“Il Sole 24 Ore”,
16 febbraio 2006, p. 2
I tagli alla
Farnesina
IL SINDACATO ATTACCA FINI: AMBASCIATORI SENZA FONDI
di Gerardo Pelosi
ROMA – In Nigeria
il tetto dell’ambasciata è crollato e non ci sono i soldi per ripararlo. Molti
ambasciatori si sono rassegnati a mettere mano al loro assegno personale per
fare fronte ad affitti ed utenze delle cancellerie (telefono, luce,
riscaldamento). Ma c’è di peggio: mentre le rappresentanze europee in Medio
Oriente sono attaccate per le vignette blasfeme, dal primo gennaio le
Rappresentanze italiane hanno disdettato i servizi di sorveglianza e
l’Ambasciatore a Damasco non ha neppure i fondi per acquistare un metal
detector.
Sono gli effetti
più visibili dei “tagli” per 200 milioni di euro al bilancio del MAE, contenuto
nella Finanziaria 2006. Con la dotazione attuale la rete diplomatica consolare
potrà funzionare al massimo fino a giugno ma la preoccupazione è che i tagli
abbiano ripercussioni su molti servizi che le rappresentanze forniscono, dai
visti all’assistenza alle imprese. Tra i capitoli più martoriati, come rileva
Enrico Granara, presidente del sindacato SNDMAE (rappresenta i due terzi dei
diplomatici italiani), quello che riguarda le spese per funzionamento e la
sicurezza delle sedi con tagli che arrivano all’80% o la misura sulle missioni
per i dipendenti pubblici che limita il rimborso dei viaggi alla sola classe
economica anche per voli superiori alle tre ore. Vi sono poi vere incongruenze
come quella che riguarda la ventilata chiusura della delegazione diplomatica
speciale a Taipei, il cui costo annuale è di circa 800mila euro a fronte di
oltre un milione di euro per visti incamerati. Ma, spiega sempre Granara, si
tratta di soldi che non possono essere utilizzati per la gestione ma devono
confluire in un conto valuta presso la Farnesina. Di qui la richiesta del SNDMAE di attribuire alle sedi all’estero un’autonomia gestionale consentendo
l’utilizzo delle percezioni consolari come avviene già oggi per gli Istituti di
cultura.
Per il SNDMAE la
situazione è complicata dall’atteggiamento assai poco “combattivo” del ministro
Fini che, fin dal primo incontro alla Farnesina, avrebbe fatto capire subito
come la sua doppia responsabilità di vicepremier e ministro degli Esteri gli
impedisca di battere i pugni in Consiglio dei ministri per dare voce alle
richieste del suo dicastero contrastando la linea Tremonti. Con il risultato
che ad opporsi ai “tagli” è rimasta soltanto l’amministrazione che sta
negoziando la concessione di un’integrazione urgente di 20 milioni di euro per
spese impreviste. Una piccola boccata d’ossigeno per evitare che la rete
diplomatica cada in pezzi proprio a ridosso delle elezioni politiche e che il
nuovo ministro degli Esteri si ritrovi una Farnesina di fatto paralizzata.