ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI – 22 MARZO 2007

 

 

(Fuori registrazione: L’Assemblea si apre con l’elezione alla Presidenza del Socio Rosanna Coniglio. Quindi, si passa al punto n. 2 dell’Ordine del giorno: la relazione sul conto consuntivo 2006 e sul conto preventivo 2007).

 

ROSANNA CONIGLIO, PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA. Do la parola al Presidente della Commissione di Vigilanza.

 

UMBERTO MALNATI, Presidente della Commissione di Vigilanza. Grazie Presidente, la Commissione di Vigilanza si è riunita il 16 marzo scorso, alla presenza mia, del consigliere Giampaolo Cutillo e del consigliere Giancarlo Batori. Abbiamo esaminato i rendiconti: consuntivo del 2006 e preventivo del 2007. Questi sono stati ritenuti congrui.

Si è peraltro osservato che, per quanto riguarda il rendiconto consuntivo dell’anno 2006, l’ampia disponibilità iniziale di 127.000 euro, sul conto corrente, è stata in buona parte utilizzata e questo è un dato, direi, senz’altro positivo. 50.000 euro sono stati destinati ad un centro di investimento produttivo e circa 47.000 euro sono rientrati nelle spese correnti. Queste ultime, nel loro complesso, hanno superato, peraltro, di circa 40.000 euro la somma delle quote individuali dei soci.

Lo stesso si ripete nel rendiconto preventivo per l’anno 2007, perché si prevede che le spese complessive dovrebbero superare la somma delle quote di circa 40.000 euro. A questo proposito, la Commissione intende rilevare, per le opportune valutazioni degli organi direttivi, che il mantenimento di questo trend di spesa, se confermato nei fatti, risulterebbe difficilmente sostenibile in futuro, salvo, ovviamente, un adeguamento delle quote.

Come ultima considerazione, naturalmente, volevo anche dire che nel preventivo 2007, ovviamente, il saldo sul conto corrente risulta negativo. Perché la disponibilità è positiva in quanto, ovviamente, in essa rientra il fondo di 50.000 euro che può essere smobilizzato in qualunque momento. Peraltro, sul conto corrente, ovviamente, il segno previsto è negativo.

 

PRESIDENTE. C’è una replica da parte dei due segretari esecutivi sia per quanto riguarda il preventivo che il consuntivo. Si farà di tutto per cercare di evitare questo segno meno…

 

UMBERTO MALNATI, Presidente della Commissione di Vigilanza. Sono osservazioni del tutto pertinenti e condivise, direi. In effetti abbiamo fatto ricorso ad un elevato trend di spesa, giustificato, ovviamente, per finalità istituzionali della nostra attività nel corso del 2006 e previste, appunto, nel 2007. Se da un lato non vi è dubbio che nel preventivo esercizio 2007 si prevede una maggiore spesa, rispetto alle entrate previste, di 47.668 euro, questo rientra, in parte, anche come orientamento inteso ad evitare un eccessivo accumulo di liquidità o, comunque, fondi disponibili nel sindacato. Ed essendo il nostro un sindacato ed essendo le spese destinate a finalità istituzionali, non possiamo accumulare degli attivi troppo importanti.

Detto questo, non c’è dubbio che si dovrà verificare, in particolare nel corso del 2007 e nel preventivo del 2008, o una riduzione del trend di spesa ovvero un aumento delle quote sociali perché, indubbiamente, l’osservazione è del tutto pertinente. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille. C’è qualche altro intervento su questo tema?

 

UMBERTO MALNATI, Presidente della Commissione di Vigilanza.  Solamente per precisare che ritengo comunque senz’altro positivo l’orientamento di cercare di utilizzare i fondi fino in fondo. Perdonate il gioco di parole, ma indubbiamente le quote dovrebbero essere utilizzate. Magari preservando, giustamente, in un fondo gestito, quella disponibilità prevedibile che si può accumulare per ragioni anche di emergenza, ovviamente.

 

PRESIDENTE. Bene, grazie. Se non ci sono altri commenti passiamo al punto successivo dell’ordine del giorno, il punto 3: «Elezione dei membri della Commissione di Vigilanza».

Do la parola a…

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Posso prenderla io?

 

PRESIDENTE. Sì.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Grazie Presidente, io volevo dire che la questione del rinnovo periodico delle cariche delle due Commissioni è una cosa che mi sono trovato ad affrontare come Esecutivo del SNDMAE, già l’autunno scorso, a seguito della partenza per l’estero dei due precedenti titolari. Abbiamo avuto la disponibilità - che ho cercato attraverso la consultazione dei soci in Consiglio e vicini al Consiglio – per la Commissione elettorale di Paolo Massa e dei due colleghi supplenti, che, per ragioni di tempo, non hanno potuto essere confermati da un mandato assembleare. In via provvisoria, anche parlandone con il Presidente della Commissione di Vigilanza, abbiamo proceduto ad una nomina pro tempore per colmare il vuoto. Quindi credo che, ora per allora, l’Assemblea debba prendere atto di questo di fronte ad una attività ed adempimenti già svolti, in modo, direi, inappuntabile, dalla Commissione elettorale. Quindi questo è un aspetto.

Per quanto riguarda, invece, la Commissione di Vigilanza stessa, mi segnalava il presidente, Umberto Malnati, che è da prevedere, da qui al secondo semestre e probabilmente entro la fine dell’anno, un avvicendamento alla presidenza di questa Commissione, prevedendo, il nostro Presidente uscente, di partire per una destinazione all’estero. Quindi, in previsione di quell’evenienza, mi sono attivato per cercare la disponibilità di soci che prevedano di rimanere a Roma per un periodo superiore all’anno. Ho riscontrato una disponibilità nel socio Paolo Scartozzoni, a prendere la rélève della Commissione di Vigilanza una volta che Umberto Malnati sarà partito o sarà prossimo alla partenza.

Quindi credo si debba sottoporre questa proposta all’attenzione dell’Assemblea ed approvarla, rimanendo gli altri due membri ancora in carica perché non ho avuto notizie di loro intenzioni di dimettersi.

 

PRESIDENTE. Hanno offerto la loro disponibilità…

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Hanno offerto la loro disponibilità, di massima, a continuare.

 

PRESIDENTE. Grazie Presidente. Vorrei sapere se ci sono commenti su questi due punti che abbiamo trattato insieme. Se non ci sono ringraziamo la disponibilità del socio Scartozzoni e gli diamo il benvenuto nella Commissione di Vigilanza e confermiamo i componenti della Commissione elettorale che hanno già lavorato.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Quindi si verbalizza questa disponibilità.

 

PRESIDENTE. E mi pare che possiamo chiudere anche questi due punti all’ordine del giorno. Se siamo tutti d’accordo possiamo fare una pausa perché mancano dieci minuti all’inizio della parte dibattimentale. Do la parola al Presidente del SNDMAE che vuole aggiungere qualche altra cosa.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Sì, siccome il punto fa parte delle uscite del 2006, proprio mentre stavamo incamminandoci per venire qui nella sala delle conferenze internazionali, abbiamo ricevuto la telefonata del trasportatore Bartolini, che ha appena consegnato alla nostra segreteria due cartoni contenenti il libro curato dal socio Lenzi sull’opera dell’ambasciatore Ducci sulla costruzione europea. Fu così che l’estate scorsa fui sensibilizzato dal socio Lenzi affinché quest’opera venisse pubblicata, in mancanza di contributi significativi alla pubblicazione da parte di altri enti ed uffici all’interno del Ministero. Vedendo che la disponibilità di bilancio lo consentiva, ho proposto al Consiglio l’uscita di una spesa di circa 2.000 euro, per arrivare a contribuire alla pubblicazione di questo libro presso l’editore Rubettino. A condizione che vi fosse una menzione specifica del SNDMAE come patrocinatore dell’iniziativa. Così è stato ed ho notato che l’iniziativa si inserisce degnamente nella nostra politica di comunicazione esterna e che torna utile soprattutto quando noi, le poche volte che usciamo da Roma per illustrare l’attività del SNDMAE come associazione di categoria, ci troviamo in situazioni simili a quella dell’ISPI a Milano, lo scorso ottobre, o all’università di Genova la facoltà di Scienze Politiche, l’istituto di Studi Europei. Ho notato che portare un contributo di questo tipo costituisce senz’altro un momento qualificante per la valorizzazione del ruolo della diplomazia.

Certo, noi siamo un sindacato, queste attività devono essere collaterali, non certo principali, ma ci è parso che lo sforzo di spendere 2.000 euro fosse ampiamente giustificato e così abbiamo fatto. Eravamo incerti se portare il libro già in sala conferenze oggi e segnalare la possibilità di acquistarlo ad un prezzo anche più ridotto rispetto a quello effettivamente di copertina, ma potremmo anche soprassedere ed invitare i soci che fossero interessati a rivolgersi alla segreteria nei prossimi giorni.

 

ANNA DELLA CROCE. Lo possiamo vedere?

 

ENRICO GRANARA,  Presidente SNDMAE. Sì, potremmo anche vederlo se il dottor Borniquez ha avuto modo di portarne qualche copia. Bene allora lo vediamo.

 

ANNA DELLA CROCE. Dovrebbe essere qua?

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. No, c’è scritto da qualche parte. Carte sparse, presentazione, «Edito col sostegno del Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri, SNDMAE». Sotto la sigla del cinquantenario dell’anniversario della firma dei Trattati di Roma. «Pubblicato sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile». Avete notato che questa pagina è pubblicata sotto l’egida della Presidenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile, in occasione del cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma. Quindi noi sia co-sponsor assieme al dottor Bertolaso, e c’è la prefazione dell’onorevole ministro D’Alema, quindi penso che con duemila euro abbiamo fatto una discreta figura. Credo che comprare un annuncio su un giornale costi molto di più, questa è una cosa che rimane.

Questo mi dà il destro per illustrare un aspetto, non direi marginale ma neanche così primario della nostra attività, che è stato quello di presentare il libro di Enrico De Agostani, l’iniziativa editoriale e di comunicazione più importante del Sindacato dell’anno scorso, all’ISPI, a Milano, all’università di Genova. Eccolo qua, vedi? Nell’esercizio 2006.

 

PRESIDENTE. Perché?

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Perché, evidentemente, la consegna è avvenuta oggi e siamo già in un altro esercizio.

Soprattutto, all’università di Genova, abbiamo avuto anche modo di parlare anche della modalità di preparazione al concorso diplomatico impartendo, a titolo molto amichevole, consigli ai laureandi su come affrontare questa prova. Dell’esito di questa prova abbiamo, con Anna Della Croce, impostato quella lettera al Direttore Generale per il Personale che è circolata una diecina di giorni fa. Abbiamo avuto l’opportunità di instaurare dei rapporti con l’ISPI e con lo stesso Istituto di Studi Europei a Genova. Quindi potremmo, adesso, segnalare a questi due enti la nostra iniziativa.

Se diamo un’occhiata al dettaglio delle uscite per quest’anno, vediamo che il convegno congiunto SNDMAE, SINPREF e ANM, per il quale abbiamo previsto una spesa di 10.000 euro.

 

PRESIDENTE. Rientra fra le uscite del preventivo?

 

ENRICO GRANARA,  Presidente SNDMAE. Sì. Ora, noi non sappiamo esattamente quando avrà luogo questo convegno, perché tutto è subordinato alla capacità di elaborazione dei tre enti interessati ad un testo congiunto su cui stiamo lavorando e siamo in fase direi avanzata di raccolta di documentazione ed iniziale stesura, e quindi possiamo dire che potrà essere pronto da qui a giugno, probabilmente. Adesso dovremo confrontarci anche con le altre due controparti e vedere a che punto sono loro. Il senso di questo convegno - se ci sarà occasione poi, nel prosieguo, di dibattito, di specificarlo da parte di Francesco De Luigi - è quello di segnalare, ad un pubblico qualificato istituzionale a Roma, l’importanza di assicurare delle risorse stabili per il funzionamento dello Stato-apparato e per le tre principali funzioni dello Stato che sono, appunto, l’Interno, gli Esteri e la Giurisdizione. Questo voleva essere anche una sorta di contributo ad un dibattito nazionale che ha avuto, come punti di riferimento, anche la pubblicazione di un libro sul costo delle democrazia da parte dei senatori Salvi e Villone, e che ha ispirato una nostra riflessione su questo argomento e che vediamo come un buono spunto per dire delle cose che ci preme dire, che sono poi oggetto della nostra stessa relazione. Il filo logico di ogni discorso che ruota attorno sia alla carriera, sia ad ogni lavoro del personale del Ministero degli Affari Esteri e sia al tema delle risorse sempre più scarse etc.

Questo per quanto riguarda il convegno che abbiamo previsto sperabilmente per quest’anno. Certo, il momento più opportuno per tenerlo potrebbe essere l’inizio dell’impostazione della Finanziaria. Ma questa è giusto una divagazione, perché io ancora ufficialmente non ho ancora la parola e siamo in fase di recess, in fase di pausa.

Cogliamo l’occasione per dare il benvenuto ai soci ed agli ospiti che sono, nel frattempo pervenuti. Riconosco i rappresentanti ed anche la signora della Cisl. Faremo un riferimento al libro di Roberto Ducci, che noi abbiamo sponsorizzato contribuendo alle spese di pubblicazione insieme ad un ente istituzionale, non appena avremo un parterre  più completo con le nostre controparti.

Beh, io direi che, per non lasciare vuoti di esposizione, si possa dare intanto lettura di un messaggio che ci è pervenuto dal Gruppo parlamentare l’Ulivo, vice presidente Marina Sereni, che mi ha mandato una lettera ieri, con la quale dice: «Il calendario dei prossimi lavori parlamentari non mi consentirà di allontanarmi dall’Aula, come pure avrei voluto, per poter partecipare all’Assemblea Generale Ordinaria del SNDMAE che avrà luogo il prossimo 22 marzo al Ministero degli Esteri. Mi è gradita però l’occasione per testimoniare la mia stima per il lavoro che il personale del Ministero degli Esteri svolge costantemente al servizio del nostro Paese e dei nostri connazionali all’estero. In tale spirito invito ai partecipanti tutti il mio saluto più cordiale assieme all’augurio di buon lavoro».

 

PRESIDENTE. C’è da dire altro?

 

ENRICO GRANARA,  Presidente SNDMAE. Beh, no, direi che queste note le possiamo concludere così.

 

PRESIDENTE. Ringrazio il Presidente per le sue osservazioni ed informazioni. Sono lieto di salutare il Direttore ed il Vice direttore del personale che sono entrati nella sala, però se voi avete qualche cosa da dire forse potete chiedere la parola ora. Farei cinque  minuti di pausa aspettando che la sala si riempia un po’ di più, ma veramente cinque minuti. Sono le 15 e due minuti, alle 15 e sei minuti, quindi non tra cinque ma tra quattro minuti, riapriamo i lavori con gli interventi dei nostri ospiti. C’è qualcuno che chiede la parola? No. Allora ci aggiorniamo a fra quattro minuti. Grazie.

 

(pausa dei lavori)

PRESIDENTE Riapriamo i lavori, vorrei pregare i colleghi di sedersi attorno al tavolo prima che sulle sedie, se è possibile, così riempiamo il tavolo. Non nei sedili riservati, tranne i destinatari dei cartelli. Bene.

 

Prima di tutto permettetemi di dare il benvenuto al Segretario Generale, l’ambasciatore Pucci, tornare a dare il benvenuto al Direttore Generale per il Personale, l’ambasciatore Massolo, dare il benvenuto al Vice Capo di Gabinetto, ministro Tonini, al Direttore Generale per l’Integrazione Europea, ministro Oliva e al Vice Direttore Generale per il Personale e basta, perché, altrimenti, nominiamo tutti quanti.

Dichiaro aperti i lavori e saluto anche il Direttore Generale per le Americhe che sta appena entrando, e do la parola al Segretario Generale del Ministero degli Esteri, ambasciatore Paolo Pucci di Benisichi, come punto 5 dell’ordine del giorno dell’Assemblea. Ambasciatore, ha la parola.

 

PAOLO PUCCI DI BENISICHI, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri. Grazie Presidente. Debbo dire che sono molto lieto di essere qui con voi questo pomeriggio in un ambiente che mi è caro e con cui ho antica dimestichezza. Tanto grande dimestichezza che, arrivando, ho avuto la tentazione di andare da quel lato del tavolo e non da questo. Vorrei anzitutto portare il saluto del Ministro degli Esteri che mi ha pregato di rendermene interprete. Avrebbe voluto essere con noi e con voi quest’oggi ma adempimenti istituzionali a Palazzo Chigi non gli consentivano di farlo. Mi ha pregato di dire che il suo era un forte augurio di buon lavoro e di buon esito di questa Assemblea Generale Ordinaria del Sindacato Ministero Affari Esteri, SNDMAE.

Dicevo, stavo entrando dall’altro lato perché memore di queste passate attività in seno al SNDMAE. Aggiungerei anche che questa duplice identità che mi accade di sentire, da una parte totalmente responsabile della continuità dell’azione amministrativa, così viene definita la funzione di Segretario Generale, in qualche misura vertice amministrativo della «casa», non affatto impedisce l’altra identità che avverto, che sento, che mi è cara, che è quella di un dipendente della Farnesina nella specifica poi qualità di funzionario della carriera diplomatica. Perché io credo che il tratto saliente della nostra professione sia proprio quello di essere ad un tempo dirigenti e dipendenti, le due cose non si elidono ma, a mio giudizio, anzi, si rafforzano e si consustanziano nella vita dell’Amministrazione degli Esteri.

Non vorrei parlare a lungo, perché mi pare che quello che è importante, di assemblee come questa, è soprattutto di ascoltare, dare modo al maggior numero possibile di interventi di far conoscere le proprie valutazioni ed anche facilitare, in questo modo, la ricerca di posizioni condivise che poi il Sindacato riterrà di assumere e di prospettare alla dirigenza politica del Ministero degli Esteri.

Mi felicito, sotto questo profilo, anche dell’iniziativa che, quest’anno, il presidente Enrico Granara, al quale vorrei rivolgere i miei rallegramenti più cordiali per la sua rielezione alla guida del SNDMAE, così come vorrei rivolgere, anche a Francesco De Luigi, i miei complimenti per la sua riconferma e così agli altri membri tutti del consiglio direttivo del Sindacato.

Dicevo, mi rallegro per questa iniziativa del presidente Granara che è quella di distribuire per tempo la sua relazione piuttosto che dar luogo a lettura. Questo fa economia di tempo, consente di aver contezza delle cose che il presidente vuole esporre all’Assemblea in anticipo, in modo da facilitare, poi, il dibattito e gli approfondimenti.

Mi limiterei, quindi, nel segno di questa esigenza di economia, e assumendo che poi taluni dei principali punti che saranno oggetto di approfondimento nel dibattito siano ripresi anche da questo lato del tavolo, ed in particolare dal Direttore Generale del personale, che è l’interlocutore istituzionale diretto dei sindacati, e alla cui cognizione, che è vasta ed articolata, faccio fin d’ora appello per rispondere ai quesiti e alle sollecitazioni che venissero eventualmente poste in questo dibattito.

Vorrei limitarmi a raccogliere quattro elementi che figurano nel consuntivo del lavoro condotto dal Sindacato anche per il 2006, che mi pare abbiano fatto, appunto, oggetto di specifica menzione. Il punto delle risorse, il punto delle competenze, il punto della semplificazione ed il punto della centralità.

Sulle risorse quello che mi vien da dire è che in perfetta difformità con quello che era il linguaggio corrente nella Francia pre-Prima Guerra mondiale, quando si diceva dell’Alsazia: «Pensarci sempre ma non parlarne mai». Io credo che, sulle risorse, bene facciamo tutti dall’una all’altra parte del tavolo a, all’opposto di quanto dicevo dei francesi, di parlarne sempre, perché è bene che se ne parli. Perché l’evidenza dello squilibrio fra quota parte di bilancio che in Italia viene allocato al servizio Esteri nel suo insieme e quota parte di bilanci degli altri Paesi d’Europa con i quali ci misuriamo, siamo concorrenti e pur partners ed alleati corali e sodali.

Ma è chiaro che la modestia delle allocazioni di bilancio alla Farnesina è materia che giustifica costantemente il parlarne ed il lamentarne. Però, così come molto ne parliamo, dobbiamo anche pensare. Non pensare che la parola sia vaga o futile, perché non è questo il punto. Semplicemente però, aver pensiero e quindi consapevolezza che, realisticamente, nella realtà in cui siamo chiamati a vivere e ad operare, e di là anche degli esiti felici della legge Finanziaria del 2007 e la legge di Bilancio che, tutto sommato, hanno consentito grazie, debbo dare atto, all’impegno della dirigenza politica, dell’amministrazione del Ministro degli Esteri che, grazie alla sua autorevolezza ed alla sua influenza è riuscito a rimontare una china che sembrava, all’inizio del progetto di Finanziaria, a settembre, molto scomoda per noi tutti. Ma, dico, al di là del buon esito del lavoro condotto negli ultimi mesi dell’anno trascorso io credo che bisogna attrezzarsi, bisogna pensare che le risorse, in termini sostanziali, difficilmente potranno lievitare nella misura di quello che noi riterremmo dovessero fare attesa la comparazione con i maggiori nostri partners. Quindi parliamone costantemente, affermiamo il punto ma attrezziamoci anche per vivere in una situazione di cogenza di risorse. Questo, a mio giudizio, vuol dire anzitutto, spenderle bene. Perché, a misura della pochezza delle risorse, l’importanza, il rilievo, l’imprescindibilità di una spesa economica intesa a sortire i risultati più acconci e, credo, un’esigenza che più ancora che in altri casi, in altri contesti, è davvero un’esigenza imprescindibile. Questo vuol dire anche, io credo, fare una scala di priorità. Ciò che è assolutamente prioritario, ciò che è un po’ meno prioritario, ciò che prioritario non è, perché è in funzione di queste scelte che le nostre possibilità finanziarie debbono, io credo, essere allocate. Stabilire quale sia la soglia al di sotto della quale non si può andare per rendere un determinato servizio e al di sotto di quella non andare, perché altrimenti sarebbe una spesa improduttiva. Sappiamo tutti che vi sono dei livelli economici al di sotto dei quali semplicemente non è produttivo andare e quindi stabilire delle priorità. Ritengo che sia nella logica delle cose una necessaria attenzione.

In tema di competenze, che è il secondo punto, mi pare, riassunto nel consuntivo della relazione del presidente Granara, io credo che dobbiamo avere in mente - ovviamente nella difesa e nella valorizzazione delle competenze che sono quelle assegnate alla Farnesina - ed anche essere sensibili alla necessità che ad ogni nuova ipotesi di attribuzione alla struttura della nostra Amministrazione o di competenze del tutto nuove o parzialmente innovative – penso al campo dei servizi consolari dove, anche di recente, sono state ipotizzate attribuzioni importanti, significative ed anche gratificanti per noi nel riconoscimento della capacità della rete consolare di offrire servizi qualificati nuovi per molti versi -, bene, penso anche che ad ogni nuova attribuzione che viene contemplata si accompagnino risorse corrispondenti. Non ha senso prendere delle nuove competenze senza avere le risorse per farvi fronte in modo onorevole. Non voglio dire ottimale, perché l’ottimo è nemico del buono, ma in condizioni onorevoli.

Sulla semplificazione, che è materia sulla quale il Sindacato ha formulato proposte ed assunto delle iniziative propositive e lo ha fatto, devo dire molto meritevolmente, credo che le risposte che sono state date non siano del tutto esaurienti da parte nostra, dell’Amministrazione, e tuttavia qualcosa si è fatto. Credo, ed invito il Sindacato a tener conto, che ciò che è stato possibile fare, perché, come sempre bisogna tener conto del contesto all’interno del quale si opera – forse, anzi, sicuramente far di più in termini di semplificazione amministrativa e contabile in conformità a quella che è la proposta del SNDMAE in termini di bilancio di sede, mi riferisco in particolare -, non è stato possibile fare tutto ciò che è stato proposto ma ne è stato fatto una parte. Io credo che sia importante che nella attuazione di ciò che è stato possibile decidere di fare, si dia mostra di questa nostra attitudine di mettere a profitto, di mettere a frutto bene i margini di flessibilità, di autonomia e di semplificazione che siamo riusciti a conseguire. Questo, nella logica di ottenere di più e di meglio, è un processo di gradualità.

Infine una considerazione, se mi è dato, sul quarto punto saliente sul consuntivo della relazione presidenziale, quello della centralità. E’ un tema che, sappiamo tutti, da sempre ci interessa e ci appassiona. Credo sia necessario, ad un tempo, essere consapevoli che una linea difensiva volta ad affermare la competenza esclusiva di tutto ciò che inerisce alla proiezione internazionale del nostro Paese in capo alla Farnesina, sia probabilmente destinata a non avere successo. Perché nel mondo globalizzato ed interagente in cui viviamo, di proiezione esterna di tutti i settori della vita pubblica organizzata, dire che è il Ministero degli Esteri che deve far tutto, come si poteva dire, torno a fare un esempio storico, fino alla prima guerra mondiale, quando, a Vienna, l’ambasciatore Avarna, rappresentava la pienezza di tutto ciò che il «sistema Italia» esponesse verso l’impero Austro-Ungarico. Oggi, probabilmente, questo sarebbe incauto oltre che poco realistico. Io non credo che la centralità della Farnesina si affermi nell’esclusiva della proiezione internazionale del Paese. Credo che si affermi, ecco, questo mi preme di dire, in forza di una documentata e credibile professionalità, che ci permette di, in qualche modo, governare questa realtà nella centralità delle cose.

Io farò solo questo esempio, perché sono reduce da una riunione a Palazzo Chigi su un tema che indica davvero come sia importante testimoniare di professionalità, di know-how. E’ un’informazione riservata, quella che do, ma come può esserlo in un’assemblea sindacale. In tema di cerimoniale, tutti noi forse ricordiamo che, ferma restando una competenza istitutiva del Servizio del Cerimoniale che rimonta al 1950 - e che faceva capo al Servizio, allora si chiamava così, Cerimoniale e Diplomatico della Repubblica, nell’insieme delle incombenze protocollari che inerivano alle principali cariche dello Stato, quindi Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio e Ministro degli Esteri -, nel 2000, il settore di competenza inerente alle attività interne del Presidente del Consiglio venne trasferito a Palazzo Chigi. Bene, il risultato è che a sette anni di tempo, ci si è accorti, a Palazzo Chigi, che noi lo facciamo meglio, e quindi ci si chiede di tornare ad investircene. Ora bisognerà capire modi e forme,  perché, naturalmente, questo è un processo che coinvolge anche interessi che, magari, non sono esattamente convergenti in materia. Ma questo è un esempio di come, dimostrando professionalità,  know-how e perizia, la professionalità si afferma nelle cose. A me sembra che questo sia il modo in cui meglio la nozione della centralità della Farnesina nella proiezione internazionale del Paese in tutti i campi in cui ha da manifestarsi: proiezione e promozione economica e commerciale, proiezione e promozione culturale, scientifica, diffusione della lingua e poi, naturalmente, il sistema produttivo e quant’altro. Bene, in tutto questo la perizia e la professionalità dei nostri funzionari e dei nostri dipendenti è il principale motivo conduttore che debba portarci ad affermare, nella pratica, la centralità della nostra Amministrazione. Cercare di disciplinarla formalmente è più difficile e probabilmente poco realistico. Almeno questa è la sensazione che io avverto e che volevo rappresentarvi.

Non vorrei dir di più perché se più avessi a dire prima di tutto toglierei spazio al dibattito, poi, anche e soprattutto, agli interventi del vertice politico. Il Direttore Generale per il Personale, che mi è qui vicino, vorrà forse dire qualcosa sui temi specificamente oggetto del dibattito assembleare. Ma, perlomeno, per questa fase, mi riserverei di limitarmi a questo, grazie Presidente.

 

PRESIDENTE. Ringrazio il Segretario Generale per il suo intervento, che ha toccato i quattro punti sui quali si è articolato il lavoro del Sindacato nello scorso anno e che fanno parte del programma del Sindacato per l’anno a venire.

Volevo semplicemente fare due piccole osservazioni per quanto riguarda le risorse. Pur dall’estero, ho potuto seguire la battaglia che ha fatto il Sindacato quest’anno. E’ stata una battaglia difficilmente riscontrabile in passato. Una battaglia di grande impegno e di grande forza ed è andata in parallelo a quella che ha fatto l’Amministrazione. Credo che questo sia qualcosa di interessante, forse non nuovo, non so se in passato sia successo, ma sicuramente interessante, che vale la pena di sottolineare. L’esito si è visto, è stato sotto gli occhi di tutti, per cui le strade che sono state percorse sono state le più adatte.

Per quanto riguarda la semplificazione, tutti, sulla nostra pelle, prima o poi soffriamo la mancanza di semplificazione burocratica ed amministrativa, per cui penso che tutti noi, credo di potermi fare interprete di tutti noi, abbiamo dato il benvenuto ed accolto con grandissimo favore l’inizio della semplificazione che quest’anno, con l’accorpamento di alcuni capitoli di bilancio, è stato avviato. Però credo di potermi fare interprete di tutti nei confronti dell’Amministrazione dicendo che questo deve essere solo un inizio. Sono certa che l’Amministrazione farà di tutto, perché siamo tutti nella stessa barca, più o meno, e tutti sentiamo questa esigenza.

Per quanto riguarda la centralità, un monito a tutti di difenderla, ognuno con le proprie forze, i propri mezzi e le proprie competenze, ma non dobbiamo mai smettere di difenderla. Stando all’estero forse più che a Roma ci si rende conto del ruolo assolutamente insostituibile e centrale delle rappresentanze diplomatiche e delle diplomazia in senso lato, pur tenendo conto di tutte le varie forme e rivoli di indirizzi nella direzione nella quale, diciamo, l’attività estera del Paese, nelle istituzioni locali, si svolge. Ma la centralità degli Esteri, penso siamo tutti d’accordo, va sempre difesa.

Vorrei, prima di dare la parola al Sottosegretario, onorevole Crucianelli, dare il benvenuto agli ospiti che sono sopravvenuti. L’onorevole Marco Zacchera, e l’onorevole Arnold Cassola che ringrazio di essere qui stasera, il Presidente del Cida, dottor Rembado, la Presidente della Did, il ministro Spinelli, e la Presidente dell’Associazione Consorti, la signora Anna Visconti. Darei la parola al Sottosegretario, onorevole Crucianelli, ringraziandolo di essere intervenuto.

 

ON. FAMIANO CRUCINELLI, Sottosegretario agli Affari Esteri. Vorrei ringraziarvi per questo vostro invito, anche se ho avuto modo, proprio all’inizio di questa nostra legislatura, di avere, incontrando il Presidente, la conoscenza di quello che il vostro lavoro ed i vostri programmi.

La mia presenza non vuole essere né formale, né rituale, ma è una presenza convinta. Come voi sapete io lavoro con due direzioni generali, quindi con una parte importante di questo Ministero, e sono quotidianamente a contatto con un pezzo molto significativo della sua attività. Debbo dire che ho avuto, non lo dico per piaggeria, modo di sperimentare completamente la fondatezza di quel luogo comune positivo -  e non è facile trovare luoghi comuni positivi quando si parla dello Stato, dei suoi apparati, non parliamo poi della politica – e cioè quando si dice che qui è concentrata una parte importantissima di qualità e di professionalità di quella che è la nostra Amministrazione pubblica. E’ un fatto, io credo, assolutamente indiscutibile e, in questo senso, ha ragione il Segretario generale, bisogna parlare di risorse, non bisogna sussurrare soltanto i problemi che sono legati al nodo delle risorse. Ora, e giustamente, sempre il Segretario Generale ha rievocato il passaggio delicatissimo della Finanziaria e come, in quel passaggio, si è riusciti a modificare una tendenza che poteva essere realmente distruttiva. Capisco anche la difficoltà di immaginare, nella prospettiva, una inversione radicale di rotta. Questo, però, non cancella il problema che vi sia – lo condivido, l’ho anche detto poc’anzi – uno squilibrio fortissimo fra le nostre risorse, fra le risorse che il nostro Paese impegna in questa centrale attività che è la politica estera e quello che viene impegnato in altri Paesi che hanno le nostre stesse ambizioni. Io sono particolarmente attento a questo problema e mi rendo conto, ogni volta che vado a Bruxelles, la distanza abissale che passa fra quanto noi investiamo e quanto altri investono. Ma anche quando vado nelle ambasciate e discuto disperatamente con gli ambasciatori sul come fare le iniziative anche di promozione anche di fronte a contraddizioni che restano, per me, misteri della ragione. Cioè di fondi che restano, parlo di alcuni Paesi balcanici, e sono lì depositati, immobilizzati, ibernati e non si capisce bene per quanti secoli. E’ un mistero ed io spero si possa, prima o poi venire a capo di questo punto che è veramente una contraddizione di fronte ad una drammatica assenza di risorse, noi abbiamo, in realtà, un congelamento di risorse. O anche quando ne discuto, io non ho pudore nel sollevare anche questi problemi, della difficoltà in cui ci si trova a fare anche quel minimo di promozione culturale che un Paese che ha quella forza, quella storia e quell’identità culturale, dovrebbe sviluppare all’estero. Come, anche, talvolta si trovi una sorta di scarsa sensibilità da parte anche di quei settori privati che anche potrebbero dare un sostegno e invece questo sostegno non lo danno e qui io ho chiesto di avere un quadro generale, perché dobbiamo anche vedere come dare razionalità anche alla possibilità per trovare ed investire delle risorse. Voglio dire che il nodo delle risorse è veramente una grande questione, una grande questione che dobbiamo trovare il modo non soltanto di non seppellire nel pudore, ma anche di farla diventare una grande questione se vogliamo avere quella politica internazionale che vogliamo e pensiamo sia adeguata al nostro Paese. Credo che non sia, proprio per la mia esperienza, un atto anche qui formale ed una piaggeria dire che i successi anche, di politica internazionale -  non voglio fare politica, c’è qui l’onorevole Zacchera, ma insomma, diciamo, parla per quello che sono questi mesi – che si sono avuti in questi mesi, sicuramente avranno come hanno sicuramente dietro la politica, la strategia e le scelte, ma in grandissima parte lo si deve allo straordinario lavoro che fate.

Tutto questo rende assolutamente pregnante l’affermazione del Segretario Generale quando parlava della centralità della Farnesina. Io ne ero già convinto prima avendo per diversi anni, in Parlamento, frequentato la Commissione Esteri, ma ne sono ancor più convinto oggi e soprattutto sulla base di fatti. Ne cito uno. Noi ci siamo trovati di fronte a quel delicatissimo passaggio - non voglio essere offensivo nei confronti dei nessuno e tanto meno nei confronti di altri Ministeri, ma sono dati obiettivi – legato alla storia di Cogoleto ed a tutta la vicenda, molto difficile da gestire perché chiamava in causa tanti Ministeri, Grazia e Giustizia, Famiglia, Affari Sociali, cioè, era una situazione molto intricata. Proprio in questi giorni c’è una missione importante in Bielorussia che sta, forse, trovando una soluzione importante ai diversi problemi che sono sul tavolo. Ebbene, in quella fase così convulsa, molto nervosa, anche in rapporto con l’opinione pubblica che abbiamo avuto, dove qualche contraddizione pure si è aperta, è emersa con grandissima chiarezza la funzione centrale e determinante che la Farnesina ha avuto nel mantenere un equilibrio e nel tenere una barra, cosa che poi, a posteriori, ci è stata ampiamente riconosciuta da tutti. Io voglio dire che anche in passato – ed anche qui c’è tutta una discussione con il Ministero per il Commercio Estero e non voglio riaprire anche qui un capitolo – ciò che noto, ciò che vedo, è che dovunque io vada per il tipo di responsabilità che porto, ho girato e giro moltissimo in tantissimi Paesi che hanno una rilevante funzione per la nostra economia, per la nostra attività economica e per la nostra attività industriale e finanziaria, debbo dire che anche in questi Paesi: c’è una centralità della nostra struttura diplomatica che è assolutamente evidente. Quindi, quando discutiamo di risorse, quando discutiamo di successi nella politica internazionale e di centralità, facciamo un solo discorso, mi pare. Ed è questo discorso che, io credo, dobbiamo trovare il modo di rappresentare con sempre più forza per dare quelle gambe che sono poi fondamentali per affrontare le sfide che sono dinanzi a noi.

Ecco, erano queste brevissime considerazioni quelle che volevo fare, ripeto, non in modo formale, perché nella mia vita politica e nella mia attività quotidiana, con voi, sperimento la centralità, appunto, della Farnesina, grazie.

 

PRESIDENTE. Molte grazie onorevole Crucianelli. Io darei la parola al Presidente del SNDMAE, il presidente Granara, che me l’ha chiesta, il quale farà delle osservazioni su quanto è stato detto dal Segretario Generale e dal Sottosegretario, per dare poi la parola, successivamente, al Direttore Generale per il personale. Però prima di dare la parola a Granara, volevo dare il benvenuto all’ambasciatore Sanguini, Direttore Generale per l’Africa sub-sahariana e al Capo del Cerimoniale, ministro Visconti. Do la parola a Granara.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Grazie Presidente. Io mi trovo in una situazione di leggero disagio non avendo il mio testo con cui parlare per quaranta minuti ed a tratti ho la sensazione di non aver niente da dire in un frangente come questo.

Devo dire che il segretario generale, nel suo intervento, ha sviluppato alcuni punti che sono centrali rispetto sia all’impostazione della relazione consuntiva che abbiamo sottoposto ai soci con la diramazione di due giorni fa e con il documento sul problema del contenzioso che abbiamo diramato ieri. Da parte mia, come portavoce di una maggioranza di soci che si trova ad operare essenzialmente all’estero – impegnati a mandare avanti 280 nostri uffici - sono portato ad essere il loro portavoce e a far proprie le osservazioni che vengono dal campo e che sono, secondo me, il banco di prova di tutto quello che noi, da Roma, nei nostri rispettivi ruoli, elaboriamo e cerchiamo di portare avanti. Ero incerto se esordire oggi riferendovi questo messaggio che mi è arrivato qualche giorno fa, poi ho deciso di farlo, poiché ritengo sarebbe stata la cosa più onesta, proprio perché dà un tocco di brutale realismo alle considerazioni che svolgiamo intorno a questo grande tavolo quadrato. Questo è ciò che mi scrive un socio capo missione di un’ambasciata medio piccola, secondo i nostri standards, in un Paese extraeuropeo. Dice: «Per il nuovo capitolo di gestione accorpato, mi hanno assegnato appena 39.000 euro, una media di 13.000 per ciascuno dei tre vecchi capitoli, due terzi di quanto era stato dato, in totale, nel 2006, quando, come tutte le altre ambasciate, già questa sede era arrivata in fondo a vari dimezzamenti, anno dopo anno, ed era stata una di quelle che aveva preannunciato il rischio di sospensione di attività. Per la cronaca,  mi hanno dato il 45% della richiesta. ‘Questo è troppo, direi’, dice il capo missione. Credevo che avremmo dovuto rassegnarci a risalire e a ripartire dalle elemosina del 2006, ma qui mi sembra che si continui a tagliare il 30% l’anno. Che cosa faremo tra pochi anni? Gestiremo l’ambasciata con 5-6.000 euro?». Ecco, questa, secondo me, è una testimonianza pregnante di quella che è la situazione delle nostre sedi all’esterno sul piano della gestione dei fondi di funzionamento e manutenzione delle attività minime di routine. Ebbene, che cosa risponde l’Amministrazione ai suoi capi missione? Con un messaggio circolare di un paio di mesi fa si parla, per la prima volta, di disciplinare una nuova prassi amministrativa, quella dell’insolvenza, con la quale si impartiscono su come trattare con i creditori in termini di priorità nella morosità. Insomma, un vero trionfo, verrebbe da dire, per l’immagine istituzionale italiana, o italiana tout court, l’immagine di un Paese che è membro del G8. Questo è quanto viene sentito dai nostri capi missione all’estero. Insomma, a noi pare che sia attorno alla questione delle risorse, come diceva prima il Segretario Generale, risorse per andare avanti in modo decente, onorevole, è usato questo termine, che ruota ogni discorso intorno alle nostre attività. Ogni anno ci troviamo qui ad affrontare una questione più deteriorata, una situazione che ho tentato di rappresentare nella mia relazione, unitamente a considerazioni di prospettiva, di richiamo al senso dello Stato, dello Stato italiano nei suoi rapporti con gli altri Stati, con le sue sedi istituzionali di rappresentanza negli altri Stati, ma anche con le sue proposte concrete. Il Segretario Generale ha avuto la gentilezza di richiamare anche fornendo un certo numero di particolari, la nostra proposta del bilancio di sede, alla quale l’Amministrazione ha risposto con il concetto di gradualità. Nella relazione consuntiva che abbiamo diramato, abbiamo ricordato che il regime delle contabilità speciali non è poi una cosa così rara visto che ce ne sono 15.000 in tutta l’Amministrazione pubblica. Abbiamo anche preannunciato un nostro approfondimento di indagine su questo terreno per vedere, almeno sotto il profilo normativo, se ci sono dei varchi, dei buoni argomenti da apporre a quanti questa specialità ce la negano. Come dicevo, abbiamo iniziato a fare delle proposte, e visto che noi siamo un Sindacato di una categoria autonoma, attenta come poche altre alle funzioni primarie dello Stato, e lo abbiamo fatto, appunto, in questa relazione che abbiamo diramato due giorni fa. A seguito della relazione – e qui vengo ad un altro punto toccato dal Segretario Generale, quello delle competenze e della centralità – abbiamo inviato questo secondo documento, in cui si tratta la questione del depotenziamento del contenzioso. Anche qui va chiarito che il nostro intento è quello di attirare l’attenzione di tutti su un punto fondamentale che ha a che fare con il ruolo strategico di questo servizio, ed è un servizio legato a quella centralità che noi invochiamo e che vogliamo tutelare rendendoci conto che non deve essere una tutela rituale, sterile, ma, come lo stesso Segretario Generale ha detto, fatta di iniziative e di affermazioni in forza di una documentata e credibile professionalità, se ricordo bene le sue frasi. Da qui la nostra enfasi di un ruolo accresciuto ed indispensabile del Contenzioso. A fronte di un vorticoso accrescersi delle attività internazionali delle regioni, un nostro interlocutore ci ha fatto notare l’importanza dell’attività di consulenza in via preventiva a favore di tutti i soggetti governativi e territoriali che stanno intensificando la propria attività internazionale, con particolare riferimento al fenomeno delle infrazioni comunitarie e relative procedure e conseguenti sanzioni pecuniarie a danno dell’Italia. L’incoraggiamento era: «Dovete essere voi del Ministero Affari Esteri con il vostro servizio del Contenzioso potenziato a prendere l’iniziativa, la rélève su queste cose».  Perché, come è noto, gli uffici per gli Affari Comunitari della Presidenza del Consiglio non hanno dotazione di organici e di tradizione e competenza su questa materia come potremmo averla noi. Tuttavia noi assistiamo ad un’erosione graduale ultraventennale delle competenze di questo servizio. Ricordo che appena entrato avevo conosciuto un anziano consigliere di ambasciata che conduceva una sua personale battaglia donchisciottesca contro i vertici dell’Amministrazione di allora che tendevano, a suo dire, a sottovalutare ed a svalutare l’importanza di questo servizio. Credo che da allora molti passi avanti non siano stati compiuti in questo senso. Arriviamo ad oggi. Nel vedere sacrificato questo servizio e ridenominato come unità della Segreteria generale, una soluzione formale che, apparentemente, potrebbe anche portare dei vantaggi, ma non vediamo nessun contestuale accenno al potenziamento delle sue funzioni e questa è una cosa che ci preoccupa moltissimo. In ogni caso, su questo rinvio alla lettura di questo documento, vorremmo confrontarci con l’Amministrazione il più presto possibile per esaminare delle vie d’uscita che vadano nella direzione della ripresa di queste funzioni, come fanno tutti i Paesi europei che hanno a cuore la precisione e la sicurezza assoluta nella gestione politica del diritto internazionale, cosa cui noi siamo gradualmente venuti meno nel corso degli anni, e questo è un fatto indiscutibile.

Vorrei chiudere qui questo mio breve intervento, segnalando che abbiamo sei soci in servizio all’estero, in vari Paesi, che sono collegati con un sistema audiovisivo che noi speriamo possa essere più efficiente di quelli che vi abbiamo proposto in passato. Al termine di questo primo giro di interventi credo possa valer la pena di dare la parola a soci che da Maputo, da Kabul, da altri sedi europee, vorranno parlarci delle loro idee su piani di intervento su questioni generali. Grazie, Presidente.

 

PRESIDENTE. Grazie presidente Granara. Prima di procedere volevo salutare il sottosegretario, onorevole Craxi che è intervenuto in questa Assemblea. Volevo salutare anche i colleghi collegati con noi dalle loro sedi - se ci sentono, come spero - e dare la parola all’onorevole Craxi.

 

ON. VITTORIO MICHELE CRAXI, Sottosegretario agli Affari Esteri. Mi dispiace e lo dico al Presidente del SNDMAE, di non aver ascoltato di persona la relazione ma ho letto il testo che lei ha inviato gentilmente e di questo la ringrazio. Come sapete, il rapporto fra il Ministero ed i membri del Governo, è delegato in prima persona al Ministro e quindi la mia è, innanzitutto, una visita di cortesia. Sottolineo come, sin dall’inizio del mio mandato governativo, tenni, anche su sua gentile richiesta, con particolare interesse a capire ed a orientarmi rispetto all’azione del Sindacato interno e, soprattutto, quali fossero le linee direttrici e gli obiettivi del libro che, senza alcuna presunzione, lei ha definito il «libro bianco» sul Ministero. Linee, orientamenti ed indirizzi che, vedo, sono riproposti all’interno della relazione nella quale vi sono non solo suggestioni di carattere operativo ed indicativo ma, rispetto alla ristrutturazione del ruolo dello stesso Ministero, ma anche obiettivi di massima che tengono conto di una linea di modernizzazione della struttura ministeriale.

C’è anche, sottolineo, una punta, non polemica, una sottolineatura in merito agli adempimenti relativi alle conseguenze della legge Finanziaria ed è una sottolineatura che faccio perché il Sindacato la fa non da oggi, lo ha fatto anche durante il mese in cui affrontaste questa questione, e mi pare che ci sia comunque un orientamento ad una linea di tendenza ed una sensibilità che tiene conto di una necessità di, appunto, lo ripeto, di modernizzare, di promuovere il carattere innovativo di questo lavoro e non certamente un atteggiamento conservativo. Questo lo dico perché sovente il sindacato, in Italia, è anche sinonimo di conservazione, in tanti campi e verso alcune categorie che vengono difese in cui si tende a conservare privilegi o mantenere inalterate figure professionali. Qui, invece, c’è, sì, una difesa non corporativa, ma anche giustificata, dei presidi consolari, di alcune figure professionali, però c’è anche una tendenza ad osservare l’universo in cui si lavora con un punto di vista che, a mio parere, è innovativo, dinamico e di questo non si può non tenere conto.

Essendo ospite non posso che fare complimenti e apprezzamenti. Naturalmente, per quanto è nelle mie competenze, per quanto è nelle mie responsabilità, per quanto è, naturalmente, nelle mie sensibilità, io vorrei poter dire che non soltanto oggi, magari nel futuro, anche un futuro parlamentare, io non potrò che sostenere, appoggiare e tenere da conto le sensibilità sindacali.

Esprimo anche un apprezzamento non formale, naturalmente, ai soci del Sindacato, l’ho detto anche in altre occasioni non pubbliche e non soltanto pubbliche, che sono - io neo membro di Governo – sicuramente fra le eccellenze della nostra Pubblica Amministrazione e questo è un dato di cui tenere conto. In particolare, anche facendo riferimento ad aspetti di carattere salariale, nel senso che l’eccellenza, in qualsiasi campo e specie nelle aziende private, è materia rara. L’efficacia del raggiungimento degli obiettivi da parte di date professionalità è un fatto raro e va premiato, non vorrei che la Pubblica Amministrazione non tenesse conto di criteri che invece, altrove, sono assolutamente tenuti in strettissima ed altissima considerazione.

Detto questo vi ringrazio, non partecipo al vostro dibattito, formulo i miei sentiti auguri e spero che questa sensibilità sia coerente alla linea più generale mantenuta sia dai miei colleghi sottosegretari, in particolare dal ministro D’Alema, dal nostro Governo ed è una sensibilità che, credo, non possa essere disconosciuta, vi ringrazio molto.

 

PRESIDENTE. Anche noi la ringraziamo molto, onorevole Craxi, per le sue parole che sono testimonianza del fatto che lei prende veramente a cuore e conosce bene quali siano le necessità, i problemi e le priorità del Ministero degli Affari Esteri. Con questo vorrei dare la parola al Direttore Generale per il personale, ambasciatore Massolo.

 

AMB. GIAMPIERO MASSOLO, Direttore Generale per il Personale. Grazie Presidente, io vorrei cercare di essere breve, anche perché vorrei dare l’impressione all’Assemblea ed ai sei, se capisco bene, che ci seguono dall’estero, che questa sia un’Assemblea di vertice, diciamo così, in qualche modo una conferenza, quindi non vorrei sottrarre tempo al dibattito.

Vorrei soffermarmi su quattro concetti, rapidamente, e dare anche un paio di piccole risposte a quanto affermava il presidente Granara poco fa. I concetti sono risorse, centralità, cultura ed autodifesa.

Per quanto riguarda le risorse: ma quale pudore? Nel senso che soprattutto dal lato dell’Amministrazione, ammesso che in passato, non so, forse quale pudore vi possa essere stato nel preoccuparsi di cose materiali, vi posso assicurare che non ve ne è più neanche mezza traccia. Vorremmo, visto che riteniamo che il Sindacato e l’Amministrazione, da questo punto di vista, pur evitando confusioni di ruoli, sono sullo stesso lato della barricata verso soggetti esterni, il Ministero del Tesoro, il Ministero della Funzione Pubblica, per quanto riguarda soprattutto la parte normativa. Ecco, vorremo suscitare, sempre e costantemente su quegli argomenti, quello stesso livello di intensità di partecipazione che abbiamo registrato finora ahimé, soltanto nella difesa dell’ISE. Era una cosa molto importante, siamo stati lietissimi di fare una battaglia comune, ma la vita del Ministero non è solo ISE, non solo fondi destinati al nostro mantenimento, alla nostra funzione all’estero, al nostro bilancio, cioè anche la normazione. Da questo punto di vista, ecco, noi il pudore l’abbiamo perso. Spero vivamente che lo perda anche il Sindacato e la sua capacità di mobilitazione.

Il Ministro, presidente D’Alema, ha recentemente messo la questione sul piano politico, scrivendo un’impegnativa lettera al Ministro dell’Economia e delle Finanze, il quale gli chiedeva un commento su quali fossero le priorità del Ministero, anche il ministro D’Alema ha perso il pudore perché ha detto che in queste condizioni la priorità del Ministero è il pane, è sopravvivere. Quindi non ha senso chiedere a qualcuno che disponga di un reddito di 10 euro a cosa destina prioritariamente questo reddito perché, evidentemente, lo destina a comprarsi il pane, altrimenti non sopravvive. Ha posto, altrettanto senza mezzi termini, il problema dell’incremento dei mezzi a disposizione del Ministero degli Esteri e, badate bene, non solo e non tanto direi… anche al Ministero degli Esteri, ma direi soprattutto all’intero comparto dell’attività del Governo, delle Amministrazioni pubbliche diretto al sostegno della proiezione esterna del Sistema-Paese. Perché in questo caso, dato che le risorse, in questo caso forse più che in altri, dato che le risorse non sono ingentissime, ma proprio perché si può fare bene con relativamente poco, o comunque con incrementi che non sono certo quelli necessari per costruire il ponte di Messina, da questo punto di vista è anche molto importante fare sinergia con gli altri Ministeri.

E la sinergia con gli altri Ministeri mi porta al secondo tema, che è quello della centralità. Guardate che nessuno, io ho avuto occasione di dirlo a più riprese in varie sedi sia pubbliche che private, diciamo… meno pubbliche, nessuno seriamente insidia alla Farnesina il suo ruolo centrale, che è quello, diciamo, della sintesi, che è quello di fornire, diciamo, in qualche modo, un valore aggiunto in termini di sintesi, di razionalizzazione di tutta l’attività esterna dello Stato. Certo, è un dato del paesaggio, ma è anche bene che sia così per il Sistema-Paese, che altre Amministrazioni, altri centri di interesse, pubblici, privati, locali, nazionali, si occupino in maniera crescente di politica estera, o meglio di relazioni internazionali; io credo che questa sia una fonte importante di arricchimento per il Sistema-Paese, che non è affatto una liability per la Farnesina, ma che è anzi anche un asset importante e che la Farnesina, in modo non contestato, anche se evidentemente avendo a che fare con protagonismi giustificati spesso da professionalità motivate, dall’altra da qualche fondo in più dei nostri, dicevo anche se talvolta in presenza di protagonismi, è chiamata a razionalizzare, senza, io credo, che questo ruolo di razionalizzazione sia seriamente contestato. Ma non è contestato se è seriamente esercitato, come diceva poc’anzi il Segretario Generale, se è esercitato… cioè non basta avere competenze, bisogna esercitarle con competenza, bisogna esercitarle con professionalità.

E qui arrivo al terzo tema, che è quello della cultura aziendale, diciamo così. Perché spesso questa cultura aziendale, come dire, stenta un po’ a farsi strada, nel senso che talvolta, come dire, stenta ad entrare nella nostra azione quotidiana un abito mentale. L’abito mentale della semplificazione, ad esempio; l’abito mentale del rischio, e qui dirò poi una parola sul quarto tema, che è quello dell’autodifesa; l’abito mentale del mettersi in gioco.  Perché io sono sempre lieto di constatare che rintraccio in moltissimi dei colleghi che vedo quotidianamente la voglia e il desiderio di mettersi in gioco, poi a livello categoriale, scattano spesso dei meccanismi di autoconservazione, scattano spesso dei meccanismi di autoprotezione e allora, come dire, non ci sto più, nel senso che a quel punto si entra in quella classica logica di volere la siringa piena e la moglie drogata, siamo qui fra noi e dobbiamo dirci con grande franchezza che non ce lo possiamo più permettere. L’Amministrazione ha fatto la sua parte, sta facendo la sua parte e farà la sua parte per quanto riguarda la semplificazione, ma la semplificazione è un fatto culturale ed è un’opera comune, cioè tutti dobbiamo fare uno sforzo di proposta e di salto di mentalità per… come dire, per cercare di semplificare quello che in questo momento è complesso. E guardate che non basta mettere il nome di «bilancio sede» al dossier semplificazione per mettersi in pace la coscienza. Bisogna entrare più in profondità, bisogna capire quello che è realistico fare e quello che è meno realistico fare e quello che le Amministrazioni esterne consorelle, MEF e Funzione pubblica soprattutto, sono in grado di accettare e sta a noi fornire la prova che certe volte qualche equilibrio un pochino più in avanti – non dico equilibrio più avanzato, perché insomma faceva parte di un altro lessico – dicevo, qualche equilibrio un po’ più spinto in avanti vale la pena di essere preso in considerazione, perché probabilmente saprà produrre effetti e salvaguardie di professionalità migliori di quelle vigenti.

E qui arrivo all’ultimo punto, che è quello dell’autodifesa. L’ho anticipato un po’ anche prima. Ecco… io credo che se noi vogliamo difendere la nostra professionalità, la dobbiamo difendere, come dire, cercando di mettere la barra dell’asticella, l’asticella a livelli superiori, cercando di evitare che sempre il comune sentire del Ministero faccia prevalere l’autodifesa delle posizioni personali, individuali sul merito e anche talvolta su qualche decisione che può suonare come una violenza dell’autorità politica, ma che invece, probabilmente, è ispirata, come dire, a criteri di aggiornamento e, come dire, di merito aggiornato che dovrebbero forse acquisire una cittadinanza un pochino più ampia anche in questo Ministero.

Rispondo brevissimamente. L’Ambasciatore che ha mandato il messaggio che veniva citato da Granara - del resto ne ho visto parecchi - beh… insomma, mi dispiace dirlo, ma non ha capito nulla. Nel senso che il messaggio che è stato diffuso circolarmente diceva che vi era uno strumento nuovo a disposizione. Questo strumento nuovo a disposizione è il bilancio unificato. Cioè i capitoli unificati non sono solo tre capitoli – come in maniera riduttiva si legge nella relazione del Presidente del Sindacato – sono i tre capitoli del funzionamento, quindi è l’intero funzionamento che viene unificato. Vi è una prima allocazione, questa prima allocazione è evidentemente fatta con i fondi che ci sono. I fondi che ci sono attualmente allo stesso livello dell’inizio del 2006. Le allocazioni che sono state date alle sedi sono superiori al 90% dei casi alle prime allocazioni che vennero date nel 2006. Noi non disperiamo, come del resto il Ministro si è impegnato a fare, a terminare l’anno 2007 sui livelli del 2006 assestato e forse, così come abbiamo fatto con la prima allocazione, qualche cosa in più.

Quindi, come dire, se vogliamo fare del folklore facciamolo, è facile citare messaggi coloriti, ma questa è la realtà dei fatti. E’, come dire, una realtà che è compatibile con l’attuale situazione di bilancio della Repubblica italiana, che tutti speriamo auspicabilmente sia in miglioramento, ma che allo stato non può prescindervi.

Per quanto riguarda l’insolvenza… beh, l’insolvenza delle Ambasciate è l’insolvenza delle Prefetture, è la benzina che non c’è per le macchine della Polizia, per le vedette della Capitaneria di porto, ma, come dire… in quale mondo viviamo? Certo, forse, può essere apparso ingenuo il fatto di averlo scritto in un messaggio - questo lo lascio al giudizio di ciascuno di noi - ma la situazione dei fatti è questa. Stiamo cercando di porvi riparo, ripeto, l’auspicio è che un andamento relativamente migliore dell’economia nazionale faccia partecipare anche il Ministero degli Esteri alla ripartizione di risorse che sembrano in aumento, per lo meno da quanto è dato leggere sui giornali.

Per quanto riguarda la cosiddetta specialità e l’approfondimento giuridico del fatto che alcune norme della Funzione Pubblica si applichino o non si applichino al Ministero degli Esteri. Ahimé si applicano al Ministero degli Esteri, non si applicano alla carriera diplomatica. Io sarei lietissimo se noi potessimo dimostrare il contrario, temo che allo stato, per lo meno io, di non esservi riuscito.

Per quanto riguarda il depotenziamento del Contenzioso. Chiudo con un’unica frase. L’Unità di crisi è un’unità della Segreteria Generale. Vi sembra depotenziata?

Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie al Direttore Generale per il Personale. Se posso fare alcune piccole considerazioni sulla base di tutto quello che lei ha detto e le considerazioni che ci ha dato sia per lanciare il dibattito – che spero possa essere veramente partecipato – sia per darci un’idea delle direzioni nelle quali l’Amministrazione si sta muovendo. Per quanto riguarda il fatto che veramente il Sindacato si è coinvolto in maniera veramente sentita sul problema dell’ISE, ed è vero, io vorrei semplicemente – se mi permettete – dire una cosa sulla base della mia esperienza. L’ISE significa che se è troppo bassa la gente non va all’estero. Nell’ambasciata dove sono io, su cinque posti ne copre, se non mi sbaglio, uno solo. Nessuno ha chiesto questi altri quattro posti perché il Paese dove sono io è carissimo e l’ISE non è considerata abbastanza alta. Se manca il personale, soldi in meno, soldi in più che vanno nelle tasche dei dipendenti ed un ufficio capace di procedere come dovrebbe. Per cui l’ISE è la precondizione per cui le sedi possano lavorare con una certa continuità.

Per quanto riguarda la semplificazione, è vero, la semplificazione non è soltanto il bilancio di sede. Su questo io non posso che supportare ciò che dice il Direttore per il Personale, anche in questo caso sulla base della mia esperienza perché noi sappiamo che gli istituti di cultura hanno i bilanci di sede. Ma quando ha cessato il direttore dell’istituto di cultura ed ha preso la rélève l’addetto, io ho dovuto mettere, credo, 90 o 95 firme nei passaggi di consegne. Allora, è vero, la semplificazione non è solamente il bilancio di sede. Il bilancio di sede è sicuramente un inizio, ma sono le procedure che devono essere semplificate e snellite. Lo snellimento delle procedure è qualcosa allo studio e, anche, in alcuni casi effettuato, che va avanti da lungo tempo. Noi ci auguriamo che esso possa continuare in maniera, forse, più veloce, sulla base di quanto, naturalmente, il Tesoro accetta o riusciamo a far accettare.

Per quanto riguarda l’insolvenza, in moltissimi settori lo Stato è insolvente, però è molto più grave, almeno secondo me, che sia insolvente un’ambasciata che non che sia insolvente una prefettura, perché l’ambasciata lavora all’estero e lì c’è la dignità del nostro Paese che, in qualche caso, viene messa un po’ in pericolo.

Queste erano le poche cose che volevo osservare, però vorrei ora dare la parola, se mi permettete, al consigliere De Agostini che ci sta ascoltando da Maputo e che ha chiesto di poter intervenire, ecco che lo vediamo. Enrico, hai la parola.

 

ENRICO DE AGOSTINI, da Maputo. Grazie, un saluto da una Maputo calda, dove è appena esploso un deposito di munizioni, qui in diretta dall’aeroporto. Quindi se si dovesse interrompere la linea, sapete perché. Io vorrei spendere questi cinque minuti a mia disposizione per fare una proposta concreta di riforma. Sapete come la penso su questo tema, il Direttore del Personale ha parlato di un’asticella un pochino più in alto. Bene, secondo me non è un caso che quest’anno ci siamo trovati a difendere l’indennità di servizio all’estero e non è un caso che ad ogni piè sospinto si pensi di sottrarci delle competenze che fino ad oggi davamo per scontate. Il  motivo profondo, a parte gli appetiti di altre amministrazioni o la facile demagogia di alcune forze politiche, è la nostra inadeguatezza come struttura operativa, secondo me. Negli anni, anzi, nei decenni, grazie al consociativismo di cui parla il presidente Granara nella sua ottima relazione, siamo andati perdendo uno dei cardini fondamentali della nostra struttura, la specialità rispetto alle altre Amministrazioni dello Stato. Con la specialità abbiamo perso la possibilità di gestire la nostra Amministrazione in maniera efficiente.

Il dPR 18 quest’anno compie quarant’anni e, secondo me, è arrivato il momento di eliminarlo. L’eutanasia va di moda, no? Ecco, utilizziamola per porre termine alle sofferenze di questo grande mutilato. Ora, scherzi a parte, il dPR 18 era un ottimo strumento quando è stato concepito, ma dopo i tagli e le modifiche che ha subito, ha perso la caratteristica fondamentale di un ordinamento e cioè l’ordine. Secondo me, quindi, è giunta l’ora di riscriverlo da capo, mettendo mano noi alla nostra organizzazione prima che sia troppo tardi, prima che lo facciano gli altri, come hanno già cominciato a fare con riforme settoriali che staccano pezzi dal corpo centrale, come, per esempio, l’Istituto diplomatico, o introducono corpi estranei che non sono convergenti con il resto della struttura. Quindi la mia proposta è…c’è stata un’altra esplosione, scusate… Riscriviamo il dPR 18 e cerchiamo di ricondurre a sistema tutte le categorie del Ministero degli Esteri eliminando le divisioni, sanando, una volta per tutte, le incomprensioni tra categorie, i conflitti sui quali prosperano i favoritismi e, soprattutto, sui quali prosperano i parassiti.

Nei mesi scorsi ho buttato giù le linee guida di un nuovo dPR che, scherzosamente, abbiamo battezzato il «dPR 19». Il progetto si muove secondo principi, se vogliamo, rivoluzionari rispetto alla situazione attuale, quali la restituzione a tutte le categorie di personale di uno sviluppo di carriera basato sul merito e quindi sulle valutazioni. Un forte elemento di valutazione continua, anche per i più anziani. La sistemazione organica di tutte le direzioni generali, naturalmente compresa la DGCS. La programmazione almeno triennale del bilancio ministeriale, l’autonomia gestionale, naturalmente delle sedi periferiche e poi una maggiore programmazione strategica e una soprattutto una maggiore coerenza interna sugli obiettivi generali e particolari. Inoltre viene introdotto il concetto di flessibilità strutturale, con la possibilità di creare e sopprimere uffici in Italia ed all’estero con un decreto ministeriale e quindi in tempi infinitamente più brevi degli attuali.

Ecco, sono solo alcuni dei principi che stanno a base del progetto ma credo che diano un’idea di dove vogliamo andare a parare. Un’amministrazione di nuovo all’avanguardia che faccia da pilota per la riforma di tutto il settore pubblico italiano.

Ovviamente un gruppetto di soci del SNDMAE non ha certo la forza di far passare un progetto del genere perché se, come vogliamo, sarà molto innovativo ed ambizioso, non mancherà di incontrare la resistenza di quelle forze che hanno tutto l’interesse a che le cose non cambino affatto. Però con il sostegno di tutto il Sindacato questo progetto potrebbe avere il vantaggio di farci recuperare, come Amministrazione, l’iniziativa sul tema delle riforme. L’alternativa, secondo me, è continuare a subire l’attuale emorragie di competenze e risorse che, francamente, non promette nulla di buono né per la Farnesina e né per il Paese.

Ecco, mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensa l’Assemblea, ma soprattutto mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensano le personalità politiche intervenute ed i vertici amministrativi; grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie Enrico, le tue parole sono importanti anche perché vengono da lontano.

Prima di aprire il dibattito volevo salutare il dottor Civitelli, capo del SICC, che ci ha raggiunto, e volevo chiedere chi intende prendere la parola. Do la parola al ministro Fransoni.

 

FRANCESCO FRANSONI. Grazie dell’augurio. Giusto qualche osservazione, siamo in fase di dibattito generale, no? Il discorso del Contenzioso che è stato fatto è molto importante ed ho l’impressione che qui non sia mai stato oggetto della dovuta attenzione. Mi spiego, ad esempio, nella mia esperienza alla NATO, tutti i Paesi importanti che dovevano prendere delle decisioni di carattere operativo si muovevano regolarmente con l’assistenza del proprio ufficio legale per le conseguenze legali che comportava la presenza delle proprie truppe di peace keeping nei vari teatri, dal Kosovo alla Bosnia e via dicendo. Ossia, come credo accada molto spesso per individui e per i privati che quando devono prendere delle iniziative importanti dal comprare una casa od istituire una società si muovono con un’assistenza legale, sia esso il commercialista, il notaio o l’avvocato, così molti Paesi agiscono. Ecco, questo tipo di mentalità, di approccio, da noi non è molto spesso stato seguito per superficialità o per altri difetti nazionali congeniti, in ogni caso non c’è questa tendenza. Ora, purtroppo, indicazioni come quella che sta emergendo di abbassare quel poco che abbiamo di assistenza legale internazionale, ebbene, questo è un segnale chiarissimo che appunto dimostra che queste impressioni che si avevano del nostro modo di fare politica estera, del nostro modo di prendere decisioni di rilevanza internazionale è allora, invece, confermato. Questo sarebbe estremamente grave perché qualunque iniziativa si volesse prendere, da una partecipazione ad un’azione di peace keeping od altro, credo sia necessaria questo tipo di assistenza.

Un’altra osservazione va portata sul discorso delle risorse e la collego a quella che è la mia attività qui al Ministero degli Esteri da qualche anno. Voi sapete che è in fase di riflessione nel Governo la revisione del Testo unico sull’immigrazione. E’ stato varata ed è in fase di approvazione la legge delega. Ora, credo che sappiate che molte sedi, soprattutto quelle coinvolte nel discorsi ISPI, sono allo stremo delle risorse umane disponibili per operare. Passiamo molto del nostro tempo ad inventare soluzioni a costo zero per cercare di far fronte a difficoltà strutturali. Ora, il discorso delle riforme prevede non il decreto flussi, come avviene abitualmente da tempo, da alcuni anni, ma una programmazione triennale, con la possibilità di ingressi sostanzialmente liberi per quanto riguarda colf, badanti e varie professionalità e categorie di lavoratori. In pratica avremmo dei decreti flussi, ogni anno di circa mezzo milione di persone che dovrebbero entrare in più rispetto all’anno precedente. Ora, è impensabile che nella situazione attuale di molte sedi nostre da Pechino a Riyiad da Valona a Casablanca a Sarajevo a Belgrado, si possa continuare ad andare avanti con questi incrementi con le forze che abbiamo sul campo. Aggiungo altresì che secondo la Finanziaria, dalle percezioni dei visti noi dovremmo percepire degli introiti a beneficio della rete diplomatica e consolare, quindi sarebbe quanto mai grave se noi non considerassimo con la dovuta attenzione questo aspetto sotto il profilo delle risorse del Ministero degli Esteri.

Un’ultima notazione riguarda un qualcosa di specificamente sindacale, ovvero la questione delle pensioni di reversibilità. Cioè dello scarso accento, mi è parso di comprendere dalla relazione del presidente Granara - un’affettuosa critica, mi consenta -, ossia viene dato molto peso per esempio ad una questione come quella dei viaggi di servizio degli ambasciatori e dei viaggi di trasferimento, che è sicuramente importante per la questione della dignità anche nazionale, come è stato giustamente sottolineato dal Presidente dell’Assemblea. Un conto è che una capitaneria di porto non abbia la benzina ed un conto è che l’Ambasciata non paghi il telefono, non è carino e mi sembra che l’impatto sia diverso. Tuttavia mi sembra che la questione delle pensioni di reversibilità sia trattata un po’ di sfuggita. Ora, non sono un esperto in questa materia, tuttavia, da quello che ho sentito dire, mi sembra che la situazione dei coniugi dei dipendenti del Ministero degli Esteri sia particolarmente grave e soprattutto, ci siano delle discriminanti molto pesanti, e, pur non essendo un esperto di questioni costituzionali, so che la reversibilità, normalmente, è al 50% per la gente dei normali mestieri. Nei casi dei nostri coniugi, invece, questo non è, quindi quando noi, più tardi possibile, andiamo al Creatore o da qualche altra parte secondo le fedi di ciascuno, il nostro coniuge non prende il 50% come avviene, appunto, normalmente nelle altre categorie, ma di meno. Mi sembra che, se così fosse, questo sarebbe un argomento da impegnare seriamente l’attività del Sindacato dal punto di vista programmatico e mi piacerebbe sentire il Presidente su questo punto. Grazie.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Beh, io la interpreto senz’altro più che come un’affettuosa critica, come un aiuto ed un incoraggiamento a sviluppare questo tema. Tra i tantissimi che attengono alle condizioni di lavoro e delle famiglie della nostra categoria, questo è uno dei temi che abbiamo già affrontato, di concerto anche con l’Associazione consorti del Ministero Affari Esteri e mi piacerebbe che dopo il prossimo giro di collegamenti, so che è prenotata Sara Rezoagli da Kabul e che è in attesa di parlare, potremmo dare la parola alla dottoressa Anna Visconti che può testimoniare di come abbiamo affrontato questo problema in una démarche congiunta nei confronti della personalità politica che, quando era al Governo, molto ha fatto per peggiorare questo sistema di trattamento. Questi è il presidente della Commissioni Esteri al Senato, Dini, che ci ha ricevuto molto amabilmente e con lui abbiamo discusso del problema ed eravamo rimasti che saremmo tornati con delle istanze più articolate per riaffrontare il problema con lui e con altri membri della Commissione parlamentare. Abbiamo anche avuto un parere legale su questo tema che, purtroppo, non ci ha molto confortato, che abbiamo chiesto su input di soci in fase di pensionamento e già pensionati che tenevano tantissimo a riaprire la questione. Conosciamo i casi umani reali ed individuali di vedove di colleghi che devono andare avanti con pensioni da 1.000 e 2.000 euro al mese, indebitandosi con le banche. Vedove di consiglieri d’ambasciata deceduti più di dieci anni fa che si trovano in una situazione critica. Quindi siamo molto sensibili a questo problema. Quindi se la relazione consuntiva ne contiene solo un cenno, un paio di righe, questo significa, essenzialmente, che la questione la teniamo ben presente e la riprenderemo anche per quello che serve, che può essere strumentale a questo fine ed anche in fase di negoziato per l’accordo economico. Però non vorrei andare oltre su questo punto. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie, io vorrei dare la parola a Sara Rezoagli, se ci sente. L’idea sarebbe quella di alternare, per quanto possibile, un intervento a Roma con un intervento all’estero, se abbiamo altre richieste dall’Estero. Sara, ci sei?

 

SARA REZOAGLI, da Kabul. Sì, ci sono, spero che mi sentiate. Io volevo innanzitutto fare i complimenti al nuovo Consiglio, e al Presidente per l’ottima relazione programmatica.

Condivido i principali punti e le linee d’azione delineate.

Non intervengo su temi quali la battaglia contro i tagli, il rinnovo dell’accordo, e altri temi fondamentali su cui mi identifico pienamente nella politica del Consiglio, e sono pronta a sostenerne ogni azione.

Vorrei invece approfondire i punti che a mio parere hanno un minimo comune denominatore: l’essenza della dirigenzialità dei diplomatici di ogni grado.

La nostra dirigenzialità e’ stata ribadita e riconosciuta, quindi ufficialmente siamo tutti dirigenti.

Ma in concreto, come si esprime la nostra dirigenzialità? Un dirigente, nel settore privato o in altri ambiti del settore pubblico, ha a disposizione uno staff, un budget, e prende decisioni sotto la propria responsabilità. Ora, a parte i vertici del Ministero, che cosa decide un diplomatico?

Che cosa dirige? Quale budget può gestire?

Il sistema di decisioni da noi e’ centralizzato; i Capi Missione devono sempre fare riferimento alla Sede centrale; i Capi Ufficio hanno pochissima autonomia; i funzionari dei gradi iniziali non contano assolutamente nulla; le Ambasciate non hanno discrezionalità nemmeno per la gestione degli spiccioli. Il sistema di gestione dei capitoli di bilancio non lascia nessuna autonomia gestionale. Per chiedere una variante di poche migliaia di euro a un progetto di cooperazione dobbiamo scrivere, supplicare, sollecitare. Per non parlare di fondi per iniziative estemporanee quanto fondamentali, in vari settori: semplicemente non li abbiamo. Le Ambasciate di altri Paesi dispongono di fondi in loco svincolati, che possono utilizzare a discrezione per attività di minimo peso finanziario, ma di enorme visibilità e valenza politica. Noi no.

Spero che il nuovo Consiglio continui a battersi non solo per l’accorpamento dei capitoli di bilancio, ma anche per una maggiore autonomia e discrezionalità, e quindi dirigenzialità, nella gestione dei fondi da parte della rete estera. E non solo i fondi per le spese correnti di funzionamento, ma i fondi per le attività, che ora non esistono: non possiamo limitarci a far galleggiare la barca, dobbiamo farla navigare.

Altre componenti, anche ministeriali, del sistema Italia hanno un budget adeguato e utilizzabile in modo flessibile e immediato, senza vincoli né snervanti richieste di autorizzazioni, sotto la responsabilità delle persone designate. Non possiamo stupirci se i media e il pubblico considerano queste componenti più efficienti di noi. L’autonomia gestionale deve essere un punto fondamentale nell’agenda del sindacato, senza quella, siamo paralizzati, impotenti, e destinati a perdere ogni sfida con la concorrenza.

Un’altra questione importante e’ quella della responsabilità dei funzionari. Un dirigente firma. Se sono dirigente, voglio firmare i messaggi che scrivo, altrimenti non chiamatemi dirigente, sono una passacarte. Non capisco perché un funzionario diplomatico di qualsiasi grado possa firmare ad esempio un visto, che comporta potenzialmente responsabilità penali, e non un semplice messaggio interno informativo.

Chiedo al Consiglio di battersi affinché la firma di messaggi e altri atti da parte di funzionari di tutti i gradi, delegati a una determinata funzione dal proprio superiore, sia accettata, affinché siamo tutti considerati in grado di intendere e volere e possiamo svolgere autonomamente le nostre funzioni. Vorrei potermi assumere la responsabilità delle mie azioni, il rischio come ha detto l’Ambasciatore Massolo, e mi fa molto piacere che l’abbia detto, e pagare anche duramente in caso di errore. Attualmente non abbiamo neppure la possibilità di commettere errori nell’esercizio delle nostre funzioni diplomatiche, perché siamo tutti sotto tutela, tranne chi svolge le funzioni di Capo di una Missione diplomatica o consolare, o Incaricato d’Affari. E anche qui spunta una contraddizione assurda: un secondo segretario che regge un Consolato o fa l’incaricato d’affari ad interim può firmare i messaggi e avere la responsabilità di tutti gli atti amministrativi, un Ministro Consigliere in una grande sede, o un Ministro Plenipotenziario alle dirette dipendenze non può.

Ultimo punto che ho letto con soddisfazione nel programma di alcuni candidati, e’ quello degli incentivi, che si collega alla questione degli scorrimenti di carriera. Attualmente, non esiste nessun incentivo, soprattutto per i gradi iniziali. Se lavori bene sei promosso, se lavori male, almeno nel grado iniziale, sei promosso lo stesso, dopo lo stesso esatto numero di anni. A volte sorge spontaneo chiedersi: ma perché impegnarsi, dare il meglio, lottare per avere maggiori responsabilità, se tanto poi non succede niente? Chi ce lo fa fare? Nel settore privato, nelle carriere internazionali, addirittura nelle carriere gerarchiche come quelle militari, chi dà di più ottiene di più, una promozione più rapida, incentivi economici, funzioni più gratificanti. Da noi niente di tutto questo, almeno per i gradi iniziali, nessun riconoscimento concreto, un pari grado più giovane di te può essere il tuo capo o essere preferito nell’assegnazione di una sede perché dieci anni fa ha risposto meglio di te a una domandina di concorso o perché lo ha vinto un anno prima, indipendentemente dalle capacità di ciascuno; si deve sempre passare da rigide gerarchie. Personalmente trovo più facile accedere direttamente all’Ambasciatore americano o al Rappresentante Speciale ONU a Kabul che ad alcuni funzionari di grado intermedio del Ministero.

Quante volte il mio Capo Missione cerca di affidarmi un compito, e si sente dire da Roma che sono troppo junior? A Kabul il Vice Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU, potente e ascoltatissimo, ha due anni più di me. Due anni fa, faceva l’Ambasciatore del Canada, e nessuno si è mai sognato di dargli del ragazzino.

Il punto non e’ tanto l’accorpamento dei gradi, a cui pure sono favorevole, o gli accorgimenti per tamponare i colli di bottiglia nelle promozioni: sono solo palliativi. Dobbiamo accettare la sfida di una vera meritocrazia, e di funzioni assegnate in base al merito.

In sintesi, il mondo di oggi richiede dinamicità, flessibilità, rapidità e autonomia nelle decisioni, capacità di gestire in modo immediato le risorse umane e finanziarie. Noi tutto questo non lo abbiamo, siamo schiacciati da una struttura rigida, inamovibile, obsoleta. Altri settori più dinamici ci stanno già scavalcando. Se non riusciremo a cambiare il nostro modo di operare in tempi brevi, il nostro declino sarà inevitabile e irreversibile.

Grazie a tutti, e buon lavoro al Consiglio.

 

PRESIDENTE. Grazie Sara, il tuo intervento è come sempre ampio e tocca vari punti, alcuni forse non sono condivisi da tutti ma il bello della democrazia è proprio questo.

Volevo dare, brevemente, il diritto di replica al Presidente, poi continuerei con la lista delle richieste di intervento. Volevo, ovviamente, chiedere a tutti di dire tutto ciò che devono col minor numero di parole possibile, grazie.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Preciso che questa non vuole essere una replica a Sara Rezoagli, il cui intervento è stato complessivamente ben udito dall’Assemblea, se non fosse per i periodici «crack» che limitavano un po’ il senso delle parole. Sul suo intervento faremo un nostro ragionamento, una nostra analisi ed in linea generale ci è piaciuto molto. Vorrei semplicemente segnalarvi che Enrico De Agostini, da Maputo, mi informa, per posta elettronica, che continua ad essere sotto i bombardamenti e che è una cosa che io 20 anni fa avevo sperimentato nella stessa capitale e, all’epoca, le autorità mozambicane, per giustificare l’esplosione della Santa Barbara principale, avevano attribuito la causa ad una donna anziana che lì nei pressi aveva acceso delle fascine. Non so se questa volta useranno la stessa giustificazione. Mi segnalava De Agostini che gli piacerebbe avere dei feedback sulla proposta che lui ha fatto, dopotutto mi sembra che abbia affrontato un tema di importanza generale, quello di un dPR 18 aggiornato dovrebbe essere un tema di portata tale da attirare la nostra attenzione e spero anche quella dei colleghi del personale che sono presenti in sala.

 

PRESIDENTE. Grazie, ora vorrei proseguire nella lista delle richieste. Do la parola alla Presidente dell’Associazione consorti, signora Anna Visconti.

 

ANNA VISCONTI, Presidente Associazione Consorti. Devo rispondere in qualche modo sul tema delle pensioni di reversibilità in genere. Il problema delle pensioni di reversibilità è un problema che la nostra Associazione segue da molto tempo e che ci sembra molto difficile ed ostico.

Nella passata legislatura, quando ci fu la discussione in Parlamento della legge delega per la riforma delle pensioni, la cosiddetta riforma Maroni, con un comitato di associazioni che riuniscono sia dipendenti del settore pubblico che di quello privato, eravamo riusciti ad inserire, a far inserire un emendamento che aboliva il divieto di cumulo. Sono purtroppo cose molto tecniche ed è difficile sintetizzarle. Praticamente avrebbe rimediato a questa penalizzante norma che decurta la pensione di reversibilità del 25%, del 40% e del 50% in presenza di un reddito imponibile annuo lordo anche molto modesto. Il che fa sì che chiunque abbia o un reddito o una pensione, anche da lavoro, che superi i 15.000 euro all’anno lordi di reddito imponibile, abbia già una decurtazione del 25% e via a salire. Il nostro emendamento, che era passato in Commissione, è caduto per mancanza di copertura finanziaria. Allora, concludo, se il Ministero appoggia una modifica, ora che si rimette mano alla riforma delle pensioni, se volesse sostenere questa battaglia per migliorare la situazione dei pensionati di reversibilità, sarebbe, io penso, data la sensibilità del SNDMAE e del suo Presidente, che possiamo cercare di fare qualcosa insieme e non sarà facile.

In particolare eravamo qui, però, per illustrare un’altra iniziativa dell’Associazione consorti, che è tesa ad affrontare, in qualche modo, il problema delicatissimo del lavoro del consorte. Io ricordo che già negli anni ’80 facemmo un piccolo sondaggio informale nella nostra Associazione, un’altissima percentuale dei nostri soci era provvisto di un titolo di studio superiore o di laurea. Molti, quasi tutti quelli che lavorano, al rientro a Roma, non riuscivano più a riprendere il loro lavoro. Ora, questa mancanza di lavoro, questa difficoltà non ha soltanto degli aspetti di carattere personale, di mancanza di realizzazione nella propria personalità, di energie, motivazioni e sacrifici fatti per ottenere una qualifica ed una formazione professionale, ma ha anche due importanti effetti negativi. Uno sul piano familiare, perché molto spesso non consente un contributo al bilancio familiare quando si rientra a Roma, ovvero quando ce ne è più bisogno, e, dall’altra parte, lascia il consorte privo di lavoro, in balìa degli imprevisti della vita. Lo lascia senza protezione economica e senza protezione previdenziale. Abbiamo formulato alcune proposte di modifica sia della legge Signorello che del dPR 18 che abbiamo sottoposto all’attenzione del Direttore Generale per il Personale ed al Presidente del Sindacato. Intanto dico che è stato anche sottoposto al Ministero per le Pari Opportunità che, sotto il profilo tecnico e legislativo lo ha approvato. Mi piacerebbe, se abbiamo ancora mezzo minuto, dare la parola a Milena Padula che possa dire cosa succede e che cosa si fa per questo problema in altri Paesi europei e a Raffaella Cascio per illustrare brevemente il contenuto di queste due proposte di legge che noi speriamo il Ministero voglia appoggiare.

 

MILENA PADULA. Sì, buonasera, volevo dire che, come Associazione Consorti, a livello europeo noi facciamo parte di una associazione che si chiama EUFASA che raccoglie tutte le associazioni dei consorti dei Ministeri degli Affari Esteri a livello europeo. Questo problema del lavoro del consorte è molto, molto sentito, infatti noi avremo una riunione adesso a Berlino, ci vediamo una volta all’anno nel Paese che ha la presidenza dell’Unione Europea, ed uno dei due gruppi di lavoro si occupa proprio del problema del working abroad. Volevo dire che molti Paesi europei hanno mostrato molta sensibilità ed attenzione riguardo a queste problematiche. In alcuni Paesi, Francia, Gran Bretagna, Irlanda e Svezia è prevista la possibilità, per i coniugi dei dipendenti in sede, di partecipare all’assegnazione dei posti di lavoro a contratto disponibili presso gli uffici all’estero e, in alcuni casi, con priorità rispetto ai concorrenti locali. Francia e Gran Bretagna hanno istituito un organo di consulenza presente sia in patria che all’estero, che ha il compito di favorire le opportunità di impiego dei coniugi dei dipendenti sia all’interno degli uffici della Pubblica Amministrazione che all’esterno mediante la creazione di contatti con imprese, enti, studi professionali etc. che operano in loco. Fra l’altro bisogna anche aggiungere che alcuni Paesi europei come l’Inghilterra oppure la Francia, hanno dei contratti con delle istituzioni di job database, ad esempio ce ne è una che si chiama Partnersjob.com, che si occupa proprio di trovare lavori a partners e coniugi dei dipendenti che lavorano all’estero. Questo particolare contratto della Francia con Partnersjob.com, è un costo che viene affrontato dal Ministero Affari Esteri, quindi è una cosa che viene sponsorizzata dal Ministero. Molti Paesi, fra l’altro, hanno stipulato accordi bilaterali con Paesi terzi, al fine di promuovere l’impiego all’estero dei coniugi dei dipendenti. Per quel che riguarda poi l’indennità, il problema dell’indennità dell’ISE, l’indennità prevista a favore del dipendente coniugato non viene sottratta ove il coniuge svolga attività lavorativa e, in alcuni Paesi, come Francia e Svezia, essa viene ridotta solo quando il reddito da lavoro del coniuge superi un tetto mensile significativo. Cosa che invece in Italia non avviene appunto perché la maggiorazione del 20% dell’ISE viene interamente soppressa se il coniuge ha un reddito superiore a circa 2.840 euro all’anno, che, praticamente, è nulla.

Concludo il mio intervento dicendo che è possibile vedere tutte queste informazioni sul sito dell’EUFASA, che è www.eufasa.org, dove si possono trovare tutte le informazioni e si possono comparare tutti i provvedimenti presi dalle diverse Amministrazioni, grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille, io volevo semplicemente pregare di fare un intervento veramente brevissimo, perché abbiamo gli interventi esteri che, fra l’altro, sono anche abbastanza costosi e vi è una lunga lista di colleghi che ha chiesto la parola. Comunque potete sempre fare un circolare un documento poi se volete.

 

RAFFAELLA CASCIO. Certamente, grazie, sarò veramente telegrafica. L’idea che si è cercata di sviluppare, in questa proposta di modifica legislativa, è sostanzialmente divisa in due concetti principali: favorire il lavoro dei coniugi all’estero negli uffici della Pubblica Amministrazione e questo prevedendo la possibilità di conferire degli incarichi temporanei presso gli uffici all’estero della Pubblica Amministrazione italiana nella sede ove opera il coniuge, e, d’altro lato, favorire l’impiego presso soggetti terzi, diversi dalla Pubblica Amministrazione, che siano domiciliati nella sede ove presta servizio l’impiegato del Ministero degli Affari Esteri. Non mi dilungo sulle modalità, provvederemo, eventualmente, a diffondere la disciplina puntuale di questa idea e pregherei senz’altro ad una sensibilità nei confronti di questa tematica che mi fa piacere Anna Visconti abbia ricordato che è stata già oggetto di analisi da parte del Ministero delle Pari Opportunità e ritenuta meritevole di tutela. E’ certo che è necessario un concerto da parte di tutti i Ministeri interessati perché possa essere successivamente sviluppato.

 

PRESIDENTE. Ringrazio molto, ringrazio anche della brevità e della comprensione. Do la parola al ministro Catalano.

 

ANTONIO CATALANO. Grazie Presidente. Prendo lo spunto dall’intervento di Sara Rezoagli per risponderti che io ho fatto per un anno il reggente dell’Istituto di Cultura a Copenaghen, oltre a fare l’ambasciatore, e devo dire che rispetto agli otto anni che ho fatto di seguito tra Lisbona e Copenaghen, quell’anno mi ha dato molte più soddisfazioni, nonostante quell’ora o due che ho passato a firmare, non ricordo più se una volta o due l’anno, i documenti contabili. Quindi credo che il modulo degli istituti di cultura è un interessante precedente. Ma io avevo chiesto la parola per un altro motivo, per sollevare una questione che, evidentemente, trattandosi anche di risorse, non è al momento attuale, operativa. Ma l’anagrafe fa sì che l’anno prossimo, di questo periodo, non sarò più tra voi e volevo segnalare questo. C’è in questo Ministero una nutrita pattuglia di persone alle dirette dipendenze di questo o quel Direttore Generale. Di questi che l’ultima volta che li ho contati erano una sessantina, più di quaranta sono dei Ministri. Sono delle figure, queste, che esistono anche nelle altre amministrazioni e si chiamano in un altro modo, ma sono anche forniti di risorse umane e di fondi di cui hanno, evidentemente, alla fine di ogni esercizio, l’obbligo di rendere conto. Noi lo facciamo gratis, nel senso che non abbiamo né risorse… io quando ho preso possesso della stanza dove tuttora sto, ho trovato un vecchio computer ed un armadio corazzato privo di semichiavi, queste erano le risorse di cui disponevo. Il problema delle chiavi l’ho risolto riuscendo a far sostituire la serratura, quindi le carte le posso mettere da qualche parte, ma questa è la situazione. Ora, questo comporta che io faccio il segretario, faccio il corriere per andare a prendere le cose in archivio, faccio io la scrittura materiale dei miei appunti ed insomma faccio delle cose che mi lasciano forse non più di un quarto del tempo effettivo per fare quello che mi si chiede di fare. Io credo non ci sia neanche una base giuridica che legittima questa situazione, però, comunque, mi pare che una situazione nella quale intorno al 6% o giù di lì della carriera è in questa situazione anomala, non mi sembra sia una cosa che se venisse sollevata da qualcuno in qualche contenzioso non rischierebbe di creare dei problemi anche per l’Amministrazione. Lo segnalo al Direttore Generale del Personale, io non ci sarò più l’anno prossimo, ma voi sì. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille. Sicuramente questo dei Ministri è un problema presente a tutti noi, un problema, credo, specifico di questa Amministrazione, per il quale, probabilmente, ognuno di noi ha una soluzione, però resta sinora tale e, veramente, io penso sia una delle priorità di questo Ministero, nella misura in cui sembra, secondo una statistica assolutamente informale che ho letto, che 63 ministri alle dipendenze siano in questo momento al Ministero, e chi, come Antonio Catalano, ha un dossier o dei dossier e chi non ne ha. Credo che questo problema sia ben conosciuto dal Direttore Generale, ma, probabilmente non si fa abbastanza e sicuramente, con il tempo, questo problema se non viene affrontato in maniera specifica, sicuramente non si risolverà da solo, ma, probabilmente, aumenterà, crescerà di portata. Con questo vorrei dare la parola al ministro Spinelli, che è il Presidente della mia «cara» associazione Donne italiane diplomatiche.

 

VALERIA SPINELLI, Presidente Associazione Consorti. Grazie Rosanna, mi compiaccio con te per essere in questo ruolo così fortemente innovativo voluto non solo dal Presidente e da tutto il Consiglio del SNDMAE, comunque alla presidenza sei abituata, perché sei stata anche presidente di questa associazione, quindi sono molto contenta di vederti presiedere questa assemblea.

L’associazione, per chi non la conoscesse, ma voglio sperare che tutti la conoscano, è stata fondata da un gruppo di colleghe nel 2001, conta un centinaio di soci, il che vuol dire, in sostanza, che pur essendoci sia socie diplomatiche che dirigenti, raggruppa però i due terzi delle diplomatiche in organico e noi faremo una campagna per averne sempre di più per arrivare alla totalità. Fra le motivazioni della sua nascita, vi è stata senz’altro una questione di numeri che sono stati determinanti. Infatti siamo una minoranza e tanto più lo eravamo nel 2001.

Ringrazio il SNDMAE per averci invitato e dato questo spazio, naturalmente la DID collabora con tutte le sigle sindacali presenti al Ministero, però, per apparentamento fra le diverse categorie di soci, condivide con il SNDMAE una serie di obiettivi soprattutto specifici ed afferenti alla carriera diplomatica. Il nostro programma, che i vertici dell’Amministrazione conoscono, si articola su vari punti, per non tediarvi, mi limiterò ad esporvene due. In primo luogo abbiamo voluto effettuare una riflessione sulle cause di un mancato raggiungimento, ad oggi, eppure con alcune beneaugurati eccezioni, di una pari opportunità tra uomini e donne all’interno della carriera. Statisticamente, il SNDMAE l’ha dimostrato l’anno scorso con una dotta presentazione. Si osserva come a parità di anzianità e capacità le donne abbiano comunque ottenuto risultati migliori rispetto ai colleghi maschi e questo tanto più ci si avvicina ai gradi ed alle funzioni di vertice. Noi riteniamo che la disuguaglianza si sia verificata soprattutto per quanto riguarda i percorsi intrapresi da molte donne, spesso di minore visibilità, ma non certo di minore responsabilità. La DID, quindi, ritiene che le pari opportunità tra uomo e donna, così come tra ogni funzionario, possano essere assicurate solo se verranno garantite reali pari possibilità di percorso professionale, tramite le quali ognuno possa avere l’occasione di dimostrare il proprio valore. Per garantire una vera pari opportunità di percorso per tutti e tutte è necessaria l’adozione di misure attive. L’esperienza dimostra come per l’attuazione di una reale pari opportunità sia l’accesso a tutte le informazioni necessarie rispetto alle possibilità di crescita professionale. Tale precondizione può concretamente realizzarsi tramite la trasparenza dei posti oltre che esterni, che c’è già, anche di quelli interni. Noi sappiamo che l’Amministrazione ha alcune remore, perché ci obietta che è difficile da applicare, ma noi crediamo che, con un po’ di buona volontà - e siamo pronte a fare delle proposte - questo obiettivo si potrà raggiungere. Con una maggiore concorrenza i singoli funzionari infatti, secondo noi, avranno maggiori opportunità professionali e l’Amministrazione maggiori possibilità di scelta. Riteniamo, quindi, che questa proposta, rispetto alla quale vi è molto interesse anche da parte dei colleghi uomini, possa essere raggiunta con un’intesa con l’Amministrazione, alla quale noi ci dichiariamo fin d’ora disponibili.

Altro punto che a noi pare particolarmente qualificante è quello teso a conciliare la cosiddetta dimensione professionale con quella personale. Ci sembra, questa, un’esigenza sentita da uomini e donne, soprattutto dai più giovani che, invece, sono quelli che, a nostro avviso, sono più penalizzati da un’organizzazione del lavoro che li costringe, in una larga maggioranza di casi, ad accumulare ore ed ore di servizio, tali da occupare ampiamente l’intera giornata, prolungandosi addirittura nelle ore serali e impedendo loro di usufruire di una giusta quota di tempo libero da dedicare vuoi alla famiglia, vuoi ad attività culturali e sociali che comunque arricchiscono l’individuo, migliorando senz’altro anche la sua qualità di funzionario e diplomatico. L’autoreferenzialità, seppure per certi versi rassicurante, è un rischio, perché, escludendoci da una realtà esterna, tra l’altro in continuo cambiamento, ci limita nelle potenzialità di intervento sul piano professionale e nuoce all’equilibrio della persona.

Noi crediamo e speriamo che il SNDMAE condivida questa nostra posizione, che sia necessario pensare ad un’organizzazione e ad un orario di lavoro più efficace, come, tra l’altro, altri Paesi partners hanno fatto da tempo, migliorando, in tal modo, la sinergia fra la nostra attività e quelli degli appartenenti alle aree funzionali. Condizione che, a nostro avviso, è indispensabile per il buon funzionamento del Ministero nel suo insieme. Riteniamo che fatte salve situazioni eccezionali di fronte alle quali nessuno si tira indietro sia giunto il momento di smettere di considerare la presenza prolungata in ufficio come un valore per di più determinante ai fini della progressione della carriera.

Detto questo, su altri temi non sto qui ad annoiarvi, la DID, debbo dire, ha avanzato numerose proposte nei confronti dell’Amministrazione, con la quale ha instaurato un dialogo proficuo. Vi sono segnali positivi per quanto riguarda l’approccio metodologico alle questioni di genere. Ad esempio, le commissioni di esame e di avanzamento hanno ormai, quasi sempre, un elemento femminile, nello stesso modo l’inserimento nel programma di formazione dell’Istituto di moduli sulle questioni di genere è un dato orami acquisito.

Il 2007, signor Presidente, e chi meglio di lei lo può capire, visto che è donna, è l’anno europeo delle pari opportunità, pari opportunità, però, non solo fra i generi ma fra tutti e fra tutte. Questo è lo spirito che continua ad animare la DID, che ritiene di esprimere, in molte occasioni, non solo le aspirazioni e le aspettative della componente femminile della carriera, ma anche, ed in ogni modo crescente, i principi condivisi da molti colleghi uomini - speriamo che sia così, fatevi vivi anche in futuro e non mi smentite – che aspirano ad una società più moderna ed equa. Non è certamente, signor Presidente, nostra intenzione fare, tra virgolette, concorrenza al Sindacato, riteniamo invece che molti siano gli spazi per azioni sinergiche che riteniamo potrebbero dar vita a nuove e virtuose dinamiche all’interno dell’Amministrazione. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille a Valeria Spinelli. Do la parola a Vincenzo Schioppa.

 

VINCENZO SCHIOPPA. Grazie, cercherò di essere anch’io brevissimo e cercherò di toccare tre punti che sono, poi, i punti chiave della relazione di Enrico, che ho molto apprezzato, e degli interventi del Segretario Generale e del Direttore Generale del Personale: risorse, semplificazione e centralità della nostra funzione.

Risorse: io ho veramente apprezzato moltissimo le parole del Direttore del personale quando ha detto che il pudore non è più di moda né necessario. Lo stesso Ministro è intervenuto, con molta forza, per sollevare un problema politico, perché si tratta, evidentemente, di un problema eminentemente politico perché guardate che è vero che siamo in difficoltà con alcune altre amministrazioni, però è indubbio che ci siano amministrazioni che soffrono molto meno di noi. Addirittura amministrazioni che non hanno motivo di soffrire, perché? Perché come ha ricordato lo stesso presidente Granara, ci sono alcune amministrazioni che sono riuscite ad affrancarsi da quella terribile capacità dei controllori della spesa pubblica che si esercita, in parte, anche sul merito delle spese. Ora, i soldi sono pochi da noi, ed è difficile spenderli. Quando Enrico parlava di 15.000 contabilità speciali, ci metteva dentro entità come la Presidenza del Consiglio, come i Beni Culturali, come le Agenzie. Badate bene che in questo Paese oramai, quando si fa una riforma e si vuole che una struttura pubblica funzioni, la prima cosa che si scrive è che è sottratta alle regole di Bilancio. Sottratta in varia guisa, ma le agenzie, ad esempio, lo sono. Nella delega per la cooperazione, naturalmente, l’agenzia che si prevede che deve essere operativa, perché deve essere efficace, la prima cosa che si dice è che può operare al di là ed in esenzione delle regole della contabilità pubblica. Io non so a quanti di voi sia balzato all’occhio, ma, addirittura, in Finanziaria era stato proposto - e per fortuna è poi stato osteggiato da un manipolo di parlamentari in maniera molto trasversale – che gli uffici centrali di Bilancio avessero nuovamente il controllo di merito sulle spese dei Ministeri. Cioè assistiamo ad un fenomeno per cui c’è una parte importantissima delle pubbliche amministrazioni che si staccano, ma quelle che rimangono sono oggetto di sempre maggiori e sempre più occhiuti controlli. Questa è una cosa che va tenuta presente e per questo l’intervento politico è indispensabile. Non solo per dire che occorrono le risorse per farci vivere e sopravvivere e farci fare quello che dobbiamo e che ci viene chiesto di fare, ma per farlo nell’unica maniera possibile. Dicevo della questione dei controlli: guardate che il Ministero dell’Economia e delle Finanze è lo stesso che ha creato strutture che sono sottratte a questi controlli.

Risorse da altre parti: ho scoperto con raccapriccio che alcune regioni, peraltro splendidamente organizzate, hanno dei desk geografici per l’azione internazionale. Quando parlo di desk geografici non parlo di desk continentali, no, parlo di gruppi di gruppi di 3 o 4 Paesi, ciascuno curato da un dirigente di una regione con un gruppo di persone che lo aiuta. Parlo di regioni italiane e non voglio entrare nello specifico per quanto riguarda l’unità delle regioni nel Ministero degli Esteri.

Semplificazione: anche su questo punto Giampiero Massolo ha detto una cosa importante, si tratta di un cambiamento di cultura al quale, io credo, il Sindacato abbia risposto, ma debba rispondere in maniera ancora più forte, e non soltanto per l’ISE, appunto. Perché tutti quanti noi dobbiamo rifiutarci, e possiamo farlo, anzitutto di aderire a richieste che ci sembrino irragionevoli o addirittura non fondate. Guardate che ce ne sono moltissime nelle circolari, in procedure e procedimenti di vario genere che sono semplicemente infondate. Infondate in diritto e nella prassi amministrativa. Dobbiamo esserne coscienti e rifiutarci di farlo, ma occorre un cambiamento mentale anche perché singolarmente, ve lo dice uno che vive anche al di fuori del Palazzo in maniera abbastanza intensa, noi le idee le abbiamo ed abbiamo la capacità di portarle avanti, ma ci mancano le occasioni, perché non sappiamo sfruttarle, in alcuni casi, non perché non voglia l’Amministrazione, ma perché spesso proprio non le conosciamo. Altre amministrazioni non hanno idee ma hanno le occasioni. A proposito di occasioni vorrei ricordare, e, per fortuna, il Direttore del Personale lo sa ed è molto attento a questa opportunità, è stata varata dal Governo una nuova modalità di affrontare la semplificazione. Io mi auguro che non sia ancora una volta una «grida» manzoniana, non sia ancora una volta una semplificazione annunciata, ma, insomma, poiché faccio parte dell’unità che a Palazzo Chigi si occupa del piano di azione annuale, vi posso dire che c’è una fortissima volontà politica ed amministrativa di semplificare veramente. Si passa dalla semplificazione annunciata a quella realizzata e percepita e nell’ambito di questo piano uno spazio molto importante ce l’ha il «taglia-leggi», so che il Ministero se ne sta occupando e so che sarà sicuramente parte importante di questo processo di semplificazione. Il «taglia-leggi» prevede di individuare le leggi che siano obsolete ed eliminarle e di ristrutturare quelle attuali.

Andiamo al dPR 18. Io sono stato fra quelli che, alle volte, è stato molto critico del dPR 18, però è innegabile – lo dico a De Agostini e a tanti altri amici – che in certe occasioni il dPR 18, pur con tutti i suoi limiti ed i suoi brandelli, pur con tutte le sue fisionomie oramai a mosaico, ci ha salvato e continua a salvarci da molti pericoli. Diceva Giampiero che non è vero che siamo assediati. E’ vero, non siamo assediati dall’esterno, ma ogni tanto qualcuno ci prova. Il dPR 18, con tutti i suoi problemi, ci ha dato una possibilità. Ciò che voglio dire è che io sono dispostissimo intellettualmente e fattivamente ad affrontare il problema del dPR 18 e credo che il «taglia-leggi» dia questa possibilità, però, guardate, si salta da una zattera se uno ha vicino un motoscafo e quindi dice: «Beh io mi salvo col motoscafo e non con la zattera», ma se vicino alla zattera abbiamo una botte che rischia di affondare più di quanto non abbia fatto la zattera, beh, io ci penserei mille volte. Voglio dire che se abbiamo un progetto forte e difendibile, una spinta ed un supporto politico veramente sicuro, si può certamente pensare di mettere mano in maniera profonda al dPR 18, se questo manca stiamo attenti. Perché chiunque abbia visto all’interno un preconsiglio, o chiunque abbia semplicemente seguito, anche sui giornali, come sono andati i 1.384 commi della Finanziaria, sa bene i rischi che stiamo correndo. Quindi profittiamo dell’occasione, ripeto: avviamo un’azione di semplificazione perché tanto, tantissimo si può fare col «taglia-leggi», però, cautela.

Sulla centralità della «casa». Io credo che sia verissimo che la centralità non si difenda affermandola o perlomeno non solo affermandola ma vivendola, realizzandola e mostrandola. Anche io mi accorgo che veniamo richiesti dal sistema perché nel breve o nel lungo periodo, alla fine, ci si rende conto che facciamo le cose in maniera certamente diversa ed in alcuni casi migliore di altri o di altre strutture. Non dobbiamo avere molta paura. Stiamo attenti a non farci prendere, ancora una volta, dalla sindrome da accerchiamento. Sono parole che ripetiamo spesso nei momenti di grande turbolenza e grandi passaggi. Io vorrei ricordare che, come diceva Croce, forse è una frase che ho già detto, ma, insomma, le traversie possono anche essere opportunità e dobbiamo essere in grado di capire che ci sono opportunità che possiamo sfruttare e che siamo in grado di sfruttare e dove ci sono invece opportunità alle quali dobbiamo rinunciare perché non siamo in grado. Questo lo dico per tanti passaggi di questi mesi, non ultima – ho l’impressione e spero non sia così – la questione del futuro dell’Istituto diplomatico che, purtroppo, per una malaugurata vicenda istituzionale, è finito nel tritacarne della Finanziaria. Ma se noi siamo attenti, e so che l’Amministrazione è attenta su questo argomento, probabilmente su questa riforma, forse un qualche beneficio potrebbe averlo, anche perché questa è un’occasione per dimostrare che il modello pedagogico dell’Istituto diplomatico è sicuramente fra quelli che sono e possono essere additati anche per questa nuova entità che si sta creando e che è l’Agenzia per la formazione. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie molte. Darei la parola, ora, al nostro collega Barbera, che l’ha chiesta. Essendo assente do la parola al dottor Civitelli.

 

CIVITELLI, Capo del SICC. Se non c’è Barbera stappo lo champagne! No, mi limiterò ad una osservazione ed una richiesta al Sindacato. Prima di tutto sono lieto di essere qui stasera, ringrazio e mi scuso per il ritardo iniziale che testimonia un po’ la funzione di cireneo. Non è una scusa ma è un ruolo che intendo rappresentare in questo consesso sindacale e che accompagna, ed è una delle componenti essenziali del coordinamento che è qui rappresentato dal Direttore Generale del Personale, l’ambasciatore Massolo, per la parte dell’ordine di servizio 19, del 31 maggio dell’anno scorso, che conoscete bene tutti quanti. In questo coordinamento generale, l’innovazione o meglio il SICC il servizio che sto dirigendo, avendo raccolto questa eredità nel settembre dell’anno scorso, ha una funzione, una centralità che va al di là stessa della mia persona e di tutto lo sforzo che stiamo facendo e sul quale ci stiamo impegnando in quanto, come sapete, lo stesso Ministero della Funzione Pubblica oggi si chiama Ministero per le riforme della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione tecnologica. Quindi abbiamo una centralità, un accento forte su questi aspetti e proprio la mia testimonianza la voglio concentrare sulla percezione di questa innovazione al MAE, la realtà e le potenzialità. Concluderò poi con una richiesta diretta al Sindacato, al SNDMAE ed al ruolo che può avere il SNDMAE su questo scenario. Sulla percezione so che sono vari i sentimenti. Nel senso che se la percezione la intendiamo all’interno ed il Presidente, lo stesso Enrico Granara, mi ha portato varie testimonianze, abbiamo avuto anche confronti e chiarimenti diretti su particolari segnalazioni, proteste o critiche, che è anche il ruolo che deve svolgere il sindacato. Però anticipando la conclusione ed andando ad essere più rapido possibile, proprio questo un sindacato deve saper fare. Oltre a portare la protesta, la critica e le segnalazioni forti alle varie stanze del Ministero, nei vari singoli o centri ed a chi detiene le responsabilità principali, deve anche avere la capacità di contribuire a migliorare la conoscenza di una realtà meno superficiale, una conoscenza più profonda rispetto alla prima impressione che si può avere, per questo parlo di percezione di realtà. La realtà, io mi sento di dire, adesso, a distanza di sei mesi, avendola vista dalle scrivanie esterne, diciamo nel nostro suolo così ciclico, da una parte all’altra del Ministero, dall’interno e dall’estero. E’ una realtà positiva nel senso che viene sicuramente percepita all’esterno e veniamo indicati tra i casi di eccellenza all’interno della Pubblica Amministrazione. Però, come ci siamo detti in varie occasioni, anche fra colleghi che sono qui intorno a questo tavolo, per mantenere questa eccellenza, bisogna non solo lavorare intensamente, ma, insieme, garantire questi livelli contribuendo ad avere risorse adeguate in tutti i sensi. La realtà, non ve lo nascondo, da un punto di vista organizzativo e numerico non è delle più rosee, ma è una lamentela generale. Il Direttore Generale si trova tutti i giorni a confrontarsi con questi cahiers de doléance, ma, ripeto, i nostri risultati di eccellenza, che vengono da scelte ben ponderate e studiate bene proprio perché abbiamo livelli qualitativi buoni ed ottimi, purtroppo non così diffusi perché non abbiamo mai fatto tanti concorsi, ad esempio, per profili informatici. L’ultimo è del 2001 e gli ultimi ingegneri informatici sono del 2001. Poi, in parte li abbiamo mandati all’estero ed in parte li abbiamo tenuti in Italia, ma con le professionalità informatiche interne, poco riusciamo a controllare.

Non mi smentisco e vado alla fine dell’intervento parlando di realtà che ha bisogno di sostegno e di aiuto per confrontarsi con una innovazione e con richieste che dall’esterno sono molto pressanti perché costituiscono il centro dell’azione governativa. Non a caso le linee guida si chiamano «Verso l’e-governement», che è un asse strategico dell’intero Governo.

Le potenzialità: noi, qui abbiamo una gamma, una varietà di futuri imminenti e prossimi che ci aspettano con grandissime novità amministrative. Tra poco, lo dico in senso positivo nonostante le difficoltà che incontro tutti i giorni e con le quali mi confronto, avremo delle trasformazioni e non mi riferisco solo alla firma digitale che abbiamo presentato meno di un mese fa qui in questa sala e che è già decollata. Ecco, posso dar qui, in questa occasione, la notizia che c’è stata la prima firma digitale, anche se avremo un periodo di transizione, per i trasferimenti da parte della DIGIT all’estero per gli italiani all’estero, da parte del consigliere Carfagnini, che ha firmato un capitolo proprio ieri, per la prima volta. Rimarrà come il primo uomo sulla luna, speriamo che sia un inizio di diffusione che tra qualche mese, entro la fine dell’anno, porterà tutto il Ministero ad usare, in Italia ed all’estero, la firma digitale, che significa dematerializzazione della documentazione e significa tutto quello che è l’obiettivo o perlomeno uno degli obiettivi del Codice dell’amministrazione digitale.

Grandi trasformazioni, perché abbiamo la RIPA, Rete Internazionale delle Pubbliche Amministrazioni, che è un tassello che ha anticipato quella che è la connettività sul territorio nazionale, che firmerò tra qualche settimana e che porterà una migliore connettività. Per questo non chiedo al Sindacato di approfondire tutti i temi tecnici, però l’appello che ho fatto all’inizio e sul quale termino è proprio questo: di aiutare a capire meglio, ad incalzare, quando c’e necessità, ed a fare le critiche necessarie, ma, nello stesso tempo, a sapere distinguere e discernere quali siano le osservazioni. Non mi limito a quelle che non hanno nemmeno cittadinanza, anche fondate ma che poi trovano la loro origine in cause, ragioni e motivazioni che hanno una spiegazione molto più profonde di quelle di prima facie e superficiale apprezzamento. Per questo io ringrazio ancora della pazienza e spero che il percorso sarà non solo lungo ma foriero di fatti e di acquisizioni, sul piano delle innovazioni tecnologiche, che porteranno il Ministero non solo alla conferma della fama di cui già gode all’esterno, ma a questa fama, se possibile, daremo maggiore lustro, ma soprattutto daremo la sostanza quotidiana di acquisizioni che faranno parte degli strumenti di lavoro quotidiani di tutto il personale di questa Amministrazione in Italia ed all’estero. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille. A questo intervento che riguarda vari aspetti molto interessanti sui quali c’è il supporto del Sindacati perché si sviluppino sempre di più, volevo collegare l’informazione che il link per vederci in streaming è su Internet, in questo momento non siamo solamente noi che ci sentiamo e ci vediamo ma una quantità di persone che sono collegate con noi in via informatica, per cui volevo sottolineare l’importanza di questo.

Volevo fare anche un’altra brevissima informazione di servizio. Il SNDMAE ha cosponsorizzato la pubblicazione di questo volume curato da Guido Lenzi che si intitola «Le speranze d’Europa». Sono documenti e carte scritte dall’ambasciatore Ducci. Il SNDMAE ha ritenuto che fosse veramente importante ed utile finanziarne in parte la pubblicazione e può essere acquistato presso il SNDMAE. Darei ora immediatamente la parola al Direttore per il Personale che l’ha chiesta. Subito dopo lui il consigliere De Agostini da Maputo che voleva rispondere ad alcune delle osservazioni sul suo intervento.

 

AMB. GIAMPIERO MASSOLO, Direttore Generale per il personale. Grazie, dovendo lasciare - anche per evitare che il Presidente dell’Assemblea lasci l’Assemblea medesima - volevo, brevissimamente, ripigliare alcuni concetti e lasciare poi in ostaggio il Vice Direttore Generale.

Quello che citava il direttore Civitelli è un esempio molto calzante di un caso di cambio di mentalità e di cultura del Ministero. Nel senso che intanto noi siamo centrali, intanto noi siamo portati ad esempio da parte del Ministero dell’Innovazione all’intera Pubblica Amministrazione, in quanto gli abitanti del Ministero hanno fatto un salto di qualità ed una mutazione culturale. L’uso dell’informatica, l’uso del dialogo digitale e delle tastiere è ormai una modalità normale di lavoro. Mi direte che è normale anche nel mondo esterno. Probabilmente sì, tanto normale qui dentro non deve essere se ancora io ricevo mail di colleghi direttori generali, trasmesse dai computers dei loro capi segretaria. Io, fossi il capo segreteria, non mi presterei.

Secondo punto da dire: il problema del grado-funzione e dei percorsi. Qui non è questione di dirigenzialità o che altro, qui è questione se ti fanno fare delle funzioni in cui tu metti a profitto quello che la legge dice che tu sei, oppure no. Questo, entro certi limiti, prescinde dal fatto che uno sia o meno dirigenziale, abbia l’80% del dirigente, il 75% o il 120%. Queste sono, obiettivamente, tutte stupidaggini, nel senso che, essendo questa una categoria non contrattualizzata, contrariamente alla dirigenza, nella dirigenza pubblica intanto esisti in quanto hai un contratto e questo contratto ti comporta degli obiettivi e delle risorse e se non hai un contratto non ci sei. Al contrario, questa è una carriera non contrattulizzata, quindi intanto ci sei in quanto eserciti determinate funzioni, non hai un contratto, l’Amministrazione deve metterti in grado, deve agevolare la tua ricerca di rischio, come diceva Sara Rezoagli, quindi deve agevolarti e garantirti la possibilità e l’opportunità. Tu, da parte tua, devi essere sufficientemente skillful da assumertelo. Quindi è, in realtà, il takes two for tango.

Credo che sia necessario evitare due errori che sono poi due estremi. Da un lato c’è l’esercito cinese, vale a dire, anche loro sono tornati ai gradi, in realtà c’è stato, come tutti sappiamo, un momento in cui i gradi non c’erano, il generale ed il soldato avevano entrambi la stessa divisa, l’unica diversità erano le funzioni.

C’è un secondo estremo, l’uno è una totale ed aprioristica cilindricità, il pregio di questa cosa è che si diversifica unicamente per funzioni, il difetto è che si elimina quello che è il percorso. Vale a dire che tu per arrivare a fare una certa cosa, devi aver fatto delle altre cose. Questo è come la propedeuticità degli esami: una volta non si poteva fare diritto internazionale se uno non aveva fatto diritto pubblico, ad esempio. Beh, io credo che adesso questo tipo di cilindrismo non sia opportuno perché eliminando il percorso, si elimina una tutela importante della nostra professionalità. Perché a parità di assenza di percorso fra il Ministro plenipotenziario ambasciatore a Copenaghen e fra il passante ambasciatore a Copenaghen non c’è più alcuna differenza, perché entrambi non avranno avuto un percorso. Quindi credo che l’eccesso in questa direzione sia da evitare. E’ da evitare, però, anche l’eccesso opposto. Cioè che ogni qual volta ci si accinga a fare delle promozioni, arrivi da parte sindacale, sotto il pretesto di un garbato invito alla cautela - non da parte di questo Sindacato, da parte sindacale at large - l’invito, in realtà, a non pretermettere chi è nel grado inferiore da più tempo. Questo, per carità, è sicuramente una cosa di cui l’Amministrazione si fa carico e che tiene  presente e la ispira nella sua azione, trovo però che anche qui, andare troppo da questo punto di vista, ha un aspetto di eccessivo garantismo, di perdita di professionalità e di reputazione all’esterno e, alla lunga, ottiene lo stesso risultato negativo - per estremi opposti - della prima delle due categorie. E’ certo molto difficile fare cadere il bilancio da una parte o dall’altra, credo che occorra grande equilibrio da parte dell’Amministrazione, ma anche da parte delle organizzazioni sindacali che, in quanto espressione ed interpreti del comune sentire, hanno, da questo punto di vista, una responsabilità comune molto importante.

Per quanto riguarda il problema delle pari opportunità ed i connessi problemi del coniuge meno tutelato, più svantaggiato. Sulle pari opportunità stiamo lavorando, lo ricordava giustamente Valeria Spinelli, è un discorso a cui sia io come Direttore Generale per il Personale, per cultura personale ma anche in virtù del mio ruolo, sia l’Amministrazione, per vocazione tradizionale, siamo molto sensibili e quindi fermamente determinati a svolgere e a continuare a fare insieme questo pezzo di strada. I problemi relativi alla reversibilità sono in parte comuni con il resto del pubblico impiego, probabilmente noi ne soffriamo un pochino di più in ragione della disparità di quello che poi resta del trattamento metropolitano quando siamo all’estero. Ovviamente, anche su questo, continuiamo a tenere accesa l’attenzione ed i riflettori.

DPR 19: ecco, di nuovo è un esercizio al quale accingerci con equilibrio, nel senso che di nuovo è il discrimine tra il nuovo contenitore e la virtù del vecchio. Ingessarci nel vecchio è deleterio, abbandonare del tutto il vecchio che ha il pregio, comunque - ancorché in una certa misura in modo afasico - di una conservata organicità, malgrado tutto. Andare del tutto verso il nuovo rischia - in un periodo in cui nessuno seriamente insidia ma molti provano – di farci assestare su un livello di equilibrio non necessariamente più vantaggioso dell’attuale. Il «taglia-leggi», in effetti, offre il vantaggio di esserci, il vantaggio di dover essere esercitato ed il vantaggio di poterlo fare con la necessaria gradualità. Quindi piuttosto che avvolgersi con la bandiera di un nuovo testo, usiamo ed impieghiamo in questa Amministrazione i sindacati. Questa Amministrazione e questi sindacati sono di nuovo dallo stesso lato della barricata verso l’esterno, approfondiamo insieme il tema perché, effettivamente, significa fare un lavoro positivo.

Funzioni dei Ministri e dei funzionari di vario genere alle dipendenze dirette: mah, certamente se uno volesse essere cinico potrebbe facilmente dire che c’è una corsa molto spinta alle promozioni. Alcune volte si preferisce il grado alle funzioni e su questo io inviterei tutti a riflettere. Obiettivamente l’Amministrazione non è in grado, sul piano logistico e sul piano delle risorse di personale, di mettere a disposizione dei funzionari alle dirette dipendenze fette di bilancio, risorse umane e, come dire, obiettivi entusiasmanti per i quali venire in ufficio. Allo stato attuale delle cose, con questa ripartizione fra Direzioni generali, con questo assetto di risorse umane e con questa disponibilità di risorse finanziarie, questo, francamente, non è possibile. Ovviamente da qui a non farsi carico del problema, evidentemente, passa un mare e, da questo punto di vista, chi vi parla, la Direzione Generale, siamo impegnati a fare un approfondimento. Di nuovo è compito dell’Amministrazione individuare la modalità, i contenuti e le soluzioni formalmente viabili anche con l’esterno, di chi risiede all’esterno di questo Ministero. E’ compito però dei singoli Direttori generali organizzare la propria Direzione generale in modo tale da creare degli spazi funzionali per i funzionari alle dirette dipendenze rafforzandone l’autonomia, dando loro dossier concreti e non necessariamente approfondibili da parte di un singolo ufficio. Richiede la pazienza dal basso dei funzionari magari più giovani e capi ufficio che si trovano a rispondere a più centri di responsabilità, il Direttore Generale, il Vice Direttore Generale, il Coordinatore d’area, è un team work anche questo. Non si può richiedere all’Amministrazione di rendere felici le persone con un colpo di bacchetta magica.

Un’ultimissima notazione sui viaggi di trasferimento e sui viaggi di servizio. Con la Finanziaria siamo ritornati ad una situazione simile a quella di prima, soprattutto per quanto concerne i viaggi di servizio, con qualche limitazione. Di nuovo, io sarei lietissimo, ed è una causa per la quale sto – al di là dei pareri che chiedo per iscritto, ma poi, ogni tanto faccio anche io qualche altra cosa per iscritto – cercando di vedere se è possibile ampliare il campo a nostra disposizione. Certo, è stata demagogica la norma che venne adottata, ne è stata demagogica l’applicazione, ed è stato molto, ma molto difficile tornare indietro. Quindi, da questo punto di vista, di nuovo, i risultati ottenuti sono frutti di un compromesso delicato, e a me paiono, complessivamente, almeno in questa fase, viabili. Volevo solo dire che quando ero Direttore degli Affari Politici, andai in missione con il collega tedesco Schäfer. Egli ha, nella Auswartiges Amt, uno status giuridico superiore rispetto a quello che ha il Direttore Generale degli Affari giuridici multilaterali al Ministero degli Esteri, ma, alla fine, si fa lo stesso mestiere. Pregustavo la conversazione con Schäfer per mettere a punto la missione che ci accingevamo a fare in comune e sono stato frustrato perché lui viaggiava in economica ed io invece in business ed è il Direttore politico dell’Auswartiges Amt. Con questo non voglio dire… però di nuovo attenti a fasciarci…

 

PRESIDENTE. Dove andavate?

 

AMB. GIAMPIERO MASSOLO, Direttore Generale per il Personale. Andavamo nei Balcani e c’era una business ed una economica. Adesso io continuerei ad andare in business perché la Finanziaria me lo riconsente. Lui, probabilmente, se il suo Massolo non ha provveduto, viaggerebbe tuttora in economica. Questo per dire che possiamo far tutto, ma attenzione a non fasciarci costantemente del tricolore. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille.

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Una battuta, se posso. Noi vogliamo fasciarci del tricolore solo nei viaggi di trasferimento, date le circostanze. Soprattutto trasferimento verso quei Paesi che hanno, per mentalità, una percezione del rango e dell’importanza degli inviati di uno Stato straniero, che annettono visivamente con lo status di come viaggiano. Qui mi riferisco ai Paesi arabi e l’Iran, tutti Paesi definiti al di sotto della fascia delle cinque ore. Per il resto, è chiaro, bisogna avere la flessibilità e l’intelligenza di gestire un capitolo che ha le sue limitazioni e, in ambito europeo, per missioni di lavoro e non di trasferimento, o anche nei viaggi di trasferimento nei Paesi europei, se occorre, si può anche procedere con una gradualità verso il recupero. Ma la nostra insistenza è quella di fare attenzione alla mentalità dei Paesi che ci ricevono, che non sono Paesi europei, ecco, ci tenevo a questa precisazione.

 

PRESIDENTE. Grazie. Do la parola ora al collega Marguccio.

 

STEFANO MARGUCCIO,  Volevo fare un intervento molto breve sulla questione della centralità del Ministero. Ho ascoltato con molto interesse l’intervento del Segretario Generale e del Direttore per il Personale, che hanno espresso, nell’affermazione della nostra professionalità e della nostra propositività, l’affermazione di questa centralità del Ministero degli Esteri. Innanzitutto credo che la proposta di Enrico De Agostini di riformare il dPR 18 e fare questo 19 sia una manifestazione diretta delle nostre capacità di reazione anche del nostro essere propositivi. Quindi voglio manifestare il mio appoggio ad Enrico con, naturalmente, tutti i pericoli di tentare una strada nuova lasciando quella vecchia, ma, insomma, dal mio punto di vista io credo, forse, che l’Assemblea sia rimasta talmente frastornata dalla prospettiva di cambiare questa nostra norma fondamentale che non ha ancora detto niente o quasi, solo Vincenza Schioppa si è espresso in materia, ma, più che altro, per timore reverenziale e non perché non è d’accordo con la proposta.

Vorrei, però, porre l’attenzione del Consiglio su un aspetto problematico di questa nostra centralità. Io ho da poco preso servizio come console in una piccola città dei Balcani e trovo che sia molto difficile per noi avere un minimo di coordinamento sulla proiezione esterna dei nostri enti locali. Era una cosa che avevo già visto a Belgrado quando ero andato in una breve missione di formazione non appena entrato al Ministero e adesso lo sperimento sulla mia pelle. Delle delegazioni delle nostre regioni e delle nostre province oppure degli assessori che arrivano in visita, vengo informato prima del loro arrivo, dalle autorità del mio Paese di accreditamento, quindi, ad esempio, il sindaco o il prefetto. Quando va male apprendo dai giornali che sono arrivati e non sono passati certo dal console. Questo credo sia un problema, essendo stato membro del Consiglio l’anno scorso ed avendo partecipato alla redazione di questo libretto bianco. Forse la funzione dei nostri consiglieri diplomatici potrebbe essere almeno di informarci su alcune cose che succedono. In questo noi abbiamo almeno già una struttura che esiste, quella dei consiglieri diplomatici presso le regioni, che poi sono i bouyers de fonds di tutti questi finanziamenti. Io credo, addirittura, di avere un comune di 15.000 abitanti che verrà a fare un progetto nella mia circoscrizione. Quindi, ecco, se i consiglieri diplomatici lavorassero anche per noi, forse avremmo la possibilità di avere un quadro d’insieme dell’azione del Paese. Invece questo non c’è, almeno io non lo vedo e sicuramente ci penalizza, anche perché io mi sento sempre in imbarazzo quando ho le notizie su quello che fa il mio Paese da un’autorità straniera.

Questo vorrei sottolineare e sottoporre all’attenzione del Consiglio, grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie. Vorrei dare la parola subito ad Enrico De Agostini che sta aspettando da un bel po’. Enrico?

 

ENRICO DE AGOSTINI, da Maputo. Sì, grazie, io intervengo di nuovo da Maputo per dirvi che sono finite le esplosioni, ma anche per rispondere a quello che hanno detto Vincenzo Schioppa e Giampiero Massolo, circa la proposta di un nuovo dPR 18. Entrambi hanno evidenziato i possibili pericoli di pervenire ad un nuovo strumento normativo. E’ chiaro che si tratta di un progetto complesso, ma non è detto che questo progetto nuovo debba buttare a mare tutto quello che oggi è contenuto nel dPR 18 e c’è di buono.

Va detto, in apertura del mio intervento, che, in effetti, il dPR 18 era un grande ed ottimo strumento normativo finché è stato intatto, però non so se tutti si rendano conto di quanto, ormai, sia carente l’attuale normativa. Uno dei punti di debolezza maggiore della nostra Amministrazione è dato dal fatto che ormai il dPR 18 non disciplina più intere categorie e che ha una disciplina eterogenea rispetto alla struttura e quindi, come sappiamo tutti, questo si traduce, in pratica, con l’assenza di valutazioni per merito, con l’assenza per questa ed altre categorie di una vera carriera e prospettive per il futuro.

Il punto è che senza una vera disciplina organica noi continuiamo a subire riforme settoriali da parte di altre amministrazioni. Quindi si tratta di vedere se ci vogliamo rimboccare le maniche e mettere a scrivere un nuovo strumento normativo, in modo, almeno, di recuperare la nostra iniziativa politica. Poi, naturalmente, sarà questione di negoziare, di vedere se riusciamo a far passare tutte le nostre proposte, ma facciamole queste proposte. Magari ci vorranno anni, un progetto di lungo tempo, ma, secondo me, vale la pena farlo. Ricordate che chi gioca in difesa, di solito, perde le partite. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille, Enrico, è sempre interessante quello che dici. Vorrei, a questo punto, prima di dare la parola ad Anna Della Croce, se lei mi permette, leggere quello che ci scrive Antonio Verde da Strasburgo, dice: «Qui ho problemi interni di rete, e non da oggi, e riuscire ad ascoltare è particolarmente problematico. Manca anche l’amministratore per provare a resettare il computer. Non riuscendo a collegarmi in audio, potete segnalare al Presidente che condivido in pieno i contenuti della sua relazione, come pure la proposta dell’altro Enrico di superare il dPR 18, nato 40 anni or sono come un corpo unico e razionale e diventato, nel corso degli anni, un patchwork non sempre totalmente omogeneo.

I principali problemi del nostro Ministero sono già stati menzionati: scarsità di risorse e scarsa incisività soprattutto nel non lontanissimo passato nel cercare di tirare dal nostro lato una coperta corta. L’incomprensibile ingessatura burocratica, la rigidità centralistica, il bilancio di sede, la semplificazione amministrativa, la maggiore autonomia delle sedi fra le possibili soluzioni menzionate. Perdita di centralità del Ministero a causa di confliggenti interessi politici, scorrimenti di carriera, sbocchi professionali, incentivi e politica delle famiglie.

Non mi riesce di dire niente di nuovo, niente che non sia già stato detto, ritengo, tuttavia, che giusta sia stata la politica del nostro sindacato negli ultimi anni di agire in maniera meno felpata e, paradossalmente, meno diplomatica e dimostrare quel po’ di muscoli che ancora abbiamo, come in occasione dei recenti attacchi all’ISE. E’ un peccato, tuttavia, che sia questo il solo approccio veramente efficace nei confronti di un sistema politico che, al di là delle generiche dichiarazioni di stima nei nostri confronti, non sempre, per non dire quasi mai, si comporta, nei nostri confronti, coerentemente con tali dichiarazioni».

Questo è quello che scrive Antonio Verde da Strasburgo. Io proporrei, dopo aver dato la parola ad Anna Della Croce, e dopo che Anna Della Croce avrà fatto il suo intervento, siccome non ho, nella lista degli interventi nessun’altra richiesta, di fare circolare… sì, poi anche Vincenzo Schioppa e poi faremmo circolare la bozza di mozione per sentire se ci sono degli emendamenti, delle reazioni alla mozione e poi adottarla. Per cui do ora la parola ad Anna Della Croce.

 

ANNA DELLA CROCE, Segretario Esecutivo uscente SNDMAE. Grazie Presidente. Sono rientrata al Ministero da quasi tre anni e ritengo di aver raccolto sufficiente esperienza per proporre qualche osservazione su questa importante realtà in cui siamo inseriti che sembra affrontare con qualche difficoltà la macchina del tempo e gli sviluppi rapidi ed irreversibili di una società in continuo movimento.

Per alcuni versi il Ministero si è adeguato ai tempi. L’informatizzazione, la rete interna ed estera, controlli elettronici all’ingresso per accedere all’ambulatorio e alla mensa, migliore funzionamento degli ascensori, uffici resi più vivibili, pavimenti di marmo hanno sostituito quelli di linoleum di tanti anni fa. Si potrebbe proseguire, ma, a ben vedere, si tratta di miglioramenti tecnici e tecnologici che contribuiscono a migliorare la qualità della vita, ma se si entra nel cuore della struttura interna e al suo funzionamento, la realtà che si scopre è ben altra e, soprattutto, a mio parere, non è abbastanza evolutiva. A causa di una riforma partita da una giusta motivazione, ma mal realizzata nei suoi contenuti, la macchina ministeriale è diventata ingestibile. Le Direzioni generali sono entità che lavorano in parallelo, ciascuna per il settore di competenza primario, ma manca un meccanismo di raccordo fra di esse.

Le geografiche seguono i rapporti politici ed economici bilaterali con i Paesi della propria area, ma il coordinamento con le Direzioni generali tematiche non è regolato. L’iniziativa personale spesso supplisce, ma non garantisce la continuità del risultato. Con la conseguenza che, il più delle volte, il coordinamento non avviene e non esiste uno strumento per renderlo obbligatorio.

Il progetto di regolamento che la Direzione generale del personale si appresta a proporre al Governo, interviene opportunamente sul problema del coordinamento fra Direzione generale, Affari politici e le altre sulle questioni politiche e di sicurezza internazionale, istituendo la figura di Vice Segretario Generale e Direttore politico. E’ sicuramente un passo avanti, ma affronta sicuramente solo una parte del problema, infatti nessuno coordinamento è previsto a livello più basso se non quello della buona volontà dei funzionari che non sempre si verifica. Né si può accusare la Segreteria Generale di non coordinare a sufficienza, poiché essa può solo intervenire al vertice delle Direzioni generali, mentre sarebbe necessario un coordinamento funzionale a livello degli uffici.

Il Consiglio di Amministrazione, attraverso i Direttori generali, che ne fanno parte di diritto, gestisce tutto l’apparato in modo estremamente verticistico, non essendo i predetti sostenuti da un momento decisionale intermedio. E’ pertanto lasciato alla discrezione dei Direttori o Vice Direttori generali di concedere o meno, a funzionari di pari grado o di grado inferiore, un certo livello di autonomia. Ove questo non avvenga, non c’è modo per rimediare perché il sistema non lo consente. Si dirà che questa è la conseguenza logica di un sistema fortemente gerarchicizzato quale in effetti è il Ministero. Sì, è vero, peraltro questo sarebbe logico se la carriera fosse composta da un limitato numero di ministri ed ambasciatori, cioè da personale destinato a ricoprire i posti di vertice delle direzioni generali, oltre che i posti di ambasciatore disponibili all’estero.

La realtà è ben diversa, qualche cifra può aiutare a capire meglio il problema. Al Ministero ci sono, attualmente, 89 ministri plenipotenziari, dei quali solo 24 occupano posti di vertice, mentre per i rimanenti 63 non c’è posto nell’organigramma dell’Amministrazione. E’ stata perciò creata la posizione di Ministro alle dirette dipendenze del Direttore Generale che altro non è, di regola, che un funzionario frustrato con un dossier il più delle volte residuale rispetto al cuore della Direzione Generale e spesso di grado più elevato del Vice Direttore, se non anche del Direttore.

16 Ministri sono inoltre, a Roma, in posizione di fuori ruolo, portando la cifra totale dei Ministri in servizio a Roma a 105. L’incongruenza di questa situazione appare chiaramente, così come evidente è l’impressione che un elevato numero di funzionari del grado di Ministero plenipotenziario sia sotto impiegato sino al punto di essere persino incoraggiato a dare le dimissioni anzitempo.

D’altra parte non si può nemmeno sostenere che l’attuale sia una contingenza eccezionale, poiché siamo di fronte agli organici dei gradi previsti per legge. Se si considera il costo per le amministrazioni di un tale numero di funzionari sottooccupati, che hanno alle proprie spalle anni di esperienza e, in alcuni casi, anche il ruolo di capo missione, risulta evidente che il sistema, così com’è, non va bene. I casi possono essere due: o i funzionari a livello di ministro sono troppi e, scusatemi la provocazione, soprattutto in questi giorni, ma allora ci si domanda perché ogni anno ne vengano creati di nuovi. O, semplicemente, non esistono incarichi sufficienti per il loro livello, ed allora essi andrebbero creati. In passato, occorre notare, numerosi ministri erano posti a capo di un ufficio importante, mentre la maggior parte degli uffici erano retti da consiglieri di ambasciata e consiglieri di legazione che facevano i reggenti o i numeri due.

Se da un lato ci si può rallegrare del fatto che un numero sempre maggiore di consiglieri di legazione ottenga ormai il posto di capo ufficio, dall’altro occorre rilevare che l’Amministrazione non è stata creativa nell’identificare posti di rilievo e sufficientemente stimolanti per i ministri. Anche i posti di consigliere diplomatico presso altri dicasteri sono ormai presi d’assalto dai colleghi senza occupazione e tendono a venire assegnati a funzionari anche di grado più basso. Contribuendo così, ulteriormente, allo squilibrio sopra descritto.

La circostanza che un numero sempre maggiore di uffici venga retto da Consiglieri di legazione, è di per sé un segnale di modernità poiché riconosce l’esistenza di capacità gestionali anche nei funzionari più giovani. Tuttavia, in un sistema che non ha la flessibilità per adeguare il resto della carriera agli squilibri posti da tale realtà, esso diventa un elemento di debolezza che contribuisce al dissesto delle strutture.

Volendo cercare di proporre un approccio costruttivo, una soluzione si potrebbe trovare nella creazione di posti di Vice Direttore Generale aggiunti o aggiuntivi, con propria competenza specifica e relativa autonomia gestionale da attribuire a funzionari che hanno una determinata esperienza in una particolare area geografica o in un particolare settore multilaterale.

Forse altre idee si possono trovare, a condizione, però, che esista la volontà, da parte dell’Amministrazione, di porre veramente rimedio ad un aspetto del nostro sistema che produce l’ovvio risultato di demotivare funzionari con maggiore esperienza che dovrebbero invece trovare una collocazione dignitosa dopo un normale quanto spesso meritorio percorso di carriera. L’attuale situazione, infatti, da un lato premia i ministri in servizio presso la sede centrale che non siano al vertice di una Direzione generale o di un servizio di un’importante motivazione professionale. Dall’altro costituisce un freno all’interesse di chi si trova all’estero a fare ritorno alla sede centrale, anche quando, ed è la maggior parte dei casi, si tratta di un funzionario capace e dunque utile all’Amministrazione; grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie Anna Della Croce. Vincenzo Schioppa aveva chiesto la parola.

 

VINCENZO SCHIOPPA. Molto rapidamente, solo per un’osservazione in merito ai consiglieri diplomatici presso le regioni. Guardate che non esistono praticamente in numero, ce ne sono due di nostri consiglieri diplomatici attualmente, c’è Gianni Piccato in Piemonte e c’è D’Andria in Campania. Quindi immaginare che ci possa essere, da parte loro, un’attività maggiore di quella che fanno mi pare effettivamente difficile. Immaginare che i sindaci, i Presidenti di provincia e di regione rispettino la legge è altrettanto difficile. E’, invece, sicuramente possibile fare ciò che cerchiamo di fare in un approccio molto più sinergico e collaborativo con le regioni. Lo stesso ministro, fra qualche giorno, scriverà ai presidenti delle regioni, mandando loro una sorta di check list di quello che può fare la rappresentanza all’estero, dicendo loro: «Guardate che vi conviene essere in contatto prima di andare, durante e dopo per tutti questi motivi, poi lo vedrete», e sono sicuro che questo approccio forse sarà quello che forse ci consentirà di fare qualcosa di più. Esiste una Costituzione, esiste una legge che non viene rispettata, non vedo come, al Ministero degli Esteri si potrebbe cercare di farla rispettare diversamente.

Una brevissima notazione sull’ultima relazione. Beh, io ricordo però che quando sono entrato in carriera, nell’83, agli Affari Politici di allora, forse un terzo degli uffici era retto da giovani e brillantissimi consiglieri di legazione che si chiamavano…

che si chiamavano Armellini. Poi c’erano altri uffici dove c’erano ministri ed altri uffici in cui c’erano consiglieri di ambasciata e non avevo assolutamente l’impressione, anche se dal basso della mia posizione - che però mi consentiva di avere una buona osservazione, sono stato anche in segreteria – che ci fosse della frustrazione per questa disparità di grado. C’era una forte tensione, naturalmente, verso la promozione da parte dei più giovani e c’era un dovuto riconoscimento dell’esperienza dei ministri. Quindi non credo sia quella la soluzione, cioè di negare ai più giovani la possibilità di reggere o di creare posti fittizi e poi di coordinamento di materie che, magari, non possono essere coordinate. Però non ho una soluzione e, quindi, mi astengo dal proporla.

 

PRESIDENTE. Grazie Vincenzo, volevo dire due cose, la prima è chiedere, quando il Ministro avrà scritto questa lettera, se poi informa le sedi, perché è importante, anche da parte nostra, sapere ciò che gli è stato detto e scritto. La seconda cosa è che non si può assolutamente fare il paragone tra la situazione dell’83 e la situazione di ora, non fosse altro per il numero dei ministri che è cresciuto. Noi dobbiamo tutti essere felici che sia cresciuto questo numero di ministri, altrimenti, forse, non lo saremmo, però la situazione degli organici mi sembra assolutamente imparagonabile con quella di vent’anni fa o più. Per cui non puoi rifarti al 1983.

Ciò detto, quello che diceva il Direttore generale per il personale, per quanto riguardava i ministri. Cioè, i ministri si lamentano perché non hanno la segretaria o l’archivista eccetera. Secondo me, il problema, non è tanto che non hanno la segretaria o l’archivista, il problema è che non hanno competenze, il problema è uno spreco enorme di competenze. Una persona che ha trent’anni di carriera ed alcune volte ha fatto anche il capo missione, cioè ha rischiato sulla sua pelle qualsiasi cosa, si è fatto l’assicurazione amministrativa, ha firmato continuamente, torna al ministero e sta appeso alla buona volontà del Direttore Generale. Allora, se ha la fortuna di andare in una Direzione generale retta da una persona illuminata ed un manager che sa organizzare il lavoro, benissimo, se non ha questa fortuna, cosa che può succedere, malissimo. Allora il problema è un problema da risolvere a monte, cioè con una struttura diversa che possa automaticamente ed indipendentemente dalla buona volontà del Direttore Generale di turno, assorbire le competenze di questi ministri.

Ora, se mi permettete, do il benvenuto al Vice Ministro Intini e, appena si siede, gli diamo la parola.

Benvenuto signor Vice Ministro, forse possiamo riassumerle in breve gli elementi che sono emersi dal dibattito prima di darle la parola. Se lei gradisce, forse sarà più utile anche per quanto riguarda il suo intervento. Procediamo così, se lei è d’accordo. Io do la parola al collega Armini che ha preso nota, più o meno, dell’andamento del dibattito e può darle conto, brevemente, degli elementi principali.

 

DARIO ARMINI, Vice presidente SNDMAE. Sì, signor Vice Ministro, allora, brevemente i punti che sono stati affrontati sia dai vertici amministrativi del Ministero, sia dall’onorevole Crucianelli e dall’onorevole Craxi che sono intervenuti e sia dal Sindacato, si possono riassumere intorno alla questione delle risorse del Ministero, le competenze e la centralità del Ministero degli Esteri. Sulle risorse il problema della scarsità porta a saper sempre meglio identificare le priorità di spesa e, evidentemente, anche su una razionalizzazione.

Sulle competenze: queste si ricollegano fortemente alla scarsità di risorse e si ricollegano anche alla necessità che il Ministero degli Esteri, sia a Roma che soprattutto all’Estero, abbia ancora una centralità nell’azione; che non vuol dire avere l’esclusiva, quanto piuttosto sapere ben coordinare anche l’azione di altri attori. In primo luogo, magari gli enti locali. La proposta forse più radicale è stata avanzata dal collega De Agostini, che si trova a Maputo, ed è quella di sorpassare l’elemento base della nostra carriera, cioè il dPR 18, con un progetto chiamato dPR 19, ovverosia ridar vita ad una struttura, uno strumento organico come lo era, al momento della sua creazione, il dPR 18 e, in questo modo, far riacquistare al nostro sindacato, ma anche al Ministero egli Esteri stesso, una capacità di autoriforma prima che venga avanzata dall’esterno.

Altri punti che sono stati sino ad ora sollevati e che potrebbero apparire più settoriali, ma che riguardano un po’ tutti ed anche lo svolgimento della carriera, sono una nuova politica delle coppie e, in questo senso, una facilitazione di lavoro per i consorti di dipendenti che già non lavorano all’interno del Ministero ed una capacità di dare maggiore autonomia gestionale e maggiore responsabilità ai funzionari, riempiendo quindi di significato il termine «dirigente», che noi attualmente abbiamo. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie mille; signor Vice Ministro a lei la parola.

 

UGO INTINI, Vice Ministro degli Affari Esteri. Grazie, grazie davvero perché mi succede molto di rado trovarmi di fronte ad una efficienza ed una cortesia così grande, perché in pochi minuti mi avete sintetizzato i vostri lavori, mi avete fatto parlare sull’istante e, in genere, bisogna aspettare molto a lungo prima di capire di che si tratti in quella riunione e di avere la parola, quindi davvero vi ringrazio.

Avete sollevato, sostanzialmente, nella vostra sintesi, tre questioni: le risorse e la centralità del Ministero ed i rapporti con il sistema politico, la legge Finanziaria e quant’altro.

Per quanto riguarda le risorse, non devo dire a voi che sono poche in cifra assoluta, sono poche in percentuale, rispetto alle risorse generali del pubblico sistema, sono poche in proporzione a ciò che spendono i Paesi simili al nostro, e, soprattutto si fa, a mio parere, delle risorse impiegate nel Ministero, una valutazione non sufficientemente corretta. Sì, sono delle spese di funzionamento e però per nessun ministero come per questo le spese di funzionamento sono anche degli investimenti per il sistema economico Italia: dieci euro spesi per il Ministero degli Esteri, significano mille euro incassati per il sistema economico italiano. Noi sappiamo molto bene che il Ministero produce politica, produce relazioni pubbliche, produce cultura e tutto questo è il traino per l’export, per gli appalti, per le joint venture e per quello che rafforza un sistema come quello italiano che vive di rapporti economici internazionali.

Durante la discussione della legge Finanziaria, ho passato molte ore in Commissione ed in Aula, alla Camera ed al Senato a discutere di queste cose. Insieme al Ministro degli Esteri D’Alema, io penso che si sia riusciti a migliorare molto le risorse che nella fase iniziale della Finanziaria apparivano assolutamente troppo esigue. Vi devo dire, ma ve lo dico con assoluta tranquillità e sincerità che, almeno su questo tema, e cioè sul ruolo del personale del Ministero, c’è un consenso bipartisan nel sistema politico italiano. Poiché non soltanto da parte dell’opposizione, ma anche da parte della maggioranza, tutti, concordemente, nella Commissione Esteri, hanno insistito su questo concetto.

Infine, per quanto riguarda la centralità del Ministero degli Esteri, io credo si debbano avere presenti i rischi perché, giorno dopo giorno, la centralità viene messa in pericolo. Perché non soltanto il Ministero degli Esteri, ma sempre di più, tutti i ministeri tendono a fare politica estera, tendono a farla le regioni, i comuni e le amministrazioni. Non formalmente, ma in pratica c’è un esplodere di attivismo che può essere utile, ma deve essere coordinato attraverso, appunto, la centralità del Ministero degli Esteri. Perché altrimenti si fa confusione e si rischia anche di confondere l’immagine e l’identità dell’Italia. E’ un’identità nazionale perché, in fondo, siamo un piccolo Paese.

Ecco, io penso che tutti questi temi che sono centrali non per una corporazione, non per il personale del Ministero ma per il sistema politico ed economico italiano, dovrebbero essere discussi con grande apertura, scambiandosi con franchezza le opinioni, collaborando e dialogando perché, da soli, non si va da nessuna parte. Né chi guida il Ministero, né il personale che lo guida non episodicamente, e cioè non tra una legislatura e l’altra ma stabilmente e cioè nei prossimi anni e decenni.

Io vi ringrazio perché so che avete molte difficoltà e le fronteggiate con grande efficienza e vi ringrazio anche perché so che difendendo le vostre ragioni cercate, tuttavia, di stabilire un clima di cooperazione con chi dirige il Ministero, il sistema politico, grazie.

 

PRESIDENTE. Molte grazie a lei signor Vice Ministro. Vorrei dare la parola al Vice Direttore per il Personale, il ministro Zuppetti.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Grazie, io con la presenza del Vice Ministro che ha riportato le tematiche di fondo, volevo solo fare qualche precisazione sulle considerazioni che erano state fatte dal collega Marguccio e da altri interventi, più che altro per puntualizzare, nel caso delle regioni, che, giustamente, il collega Schioppa ha ricordato. In realtà come presenza è ormai ridotta al minimo, e volevo spiegare il perché. Perché c’è una tendenza a non riavere un consigliere diplomatico o, per meglio dire, un consigliere per gli affari internazionali, in quanto il pagamento, un aspetto che, come noi sappiamo in tutte le cose, non è secondario, è a carico della regione stessa. Quindi, ecco, questo è il momento che ha portato a quella che era, invece, un’espansione prevista, giustamente, anche sulla base di quelle che sono state le riforme costituzionali quindi, diciamo, questo raccordo, questo mantenimento della centralità, cui faceva cenno anche il Vice Ministro, è proprio un aspetto che sta venendo meno per una ragione puramente finanziaria. Naturalmente il sistema è tale che gli organi di controllo centrale ritengono che le regioni, nella loro autonomia, nei loro finanziamenti, se le strutture ministeriali pagassero direttamente, sarebbe una forma indiretta di finanziamento degli enti locali e quindi, questo negli equilibri del bilancio della spesa pubblica.

Un intervento certamente molto interessante della collega Anna Della Croce su quelle che sono le difficoltà, non solo il suo, che è stato sistematicizzato rispetto a quelle che possono essere i contraccolpi o gli attuali aspetti non del tutto positivi del funzionamento di una riforma che c’è stata, che l’Amministrazione ha avuto e che è quella del cambiamento epocale che era e che è stato della separazione tra geografiche e tematiche, necessità di raccordo etc. Aspetti che certamente hanno bisogno, e non da ora. Sono state fatte delle osservazioni negli anni passati, per un riaggiustamento, alcune misure sono state poste in essere in occasione di questo intervento che la Finanziaria ci ha obbligato a fare ma non nel senso negativo del termine. E’ stata un’occasione, per cui noi l’abbiamo chiaramente indicato anche nella relazione illustrativa e negli atti che sono a corredo del provvedimento e che, credo, non mancheranno di essere rilevati nel passaggio alle Commissioni Affari Esteri della Camera e del Senato. Quindi sono aspetti che noi abbiamo colto. Volevo inserire in quel contesto anche delle misure, seppur parziali e nell’arco strettissimo di tempo, perché ricordo che la Finanziaria ci ha dato soltanto due mesi secchi, ed il secondo mese era anche febbraio. Cioè entro il 28 di febbraio noi producevamo un documento sistematico, per di più già avallato dall’Ufficio Centrale di Bilancio, che ha tutti gli aspetti di compatibilità che potete intuire. Perché, comunque, le analisi fatte e gli interventi devono portare comunque ad una diminuzione seppur non dico simbolica ma nel caso nostro, avendo sottolineato e presentato personalmente nella conferenza dei servizi presso l’Ufficio Centrale di Bilancio, il nostro è un previsto minimo risparmio dell’operazione che deriva sia da ristrutturazioni interne all’Amministrazione, come pure di quello che è l’avvio della ristrutturazione della rete estera, altro argomento che abbiamo dovuto disciplinare gettando quelle che sono le basi delle principali linee di sviluppo delle tipologie di intervento, lasciando che poi, a livello di quello che era l’approfondimento politico o anche i contributi che devono venire dagli argomenti specifici, possa portare alla individuazione reale. In quel caso lì con un pacchetto che ha come conseguenza un risparmio intorno all’1,2 milioni di euro che, se parametrato a quello che è l’attesa del Governo sui risparmi nel triennio che devono essere prodotti da questo particolare aspetto della Finanziaria, se non ricordo male intorno ai 40 milioni di euro, percentualmente abbiamo dato 4-5-6-7 volte, direi, quella che è la quota del Bilancio statale di cui ci avvaliamo per il funzionamento di questa Amministrazione.

Volevo soltanto dire, per quanto riguarda gli uffici, il non ottimale utilizzo del ministri che poi sono costretti alle dirette dipendenze. Volevo precisare gli aspetti tecnici, perché la buona individuazione degli aspetti tecnici poi porta anche ad un giudizio che può essere poi puntualizzato da chi lo vede e da chi lo prende. Gli uffici, come era in precedenza rispetto alla riforma, continuano ad essere affidati a funzionari… con il grado almeno di consiglieri di ambasciata. Dico questo perché il ministro è un normale titolare di un ufficio. Quindi nulla è cambiato e noi possiamo avere uffici, abbiamo qui un esempio, tra l’altro, di un ministro che guida l’ufficio secondo del personale che è certamente uno degli uffici più complessi e più articolati che ci sia in generale nell’Amministrazione e della nostra Direzione, senza dubbio. Ciò che è stato modificato è che è stato tolto il concetto di reggenza, che prima era l’aspetto che presidiava ai momenti di temporaneo affidamento degli uffici a personale di grado inferiore di consigliere di ambasciata o di ministro e quindi la riforma prevede questo proprio in parallelo anche con il concetto di dirigenza, una segmentazione degli aspetti dello stipendio metropolitano. Non abbiamo più lo stipendio, abbiamo lo stipendio base, l’indennità di posizione, l’indennità di risultato, quindi è cambiato il meccanismo e, quindi, in questo caso qui, il consigliere di legazione, può, temporaneamente guidare e non reggere un ufficio. Questo gli consente di avvalersi dell’indennità di posizione che è tipica del capo ufficio, quindi abbiamo una tendenza di giovani, se non altro per il fatto che il grado li rende tali, che è quello di consiglieri di legazione, che aspirano a fare i capi, sia pure in via temporanea, degli uffici, perché ne deriva un’indennità di posizione che è quella di capo di un ufficio, posizione che dovrebbe essere normalmente data ad un consigliere di ambasciata o anche ad un ministro. Per converso, il ministro, nell’organizzazione dell’indennità di posizione del consigliere di ambasciata e del consigliere di legazione. Il meccanismo è molto chiaro, dipende dal contenuto del conferimento di funzioni e di compiti che gli vengono affidati dal Direttore Generale che, ricordo, si muove come un capo di centro di responsabilità, quindi è lui che conferisce e dà i contenuti al personale alle dirette dipendenze. Se il contenuto è direttamente paragonabile al livello di un ministro, quindi di un Vice direttore, dovrebbe proporre una fascia di indennità di posizione diversa, cioè quella di un capo ufficio.

Quindi, a quel punto, lo spirito, forse, sarebbe quello di andare a guidare un ufficio, che ha a disposizione risorse umane e finanziarie sulla base di capitoli della Direzione generale che il direttore delega agli uffici e quindi troverebbe lì tutti gli strumenti per dare l’apporto pieno. Quindi noi riteniamo, come Direzione generale del personale che questa è una strada che seppure è stata ben guidata e seguita nei primi anni di applicazione dell’indennità di posizione, col tempo si sia passati a delle proposte che siano sempre quelle di proporre un livello, indipendentemente dal contenuto dell’incarico che fosse quello considerato pari o adeguato al grado. Quindi noi abbiamo, se dovessimo andare a guardare, dei contenuti dei funzionari alle dirette dipendenze che, forse, non  hanno neanche il livello di indennità di posizione che potrebbe essere affidata ad un consigliere di legazione di carico del capoufficio.

Quindi diciamo che ci sono delle spinte le più diverse. Naturalmente, torniamo a dire, diamo, anzi, è il ministro che all’inizio dell’anno affida le risorse umane e finanziarie minime. Quelle umane noi le valutiamo come tali perché poi nell’arco dell’anno ci sono delle modifiche, ai Direttori generali. E’ il Direttore generale che propone alla direzione generale del personale e fa i successivi atti, chi proporre come capoufficio. Quindi benissimo un ministro che è stato assegnato può fare il capo di un ufficio, e quindi ecco che, anche lì, la scelta dei giovani è poi suffragata dai Direttori generali. Si crea, certamente, una distorsione nel meccanismo, il concetto degli uffici di particolare rilievo, che era un’ipotesi che il Ministero e l’Amministrazione aveva anche ipotizzato per poter dare la possibilità di avere dei ministri che potessero anche ricevere un contenuto di indennità di posizione che fosse quella di dirigente generale, trova il limite nel fatto che gli uffici siano considerati degli uffici di secondo e non di primo livello. La Finanziaria che stiamo applicando chiede al Ministero degli Esteri, come a tutte le altre Amministrazioni, di tagliare il 10 per cento degli uffici di primo livello che, nel nostro caso, si è trasformato in due strutture dirigenziali generali, ecco il perché poi, anche lì, si è intervenuti su due servizi. Non sono state scelte casuali, lo si è voluto fare, perché un equilibrio dei servizi generali è nato in un certo momento, quindi si vuole porre rimedio o aggiustamenti sulla base di successive modifiche e valutazioni sull’efficacia della riforma e, naturalmente, questo bisogna farlo in maniera organica e, certamente, con i due mesi di tempo per fare le proposte. Ricordo che l’Amministrazione degli Esteri credo sia stata un’altra o l’unica che ha proposto in tempo utile questi strumenti. Non lo ha fatto soltanto per fare correttamente e nei tempi previsti il proprio lavoro, ma anche e soprattutto perché questo obbligava poi ad un blocco delle assunzioni negli uffici centrali, perché la Finanziaria porta con sé una norma che dice che qualsiasi titolo, se non c’è il provvedimento fatto dall’Amministrazione, è bloccato, è bastato nei primi due mesi in cui questa norma veniva lavorata per avere un blocco di trenta impiegati a contratto nel turn over all’estero bloccati. Quindi, ecco il quadro quando si vedono degli aspetti che certamente sono, non dico giustificati ma hanno delle origini, bisognerebbe sempre andare in profondità e fare un discorso più integrato. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie molte al ministro Zuppetti. Io volevo fare una piccola osservazione sempre a questo proposito e poi proseguiamo. L’osservazione è la seguente: al Ministero degli Interni, per quanto riguarda la carriera prefettizia che è una carriera gemella alla nostra, esiste il Direttore generale, esistono i Direttori centrali ed esistono i capi ufficio. La creazione dei posti e delle funzioni di Direttori centrali, permette di assorbire un certo numero di prefetti che se non ci fossero...(esistono dipartimenti) chiamali dipartimenti, chiamali come vuoi… (…pur avendo un Segretario Generale, non perché noi non vogliamo averlo, per carità!).

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. E’ semplicemente che noi passiamo da quella che è una struttura organizzata con dipartimenti, ad una struttura organizzata con Direzioni Generali. Quindi ci sono modelli diversi, c’è qualche idea che abbiamo noi stessi cercato di dire fino a che punto – e lo sa bene Granara – si potesse mantenere un segretario generale, come è il caso della Presidenza del Consiglio, che è organizzato in maniera diversa, ma, insomma, non sono assolutamente aspetti che estrapolandoli l’uno dall’altra non si riesca poi a giustificare.

 

PRESIDENTE. Capisco perfettamente quello che tu dici, ma è una struttura organizzativa diversa. Sì, certo, questo significa che serve una riforma molto più ampia che non creare tre Vice direttori, certamente, però bisogna farla, perché questo problema continuerà ed aumenterà negli anni, è sicuro, non è una profezia, è una certezza. Credo che bisognerà farlo, ma non solo per dare soddisfazione ai ministri che per ora vagano, ma per utilizzare al meglio le risorse dell’Amministrazione. Con questo, se non c’è nessuno che chiede di intervenire, io vorrei porre all’attenzione dell’Assemblea la bozza di mozione che è stata fatta circolare. Spero che tutti voi abbiate il testo. Vi do cinque minuti per leggerla e poi la discutiamo. Spero che abbiate avuto tutti l’occasione di rivedere o di leggere ex novo, per chi non l’aveva fatto prima, la mozione. Il microfono è aperto per chi vuole commentarla, proporre emendamenti o esprimersi in tema. La parola al ministro Zuppetti e poi a Stefano Cacciaguerra che parla sulla mozione.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Volevo dire, io sono qui, nelle mie funzioni istituzionali e volevo soltanto dirvi, al punto otto, e quindi mi astengo da valutazioni di altro genere perché non mi sembra la circostanza adatta. Ma sul punto otto voi parlate di: «…affrontare anche il tema della valutazione dei dirigenti». Esiste la valutazione dei dirigenti, è un sistema, questo è il secondo anno di applicazione, il primo è stato il 2005 e sono state fatte lo scorso anno, per la prima volta, le valutazioni e quest’anno si stanno adempiendo le valutazioni sul 2006, essendo il secondo anno di applicazione.

Sì, il dirigente viene valutato, non l’esperto, perché poi, anche il concetto di esperto è messo, giustamente, in maniera sfumata, però parlare di dirigente e nella nostra accezione immaginiamo il dirigente amministrativo o quello che noi chiamiamo dirigente amministrativo, ha un sistema di valutazione SIMAV, c’era una sigla anche per questo, quindi esiste il sistema di valutazione.

 

PRESIDENTE. Però a questo punto non credo che valgano le parole a qualunque titolo perché se sono dirigenti nei ruoli del MAE sì, però se sono dirigenti presi da altre amministrazioni, cioè a titolo diverso, e non di appartenenza ai ruoli del MAE, questo si applica, non hanno valutazione, no? 

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Beh, sì, quello che tu dici non fa una grinza, ma in un’organizzazione come questa trovare un dirigente che, a diverso titolo, lavora qui, è sicuramente o un esperto all’estero 168 o qualcuno distaccato temporaneamente, ma non è che possiamo imporre una valutazione, perché ce l’ha se è un dirigente dell’amministrazione di appartenenza. Credo che per voi lo scopo sia uno: i dirigenti, come pure la carriera diplomatica, hanno la loro valutazione, l’altro aspetto della dirigenza deve averlo e quello sono certo che ce l’ha. Poi per quanto riguarda il fatto dell’esperto credo che dietro quel concetto voi vogliate dire che è utile all’Amministrazione. Che cosa fa l’esperto, questo è un altro discorso, è la valutazione, semmai, del capo missione sull’attività dell’esperto in quell’esperienza. Questo non esclude che lui, se dirigente della propria, ha una sua valutazione. Quindi o si scindono in due i concetti o comunque non si deve togliere ai dirigenti perché fa pensare ai dirigenti amministrativi.

 

PRESIDENTE. No, si può immaginare che sotto la parola «esperto» rientri tutta quella categoria di persone che non appartiene ai lavori del Ministero degli Esteri e che a qualunque titolo prestino servizio presso gli uffici del MAE. Sì, Stefano Cacciaguerra.

 

STEFANO CACCIAGUERRA. Grazie. L’anno scorso, esattamente nella stessa sala, mi ricordo che posi all’allora Direttore Generale del Personale, ambasciatore Surdo, un quesito sulle modalità di pubblicità per i posti disponibili al Ministero e gli incarichi di esperti presso gli organismi internazionali e simili. Allora l’ambasciatore Surdo disse che l’Amministrazione aveva già considerato, se ricordo bene, questo tipo di argomentazione e che lo trovava, comunque, meritevole di esame. E’ passato un anno e quindi io, approfittando della presenza del ministro Zuppetti, vorrei chiedere a lei cosa è successo nel frattempo su questo che è un problema importante, perché è un problema di trasparenza. Credo che questo non sfugga all’Amministrazione e quindi sono sicuro che lo sta valutando con la massima attenzione. Grazie.

 

PRESIDENTE. Tu hai una proposta di linguaggio?

 

STEFANO CACCIAGUERRA. No, no, la proposta esiste nella vostra piattaforma e, nella seconda parte del punto nove che si riferisce alla gestione delle risorse umane, va benissimo il linguaggio che c’è, ma la mia domanda è cosa sta facendo l’Amministrazione al riguardo, grazie.

 

PRESIDENTE. C’è una risposta dell’Amministrazione?

 

STEFANO CACCIAGUERRA. Io direi che in questo caso l’Amministrazione sotto una voce che si dice metta a punto un documento, quindi la pregherei di rimanere nell’ambito di quello che è il punto dell’ordine del giorno della riunione. Quanto alla sostanza è un’indicazione che, naturalmente ha le sue valutazioni che devono essere fatte, cioè di un sistema che per quanto riguarda gli organismi internazionali mi pare che i posti siano chiaramente indicati e pubblicizzati sui siti. Forse Valeria che veniva dall’ufficio della Segreteria generale che in precedenza le ha usate, io credo ci siano delle forme di pubblicità. Grazie.

 

VALERIA SPINELLI, Presidente D.I.D. Ci sono i links con le organizzazioni, ma non è una pubblicizzazione, l’unica che abbiamo fatto era quella del posto OSCE, che io speravo fosse la prima di una lunga serie, ma questo forse non copre tutto il discorso.

 

RENATO VARRIALE. No, abbiamo fatto anche un’altra pubblicità, quella di un posto per giovani funzionari e per uno scambio presso l’UE abbiamo inventato delle regole ad hoc e vi dico che si è trattato di un’esperienza che non è facilmente ripetibile, perché i tempi lunghi per la copertura di quel posto che, tra l’altro, è ancora vuoto dopo mesi, nonostante abbiamo già nominato il funzionario, naturalmente, e ci siamo permessi di lavorarci attentamente e con cautela. Non sempre è possibile procedere con tanta calma e con tanta circospezione, in determinati casi la candidatura deve maturare in tempi brevissimi e il profilo della persona è talmente determinato, sia dal punto di vista dell’esperienza professionale che sotto altri profili, come ad esempio la disponibilità a prestare servizio in aree pericolose, che non si può aspettare i tempi di una pubblicità, se non altro quello che noi siamo abituati a considerare pubblicità. Quindi io vedrei questo anche come socio, non solo come capo dell’ufficio II del personale, con una certa cautela.

Diverso è, invece, il discorso dei posti disponibili al Ministero, ma magari su questo, non so se il ministro Zuppetti vorrà lavorare sull’argomento.

 

PRESIDENTE. La parola a Stefano Cacciaguerra.

 

STEFANO CACCIAGUERRA. Sì, se capisco bene rispetto a quella che, mi pare, l’anno scorso era stata una specie di apertura sul tema, adesso c’è un ripensamento. In altri termini, voi dite che c’è un’esigenza di tempi rapidissimi, in alcuni casi, in altri citate degli esempi che, però, sono un po’ rapsodici. Cioè mi pare abbiate parlato di due posizioni di cui una di un livello molto junior. Mi sembra questo sia l’esatto contrario di un approccio sistematico e mi domando se l’Amministrazione non potrebbe fare di più. Nel senso che noi pensiamo che il gioco dei candidati, la scelta dei candidati debba prevedere l’analisi di persone, di criteri e prevedere anche un certo giro ampio di candidature, perché altrimenti si è veramente a livello del colpo di telefono magari a quello che si conosce e questo a me pare, francamente, oggigiorno, un pochino anacronistico. La Direzione del personale può fare di più e di meglio, penso, in questo settore. Che credo sia cruciale perché è anche un settore, badate bene, dove l’opinione pubblica comincia a diventare più attenta. Quindi non credo che sia sufficiente, onestamente, dire: «Abbiamo fretta, scegliamo quello o quell’altro», penserei che ci vorrebbe almeno un pensatore che rifletta su come fare un qualcosa di più. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie Stefano. La parola al ministro Varriale.

 

RENATO VARRIALE. Sto dicendo che ci sono situazioni diverse. In alcuni casi la pubblicità può essere fatta con criteri e con tempi ed in altri casi no. Nei casi in cui non può essere fatta, bisogna mettersi d’accordo anche su cosa si intende per pubblicità, perché altro è affiggere alla bacheca la disponibilità di un posto internazionale con la job description ed altro è voler sottoporre la procedura di individuazione del funzionario a tutte le regole ed i crismi con cui viene fatta una lista diplomatica o, peggio, quella delle aree funzionali. La pubblicità garantisce trasparenza, però comporta anche una serie di lentezze e di distorsioni a volte sulla base di criteri obiettivi che devono necessariamente essere adoperati che, ad esempio, nel caso delle aree funzionali porta a quello che noi abbiamo sentito dallo stesso ambasciatore Coniglio. Cioè che una sede come Oslo fa vacante, in numerosi casi, praticamente la metà o più della metà dei casi, e non si può assegnarla a chi ci vorrebbe andare perché occorre rispettare quei criteri obiettivi. Quindi bisogna ripubblicizzare e magari la persona che ci vorrebbe andare ha un mese in meno rispetto a quello necessario. Voglio dire che la pubblicità da un lato garantisce trasparenza ma, dall’altro lato, non garantisce flessibilità. Quindi quando da noi è necessaria più la flessibilità che la trasparenza, io penso che l’Amministrazione debba cercare di preservare il valore della flessibilità. Però non è una chiusura completa, appunto, alla pubblicità. In quei casi in cui ci è stato consentito lo abbiamo fatto e lo faremo ancora.

 

PRESIDENTE. Grazie, queste osservazioni sono veramente molto utili. Io credo, anche per esperienza diretta, che, forse, il passo in più che dovrebbe fare l’Amministrazione è cercare di far conciliare le due esigenze. Perché anche la trasparenza, secondo me, è un valore da preservare e da perseguire. Naturalmente anche la flessibilità, però ci dovrebbe essere un modo, sicuramente ci dovrebbe essere un modo di trovare la via di mezzo che riesca a conciliare queste due esigenze, magari non nell’immediato, ma nel prossimo futuro c’è l’esigenza della trasparenza per quanto riguarda i posti al Ministero e per quanto riguarda i posti di ambasciatore e di capo rappresentanza. Con questo vorrei dare la parola a Catherine Flumiani che l’ha chiesta.

 

CATHERINE FLUMIANI. Grazie, io volevo tornare al testo della mozione, se posso. Ho visto che al punto 11 le pari opportunità sono inserite tra le politiche e gli strumenti che consentono una migliore conciliazione fra esigenze professionali e personali. Mi sembra un po’ pochino e poi in fondo, proprio l’anno delle pari opportunità le abbiamo infilate in fondo dopo tutte le altre questioni tipiche. Io veramente lo toglierei da lì perché non ha niente a che vedere con… cioè è uno dei problemi che affrontano le donne, però non è il problema principale, almeno per noi dirigenti dello Stato. Voglio dire che abbiamo, nella nostra associazione, un interesse anche per le altre dimensioni che sono quelle più professionali. Dunque lo riporterei volentieri al punto 9 e, dopo il periodo che era in discussione fino ad adesso, propongo di aggiungere una frase che potrebbe essere: «Realizzare concrete azioni positive a favore delle pari opportunità». Grazie.

 

PRESIDENTE. Bene, stiamo prendendo nota. Grazie per questo emendamento. La parola al ministro Zuppetti.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Grazie, volevo chiedere un suggerimento e, nel caso, formulare meglio l’articolo. Nel punto 13: «Sollecitare l’Amministrazione ad adottare provvedimenti migliorativi del trattamento del personale nelle sedi, in particolare in quelle con problemi di sicurezza, anche con riguardo alla permanenza dei familiari». Cioè intendete diversi, migliorativi ed innovativi rispetto all’articolo 7 che c’è o no? Sembra, così, che non ci sia nulla. C’è un articolo 7 che prevede che quando le condizioni lo richiedono, e quindi viene dichiarato applicabile in quella circostanza specifica, i familiari non risiedano. Quindi, non se è una cosa perché il 7 con troppa parsimonia… insomma, vorrei capire meglio io, nel caso la formulazione fosse nel caso più precisa.

Io questo, sul punto 12, lo ridico, ma l’avevo detto anche l’anno scorso, naturalmente. C’è il collega delle qualifiche funzionali che cura, credo, in particolare questi aspetti e va benissimo il richiedere un comparto separato, per carità. Quando dice: «Avviare i contatti con l’Amministrazione per un trattamento dell’inquadramento giuridico del personale», cioè noi non possiamo né inquadrarlo né disinquadrarlo, perché l’inquadramento giuridico del personale deriva dai contratti nazionali che non stipula il Ministero degli Esteri, bensì le autorità centrali che, tra l’altro, su questa materia, nel nuovo contratto dovrebbero portare avanti un documento che è stato già messo a punto da un gruppo di lavoro che prevede il ritorno, se vogliamo, delle ex carriere, ma intendendo soltanto come accorpamento, non più i livelli all’interno delle aree, con dei gradini puramente economici, ma non uno sviluppo di carriera  nel senso che si intende. Adesso, indipendentemente da questo, io volevo sottolineare che è improprio un appello all’Amministrazione per quanto riguarda l’inquadramento del personale. Si può pure lasciare la possibilità di agire per un comparto Esteri, perché l’appello non è fatto all’Amministrazione e quindi è una rivendicazione che se questo è l’auspicio, fra l’altro, non è nuovo anche a qualche sindacato delle qualifiche funzionali. Ipotizza questo, ma con la seconda parte non mi sembrerebbe tecnicamente opportuno. Cioè sono delle parole che non otterrebbero il risultato che si vuole.

 

PRESIDENTE. Non potrebbe forse, e dimmi se dal punto di vista tecnico è corretto, modificare la frase dicendo: «Avviare contatti con l’Amministrazione affinché ottenga…

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. (Fuori microfono). Ottenga vuol dire che ha la possibilità di ottenere!

 

PRESIDENTE. No, «…affinché ottenga…dalla Funzione Pubblica o da qualche…».

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Forse si possono accorpare la prima e la seconda frase perché è un auspicio di modifica degli organi che sono deputati a farlo, ma non è l’Amministrazione. «Promuovere la costituzione di un comparto etc riaffermando il principio dell’ordine dei concorsi pubblici… auspicando un inquadramento giuridico del personale che permetta un appropriato sistema di valutazione». Cioè tutt’uno, senza il passaggio che l’Amministrazione deve fare, cioè non dipende da questa Amministrazione. Allora si può lasciare così dicendo: «Avviare contatti per una riforma dell’ordinamento giuridico», cancellando «dell’Amministrazione». Oppure mettere una virgola e continuare, rispetto a «promuovere la costituzione», «promuovere», anche quello viene sotto l’ottica della promozione.

 

PRESIDENTE. Esattamente. Giuditta hai preso nota? (Ripeti?). Sì: «Promuovere la costituzione di un comparto contrattuale esteri separato dall’odierno comparto contrattuale del Ministero e la costituzione della aree funzionali in più distinte carriere, riaffermando il principio della tenuta dei concorsi pubblici esterni per titoli ed esami come unico modo d’accesso ai ruoli del MAE, avviare contatti per una riforma dell’inquadramento giuridico del personale non dirigente che permetta una… etc. Cancellando «dell’Amministrazione» e mettendo una virgola perché è lo stesso concetto che si sviluppa in vari punto.

Poi, per quanto riguarda… qual era l’altra obiezione che volevi fare? Il 13? Sì, probabilmente più che «adottare provvedimenti migliorativi», potrebbe essere «estendere provvedimenti» o «estendere l’attuazione» o «l’applicazione di provvedimenti migliorativi».

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Noi interveniamo semestralmente e anche, con interventi straordinari, quando le circostanze lo richiedono. L’articolo 7 è come un interruttore, si accende e si spegne perché è un provvedimento che comporta oneri e quindi abbiamo un controllo. Però a me non consta, a meno che al Sindacato consti, e sarebbe opportuno che ce lo facesse sapere, che esistano casi non coperti dall’articolo 7 e che meriterebbero di essere coperti. Questo, naturalmente, è un discorso diverso.

 

PRESIDENTE. Un suggerimento, ma lo può dire lo stesso Alberini.

 

GIANLUCA ALBERINI. Sì, tecnicamente forse, fattivamente non è chiaro. Anche con riguardo all’ampliamento dell’applicazione dell’articolo 7, estensione od ampliamento, adesso non so se può andare bene, l’articolo 7 relativo alla permanenza dei familiari.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Queste valutazioni non le fa solo la Direzione Generale, c’è una Commissione interdirezionale, la Segreteria Generale dell’Unità di crisi, le Geografiche e l’Ispettorato. Non mi consta che ci sia stato qualcosa che sia non trattato.

 

PRESIDENTE. Però qui non è chiamata in ballo solo la Direzione del Personale ma l’Amministrazione in generale.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. No, non è un problema, io non sto dicendo che è un problema della Direzione. Sto soltanto dicendo che non viene nominato l’articolo 7, che è lo strumento che l’Amministrazione si è data per far fronte a questa tipologia di situazione. Adesso, siccome non è uno strumento che si dà e si toglie, evidentemente c’è la percezione che in alcune situazioni dovrebbe essere concesso, però ci sono delle linee guida di applicazione che rimandano poi alla norma che ha autorizzato e ci devono essere certe condizioni per applicarlo. Ecco, semmai saranno border line, saranno situazioni in cui… però non mi consta che ci sono delle situazioni gravi o tali che non siano state tutelate con l’articolo 7. Ecco, però questo ci è stato segnalato da qualche collega in sede, per cui, evidentemente, c’è stata, almeno dal punto di vista del personale all’estero, la percezione che l’Amministrazione non abbia abbastanza considerato tutti questi parametri in base ai quali si applicava l’articolo 7. Forse in relazione alla possibilità di estendere l’articolo 7 ad un’applicazione a situazioni più ampie… ad una più ampia applicazione, ma citando l’articolo, perché lo strumento c’è. Grazie.

 

PRESIDENTE. Giuditta, hai preso nota? Altri commenti? Sì, il ministro Varriale.

 

RENATO VARRIALE. Sì, grazie Presidente. Due punti: il primo è il punto quattro, la «Revisione del dPR 368 e sua omogeneizzazione». Secondo me con l’eliminazione della riserva a favore dei dirigenti amministrativi dei posti di Direttore Generale della DGABP e capo del SICC, facciamo un passo indietro. Io, francamente, sono perplesso di fronte alla situazione…

 

PRESIDENTE. Perché?

 

RENATO VARRIALE. …di mancanza di funzionari diplomatici per svolgere importanti incarichi politici nelle nostre Direzioni generali geografiche o, spesso, all’estero, proprio nei casi di cui parlavamo prima con il collega Cacciaguerra e, invece, poi andiamo a liberare delle posizioni per noi alla DGABP o al SICC che sono comunque aree in cui abbiamo delle professionalità nella carriera dirigenziale, secondo me è autolesionista. Ricordo anche i dibattiti di una diecina di anni fa in cui si diceva che era intollerabile che dovesse essere un diplomatico ad investire l’ufficio IX, quello degli immobili. Addirittura qualche volta c’era da chiedersi se non debba essere un diplomatico a gestire l’ufficio VI del personale e così via. Io eliminerei la parte che riguarda i posti Direttore Generale e capo del SICC, lascerei, invece, in particolare, con l’eliminazione della riserva a favore dei dirigenti amministrativi, i posti di capo ufficio cittadinanza della DGIT, che può perfettamente essere materia per diplomatici e, ovviamente, sono perfettamente d’accordo sui posti consolari, che, anzi, sono materia di contendere in senso giudiziario, purtroppo, perché il dPR 368 non ci aiuta affatto in questo caso.

La seconda osservazione non è una proposta di modifica del punto 15. Io vorrei solamente osservare che l’abbiamo detto anche l’anno scorso. La formazione continuativa è una cosa molto bella e molto giusta, però è realistico pensare che possa esistere in questi termini soltanto se veramente viene snellito e razionalizzato il lavoro così come si dice al punto 5. Con gli attuali metodi di lavoro, con gli attuali carichi di lavoro, con l’attuale organizzazione del lavoro, la formazione espressa in questi termini è soltanto un’aspirazione programmatic, perché, vi assicuro, non esiste la possibilità di destinare, in questi termini, soprattutto del personale giovane, alla formazione. Però ciò non vuol dire che io lo voglia togliere, non sto proponendo di modificare il punto 15, vorrei solo fare questa osservazione perché sia chiaro tutto il quadro, grazie.

 

PRESIDENTE. Non è un caso che questo concetto venga espresso in maniera diversa rispetto a tutti gli altri punti dove si dice «sollecitare», qui si dice «ribadire la valenza prioritaria». Cioè lasciarlo nel mondo dell’iperuranio però avendolo presente, continuando ad averlo presente. Io lo lascerei comunque, perché tocca veramente un grosso problema, quello di quei disgraziati che siamo stati anche noi, metà nell’istituto diplomatico e metà negli uffici ed è una cosa che continuo a dire. I prefetti stanno tre mesi sulla Cassia, chiusi lì e basta, perché loro ci devono riuscire e noi no? Domanda senza risposta.

Per quanto riguarda il punto 4, vi prego di correggermi se sbaglio, però il fatto di eliminare la riserva a favore dei dirigenti amministrativi nei posti di Direttore Generale, capo del SICC etc., non significa adibire a Direttore Generale… o capo del SICC obbligatoriamente un diplomatico, significa lasciare aperta la possibilità, in futuro, uno, due, tre di questi posti, secondo l’esigenza, possano essere coperti. In futuro, voi meglio di noi, possiamo immaginare un certo numero di situazioni che si potrebbero presentare, in base alle quali è meglio mettere un diplomatico in uno di questi posti. Io non dico che in questo momento c’è questa situazione, io dico che si potrebbe verificare in futuro e, a questo punto, se continua ad esserci la riserva di posti non si può fare niente. Il problema è: meglio un diplomatico o un dirigente quando il dirigente non è all’altezza di coprire questo posto? Oppure quando non c’è in questo momento al Ministero, considerato il numero ristretto che abbiamo di dirigenti amministrativi e dirigenti generali, non c’è a disposizione un dirigente in grado di coprire questo posto. Comunque bisogna tornare indietro ribadendo il concetto che questo non vuol dire obbligo per l’Amministrazione di adibire a questi posti dei diplomatici, significa non escludere la possibilità che in futuro si possa, per uno o due o non si sa quanti, a questi posti adibire un diplomatico. Questo non vuol dire che si voglia ritornare a come si era prima e c’erano diplomatici in tutti i posti dirigenziali.

Così la vedo io che non ho scritto, però, questa mozione ma che condivido questo linguaggio, perché lo considero da questo punto di vista.

C’è qualcuno che vuole obiettare? Anche su altro, non dico solamente su questo. Andiamo avanti? (Conclusione?). Nessuno ha altri emendamenti. Sì, Alberini.

 

GIANLUCA ALBERINI. Sul punto 8, forse, effettivamente, si può togliere «dirigenti», perché se c’è questa valutazione, li togliamo, però magari aggiungere, siccome questa categoria del personale all’estero, che non fa parte della nostra Amministrazione e ne fa parte a vario titolo transitoriamente molto ampia… il punto 8, come suggerivi tu, Carla, di eliminare il riferimento ai dirigenti, non so, appunto, se poi ne abbiamo già preso nota. Togliamo la valutazione «dei dirigenti e degli esperti», si può togliere e magari aggiungere «e del personale che a qualunque titolo presti servizio», perché, come dici tu, ci sono gli esperti e poi c’è del «personale all’estero», che non so se va inquadrato tutto come «esperti» o meno, o sono tutti «esperti» all’estero nelle ambasciate?

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Sono tutti esperti, all’estero 168. No, gli espertini sono quelli dell’area delle culturali, però è sostanzialmente quello. Quelli che hanno il trattamento nostro, attraverso il 168, non sono altro che esperti. Magari possono essere addetti scientifici, ma il problema è come vanno all’estero. Ci sono delle presenze anche soltanto di notifica ai fini esterni di personale, quindi non hanno il trattamento economico, però è notificato il caso di personale distaccato. Ricordi, Valeria, il funzionario distaccato a Parigi, quello era notificato con l’articolo 31 del dPR, ma non era un 168? Però credo che qui si possa più che altro dire, se posso capire, ricordo i discorsi che si fanno sull’uso del 1503, no? Sull’ISE. Noi abbiamo una parte del personale pagato con le nostre risorse e vorremmo sapere che fare, credo sia un po’ questo il concetto.

 

PRESIDENTE. Potrebbero rientrarci anche i culturali…

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Sì, ma io ho detto gli scientifici ed è la stessa cosa.

 

PRESIDENTE. Ma non sono scientifici i Direttori degli Istituti di cultura?

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Beh, gli addetti agli Istituti di cultura.

 

PRESIDENTE. A questo punto metterei semplicemente «il personale che a qualunque titolo presti servizio presso gli uffici del MAE all’estero».

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Sì, «Il personale diverso dal quello del Ministero Affari Esteri che presti servizio all’estero».

 

PRESIDENTE. No, perché gli addetti scientifici credo che siano…

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Gli addetti scientifici sono comunque 168, chiamali come vuoi, sono sempre 168.

 

PRESIDENTE. Però i culturali invece no, sono del Ministero degli Esteri, sono sotto il controllo del Ministero degli Esteri.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Anche il personale MAE è culturale.

 

PRESIDENTE. Però non hanno le valutazioni. Bisognerebbe coprire tutti con le valutazioni.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Un momento, allora, Istituti di cultura. Gli Istituti di cultura sono ormai una struttura del Ministero degli Esteri ed il personale che vi era è stato inquadrato al MAE.

 

PRESIDENTE. Certamente.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Allora abbiamo il Direttore che può essere un apicale delle qualifiche funzionali, può essere un dirigente, su un organico di 12, 10 sono dirigenti dell’APC e poi può essere i 10 posti di «chiara fama». Quindi sono tutti personale del MAE tranne i «chiara fama». Allora bisognerebbe estendere gli strumenti di incentivazione e valutazione a «tutto il personale del Ministero che a qualunque titolo presti servizio presso gli uffici del MAE all’estero», mi pare che così si coprano tutti. «Di tutto il personale del Ministero e dell’altro personale che a qualunque titolo presti servizio presso gli uffici del MAE all’estero», mh?

 

PRESIDENTE. Giuditta, ci sei vero? Bene. «…e dell’altro personale che a qualunque titolo presti servizio presso gli uffici del MAE all’estero». Sì, Carla.

 

CARLA ZUPPETTI, Vice Direttore per il Personale. Volevo tornare un attimo alla questione di chi siano i dirigenti del 368. Non dimentichiamoci che i dirigenti ed il ruolo dei dirigenti, il ruolo ed i posti individuati, sono l’esistenza stessa del ruolo, non so come spiegarti, cioè nel senso che il dirigente amministrativo, se non esiste un posto, non può avere un posto. Perciò ciò che si dice «omogeneizzazione» al sistema del MAE è come dire il sistema che i dirigenti siano soltanto della carriera diplomatica, ma questo è un dato che non è più così. Abbiamo una dirigenza amministrativa che non è formata solo da uno o due dirigenti, ma un organico di 46 di seconda fascia, cioè chiedere questo vuol dire che non ci possono essere più neanche queste persone fisiche, quindi il discorso non è così semplicistico.

 

PRESIDENTE. Altri emendamenti? No. Allora possiamo ritenere adottata questa mozione? Sì, bene, questo è un momento importante, facciamo un applauso a noi stessi per aver lavorato bene. Riprendiamo l’ordine del giorno, io l’ho perduto. Che c’è all’ordine del giorno? A memoria, siccome abbiamo tutti perduto l’ordine del giorno, ci ricordiamo che l’ultimo punto è: varie ed eventuali. Siamo tutti d’accordo. Può darsi che qualcuno voglia, non so, il Presidente o qualcuno del Consiglio abbia qualche informazione da dare o qualche problema da sollevare?

 

ENRICO GRANARA, Presidente SNDMAE. Mah, sono il primo a sorprendersi della celerità con cui abbiamo raggiunto il risultato finale di questa Assemblea, alle 19, mentre l’anno scorso eravamo stati qui fin oltre le 20 e 30 e così pure l’anno precedente. Deve aver aiutato il fatto di aver inviato la relazione ai soci prima e questa è senz’altro un’evoluzione della metodologia dei nostri lavori di cui dovremo tenere conto sempre, in futuro.

L’Assemblea ha coinciso felicemente con la consegna di questo volume e, anche qui, è tutto un caso di serendipity perché è bastato che anche io entrassi nella sede della segreteria alle 14,26 mentre squillava il telefono del trasportatore che chiamava dall’ingresso Stadio Olimpico ed io ho deciso di prenderla, quindi c’è stata una consegna inaspettata. Tenevamo ad averla prima dell’Assemblea, ma ci avevamo quasi rinunciato e quindi siamo molto lieti di avere questo libro con noi.

Non credo che si debba aggiungere altro, noi siamo un po’ come dei giocatori di scacchi che per affrontare la mossa successiva della nostra azione deve riflettere bene su quello che è stato detto durante l’Assemblea dalle nostre controparti istituzionali. Ci sono stati vari interventi sui quali è bene meditare. Vi è stata, se non sbaglio, un’apertura da parte del sottosegretario Craxi di riconoscimento del valore del lavoro della carriera diplomatica e con un accenno all’anno in cui noi rinnoviamo il nostro contratto. Quindi registriamo questa apertura nei limiti in cui sia possibile capitalizzarci sopra, se così si può dire, per riprendere la partita la settimana prossima già con un incontro con il Capo di Gabinetto Nelli Feroci, che mi ha chiamato ieri sera per manifestare la sua disponibilità a vederci già il giorno 28 nel pomeriggio. Quindi l’Esecutivo si organizzerà per andare a questo appuntamento e già lì vedere di intavolare, con i vertici dell’Amministrazione, la questione del negoziato per gli aumenti retributivi metropolitani.

Su due piedi non credo di dovere aggiungere altro, se non ringraziare tutti i soci che ci hanno seguito sia fisicamente in sala e sia i loro interventi dall’estero, abbiamo avuto due sedi lontane e per certi aspetti problematiche, Kabul e Maputo, che ci hanno seguito sino all’ultimo.

Vorrei ringraziare il personale del SNDMAE che, come ogni anno, ha organizzato questo evento al meglio delle possibilità e quest’anno raggiungendo ciò che ci eravamo prefissi già da due assemblee, quello di rendere possibile il collegamento con i nostri soci in audio e in video senza maggiori intoppi e credo che ci siamo riusciti. Credo che questa formula debba essere ripresa, vediamo anche di investire delle risorse per ulteriori miglioramenti in questo collegamento.

Ringrazierei di nuovo tutti per gli interventi che ci danno nuovi spunti e nuova lena per affinare il nostro lavoro non solo negoziale ma di analisi, di proposta e di stimolo, all’altezza delle migliori tradizioni di questo sindacato. Grazie a tutti.

 

PRESIDENTE. Permettete anche a me di fare qualche ringraziamento ai vertici del Ministero che sono intervenuti a questa Assemblea. Ringraziamo, in particolare, i soci che hanno resistito fino alle 19,10 ed anche i non soci e gli ospiti che sono ancor più meritevoli perché non sono nemmeno soci!

Io ho fatto, per la prima volta, l’esperienza di presiedere questa Assemblea e devo dire che è stata un’esperienza veramente molto interessante ed anche formativa, se vogliamo. Penso però non lo sia stata solo per me. Questo è un momento importante, ritengo, per il personale e per l’Amministrazione, di confronto. Sono emersi una quantità di interessantissimi spunti che ci danno la prova e lo specchio della situazione in cui si trova, in questo momento, l’Amministrazione. Mi sembra di percepire che si tratti di una situazione in grande movimento, con molti problemi ma anche delle prospettive aperte. Il compito del Sindacato e del nuovo Consiglio, al quale io rinnovo l’augurio di buon lavoro, è di stimolare sempre più l’Amministrazione sulla strada intrapresa delle – diciamo così con termine generale e molto vasto, entro il quale ognuno mette ciò che ritiene – riforme.

Non si finisce mai perché questo è un work in progress, mi sembra si possa arrivare da qualche parte, almeno sulla base di quello che è emerso. Il dibattito mi è sembrato molto concreto, alcune volte addirittura specifico, ma noi viviamo di questo, questa è la vita di tutti i giorni del Ministero, che richiede l’attenzione costante di tutti gli attori. Per cui devo dire che, malgrado ci sia poca gente qui nella sala, do atto all’Amministrazione di essere rimasta presente sino all’ultimo e mi sembra che possiamo considerare di aver fatto un buon lavoro. La mozione è importante perché non deve essere messa in archivio. Non abbiamo finito il lavoro con questi piccoli emendamenti, ma è la piattaforma per il lavoro di quest’anno.

Io invito tutti i soci - anche quelli che in questo momento non sono qui - al leggerla e a svilupparne i vari elementi perché sarà il Consiglio che poi porterà all’attenzione dell’Amministrazione i vari elementi e gli spunti che possono nascere dalla base. E’ importante che la base si attivi. Abbiamo visto, in questo ultimo autunno, quanto si sia attivata su particolari temi. Forse lo si dovrebbe fare un po’ di più ed io per prima mi ci metto come base e questo lo dico perché penso e spero che ci sia ancora qualcuno, sulla rete, che ci sta sentendo. Se c’è qualcuno sulla rete che ci sta sentendo, li voglio salutare in maniera molto affettuosa perché mi sembra di capire che è la prima volta, quest’anno, che riusciamo ad ottenere questa audience così ampia. Mi piacerebbe avere anche un feedback, sapere veramente in quanti ci avete seguito fino ad ora e sentire i vostri pareri. Per cui vi invitiamo ad utilizzare il SNDMAE e qualsiasi altro strumento per dare seguito a questo pomeriggio. Con questo ritengo che possiamo chiudere, grazie a tutti e buona serata.

 

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