“Il Messaggero”, 22 febbraio 2006, p. 3
Il Sindacato dei diplomatici
“MANCANO FONDI, A RISCHIO LE NOSTRE
AMBASCIATE”
di Marco Berti
ROMA – “In un
momento in cui vengono minacciate le ambasciate europee nelle varie capitali
dell’area mediorientale, le rappresentanze italiane hanno dovuto rinunciare ai
servizi di sorveglianza già dal 1° gennaio per mancanza di fondi”. E’ un
passaggio della lettera-denuncia che Enrico Granara, presidente del sindacato a
cui fa capo la stragrande maggioranza dei diplomatici e dei dipendenti del
ministero degli Esteri, il SNDMAE, ha inviato alle commissioni Esteri di Camera
e Senato per denunciare la situazione di gravissimo disagio in cui versa la
rete diplomatico-consolare italiana nel mondo e per sollecitare una soluzione “prima
che sia troppo tardi”.
Presidente
Granara, cosa sta succedendo alle nostre sedi diplomatiche?
“Succede che, a
seguito dei tagli decisi dal governo, il loro finanziamento e la loro sicurezza
sono decisamente a rischio. E’ vero che in queste ore, alla luce di quanto
accaduto, si stanno cercando soluzioni tampone, ma si tratta di palliativi, una
sorta di fleboclisi che non risolve nulla”.
Non ci sono
soldi per la sicurezza delle sedi. E cos’altro?
“I tagli hanno
colpito i capitoli di spesa con cui si finanziano i contratti di affitto, di
sorveglianza, di assicurazione, di manutenzione degli edifici e delle
apparecchiature. Mancano soldi per tutti gli strumenti necessari a garantire la
tutela dei nostri interessi all’estero”.
Prima cosa da
fare?
“Assicurare la
sicurezza del personale e del pubblico che entra nei nostri uffici. Non si può
abbandonare la rete al suo destino. Dobbiamo dare servizi efficaci, ma per far
questo ci vogliono maggiori risorse. E’ assurdo che in un paese a rischio un
capo missione non sia in grado di effettuare spese necessarie, come il nostro
ambasciatore in Siria che non può acquistare un metal detector”.