- Si riporta di seguito il lancio de "Il Velino diplomatico" del 15 settembre u.s., dedicato prevalentemente all'incremento degli organici della carriera diplomatica, stabilito dalla Legge 17 agosto 2005, n. 168.
- All'interno del lancio - peraltro non immune da imprecisioni, probabilmente dovute alla molteplicità ed eterogeneità delle fonti (anche extra-Farnesina) consultate dall'estensore dell'articolo - viene dato ampio spazio al parere del SNDMAE sul provvedimento, espresso direttamente dal Presidente Enrico Granara.
- ***
- 4. Farnesina: già scelti i nuovi tre ambasciatori di grado?
- “Il nostro auspicio è che i criteri di scelta siano tali che il corpo sociale del ministero si possa riconoscere, per la loro affidabilità e prestigio professionali, nei diplomatici che saranno promossi”. Così Enrico Granara, presidente del Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri (Sndmae), spiega al Velino la posizione del sindacato dei diplomatici sull’aumento del numero degli ambasciatori di grado, che passerà nel prossimo biennio dagli attuali 22 a 28 (+3 nel 2006 ed altrettanti nel 2007), con la novità che i diplomatici considerati più bravi e meritevoli potranno essere promossi al grado più alto della carriera prima dei limiti di tempo previsti dal normale scorrimento della carriera. A livello ufficiale nessuno, a cominciare dal Sndmae, si sbilancia al momento sui nomi dei tre diplomatici che entro la fine dell’anno saranno nominati ambasciatori. Nei corridoi della Farnesina però le lingue si sciolgono e si ha la quasi certezza che i promossi saranno il direttore generale per il Medio Oriente Riccardo Sessa, il capo di gabinetto del ministro Gianfranco Fini Giampiero Massolo e lo sherpa del presidente del consiglio per il G8 Cesare Ragaglini, che ha fatto parte per l’Italia della commissione d’inchiesta sull’uccisione a Baghdad di Nicola Calipari. Sempre nel biennio 2006-07 aumenterà di dieci unità, fino a quota 387, il numero dei consiglieri di legazione. Ciò porterà ad un totale di 1.132 diplomatici (tra consiglieri, ministri plenipotenziari ed ambasciatori) nel 2006; e a tre di più, cioè 1.135, nel 2007.
- La legge approvata il 17 agosto prevede anche lo stanziamento di 12 milioni di euro, a decorrere dal 2005, per il rinnovo dell’accordo riguardante il personale della carriera diplomatica, con particolare riferimento agli aspetti economici per il biennio 2004-2005. Le risorse aggiuntive serviranno ad ovviare alla inadeguatezza degli stanziamenti stabiliti dalle leggi finanziarie 2004-2005 e a coprire la perdite di potere d’acquisto per effetto dell’inflazione. Il Sndmae – che inizialmente aveva espresso perplessità sia circa l’aumento del numero degli ambasciatori di grado (in quanto lesiva delle legittime aspettative di tutti i gradi della carriera) sia le promozioni per “comportamenti eccezionali”, che potrebbero porre un problema di “trasparenza” - ha accolto la legge di modifica dell’organico della Farnesina, approvata dal Parlamento il 17 agosto scorso (e pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale cinque giorni più tardi), “con ponderazione”. “Siamo consapevoli – precisa Granara, che ha prestato servizio tra l’altro alla cooperazione, a Città del Messico e a Chicago – che si tratta di un provvedimento parziale” mentre, a cinque anni dalla riforma del ministero degli Esteri, sarebbe necessaria “una risposta più organica, secondo una logica funzionale e con prospettive chiare, e anche con gli strumenti per tradurre in pratica le priorità. Purtroppo – prosegue - in Italia il dibattito sulla politica estera è discontinuo; e di questo il ministero soffre, perché ci si limita a gestire l’esistente. Il fatto poi che la legislatura volga alla fine non aiuta certo ad assumere in questo momento iniziative di lunga prospettiva”. Per il grosso del “corpo sociale” dei diplomatici, secondo Granara, l’aumento del numero degli ambasciatori di grado darà “possibilità di maggior scorrimento di carriera” anche se, afferma con realismo, “è evidente che tra due o tre anni rischiamo di ritrovarci di nuovo davanti a problemi analoghi”. Decisivo per l’avallo da parte del Sndmae della variazione del numero degli ambasciatori è stato l’impegno da parte dell’Amministrazione degli Esteri “di evitare turbative sul resto del provvedimento (leggi l’adeguamento contrattuale, ndr) e l’offerta di dieci posti di consigliere d’ambasciata”, considerata molto importante dato l’organico relativamente ridotto dei diplomatici a fronte di impegni di lavoro sempre più gravosi. Una spiegazione, questa, che è criticata da un certo numero di diplomatici “di destra”, per i quali il potere politico sarebbe riuscito a fare accettare l’aumento del numero degli ambasciatori “con l’aumento, peraltro necessario, delle risorse destinate al ministero”, con un “provvedimento di puro stile vecchia Dc, quando leggi come questa, come è avvenuto anche ora, venivano fatte approvare dal Parlamento quasi di nascosto, o sotto Ferragosto o il 23 dicembre”, scherza qualcuno nei corridoi della Farnesina.
- Ma non sono stati soltanto i diplomatici di destra, peraltro minoritari, a protestare. Prima dell’approvazione della legge, in luglio, undici ambasciatori e due ministri hanno preso carta e penna e scritto al segretario generale del ministero, l’ambasciatore Paolo Pucci di Benisichi, per bocciare il progetto di modifica dell’organico che, come dice oggi il Sndmae, affronta i problemi, scrivevano, “con soluzioni parziali e motivate da situazioni contingenti”. I firmatari della lettera – tra i quali gli ambasciatori Mario Bova, Rocco Cangelosi, Gianni Castellaneta, Gabriele Menegatti e Antonio Puri Purini – affermavano di ritenere “indispensabile che l’insieme delle problematiche riguardanti il ministero degli Esteri e in particolare la carriera diplomatica formi oggetto di un esame approfondito, da condurre con la dovuta ponderatezza e nei tempi che si riveleranno necessari”. Il dibattito interno ai diplomatici sul numero dei gradi più alti della carriera e sulla durata della permanenza in tali incarichi (non solo per via della promozione di elementi sempre più giovani ma anche per la possibilità di un innalzamento dell’età del pensionamento a 70 anni) è particolarmente vivo perché proprio le difficoltà di scorrimento della carriera sono secondo il presidente del Sndmae una delle cause della “demotivazione di molti diplomatici”. “Quello della demotivazione – spiega Granara – è un problema spinoso, molto articolato, legato ai meccanismi di scorrimento delle carriere e al numero eccessivo dei gradi, per di più poco mirato alle funzioni. Senza contare che almeno 140 capi missione sono per almeno metà anno a rischio insolvenza, qualcuno addirittura con il problema di pagare le utenze. C’è una evidente mancanza di rispetto della dignità della funzione. Una buona contabilità è essenziale, ma ci sono diplomatici che debbono passare la maggior parte del loro tempo non a svolgere la funzione diplomatica ma a gestire le loro sedi in una logica di sopravvivenza sia finanziaria sia umana”. Il problema – lo scorso anno il Sndmae lo ha sollevato con particolare forza - è quello delle voci di spesa: voci numerosissime ma non compensabili tra di loro, per cui l’eventuale risparmio effettuato su una voce non può essere destinato al pagamento di altre spese. “Da mesi l’Amministrazione degli Esteri ha avanzato al Tesoro proposte per una rendere possibili le compensazioni e una maggiore flessibilità. La risposta però è stata negativa. Il Tesoro ha infatti ritenuto di non poter creare un precedente”, afferma Granara, per il quale “ci vorrebbe per le sedi diplomatiche all’estero una legge sulla contabilità analoga a quella fatta per la cooperazione allo sviluppo”. (reb)