Riforma del
Ministero
degli Affari Esteri 2002
Gli antefatti
All’indomani
dell’avvio dell’interim del Presidente Berlusconi alla Farnesina, il
nuovo Ministro degli Esteri ha lanciato l’iniziativa di una nuova riforma
del dicastero a soli due anni da quella varata dal suo predecessore,
Lamberto Dini, e dal Segretario Generale Umberto Vattani.
Già
il 14 gennaio, intervenendo alla Camera dei Deputati, il Presidente
Berlusconi aveva ricondotto le ragioni del suo interim alla costruzione
di tale riforma, dicendo che avrebbe lasciato “[…] il campo alla personalità
adatta a guidare la nuova Farnesina non appena saranno state poste le
basi di un necessario "riorientamento" e aggiornamento del nostro
modo di stare, a testa alta,
"cooperativi e competitivi", nel consesso delle Nazioni”.
E ancora: “L'interim alla Farnesina durerà il tempo strettamente necessario
per valorizzare al meglio la nostra “antica e sapiente" rete diplomatica,
cogliendo gli elementi di riforma e di innovazione che sono oggi necessari,
senza rinunciare al valore di una tradizione che onora l'Italia e che
ha assicurato al Paese grandi servigi e grandi successi. Tutti gli stati nazionali sanno che occorre gestire insieme, spesso
al meglio, l'interesse dei loro sistemi economici, delle loro reti produttive
e di mercato, con quelli comuni dell'Europa. Dobbiamo saperlo fare meglio anche noi”.
Dieci
giorni dopo, venerdì 25 gennaio, si è svolto il
primo dei due incontri tra
il Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri a.i., On.le Silvio
Berlusconi, e i rappresentanti delle OO.SS. della Farnesina. Berlusconi
ha in tal occasione riferito di aver avvertito, facendo esperienza delle
diverse diplomazie internazionali, la necessità di rinnovare l’organizzazione
della diplomazia italiana, innestando sulla competenza politico-diplomatica
tradizionale anche il ruolo della promozione economica dell’Italia all’estero.
Il
Presidente Berlusconi ha riconosciuto la necessità che la politica estera
di un Paese come l’Italia possa contare su di una crescita dei mezzi
che dovrà tradursi in un aumento degli stanziamenti di bilancio. Quindi,
su sollecitazione dell’allora Presidente del SNDMAE Candilio, ha ammesso
che uno dei problemi maggiori della politica estera italiana è l’assenza
di coordinamento tra i vari soggetti dell’internazionalizzazione del
Paese ed ha auspicato l’unificazione con le strutture del MAE dell’ICE.
Candilio ha inoltre attirato l’attenzione del Presidente del Consiglio
sulla centralità del ruolo degli Ambasciatori e gli ha consegnato la
trascrizione
del decreto del 1979 della Repubblica francese,
a firma del Presidente Giscard D’Estaing, che attribuisce appunto i
poteri di coordinamento dell’attività internazionale ai singoli ambasciatori
della Repubblica, la relativa
circolare attuativa del Primo Ministro Raymond Barre, oltre
a una copia della mozione
approvata dall’Assemblea Straordinaria del SNDMAE del 15 gennaio u.s.,
e una copia del “Documento
di Ottawa”.
Un
mese dopo, il 20 febbraio, in occasione del secondo
incontro tra il Ministro degli Esteri ad interim e le OO.SS.,
il Presidente Berlusconi ha informato i rappresentanti sindacali della
Farnesina di aver affidato a due società di consulenza, la KPMG e la
Deloitte-Touche il compito di studiare, in chiave comparativa, la nostra
Amministrazione con quelle, in particolare, di Germania, Canada e Gran
Bretagna. La decisione derivava dal convincimento, maturato nelle prime
settimane di permanenza al Ministero degli Esteri, delle necessità di
accentuare la funzione di coordinamento del capo missione e di accrescere
nelle Rappresentanze diplomatico-consolari la capacità di promozione
dell'export italiano, di sostegno all'insediamento industriale italiano
all'estero, di attrazione degli investimenti esteri in Italia e di promozione
del turismo straniero.
Ha
quindi assicurato che il contratto con le due società di
consulenza avrebbe previsto un'esplicita menzione dell'obbligo
di consultazione in itinere con tutto il personale del Ministero
e con le OO.SS. almeno una volta al mese.
L’allora Presidente del SNDMAE Mistretta ha chiesto che la riforma affrontasse
e risolvesse una volta per tutte il problema degli obsoleti sistemi
contabili amministrativi e di controllo che costituiscono un intralcio
all’operatività delle rappresentanze diplomatiche, a danno dell'utenza.
A
tutt’oggi le OO.SS. del Ministero hanno avuto una sola occasione di
incontro
con i rappresentanti delle Società di consulenza.
L’8 aprile 2002 si è tenuto, infatti, l’incontro tra i rappresentanti
delle Società di consulenza KPMG e Deloitte Touche e le Organizzazioni
Sindacali.
Dall’incontro
non sono emerse sostanziali novità, tranne l’indicazione da parte delle
società di consulenza del loro orientamento su di un modello di riforma
“canadese-tedesco” più che “britannico”, salvaguardando la centralità
del Ministero degli Esteri, secondo una logica non solo economico-centrica,
ma globale che dovrebbe presupporre nuovi meccanismi di funzionamento.
A prescindere
da questo incontro ufficiale, il SNDMAE ha cercato di svolgere una parte
attiva nel processo di elaborazione dei contenuti della Riforma, incontrando
più volte in separata sede gli esponenti delle società di consulenza.
Comunque, sino
alla vigilia delle Conferenze degli Ambasciatori e dei Consoli, non
solo non sono trapelate indiscrezioni a livello ufficiale sui contenuti
del progetto elaborato dalle società di consulenza, ma persino la data
di conclusione della fase tecnica dell’indagine e il conseguente inizio
della fase più prettamente politica della riforma sono rimaste sconosciute.
Le Conferenze degli Ambasciatori e
dei Consoli
Nell’ultima
decade di luglio il Ministero degli Esteri ha ospitato le Conferenze
degli Ambasciatori e dei Consoli, occasione propizia per l’annuncio
del varo della Riforma. Altrimenti, il Presidente Berlusconi ha voluto
rinviare non solo l’avvio di quest’ultima, ma anche la stessa nomina
del nuovo Ministro degli Esteri.
Le due Conferenze
di luglio alla Farnesina hanno comunque rappresentato un’importantissima
occasione per il SNDMAE per far conoscere al mondo politico e all’opinione
pubblica il proprio punto di vista sul funzionamento interno del Ministero.
Importanti organi di stampa quali il “Corriere della Sera” e “La
Stampa” hanno riportato, nei loro resoconti
della Conferenza degli Ambasciatori, le posizioni del Sindacato in materia
di semplificazione del bilancio delle Sedi all’estero e di snellimento
delle procedure amministrative. Lo stesso Presidente Berlusconi ha individuato,
nel suo discorso conclusivo agli Ambasciatori italiani, questi due punti
come gli obiettivi primari da conseguire entro novembre, mese in cui
verranno tirate le prime somme del lavoro d’impostazione della Riforma.
Anche la Conferenza
dei Consoli ha visto il SNDMAE farsi parte propositiva in un’ottica
di miglioramento dell’efficienza della rete diplomatico-consolare. La
Conferenza ha varato – anche su impulso del Presidente del SNDMAE De
Agostini – un documento
in dieci punti inoltrato al Segretario Generale, Ambasciatore Baldocci,
che non si limita a far stato dei principali problemi in cui si dibattono
gli Uffici consolari, ma prospetta all’Amministrazione alcune proposte
di soluzione.
La Nomina a Ministro degli
Esteri dell'Onnorevole Franco Frattini
Il 14 novembre,
il Presidente della Repubblica ha ratificato la nomina dell’On.
Franco Frattini, già Ministro per la Funzione Pubblica, a nuovo
Ministro degli Affari Esteri, ponendo fine, dopo più di dieci
mesi, all’interim del Presidente Berlusconi alla Farnesina.
Agli organi
di stampa che l’hanno interpellato in merito, quali
“La
Stampa” e “il
Messaggero”, il SNDMAE ha espresso un giudizio
positivo sulla nomina dell’ex-inquilino di Palazzo Vidoni, ritenuta
un segnale importante nell’ottica del varo della riforma, specialmente
dal punto di vista della semplificazione delle procedure amministrative
e della contabilità.
Un primo riscontro oggettivo dell'impegno del nuovo Ministro per la riforma si è avuto nel corso del primo incontro che le OO.SS. del Ministero hanno avuto con l'on. Frattini, il 9 gennaio 2003.
Ciononostante, gli incontri con i responsabili del Ministero dell’Economia antecedenti i lavori di preparazione del DPEF hanno ribadito la chiusura di via XX settembre all’avvio di una politica di ampliamento delle dotazioni finanziarie a disposizione del Ministero degli Affari Esteri.
Le Manifestazionidel 1 luglio e del 18 settembre 2003
Il 9 giugno, il Consiglio del SNDMAE, tramite una lettera inviata al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Affari Esteri e ad altri membri dell’Esecutivo proclamava lo stato d’agitazione degli iscritti, denunciando la gravità della situazione e lo “stato di preoccupante atrofia della nostra rete diplomatico consolare, schiacciata dagli adempimenti burocratici e soffocata dall’assoluta mancanza di risorse umane e finanziarie”.
Il Consiglio decideva, pertanto, di investire l’Opinione pubblica del problema della scarsità di risorse a disposizione della politica estera italiana, organizzando le manifestazioni del 1° luglio e del 18 settembre.
Il clamore suscitato dalla manifestazione di luglio ha favorito lo svolgimento di incontri da parte dell’Esecutivo con importanti esponenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, concretizzatisi nella redazione, in data 30 luglio 2003, di un Ordine del giorno alla Camera dei Deputati di sostegno alle rivendicazioni del SNDMAE. I firmatari di tale documento, Parlamentari di tutti gli schieramenti del panorama politico nazionale, sono in sostanza gli ospiti del convegno del Teatro Capranica del 18 settembre