Nota
al film
Il nostro dibattito in rete sulla 'fiction',
bloccatosi dopo la fatale evocazione del 'Titanic' che affonda, è in qualche
modo destinato a nuova vita. Sul ponte superiore del Titanic-MAE ormai sulla
linea d'acqua, ad orchestrina spenta, sento infatti il dovere di informarvi
dell'uscita nelle sale italiane, in questi giorni, di un film drammatico, di
ambientazione diplomatica, destinato a non passare inosservato. E col quale
ogni nostra ipotesi di 'fiction' sulla carriera è chiamata a fare i conti.
Si tratta di
'Persona non grata' del regista polacco Krzysztof Zanussi (antenati friulani
costruttori di ferrovie nell'impero asburgico), che narra la storia di un
ambasciatore polacco a Montevideo, nella deriva finale della sua vita. Varie
sono le chiavi di lettura. Alla domanda del perché avesse scelto ambientare la
storia in una ambasciata, Zanussi ha replicato citando il primo scalatore
dell'Everest: - perché era lì, esisteva, e quindi andava scalato. Ha aggiunto
che la storia poteva essere ugualmente inserita in un ambiente universitario o
all'interno di una gerarchia religiosa. Ma la scelta è caduta sul mondo diplomatico
proprio perché non è conosciuto al grande pubblico, e se le ambasciate non si
possono visitare con l'acquisto di un biglietto, ora è possibile farlo con un
biglietto del cinema.
Zanussi dimostra di
conoscere molto bene l'ambiente che lo ha ispirato, quanto meno quello della
diplomazia bilaterale. Lo ha descritto con efficacia, senza ricorrere agli
stereotipi più irritanti. Certo, il quadro che ne risulta non è dei più
esaltanti, ma non è nemmeno dei più deprimenti. Il film alterna dialoghi vivaci
e momenti poetici. Chi lo ha visto in lingua originale ha potuto apprezzare il
tipico umorismo nero dei polacchi. Si tratta fondamentalmente del dramma di un
uomo che, persa la compagna della sua vita, si trova a fare i conti col suo
passato personale e politico (è stato un attivista di Solidarnosc), con
l'ambiguità dei rapporti umani, con le ragioni dell'idealismo e quelle di un
pragmatismo sempre sul filo del cinismo.
Per rimanere sulla
componente più strettamente "diplomatica", trattandosi dello spaccato
di vita quotidiana dell'ambasciata di un paese europeo, già importante come la
Polonia, in un paese extra-europeo, gli aspetti riconoscibili e catalogabili
sono molti, tra cui i seguenti:
gli arredi degli
uffici di cancelleria e della residenza;
i rapporti
gerarchici all'interno della struttura;
le questioni di
sicurezza interna della sede;
le ristrutturazioni
di immobili gravate da contenziosi e da responsabilità spesso non accertabili;
le ispezioni alle
sedi e le situazioni che ne derivano;
le visite dalla
capitale e gli accompagnamenti in aeroporto;
le onorificenze e i
doni ufficiali (formalmente a posto, inconsistenti nella sostanza);
i ricevimenti
diplomatici come veicolo di comunicazione e di influenza (punto assai
istruttivo per il grande pubblico che non capisce il nostro attaccamento a
questo genere di rituali);
le situazioni al
limite dell'impossibile risolte con spirito di inventiva e grazie ai contatti
personali;
i casi di
assistenza consolare, a beneficio di connazionali colti spesso in situazioni al
limite della legalità;
la procedura per i
rimpatri salme;
la guida dell'auto
demaniale da parte dei capi missione (settore in cui i polacchi segnano un
punto a loro favore);
i registri delle
fotocopie;
le gare d'appalto
per le forniture militari;
l'ambasciatore
italiano e l'ambasciatrice italiana: un'aria decisamente familiare (portamento,
eloquio, modo di vestire);
A proposito di
quest'ultimo, nella conferenza stampa organizzata dall'Istituto Luce, il
critico cinematografico di Repubblica, ha osservato: alla fine la parte del
figlio di p* la fa il diplomatico italiano, che si porta a casa la commessa
sugli elicotteri. Risposta del regista Zanussi: - io mi guardo bene dal dire o
insinuare che l'ambasciatore italiano ha distribuito tangenti per ottenere il
contratto. Mi limito a registrare che l'Italia ha vinto una gara
internazionale. Del resto voi italiani producete gli elicotteri più sofisticati
al mondo (e i più cari). Sarà l'ambasciatore a portarsi dentro il suo segreto
professionale.
e.g.
Caro Enrico, mi è piaciuta la tua
estrapolazione del film di Zanussi. Ecco, io trovo che lui si è soprattutto
preoccupato - vedi la versione che ne ha dato nel corso del dibattito - di
dimostrare una tesi fondamentale, e peraltro non nuova: la disillusione delle
rivoluzioni e dei rivoluzionari, soprattutto quando raggiungono i loro
obbiettivi di base. Aveva iniziato Lenin col suo "Que faire?", ma in
fondo quante delusioni ha lasciato dietro di sé la stessa rivoluzione francese,
soprattutto tra i patrioti italiani che così ardentemente l'avevano accolta!
Qui Zanussi incarna tutto un disincanto degli eredi di Solidarnosc per una
Nuova Polonia che non si trova ad essere assolutamente quella che avevano
sognato, pur il regista non cimentandosi troppo nel disegnare quella che
dovrebbe essere stata la sua preferenza tra le varie possibili opzioni.
L'interessante del film è che egli abbia ambientato questa tesi di base nel
contesto di una vita, di un mondo diplomatico - i nostri, in fondo, anche se in
camicia polacca - che mostra di conoscere assai bene e che quasi ci fanno
tenerezza. Io trovo che, da grande maestro quale egli è, Zanussi ha tracciato,
sotto la tesi principale, dei quadretti a circoli concentrici molto ben
riusciti: il classico triangolo a tre, il rapporto di amore-odio che da sempre
caratterizza i rapporti tra polacchi e russi, il metro sempre difficile che
governa le relazioni tra un capo-missione e il suo principale collaboratore, la
storia dei due litiganti e del terzo che gode, e potrei continuare. Buon per
noi che il terzo che gode questa volta è un italiano, una specie di rivoluzione
rispetto al trend corrente che vede il nostro Paese in questi tempi, perdere su
tutta la linea.
Luca Biolato
SINOSSI
Wiktor,
ambasciatore polacco in Uruguay, é addolorato per l'improvvisa scomparsa
dell'amata moglie.
Durante una visita
al suo paese natale, Wiktor incontra il Vice Ministro degli Affari Esteri
russo, Oleg, con il quale aveva stretto amicizia venti anni prima, quando
Wiktor era un attivista politico ed Oleg un giovane diplomatico sovietico in
Polonia. Il loro lungo ed intimo legame di amicizia viene minato da due
sospetti: da una parte, Wiktor pensa che l'ambasciata possa aver incaricato
Oleg di infiltrare esponenti dell'opposizione politica polacca, e dall'altra,
l'intima amicizia con la defunta moglie di Wiktor, solleva il sospetto che la
donna possa averlo tradito con l'affascinante amico russo.
Wiktor aveva
raccomandato il suo giovane pupillo Waldemar, sposato con la bellissima Oksana
conosciuta in Russia durante gli studi, per un lavoro presso l'ambasciata della
Polonia in Uruguay. Di ritorno dal suo paese, Wiktor riversa inconsciamente i
sentimenti che provava nei confronti di sua moglie, ormai morta, sulla donna
del suo protetto.
L'ambasciata di
Polonia, in competizione con i russi, si adopera per mettere a punto un
accordo. Si tratta di un patto molto importante per la Polonia perché pare che
nell'ambasciata si siano infiltrati esponenti dell'intelligence russa. Wiktor
sospetta di Oksana ed é frustrato per questa situazione. Non disponendo di
un'intelligence polacca di cui servirsi, Wiktor comincia ad investigare per
conto suo e trova la situazione difficile da gestire, poichè un consigliere
dell'ambasciata risulta essere coinvolto in questioni poco pulite.
Waldemar, a causa
della sua inesperienza, finisce per rimanere implicato in un traffico di droga.
Wiktor chiede aiuto ad Alfredo, ambasciatore italiano e suo vecchio amico.
Questi intrighi
culminano in occasione di un congresso internazionale a Montevideo, al quale
partecipa Oleg insieme ad una delegazione ministeri aIe polacca. La questione
appare compromessa e i russi sembrano essere in una posizione di vantaggio, ma
Wiktor prepara una trappola e coglie Oksana in flagrante mentre sottrae
documenti ufficiali. La donna gli rivela che il suo scopo non é quello di
aiutare l'intelligence russa ma di ricattare il marito, semmai avesse deciso di
lasciarla. Il paese di Alfredo s'impossessa dell'accordo.
Wiktor ed Oleg si incontrano di nuovo e quest'ultimo
spiega all'amico che la moglie gli era rimasta fedele. Wiktor con il cuore
colmo di gioia si sente finalmente liberato dai sospetti risultati infondati.
NOTE DI REGIA
"Persona Non
Grata" è concepito come un dramma psicologico incentrato su sospetti
ossessivi. Il personaggio principale è un idealista che si dedica, ancora
giovanissimo, alla lotta per la libertà e che si sente disilluso quando scopre
una realtà molto diversa da quella che si aspettava. I giovani, che aiuta
all'inizio della loro carriera, non sono altrettanto idealisti. Il suo ruolo da
diplomatico implica un quotidiano confronto con l'ipocrisia e la sua passione
repressa per una giovane donna si aggiunge al sospetto tradimento dell'amata
moglie.
Il film si affida
alle interpretazioni degli attori come mezzo espressivo principale. La
sceneggiatura è stata appositamente pensata avendo ben chiaro in mente il cast
che si voleva impiegare: i due ruoli da protagonista maschile vengono
interpretati da attori di fama internazionale (in particolare Nikita Mikhalkov,
star mondiale indiscussa). Il personaggio della donna russa offre invece
l'opportunità di scoprire un nuovo talento fra gli attori della nuova
generazione.
L'ambito
professionale del personaggio è cosmopolita per definizione. La sceneggiatura
che si snoda come nei thriller, con l'intelligence, questioni di droga e tratte
di esseri umani, offre un contrappunto coni night clubs.
Il protagonista, un
diplomatico in servizio, è musicologo di formazione e nella catarsi del film,
riuscirà ad armonizzare i suoi sentimenti con le musiche, composte dal
collaboratore di vecchia data, Wojciech Kilar, che ha curato le musiche di
tutti i miei film ed ha anche scritto e diretto sinfonie musicali per gli
ultimi film di Coppola, Polanski e Wajda.
Krzysztof Zanussi
RECENSIONI
“La Repubblica Spettacoli&Cultura.it”
5 settembre 2005
Mostra di Venezia 2005
Il regista polacco presenta “Persona non grata”, un’opera bella,
originale, da Leone d’Oro
ZANUSSI A VENEZIA: “IL FUTURO E’ L’EUROPA”
“Un film contro l’americanizzazione della società, il consumismo che
soffoca le coscienze, la fine di ogni etica”
di Natalia Aspesi
[…] Dopo aver
assistito al funerale dell’amata compagna, Wiktor (il bravissimo Zbigniew
Zapasiewicz, e l’impossibile nome non spaventi), l’anziano ambasciatore polacco
in Uruguay, torna a Montevideo: era un dissidente sotto il comunismo, e in un
certo senso lo è ancora, perché della democrazia che gli ha consentito la
carriera oramai diffida, desolato per i suoi cinismi e i suoi
mercanteggiamenti. E’ stato un eroe della libertà, come la sua compagna che,
membro di Solidarnosc, ha conosciuto la prigione. Ora è un funzionario
governativo inserito in trame e scambi che lo avviliscono. Ha vissuto sulla sua
pelle la persecuzione del sospetto, oggi è lui a sospettare di tutti. Oleg
(Nikita Mikhalkov, bello, ingrassato e geniale) che un tempo era un funzionario
sovietico in Polonia, avversario diventato adesso amico, ha fatto più carriera
di lui, nella Russia di Putin: è sottosegretario al ministero degli Esteri e i
loro rapporti oggi riguardano gli affari dei rispetti paesi.
C’è di mezzo un’importante fornitura di elicotteri all’esercito
uruguaiano, e la Polonia, che li fornisce al prezzo più basso, vuole vincere
assolutamente l’appalto. Wiktor è piegato dal dolore per la mancanza della
compagna, e da un’angoscia esistenziale che lo incrudelisce: forse l’amico
russo fu l’amante della sua compagna, forse il suo assistente ruba, forse la
segretaria è una delatrice, forse il nuovo console commercia in droga, forse il
ministero lo vuol far fuori, forse qualcuno gli ha avvelenato il cane, forse i
servizi segreti lo spiano, forse c’è una falla nella sicurezza dell’ambasciata,
forse la bella giovane moglie del console è una spia russa che farà perdere il
contratto per gli elicotteri alla Polonia in favore dei russi: invece chi se lo
aggiudicherà? Naturalmente i furbi italiani, rappresentati qui da un
insospettabile ambasciatore cordiale e protettivo, Remo Girone.
[…]
Persona non grata dice il regista, “è chiunque non sappia adattarsi
all’americanizzazione della società, al consumismo che soffoca le coscienze,
alla piccola e grande corruzione, all’arrivismo, alla fine di ogni etica”. In
tanti si specchieranno nel suo film, in quel senso di frustrazione e impotenza
del suo protagonista: “Ma come cattolico io credo fortemente in un futuro
migliore per tutti: credo soprattutto all’Europa unita, perché solo rimettendo
insieme le sue due anime, l’occidentale e l’orientale, la latina e la
bizantina, si arresterà la sua decadenza, ritroverà le sue vere radici e la
capacità di progettare la sua rinascita”.
***
PERSONA NON GRATA di Kryzstof Zanussi (Polonia/Italia/Germania, 2005),
con Zbigniew Zapasasiewicz, Jerzy Stuhr, Remo Girone, Victoria Zinny, min. 125
E' persona non grata il diplomatico o comunque lo straniero da
allontanare dal Paese dove è accreditato o si trova. E Persona non grata s'intitola
il film scritto e diretto da Kryzstof Zanussi. Ma non è un film di spionaggio:
è una sorta di Umberto D., anzi di Umberto Cd (Corpo
diplomatico). Senile, etilico, cinofilo ambasciatore polacco (Zbigniew
Zapasasiewicz) in Uruguay, ha perso il gradimento di se stesso e sta per
perdere quello del suo governo, non quello del governo di Montevideo, che di
lui nemmeno s'accorge.
Intellettuale di Solidarnosc sotto il comunismo, messo a fare il
diplomatico col postcomunismo per impedirgli di far danni manggiori, il nostro Umberto
Cd s'è visto superare perfino dai paracarri. Per giunta vive consapevole
che la moglie - appena morta - lo tradiva con un diplomatico/spia sovietico
(Nikita Mikhalkov), ora viceministro degli Esteri della Russia.
Nei suoi ultimi giorni, prossimo al marasma, l'ambasciatore polacco
cercherà il sostegno del collega italiano (Remo Girone), che non glielo
negherà. Ma la diplomazia è la continuazione della politica con più educazione,
non la sua negazione. Dunque ognuno rappresenta il suo Paese e fa il suo gioco,
quali che siano i rapporti personali.
Polacco e cattolico, Zanussi dirige qui come attori altri due registi:
Jerzy Stuhr, polacco e cattolico anche lui, nel ruolo dell'ultimo diplomatico
di scuola comunista, l'unico ad avere il senso della professione; e Michalkov,
russo e ortodosso. Ma il film è soprattutto sulle spalle di Zapasasiewicz, che
non cerca di rendere simpatico il suo ostico personaggio di fallito in feluca.
Diplomatico di complemento, Zanussi ritrae un altro diplomatico di complemento,
persona sbagliata nel posto sbagliata, esule che ha impacci e ingenuità di chi
ha viaggiato solo per turismo.
Il film si svolge nel 2004, ma ha l'aria di essere stato scritta ben
prima. Eppure Persona non grata funziona - anche quando le leggerezze
del personaggio stupiscono - se si cerca una storia senza giovani, senza urla,
senza illusioni. Il film ha poi il pregio della rarità tematica. Per trovarne
un altro, centrato sulla vita e sull'attività di un ambasciatore, occorre
risalire a Missione in oriente di George Englund (1963), con Marlon
Brando in un non dichiarato Vietnam. Per trovare poi un film dove
l'ambasciatore, oltre che italiano, sia personaggio di rilievo, si risale al
1953 dei Gioielli di Madame de... di Max Ophuls (dvd Medusa), con
Vittorio De Sica a Parigi alla vigilia della prima guerra mondiale; se ci si
accontenta di un diplomatico italiano non meglio definito, c'è quello di
Umberto Orsini nell'Atene di Metaxas in Una donna alla finestra di
Pierre Granier-Deferre (1976).
Maurizio Cabona
***
Il
Giornale, 5
settembre 2005
Maurizio
Cabona
da
Venezia
In
abito bianco di lino, Krzystof Zanussi cammina sulla battigia dell’hotel
Excelsior. Gran signore polacco d'ascendenza italiana, parla tante lingue tanto
bene. Ciò gli apre porte cui non ha bussato. «La diplomazia - mi dice -
influisce sul mondo più della cinematografia; perciò ho ambientato il film in
un'ambasciata. Il ruolo degli ambasciatori è di procacciatori d'affari per le
aziende dei loro Paesi. Conosco l’ambiente: la Polonia non ha molti diplomatici,
così talora affida a me, noto e poliglotta, compiti che sarebbero loro».
L'ambasciatore del film è dunque un alter ego dello sceneggiatore e regista.
Zanussi alterna al pessimismo della ragione ("Nella sconfitta del mio
personaggio rappresento anche la mia") l'ottimismo della volontà ("Se
l’idealismo è facile da giovani, è necessario da vecchi").
Camicia
verde di seta, berretto bianco della Marina imperiale nipponica («vinto a
tennis con un ufficiale» -dice), Nikita Mikhalkov solca la folla dell’Excesior,
sovrastandola per mole. Fiero d'impersonare lo zar Alessandro III nel Barbiere
di Siberia da lui stesso diretto e presentato al Festival di Cannes nel
1999, Mikhalkov ha accettato in Persona non grata il semplice rango di
viceministro. Occhi verdi che sorridono anche più dei baffi grigi, racconta il
suo progetto: «Sto per guidare la riscossa russa contro la Germania nel seguito
del Sole ingannatore: il colonnello, che interpretavo in quel film, è
sopravvissuto alla deportazione della polizia politica del 1937 e nel 1941 è
stato reintegrato nell’Esercito rosso. In Russia, come negli Stati Uniti,
tornano i film di guerra. È tipico delle epoche di tensione: servono a
preparare i popoli al peggio. Tornare su quel passato d’invasione restituirà al
soldato russo la grandezza d'una vittoria diminuita dal fatto che il cinema del
dopoguerra ridicolizzava i tedeschi, dunque la minaccia che
rappresentavano".
Minacce
di ieri, minacce di oggi. Ecco la sintesi di Mikhalkov dei cattivi rapporti con
gli Stati Uniti, che dopo mezzo secolo hanno portato Russia e Cina a manovre
militari congiunte sulla difesa della Corea del Nord: «La fine del bipolarismo
non è un rischio solo per la Russia. Il marxismo-leninismo mentiva su di sé,
non sul capitalismo".