Considerazioni del Consiglio a margine della lettera
del Direttore Generale del Personale del 18.05.05
E’ senz’altro da apprezzare l’aver voluto riconfermare, e diramare alle Segreterie delle Direzioni Generali, le motivazioni alla base della formazione delle note delle Sedi in lista straordinaria.
E’ un principio di trasparenza importante. Tuttavia non possiamo non rilevare le condizioni di diversità e di incertezza in cui vengono a porsi i colleghi di carriera di fronte di scelte fondamentali di carattere professionale e personale. Resta altresì difficile comprendere, soprattutto a chi non è toccato di persona, come non siano programmabili e programmate – a due/tre mesi di distanza - situazioni che potrebbero anche essere viste nell’ottica di una modulazione opportuna dei tempi di trasferimento.
L’Amministrazione, nella sua lettera, tiene inoltre a far rilevare che, come già fatto presente nel caso dei colloqui con il nostro esecutivo, esiste anche la “forte anomalia rappresentata dalla mancata copertura di alcuni posti, in qualche caso di assoluto rilievo professionale, oltre all’altra anomalia della straordinaria concentrazione di domande su poche sedi evidentemente considerate più utili ai fini della progressione di carriera. [...] situazione che andrà corretta al più presto, nella logica di un migliore equilibrio tra il principio della volontarietà della domanda e quello del soddisfacimento delle esigenze di principio”.
A tale riguardo, non si può non confermare quanto il nostro Esecutivo ha già avuto modo di far presente alla DGPE nell’incontro del 2 maggio: la concentrazione di domande su poche sedi è in molti casi frutto del discutibile criterio di imporre vincoli geografici a tutto campo, invece di permettere ai funzionari di concentrarsi sull’area geografica di cui hanno più esperienza o in cui desiderano andare. Molti colleghi hanno indicato apposta sedi impossibili per adempiere ai vincoli di ricevibilità (tre o quattro aree geografiche) e ridurre, di fatto, la domanda alle sedi che intendevano veramente indicare.
A parte tali considerazioni che, va detto, vanno nello stesso senso, certamente esiste una diffusa percezione – e la lettera del Direttore Generale Surdo ne dà implicita conferma - circa l’esistenza di sedi più “nobili” e utili ai fini della carriera. Se è difficile chiedere ai colleghi di auto-frustrarsi, per puro onor di gloria, le intenzioni dell’Amministrazione di trovare idonee soluzioni alla mancata copertura di posti, in qualche caso di assoluto rilievo professionale, sono certo da considerare.
Se è evidente che qualsiasi nuovo o diverso criterio non potrebbe che essere pre-determinato, trasparente, su basi oggettive e a valenza generale, tocca proprio all’Amministrazione dimostrare che il servizio in sedi disagiate o consolari sia più premiante, con i mezzi che già esistono (note di qualifica, promozioni, nomine) e con opportune misure di incentivazione, fissate con criteri di stabilità, opportunamente codificati e non affidati a personalismi di qualsiasi tipo.
Noi siamo convinti che il venir meno di una situazione ormai dilagante di sfiducia generalizzata, di vera o percepita emarginazione, della convinzione dell’esistenza di “grandi fortunati” sarebbe di vero aiuto sia all’efficienza generale della struttura, sia ai colleghi diplomatici posti di fronte allo snodo fondamentale dei trasferimenti all’estero.
E' ovvio che nessuno va nei consolati europei se non ci sono incentivi. Stoccarda ne è il tipico esempio. Se però Stoccarda desse con certezza punti in più per la promozione, fosse meglio pagata, oppure costituisse adempimento in alternativa alla disagiata, qualcuno sicuramente la chiederebbe. Attualmente, un Seg.Leg. assegnato in prima uscita a Stoccarda è costretto, in seconda uscita, ad adempiere comunque la sede disagiata, ed è quindi escluso dalle grandi capitali o dalle multilaterali. Nessuno aspira a passare da Stoccarda ad Abuja. Se però l'adempimento fosse alternativo - o sede consolare europea o disagiata - qualcuno preferirebbe Stoccarda ad Abuja.
Occorrerebbe anche riflettere sul ‘turnover’ degli addetti. Non è facile affrontare un Consolato generale – o comunque un ufficio complesso a carattere operativo, o in un regime di totale ricambio contestuale dei responsabili ai vari livelli.
Inoltre, la distinzione tra primo e secondo segretario deve essere abolita nell'ottica dell'accorpamento dei gradi. Non può soddisfare la generica formula "esigenze di servizio". Riteniamo che l’Amministrazione debba spiegare in modo trasparente perché in una sede serve un primo o un secondo segretario. Altrimenti servirà sempre il grado corrispondente al candidato che si vuole piazzare in modo discrezionale. Il SNDMAE ribadisce che qui si tratta di rendere flessibile l'accesso alle sedi sganciando il più possibile grado e funzione.
A nostro giudizio l'intera modalità di assegnazione delle sedi dovrebbe essere rivista, e basata su criteri certi e trasparenti. Almeno per le sedi particolarmente disagiate e assolutamente per quelle in paesi particolarmente difficili, poi, sarebbe opportuno compiere una preselezione (‘shortlist’) di un numero ristretto di candidati in possesso di requisiti oggettivi e verificabili (esperienza nell’area o in un ufficio competente, conoscenza della lingua, attitudine al lavoro in situazioni difficili o di crisi). La scelta finale dovrebbe avvenire tra i candidati pre-selezionati. Nelle sedi difficili, a maggior ragione, non ci si può permettere di usare come criterio l’esigenza di tappare buchi e soddisfare i personalismi di qualsivoglia natura.
Esistono posti di funzionari vicari in Consolati Generali che non vengono assegnati a diplomatici. Se in questa fase ci sono difficoltà a partire per i Seg. Leg poiché "l’elevato numero di diplomatici reclutati negli ultimi anni ed il mancato incremento delle già limitate risorse finanziarie a disposizione non consentono di ampliare proporzionalmente gli organici all’estero", l'Amministrazione potrebbe assegnare un Seg Leg. al posto del C2 presso un Consolato Generale importante come, ad esempio, Rio de Janeiro, soprattutto in vista del voto all’estero. Il costo è lo stesso (un Seg.Leg. guadagna all'estero come un C2) e una sede come Rio non è certo secondaria per la promozione degli interessi italiani.
D'altronde, l'incarico di Console in un Consolato Generale è una prerogativa di legge per la Carriera diplomatica, e può essere attribuito ad un C2 solo in via subordinata e per motivate esigenze di servizio. Pertanto, se i colleghi Segretari di Legazione avvertono questa come una esigenza forte, il SNDMAE è pronto a prendere una posizione netta nei confronti dell’Amministrazione, specie ora che entra in vigore la legge sulla ‘vice-dirigenza’. E’ bene infatti ricordare che tutti i C3/C2 in servizio all’estero sono chiamati a svolgere mansioni molto precise, stabilite dal DPR 120/00. Si tratta di mansioni di funzionario delegato, che non devono comportare l’accreditamento di Vice Console.
In nessun caso tale accreditamento può avvenire in nome di criteri difformi da quelli stabiliti dal DPR 18: qui si tratta di un altro lavoro !
Su tutta questa materia e quindi sui trasferimenti all’estero dei Dirigenti amministrativi, il SNDMAE deve mantenere un’attenzione più che mai elevata. Oggi la DGAA ha ben 3 uffici scoperti - su 7. Presto, con il trasferimento all’estero del Capo Ufficio III, gli Uffici vacanti potrebbero salire a 4. Ma intanto vi sono 7 Dirigenti all'estero a fare il nostro lavoro...!
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