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Roma, 9 giugno 2003
nemmeno un anno fa il Presidente del
Consiglio annunciava alla Conferenza degli Ambasciatori il suo grande
progetto per un Ministero degli Affari Esteri promotore e coordinatore
dell’economia italiana al di fuori dei confini nazionali.
Le risorse per il Ministero degli
Esteri avrebbero costituito un investimento per promuovere il
Sistema Italia.
Ma questo concetto non sembra essere stato recepito dal Ministero
dell’Economia dello stesso Governo Berlusconi, che oppone un veto di
principio a qualsiasi richiesta di fondi necessari a far funzionare
la Farnesina e la sua rete all’estero. Si dovrebbe promuovere e coordinare,
ma non si hanno nemmeno i soldi per pagare il personale. Gli “Sportelli
Unici” per la promozione delle imprese? Si facciano “a costo zero”,
cioè senza soldi. L’annunciata fusione MAE-Mincomes? Scomparsa. E per
la promozione culturale? Un decimo delle risorse della Francia, la metà
di quelle delle Spagna! E alla vigilia del voto all’estero e del semestre
italiano di presidenza dell’UE mancano anche molti milioni di Euro necessari
a svolgere correttamente i compiti istituzionali.
Ci rendiamo perfettamente conto delle
difficoltà legate allo stato dei conti pubblici, ma non possiamo non
far rilevare che l’incidenza su di essi di un aumento di risorse per
la Farnesina e per la sua rete all’estero sarebbe davvero minima, oltre
a costituire un investimento per l’economia e per l’immagine del Paese
nel suo complesso. Purtroppo, l’investimento, di cui aveva parlato l’allora
Ministro degli Esteri a.i. e Presidente del Consiglio, è stato trasformato
in qualcosa di puramente virtuale: il bilancio del MAE (compresa la
parte destinata alla Cooperazione allo Sviluppo) rimane al di sotto
dello 0,3 % del bilancio statale.
La priorità del Ministero dell’Economia
è il risparmio? Bene. Abbiamo dimostrato che la semplificazione di procedure
contabili ed amministrative che risalgono all’inizio del secolo scorso
potrebbe dar luogo a significativi risparmi in termini finanziari
e di risorse umane. Le nostre argomentazioni, sposate, si badi bene,
dal Presidente del Consiglio e dal Ministro Frattini, sono state invece
ignorate da Via XX Settembre e le nostre Ambasciate continuano a dover
impiegare la metà del tempo e del personale in servizio puramente a
fini burocratici e contabili. Anche questo ha un costo.
Un Governo forte ed autorevole che ha fatto della modernizzazione il suo
cavallo di battaglia deve avere interesse a risolvere i nostri problemi.
Abbiamo avanzato proposte concrete, anche contrarie ai nostri interessi
individuali, ma finora tutto quello che abbiamo ottenuto sono nuovi
tagli e nessuna semplificazione.
Lo stato di preoccupante atrofia della
nostra rete diplomatico consolare, schiacciata dagli adempimenti burocratici
e soffocata dall’assoluta mancanza di risorse umane e finanziarie ci
costringe a proclamare lo stato di agitazione dei nostri iscritti
in Italia e all’estero. Esso, in assenza di provvedimenti concreti atti
a sbloccare la situazione sopra descritta, sarà seguito tra breve da
misure di crescente gravità.
Il Presidente
Enrico De Agostini
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