CONTRIBUTO DI UN SOCIO AL DIBATTITO DEL

CONSIGLIO ALLARGATO DEL SNDMAE DEL 31 MAGGIO 2005

 

Una riflessione è in corso all’interno della carriera diplomatica, attraverso il suo sindacato maggiormente rappresentativo, il SNDMAE.

Tra le esigenze prioritarie, tutte interrelate, da un lato vi è quella di avere maggiori risorse per svolgere i compiti che sono affidati alla carriera diplomatica, dall’altro occorre riformare gli strumenti in senso moderno e non burocratico. La terza esigenza è quella di accrescere la comunicazione esterna per lavorare meglio.

 

L’imperativo più urgente è quello di invertire la tendenza alla riduzione delle risorse ed ottenere un reale snellimento amministrativo. Migliorare la macchina da un lato, dall’altro dimostrare al Paese che la carriera diplomatica e le altre categorie professionali del Ministero degli Affari Esteri non sono ancorate a malintesi spiriti corporativi.

 

Di fronte a queste difficoltà senza precedenti, questa carriera speciale dello Stato vuole ripensare radicalmente se stessa e l’attività del Ministero. Non già con una serie di piccole o grandi riforme a costo zero o aggiustamenti periodici, ma con la ridefinizione del suo statuto fondamentale, costituito dal DPR 18/1967.

 

Queste le riflessioni emerse finora. Con senso di responsabilità, i diplomatici più avvertiti ravvisano la necessità di dar luogo a un “comitato costituente” formato da esponenti dell’Amministrazione, della Carriera e del Sindacato, che abbia il compito di formulare raccomandazioni per una ridefinizione della Carriera e del Ministero degli Affari Esteri. Per un riscontro esterno di questo lavoro, si pensa a un evento istituzionale e mediatico al quale siano associate personalità esterne “aventi causa” tra gli esponenti delle Istituzioni, esperti di amministrazione, giuristi, magistrati amministrativi, esponenti del mondo delle imprese, della ricerca e dei servizi avanzati, insomma delle controparti più interessate nella società italiana, in modo da conferire alle elaborazioni così raggiunte i connotati di una questione nazionale prioritaria.

 

Tra le indicazioni che tale eventuale comitato potrebbe dare, il SNDMAE ritiene fondamentale includere i punti segnalati qui di seguito, senza pretese di esaustività. I diplomatici italiani scelgono in questo modo di parlare, con coraggio e determinazione, ai loro interlocutori del mondo politico e legislativo, in un momento di cambiamento ai vertici dell’Amministrazione. Un’idea che essi lanciano è quella di trasformare la Conferenza degli Ambasciatori, che già costituisce l’assemblea degli “Stati maggiori” della Farnesina, in un foro di dibattito operativo e steering committee del processo di trasformazione così descritto.


Farnesina fuori dal generale contesto della Pubblica Amministrazione

Le altre Amministrazioni sono andate avanti con la ristrutturazione su gradi e carriere, che tendono a superare quella diplomatica tanto nella preparazione personale, quanto nella formazione permanente, con una migliore e più reale corrispondenza tra gradi e funzioni sul piano dirigenziale. La carriera diplomatica si trova ad avere ancora solo sulla carta funzioni dirigenziali che pure sono previste dalla Legge.

Bisogna ristrutturare i gradi della Carriera, equiparando i Segretari di Legazione ai Dirigenti, evitando di fargli fare le stesse cose che può fare un dipendente di area C1, ed elevando tutte le funzioni: il Direttore Generale diventa Capo Dipartimento, il Capo Ufficio diventa Direttore Generale o Centrale, il Segretario di Legazione fa il Capo Ufficio, i C1 fanno i Capi Sezione.

Bisogna inoltre creare figure intermedie tra Segretario Generale e i futuri Capi Dipartimento, sia per creare nuovi posti che per ottemperare a certe manchevolezze della riforma del 2000 (per esempio, un Vice Segretario Generale per gli Affari Politici sarebbe il riferimento della relativa Direzione Generale e degli affari politici curati dalle Direzioni Generali geografiche, ricostituendo la figura di Direttore Politico pienamente competente per i lavori internazionali).

 

La specialità della Carriera

Un tempo garanzia di efficienza e protezione degli interessi della stessa carriera, oggi sembra talvolta più un onere che una risorsa.

La specialità della Carriera, se possibile, dovrebbe essere riconfermata. Ma allora dovrebbe essere vera e positiva, cioè dovrebbe garantirle di fare di più e meglio delle altre amministrazioni e soprattutto di farlo nei suoi specifici settori, facendo giustizia di ogni equiparazione di grado o fascia dirigenziale e distinguendo tra le sue competenze e quelle altrui. Ove questo non fosse possibile e la specialità si rivelasse un inutile e dannoso feticcio, si potrebbe parzialmente rinunciarvi, mettendo paletti sostanziali. Per esempio: un dirigente del catasto di Lodi potrà fare il Console Generale, a condizione che abbia almeno una delle lauree previste per accedere al concorso diplomatico, dimostri di avere una reale conoscenza almeno di inglese e francese e abbia dieci anni di esperienza in materia diplomatica e consolare.

 

Faticoso funzionamento amministrativo

Questo è frutto di norme obsolete (la Legge e i Regolamenti di contabilità del 1923 e del 1924), ma anche del fatto che l’accentramento presso la Direzione Generale per gli Affari Amministrativi di tutte le competenze amministrative di rilievo priva il Ministero della necessaria snellezza e prontezza operativa.

Bisognerebbe trasferire alle Direzioni Generali (o futuri Dipartimenti) tutte le competenze operative attualmente gestite dalla Direzione Generale per gli Affari Amministrativi. In tal modo si potenzierebbero le Direzioni (o Dipartimenti) a competenza geografica e si alleggerirebbe il lavoro della Direzione Generale per gli Affari Amministrativi, alla quale resterebbero compiti generali come la gestione del trattamento economico del personale e altre tipiche competenze gestionali patrimoniali. L’istituzione dei Vice Segretari Generali per materia permetterebbe inoltre di riportare la funzione amministrativa sotto la guida di un diplomatico (per esempio, il Vice Segretario Generale per l’Amministrazione, competente per la Direzione Generale del Personale, la Direzione Generale per gli Affari Amministrativi ed il Servizio per l’Informatica, le Comunicazioni e la Cifra), come sembra sacrosanto per un Ministero degli Affari Esteri, come ad esempio avviene in Germania. 

Ai dirigenti amministrativi interni si potrebbero riservare ruoli di Vice presso la Direzione Generale del Personale, l’Ispettorato Generale, la Cooperazione, la Direzione Generale per gli Italiani all’estero, la Direzione Generale per la Promozione Culturale…

 

Organici e carriere

Sono entrambi ai limiti del disastro.

I primi dovrebbero essere ripensati su base sostanziale, cioè dopo aver dimostrato che oggi i diplomatici devono fare almeno dieci volte più cose di trentacinque anni fa, ma anche con accortezza. Dovrebbero cioè garantire scorrimenti equi, in grado di dare spazio al merito senza penalizzare il merito congiunto all’anzianità. Uno scorrimento “normale” di carriera dovrebbe essere garantito a tutti, anche sulla base di una separazione tra grado, funzione e competenze economiche; a costo di un ulteriore accorpamento o grazie alla diminuzione dei gradi. Ai più ambiziosi bisognerebbe nel contempo garantire percorsi preferenziali, non basati su una discrezionalità che conduce a ingiustizie plateali, ma su dati concreti: aver conseguito un importante titolo di master, grazie anche alla diffusa possibilità di anni sabbatici e a veri corsi di specializzazione e formazione superiore anche all’esterno del Ministero, aver imparato sul serio un’ulteriore lingua straniera, aver prestato servizio in sedi veramente disagiate, come quelle in situazioni di conflitto, post-conflitto o in subbuglio, e così via.

 

Formazione iniziale e permanente

Siamo vistosamente carenti. La diplomazia continua a essere un’arte, ma non può prescindere da strumenti di conoscenza e aggiornamento.

L’Istituto Diplomatico dovrebbe essere trasformato in una vera e propria Accademia Diplomatica, riservata ai nuovi assunti per almeno due anni (veri, senza contemporaneo lavoro in ufficio, se non nella forma di variegati tirocini applicativi) ma aperta anche all’esterno (diplomatici stranieri, cultori delle materie diplomatiche) con rilascio di master con valore giuridico anche a studiosi esterni che mirino a lavorare presso Organizzazioni Internazionali, altre branche dell’Amministrazione italiana, presso l’Università oppure nel settore privato. Inutile dire che tale Accademia dovrebbe avvalersi di docenti provenienti da tutti i settori della società reale, avere collaborazioni con l’Università nei due sensi (docenti esterni da noi, nostri “visiting professors” presso i principali Atenei), e potrebbe fomentare presso le varie Facoltà di Scienze Politiche l’istituzione di cattedre di Storia della Diplomazia italiana oppure di altre materie attinenti alla nostra missione.

 

Riduzione della conflittualità intergenerazionale

La carriera diplomatica è malata di un’eccessiva competizione tra i suoi componenti, che determina uno spreco di capacità ed una conflittualità tra le diverse generazioni.

Ai Ministri Plenipotenziari dovrebbero essere attribuite maggiori funzioni alla Farnesina, quali la responsabilità di Vice Direzioni Generali, conseguenza della creazione dei Dipartimenti.

Inoltre, si dovrebbe pensare all’accorpamento dei gradi di Consigliere. Ciò comporterebbe il beneficio di prefigurare ai funzionari della fascia media della carriera dieci anni di lavoro pieno senza indurli al continuo assillo della promozione e limitando i frazionamenti del lavoro. Questo accorpamento dei gradi avrebbe ricadute favorevoli dal punto di vista della produttività e della stessa proiezione esterna del Ministero, che trarrebbe giovamento da un miglior utilizzo delle risorse umane.

 

Comunicazione

Oggi è troppo paludata e difensiva.

Bisogna essere più presenti e più aggressivi. Bisogna essere addestrati e istruiti a rispondere alle critiche in modo decentralizzato (Ambasciate, Consolati, Uffici), senza demandare sempre tutto al Servizio Stampa.

I corsi previsti dall’Istituto Diplomatico per i referenti della comunicazione presso ogni Centro di Responsabilità al Ministero sono ancora allo stato embrionale. Devono espandersi e diventare una prassi costante.

Bisogna imparare a “vendere” i successi ottenuti, ma soprattutto gli insuccessi dovuti a carenze dello Stato: quando vengano riscontrate carenze dovute a scarsità di risorse, obsolescenza delle normative, gestione del personale e così via, bisogna dirlo: sì, il tale problema esiste e potrà ripetersi, perché non ci sono fondi, perché i diplomatici non hanno la possibilità di motivare e gestire il personale, perché le leggi che regolano il Ministero risalgono al secolo scorso, eccetera. Si devono inoltre evidenziare le cose che la dirigenza diplomatica potrebbe fare se avesse migliori leggi e più risorse.

 

Relazioni con l’esterno

Sono mediocri. La diplomazia italiana non è conosciuta e forse nemmeno essa conosce più bene la società reale che la circonda.

Si avverte la carenza di un potente ufficio per le relazioni interistituzionali e con il Parlamento e, in grado non solo di fare lobbying, ma anche di tenere le Istituzioni costantemente informate su ciò che i diplomatici fanno nel mondo. Si avverte la carenza di efficaci e decentrati uffici di relazioni con la stampa e l’opinione pubblica, in modo da mettere sempre nella luce migliore l’operato della Farnesina,  i sacrifici della carriera e degli altri dipendenti del MAE e il senso del lavoro che vi si svolge per il Paese. Si avverte, infine, la carenza di efficienti uffici di interazione con il settore privato, da cui la carriera diplomatica ha molto da apprendere, ma cui essa sente anche di avere molto da insegnare… e così via.

 

Risorse

Inutile continuare a girarci intorno: o vengono ripristinati livelli accettabili per poter lavorare oppure si dovrà denunciare pubblicamente una situazione oramai compromessa, nel modo più efficace e senza ritrosie.

Le risorse dovrebbero essere finalmente parametrate alle necessità e contenere un dispositivo di automatica rivalutazione annuale. Una volta esisteva il concetto di “spese necessarie” dello Stato. Se esiste ancora, le risorse e gli stipendi della carriera diplomatica e delle altre categorie di personale del MAE dovrebbero rientrarvi, in modo da rendere più difficili i tagli e garantire un minimo di certezza finanziaria. Questi sono i tagli imposti alla tabella A del Ministero degli Affari Esteri a detrimento della sicurezza delle sue sedi all’estero:

 

6,2 milioni di euro detratti per un DDL in materia di immigrazione,

13 milioni per ammortizzatori sociali,

6,68 milioni per il disagio abitativo.

 

Nel triennio 2005-2007 sono previste ulteriori sottrazioni per 12,7 milioni di euro.

 

Retribuzione della carriera diplomatica

La retribuzione percepita per il servizio a Roma deve essere rivalutata sulla base dell’effettivo impegno e del volume di lavoro svolto dai diplomatici nel Ministero e presso le altre articolazioni dello Stato, che non hanno uguali nel resto della Pubblica Amministrazione.

 

Indennità di servizio all’estero (ISE)

Oltre che penalizzata pesantemente rispetto al passato, è tuttora oggetto di possibili mire “moralizzatrici”.

Bisognerebbe destrutturare l’ISE, scorporando la parte compenso dalle altre voci. Il compenso dovrebbe essere ancorato all’assegno metropolitano (per esempio 1,50 nelle sedi ordinarie, 1,75 e 2,00 nelle sedi disagiate e particolarmente disagiate, in aggiunta ovviamente al mantenimento dello stipendio romano), il che ne permetterebbe aggiustamenti biennali, e dovrebbe essere pensionabile. Si smetterebbe di pensare che i diplomatici siano dei miliardari, perché le altre attuali voci (casa, rappresentanza, autovettura, scuole, assistenza sanitaria all’estero) graverebbero su altri capitoli. L’attuale sistema potrebbe eventualmente essere mantenuto per i Capi Missione. Si potrà obiettare che l’Amministrazione non appare in grado di gestire efficacemente un sistema del genere. Allora, se il sistema forfettario deve essere mantenuto, bisogna anzitutto rivedere l’ISE al rialzo, perché essa copre anche spese dovute dallo Stato al fine di rendere possibile la presenza di un diplomatico all’estero, e poi chiarire una volta per tutte (anche al MEF e alla Corte dei Conti, che annualmente pubblicano dati cumulativi sul costo del pubblico impiego da cui risulta che i diplomatici costano cinquantamila euro al mese!) che i diplomatici sono in parte appaltatori di un servizio. Si potrebbe anche optare per ipotesi intermedie: mantenere il sistema forfettario ma definire le percentuali dell’ISE riservate ai vari segmenti, analogamente a quanto succede per la rappresentanza. La quota percentuale attribuibile alla remunerazione potrebbe altresì essere pensionabile. 

 

Aree funzionali

Dovrebbero essere reintrodotte le valutazioni nonché un effettivo sistema di motivazioni dei dipendenti più meritevoli e una sanzione degli inefficienti o poco volenterosi, mediante premi di produttività veri e consistenti, sbarramenti per poter andare all’estero, avanzamenti e così via.

 

Personale all’estero

Oltre ai diplomatici, solo i ruoli più specifici dovrebbero essere coperti da aree funzionali. Ci si riferisce alle funzioni che impongono la presenza di quadri e di dipendenti di ruolo inviati da Roma, ai quali affidare compiti sensibili, cioè quelli legati all’attestazione della fede pubblica: cittadinanza, passaporti, elettorale, visti e funzioni amministrative delegate. Tutte le altre funzioni delegabili a elementi non di ruolo devono essere ricoperte da impiegati a contratto. Questi devono però avere un regime contrattuale diverso dall’attuale, più flessibile e più rispondente alle necessità reali e contingenti (contratti a termine e a progetto) e devono essere pagati sulla base degli stipendi locali opportunamente aumentati per attrarre i migliori e non già sulla base della jungla retributiva attuale. La rete diplomatica all’estero deve aprirsi alle altre professionalità, in posizioni funzionalmente dipendenti dalla carriera diplomatica, per arricchire l’attività di Ambasciate e Consolati e per rendere evidente che l’assegno di sede non è un privilegio dei diplomatici, ma una necessità di chiunque svolga funzioni all’estero.

 

Accorpamento con il Commercio con l’Estero

E’ un’opzione che non va abbandonata: quando – inglobando il Commercio con l’Estero – la carriera diplomatica avrà un ruolo preminente nel promuovere l’economia italiana nel mondo, più a nessuno verrà in mente di chiudere le Ambasciate!

 

Giustizia amministrativa

Andrebbe istituito un forte ufficio legale, dotato di professionalità specifiche, in grado di affiancare l’Avvocatura dello Stato (nella cui attività si avvertono carenze problematiche) nei ricorsi amministrativi a difesa dei diritti della carriera.

 

N.B. L’ipotesi di schema dell’organico del Ministero degli Affari Esteri che segue è il frutto di un’elaborazione di massima e non riflette necessariamente l’attuale orientamento del Consiglio sindacale.

Ciò che è importante è salvare il contenuto della proposta:

 

·        aumento dei livelli,

·        arricchimento delle funzioni,

·        possibilità di utilizzare professionalità attualmente sottoutilizzate,

·        scorrimenti di carriera agili ed equi.


Ministro degli Affari Esteri

 

Vice Ministro alla Politica Estera

(temi politici, culturali e generali)

 

Vice Ministro all’Economia e  Cooperazione

(temi economici, promozione commerciale, cooperazione)

 

Segretario Generale

 

Primo Vice Segretario Generale

(carica la cui utilità verificare)

 

Vice Segretario Generale agli Affari Politici

(temi politici bilaterali e DGAP)

 

Vice Segretario Generale agli Affari Economici

(temi economici bilaterali, DGCE, DGCS, UAMA)

 

Vice Segretario Generale agli Affari Amministrativi

(temi generali, DGPE, ISDE, DGAA, SICC)

 

Vice Segretario Generale alla Cultura e Comunicazione

(DGPC, Servizio Stampa, Portavoce del Ministro)

 

Capo del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica

(con rango di Vice Segretario Generale)

 

Ispettore Generale

(con rango di Vice Segretario Generale)

Capi di Dipartimento

(le attuali Direzioni Generali)

 

Direttori Generali

(gli attuali Capi Ufficio)

 

Capi Ufficio

(gli attuali funzionari diplomatici Capi Sezione)

 

 

NOTE

Il Capo del Dipartimento per la Stampa sarebbe anche Portavoce dell’Amministrazione (essendo portavoce del Ministro il Vice Segretario Generale alla Cultura e Comunicazione.

Il Vice Capo del Cerimoniale avrebbe rango di Capo Dipartimento e sarebbe anche Capo del Cerimoniale del Ministero.

I funzionari alle dirette dipendenze sarebbero da ridurre e da trasformare in Vice Capo Dipartimento.


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