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"StranieriinItalia", 9 maggio 2007
Riforma immigrazione I DIPLOMATICI: "SI RISCHIA UNA CAPORETTO" I consolati non sarebbero pronti a sostenere un aumento degli ingressi. Granara (Sndmae). "Si adeguino gli obiettivi agli strumenti a disposizione"
di Elvio Pasca
ROMA - Tra tagli di risorse, personale ridotto all'osso, informatizzazione in alto mare e una rete consolare inadeguata, i diplomatici italiani guardano con preoccupazione alle riforme dell'immigrazione e della cittadinanza messe in cantiere dal governo.
Facilitare l'acquisto della cittadinanza da parte dei discendenti di italiani all' estero come previsto dal testo atteso in aula a Montecitorio, oppure aumentare gli ingressi regolari e creare liste di collocamento nei Paesi d'origine, come vuole la Amato-Ferrero, significa caricare ulteriormente di lavoro i consolati. Ma secondo chi quel lavoro lo deve smaltire "manca una valutazione di impatto", che tradotto in gergo meno diplomatico è: "hanno fatto i conti senza l'oste".
"Rischiamo una Caporetto delle istituzioni italiane all'estero" paventa Enrico Granara, presidente del Sndmae, sindacato a cui aderisce il 70% dei diplomatici di carriera. "Si aggiungono compiti non a parità, ma addirittura a fronte di un calo di risorse. C'è una sorta di schizofrenia per cui, mentre le leggi Finanziarie tagliano risorse [secondo il sindacato quelle a disposizione della Farnesina rappresentano appena lo 0,25% del bilancio dello Stato n.d.r.], singoli ministri intervengono sulle nostre competenze senza curarsi dell'impatto che possono avere le loro decisioni".
Da quando il nostro è diventato un grande Paese d'immigrazione l'impegno a cui sono chiamate le nostre rappresentanze, ad esempio per la concessione di visti, è cresciuto in maniera sproporzionata rispetto alle loro potenzialità. A farne le spese sono innanzitutto gli immigrati, che in molti Paesi sono costretti a vie crucis inimmaginabili per farsi mettere un timbro sul passaporto.
"La rete dei nostri sportelli non è stata ancora modernizzata dall'informatica, dall'aggiornamento del personale e dalla sostituzione in molte sedi dei vuoti di organico. Sopratutto non è stata sottoposta a una vera e propria razionalizzazione nel senso di consistenza e distribuzione territoriale degli uffici" sottolinea il presidente del Sndmae. Un problema, quest'ultimo, che ad esempio conoscono bene i cittadini moldavi, che per un visto per l'Italia devono prima arrivare in Romania (dopo essersi procurati un altro visto) perché nella Repubblica di Moldova non abbiamo un consolato.
In mancanza di una soluzione, le nuove politiche per l'immigrazione in Italia saranno inevitabilmente zoppe. "Se non sono possibili ulteriori risorse, almeno si adeguino gli obiettivi agli strumenti che abbiamo a disposizione, indicandoci quali sono le vere priorità" conclude Granara.
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“Il Gazzettino”, 14 maggio 2007
IL SINDACATO DEI DIPLOMATICI ITALIANI RIVENDICA UNA QUOTA DEL “TESORETTO PRODI”
di Vasco Mason
Da un recente comunicato del "Sind.mae", sindacato autonomo di categoria di 700 diplomatici (sui mille in carriera), prendiamo spunto per chiedere al suo presidente, Enrico Granara - residente in Veneto per molti anni, laureato a Padova nel 1978 - le ragioni della contrarietà dei diplomatici italiani, nei confronti del nuovo decreto Amato-Ferrero sull'immigrazione.
«Siamo unicamente contro la mancata dotazione di strutture e risorse - spiega - necessarie a compiti operativi che discendono dalle nuove norme su cittadinanza, carta d'identità agli italiani all'estero e immigrazione; compiti aggiuntivi che affosseranno una rete consolare già allo stremo. Mentre a livello politico si parla di un "tesoretto" di 2,5 miliardi, ci troviamo di fronte ad una Caporetto delle istituzioni italiane all'estero, alle quali si continuano a far mancare poche decine di milioni di euro per il funzionamento, le attività prioritarie, la sicurezza e la manutenzione ordinaria».
Allora è solo una questione di soldi? Non esiste piuttosto un problema di come organizzare meglio gli sportelli consolari?
«Le due cose sono strettamente legate; governo e Parlamento continuano ad adottare nuovi provvedimenti normativi senza preoccuparsi di fare una semplice valutazione d'impatto sulla struttura diplomatico-consolare italiana, già ridotta allo stremo dai ripetuti tagli in finanziaria. Negli ultimi 4-5 anni l'aumento del lavoro degli sportelli consolari e per i visti d'ingresso è aumentato in modo sproporzionato alle risorse umane e alle strutture fisiche, mentre le risorse sono calate. Due soli esempi: i complessi compiti elettorali, dove occorrono correttivi urgenti alla gestione del voto per posta e alla tenuta dell'anagrafe degli elettori all'estero. Nei primi tre mesi 2007 (sui primi tre del 2006) l'aumento medio del visti è stato del 20\%. Quanto al lavoro subordinato, nelle sedi di punta (Kiev, Albania, Casablanca, Shanghai, Mumbai) vi sono aumenti percentuali a tre o quattrocifre. E' roba da far accapponare la pelle. Occorre ripensare la presenza e l'organizzazione in almeno 20-30 sedi, in termini di personale ed edifici che li ospitano, altrimenti in 12-24 mesi affoghiamo. Tutto questo mentre ripeto la rete dei nostri sportelli non è stata ancora modernizzata dall'informatica con relativo aggiornamento professionale e dalla copertura, in molte sedi, dei vuoti di organico».
Quale soluzione proponete?
«Chiediamo che a livello politico e parlamentare si riconsideri tutta la materia alla luce delle indicazioni fornite dai vertici della Farnesina, per arrivare a soluzioni coerenti con gli obiettivi che il Paese si è posto, sia in materia di flussi migratori, sia in tutte le altre attività consolari. La "navigazione" a vista al posto della programmazione, i tagli e le riforme a costo zero, senza valutazione d'impatto, portano al disastro».
Vorreste una cura come quella di Corrado Passera alle Poste?
«Fatte le debite proporzioni e differenze, penso che la soluzione dovrebbe essere simile. A partire da un piano di informatizzazione degli archivi e della trasmissione dei dati nelle nostre sedi consolari in Europa, dove il personale è pletorico, non aggiornato e costretto a fornire servizi in modo antiquato. L'informatizzazione dei servizi è l'unico vero parametro efficace per valorizzare le risorse umane e strumentali. Ma come spesso accade in Italia, quando i cambiamenti sfavoriscono tante piccole rendite di posizione, anche in questo caso c'è chi fa orecchie da mercante rinviando la soluzione dei problemi».
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