Il Mondo

 

del 17/02/06 pag. 86/89

 

COME STA CAMBIANDO L’IDENTIKIT DEI DIPLOMATICI ITALIANI

 

POLITICA E BUSINESS DENTRO LA VALIGIA

 

Scende l’età media, con l’arrivo di trentenni. Aumentano le donne

 

di Pietro Romano

 

Lasciano promettenti carriere in Borsa o in studi professionali. Ma a 40 anni sanno che possono guidare una rappresentanza diplomatica. E a 50 o poco più arrivare in posti chiave della Farnesina. L’età media degli ambasciatori italiani rimane più alta di altri Paesi come Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, ma in questa legislatura sono state bruciate molte tappe. Anche se il turn over alla guida del ministero degli Esteri è stato vorticoso: quattro titolari in meno di cinque anni. L’ultimo, Gianfranco Fini, punta a riequilibrare la geoeconomia di Silvio Berlusconi con la geopolitica rimessa in campo dalla guerra al terrorismo. “E soprattutto a riconoscere le prerogative dei diplomatici nella politica di internazionalizzazione”, dice Enrico Granara, numero uno del Sindacato dipendenti ministero Affari Esteri (Sndmae), oltre 700 iscritti su poco più di mille diplomatici, nove sindacalizzati su dieci della Farnesina.

A poco meno di sei anni dall’entrata in vigore delle riforma del 2000, complici gli eventi seguiti all’11settembre, si spiega così il crescente successo dei concorsi annuali per accedere alla carriera diplomatica: nel 2004 sono state presentate 973 domande (469 di donne) per soli 23 posti, cinque anni fa le domande annuali superavano a stento il numero di 500. “E nonostante si sia tutti consapevoli che la dimensione economica pervada tutto, al concorso si presentano giovani che hanno compreso come la diplomazia abbia bisogno di candidati a intraprendere una carriera poliedrica, fondata su politica e cultura, oltre che sull’economia”, spiega Grammenos Mastrojeni, consigliere del servizio stampa e informazione, branca della Farnesina che ha assunto un ruolo centrale, in particolare sotto la guida di Pasquale Terracciano.

 

Alla Direzione affari economici si tasta il polso di com’è cambiata la diplomazia italiana. Dal 2003 la guida il cinquantenne Giandomenico Magliano, con il grado di ministro. Con lui lavora uno staff di trentenni. Ne fa parte Marco Landolfi, che ha lasciato la Borsa per la Farnesina. “In Piazza Affari sono stato per due anni, a confrontarmi con gli strumenti derivati”, spiega. “Appena giunto al ministero mi è stata affidata la crisi di Haiti che ho seguito in collaborazione con il direttore generale, che doveva affrontare però anche molti altri problemi”. Per Giovanni Donato, altro giovanissimo collaboratore di Magliano che viene da uno studio legale, è significativa “la possibilità di lavorare per la qualità, non solo in base alla logica del profitto che domina molte attività private. Qualità che viene favorita anche a livello professionale. Il ministero incoraggia le attività formative, c’è la possibilità di studiare all’estero, per esempio all’Ena francese, una crescita personale utile a tutto il sistema”.

Dice Marco Batocchi, consigliere già esperto: “In questi anni abbiamo vissuto il riorientamento della funzione diplomatica classica. E’ stato chiesto alla diplomazia di fare squadra accanto agli altri agenti del sistema Paese. E i risultati si sono visti. Il caso degli elicotteri Agusta, con il presidente americano e altri grandi del mondo dopo di lui che volano su un mezzo italiano, rappresenta un successo non enfatizzato. Si spiega così perché questa carriera attira sempre più giovani e sempre più motivati. Gli italiani si stanno rendendo conto che il nostro Paese può conservare un ruolo nel mondo solo se fa sistema e le attività in cui è possibile giocare su questa prima linea diventano più interessanti”. Non è un caso che a giovani diplomatici come Giuseppe Buccino, a 41 anni ambasciatore in Qatar, sia stata affidata una sede molto “marketing oriented”.

 

Le forze della struttura della Farnesina hanno dovuto anche parare alcuni colpi. E’ dal marzo 2005, per esempio, la legge che istituisce lo sportello unico all’estero, allo scopo di evitare la competizione tra rappresentanze diplomatiche e altri soggetti, soprattutto pubblici, che si occupano dell’internazionalizzazione del sistema Paese. C’era la possibilità che i responsabili dello sportello potessero non essere diplomatici ma il ministero ha sventato quello che lo Sndmae ventilava come una sorta di blitz. E lo stesso ministro Fini ha deciso di liquidare la Task force Farnesina, una sorta di merchant bank voluta dal governo e guidata da soggetti privati per promuovere all’estero il made in Italy, vista come un’ingerenza dai risultati dubbi.

Magliano evita trionfalismi e polemiche. “A me, come a tutta la struttura diplomatica, interessa il rafforzamento dell’asse tra Farnesina, palazzo Chigi e le aziende”, dice. “Il passaggio, cioè, dalla tradizionale visione economica macro a un approccio economico aziendale e di servizio. Sono molto fiero perciò di un successo della nostra direzione: il sistema ExTender, che consente di avere in tempo reale informazioni sulle gare in tutto il mondo e in particolare serve le piccole e medie imprese, sempre più affamate di informazioni”.

 

Il cambiamento a 180 gradi della tradizionale dimensione dell’ambasciatore, in verità, non ha riguardato solo i più giovani, ma anche diplomatici di lungo corso, da tempo nella squadra guidata dal segretario generale Paolo Pucci di Benisichi. A Londra è stato l’ambasciatore nel Regno Unito, Giancarlo Aragona, a contribuire alla riuscita del road show dello Star (il segmento della Borsa italiana riservato a piccole e medie imprese con requisiti di eccellenza) nella City e a mettere fine a una campagna pubblicitaria che offendeva i prodotti agroalimentari italiani. Il caso più eclatante è però quello di Gianni Castellaneta, oggi ambasciatore a Washington, già consigliere diplomatico di Berlusconi, che fino a qualche anno fa si disinteressava dei risvolti economici della carriere diplomatica. E’ stato lui uno degli artefici del boom di ordini ottenuti da Finmeccanica negli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti, e della holding guidata da Pier Francesco Guarguaglini è consigliere di amministrazione. “Le nostre ambasciate attuano, ancora più di prima, importanti funzioni dal punto di vista economico e commerciale”, afferma. “E sono destinate ad avere compiti ancora più vasti in questo settore. La mia nomina e l’assunzione, da parte di altri diplomatici, di posizioni rilevanti in campo economico sono il segno dell’attenzione che la classe politica rivolge alla carriera diplomatica ritenendola ormai adatta a favorire e accompagnare l’impresa italiana”. Del resto, i diplomatici italiani fanno anche fare bella figura ai politici. E’ il caso dello staff che ha organizzato il semestre di presidenza europea, guidata da Leonardo Visconti di Modrone, Ministro, con Alessandro Mazzanti e Alessandro de Pedys, che è stato chiamato a ruoli di consulenza da altri Paesi.

         Le recenti tornate di nomine alla Farnesina danno ragione a Castellaneta e dimostrano (dopo il no ad allungare il servizio fino ai 70 anni di età) quanto la politica di ringiovamento stia compiendo significativi passi avanti. E’ stato anche merito del boom delle esportazioni italiane in Turchia se il rappresentante di Roma ad Ankara, Carlo Marsili, è stato promosso ad Ambasciatore di rango. Un recente studio dell’Università di Berkeley, d’altronde, sostiene che una rappresentanza incide positivamente sull’export tra il 6 e il 10%.

         La nomina di Marsili rientra in una tornata di promozioni ad Ambasciatori di grado, il più alto in rango, che ha dimostrato che cosa s’intende effettivamente per ringiovanimento. Il cinquantunenne  Gianpiero Massolo, Capo di gabinetto di Fini, diventerà fra qualche mese Direttore del personale. Gli altri promossi sono Giancarlo caracciolo, Riccardo Sessa, Ferdinando Nelli Feroci, Adriano Benedetti, Anna Blefari. Di recente una raffica di avvicendamenti in rappresentanze anche di rilievo era stata ancora più drastica puntando sui quarantenni. Tra gli altri il Consiglio dei Ministri ha nominato Fabrizio Romano in Georgia, Marco Clemente in Armenia, Enzo Angeloni in Sudan, Ettore Sequi in Afghanistan, Maurizio Melani a Baghdad e Paolo Dionisi ad Abu Dhabi. Dionisi, 41 anni, ha lavorato a stretto contatto con Castellaneta e ha una formazione orientata all’economia già coronata dal successo. Ma lo aiuta, in un’area dove le relazioni personali e la conoscenza della lingua fanno la differenza rispetto a Paesi alleati e competitori, la moglie libanese, che ha studiato in scuole mediorientali d’élite. Perché resta importante la dimensione familiare in una carriera che costringe a spostamenti continui tra Roma e l’estero. Mediamente si passano dai due ai quattro anni in Italia, poi otto anni all’estero  (anche in continenti diversi), quindi ancora dai due ai quattro anni in Italia, quindi di nuovo all’estero. Con stipendi di livello (vedere tabelle a pagina 98) ma non paragonabili a quelli di molti manager aziendali, nonostante il recente rinnovo contrattuale che ha visto per i diplomatici aumenti dal 18 al 24%, e contenziosi aperti da tempo: indennità di servizio all’estero ferme da dieci anni, bilanci delle rappresentanze diplomatiche ridotti all’osso, ora anche l’obbligo di viaggiare in classe economica (“ma si può considerare un diplomatico che fa voli intercontinentali come chi fa viaggi di un’ora?”, polemizza Granara). Il SNDMAE chiede anche di rivedere alcuni aspetti della riforma del 2000. Troppa discrezionalità negli incarichi, è l’accusa dopo l’unificazione della carica di ministro che accelera la carriera ai più giovani. Ma Sessa non è d’accordo: “se si avanzasse soltanto per anzianità, anziché una piramide con in cima i migliori, la Farnesina subirebbe una cilindrizzazione”. L’attuale Direttore del Personale, Vittorio Surdo, ritiene “che il problema è il trovare il giusto equilibrio tra la promozione dei giovani più validi e il riconoscimento delle professionalità più mature. A primavera comunque saranno nominati 20 Ministri plenipotenziari per sbloccare le progressioni di carriera”.

 

 

ALLO STIPENDIO IN BUSTA PAGA…

 

Qualifica                                   Retribuzione MAX   Posizione     Risultato

 

Ambasciatore                                     95.875         20.868         6.260

Ministro plenipotenziario                      79.300         13.278         3.985

Consigliere d’Ambasciata                     62.833           7.836         2.350

Consigliere di Legazione                      51.458           6.748         2.025

Segretario di Legazione                       37.158           6.748         2.025

 

Compenso annuo lordo in euro

 

…SI AGGIUNGONO LE INDENNITA’ PER LE SEDI ESTERE

 

Qualifica                                   Sede non disagiata  Disagiata      Molto disagiata

 

Ambasciatore                                    133.500        151.000       160.260

Ministro plenipotenziario                      92.700         120.278       123.000

Consigliere d’Ambasciata                     79.250         102.000       104.000

Consigliere di Legazione                      69.500           96.000         98.000

 

Dati in euro, da sommare alla retribuzione che equivale a quella italiana, ma riferita al grado inferiore

 

 

ITALIA, FRANCIA E SPAGNA IN FRENATA, ACCELERANO GERMANIA E UK

 

2003           2004            2005

 

Italia                                                 1.512           1.587           1.561

Francia                                              2.272           2.280           2.175

Germania                                           2.229           2.173           2.215

Regno Unito                                       2.468           2.253           2.520

Spagna                                                 708             645             623

 

Bilanci (in milioni di euro) dei Ministeri degli Esteri al netto degli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps)

 

 

Come si fa carriera alla Farnesina

GLI STUDI E LE TAPPE PER ARRIVARE AL RANGO

 

Il bando è tradizionalmente pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale alla fine di luglio. Ed entro i primi di settembre chi aspira alla carriera diplomatica deve presentare la domanda. Ma chi può accedere alla Farnesina? Si deve avere non oltre 32 anni, un limite elevato, come in ogni altro concorso pubblico, per alcune condizion particolari, dal matrimonio al servizio militare. Il sesso non costituisce un ostacolo, ma la nazionalità italiana è obbligatoria. Si richiedono le lauree in giurisprudenza, scienza politiche, scienze internazionali, economia e commercio o alcuni corsi specialistici, come studi europei.

Il concorso prevede prove attitudinali (anche in inglese e in francese); la valutazione di titoli specialistici (lauree, corsi, master, dottorati); prove scritte di relazioni internazionali, diritto, economia, inglese, francese; prove orali sugli stessi temi trattati; prove integrative sugli scambi internazionali e in lingua (cinese, giapponese, arabo, persiano, tedesco, russo).

Ma chi sono i diplomatici italiani? Poco più di mille (un centinaio meno di quanto prevede la pianta organica) sono distribuiti su cinque gradi: ambasciatore, ministro plenipotenziario, consigliere di ambasciata, consigliere di legazione e segretario di legazione. Per entrare in diplomazia si deve superare il concorso indetto ogni anno per poche decine di posti. Una volta assunti come segretari di legazione in prova, si frequenta per nove mesi un corso di formazione all’Istituto diplomatico. Concluso il periodo di apprendistato si viene assegnati a un ufficio della Farnesina. I passaggi di grado successivi sono regolati dalla legge, con un misto di premio all’anzianità e alle valutazioni ricevute annualmente dai funzionari superiori. Di esclusiva competenza del ministro è la nomina apicale ad ambasciatore di grado. Gradi e funzioni non sempre corrispondono: a seconda dell’importanza della sede, l’ambasciatore può essere anche ministro o consigliere. Il console non è un grado, ma una funzione e viene assegnata a seconda dell’importanza della sede.

 

S.N.D.M.A.E.- Ministero degli Esteri - p.le della Farnesina, 1 - 00194 ROMA tel. 06.36912304 fax 06.36000161