Il Velino diplomatico, 27 marzo 2008
Sndmae, Granara: difendere status giuridico
dei diplomatici
Roma - Continuerà ad
essere la difesa dello status giuridico del ruolo dei diplomatici, “oggetto di
un’erosione preoccupante”, il principale impegno del nuovo consiglio direttivo
del sindacato dei diplomatici (Sndmae). Ne è sicuro il presidente uscente del
Sndmae, che raggruppa la quasi totalità dei poco più di mille diplomatici
italiani, il ministro plenipotenziario Enrico Granara il quale, giunto alla fine
del suo mandato sindacale, passa in questi giorni le consegne al suo
successore, la collega e pari grado Cristina Ravaglia, prima di partire per
Kuwait City. “La Corte Costituzionale – spiega Granara al VELINO – ha
riconosciuto che il meccanismo di carriera, con le sue regole interne di
ricambio, età di pensionamento compresa, è la prima garanzia del funzionamento
della carriera diplomatica. La difesa di questo principio è stata il mio
impegno prioritario e continuerà ad esserlo, ne sono certo, anche per il
prossimo consiglio, di fronte a tutti i tentativi di deroga a questo principio
in nome di emergenze o circostanze particolari che potrebbero suggerire
proroghe o creazioni di precedenti non solo gravi ma anche anticostituzionali”.
Per Granara, un altro punto ai primissimi posti nell’agenda del nuovo consiglio
dovrà essere quello di vegliare a che i concorsi per l’immissione nella
carriera di giovani diplomatici si svolgano “con regolarità, ogni anno”: è
necessario, spiega, “perché non si creino nella rete o al ministero “buchi” che
pongono poi problemi per il turnover”. Una soluzione sembra in vista invece per
un altro problema molto delicato, “quello relativo all’utilizzo, in ruoli
appropriati, dei funzionari di grado elevato che rientrano al ministero con
all’attivo esperienze preziose che occorre sfruttare al massimo nell’interesse
del paese”.
Sulla chiusura avviata lo scorso anno di numerose sedi consolari all’estero
(Atene e Innsbruck e prossimamente Madrid), Granara osserva che c’è al momento
“una sospensiva dovuta alla caduta del governo” di cui beneficiano Alessandria
d’Egitto, Gedda e Karachi mentre “l’idea di chiudere il consolato a Smirne
sembra sia tramontata”. Granara ribadisce quanto la posizione già espressa in
passato dal Sndmae secondo cui “non ha senso sacrificare sedi consolari dove
esistono prevalenti interessi economici italiani, di cui i consoli si devono
fare promotori, per il solo fatto che il numero degli italiani colà residenti
non è adeguato”. “La razionalizzazione delle sedi estere – osserva - è stata
affidata al viceministro per gli italiani nel mondo, che ha in materia una sua
ottica che però non può essere a nostro avviso quella definitiva, perché la
decisione finale deve scaturire da una valutazione globale. Una volta sentite
cioè tutte le parti coinvolte, dal ministero dell’Economia a quelli della
Difesa, del Commercio internazionale e così via”. In materia di
informatizzazione Granara parla poi di “sforzo tardivo” in quanto si tratta di
interventi che si sarebbero dovuti avviare già nel 2000, e sottolinea il “pieno
sostegno” dato dal Sndmae al rapporto sulla ristrutturazione della rete
consolare in Svizzera fatto avere al ministro Massimo D’Alema al momento di
lasciare la sede di Berna dall’ambasciatore Pier Benedetto Francese”. Un
rapporto che “sarebbe potuto essere la chiave di volta di una rete informatica
europea” ma di cui non si sono raccolti, almeno finora, i suggerimenti.
Il presidente uscente del Sndmae afferma che il consiglio da lui diretto ha
dovuto costantemente “giocare in difesa” per quanto riguarda la salvaguardia
del trattamento economico dei diplomatici, e sottolinea la fatica fatta per
spiegare all’amministrazione che la voce spesso indicata come retribuzione dei
diplomatici all’estero sono in realtà “costi conglobati di funzione” che
comprendono spese che vanno dall’alloggio alle scuole per i figli, dalle
eventuali spese sanitarie a quelle per la sicurezza personale. Nel bilancio
sostanzialmente positivo dell’attività del consiglio da lui guidato – che lascia
a quello appena eletto “l’importante convergenza ideale e programmatica”
raggiunta nell’ottobre scorso con il personale prefettizio e con i magistrati
“per azioni concertate e di dialogo con il livello politico” – c’è comunque un
punto sul quale Granara ammette una sconfitta: il fatto che “in tre anni non
siamo riusciti a trovare un accordo sul rimborso delle spese per il taxi”.
Fatta eccezione per i diplomatici di grado più elevato, capita molto spesso che
i funzionari della Farnesina, per recarsi a Palazzo Chigi o in qualche altro
ministero o ambasciata, debbano prendere il taxi. “Il contratto degli altri
dirigenti ne prevede il rimborso, ma per i diplomatici questo non avviene”
precisa Granara, uno dei cui ultimi atti è stato quello di inviare nei giorni
scorsi al direttore generale delle risorse umane e dell’organizzazione del
ministero il “parere legale” di un esperto, l’avvocato Paolo Stella Richter,
per il quale si è davanti a “livelli funzionali omogenei per i quali
l’importanza dello svolgimento del servizio fuori sede ha una rilevanza ai fini
del pubblico interesse” e quindi “il tavolo negoziale in vista della
definizione del nuovo accordo economico per il personale diplomatico non potrà
esimersi dal prendere in considerazione l’introduzione del rimborso delle spese
per il taxi e per i mezzi di trasporto urbano”. Per una questione di
principio. (Carlo Rebecchi)