ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA
14 DICEMBRE 2005
INTERVENTO DEL MIN.
PLEN. ANNA TERESA FRITTELLI
RELATORE DI PARTE
SINDACALE
Nigido: Ringrazio per
questa interessante illustrazione e anche per i dati scritti che sono stati
distribuiti e che sono a disposizione di tutti. Credo che poi nell’ulteriore
dibattito si potranno fare dei commenti su tutto questo. Chiederei intanto ad
Anna Teresa Frittelli di illustrare il problema delle… mi pare “delle due
carriere”, che così l’hai chiamato. Prego.
Frittelli: Ti ringrazio, Presidente, ma non l’ho
chiamato io. Come avrai notato, è il titolo esatto che figura sopra il
pacchettino del lavoro che viene testé dall’illustrarci il nostro qui presente
Pievani.
Io credo e ti ringrazio Presidente… del Sindacato in
questo caso, di avermi voluto evocare come, così, una persona che ha
contribuito a questo studio, cui peraltro il Sindacato credeva e cui pensava si
dovesse procedere per non assumere posizioni preconcette, ma ragionare
finalmente su una serie di dati che potessero mettere tutti noi a fronte di
talune conclusioni – ovviamente, queste sono conclusioni di massima,
all’interno di questi dati si possono ricercare moltissime altre considerazioni
e approfondimenti – che mettesse tutti noi a fronte di una situazione… ci
suggerisse quelle che ormai ci sembrano delle riflessioni indispensabili per il
futuro della carriera e del Ministero. Tu stesso, Presidente Nigido, hai
ricordato talune aspettative che poi non sarebbero state in qualche modo
raggiunte, di speranza di una situazione che progressivamente diventasse
migliore; tu hai evocato il problema della selettività e, quindi,
dell’importanza che si abbia una carriera capace di rispondere alle esigenze
cui il Ministero degli Esteri dovrebbe rispondere. Ovviamente, il Sindacato ha
fatto fare questo studio in una visione di interesse dei propri associati e del
personale. Ovviamente, il Sindacato dei diplomatici è formato da funzionari
dell’Amministrazione che sentono anche in questa loro veste la responsabilità
di una migliore, o della migliore possibile, se vogliamo esprimerci secondo un
costume a noi abbastanza più noto, della migliore possibile rispondenza
dell’Amministrazione degli Esteri alle finalità previste; il tutto a fronte
anche delle amare considerazioni che tu facevi sul nostro peso e sulla
considerazione di cui godiamo e che sicuramente non è in ordine crescente.
Anche questo, credo, dovrebbe suggerirci degli elementi di riflessione.
Comunque, per tornare ai dati forniti dal dottor Pievani,
io credo che si commentino da soli. La valutazione che il Sindacato fa di
questi dati è che il porli a disposizione della riflessione dei colleghi e dei
responsabili politici e amministrativi sia il miglior contributo che possiamo
dare insieme a questa nostra struttura cui tutti, diciamo, apparteniamo e della
cui qualificazione ed efficienza tutti siamo, credo, solleciti. Il modo
migliore, dicevo, per poter in qualche modo contribuire a questo sforzo che
vorremmo comune, è, ci è sembrato, di sottoporre appunto a riflessione la realtà,
ovviamente, più cruda in cui in futuro verrebbe a trovarsi l’Amministrazione
senza che si ponesse mente a una eventuale situazione di correttivo o a
un’eventuale situazione, comunque, di decisione programmata in un senso o
nell’altro. Il modello di previsione applicato ai dati che adesso andrò a
leggervi, considera… il modello di previsione considera una situazione di
blocco degli organici, di età pensionabile a 70 anni e la riduzione delle
permanenze medie, così come si sono venute evidenziando e come andranno
evidenziandosi in un trend che dovesse prodursi per il futuro, nei gradi di
Consigliere di Legazione e Consigliere di Ambasciata. Scusatemi se sono dati,
ma credo che sia la migliore delle illustrazioni.
Per i Segretari di Legazione l’indice di promuovibilità
annuale dato dal rapporto tra promossi su promuovibili al grado superiore è
stato pari al 70% nel 2004, dopo essere stato dell’85% nel 2003, del 90% nel
2002, del 95% nel 2001 e del 91% nel 2000. Queste percentuali crescono se
togliamo due Segretari di Legazione anomali ancora nel grado rispettivamente
dal ‘78 e dall’86. Il dato del 70% nel modello ad organici bloccati è destinato
ad aggravarsi ulteriormente. Nel 2006 l’indice scende al 47%, nel 2007 e nel
2008 al 45%, per arrivare fino al 22% nel 2009. Dal 2010 il raggiungimento
dell’organico nel grado di Consigliere di Legazione determina il blocco degli
accessi al grado per più di venti anni, fino al 2031, salvo l’ingresso di
qualche unità nel corso di quegli anni. Sempre dal 2010 il blocco degli
scorrimenti e di raggiungimento del valore previsto dalla pianta organica
introduce contestualmente un blocco sostanziale delle assunzioni per venti
anni. Per i Consiglieri di Legazione, il passaggio al grado di Consigliere di
Ambasciata è reso impossibile dal superamento della pianta organica già
presente in questo grado. Nel 2000 l’indice di promuovibilità era pari al 61%,
nel 2001 al 34%, nel 2002 al 39%, nel 2003 al 31%, nel 2004 al 28%. Con il
modello a pianta organica bloccata questo indice è pari a 0 fino al 2015 ed è
del 4% successivamente, arrivando sopra al 10% solo a partire dal 2030. Per i
Consiglieri di Ambasciata il passaggio al grado di Ministro è reso impossibile,
analogamente ai Consiglieri di Legazione, dall’eccesso di Ministri rispetto
alle previsioni in pianta organica. Nel 2000 l’indice di promuovibilità era
pari al 38%, nel 2001 all’8%, nel 2002 al 16%, nel 2003 al 17%, nel 2004 al 14.
Nel modello a pianta organica bloccata questo indice è pari a 0 fino al 2007.
Dal 2007 al 2014 si aggira intorno al 3%, dal 2015 al 2020 sale al 6% circa,
per arrivare poco sopra il 10% dopo il 2020. Infine, per i Ministri l’indice di
promuovibilità è stato nel 2004 del 6%. Nel passaggio al grado di Ambasciatore
emerge in tutta evidenza l’effetto del combinato disposto dalla pianta organica
bloccata e dall’età pensionabile a 70 anni, vi avevo detto che era stata
considerata come tale. Infatti, sia pure a pianta organica bloccata, con un’età
pensionabile pari a 67 anni è possibile mantenere un certo numero di accessi
al grado di Ambasciatore dal 2005 al 2010, garantendo un indice di
promuovibilità intorno al 4% annuo. In questo caso, una volta stabilizzato il
numero dei Ministri al livello previsto dalla pianta organica, è previsto un
accrescimento dell’indice di promuovibilità al grado di Ambasciatore
nell’ordine del 5% annuo. Qualora, invece, venisse innalzata l’età pensionabile
a 70 anni, nei prossimi 10 anni vi sarebbe un indice di promuovibilità pari a 0 in almeno cinque anni su dieci.
Dai dati forniti, emerge chiaramente il consolidarsi e
l’accrescersi, all’interno della carriera diplomatica, di una duplice corsia.
Volendo… se volessimo usare un linguaggio da ciclisti, potremmo dire che si va
formando una corsia di corridori e una corsia di gregari, quest’ultima sempre
più numerosa e sempre più a vita. Preso atto di questa conclusione, vengono
alla mente talune domande.
Quale programmazione o quali finalità sottostanno a questa
situazione, se ci sono?
Quale l’idoneità e l’equità dei criteri di valutazione e
scelta ad essa sottesi?
Quale l’impatto di una biforcazione sulla motivazione o,
non volendo dimenticare le nostre responsabilità di funzionari, sull’efficacia,
l’efficienza e l’economicità della struttura?
Su quest’ultimo e fondamentale punto, alla luce dei più
accreditati studi e ricerche di organizzazione del lavoro, non può negarsi che
la “biforcazione” delle carriere, già emersa e destinata ad esplodere nei
prossimi anni, incide negativamente in modo profondo sui processi cognitivi ed
emotivi che stanno alla base della motivazione, intesa come fondamento
dell’agire, privato e professionale, secondo un intreccio per il personale
diplomatico, sicuramente presente.
Il buon comportamento del
personale non può reggersi semplicemente su motivazioni intrinseche, per cui
ogni azione viene svolta perché ha un valore in sé e, di conseguenza, se ne
trae piacere anche solamente nel realizzarla, il che, comunque, rimane
all’origine dei migliori successi individuali e della struttura. E’ necessario
dare un senso pure alle motivazioni estrinseche, vale a dire alle finalità e ai
riconoscimenti che vengono associati ad una determinata azione, funzione e
all’equità che l’organizzazione persegue.
Se l’equità reale tende ad
affievolirsi, ancor più negativamente è influenzata l’equità percepita, intesa
come comparazione tra la propria situazione e quella di altri attori in
posizioni simili o che hanno già ricoperto la stessa posizione. E’ evidente che
questa comparazione non si limita a prendere in considerazione il personale
interno alla carriera, ma comprende il confronto con personale di altre
carriere o della stessa carriera in altri Paesi e con altre professioni.
Esiste, poi, un giudizio di
equità su come le risorse vengono distribuite tra attori cooperanti, al punto
che, se alcuni soggetti che contribuiscono al successo del processo cooperativo
sono in seguito trascurati nel riconoscimento del loro apporto, possono
prodursi pericolosi effetti distorsivi.
Esiste, infine, un giudizio di
equità sul processo con cui vengono definite le ricompense e, quindi, sul modo
in cui si svolgono le valutazioni del personale. Alle motivazione estrinseche
dall’equità percepita bisogna aggiungere l’impatto del concetto di potere e di
autorità sui comportamenti ed il peso di una riconosciuta autorevolezza.
Se riprendiamo le categorie che
vengono utilizzate nel descrivere la scala dei bisogni, in questa ottica,
possiamo dire che vengono progressivamente meno l’autorealizzazione, intesa
come continuo sviluppo delle proprie potenzialità; l’autostima (la fiducia in
se stessi e la propria indipendenza) e l’eterostima (lo status, il
riconoscimento ed il rispetto meritato dei colleghi e in ambienti esterni); il
senso di appartenenza - lasciatemi dire, questo mi sembra estremamente importante
- in termini professionali, ad una carriera unitaria e all’organizzazione di
riferimento, ed, a volte, in termini personali, alla propria famiglia, per via
di una mancata accettazione della propria condizione; la sicurezza di sé e
della propria esistenza.
A fronte di questo stato generale
di cose, sempre per riprendere gli studiosi del sistema, non solo si
affievolisce la motivazione a produrre, ma rischia anche di diffondersi una
motivazione a non partecipare, cioè a non entrare o ad uscire dal sistema.
Se… ovviamente, questo è un quadro di studio. Ma se questo
è il quadro di riferimento, occorre anzitutto porsi la domanda:
E’ questo che vogliamo?
Se la risposta sindacale è ovvia, allora la domanda è
all’Amministrazione e alla politica:
E’ questo che serve?
In un sistema, soprattutto, in cui le responsabilità
lavorative sono tante, proprie, dirette e parcellizzate, ovunque e nei luoghi
più difficili, tanto che il carattere dirigenziale delle funzioni diplomatiche
viene riconosciuto ab initio e che in tale ottica è, e non può che
essere, la selezione per l’ammissione? In tale caso, comunque, e qui concludo,
resta fondamentale il problema delle valutazioni, delle selezioni, delle
attribuzioni degli incarichi e dei criteri che debbono presiedervi. Criteri
oggettivi, trasparenti e condivisi, pena l’esiziale perdita di ogni
autorevolezza e credibilità del sistema.
Vi ringrazio.
Nigido: Ringrazio Anna
Teresa Frittelli di queste interessanti considerazioni. Mi pare di capire che
tu dai una risposta già a queste domande e, se la dai, hai delle proposte da
fare? O vogliamo sentire prima la voce dell’Amministrazione? Dopo. Colgo
l’occasione per ringraziare per la loro presenza il Direttore Generale e il
Vice Direttore Generale del Personale, nonché del Capo di Gabinetto… nonché dei
viceprefetti Zappalorto e Canaparo del SINPREF e del Dottor Zucaro della CIDA.
Grazie della Vostra presenza. Anna Teresa, allora facciamo…
Frittelli: Ti ringrazio. Non voglio dire nulla.
Ovviamente, queste considerazioni che ho letto e che, ovviamente, condivido nel
modo più totale, sono le considerazioni del Sindacato. Ed il Sindacato ha idee,
ha proposte, ha, fra l’altro, la speranza e la certezza che di tutto questo nei
tavoli di concertazione con l’Amministrazione si arriverà a parlare. Quindi,
noi abbiamo voluto volutamente lasciare aperta qui questa situazione, perché ci
sembra che una riflessione sia veramente importante. Grazie.