Assegnazioni

 

 

1)     Assegnazioni dei posti consolari ai dirigenti amministrativi

 

Come è noto, l’art. 2 del DPR 10.08.00 n. 368 ha stabilito, in maniera peraltro poco chiara, che  ai Dirigenti Amministrativi del MAE  spettano 7 posti funzioni consolari all’estero.

Una seconda fonte normativa, il DM 5684 del 21 dicembre del 2001, ( firma Ruggiero) ha enucleato i Consolati e Consolati-Generali che possono essere chiesti dai Dirigenti Amministrativi.

Le due norme sono in palese contrasto con l’art.99 del DPR 18, che stabilisce che “ai funzionari diplomatici è affidato il servizio delle relazioni con l‘estero, esercitando le loro funzioni (…) nel settore consolare (…)”.

Aver stabilito che ai Dirigenti spettano 7 posti consolari e aver successivamente addirittura stabilito dove possono andare genera una situazione di aspettativa di diritto che ha portato, di recente, a due ricorsi al TAR da parte dei Dirigenti, a danno di due Segretari di Legazione.

Si segnala che nessun posto consolare all’estero è andato deserto nell’ultima lista ordinaria ( con l’eccezione di Esch-sur-Alzette e di Francoforte – vicario, peraltro coperto con la straordinaria ). Ciò dimostra che i Segretari di Legazione sono interessati ai posti consolari e che, se non verranno cambiate le norme di cui sopra, si assisterà ad un amento dei ricorsi da parte di Dirigenti, a danno non solo dei Segretari di Legazione, ma anche dei Consiglieri di Legazione e di Ambasciata, dato che i Dirigenti possono accedere anche ai posti di Console Generale ( vedi caso Rio de Janeiro).

Si tratta di porre rimedio a tale situazione, intanto abrogando tempestivamente il DM 5684 e poi modificando il DPR 368.

 

2) Flessibilità nell’assegnazione di alcune categorie di personale

 

Ci sono molte rigidità nell’accordo del 2002 sulla mobilità all’estero per il personale amministrativo. Tra le situazioni negative che si sono create a seguito dell’applicazione di tale accordo vi è senz’altro la non copertura di molti posti all’estero. Per cercare di coprire la maggior parte dei posti, si potrebbe pensare a pubblicizzare alcuni posti-funzione all’estero a più posizioni economiche

Esempio pratico: se un Console ha bisogno di qualcuno che prenda le pratiche in archivio è davvero indiferente che sia un B1 o un B2 a farlo. La cosa grave è che, se quel posto è stato pubblicizzato come B2 e nessun B2 l’ha chiesto, quel posto non viene coperto ( e forse ci sarebbero stati tanti B1 che l’avrebbero chiesto volentieri ). Si posono individuare almeno tre categorie di personale che potrebbero essere fungibili in sede di pubblicità dei posti:

 

1)     B2 – B1 ( esempio delle pratiche in archivio);

2)     C3-C2 ( che fanno esattamente lo stesso lavoro all’estero, ai sensi della 120/00, ovvero il funzionario delegato );

3)     C2-C1 profili economico-commerciale.

 

Esempi pratici:

a) Nell’ultima ordinaria è andato deserto il posto da C3 a Toronto. Ebbene, nessun C3 l’ha chiesto, ma se il posto fosse stato pubblicizzato come C3- C2 è molto probabile che uno dei 280 C2 l’avrebbe chiesto.

         b) Caso San Paolo, cuore economico-finanziario dell’America Latina, dove il posto di assistente commerciale è vacante da quasi due anni (ovvero dalla partenza del C1 commerciale). Da quando l’amm.ne ha deciso di pubblicizzarlo come C2 non c’è stata nessuna candidatura. La pubblicità del posto come pos. ec. C2/C1 aumenterebbe di certo la probabilità di copertura del posto.

 

Tale soluzione funziona benissimo da alcuni anni per gli Istituti di Cultura, dove il posto da Direttore viene pubblicizzato per i C3/C2 e quello di Addetto per i C2/C1.  Il risultato è una scarsissima percentuale di posti vacanti nell’area APC.

 

 

Formazione

 

La crescente complessità del contesto globale, che richiede conoscenze sempre più approfondite e aggiornate delle varie tematiche, dall’economia alle questioni giuridiche, dalle scienze sociali alle questioni geopolitiche, al contesto economico, sociale e culturale delle varie aree geografiche, pone nuove sfide al funzionario diplomatico, e rende centrale il tema della formazione.

In tale contesto, la formazione non può che assumere un carattere continuo e permanente, in modo da fornire al funzionario la più ampia gamma di conoscenze e metodologie e di permettere un costante aggiornamento.

Oltre alla partecipazione ai corsi di formazione ad hoc organizzati dall’Amministrazione quali i corsi per Segretari di Legazione in prova e Consiglieri di Legazione e i corsi preposting per i funzionari in partenza per le sedi estere, si considera di fondamentale importanza una partecipazione costante a eventi organizzati dalle varie Istituzioni quali università e centri di studio e ricerca, istituzioni economiche, organismi internazionali, e altre Istituzioni, su tematiche di interesse per l’Amministrazione trattate quotidianamente dalle varie Direzioni Generali e Servizi del Ministero.

Tale partecipazione, oltre ai vantaggi immediati in termini di apprendimento, permetterebbe al funzionario di mantenere i contatti con la società civile e di confrontarsi con idee e metodologie innovative e con il punto di vista delle varie componenti della società stessa, in una relazione di mutuo scambio e arricchimento.

Oltre ai momenti di formazione vera e propria, una più frequente partecipazione attiva dei funzionari ai vari eventi, ad esempio in qualità di relatori in occasione di un convegno, contribuirebbe ad avvicinare ulteriormente i diplomatici al pubblico, consentendo un utile scambio di idee.

Naturalmente, l’invio di funzionari alle varie manifestazioni ed eventi formativi comporta un investimento in termini di minore presenza negli uffici. Tuttavia, l’investimento in termini di presenza verrebbe più che compensato in termini di efficienza. Il funzionario che, grazie alla partecipazione a corsi, seminari e convegni su una data tematica, o su un’area geografica, acquisisce una conoscenza più approfondita della questione, sarà in grado, per esempio, di prendere posizione o di compilare una documentazione in modo più rapido ed efficiente rispetto a chi, avendo una conoscenza solo superficiale e generica, è costretto a dedicare molto tempo al reperimento di informazioni utili alla risoluzione di un problema.

La partecipazione dei funzionari a eventi formativi potrebbe seguire tre fasi successive:

 

1) Partecipazione a eventi formativi a Roma

Si propone che i funzionari siano incoraggiati a frequentare brevi corsi, conferenze, convegni, seminari e altri eventi formativi organizzati a Roma da Università, Centri di ricerca e altre istituzioni scientifiche e culturali, su temi di interesse per gli Uffici e le Direzioni Generali di appartenenza, e anche su temi di interesse per il singolo funzionario. I temi potrebbero includere approfondimenti su Paesi e aree geografiche, e su tematiche di natura geopolitica, economica e commerciale, culturale, sociale, giuridica ed altro.

La frequenza agli eventi formativi verrebbe considerata parte del servizio prestato dal funzionario, il quale non sarebbe tenuto a chiedere ferie o permessi per partecipare a manifestazioni della durata di uno o anche più giorni, nel rispetto delle ragionevoli esigenze di ufficio.

L’Amministrazione potrebbe siglare accordi con le principali istituzioni scientifiche, economiche e culturali, al fine di promuovere la partecipazione regolare dei funzionari agli eventi, e, nel caso, l’organizzazione congiunta di manifestazioni e/o la partecipazione di funzionari in qualità di relatori.

 

2) Partecipazione a eventi formativi in Italia

Si propone che i funzionari abbiano la possibilità di frequentare manifestazioni ed eventi formativi a Roma e in altre città italiane, come parte del servizio e, ove possibile, a spese dell’Amministrazione.

In questo caso, la sinergia tra il Ministero degli Esteri e gli Istituti di formazione potrebbe esplicarsi lungo tre direttrici principali:

- Partecipazione di singoli funzionari a seminari, conferenze, corsi di formazione e aggiornamento e master “brevi” già esistenti. In questo caso, si tratta di considerare la partecipazione, su richiesta dell’Ufficio o del singolo funzionario, come un impegno di lavoro che non obbliga l’interessato alla richiesta di congedo o aspettativa. In casi di particolare interesse per l’Amministrazione, la partecipazione potrebbe essere finanziata dalla stessa.

- Organizzazione di seminari e corsi “ad hoc” per funzionari del MAE presso istituzioni particolarmente prestigiose (es. università Bocconi e altri Atenei, Istituti di Studi sulle varie aree geografiche, SIOI, ISPI, OIL...), su tematiche di interesse, come già avviene nel caso dei corsi di formazione per Segretari e Consiglieri di Legazione, che prevedono brevi periodi presso l’OIL e l’ISPI. L’evento potrebbe, nel caso, tenersi a Roma, previo invito dei docenti.

- Organizzazione congiunta di eventi in occasione dei quali i funzionari MAE sono chiamati in qualità di relatori.

La sigla di accordi con gli Istituti di formazione faciliterebbe quanto sopra, ed in particolare il secondo e terzo punto; tuttavia, la collaborazione potrebbe avvenire anche caso per caso, in mancanza di accordi.

 

3) Partecipazione a eventi formativi all’estero

Anche in questo caso, si propone di incoraggiare la partecipazione dei funzionari a eventi formativi organizzati da Istituti di prestigio all’estero, considerandola parte del servizio prestato, e, ove possibile, finanziandone la partecipazione.

Come nel caso degli eventi organizzati in Italia, le sinergie si potrebbero articolare lungo tre direttrici, comprendenti la semplice partecipazione a eventi già organizzati; l’organizzazione di eventi ad hoc e l’organizzazione congiunta di eventi. Realisticamente, si potrebbe pensare alla concessione di periodi di permesso paragonabili alla messa fuori ruolo, durante i quali il funzionario percepisce almeno lo stipendio di base. Gli eventi, segnalati dall’Amministrazione o dallo stesso funzionario, potrebbero includere corsi di formazione, master brevi (esistono programmi concentrati della durata di poche settimane, soprattutto nella stagione estiva) e soggiorni studio per l’apprendimento linguistico all’estero.

L’Istituto Diplomatico potrebbe svolgere un ruolo fondamentale di collegamento tra il Ministero degli Esteri e gli Enti organizzatori, fornendo calendari aggiornati degli eventi e selezionando le manifestazioni e i corsi di maggiore interesse. Le proposte provenienti dagli Uffici e dagli stessi funzionari verrebbero comunque tenute in considerazione e la partecipazione comunque consentita in base alle ragionevoli esigenze di presenza negli Uffici.

 

Scorrimento e Avanzamenti

 

 

Nell’attuale situazione di malcontento generalizzato, derivante in larga parte da scelte passate compiute in assenza di una visione strategica, il filo conduttore dell’azione dell’Amministrazione in materia di politiche del personale dovrebbe essere riconducibile a due obiettivi tra loro collegati: motivazione e meritocrazia.

Il duplice obiettivo di motivare il personale in servizio riconoscendone adeguatamente i meriti (e i demeriti, ove esistenti) deve riferirsi a tutte le categorie di personale, dagli alti gradi alle AA.FF. ai contrattisti, e a tutte le fasce di età. Non può essere infatti condivisibile da un Sindacato che rappresenta massicciamente e trasversalmente tutti i gradi della carriera diplomatica una politica che, in modo aprioristico, premi intere categorie (o gradi, o fasce) a scapito di altre.

Alcuni esempi lampanti di questo appiattimento sono: il mancato scrutinio – di fatto – di interi concorsi ai fini delle nomine ai gradi apicali (che penalizza funzionari “saltati” negli anni scorsi per mere ragioni di capienza degli organici); la distorsione del meccanismo di valutazione, dove le fasce più alte (“ottimo con 4” sono date all’intero concorso sotto promozione nell’anno considerato anziché, come dovrebbe essere, a singoli funzionari sopra la media dei rispettivi concorsi); l’assegnazione all’estero delle AA.FF., che vede spesso l’Amministrazione ostaggio dei Sindacati confederali o comunque incapace di esercitare il doveroso discernimento tra i candidati.

Premesso che l’elevazione dell’età pensionabile renderebbe improponibile qualsiasi coerente disegno in materia (è nota la posizione del Sindacato al riguardo), le risposte a tale situazione da parte della DGPE – che dovrebbe agire in sinergia con il Vertice politico e amministrativo dell’Amministrazione, non tralasciando le necessarie “sponde” parlamentari e l’imprescindibile necessità di risorse finanziarie aggiuntive – potrebbero essere le seguenti:

 

1. Ricorso sistematico all’istituto del “fuori ruolo” (istituzionalizzando, ad esempio, la funzione di Consigliere per gli Affari Internazionali presso le Regioni ed il distacco presso le principali Organizzazioni Internazionali) come mezzo per restituire motivazione ai funzionari più esperti e per accrescerne le chances di promuovibilità;

2. Approfondita riflessione sull’accorpamento dei gradi di Consigliere di Ambasciata e di Consigliere di Legazione e contestuale sganciamento delle funzioni dal grado;

3. Attuazione della norma, di recente introduzione, che prevede l’istituzione di Sedi distaccate delle Ambasciate, cui potrebbero essere utilmente preposti meritevoli funzionari dei gradi medi;

4. Potenziamento degli organici diplomatici delle sedi all’estero, attraverso l’istituzione del posto di funzionario vicario in tutte le Ambasciate e nei principali Consolati Generali nonché attraverso una realistica (senza favoritismi dettati dal blasone del Capo Missione) redistribuzione delle risorse umane tra Ministero e sedi all’estero e tra aree geografiche o tematiche, sulla base delle priorità della nostra politica estera;

5. Revisione dei meccanismi di valutazione (nel senso di maggiori obiettività, compartecipazione e collegialità) in modo da assicurare una effettiva ed equa differenziazione tra i funzionari, indipendentemente dal concorso cui appartengono;

6. Reintroduzione delle valutazioni annuali per il personale delle AA.FF., sulle quali andrebbero poi basate le scelte relative alle assegnazioni all’estero, anche a costo di un duro confronto con i Sindacati (ne va del funzionamento dell’Amministrazione);

7. Nuova politica del personale a contratto nelle sedi all’estero, basata sull’esclusivo ricorso a contratti a legge locale (in un’ottica di contenimento della spesa) ma anche sulla preferenza rispetto al personale di ruolo di pari qualifica, più costoso e spesso meno efficiente (conoscenza lingua locale, ecc). In tale ottica andrebbe introdotto per via legislativa un automatismo che consenta all’Amministrazione l’immediata assunzione di contrattisti in loco in caso di soppressione di posti destinati a personale di ruolo (da attuarsi anche, ma non solo, nell’eventualità di ripetuta, mancata copertura del posto).

 

Indennità Di Rappresentanza Al Personale Dell’area C

 

Anche il personale dell’area C ( posizioni economiche C3 e C2 – ex VIII e IX qq.ff. ) percepisce un assegno per le spese di rappresentanza, commisurato in 8% dell’ISE per i C2 e 10% per i C3. Tale assegno, come per il personale diplomatico, deve essere interamente speso nell’arco dell’anno solare, pena la restituzione delle somme non spese mediante versamento al CCVT.

Il paradosso è che tale categoria di personale ( ex carriera direttiva ), pur essendo accreditata in lista diplomatica, non viene più accreditata all’estero come il personale diplomatico, secondo l’ultima circolare in materia ( n.10 del 9 luglio 2001 ). I C2 e C3 vengono accreditati esattamente come i C1, ovvero come Addetti Amministrativi ( o Consolari ) e non più come qualche anno fa, come Vice Console  o Secondo Segretario per gli Affari Amministrativi. Pertanto è praticamente inesistente la loro proiezione esterna, unica ragion d’essere dell’assegno di rappresentanza.

E’ ovvio che se il Vice Console d’Italia a Lione ( C3 ) doveva fare rappresentanza, l’Addetto Amministrativo ( a Lione ce ne sono ben 4 , incluso il C3 che prima era accreditato come Vice Console ) non avrebbe bisogno di percepire un’indennità che serva a “migliorare” la sua immagine all’esterno e agevolare così il suo operato.

Va segnalato, inoltre, che buona parte dei C2 e C3 non spende questi soldi e quindi il Ministero questi quattrini non li vede più !. Mentre il diplomatico che non spende può essere “punito” nel rapporto informativo, (dove viene valutata anche l’attività di rappresentanza), il personale C3 e C2 può semplicemente restituire tale somma qualora non voglia fare rappresentanza, senza incorrere in nessun tipo di obiezione da parte del Capo Missione.

Ci sono oggi circa 230-240  tra C3 e C2 in servizio all’estero, che percepiscono globalmente , ad occhio e croce, circa 1 milione di euro all’anno di rappresentanza. E’ possibile che una buona parte di questi soldi vada restituita ogni anno all’erario. E’ altresì plausibile che molti C3 e C2 accetteranno di buon grado di “perdere” questi soldi, dato che si tratta di soldi che vanno comunque spesi.

 

Giugno 2004

 

S.N.D.M.A.E.- Ministero degli Esteri - p.le della Farnesina, 1 - 00194 ROMA tel. 06.36912304 fax 06.36000161