, quindi, un altro appuntamento in cui si dovrà far
valere le ragioni nostre, tenuto conto del fatto che noi, in questa tornata
negoziale, Consiglieri e Segretari siamo stati penalizzati. Ciò non toglie che,
la scelta favorevole a questa situazione creatasi di emergenza e di urgenza che
ha avuto per corollario la necessità di salvare la figura del Presidente, possa
essere la base per un dialogo che mi auguro sarà costruttivo all’interno del
Sindacato, e di questo Consiglio. Mi auguro vivamente che il consigliere Batori
ritiri la sua decisione di dimettersi.
Carlo
SCHILLACI – Consigliere SNDMAE - Io vedo che molti
colleghi del Consiglio, soprattutto colleghi del Consiglio, stanno prendendo la
parola, anche chi non c’era e, quindi, a questo punto, mi sento in dovere di
prendere la parola anch’io. E’ ovvio che l’ultima parola la lascerò poi al
Presidente. Poi perché, come ho messo a verbale, io ho preso una posizione
molto forte in Consiglio, la sera del 27 marzo, e, quindi, non solo devo, ma mi
fa anche piacere esplicitarla in questa sede.
Andiamo per ordine,
l’emergenza c’è e non c’è? Che l’emergenza sia asserita, che l’emergenza sia
reale, è, innanzitutto, dovuto ad una serie di circostanze temporali. Cosa si
può fare? Cercare di capire perché si è arrivati al 27 marzo. Il primo passo è…
perché siamo arrivati al 27 marzo. Perché siamo arrivati al 27 marzo è una cosa
che si ricostruisce dalle carte. Tutti noi abbiamo superato il concorso che
prevede un tema di storia come prima prova. Gli storici ricostruiscono la
storia dai documenti. Io ho ricostruito la storia dai documenti. Agli atti vedo
una impeccabile, ineccepibile lettera - e gliene sono grato, lo ringraziai in
via bilaterale, lo ringrazio ora pubblicamente - una impeccabile lettera del 27
gennaio del presidente Granara al Direttore Generale Sanfelice. E vedo, poi,
una lettera del 29 febbraio… 17 gennaio il primo documento, secondo documento
29 febbraio del presidente Granara al Direttore Sanfelice, che sommariamente
parlava del negoziato economico e poi parlava di un argomento che non c’entra
assolutamente niente col negoziato economico, anzi, semmai ne posso parlare
alla fine, che è quello dei taxi, che riguarda l’accordo giuridico e non l’accordo
economico. Quindi, ho visto una lettera del 17 gennaio e una lettera del 29
febbraio che per le prime due righe, due righe e mezzo parla del negoziato
economico e poi parla di un argomento meno importante, dei taxi.
Io non aggiungo
altro. Naturalmente sono pronto ad integrare - e a pagarne anche le conseguenze
sotto il profilo del tono - questa ricostruzione, se in mezzo ci sono atti
formali del Sindacato afferenti ad un concreto procedimento negoziale
instaurato tra il Sindacato e l’Amministrazione in merito alla tabella di
ripartizione tra le varie voci e indennità relative all’applicazione di una
legge che, lo ricordo, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29
dicembre 2007.
Quindi, primo
passo, l’emergenza. Perché, io non lo so perché, non do una spiegazione del
perché, mi limito, da storico, come siamo tutti noi, perché tutti noi abbiamo
fatto il tema di storia, a fare questa ricostruzione, ma qui c’è il collega
Gianluca e, forse mi è sfuggito qualcosa, in questo caso ne chiedo pubblicamente
scusa a tutti.
ALBERINI - Io non so se il Direttore vuole rispondere a questo…
SCHILLACI - No, ma non c’entra il Direttore, né c’entra l’Amministrazione…
ALBERINI - No, perché le carte parlano chiaro, insomma. Il Sindacato viene
convocato, viene convocato…
SCHILLACI – Il Sindacato viene convocato dall’Amministrazione, dunque può
chiedere all’Amministrazione di essere convocato.
IANNUCCI –
Presidente dell’Assemblea - Vorrei andare avanti,
perciò facciamo finire l’intervento…
SCHILLACI – No, un momento… Faccio una premessa di metodo. Gli interventi dei
colleghi che, giustamente, legittimamente hanno esposto le loro posizioni, sono
incentrati non sulla dialettica tra il SNDMAE e l’Amministrazione, perché, per
quanto riguarda la dialettica tra il SNDMAE e l’Amministrazione, io non posso
che dar atto, da Pasqua in poi, all’Amministrazione di una grandissima capacità
di relazione. Ne ha parlato or ora il Direttore Sanfelice. No, gli interventi,
giustamente, legittimamente critici nei confronti di coloro i quali hanno
partecipato alla riunione del 27 marzo, riguardavano il confronto tra Consiglio
uscente e Consiglio entrante. Io, da membro del SNDMAE, mica rappresento
l’Amministrazione, vedo le carte sindacali. Altro non vedo. Comunque, ripeto,
questo può essere un primo passo. Perché… perché non sono in grado di dirlo, mi
limito a questi dati documentali e vado oltre.
L’emergenza,
secondo step, indipendentemente dal perché c’è o non c’è. Queste sono le
circostanze nelle quali chi ricopre un incarico deve prendersi una
responsabilità e deve fare delle valutazioni. Le fa. Dato che tertium non
datur, e noi quella sera abbiamo avuto, in viva voce, il Direttore Generale
Sanfelice, lì c’è tertium non datur: o sposi una linea o sposi un’altra
linea. Bisogna prendersi una responsabilità di fronte a se stessi, di fronte ai
colleghi di tavolo e di fronte ai colleghi tutti e io me la sono presa. “Hai
fatto bene?”, “Hai fatto male?”. Certamente, forse è stato eletto un
Consigliere che, al momento di compiere una valutazione di tipo binario, compie
una valutazione sbagliata, io ovviamente sono convinto di aver compiuto quella
giusta. Dopodiché, però, c’è poco altro da dire. Io posso far circolare la
piantina del mio garage col civico. Dopodiché, voglio dire, non è che cambia…
mi sono preso la responsabilità, c’è poco da ragionarci.
Andiamo, invece,
avanti sulla ricostruzione di quello che è accaduto e qui vorrei partire,
invece, da rilievi molto concreti che sono stati fatti da Alberini. Cioè, i
gradi iniziali penalizzati. Il Sindacato deve puntare molto sulle motivazioni,
certamente, perché Gianluca ha ragione, lo condivido, il discorso è la
competitività sul mercato del lavoro, dello stipendio - pardon! - del complesso
di voci di stipendio corrisposte ai gradi iniziali della carriera. Allora, la
domanda è: alla luce dell’accordo che abbiamo siglato il 28 a Palazzo Vidoni, la competitività sul mercato del lavoro della posizione di Segretario… o, come
si dice, con una sigla certamente un po’ prosaica “SLIP”, il Segretario di
Legazione in prova al Ministero degli Affari Esteri, sulla base dell’accordo
che abbiamo siglato, la competitività di questo stipendio nei confronti della
situazione del mercato del lavoro, ne esce menomata? Cioè, abbiamo siglato un
accordo che ha reso la posizione di Segretario di Legazione al MAE, vincitore
del concorso per la carriera diplomatica, meno competitiva, per cui, alla luce
dell’accordo che abbiamo siglato adesso, solo pochi giovani in gamba che hanno
fatto un’Università importante, che sono in grado di superare un concorso
difficile e severo, solo pochi giovani, ahimè, decideranno di fare questo
concorso, perché, alla luce di questo accordo, il loro emolumento iniziale, non
è competitivo? Anche qui, io, onestamente, ho valutato che non è così. E
continua ad essere assolutamente non solo competitivo, ma io direi
iper-competitivo. Per carità, così deve essere, però passo alla prima delle due
osservazioni. Io continuo a ripetere che è assolutamente competitivo, anzi,
assolutamente allettante e appetibile, certamente largamente superiore a quello
che può essere un co-co-co, un co.co.pro, tutta una serie di figure, ahimè,
molto penalizzanti.
Comunque volevo
fare una considerazione su questo, senza allargare troppo il discorso, ma una
considerazione la vorrei fare. Ricordiamoci che stanno entrando, con gli ultimi
concorsi per le aree funzionali, quelli che una volta si chiamavano “B” e “C”,
ora si chiamano “aree funzionali”, delle persone laureate o addirittura
specializzate che stanno entrando in questo Ministero in cambio della
corresponsione di stipendi enormemente più modesti rispetto allo stipendio che
percepisce il Segretario di Legazione appena entrato alla luce dell’accordo
siglato a Palazzo Vidoni.
Contributi
pensionistici. Gianluca, tu hai ragione. Nell’incontro che abbiamo svolto
Cristina Ravaglia, Giuditta Giorgio ed io con il Direttore Generale Sanfelice
nel tardo pomeriggio del 27 marzo - queste cose è meglio che le sappiate,
soprattutto per un fatto di trasparenza - fui io a far notare al rappresentante
di un’altra sigla sindacale che, alla luce delle riforme che sono intercorse in
questi anni - che tu giustamente menzionavi e non sappiamo se ne verranno altre
- io stesso dissi che un collega che si trova in una fascia intermedia della carriera,
in questo momento, per arrivare a percepire la stessa pensione che percepisce
un Ministro che si dimette domani mattina, dovrebbe vedere addirittura
raddoppiato il suo stipendio. Fui io il primo a riconoscere questo. Parimenti,
però, in questa sede, vorrei sottolineare che per coloro i quali attualmente
rivestono il grado di Ministro plenipotenziario e che si accingono ad andare in
pensione, anche loro hanno delle legittime richieste e aspettative in termini
pensionistici, tenuto conto che comunque il grado di Ministro plenipotenziario
rimane, di fatto, l’ultimo grado della carriera, essendo, come noto, a
disposizione dell’attuale organigramma solo 28 posti al grado di Ambasciatore,
che corrisponde se ben ricordo, sotto un profilo di equivalenza militare, ma
correggimi tu (rivolto ad Alberini) che ne sai più di me per ragioni
familiari, credo, a Generale di corpo d’armata a quattro stelle, se non ho
fatto male i calcoli.
No, invece è
molto importante il discorso che faceva Gianluca sulla parametrazione. Allora,
qui si tratta di intendersi. Io mi sono visto le tabelle che l’Amministrazione
ci ha inviato il 27 nel tardo pomeriggio. Intanto sgombriamo il campo… le medie
sono fallaci? Sì, le medie sono fallaci, però anche qui bisogna che ci mettiamo
d’accordo, perché se si fa un discorso di parametrazione, è ovvio che va fatta
una media, sennò non lo puoi fare… le medie sono fallaci, ma ci servono per
parlare di una cosa molto importante, qual è la parametrazione.
Allora, io dico
solo una cosa, Gianluca, il problema della parametrazione interna è, secondo
me, quantomeno altrettanto importante rispetto alla problematica dell’aggancio
esterno o, quantomeno, le due dimensioni debbono andare di pari passo. Cioè,
non può essere che l’aggancio esterno sia considerato un feticcio a totale
discapito della parametrazione interna. Allora, io dico questo: qualora
l’Amministrazione ci avesse proposto/imposto – diciamo come vogliamo - delle
tabelle tali da configurare rapporti di parametrazione interna sconvolgentemente
dissimili rispetto alla situazione attuale, specialmente per quello che
riguarda le voci del trattamento economico fondamentale e accessorio relative
all’Italia, poi c’è anche una voce “estero”, parliamo, ovviamente, della voce
“estero” relativa all’Italia. Qualora ci avessero proposto rapporti
sconvolgentemente diversi, allora sì, avremmo dovuto trarne conseguenze molto
pesanti. Perché? Perché, indipendentemente dal fatto che una certa linea ideale
di parametrazione, qui non la voglio nemmeno menzionare, quale che essa sia,
deve essere oggetto, evidentemente, di un approfondito dibattito, di un
approfondito dialogo, di una approfondita riflessione all’interno del
Consiglio, tra il Consiglio e l’Amministrazione e soprattutto tutti i soci,
naturalmente ognuno ha le sue posizioni, bisogna parlarne, evidentemente. Hai
capito, credo, a cosa mi riferisco, ma io non voglio nemmeno parlare di numeri
perché, poi, i numeri rischiano di suscitare polemiche eccessive e andiamo
fuori binario. Io dico solo che se avessi visto sconvolgenti differenze, al
punto tale da poter dire che il livello della parametrazione interna sta
assolutamente sconvolgendo qualsiasi principio, non solo di aggancio, ma
addirittura rispetto agli equilibri e allo sviluppo proporzionale dei gradi attuali,
allora… Però, certamente, questa cosa non c’è, comunque, onestamente, non la
vedo dalle tabelle. Forse anche qui, non so, sarà un mio limite, sarà
inesperienza, per carità, mi prendo ancora una volta le mie responsabilità,
però, onestamente, non la vedo. Quindi anche questo ha motivato il mio sì alla
proposta dell’Amministrazione.
Ultimissima e
veloce considerazione. Tutti insieme? Certamente, ma per andare tutti insieme
l’ultima cosa che ci vuole è che il Consiglio del SNDMAE divenga la stanza di compensazione
delle istanze di cinque sigle diverse, cioè il “SNDMAE Amb”, il “SNDMAE Min”,
il “SNDMAE Cons. Amb.”, il “SNDMAE Cons. Leg.” e il “SNDMAE Seg. Leg.”. Perché
se diventa una clearing room tra le istanze di cinque sottosigle
virtuali, certamente non andiamo insieme, ci spacchiamo continuamente.
Quindi, ripeto, io
mi assumo la responsabilità di aver preso una posizione molto forte, che, a
leggerla nei verbali si potrebbe dire: “Questo non vuole andare insieme con
nessuno”. Parimenti, però, dico: “Attenzione, perché se trasformiamo il
Consiglio in una stanza di compensazione articolata per gradi, facciamo del
male al Consiglio, facciamo del male al Sindacato e, quindi, alla categoria”.
Mi scuso per la lunghezza, ma mi sembrava opportuno.
Il Presidente
dell’Assemblea dà la parola a Gianluca Alberini per una replica.
ALBERINI – Grazie, presidente. Visto che il discorso è stato portato su vari
punti, alcuni dei quali condivido totalmente, vorrei soffermarmi su alcuni di
essi. Innanzitutto concordo che bisogna addivenire, noi come carriera, a un
modello, a un’idea di parametrazione interna. Dove invece mi trovo meno
d’accordo è sull’approccio di alcuni in questo Consiglio che continuano a dire
al vecchio Consiglio: “Hai fatto questo, non hai fatto quello...”. Visto che
siamo chiamati in ballo come vecchio Consiglio, cerchiamo di dare qualche
risposta storica che sciolga dei dubbi. Perché in base alla Legge, non è il
SNDMAE che apre il negoziato, ma è il SNDMAE che viene convocato. Noi possiamo
chiedere di essere convocati.
E lo abbiamo fatto
nel 2006, subito dopo la firma del vecchio accordo: abbiamo scritto al Ministro
della Funzione Pubblica: “Apriamo subito le procedure per il rinnovo del
contratto, che è già scaduto”. Ovviamente, non c’erano i soldi; non è stato
aperto il negoziato, per mancanza di soldi. Nel 2007 abbiamo riscritto al
Ministro della Funzione pubblica e all’Amministrazione. Si è messo in moto un
meccanismo, su pressione del Sindacato, che ha portato al voto del
provvedimento del 29 dicembre. Un provvedimento i cui contorni però non erano
chiari, basta ricordare il legame fatto con l’Indennità Integrativa Speciale.
Tutti noi lo sappiamo, e lo sa anche l’Amministrazione e bisogna darle atto,
che questa materia è molto complicata. L’Amministrazione ci ha messo un po’ di
tempo a fare i calcoli e a farceli conoscere. Nell’incontro avuto con il
Personale in quel momento, abbiamo ribadito la nostra richiesta di conoscere
l’ammontare a disposizione, quanto altro era stato stanziato dalle varie Finanziarie,
quanto proveniva dai provvedimenti collegati. L’abbiamo anche messo per
iscritto il 17 gennaio, come è stato ricordato. La risposta ci è stata data
solo il 14 marzo, il giorno prima dell’apertura del negoziato. In queste
condizioni, il vecchio Consiglio ha detto “andiamo lo stesso”, anche se il 17
abbiamo le elezioni andiamo all’apertura, …perché volevamo bloccare questi
soldi.
Quindi questa è la
logica dell’azione del SNDMAE. Certo poi il tempo è improvvisamente diventato
poco, il Governo è caduto, ma non è una scusante. I contorni di questo
provvedimento all’inizio non erano chiari, lo sono diventati a mano a mano.
Tutto questo lo possiamo discutere, ma questa è stata la chiara linea del
Consiglio.
Per quel che
riguarda le tabelle, deve essere un nostro obiettivo lavorarci sopra per
renderle intelligibili. Quello che è molto chiaro, è che un Ministro
plenipotenziario di fascia “C”, Vice direttore ed equiparati prende 31.000 euro
in più come tabellare e posizione. In più c’è il risultato. Un segretario di
legazione capo sezione, che è il numero 2 in un ufficio, prende 6.000 euro in più; un Consigliere di legazione non capo ufficio 5.700 euro in più, se è
capoufficio 13.600. Un Consigliere di Ambasciata capo ufficio 18.000 euro in
più e un Ministro, Direttore Generale, 26.000 euro in più. Le cifre sono
chiare, ma sono molto varie, bisogna analizzarle in maniera approfondita ed
integrarle con i dati dell’indennità di risultato. Il fatto è che se invece
continuiamo a questo tavolo a litigare tra di noi, vuol dire, evidentemente,
che non è una vittoria del Sindacato. Non è una vittoria del Sindacato… Poiché
è stato chiesto espressamente ai vari consiglieri qual è stato il loro
atteggiamento, ricordo di non aver potuto partecipare al negoziato e che comunque
avrei votato contro quel tipo di accordo.
Il Presidente
dell’Assemblea dà la parola al Presidente entrante della Commissione di
Vigilanza, Stefano Cacciaguerra.
Stefano
CACCIAGUERRA – Presidente entrante della
Commissione di Vigilanza - Io credo che Cristina ha aperto la riunione
nel modo giusto, cioè chiedendo scusa, evidentemente soprattutto ai più
giovani, per le modalità con cui era stato compiuto… E’ chiaro, si operava in
condizioni di urgenza, di emergenza, coi problemi di comunicazione che sono
stati segnalati, tanto vale prenderne atto. E’ andata così, cerchiamo di
apprenderne la lezione… lesson learned.
Il problema è che,
però, i giovani sono la linfa vitale del nostro sindacato, sono la forza, sono
il futuro e non li possiamo penalizzare. Noi dobbiamo, quindi, ad un certo
punto, impegnarci sin da ora per rimediare a questa situazione che si è creata
per colpa di nessuno, questa situazione che era in… . E siccome c’è il
Direttore Generale delle risorse umane presenti, coinvolgere anche lui in
questo discorso, impegnare anche lui perché si trovi un modo per venire
incontro alle giuste esigenze dei giovani, nel più breve periodo possibile.
Perché non possiamo
persuaderli, oggi, che il 7 per cento è un ideale, l’optimum, date le
circostanze. Dobbiamo, purtroppo, convincerli ad accettare una situazione
svantaggiosa, però promettiamogli, almeno, che, a breve, si porrà un rimedio a
questo stato di cose. Io credo che questa sia la condizione corretta.
Il Presidente
dell’Assemblea conclude il giro degli interventi dei Consiglieri del SNDMAE,
dando la parola a Brunella Borzi, Marco Nobili e Giuditta Giorgio.
Brunella
BORZI – Consigliere SNDMAE - Vorrei spiegare il
mio punto di vista. Innanzitutto devo dire che mi dispiace molto di non essere
stata presente in quella settimana cruciale e mi ritrovo, però, molto in quello
che ha detto il collega Mistretta, il quale, peraltro, ci ha dato anche la
possibilità di avere una visione “storica” di quelli che sono stati gli accordi
economici precedenti.
Quello che io
ricordo è che nella settimana precedente Pasqua, avevamo avuto, come Consiglio,
una riunione, nel corso della quale la posizione che a me era sembrata più
equilibrata era quella di garantire un aumento uguale per tutte le carriere,
salvo poi lasciare una quota della somma residua disponibile da, eventualmente,
ripartire, in percentuali differenti, tra i diversi gradi.
Comunque, il
Consiglio, prima di Pasqua, si era lasciato dicendo che l’incertezza, sia delle
cifre sia della situazione, avrebbe imposto la necessità di un maggiore tempo
di riflessione. Le cose sono andate in modo diverso. Io ritengo, però, che la
presidente abbia fatto benissimo ad afferrare questo momento che rischiava di
passare e di lasciarci in una situazione ancora più difficile. Quindi,
innanzitutto, vorrei ribadire il mio sostegno a Cristina in questa circostanza,
e, ripeto, mi dispiace di non essere stata presente nel momento in cui, forse,
il mio sostegno avrebbe potuto esserle più utile. E, soprattutto, vorrei ancora
una volta ricordare che, in questo momento, più che mai, abbiamo bisogno
dell’unità del Consiglio e sentire che tutti i soci sono con noi.
Questa è stata una
situazione di emergenza che mi auguro che, a conti fatti, non si dimostrerà
troppo penalizzante per i più giovani. E’ comunque qualcosa che terremo
presente, perché siamo alla vigilia del prossimo accordo economico. Quindi,
questa esperienza che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo, segnerà la strada,
ci servirà da guida per il futuro. Cerchiamo dunque di restare uniti dietro al
nostro presidente. Grazie.
Marco NOBILI
– Consigliere SNDMAE - Io mi sono espresso in
maniera totalmente negativa: ho votato “no” a questo accordo. E ho votato no,
pur avendo, all’inizio delle due-tre riunioni che abbiamo fatto - perché mi
sono trovato a farle completamente a digiuno di tutte quante le trattative che
erano state fatte in passato - pur avendo detto: “Cerchiamo di portare a casa
il risultato”. Su questo eravamo d’accordo tutti. Nelle riunioni che siamo poi
riusciti a portare a termine, almeno per quelle a cui ho partecipato anch’io,
avevamo, come sindacato, concordato diverse alternative a quelle tabelle che ci
erano state sottoposte. Abbiamo ritenuto nel corso dell’incontro conclusivo,
quello che è durato sino a tardi, che la controproposta che ci era stata fatta
fosse troppo distante. E, tenendo presente il fatto poi che con le percentuali
ci si capisce poco, perché alla fine non sappiamo più di quanti soldi parliamo:
per provare a capire, partiamo da un minimo di 170 euro di aumento in termini
reali per alcuni, ad un massimo di circa 1.300 euro per altri, e quindi non di
pochi spiccioli si tratta. Il rapporto tra l’incremento più basso e quello più
alto è di 1 a 10, con una ripartizione ben più ampia rispetto alla forbice già
individuata dall’Amministrazione.
Quindi, abbiamo
cercato di… e anche questo ritengo che sia utile che possa un domani circolare,
in maniera che sappiamo di quanti soldi parliamo, perché il percento ci
confonde un po’.
Avevamo anche
deciso, e mi pare che il consigliere Scognamiglio prima lo avesse anche detto:
“Quanti soldi, sì… le percentuali”, giustissimo. Cioè abbiamo cercato di
parlare di tot soldi che vanno qui, gli altri vanno ripartiti in maniera
diversa tra i gradi, tenuto conto della tabella del Personale, secondo una
forbice . La forbice non andiamo ad inventarcela: c’è gia! La forbice c’è già
nelle tabelle che ci sono state sottoposte dalla Direzione delle risorse umane.
Possiamo dirci che va bene o che non va bene, ma c’è già. Fatto cento quanto
guadagna un ambasciatore, c’è già questo rapporto, quindi non ci saremmo
spostati da quella cifra, non c’era niente da inventarsi. Non è vero che al di
sotto di un percento non ci andiamo. La forbice era già stata stabilita.
Tutto vero, però,
mi pare di aver capito che qui, con questo tipo di accordo, ci si spostava
troppo dalle piattaforme che avevamo approvato, votando in consiglio. Ritenevo,
tuttavia - e credo sia stato messo a verbale, che dovrà poi circolare – che
questa differenza, in realtà, in soldi, tanto per parlare di soldi e non di
percentuali, fosse esigua. Dovrebbero essere dai 250 ai 300.000 euro; i numeri
non li abbiamo, perché il tempo è poco. Stiamo parlando di un monte globale di
10 milioni. Tutta questa discussione che stiamo facendo, le persone che non
sono contente, gli incentivi, sono 250/300.000 euro all’anno. Per cui, a mio
modo di vedere, si tratta di una cifra piccola, però al contempo grande, che
poi, comunque, rientra. Siamo tutti quanti d’accordo con quello che sosteneva
il presidente. Però credo che non ci sia una proporzione tra il tempo che
stiamo spendendo e impiegando su questo argomento e le altre cose.
Un’altra cosa che
ritenevo si potesse fare, magari, era quella di dire: “Se non siamo d’accordo
su quella che è la cornice attuale, perché andiamo ad aggiungere una cosa
sbagliata a delle cose sbagliate?”. Perché, se stiamo discutendo di un accordo
che non funziona, che non soddisfa tutti e dovremmo con il prossimo accordo,
per il quale siamo già in ritardo, perché dovremmo convocarlo immediatamente,
dobbiamo cercare di rimediare ad un errore che si somma ad errori precedenti.
Allora, perché non cerchiamo di raccogliere tutti quanti i dati che mi pare
siano emersi nel corso di questa riunione. Perché non cerchiamo di raccogliere
i dati e non teniamo conto di tutte quante le ipotesi, c’è chi parla di
pensione, chi dice 90, chi dice 50, non li conosciamo i dati.
Io non credo che
siano conoscibili i dati veramente, allora cerchiamo di raccoglierli,
ragioniamoci con calma, facciamo la fotografia di una situazione, che tanto,
più di tanto non si può fare, perché è quella, nella quale abbiamo vissuto fino
all’altro giorno. Invece credo che un accordo che scontenta una parte – magari
non tantissimo, qualcuno sì quell’altro no - ma non si tratta nemmeno di
rabbia, si tratta di concorsi, c’è lo scorrimento di carriera, come è stato
ricordato. Attenzione, c’è un’altra cosa presente in tutti quanti i colleghi,
ci sono tanti fattori.
Le percentuali… è
meglio che la cifra più alta di incremento sia su Roma o sull’estero? Perché
c’è qualcuno che l’ha più alta a Roma e chi sull’estero? Può andare bene l’una
come può andare bene l’altra, io non lo so, però parliamone. Fatta così com’è,
abbiamo mescolato un po’ tutto quanto. C’è qualcuno che ha un incremento più
alto su Roma e uno più basso sull’estero. E viceversa. La media che ci è stata
proposta, è una media semplice, perché è più facile da capire. Però non è vero
che la carriera si trascorre in parti uguali, una metà a Roma e una metà fuori.
Tanti sono i fattori. Per questo, allora, forse ritenevo sarebbe stato
opportuno magari fare una fotografia, cosicché non è che ci potevano lamentare
più di tanto, e cercare, ragionando, di arrivare a un accordo più preciso e
questo è il senso di chi ha chiesto di poter ottenere delle delucidazioni
necessarie per poter arrivare ad una soluzione ottimale.
E, con questo,
auspico, vorrei che il Sindacato tutto si impegnasse da subito per poter
cercare di risolvere quelle situazioni che vanno a sommarsi a quella che è la
mera questione economica. Cioè, ci sono tante altre cose che ci interessano: ci
sono le sedi fuori, ci sono gli uffici a Roma, ci sono gli scorrimenti di
carriera… ci sono mille e mille cose, che l’abbiamo sentito ricordare prima,
nel corso della carriera ci accadono, e allora io non so perché non si può
metterle insieme e risolverle quanto prima. Quindi, l’impegno in questo senso,
secondo me, sarebbe auspicabile. Grazie.
Giuditta
GIORGIO – Consigliere SNDMAE – Concludo, penso, il
giro di tavolo dei Consiglieri che erano presenti al Consiglio della sera del
27, per rispondere alla domanda di Davoli. Per quanto riguarda il nostro
accordo, sicuramente ci sono stati degli elementi molto positivi rispetto alla
prima proposta dell’Amministrazione. Il fatto, però, che il Sindacato
rappresenti tutta la carriera e una parte di essa sia scontenta, mi dà da
pensare. Per parte mia, quando ci siamo trovati di fronte ad una situazione
effettivamente di emergenza per la ristrettezza dei tempi, ho valutato che la
prima proposta del SNDMAE era stata quella di un aumento lineare per tutti i
gradi, e non c’era il tempo dopo la presentazione delle tabelle
dell’Amministrazione per fare le nostre e, soprattutto, per il fatto che non ci
era data la possibilità di dibattito interno per quanto riguardava la
parametrazione interna tra i gradi.
Per questi motivi,
io mi ero espressa a favore di un differimento del negoziato, ma mi sono
trovata in minoranza e le cose sono andate così. Quello che, però, mi preme
dire in questo incontro di oggi, approfittando del fatto che abbiamo qui i
vertici della Direzione Generale delle Risorse Umane e dell’Organizzazione, è
quello che diceva Marco Nobili. Occupiamoci, adesso, appunto, dei temi che ci
stanno più a cuore. Siamo alla vigilia del rinnovo dell’accordo economico,
quindi, iniziamo un dibattito sulle situazioni pensionistiche e avviare noi una
eccezione sulla parametrazione interna, oltre a quella esterna, che, però, non
è così… e devo dire che mi dispiace, perché abbiamo perso quello che
rischiavamo di perdere. Dall’altra parte, per sfruttare l’occasione per
sottoporre al Direttore Generale del Personale, scusate, delle Risorse Umane,
un documento che avevamo inviato al Consiglio uscente su tre temi che ci stanno
particolarmente cari: quello della formazione e… all’ultimo concorso della
carriera diplomatica; la questione della propedeuticità del corso di formazione
per la promozione al grado di Consigliere di Legazione per i concorsi compresi
tra il 1999 al 2003 e la questione delle assegnazioni . Quindi voglio cogliere
l’occasione per ricordare che queste cose sono state fatte dal Consiglio
uscente, e sono state fatte proprie anche dal Consiglio entrante nell’interesse
di tutta la carriera.
Il Presidente
dell’Assemblea dà la parola ai Soci iscritti ad intervenire: Emanuela
D’Alessandro, Alessandro Gonzales e Dario Armini.
Emanuela
D’ALESSANDRO - Sono iscritta a questo sindacato da
vent’anni, cioè dal momento in cui sono entrata in questo Ministero. Penso che
stiamo perdendo tutti quanti di vista un punto fondamentale e cioè che questo
stanziamento di 14 milioni di euro per il 2007 per la nostra carriera, io,
personalmente, lo ritengo, certo, straordinario. Nel senso che nella
situazione, che sappiamo tutti, nella quale versa l’Amministrazione pubblica,
riuscire ad avere uno stanziamento di questa portata, in questo frangente, è
per me una cosa straordinaria di cui bisogna dare atto a tutto il Ministero,
perché è un successo del Ministero, sia come Amministrazione, sia come componenti
sindacali maggiormente rappresentative di questa carriera.
Quindi, bisogna
dare atto sia al Sindacato nel suo Consiglio restante, ma anche al Sindacato
nel suo consiglio subentrante di aver avuto il coraggio di non perdere
un’occasione, parliamoci chiaro, perché sarebbe stata una follia totale.
Condivido pienamente la scelta fatta da questo Consiglio. Poi volevo chiedere a
questo Consiglio un attimo la cortesia di portare all’attenzione di tutti
quanti i presenti, gli aumenti che erano stati sottoscritti nel precedente
rinnovo contrattuale. Perché, se non ricordo male, anche la ripartizione tra i
gradi del precedente contratto, in realtà, era una situazione che aveva
ampiamente penalizzato proprio i gradi medio/alti della carriera. Quindi, in
realtà, sarebbe interessante avere l’excursus dal 2000 ad oggi di tutti
gli aumenti per gradi. Solo a quel punto si potrà fare una discussione seria su
quello che deve essere anche il futuro e dare al Consiglio, da parte di tutti
quanti i soci, tramite magari un dibattito su SNDMAIL, le indicazioni perché il
Consiglio si muova, come si diceva, non nell’interesse di un grado o dell’altro
ma nell’interesse – ricordiamocelo – di tutta la carriera diplomatica. Questo è
l’auspicio. Grazie.
Alessandro
GONZALES - Io, devo dire, prendo atto di tutto
quello che ho sentito e forse anche del fatto che stiamo parlando di massimi
sistemi per pochi soldi. Non ho motivo di ritenere che quanto è stato detto non
sia vero e condivido quanto fatto presente da Emanuela D’Alessandro. Quindi,
grande successo, necessità di agire rapidamente e scelta fatta per il meglio,
in momenti in cui bisognava anche assumersi delle responsabilità.
A me sembra, però,
che il problema sia di due ordini. Uno, che è anche quello più dibattuto,
quello della comunicazione, e mi pare che, su questo, si sia già trovata una
strada per il futuro. L’altro problema mi sembra sia che si lamenta una
mancanza di equità. Cioè, gli aumenti sono sperequati rispetto al passato?
Vediamo dunque qual è stato il processo dal 2000 in poi, ma poi perché dal 2000 in poi? Anche prima. (voce di fondo: “Perché è l’inizio della
contrattualizzazione…”). Va benissimo, ma io credo che il Sindacato debba
avere un obiettivo. Cioè, il Sindacato dovrebbe decidere, più o meno
collegialmente, che se un Ambasciatore prende 100, un Ministro deve prendere
80, un Consigliere d’ambasciata 50 e via dicendo. Credo che esista già questo
calcolo, dico “credo” perché mi pare di apprenderlo in questa Assemblea.
Credo che il
Sindacato dovrebbe, in piena trasparenza, disporre di queste tabelle e farne
parte con gli iscritti: decidiamo tutti insieme se è giusto o sbagliato che un
Segretario di legazione prenda il 10, il 90 o il 70% di un Ambasciatore,
dopodiché questo sarà l’obiettivo che il Sindacato si dovrà porre, ovviamente
con delle forchette di oscillazione, anche laddove si dovesse trovare in una
situazione di urgenza in cui non potrà spiegare tutti i dettagli a ogni singolo
iscritto. In altre parole, credo che questa trasparenza sia necessaria, altrimenti
noi, la prossima volta, ci troveremo a dire di nuovo: “Ah, sì, …ai Consiglieri
di legazione questa volta diamo di più perché prima hanno preso di meno”, e “io
questo non lo so, non ricordo”, e rischiamo che, nell’alternanza tra le
partenze per l’estero e i periodi al Ministero, non ce lo ricordiamo davvero
più. Decidiamo allora che un Consigliere di legazione prende 50: se io prendo 51 in questo momento non ho di che lamentarmi, se prendo 49 forse sì, se prendo 40, allora mi
dimetto!
Scusatemi se forse
è un ragionamento un po’ semplicistico ma credo che questo sia il vero
problema.
Dario ARMINI
– Vice presidente uscente SNDMAE - Sono un
Consigliere appena uscito da questa esperienza. Ne abbiamo lasciato alcune
tracce tra quelle che ci ha consegnato… . Abbiamo raggiunto il risultato di
questa, come ha giustamente detto da ultimo il Consigliere D’Alessandro, lo
riconosciamo, all’Amministrazione e Sindacato, la capacità di portare un
risultato importante in un momento non proprio roseo per le finanze dello Stato
italiano.
Quello che volevo
dire era che il Sindacato aveva preso una posizione, una posizione lineare,
perché, nella previsione anche del Sindacato, non sta, tecnicamente,
nell’andare a vedere, quello che magari è stato fatto nel passato, e fare oggi
una comparazione, una perequazione con situazioni, ma si tratta anche di far
vivere le problematiche degli iscritti al sindacato, ad oggi. Allora, lo si
asseriva già dall’inizio, dei costi della vita a Roma, per esempio, molto
elevati, che vanno ad incidere, soprattutto su chi deve fare il mutuo per una
casa, su chi deve pagare degli affitti, su chi, insomma, non ha delle rendite
di posizione del passato che gli permettono, magari, di vivere un po’ meglio in
una città che è sfuggita di mano per i suoi costi. Insomma, anche questo io
immagino sia un sindacato, ancorché piccolo e chiuso anche nella sua membership,
all’interno di una stessa carriera, possa, con franchezza e con apertura, dire
quali sono i suoi membri che sono più in sofferenza. Perché purtroppo, oggi,
anche se noi siamo dirigenti dello Stato, siamo diplomatici, ci sono delle
categorie all’interno che sono in sofferenza, tra i Segretari di Legazione,
magari, chi ha una famiglia con dei figli a carico, sicuramente può trovarsi in
una situazione di sofferenza.
Quindi, quando un
sindacato, che rappresenta la vita dei suoi iscritti, va a parlare con
l’Amministrazione, credo debba anche porre non soltanto dei problemi tabellari,
dei quali è sicuramente giusto tener conto, ma anche delle problematiche che si
possono venire a modificare con il tempo. Per questo io, ora, ritenevo, forse,
che uno sforzo maggiore all’Amministrazione lo si potesse chiedere, anche
perché, appunto, riguardava proprio delle problematiche. Ma, al di là di questo
che è passato, spero che quest’ottica, cioè essere in continuo ascolto e farsi
continuamente anche segnalazione delle problematiche, il sindacato continuerà a
farlo.
Da ultimo, ci era
stata evocata da Carlo Schillaci la questione dei taxi, che noi avevamo evocato
anche all’incontro di apertura del negoziato a Palazzo Vidoni del 14 marzo al
quale io ho partecipato assieme ad Enrico Granara, se ci potete poi informare.
Grazie.
IANNUCCI –
Presidente dell’Assemblea - Ci sono altri interventi? Prego.
DAVOLI - Io, scusate, intervengo già per la seconda volta. Ci sono ragioni di
urgenza e ne convengo assolutamente. Sono molto grato ai consiglieri, che,
peraltro, in poco tempo hanno esposto la loro posizione in Consiglio. Io trovo
che sia assolutamente normale nella dialettica sindacale che in un dibattito
non si sia tutti d’accordo, in certi momenti, non c’è niente di drammatico.
Come ha detto Gianluca Alberini, è chiaramente non un gran risultato aver
scontentato una grossa fetta della carriera. Ora però, non succede niente. Ho
sentito qualcuno che ha detto: “Volete fare un secondo sindacato”. Non lo so,
queste cose non sono nella mente di nessuno. Non è che i Segretari e i
Consiglieri di Legazione adesso fanno un secondo sindacato o altro. Credo solo
sia veramente importante in questa occasione che il Consiglio si renda conto di
quello che è successo, al di là del merito, del motivo. Se fossi stato in
Consiglio avrei votato no, però capisco certamente le argomentazioni di chi ha
votato sì e che hanno prevalso. Accettiamolo, proseguiamo. Se Carlo Batori si
dimetterà, speriamo di no, ahimè, entrerò io in Consiglio e mi assumerò anch’io
le mie responsabilità. Però è importante che il Consiglio abbia preso atto, in
questa Assemblea, che c’è un grosso scontento da parte dei giovani della
carriera per la decisione, che il Sindacato ha assunto, di accettare queste
condizioni. Grazie.
IANNUCCI –
Presidente dell’Assemblea - Grazie. Elisabetta
Belloni.
Elisabetta
BELLONI - Dopo aver sentito nominare tantissime
volte l’emergenza, mi sento quasi in dovere di fare un intervento di questo
tipo. In realtà non volevo intervenire…in un dibattito che…e prendere una
determinata posizione, per natura non mi trovo contenta… . Però voglio
cogliere, diciamo, lo spunto da quello che è stato appena detto.
Non è vero che
l’accordo ha scontentato molti… non so quanti. Però permettetemi di dire che,
forse, per deformazione professionale, troppe volte mi sono trovata di fronte a
situazioni che impongono una scelta.
Ci sono delle
situazioni nelle quali il meglio non è possibile ottenere, nelle quali non è
possibile conseguire il consenso a tutti i costi. Io voglio veramente esprimere
una parola a sostegno di Cristina Ravaglia e di tutto il Consiglio che, nel suo
insieme, ha permesso al Ministero di avere una decisione. Troppe volte, nel
nostro Paese, ci troviamo di fronte al rinvio. “Pensiamoci. Arriveremo ad un
compromesso che mette d’accordo tutti”, col risultato che non si fa
assolutamente più nulla. Io sono contenta che ci sia un risultato. Un risultato
che spero possa essere migliorato in un futuro e quindi rinnovo la mia totale
fiducia al Consiglio che porterà avanti qualsiasi negoziato.
Però sono felice,
una volta tanto, che siamo arrivati a un risultato, che siamo arrivati senza un
rischio di perdere quello che abbiamo potuto ottenere. Io gli sono
profondamente grata e mi auguro che di fronte al dubbio: “lasciamo tutto come
sta perché potremmo ottenere il meglio o non ottenere nulla”, una volta tanto
io sono per la decisione. Viva la faccia di chi se ne è assunto la
responsabilità, e qui vi ringrazio per quanti, invece, sono contenti che un
risultato sia stato portato a casa. Grazie.
Il Presidente
dell’Assemblea ringrazia Elisabetta Belloni del suo intervento e dà la parola
per una replica generale al Presidente Cristina Ravaglia.
RAVAGLIA - Un riepilogo, ma prima un’informazione. Premetto che era difficile
poter immaginare, per l’inizio di lavoro del nuovo Consiglio sindacale, una
situazione più complessa di questa. Premesso questo, e sperando che la
situazione migliori, e mentre saluto tutti i nuovi consiglieri, ecco la prima
informazione, semplicissima. Candidandomi, mi ero impegnata a mettermi in
distacco sindacale nel caso fossi stata eletta presidente. Il distacco
sindacale è effettivo da domani. Se non lo avessi fatto, mi avrebbe cacciato
Massimo, perché, a questo punto, un vice direttore che non riesce più a fare il
vice direttore è difficile da accettare... Abbiamo cercato di rendere effettivo
il distacco in tempi rapidissimi, i più rapidi possibili perché potessi tenere
fede alle promesse che vi avevo fatto candidandomi.
Ringrazio tutti
coloro che sono intervenuti con equilibrio e saggezza a questa riunione, e
ringrazio tutti voi soci. Purtroppo, questa decisione di firmare e di chiudere
non ha accontentato tutti. Mi dispiace, avrei preferito, come sempre, che la
soddisfazione fosse generale e condivisa.
Però, ripeto, il 27
sera ci siamo trovati di fronte ad una controproposta dell’Amministrazione,
che, nella sostanza, anche se non nel dettaglio, teneva in conto quello che
avevo chiesto al Direttore Generale del Personale nel pomeriggio dello stesso
giorno 27, cioè di prevedere una tendenziale spalmatura lineare su tutte le
fasce del 10%, più una quota da destinare a due obiettivi: il primo, ad un
“premio”, diciamo, a coloro che dai gradi medi della carriera occupano una
posizione di responsabilità. Per intenderci, Consiglieri di Legazione e di
Ambasciata in posizione “D”. Il secondo, di prevedere una parziale, perché di
parziale si tratta, compensazione per quei gradi, Ministri plenipotenziari in
particolare, che negli anni passati avevano avuto aumenti percentuali più
contenuti.
D’altra parte,
desidero darvi maggiori informazioni sulla somma di 9 milioni di euro inclusa
nelle risorse a disposizione per questo accordo economico. Non so se tutti voi
sapete che lo stanziamento è previsto dalla legge: “Partecipazione italiana
alla costituzione di risorse di fondi e banche internazionali”, approvata il 27
di dicembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 di dicembre, e che la
somma è stata reperita su forte pressione del Sindacato. Pressione recepita
dall’Amministrazione, dal Segretario Generale e dall’onorevole Ministro. Questi
9 milioni di euro - esattamente il doppio di quanto, 4 milioni e 700, ci
sarebbe stato per il 2007, ex legge Finanziaria 2006, e che a tale somma si
assommano – ci erano destinati, ma in qualche misura non completamente
garantiti. Io personalmente, e me ne assumo piena responsabilità, anche perché,
sapete che in Consiglio il voto del Presidente vale doppio, io ed altri
consiglieri abbiamo ritenuto che fosse preferibile correre il rischio di
trovarsi davanti ad alcuni gradi della carriera non pienamente soddisfatti
della scelta, piuttosto che quello di trovarci davanti, non oggi, ma domani o
dopodomani ancora, ad un’intera carriera che avrebbe potuto rimproverarci per
aver perduto la chance di ricevere, per la carriera, uno stanziamento
così importante.
Abbiamo preso il
rischio; io per natura, e chi mi conosce lo sa benissimo, cerco di evitare le
polemiche in tutti i modi. Trovo che la vita sia già abbastanza complicata per
cercare, in tutti i modi, di complicarla ulteriormente a me e agli altri.
Ritengo che si lavori meglio - e questo lo può, ancora una volta, testimoniare
chi ha lavorato con me in tutte le posizioni in questi quasi trent’anni di
Ministero - in armonia piuttosto che in disaccordo.
Sono convinta
che, al di là di questa difficile partenza, il Consiglio troverà certamente il
modo di lavorare insieme. Invito Carlo Batori a ripensare alla sua idea di dare
le dimissioni. Il Consiglio troverà certamente un’armonia interna, una fluida
comunicazione, interna al Consiglio e con i soci, perché questo è fondamentale.
La chiusura di un
accordo economico avrebbe, io credo, imposto nei mesi scorsi un Consiglio
sindacale allargato ai Soci. Non è stato fatto.
Io adesso sto
raccontandovi semplicemente la situazione che ho trovato, assumendo la
presidenza del SNDMAE il 17 marzo. Si doveva decidere; si doveva decidere rapidamente;
si doveva decidere nella maniera possibilmente più vantaggiosa per tutti, senza
che, evidentemente, ci fosse qualcuno che potesse gridare al trionfo ed altri
che, invece, si ritenessero sconfitti. Si doveva soprattutto, credo, non - dico
non - rischiare di perdere questa somma sostanziale, che era ed è ancora, sino
al momento in cui verrà approvato l’accordo in Consiglio dei Ministri, a
disposizione e nella disponibilità del Ministero dell’Economia. Questo è un dettaglio, ancora una volta, non irrilevante, che io
personalmente, ma credo anche molti dei consiglieri, abbiamo appreso fra il 26
e il 27 di marzo. Durante un Consiglio, proprio in questa stanza, l’ha ribadito
Mario Cospito, che ci disse che la somma di 9 milioni si trova nella disponibilità
del Ministero dell’Economia, non stanziata dunque per la Farnesina, e ciò
comportando il rischio che, in caso di emergenza, possa concretamente avvenire
che i 9 milioni, destinati ai diplomatici da un articolo della legge approvata
il 27 dicembre, possano essere dirottati per finanziare necessità straordinarie
che l’opinione pubblica e parte del mondo politico ritengano prioritarie
rispetto agli stipendi dei diplomatici. Io ed il Consiglio entrante ci siamo
impegnati a lottare e ad impegnarci - sulla linea di quella che è stata
l’azione del Consiglio uscente e come chiarito nelle dichiarazioni
programmatiche che abbiamo circolato l’8 febbraio e che hanno portato
all’elezione dei nuovi consiglieri, tra cui me - per i nostri stipendi, in
Italia e all’estero. Ma sappiamo anche che gli stipendi dei diplomatici in
Italia, ma soprattutto dei diplomatici all’estero, anche per una cattiva
comprensione della finalità dell’ISE, sono difficilmente accettabili
dall’opinione pubblica. Siamo una categoria spesso incompresa dall’opinione
pubblica. Forse ora, anche grazie all’Unità di crisi che sta facendo
moltissimo, l’opinione pubblica comincia a capire un po’ meglio cosa fa il
Ministero degli Esteri. Ma non è facilissimo da capire ed accettare che i
nostri trattamenti economici siano costantemente aumentati in questi ultimi
anni. Dobbiamo spiegarlo. E’ tra i compiti – e ringrazio Marco Nobili e
Giuditta Giorgio – più importanti che il Consiglio sindacale si trova a dover
affrontare in questi anni. Abbiamo sfide enormi davanti a noi. C’è stato un
mini dibattito in rete su Montezemolo e il MAE. Può cambiare tutto. Che cosa
pensiamo di fare? Ci sono questioni di scorrimento di carriera, di permanenza
in Italia, di periodi da passare all’estero, che sono fondamentali nella vita
di tutti noi.
Io credo che il
Sindacato, passato questo scossone iniziale, dal quale - ripeto, il meglio è
nemico del bene e certamente dell’ottimo - dal quale, io continuo ad essere
convinta, comunque siamo usciti e non siamo usciti poi così male, ritroverà la
sua armonia di funzionamento. Sarebbe potuto essere meglio, se però avessimo
avuto davanti altro tempo per poterne parlare tra di noi in Consiglio, e per
poterne parlare con i soci e con l’Amministrazione.
Il Sindacato ha
davanti importantissime sfide da affrontare. Purché lavoriamo insieme. Penso
questa sia l’unica condizione, fondamentale, per poter ottenere dei risultati
nell’interesse di tutti noi, di un’intera carriera che è composta da diverse
fasce, diversi gradi, diverse esperienze di vita. Perché forse questa è la
carriera che ha esperienze personali più diversificate in assoluto in tutta
l’Amministrazione dello Stato.
Signori, io mi
impegno a scrivervi di più e lo farò certamente con grandissima gioia e chiedo
a tutti voi aiuto e collaborazione. Quello che chiedo sono suggerimenti ed
idee, perché se non si lavora insieme non riusciremo ad affrontare le grosse
sfide che ci attendono.
Concludo, come
qualche socio mi sta chiedendo, con il tema dei taxi. Abbiamo posto alla
Funzione Pubblica il problema, ben presente allo stesso dottor Gallozzi. Fermo
restando che la questione taxi va inserita, eventualmente, nel negoziato
giuridico, Gallozzi e il funzionario del MEF che lo affiancava ci hanno
risposto con un’ipotesi di soluzione molto pragmatica, in quanto una soluzione
normativa sul tema taxi appare realisticamente difficile. Ci hanno proposto di
utilizzare una piccola parte del risparmio che deriva dalla riduzione delle
macchine di servizio per finanziare l’utilizzo dei taxi per i funzionari in
servizio a Roma. Credo che la DGRO stia già lavorando attivamente e se non l’ha
fatto, per favore, (rivolta al Direttore Generale delle Risorse Umane) lavorate attivamente per trovare una soluzione che consenta di utilizzare nella
sostanza una parte, piccola, di quello che si risparmia sulle macchine blu, che
un tempo erano in numero ben maggiore a disposizione del Ministero, per
finanziare l’utilizzo dei taxi per ragioni di servizio. Potrebbe trattarsi di
una soluzione molto pragmatica e realistica, la cui ricerca lasciamo nelle mani della DGRO e attendiamo una vostra proposta.
Grazie.
Vincenzo
SCHIOPPA - A proposito della questione taxi,
avendo formalmente richiesto e poi finalmente, dopo qualche insistenza,
ottenuto dalla DGAA una risposta scritta che motivasse il rifiuto di rimborso
della spesa per il taxi in occasione di missioni, devo dire che ho qualche
riserva sulla necessità o anche sulla sola utilità di regolare questo aspetto
con lo strumento del contratto. Sono invece dell’idea, che
è rafforzata dall’esperienza diretta in altre amministrazioni, che la questione
possa essere affrontata e risolta nell’ambito dei normali poteri di auto
organizzazione di qualsiasi amministrazione, nel quadro dei non pochi spazi
offerti dalle norme, ma anche dal buon senso. Recarsi all’aeroporto in maniera
ragionevolmente rapida è evidentemente finalizzato all’espletamento di una
funzione istituzionale, di cui la missione fa parte. Sappiamo bene che a Roma
(come in moltissime altre località al mondo) il taxi è indispensabile,
soprattutto da alcune zone della città. Si tratta quindi non di concedersi un
lusso, ma appunto di far fronte ad una necessità. E sono quindi assolutamente
convinto –confortato anche dal parere di giuristi dell’amministrazione più
autorevoli di me- che il rimborso della spesa possa essere una scelta
demandabile, magari caso per caso, ai centri di responsabilità. E così mi pare
davvero singolare fare esclusivo riferimento –come ha fatto nella sua risposta
a me la DGAA - alla presenza di una previsione specifica nel contratto dei soli
dirigenti amministrativi. E’ del tutto evidente che non di un benefit specifico
si tratta, ma invece del rimborso di una spesa necessaria. A Palazzo Chigi, ad
esempio, credo anche anteriormente alla previsione contrattuale, vi erano prima
dei “buoni taxi” che venivano distribuiti forse con troppa facilità, e la cui
gestione era farraginosa. Attualmente, il Segretario Generale di Palazzo Chigi,
o il capo di un dipartimento, autorizza specificamente l’utilizzo del taxi quando
autorizza la missione, se non è disponibile l’auto di servizio. Brevissima
notazione poi a quello che diceva Cristina, cui faccio i migliori auguri
conoscendo le difficoltà di un incarico delicato come il suo, e con lei quelle
del Consiglio. Anzitutto, cara Cristina, conta sempre sull’aiuto di quanti,
come me, sono sempre stati accanto, in vari modi, al SNDMAE. Ma teniamo tutti
presente una cosa: noi, la nostra carriera, e con essa il Ministero, potremmo
vivere tra breve –in realtà stiamo già vivendo- passaggi di grande cambiamento,
anche “culturale”. E’ probabile come sapete che si vada ad un accorpamento del
Ministero del Commercio internazionale; questo è quanto è stato anche detto dai
protagonisti di governo attuali e potenziali alla tavola rotonda “Italia
internazionale: fare sistema per competere” che abbiamo organizzato alla Luiss
con Confindustria. Parlavo di questo con alcuni giovani colleghi che sono qui
ed anche a qualche collega più anziano che mi è parso immotivatamente
preoccupato di fronte a questa prospettiva. La tavola rotonda è stata voluta
dal Ministero, ed in particolare dal Segretario generale; è stata organizzata
alla Luiss per ovvi motivi di opportunità. Confindustria, come ha ben spiegato
Montezemolo, è d’accordo e spinge per l’accorpamento. Ma a giusta ragione
chiede, e non possiamo tirarci indietro perché non ci siamo mai tirati
indietro, e non lo faremo nemmeno questa volta, chiede una modifica di certi
atteggiamenti di autoreferenzialità e di chiusura che continuano, anche se in misura
sempre per fortuna minore, ad esistere nella nostra carriera. Talvolta, e direi
con un rammarico ancora più grande, anche nei più giovani. Io credo invece che,
come Sindacato, come carriera, come amministrazione forte e sicura di se, con
tutti gli altri dipendenti del ministero, dobbiamo sempre più avere non solo
capacità di fare, e dico fare in un senso molto specifico, cioè quello di
creare o aggiungere valore, ma anche di farlo sapere. Possiamo noi avere paura
di essere giudicati? Certo no, anzi vogliamo esserlo. E’ chiaro ed evidente che
è facile giudicare positivamente ad esempio per l’opinione pubblica un
intervento riuscito dell’Unità di crisi; forse più difficile percepire il
valore creato o aggiunto da parte delle sedi all’estero, e dello stesso
Ministero. Ma la “colpa” di ciò non è certo dei mezzi di comunicazione
“cattivi” , o degli industriali irriconoscenti. Facciamo bene, e facciamo
sapere, e i risultati, anche in termini di immagine, e quindi di sostegno da
parte dell’opinione pubblica, arrivano. E se noi rivendichiamo con orgoglio la
nostra specialità non è perché abbiamo vinto un concorso, per quanto difficile
possa essere, ma perché quel concorso ha selezionato i migliori, e noi dobbiamo
costantemente dimostrare di essere tali: questa è la sola specialità che a mio
avviso possiamo invocare. Insomma, rivendichiamo certo un giudizio positivo, ma
agiamo tutti i giorni per giustificarlo: badate, anche i grandi marchi possono
perdere rapidamente quota se non c’è la qualità. Pensate a FIAT: nonostante
tutta la sua gloriosa storia, era ad un passo dalla rovina. C’è voluto un
Marchionne, c’è voluta una nuova cultura organizzativa e “valoriale”,
radicalmente diversa, per farla rinascere. E infine, per riprendere un
argomento che ho già evocato, si tratta anche di “usare” con maggiore
assertività, maggiore autonomia e minore soggezione culturale il quadro
normativo. Abbiamo cominciato a farlo, come sapete: i primi frutti si sono
visti ad esempio nell’ultima finanziaria. Possiamo, come amministrazione, ma
anche come singoli funzionari, agire con creatività maggiore.
FANCELLO - Vorrei tornare sul discorso dei taxi e, più in generale, alla
necessità che l’Amministrazione paghi, ed in maniera tempestiva, tutte le spese
sostenute per servizio dai propri dipendenti. C’è una questione che io ho
sollevato in passato con alcuni Consiglieri del SNDMAE e vorrei farne ora stato
all’Assemblea. C’è una anomalia, che ormai non mi riguarderà più per qualche
tempo - perché sto per assumere all’estero - relativa alle missioni a
Bruxelles presso l’UE. Oltre a non ricevere alcun rimborso per spostamenti
effettuati con i taxi, succede che quando un funzionario deve partecipare ad
una riunione del Consiglio o della Commissione UE, per i primi mesi dell’anno
non riceve alcun anticipo di diaria, né l’anticipo per le spese d’albergo. Per
cui, per i primi mesi dell’anno si va a Bruxelles interamente a spese proprie,
divenendo in tal modo creditori dell’Amministrazione, e si riceve il rimborso
solo a partire da maggio.
Questa è una
situazione che già di per sé è irregolare, nel senso la normativa di
riferimento prevede che entro trenta giorni dallo svolgimento della missione,
il funzionario che l’ha svolta ottenga il rimborso. E invece così non è. Anche
i rimborsi per missioni durante l’anno avvengono con ritardi non indifferenti.
Siamo in una situazione in cui questo credito nei confronti
dell’Amministrazione pesa, soprattutto per i gradi iniziali della carriera, in
maniera rilevante rispetto allo stipendio. Io chiederei
pertanto che oltre alla questione dei taxi, si considerino con attenzione le
soluzioni possibili a questa pratica dannosa che chiede ad un funzionario che
riceve 2.400 euro al mese, di darne anche 1.000 al mese in anticipo
all’Amministrazione e farlo per diverso tempo: una situazione questa che non ci
consente di andare in missione con la serenità che, secondo me, sarebbe
opportuno avere.
Carla
ZUPPETTI – Vice Direttore DGRO – Premetto che
parlo a titolo personale. Per quanto concerne la questione taxi, l’argomento
deve essere inserito nel tavolo di negoziato giuridico. Ben vengano soluzioni
ponte, ma non credo, a mio modesto avviso, che siano facilmente individuabili.
E le difficoltà vengono aumentate dal fatto che, essendo le missioni
considerate finanziamento di consumi intermedi, sono una delle prime voci di
spesa ad essere tagliate dal MEF in caso di riduzioni degli stanziamenti.
SCHIOPPA - Io volevo solo sottolineare che l’amministrazione può esercitare un
proprio potere di auto organizzazione; del resto, nessuno mi ha mostrato,
ancorché lo avessi chiesto, editti o censure della Ragioneria al proposito
delle spese per i taxi. Se si vuole portare la questione al tavolo negoziale,
bene; ma, ripeto, può essere forse utile ma certo non è indispensabile. Quanto
alla disponibilità finanziaria, non cambia molto: l’incidenza sarà sempre e
comunque sui capitoli per le missioni, che non vengono certo finanziati dal
contratto. Il problema non è quindi quanto costa un passaggio taxi, e se magari
l’amministrazione può evitare di rimborsarlo per avere un po’ più di soldi per
i biglietti aerei; ma quanto ci occorre per far fronte alle nostre esigenze
istituzionali.
Francesco
FRANSONI - Dal gennaio 2003 mi reco almeno una volta a Bruxelles per le riunioni del Gruppo Visti e, spesso, in quelle
circostanze, approfitto della cortesia del collega del Ministero dell'Interno
per andare con il suo taxi dalla sede del Consiglio UE, in Place Schuman, dove
si tengono le riunioni, all'aeroporto per prendere l'aereo di rientro a Roma, e
guadagnare così quella mezz'ora in più di partecipazione alle riunioni del
Gruppo Visti che l'andata in taxi, anziché in autobus, mi consente. Ciò perché,
appunto, il Ministero dell'Interno rimborsa ai suoi funzionari il taxi da e per
l'aeroporto, mentre il MAE no, costringendoci a lasciare le riunioni prima del
loro termine per non perdere l'aereo.
Devo anche
aggiungere che i colleghi del Ministero dell’Interno beneficiano di rimborsi
certamente più veloci. Il collega dell'Ufficio Legislativo del Ministero
dell’Interno, infatti, viaggia con carta di credito intestata al Viminale e
quindi non anticipa un euro; quello del Dipartimento di Pubblica Sicurezza è
leggermente meno fortunato, ossia non dispone di "corporate card" ma
in compenso prende un anticipo pari al 90% (senza fare tutta quella pantomima
della firma del verbale di assunzione alla Rappresentanza dove ti danno 100
euro di anticipo al giorno, con cui non ci paghi nemmeno l'albergo) e il saldo,
pochi spiccioli ormai, una settimana/10gg dopo il rientro. Noi, come noto, il
saldo lo vediamo anche 6 mesi dopo.
Ora, dato che sia
noi che i colleghi dell'Interno lavoriamo per lo stesso datore di lavoro e
siamo sottoposti alla medesima normativa nazionale in materia, mi sembra allora
evidente che la nostra Amministrazione è molto meno capace ed efficace di
quella del Ministero dell’Interno, che riesce a trovare il modo di dare ai suoi
funzionari i mezzi necessari per le missioni senza costringerli ad anticipare
migliaia di euro di tasca loro. E' accettabile questo disagio solo perché chi
si occupa di queste cose non sa fare il suo lavoro?
Alberini - Ho un
breve commento sui taxi, semplicemente per rilevare che già oggi in varie
occasioni è di fatto permesso. Tanto per citare un caso personale, sono partito
a Pasquetta, alle sei del mattino, e ho preso un taxi, chiedendone il rimborso
nell’appunto di missione. Vediamo come va a finire. So che in casi analoghi è
stato rimborsato.
Secondo punto,
alcune Direzioni Generali adottano comportamenti più in linea con le necessità
ed autorizzano il taxi, ad esempio anche all’estero, nel caso specifico per
missioni a Bruxelles.
Terzo elemento,
il taxi è necessario anche per gli spostamenti a Roma, per la partecipazioni a
riunioni fuori sede.
Il Presidente
dell’Assemblea chiede se ci sono ancora degli interventi, prima della chiusura
dei lavori.
Roberta DI
LECCE - Vorrei fare una domanda su quella che noi
chiamiamo affettuosamente “tagliola”.
Dunque, io
preferirei ne parlasse il Consiglio, magari. Noi, purtroppo, la questione la
conosciamo bene, ci siamo studiati accuratamente il DPR 18, mi sembra sia l’articolo 87…. E vorremmo sapere se questo problema è stato affrontato, se lo
stiamo affrontando…
RAVAGLIA - Il problema, purtroppo, come hai capito, con tutto quello che è
successo in queste due settimane, non è stata affrontato. Una volta ritornati a
una normale situazione di vita sindacale, ritengo, io personalmente, ma credo
l’intero Consiglio, sia prioritario affrontare questo problema. Ora, non c’è
stato tempo, assolutamente.
Infine, il
Presidente Iannucci dichiara chiusa l’Assemblea alle ore 18.05, dando
appuntamento ai Soci per un’Assemblea Straordinaria da convocarsi nel mese di
giugno, dopo l’insediamento alla Farnesina del nuovo Ministro degli Affari
Esteri.
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