Signor Ministro, il SNDMAE ha indetto un
giorno di sciopero il 9 novembre, nell’ambito di
una serie di azioni crescenti di protesta e di disturbo che organizzeremo sia
Roma che nelle sedi all’estero. Azioni che continueranno, se necessario, fino
all’ultimo giorno utile di dicembre. Tutto questo all’insegna di uno slogan: NO
AL TAGLIO IGNORANTE! Poi sarà la volta delle azioni legali, sulla base di
precedenti che ci hanno dato ragione.
Il ragionamento dietro allo slogan è che il
Tesoro non può e non deve decidere dove tagliare. Semmai deve rivolgersi a noi
per esaminare come tirare fuori le cifre che servono - e non necessariamente su
una sola Finanziaria. Qui siamo all’osso su tutto, ma se ci avessero ascoltato
da cinque anni a questa parte, avremmo già rilanciato la struttura, con riforme
serie, come quella del Bilancio di Sede, che abbiamo elaborato con la
consulenza dei livelli più alti alla Corte dei Conti, e quindi con la proposta
di risparmi gestionali reali.
Adottandola, la smetteremo di essere un pachiderma
ingessato con una contabilità buona a gestire delle sezioni periferiche delle
dogane o delle case circondariali, non di certo dei punti di espansione
economica nel ventunesimo secolo.
La Ragioneria è
diffidente? Noi siamo convinti che Lei abbia tutta l'autorità
necessaria per far recedere questa diffidenza. In fondo che cosa vuole la Ragioneria? Il controllo dei flussi di spesa. Bene, che si dotino di un programma
informatico come quello elaborato per la Cooperazione, dai nostri informatici del SICC. Il PROGECO. Così potranno conoscere in tempo
reale, sul monitor, quanta benzina spende Buenos Aires rispetto a Bangkok,
sulla base di rispettivi bilanci autonomi. Perché alla fine il vero controllo
che sono abituati a fare è solo questo. Senza avere cognizione alcuna
di cosa sia la vera capacità gestionale in loco. Quella la conoscono i
diplomatici e i loro funzionari delegati, ma nessuno da Roma sta ad ascoltarli.
Se invece seguitiamo così affossiamo la
struttura perché tagliamo dove non si può più tagliare. Questa storia dell’ISE
(indennità di servizio all’estero ndr), che Lei stesso arriva oggi a definire
una “retribuzione anomala” è la goccia che fa traboccare un vaso colmato nel
tempo, grazie all’arroganza e all’ignoranza di chi non vuole ascoltare. Ecco
perché i diplomatici italiani hanno deciso di andare allo sciopero.
Avremo quindi modo di fornirle, con pubbliche
manifestazioni, tutti gli elementi puntuali sul perché i diplomatici italiani e
gli altri dipendenti - aderenti o vicini al SNDMAE - considerano iniqua questo
taglio concepito con la parola d'ordine dell’Equità. Manovra questa, che
non solo è iniqua – perché a fronte dei 3 miliardi concessi ad un
pubblico impiego avente enormi problemi di efficienza, va a togliere la modesta
cifra 40 milioni di euro proprio ad un capitolo che
permette di far lavorare bene le Ambasciate e i Consolati. Un taglio che poi va a colpire quella
categoria di servitori dello Stato impegnata a sacrificare se stessa - e le
proprie famiglie - in una strenua difesa - e in condizioni spesso proibitive -
degli interessi italiani all’estero. Un taglio controproducente per la stessa
conduzione del Ministero e dei suoi uffici periferici, perché non tiene per
nulla in conto il parametro vitale dell’efficienza strutturale della rete degli
uffici all’estero.
Per il SNDMAE è evidente che, in attesa di una
ristrutturazione ragionata, non è possibile ridurre il capitolo dell'ISE, con
l'intenzione poi di diminuire il personale all'estero, perché va a colpire la
funzionalità minima delle ambasciate e dei consolati. creando paradossalmente
più sprechi di quanti se ne possano ridurre con la manovra.
Insomma, a
noi la formula usata dei tagli contro flessibilità e tagli per
razionalizzare, non ci convince affatto. Qui
vediamo solo tagli ai servizi per il pubblico e alle imprese, problemi accresciuti di
gestione del personale con aggravio dei carichi di lavoro in tutte le nostre
rappresentanze, riduzione del potere d'acquisto dei dipendenti.
Vediamo una flessibilità che non serve a
parare il colpo dell'ulteriore taglio del 6% ai consumi intermedi e un
piano di razionalizzazione o rimodulazione della presenza all'estero annunciato
ma non precisato.
A noi dispiace che lei sia stato mal
consigliato nel prendere decisioni volte a colpire
senza costrutto chi lavora all’estero. In vari decenni, attorno alla natura non
retributiva dell’ISE si sono incrostate troppe confusioni e pregiudizi in
malafede. Da qui la mia lettera di denuncia al prof. Padoa-Schioppa, inviatale
per conoscenza.
Costi quello che costi per noi è giunto invece
il momento di dire la nostra verità, prima di vedere definitivamente svilito e
cancellato il nostro ruolo di difensori della rete diplomatico-consolare della
Repubblica.
Sulla natura dell’ISE, sull’operatività di chi
ne è beneficiario, le sono state dette e scritte molte cose, quindi non le
ripeto. Per il poco tempo a disposizione rinvio ad altre sede l’elencazione
delle cose che si fanno normalmente con l’ISE e col suo sottocapitolo della
rappresentanza, per sopperire alla cronica mancanza di fondi sui capitoli
d’ufficio.
Mi sia però concesso di dedicare un minuto ad
uno dei tanti aspetti operativi dell’ISE, quello della sicurezza.
Domandiamo cosa significa sicurezza dei nostri dipendenti e delle loro famiglie, anche alla luce del
recente massacro in casa di un funzionario italiano e della moglie a Rabat. Le
faccio un esempio personale, ma che ha riguardato anche una Sua delegazione. In
Messico, come in tutti i paesi latino-americani (ma anche sub-sahariani e
mediorientali) l'ISE serve a dare sicurezza e sorveglianza alle nostre case; i
costosi impianti d'allarme, collegarli con le volanti; serve spesso
a dotarci di guardie notturne più o meno armate.
Orbene, forse ricorderà che dieci anni fa ebbi
il piacere di riceverla ed assisterla a Città del Messico, nel momento in
cui Cardenas non aveva ancora il controllo del Distretto Federale e
l'amministrazione uscente si era eclissata senza dare consegne di
polizia. Il quel vuoto di potere per assicurare la vigilanza notturna nel
Suo piano d'albergo, fu grazie alla mia ISE che riuscii ad avere
una stanza sul vostro piano e metterci l'unico carabiniere, a turno
con un italiano di mia fiducia, con esperienza di detective, armato - a mie spese.
Tagliando l'Ise, con il sistema
contabile che ci ritroviamo, questo genere di soluzioni ad hoc, di certo
non saranno più possibili.
Le dirò di più.
Questo senso del dovere, questo ritegno a che l'immagine
istituzionale italiana non abbia a perdere il confronto con gli altri, e'
stata la cifra dell'ethos professionale dei diplomatici italiani. Tagliare
l'ISE vuol dire che non avremo più case di un livello medio
accettabile, non avremo più scuole per i nostri figli, non avremo più fondi per
le cure mediche, ma avremo maggiore insicurezza. Tutto questo in nome
dell’Equità?
In molte sedi disagiate i nostri
dipendenti, di tutte le categorie, sono già ora costretti a separarsi
dalle famiglie, per ragioni di sicurezza, scuola, sanitarie, e costi di
trasporto eccessivi. Tagliare l'ISE significa privare queste persone, dal capo
missione in giù a non trovare più il minimo incentivo a sacrificarsi per
rendere un servizio all’Italia nelle varie sedi, disagiate e non. Pensiamo poi
ai nuovi compiti che ci vuole affidare Amato: come pensa di convincere i nostri
dipendenti a prestare servizio nei paesi di maggiore flusso migratorio
dove sarà necessario aprire e potenziare dei nostri uffici?
Con tutti i tagli subiti finora siamo riusciti
a tenere a galla una struttura e un’attività a volte comparabile ma ormai in
molti casi non più a quelle dei nostri partner di riferimento, nonostante
l’abnegazione dei diplomatici italiani, i quali in termini di produttività
individuale hanno dimostrato di superare i loro colleghi europei. Come ammesso
anche dal funzionario del Tesoro col quale abbiamo negoziato l’ultimo biennio
del nostro ultimo accordo economico di categoria.
Per il momento non ho altro da dire. Mi limito
a fornirle questa tabella, per mostrarle qual è il senso che il SNDMAE attribuisce
al concetto di retribuzione anomala. Grazie.
comparazione con impresa italiana
multinazionale
servizi
offerti ai dipendenti espatriati |
Impresa
multinazionale |
Ministero
Affari Esteri |
|
|
|
casa |
si |
no |
manutenzione della casa |
si |
no |
sicurezza (gurdiani e vigilantes) |
si |
no |
telefonino |
si (chiamate private a carico
dell'interessato) |
no (chiamate di servizio a carico
dell'interessato) |
telefonino per familiari |
si per coniuge e figli in paesi a rischio
(chiamate a carico degli interessati) |
no
|
automobile |
si, con autista |
no |
biglietti aerei per rientro in patria |
annuali in business |
biennali (18 mesi in sedi particolarmente
disagiate) in economica |
scuole per i figli |
pagate, a scelta del dipendente |
rimborsato mediamente il 5 (cinque) % |
benefits per coniuge |
da 500 a 5.000 euro all'anno per corsi di lingua o formazione |
nulla |