Sicurezza,
giustizia, dimensione internazionale dell’Italia nel quadro delle
trasformazioni dell'amministrazione pubblica.
L'opportunità di
una riflessione "in comune" tra magistrati, diplomatici e prefettizi
e la richiesta di un rinnovato dialogo con la politica.
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Il corretto ed efficace funzionamento dell’amministrazione pubblica è
di fondamentale rilievo per la garanzia dei diritti dei cittadini, per la vita
dello Stato democratico di diritto e per il ruolo del paese nella scena
internazionale.
Il processo di diversificazione delle funzioni pubbliche verificatosi
negli ultimi anni in Italia e l'articolazione democratica dei pubblici poteri
in enti territoriali "rappresentativi" hanno prodotto radicali
trasformazioni dell'intera amministrazione.
Con lo sviluppo di nuove forme di intervento meglio rispondenti alle
esigenze della società e dell’economia, l'amministrazione pubblica si è via via
differenziata in strutture aventi organizzazione e compiti diversi: "enti
pubblici" preposti alla cura di interessi sociali ed economici di settore,
"agenzie" con compiti di impulso e di disciplina di particolari aree
socio economiche, "autorità indipendenti" investite di funzioni di
regolazione e di risoluzione di conflitti.
Sotto altro profilo, la dimensione regionale e locale hanno assunto uno
straordinario rilievo politico-istituzionale e gli enti territoriali
rappresentativi, forti di una diretta legittimazione democratica e del ruolo
che la Costituzione gli assegna, hanno assunto su di sé una parte molto
rilevante delle funzioni svolte dalle amministrazioni centrali e dalle loro
articolazioni periferiche.
In entrambe queste grandi aree dell' amministrazione il rapporto tra il
potere politico ed i soggetti che esercitano direttamente funzioni amministrative
dotate di rilevanza esterna (o sono preposti a compiti di direzione
amministrativa) è divenuto più ravvicinato ed intenso. E ciò o per l'esistenza
di un potere politico nella designazione e nella nomina o per l'affermarsi di
un rapporto di natura fiduciaria che si esprime nella nomina politica oltre che
nella temporaneità e revocabilità degli incarichi di direzione.
Nonostante il (o a causa del) processo di sviluppo e di
differenziazione dei modelli e delle forme di intervento delle pubbliche amministrazioni
e l'affermarsi di una amministrazione che si configura sempre più come diretta
ed immediata emanazione del potere politico, restano (o sono sempre più) di
vitale importanza per la collettività le funzioni proprie dello Stato
“classico” - sicurezza, giustizia, politica estera - svolte da “amministrazioni
imparziali" e da una magistratura "indipendente" nella cura
dell’interesse generale.
Di più: queste funzioni pubbliche, che caratterizzano lo Stato anche
nella sua proiezione internazionale e comunitaria, reclamano di essere svolte
con un respiro europeo ed internazionale, in uno spirito di costante confronto
con i modelli dei paesi più avanzati dell'Unione, alla luce beninteso delle
caratteristiche del nostro Paese che devono in tale ambito essere valorizzate.
Su questo terreno si gioca anche la competitività del nostro paese che
richiede - accanto ad investimenti nei settori della ricerca scientifica, della
innovazione tecnologica, della formazione e a decise innovazioni delle imprese
e del sistema creditizio - anche una profonda riqualificazione della spesa
pubblica.
Spesa pubblica che, come è noto, costituisce circa la metà del PIL
italiano e assume un ruolo determinante per la crescita del Paese soprattutto
se muta la sua qualità e se, in un quadro di rinnovamento della pubblica
amministrazione, si investe in sicurezza, giustizia, rilancio del ruolo
internazionale dell’Italia.
Per rispondere alle istanze di una società esigente ed ai fini di una
opportuna collocazione sul piano internazionale dell’Italia occorrono dunque
apparati in grado di garantire ai cittadini il bene primario della sicurezza,
intesa nella sua accezione più ampia di garanzia delle condizioni per
l’esercizio di diritti fondamentali, un'amministrazione giudiziaria capace di
assicurare in tempi ragionevoli la risoluzione dei conflitti e la repressione
dei reati, strutture e competenze idonee a sostenere tecnicamente una politica
estera di pace e di cooperazione, sia in ambito multilaterale che bilaterale,
di promozione degli interessi nazionali all’estero nei vari settori (economico,
culturale) e di attuazione delle politiche di immigrazione e di sostegno alle
nostre collettività all’estero.
Il rischio è che, anche in ragione della posizione di
"imparzialità" o di "indipendenza" di quanti vi operano,
questi decisivi settori dell'amministrazione pubblica subiscano - in maniera
ora esplicita e dichiarata, ora silenziosa e strisciante - un processo di
ridimensionamento nella complessiva destinazione di risorse finanziarie e nella
organizzazione del lavoro; con pesanti effetti negativi sulla incisività,
celerità ed efficacia dell’azione dei pubblici poteri.
Misure
estemporanee, ispirate a logiche ragionieristiche e concepite senza adeguate
“valutazioni di impatto” (come quelle adottate nelle ultime leggi finanziarie)
possono indebolire i settori di cui parliamo e compromettere la loro efficienza
riducendo forza e legittimazione dello Stato nelle sue relazioni con i
cittadini e con gli altri Paesi.
Un
siffatto rischio è particolarmente visibile, specie in prospettiva, se si
guarda alla capacità di tali amministrazioni “imparziali” di attrarre, in
ragione delle prospettive professionali offerte e dei livelli retributivi, le
migliori energie intellettuali, indispensabili per lo svolgimento di funzioni
che richiedono competenze e professionalità elevate, selezionate mediante
concorsi rigorosi, in ottemperanza al dettato costituzionale.
Alcuni
sembrano voler ignorare i gravissimi costi economici e sociali del
depauperamento di carriere professionali neutrali ed indipendenti come quella
prefettizia, diplomatica e della magistratura, che per vocazione, seguono
aspetti determinanti della “cosa pubblica”, depauperamento che una volta
avviato sarà difficile, se non impossibile, da ricomporre.
In questi anni i segnali di scarsa attenzione e cura per le sorti di
aree dell'amministrazione operanti secondo criteri di imparzialità e logiche di
servizio allo Stato sono stati purtroppo numerosi.
Un tale atteggiamento della politica si è
espresso su più versanti in forme spesso contraddittorie: pura e semplice
riduzione o mancato adeguamento delle risorse finanziarie; attribuzione di
nuove responsabilità e compiti non accompagnati né da adeguati stanziamenti né
da un'opera di semplificazione e snellimento delle procedure; mantenimento di
condizioni di lavoro, specie nelle sedi periferiche, in molti casi
semplicemente afflittive; crescente tendenza a sovradimensionare le strutture
di diretta collaborazione politica (in certi casi concentrando in tale sede
personale esterno prescelto in base a criteri di “vicinanza” e privo di reali
conoscenze delle amministrazioni), a scapito delle strutture che operano in
prima linea; crescenti squilibri delle dinamiche retributive rispetto alle
categorie di riferimento in altri settori dell'amministrazione.
In questo contesto - e pur con la consapevolezza delle diversità
esistenti tra le rispettive attività - le associazioni che rappresentano i
diplomatici, la carriera prefettizia e la magistratura ordinaria ritengono di
dover avviare tra di loro un confronto culturale e tecnico che metta a fuoco
tanto le problematiche comuni quanto i temi dei relativi settori, avendo a
mente gli interessi dei cittadini ed il loro diritto a fruire dei beni
fondamentali alla cui cura le rispettive amministrazioni sono preposte.
In particolare un'utile riflessione comune potrà svilupparsi lungo tre
fondamentali direttrici.
La prima riguarda le principali e più urgenti esigenze di
razionalizzazione degli apparati, delle procedure e delle strutture
organizzative preordinate all'esercizio delle funzioni di cui si discute.
La seconda concerne le nuove necessità poste dalle differenti
dimensioni –internazionale, comunitaria e locale - entro cui si svolge l'azione
statuale.
La terza riguarda le condizioni normative
che possono consentire ai magistrati, ai diplomatici ed ai prefettizi di
svolgere con efficacia il loro ruolo istituzionale.
Le associazioni promotrici della
iniziativa intendono avviare un lavoro
comune, svolgere analisi e formulare proposte concrete ed innovative sulle
questioni di fondo e sui temi urgenti nel quadro di un rinnovato dialogo e di una fattiva interazione con il livello
politico. *
ANM Associazione nazionale magistrati
SNDMAE Sindacato nazionale dipendenti Ministero
Affari esteri
SINPREF Sindacato nazionale funzionari prefettizi
* Il presente documento di presentazione della iniziativa comune è
destinato ad essere integrato da specifiche riflessioni riguardanti le
problematiche della sicurezza, della giurisdizione e del servizio estero.