SNDMAE intervento - audizione al SENATO 21 luglio 2009

 

Gentile Presidente, gentili Senatrici e Senatori

 

Ringraziamo per l’opportunità che ci è offerta di far ascoltare le nostre ragioni per il congelamento della lista di chiusure di sedi diplomatiche e consolari proposta dal Governo.

Sono Gianluca Alberini presidente del SNDMAE – Sindacato Nazionale Ministero Affari Esteri – il sindacato cui è iscrittala stragrande maggioranza dei diplomatici italiani. Qui con me il Segretario Esecutivo Cristina Ravaglia e il Vice Presidente Sergio Maffettone.

Il testo dell’intervento sarà messo a vostra disposizione unitamente ad altro materiale.

 

Al contrario dello scorso biennio (in cui abbiamo chiuso le rappresentanze diplomatiche in Namibia, Disarmo e all’OSCE e vari Consolati), non esiste - ripetiamo, non esiste - oggi alcun obbligo di chiusura. Si tratta infatti di una iniziativa autonoma e non richiesta all'Amministrazione, che ne porta da sola tutta la responsabilità. Responsabilità tanto maggiore quanto le proposte di chiusura avvengono nella perdurante mancanza di un piano di razionalizzazione che tenga conto degli obiettivi di politica estera e delle funzioni e compiti da attribuire alla nostra rete diplomatico consolare. Tra l’altro, che razionalizzazione è se, oltre che tagliare, non vengono aperte nuove sedi? L'operazione non è pertanto tesa a produrre risparmi ma è una partita di giro che si riduce ad una mera, improduttiva “cannibalizzazione” di risorse. Non è certo questa la "virtuosità" da dimostrare, dimostrazione di virtuosità che sarebbe invece, ci si dice, alla base dell'operazione.

-Precisiamo che l'operazione non è stata concordata con i sindacati che sono stati informati della lista dopo la presentazione in Parlamento (con il sito del Senato non accessibile dalla rete ministeriale).

- le cifre fornite sui risparmi sperati sono fittizie e, pur se sostanzialmente davvero poco significative, assai superiori a quelle reali. I risparmi -non imposti da alcuno e destinati ad essere riassorbiti immediatamente e forzatamente dalla rete - sono solo figurativi ed alla fine si dimostreranno inesistenti. Tra spese di trasferimento del personale di ruolo e contrattisti verso le nuove sedi che acquisiranno le competenze dei cessati uffici, spese necessarie per accomodare e far lavorare tale personale (rifacimento uffici, affitto o costruzione nuovi locali, accresciute spese per nuove utenze e per attività, necessità di maggiori fondi di missione per intervenire ancorché saltuariamente nei paesi di nuovo accreditamento secondario) e cessati introiti consolari al final della fiera si spenderà più o meno la stessa cifra. E non dimentichiamo che la sede di Lusaka è di proprietà demaniale ma su terreno dello Stato zambiano, per cui oltre a non costare nulla oggi, in caso di malaugurata chiusura non sarebbe nemmeno vendibile...

- ma in questa sede ci vogliamo soffermare sul danno politico: nel momento in cui rilanciamo il ruolo mondiale dell'Italia ed andiamo a cercare i voti per  la nostra nuova candidatura al Consiglio di Sicurezza ed al Consiglio dei diritti umani, mentre rilanciamo in ambito G8 l'attenzione verso il continente africano e nel giorno stesso in cui il Governo riceve in forma solenne il Presidente pro tempore dell'Unione Africana, invitato in tale sua veste anche al vertice dell'Aquila… il Ministero degli Esteri propone la chiusura di un'ulteriore Ambasciata in Africa! E questo, dopo averne già chiuse due nel recente passato (Namibia e Madascar) oltre ad altre in precedenza.

La nostra rete diplomatica puo' essere ridimensionata solo a alti costi, nel quadro multilaterale, della promozione degli interessi economici, della cooperazione allo sviluppo della tutela dei diritti umani. Ciascuna Ambasciata è, in sintesi estrema, il presidio del territorio.

 

Un Paese come l’Italia, a vocazione globale, le cui imprese operano letteralmente ai quattro angoli del mondo, un Paese che si confronta con i partner del G8 (e parliamo non tanto degli USA o Russia, ma di Germania, Francia, Gran Bretagna, Giappone Canada) e dell’unione Europea, ha bisogno non di chiudere, ma semmai di  aprire nuove sedi all’estero. I veri risparmi si ottengono attraverso economie e razionalizzazioni nelle spese di funzionamento piuttosto che attraverso la chiusura delle sedi. Come altrimenti competere con altri Paesi, e con i nostri partners comunitari, la cui politica estera si sta invece ispirando ad una logica espansiva anziché riduttiva? A titolo informativo, mentre noi pensiamo di chiudere Lusaka (e saremmo l'unico Paese del  G8 a farlo ! tutti gli altri resterebbero presenti), la Spagna sta aprendo 8 nuove sedi diplomatiche nell’Africa sub-sahariana. Ma anche un paese come il Brasile – con visioni diverse dalle nostre in materia di Consiglio di Sicurezza - ha rafforzato gli organici del suo Ministero degli Esteri del 40% nell’ultimo triennio, ha aperto 4 nuove Ambasciate nelle isolette caraibiche e oltre una decina di sedi in Africa dove conta ormai su circa 35 Ambasciate nei 54 Stati africani (noi siamo presenti in una ventina di Paesi). Per un Paese del G8 impegnato in una politica globale a favore dello sviluppo, dei diritti umani, della pace e della sicurezza, per un Paese che aspira a essere rieletto in Consiglio di Sicurezza, per un Paese che propone una riforma del Consiglio di sicurezza e delle Nazioni Unite, è necessario avere gli strumenti indispensabili. Il mantenimento di relazioni diplomatiche costanti è una premessa indispensabile per poter condurre questa nostra politica sia in via bilaterale che in seno alle grandi organizzazioni internazionali (ONU, Unione Europea, OSCE, Consiglio d’Europa, NATO etc etc).

 

Il più grande successo per l’interesse nazionale del nostro Paese, sarebbe che tutte le Ambasciate –potenziate nel numero, non di certo decurtate - continuassero ad operare, anche se debitamente e doverosamente snellite dal punto di vista amministrativo, ma con la bandiera italiana saldamente sventolante. Continua a restare perlomeno stupefacente che a fronte dell'impegno di spesa deciso dal vertice, pari a 20 miliardi di dollari in tre anni per aiuti all'Africa, alla Farnesina si possa anche solo lontanamente pensare di chiudere la nostra Ambasciata a Lusaka... L’importanza strategica dello Zambia è testimoniata fra l’altro dal recentissimo lancio dell’Unione Doganale COMESA, dinamica organizzazione regionale che raggruppa 19 Paesi dell’area (400 milioni di persone che importano 32 miliardi di dollari di beni ogni anno dall’estero) e che ha la sua sede non casualmente in Lusaka. Nell’ambito di tale quadro si presenteranno importantissime commesse e opportunità per le nostre imprese, basti pensare al Corridoio Nord Sud, che prevede la creazione di un moderno asse infrastrutturale di collegamento tra i porti della Tanzania e quelli del Sud Africa, transitando per le vie di comunicazioni interne dello Zambia, baricentro geografico di tale progetto e destinato a giocare un ruolo fondamentale nella sua realizzazione. Numerosi Paesi, donatori e non, hanno annunciato sostanziosi contributi ed investimenti per un ammontare complessivo superiore al miliardo di dollari. E per questo che negli ultimi anni  Lusaka ha attirato un crescente volume di investimenti diretti, risultando nel 2008 l’ottavo  paese (su oltre 50) di destinazione di tali investimenti nell’Africa sub-sahariana. L'Italia ha in Zambia una solida credibilità ereditata dal tempo in cui era il primo partner commerciale dello Zambia, fino ai primi anni '80. Gran parte delle infrastrutture del Paese subito dopo l'indipendenza sono state realizzata da ditte e tecnici italiani. C'erano sette scuole italiane, il volo diretto dell'Alitalia Lusaka - Roma, migliaia tra ingegneri ed operai. Un patrimonio di conoscenze e potenzialità facilmente recuperabili nel momento in cui il Paese si appresta ad essere sommerso da un’ondata di investimenti e interesse economico-commerciale. Abbiamo inoltre eccellenti rapporti sul piano politico con quelle Autorità, che si sono sempre dimostrate nostri utili alleati in campo internazionale, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite, nonché con le autorità degli altri due Paesi di accreditamento secondario del nostro Ambasciatore a Lusaka (cioè Botswana e Malawi). E infatti recente la notizia dell’ottimo risultato conseguito dall’Ambasciata, che ha ottenuto assicurazioni circa il sostegno reciproco che Italia e Zambia  assicureranno alle rispettive candidature al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Lo Zambia si è cioè appena dichiarato disponibile per un accordo di sostegno circa le rispettive candidature al Consiglio di Sicurezza per il periodo 2017/2018, e noi come ringraziamento comunicheremo la chiusura dell’Ambasciata. Questo mentre lo Zambia ha riaperto l'Ambasciata a Roma di recente (2004), con grandi sacrifici, dimostrando un’attenzione speciale verso il nostro Paese, anche testimoniata dal fatto che lo Zambia ha solamente altre 5 ambasciate in area UE (Regno Unito, Germania, Francia, Svezia, Bruxelles - UE).  Questo poi in un momento di grande interesse per l’Africa da parte della Farnesina, ben rappresentato dalle iniziative e dai viaggi nel continente del Ministro Frattini e dall’attenzione della Direzione Africa Sub-Sahariana del Ministero a trasportare le tradizionali, storiche, relazioni di amicizia e cooperazione dell’Italia con tali Paesi su un piano di moderna cooperazione economica, sviluppo sostenibile e sostegno dell’internazionalizzazione delle nostre imprese in un continente ricchissimo di risorse e opportunità. Basti ricordare che l’Italia ha appena annunciato un’importante iniziativa, il Piano Africa, accolta a Lusaka con grande favore e alla quale ha aderito il Ministro del Commercio, partecipando alla Conferenza ministeriale di Roma del 25 e 26 giugno. 

Invece di pensare a chiudere Lusaka dovremmo pensare alla riapertura delle sedi in Namibia e Madagascar: tanto piu' dopo le decisioni dell'Aquila e i plebiscitari consensi ottenuti sul piano internazionale,con fortissimo e positivo impatto anche al Palazzo di Vetro. Non possiamo perdere il momento per consolidare strutturalmente questo successo di politica estera. Il vertice del G8 dell''Aquila e' la dimostrazione e la prova di volonta' di una politica "globale", e da protagonisti che l"Italia vuole svolgere;  Dobbiamo continuare a dimostrarlo con coerenza nei prossimi mesi,facendo di tutto per attuare puntualmente le decisioni e le linee politiche assunte.La conseguenza per la Farnesina, non puo' che essere quella di consolidare la nostra presenza e l'incisivita' del nostro ruolo nelle aree piu' critiche, come appunto l'Africa, anche australe. E' quindi ancor piu' essenziale,ora, il "rafforzamento" della rete diplomatica in un'area -l'Africa- cruciale per il futuro di quel continente, della sua sicurezza, del suo sviluppo,e della sua stabilità politica.Una responsabilità che l'Italia, uno dei quattro Grandi europei, ha nei confronti dell'Europa, ma anche nei confronti della propria sicurezza. Una riapertura, quella della Namibia e del Madagascar, che potrebbe avvenire a costi molto bassi: le sedi sono di proprietà demaniale, si potrebbe utilizzare lo strumento della "sede distaccata" per inviare permanentemente un incaricato d'affari.

 

 

- sui consolati: la chiusura di un alto numero di sedi ed i declassamenti di altre non fanno venir meno il lavoro. Non si cancellano infatti le esigenze di promozione degli interessi economici, culturali, politici né tanto meno quelle di prestazione di servizi alla comunità. Si avrà semplicemente uno spostamento del carico di lavoro verso altre sedi già al limite della funzionalità, con l'unico effetto di un peggioramento dei servizi non solo nelle aree di competenza delle sedi in chiusura, ma anche nelle sedi cui viene devoluta la competenza territoriale.

- siamo nettamente contrari al declassamento proposto dei Consolati Generali: si tratta di sedi in Paesi in cui l'esperienza e il grado contano, anche ai fini dei rapporti con le Autorità locali che considerano un Console Generale più autorevole di un Console. Oltretutto, il "risparmio" economico sarebbe minimo e non compenserebbe i danni del declassamento in termini di azione e di risultati. Nella lingua araba, poco incline a finezze quali "Funzionario Amministrativo, Consolare e Sociale degli Uffici centrali del Ministero Affari Esteri e delle Rappresentanze diplomatiche ed uffici consolari" espressione che denota l'incarico del nostro capo dell'Ufficio Consolare-Visti, esistono solo due categorie di consoli: il Qunsul (console), e il Qunsul 'Aam (console generale)  In quest' ultimo l'espressione Generale, forse richiamando memorie di Governatori Generali o titoli  simili, da una idea di grande potere e importanza. Qunsul invece non si nega a nessuno, dall’impiegato dell’ufficio consolare al consorte di questi, fino al console onorario, (Qunsul fakhri, ma nessuno usa fakhri perchè in arabo viene considerato una diminutio troppo grave, laddove un Italiano (ma non sempre e ' vero) non ha problemi a confessarsi 'console onorario'.

 

In sintesi, degradando il titolare da Console Generale a Console, lo trasformiamo da un uomo considerato “potente” a uno di centinaia di “qunsul”. Ne vale la pena ?. In Arabia Saudita si arriva a negare così dignità alla diversità della parte orientale del Hijaz, tuttora con identità distinta dal Najd a cui furono annessi negli anni '20, e quindi le Autorità locali se la prenderanno. Stessa cosa nella storica Alessandria d’Egitto, polo economico e culturale di una potenza quale l’Egitto, o nella capitale economica del Pakistan, Karachi.

- stupisce vedere inclusi nella lista Consolati in continenti extra europei, in territori enormi (dove le distanze si misurano in ore di aereo e non in minuti di treno), con  strutture federali, in presenza di interessi economici italiani rilevanti: chiudiamo proprio Detroit ora che la FIAT vi è appena ufficialmente sbarcata? E gli interessi in a Filadelfia o in Australia?

- anche in Europa non si capisce la ratio di alcune scelte: perché accorpare Amburgo, capitale regionale importante, con la vicina Hannover, e non viceversa? E neppure la logica che ha guidato le scelte in Svizzera: perché chiudere Losanna piuttosto che Ginevra? E che ne è dei restanti, e ben numerosi, uffici consolari?

- last but not least: con 18 sedi da chiudere e 4 da declassare, su 50 posti funzione che verranno soppressi ben 16 sono della carriera diplomatica che continua anche in questa occasione come nelle passate chiusure, a pagare il prezzo più alto. Si tratta di una riduzione dell'efficacia dell'azione italiana all'estero perché, ricordiamolo, i posti diplomatici forniscono integralmente un valore aggiunto alla proiezione esterna. E’ il  diplomatico infatti che intrattiene i rapporti con le autorità locali, con le imprese e le istituzioni culturali.

Abbiamo già avviato contatti con le Commissioni Esteri e con ambienti parlamentari e governativi, per scongiurare l'adozione di un simile provvedimento ed continueremo le azioni di comunicazione pubblica. Con il sostegno dei nostri soci abbiamo proclamato lo stato di agitazione quale forte segnale di preoccupazione per questa deriva.

Tenendo sempre in conto che le leggi che oggi esasperano l’attività di moltissime nostre sedi (cittadinanza, voto all’estero…) possono, e devono, essere migliorate, cogliamo l’occasione per rilevare il pieno successo organizzativo della recente tornata elettorale scorsa, successo dovuto all’impegno profusovi dalla DGIT e dall’intera rete. Peccato però che i veri interessati al voto siano stati poco più del 7%...

La vera virtuosità della nostra Amministrazione deve consistere in una migliore allocazione ed uso del personale e delle risorse, con semplificazione amministrativa e contabile, con procedure innovative, sulla falsariga di quanto abbiamo proposto per Lusaka. Abbiamo scritto al Sottosegretario Mantica ed al nostro Direttore Generale del Personale per scongiurare il danno derivante dalla chiusura dell’Ambasciata a Lusaka, proponendo una soluzione concreta, che consentirebbe una riduzione della spesa mantenendo aperta la sede. Ed il suo mantenimento viene chiesto non solo dalle imprese italiane presenti in quel mercato, che già hanno cominciato a manifestare, anche per iscritto ed in varie sedi, la loro totale contrarietà ad una eventuale chiusura della sede, ma dallo stesso Governo zambiano che ha fatto notare proprio recentemente come la chiusura di una Ambasciata in Africa darebbe un segnale di disingaggio in direzione contraria ai propositi che andiamo proclamando anche in vista della riforma del Consiglio di Sicurezza e della nostra elezione in tale consesso. Tanto che lo Zambia si trova in una in una delle cinque "subregioni" africane dove e' utilissimo per noi,principali Paesi Ue con responsabilità alle quali non possiamo sottrarci,mantenere una relazione molto amichevole con Paesi che non sono automaticamente ,e su tutto,nell'orbita Sudafricana.

 

 

     Forse mai, come in questo momento storico, l'Italia ha bisogno di far leva sulle proprie risorse migliori per uscire dalla situazione di ristagno che stiamo vivendo e per far sì che la globalizzazione divenga per noi un'opportunità. Fra le risorse migliori, fra le eccellenze di cui lo Stato si può avvalere, il Ministero degli Affari Esteri non è secondo a nessuno. E' grazie alla Farnesina ed alla sua rete  che l'Italia, dando concretezza agli indirizzi politici del Governo, che senza puntuale applicazione resterebbero sterile retorica, e del resto questi indirizzi nutrendo e alimentando con la quotidiana azione di valutazione, informazione e proposta, mantiene all'Italia quel profilo internazionale che la politica italiana ha deciso e che il Paese, in tutte le sue espressioni (economiche, sociali, culturali, scientifiche) richiede.

     Mantenere un adeguato profilo internazionale non significa frivola rappresentanza, mero prestigio o vuota ostentazione di immagine. Significa sostegno alle imprese, penetrazione economica, presenza attiva nei Paesi produttori di fonti energetiche o in quelli di transito di energia, apertura di strade nei nuovi mercati e nei Paesi emergenti, tutela dei connazionali all'estero, promozione della nostra cultura, partecipazione alla gestione di crisi pericolose anche per noi, partecipazione a decisioni europee e protezione anche in quella sede dei nostri interessi nazionali, condivisione delle grandi scelte della Comunità internazionale nei suoi principali fori. Per un Paese trasformatore come il nostro, povero di risorse e bisognoso di protendere fuori dei confini le proprie potenzialità economiche, il benessere dipende in larga parte dalla capacità di proiezione estera.

     Nella propria quotidiana attività al servizio del Paese, la diplomazia italiana si batte con altre diplomazie concorrenti e molto più dotate di risorse, tiene testa a potenti gruppi economici, si confronta con difficili situazioni, spesso senza disporre nemmeno dei minimi mezzi cui possono invece fare ampio ricorso altri attori della scena internazionale. La diplomazia italiana questi confronti li sostiene a viso aperto, li affronta e tante volte li vince. Essa – sicura della propria tradizione e della grande professionalità dei propri membri – non teme nessun avversario. Sono giunti autorevoli riconoscimenti sul successo del G8 italiano, che e' bene ricordare e' in larga parte frutto della diplomazia italiana, definita da Giuliano Amato  "professionalmente fra le migliori al mondo", che ha preparato non solo  i contenuti, cioè i documenti e il  lavoro che hanno permesso di impostare la trama del "G"  a geometria più complessa che la storia ricordi (...)" ma anche l'organizzazione.  La Farnesina ha fornito un contributo (a volte determinante) per l’organizzazione e la buona riuscita dei vari eventi G8 (tramite DelegazioneG8, Servizio Stampa, Cerimoniale e Direzioni Generali e Servizi interessati). Il G8 dei Ministri degli Esteri che si è svolto a Trieste dal 25 al 27 giugno, evento di una complessità quasi pari a quello de l’Aquila per  numero di delegazioni (48) e di partecipanti, con problemi logistici, organizzativi,di accoglienza e ospitalità, trasporto e sicurezza, gestione degli eventi conviviali, assistenza e gestione della stampa e che ha riscosso l’unanime plauso dei colleghi stranieri per la perfetta organizzazione e per l’eccellenza dei risultati finali, ha fatto carico esclusivamente sulla struttura MAE

 

Il G8 e' un impegno straordinario ed aggiuntivo per la Farnesina e la sua rete diplomatico-consolare, in una situazione di assoluta inferiorità numerica e di risorse rispetto agli altri Paesi del G8, che devolvono alla politica estera una percentuale di bilancio statale ben più sostanziosa dello 0,23% che l'Italia destina al Ministero degli Esteri.

     Non sono infatti i concorrenti internazionali che ci preoccupano, ma un nemico ben più insidioso e forse più ostile. Quel fattore ricorrente e incomprensibile che spinge pressoché ogni anno i Governi del Paese a non tener conto di quanto precede e a cercare di imporre al Ministero degli Affari Esteri politiche e decisioni che – forse buone per le Amministrazioni ordinarie – sono potenzialmente distruttive della funzionalità del Ministero degli Affari Esteri, perché questo, per le funzioni che svolge, per le modalità con cui opera, per la struttura internazionale della propria missione, non può essere gestito e regolato alla stessa stregua di Amministrazioni che svolgano il proprio compito sul territorio nazionale. E' per questo motivo che il Ministero è retto da una normativa speciale, la quale specialità (che, per quanto attiene agli aspetti normativi e disciplinari è ben più severa della normativa ordinaria) non è una mera questione di prestigio, ma piuttosto un necessario strumento professionale e una protezione dagli effetti di normative che – applicate alla Farnesina – sarebbero per questa deleterie. 

     La finanziaria di quest'anno, inoltre, pretende di ridurre di un terzo in tre anni il già esiguo e da tre lustri ogni anno decurtato bilancio del Ministero degli Affari Esteri. Si tratta di una decisione inutile, perché il nostro bilancio è pari, cooperazione allo sviluppo compresa, allo 0.23% del bilancio dello Stato. Ciò che da noi si può recuperare rappresenta meno di una goccia nell'oceano del bilancio complessivo dello Stato, ma per noi rappresenterebbe l'annullamento di ogni residua capacità di operare. Sono possibili interventi che attuati subito (e taluni a costo zero per il bilancio nazionale) migliorerebbero la situazione della Farnesina e cancellerebbero una serie di evidenti sprechi (non del Ministero) che l'Italia non si può più permettere. Ci riferiamo alla questione delle risorse umane e finanziarie, al bilancio di sede, alla semplificazione amministrativa, alla sostenibilità amministrativa della legge di cittadinanza, all'AIRE, al "consolato digitale", alla formazione del personale, alla gestione,valutazione ed assegnazione all'estero del personale di ruolo, alle percezioni consolari. Tali possibili interventi seguirebbero la linea di miglioramento e modernizzazione che da tempo la Farnesina sta portando avanti.

 

In conclusione il SNDMAE è favorevole ad un vero piano di razionalizzazione, che per essere tale deve considerare i carichi, le competenze, i fattori incidenti in tutti gli ambiti (consolare, culturale,economico, politico, distanze, continente, appartenenza a Ue etc etc), deve prevedere le irrinunciabili e non posponibili misure di semplificazione amministrativa, di snellimenti dei passaggi burocratici, di modifica della normativa (ad esempio quella della cittadinanza che pone carichi crescenti su una rete consolare che si vorrebbe più rispondente alle esigenze italiane del 21° secolo), di valutazione e selezione del personale (con note di qualifica per il personale delle aree funzionali ed assegnazioni all’estero sulla base delle relative capacità). Al termine di questo lavoro, potranno essere prese in considerazione le chiusure, unitamente alle aperture nelle nuove aree di interesse (come in Asia)

 

Signor Presidente, Senatrici e Senatori, questo è il sentire del SNDMAE ed è per questo che ritornando ai propositi che ho espresso in apertura del mio intervento, chiediamo di congelare il piano di chiusure

 

 

S.N.D.M.A.E.- Ministero degli Esteri - p.le della Farnesina, 1 - 00194 ROMA tel. 06.36912304 fax 06.36000161