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Domenica scorsa, "Il Sole 24 Ore" ha pubblicato un
interessante contributo del Presidente Giuliano Amato alla discussione sugli
esiti del G8 e sul ruolo e l'immagine del nostro Paese a livello
internazionale.
Il Presidente Amato non ha mancato l'occasione per tributare un elogio alla
carriera diplomatica. Il SNDMAE lo ha ringraziato con una lettera,
approfittando della circostanza per attirare l'attenzione dell'ex Presidente
del Consiglio - e del Direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta, anch'egli
destinatario di una comunicazione del Presidente Alberini - sulle posizioni del
SNDMAE in merito al piano di chiusura delle sedi diplomatico-consolari.
Vi proponiamo di seguito tutti i documenti sopra citati.
***
“Il Sole 24 Ore”, 12 luglio 2009, p. 11
UN POSTO TRA I GRANDI/Insicurezze ataviche
IL MERITO DEL SUCCESSO DEL SUMMIT ALL’AQUILA VA IN PRIMO
LUOGO ALLA PROTEZIONE CIVILE, CHE RESTA L’ORGANISMO PUBBLICO PIU’ EFFICIENTE
di Giuliano Amato
Il G-8 appena concluso ha fatto
da specchio, deformante ma al fondo veritiero, dei nostri vizi e delle nostri
virtù, delle nostre qualità e delle nostre insicurezze, di tutto ciò insomma
che non da oggi fa dell’Italia una mezza misura nel consesso dei grandi. Gian
Antonio Stella ha scritto venerdì sul Corriere della Sera che alla vigilia ci
aveva molto innervosito ritrovare sulla stampa straniera tutti gli stereotipi e
i pregiudizi con cui veniamo dipinti nel mondo. Ed è senz’altro vero che
eravamo ansiosi di dimostrare al mondo che quei pregiudizi non erano fondati,
che siamo bravi e che non c’è nessuna ragione di sorprendersi se alla fine
risultiamo addirittura più bravi degli altri.
Cerchiamo però di essere chiari
con noi stessi e ricordiamoci che quegli stereotipi e quei pregiudizi non solo
non nascono dal nulla, ma trovano il loro fondamento in noi, e quindi in ciò
che effettivamente siamo e che, in buona sostanza, noi stessi pensiamo di noi.
Attenzione, quando dico questo non mi riferisco al nostro premier e al rischio
che le vicende della sua vita privata si riverberassero negativamente sul
summit. Mi riferisco caso mai al fatto che quando qualche giornale straniero ha
fatto conseguire a tali vicende dubbi sulla qualità stessa del tessuto
preparatorio del G-8 e della sua organizzazione, noi stessi abbiamo finito per esserne
partecipi. Finchè ci è parsa una vera e propria liberatoria l’attestazione che
è venuta dagli altri della buona qualità del G-8 italiano.
Ebbene, se non fossimo tanto insicuri di noi, tutto questo
ci sarebbe subito apparso privo di senso, perché, se potevano esserci ragioni
di timore sulle ripercussioni della vita privata del premier, cosa c’entrava
questo con la qualità del lavoro preparatorio italiano? Né con Silvio
Berlusconi né con nessun altro premier la preparazione di un G-8 è frutto
soltanto delle sue personali risorse (e la stessa opposizione avrebbe fatto
bene a ricordarselo).
Berlusconi ha fatto sua quella che si è rivelata un’ottima
idea – organizzare l’evento all’Aquila – ed ha anche seguito personalmente la
fase realizzativa. Di ciò è giusto dargli atto. Ma non sono suoi i documenti e
il lavoro che hanno permesso d’impostare la trama del “G” a geometria più
complessa che la storia ricordi (le conclusioni, buone e meno buone, sono poi
dipese da tutti). A ciò ha lavorato la nostra diplomazia, che è
professionalmente fra le migliori del mondo. Non è suo l’effettivo lavoro di
approntamento delle strutture, che è stato svolto dall’organismo pubblico più
efficiente di cui disponiamo, quella Protezione civile che in tante occasioni
ha fatto da battistrada e da modello per gli organismi similari di altri paesi.
Non è sua la qualità degli arredi, che è quella dell’industria e del design
italiani, di cui pure dovremmo essere ben consapevoli. Né sono sue la dedizione
e la preparazione delle forze dell’ordine, che hanno assicurato una vigilanza
impeccabile.
Eppure sembra quasi che in questa come in altre occasioni ci
dimentichiamo noi stessi di ciò che siamo e di ciò di cui siamo capaci. E noi
stessi in realtà condividiamo la sorpresa che scorgiamo negli stranieri. Non ci
sembrò una sorpresa che in occasione del Giubileo del 2000 tutto a Roma
funzionasse e non si avverassero le previsioni di chi aveva preconizzato le
stesse conseguenze delle invasioni barbariche? E non fu così anche per il
funerale di Papa Wojtyla, con il milione di fedeli che si assieparono intorno?
Noi siamo tra i grandi una mezza misura, perché in parte ce
ne mancano alcune qualità, in parte siamo ancora noi stessi convinti di non
averne abbastanza, prigionieri di una storia, che è la nostra storia e non
quella raccontata da altri. Del resto, se riflettiamo sugli stereotipi su di
noi che più ricorrono all’estero, non ci mettiamo molto a ritrovarci il
“Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo
Leopardi. Pensiamo a quel misto fra il clima e il carattere, che secondo lui ci
porterebbe a “preferire i piaceri degli spettacoli e gli altri diletti de’
sensi a quelli più particolarmente propri dello spirito”. Oppure alla sua
definizione degli usi e costumi in Italia che “si riducono generalmente a
questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, quale che egli sia”.
Basta questo a spiegare perché simili apprezzamenti siano
non fuori, ma dentro di noi e ci facciano quindi dubitare di essere cambiati e
di aver acquistato l’etica, prima ancora che la tecnica, dell’agire collettivo.
Ma c’è anche dell’altro in ciò che noi abbiamo dentro e che ci spinge a farci
sentire tuttora figli di un dio minore. E’ la nostra lunga storia di sudditanza
a governanti stranieri, la nostra italianità giovane e debole, la nostra
identificazione più con la tanta povertà che abbiamo alle spalle che con la
ricchezza di cui pochi di noi hanno goduto.
Capita così che quando ci troviamo nei salotti buoni del
mondo, noi italiani raramente ci sentiamo come Gianni Agnelli fra i padroni di
casa ed è più facile che continuiamo a identificarci con quelli a cui la madre
chiedeva, nel vederli uscire, se si erano tolti il fango dalle scarpe e si
erano messi la camicia della domenica. E come possiamo prendercela con quegli
stranieri, che così erano abituati a vederci e che così, avendone l’occasione,
cercano ancora di dipingerci?
C’è dunque un solo modo di non essere necrotizzati dai
pregiudizi altrui e di farli anzi venir meno. Dobbiamo liberarcene noi stessi,
cessando di essere i primi a parlar male di noi, a generalizzare i nostri
difetti e le nostre debolezze e a vedere ciò che accade “all’estero” come il
meraviglioso e felliniano Rex che passa accanto al piccolo pattino italiano (i
nostri figli ospiti di case altrui in grandi paesi della vecchia Europa lo
sanno benissimo che le cucine che trovano sono spesso lontane dal nitore delle
nostre). Come ha detto assai bene il presidente Napolitano nel suo saluto
all’Aquila, l’Italia ha dato al mondo milioni di emigranti, ma dalla stessa
Italia, e spesso dagli stessi emigranti, è uscito l’eccezionale cosmopolitismo
dei nostri intellettuali, artisti e scienziati.
Poi dobbiamo liberarci dei difetti veri, che non
giustificano i pregiudizi, ma ci fanno comunque meritare la nostra collocazione
tra gli ultimi dei grandi: i tanti apparati che non funzionano al fianco di una
Protezione Civile, la cui non comune efficienza non a caso ci induce sempre più
a sostituirla a tutto e a tutti (ma non è sano che proclamiamo un’emergenza
ogni volta che vogliamo fare presto e bene una cosa); la politica estera
opportunista come tutte, ma a differenza di altre priva dell’accortezza di
farsi lodare, ad esempio, per gli aiuti allo sviluppo (eppure avremmo un
personale meraviglioso se ci mettessimo anche i soldi); infine, perché no, un
premier che non ha ancora tranquillizzato i vescovi, e non solo loro, in tema
di vizi privati e pubbliche virtù.
***
Ill. Presidente
Giuliano AMATO
Fondazione Italianieuropei
Piazza Farnese 101
00186 ROMA
Roma,
13 luglio 2009
A
nome del SNDMAE, il sindacato che riunisce la maggioranza dei diplomatici
italiani, desidero ringraziarLa per il riconoscimento, da Lei attribuito nel
Suo articolo sul Sole 24 ore di ieri, alla diplomazia italiana "professionalmente
fra le migliori al mondo" per la preparazione dei "documenti e il
lavoro che hanno permesso di impostare la trama del "G" a
geometria più complessa che la storia ricordi (...)".
Si è
trattato effettivamente di un impegno straordinario ed aggiuntivo per la
Farnesina e la sua rete diplomatico-consolare, in una situazione di
assoluta inferiorità numerica e di risorse rispetto agli altri Paesi del
G8, che devolvono alla politica estera una percentuale di bilancio statale
ben più sostanziosa dello 0,23% che l'Italia destina al Ministero
degli Esteri.
Come
abbiamo detto pubblicamente, con il comunicato stampa che Le allego, ora che il
nostro Paese si trova ad affrontare altre importanti sfide internazionali,
quale l'elezione al Consiglio di Sicurezza e la riforma dello stesso
organismo, auspichiamo che il Governo ed il Parlamento dedichino la
necessaria attenzione al buon funzionamento della Farnesina e della sua
rete di Ambasciate e Consolati, rete che è un'ineguagliabile ed
insostituibile risorsa a disposizione del Paese, dei cittadini e delle
imprese. Con la semplificazione amministrativa e delle procedure
contabili, con moderni strumenti di gestione del personale, con la
possibilità di utilizzare parte dei fondi che la rete diplomatico-consolare
produce con il rilascio di visti e passaporti, la Farnesina
potrà continuare a dare il massimo e, se possibile, ancora di più.
Esprimiamo
dunque la nostra ferma opposizione al piano di tagli alla
rete diplomatico-consolare recentemente proposto dalla nostra
Amministrazione ma, nello spirito propositivo che ci caratterizza, abbiamo
avanzato proposte concrete che, comportando risparmi reali, potrebbero
ad esempio evitare la ventilata chiusura di un'ennesima Ambasciata
in Africa, in Zambia, la terza nella stessa area dopo Namibia
e Madagascar. Questa chiusura avverrebbe con buona pace degli
importanti impegni appena assunti dal nostro Governo in sede G8 a favore
dell'Africa, in inspiegabile contrasto rispetto alla crescente attenzione
dello stesso Governo, del Parlamento e della società civile verso il
Continente ed in netta controtendenza rispetto a quanto fanno altri nostri
partner: a titolo di esempio la Spagna sta aprendo 8 nuove ambasciate
in Africa sub-sahariana, mentre il Brasile negli ultimi anni ne ha aperte
ben 16.
RingraziandoLa
ancora per la costante attenzione con cui segue la politica estera e le vicende
del Ministero degli Esteri, auspichiamo un Suo perdurante sostegno al
rafforzamento di uno strumento a disposizione dello Stato e del Paese.
Il
Presidente
(Gianluca Alberini)
***
Egr. Direttore
Gianni Riotta
Il Sole 24 Ore
Roma, 13 luglio 2009
Caro Direttore,
abbiamo letto con attenzione come SNDMAE, sindacato che riunisce la maggioranza
dei diplomatici italiani e che mi onoro di presiedere, l'importante contributo
che il Presidente Amato ha recato sul Sole 24 ore di ieri alla discussione
sugli esiti del G8 e sul ruolo del nostro Paese a livello internazionale.
In particolare, abbiamo apprezzato l'elogio che il Presidente Amato ha
tributato alla diplomazia italiana, definita "professionalmente fra le
migliori al mondo", e lodata per la preparazione dei "documenti e
il lavoro che hanno permesso di impostare la trama del
"G" a geometria più complessa che la storia ricordi (...)".
Quello del G8 è stato effettivamente un impegno straordinario ed aggiuntivo per
la Farnesina e la sua rete diplomatico-consolare, in una situazione di assoluta
inferiorità numerica e di risorse rispetto agli altri Paesi del G8, che
devolvono alla politica estera una percentuale di bilancio statale ben più
sostanziosa dello 0,23% che l'Italia destina al Ministero degli Esteri.
Come abbiamo detto pubblicamente, con il comunicato stampa che Le allego, ora
che il nostro Paese si trova ad affrontare altre importanti sfide
internazionali, quale l'elezione al Consiglio di Sicurezza e la riforma dello
stesso organismo, auspichiamo che il Governo ed il Parlamento dedichino
la necessaria attenzione al buon funzionamento della Farnesina e della sua rete
di Ambasciate e Consolati, rete che è un'ineguagliabile ed insostituibile
risorsa a disposizione del Paese, dei cittadini e delle imprese. Con la
semplificazione amministrativa e delle procedure contabili, con moderni
strumenti di gestione del personale, con la possibilità di utilizzare parte dei
fondi che la rete diplomatico-consolare produce con il rilascio di visti e
passaporti, la Farnesina potrà continuare a dare il massimo e, se possibile,
ancora di più.
Esprimiamo dunque la nostra ferma opposizione al piano di tagli
alla rete diplomatico-consolare recentemente proposto dalla nostra
Amministrazione ma, nello spirito propositivo che ci caratterizza, abbiamo
avanzato proposte concrete che, comportando risparmi reali, potrebbero ad
esempio evitare la ventilata chiusura di un'ennesima Ambasciata in Africa, in
Zambia, la terza nella stessa area dopo Namibia e Madagascar. Questa chiusura
avverrebbe con buona pace degli importanti impegni appena assunti dal nostro
Governo in sede G8 a favore dell'Africa, in inspiegabile contrasto rispetto
alla crescente attenzione dello stesso Governo, del Parlamento e della società
civile verso il Continente ed in netta controtendenza rispetto a quanto fanno
altri nostri partner: a titolo di esempio la Spagna sta aprendo 8 nuove
ambasciate in Africa sub-sahariana, mentre il Brasile negli ultimi anni ne ha
aperte ben 16.
La ringraziamo per l'attenzione con cui segue la politica estera e le vicende
del Ministero degli Esteri.
Con viva cordialità,
Il Presidente
(Gianluca Alberini)
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