ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA
14
DICEMBRE 2005
INTERVENTO
DI INAUGURAZIONE DEI LAVORI
DEL CONS.
AMB. ENRICO GRANARA, PRESIDENTE DEL SNDMAE
l’Assemblea straordinaria,
in anticipo di 4 mesi sulla nostra scadenza annuale, ci consente
di fare il punto sull’attività del Consiglio e dell’Esecutivo.
Momento adatto per il rendiconto del presidente all’Assemblea
che ha approvato la mozione programmatica dello scorso 24 marzo.
Tra i temi della mozione,
assume rilievo assoluto il punto 2, quello del negoziato per
il rinnovo dell’accordo giuridico ed economico. Tre giorni
fa abbiamo di fatto concluso il negoziato. Le trattative formali
hanno subito il ritardo di un mese, per ragioni che non sono dipese
da noi. Abbiamo definito la parte economica mentre rimangono da
perfezionare un paio di punti della parte giuridica. Sulla parte
economica possiamo vantare un successo direi pieno, date le circostanze.
Vale a dire che rispetto alla nostra rivendicazione iniziale mirante
alla perequazione totale sul trattamento tabellare della carriera
prefettizia, siamo riusciti sì a raggiungere i prefetti sul quel
piano, ma solo riferito al loro accordo appena scaduto. Ciò per
una limitazione di risorse disponibili. Per una perequazione totale
e aggiornata avremmo dovuto disporre di almeno 7 milioni di euro
in più. Abbiamo quindi concordato la ripartizione tra trattamento
di base e accessorio nella proporzione 75% e 25%.
Per
la parte giuridica, si sta perfezionando il linguaggio
della clausola assicurativa per i rischi professionali e la responsabilità
civile. Ma ciò che ci ha lungamente impegnato sono state le disposizioni
finali - e cioè l'articolo che regola le procedure di soluzione
delle controversie. Devo dire con un risultato inferiore alle
nostre attese, almeno sul piano formale.
Qui
la nostra preoccupazione rimane quella di instaurare un meccanismo
applicativo in senso ragionevolmente garantista sul piano del
rispetto dell’autonomia dirigenziale dei diplomatici, intesa come
autonomia nell’organizzazione del proprio tempo di lavoro. Ci
siamo resi conto però di una resistenza di tipo ‘culturale’ -
neologismo per dire mentalità, che permea la nostra dirigenza
pubblica – non solo nella nostra controparte interna – che sembra
rimanere ossessionata dalla presenza fisica ad oltranza nelle
strutture.
Così
nel settore pubblico italiano uno è un buon dirigente se – prima
di ogni altra cosa - sta lì, fisicamente presente, sempre e comunque.
Poi è chiamato a produrre dei risultati. L’opzione di produrre
dei buoni risultati con una presenza più elastica, come nel settore
privato, non viene presa in considerazione. L’argomento che si
oppone ai principi di ‘human governance’ da noi invocati - non
solo in quanto promossi dal Ministro pro-tempore alla F.P. - è
quello di una competitività darwiniana, ritenuta come un fatto
di natura, ineluttabile. Il survival of the fittest,
all’interno delle mura.
In
breve, mi sono assunto la responsabilità di accettare la proposta
di testo di parte pubblica, a condizione che la nostra Amministrazione trovi
il modo – chiaro e inequivocabile - di precisare i criteri
di funzionamento della commissione paritetica per la soluzione
delle controversie. Questo impegno – a cui la funzione pubblica
rimane estranea - deve essere sancito in un protocollo d'intesa
aggiuntivo, sulla base del testo proposto da parte sindacale.
La
commissione paritetica era già prevista dal precedente accordo,
ma mai attuata, per una apparente svista delle due parti: Amministrazione
– Sindacati. La difficoltà di attivazione di tale commissione
risiede in parte nell’impianto formalistico della norma, in parte
nella definizione forse astratta della controversia, ma in parte
anche nella mentalità collettiva e negli usi e costumi della nostra
carriera, che si vuole dirigenziale e moderna, ma che rimane ancorata
ad uno schema secondo il quale il principio gerarchico - che nessuno
beninteso mette in discussione- viene applicato più che altro
nelle cose minute, di fureria, con la tendenza a imporre ai sottoposti
prestazioni fuori dall’orario di servizio per una sorta di riflesso
automatico, che spesso non ha a che fare con la produttività vera,
quella delle idee e del cervello, che andrebbe ossigenato respirando
aria esterna. Sicché, quando si parla di demotivazione fin dai
gradi iniziali, non tutti si vogliono rendere conto che tutto
si lega, che parte delle nostre disfunzioni hanno a che fare dalla
nostra concezione del tempo, della quotidianità, che si qualifica
con un aggettivo tanto celebre quanto logoro: autoreferenziale.
Chiudo
su questo punto rivolgendomi soprattutto ai colleghi dei gradi
iniziali: quali che siano le norme che disciplinano il tempo del
lavoro, il Sindacato rimane impegnato a far valere la parte normativa
dell’accordo, con tutte le sue forze. Le norme - come segnala
il giurista – sono sufficienti. Per farle rispettare occorre
la collaborazione di tutti, a partire da coloro che ne avvertono
la violazione sulla propria pelle. Il Sindacato deve fare poi
la sua parte con un’opera di monitoraggio sistematico, settimanale.
Per essere poi in grado di attivare un confronto con l’Amministrazione:
la DGPe, in primo luogo, e quindi con tutti i capi delle strutture,
ai differenti livelli. Questa – secondo noi - deve essere la premessa
dell’attivazione della commissione paritetica e questo deve essere
lo spirito dell’accordo. Vi posso dire che il confronto su queste
cose è stato già attivato con la DGPe: di recente mi sono occupato
di un caso su cui aleggiava il sospetto di pressione psicologica
su due colleghi. Su mio input, il Direttore generale del Personale
è intervenuto energicamente e li ha risolti. Terminati i lavori,
tornerò ad occuparmi di altri casi individuali, casi di procurata
mortificazione professionale e di gestione delle risorse umane
tutta da migliorare. Questa è l’idea del Sindacato che io coltivo
e che io cerco di praticare. E che continuerò a praticare, in
posizione di distacco o in altra posizione. Credo con questo di
aver affrontato anche il punto 7 della mozione, in tema di valorizzazione
professionale, certo senza pretesa di esaurirlo.
Punto
3: scorrimenti e progressione ordinata della carriera.
Ipotesi di accorpamenti, revisione dei rapporti tra gradi e funzioni;
ipotesi di elevazione dell’età pensionabile. Chi ha seguito le
comunicazioni sindacali sul circuito di posta elettronica sa che
il Consiglio e l’esecutivo sono stati molto attivi su questi temi.
In attesa di aprire la seconda parte del nostro incontro, dedicata
all’approfondimento dei dati statistici sulle progressioni di
carriera, mi limito qui a ricordare i ripetuti interventi, presso
la DGPe in occasione delle tornate di promozione. Lo scorso giugno
abbiamo contrastato con successo l’ipotesi delle promozioni per
meriti speciali; a settembre abbiamo illustrato la nostra
proposta di accorpamento dell’organico al grado intermedio. Da
luglio ad oggi, siamo rimasti impegnati sul piano giudiziario
e della comunicazione esterna, in relazione al caso R.Vozzi, in
attesa di conoscere il giudizio di merito alla Corte Costituzionale,
previsto per febbraio.
A
questo proposito, senza dilungarmi in particolari, vi assicuro
che l’Esecutivo e i soci più vicini al Sindacato, hanno trovato
il modo di sensibilizzare, nei modi più opportuni, chi sarà chiamato
a pronunciarsi su questa delicata questione. Su questo terreno
abbiamo agito e seguitiamo ad agire di concerto con la carriera
alleata per eccellenza, quella dei prefetti.
Il
2 dicembre ero al convegno-assemblea per il decennale del SINPREF,
dove ho portato il saluto del SNDMAE ai 260 delegati della carriera
prefettizia. Gli intervenuti hanno apprezzato il mio riferimento
sulla necessità di rafforzare il coordinamento tra due carriere
che hanno contribuito al rafforzamento delle istituzioni nazionali
in oltre 140 anni di storia unitaria. Al punto che - sia pure
a livello informale, per il momento - gli amici prefetti ci propongono
di organizzare insieme, nel 2006, un convegno nazionale sulla
rappresentanza dello Stato – all’interno e all’estero! Il
prossimo Consiglio saprà certamente cogliere questa grande opportunità
di comunicazione esterna insieme al nostro principale alleato
strategico!
Punto
4 – assegnazioni: secondo criteri certi, stabili equi e
trasparenti. I colleghi dei gradi iniziali sono testimoni dell’impegno
sindacale a loro favore su questo piano. Se abbiamo avuto dei
successi lo dobbiamo all’impegno dei nostri 5 segretari di legazioni
in Consiglio e ad una controparte che ha mostrato una giusta dose
di sensibilità nell’affrontare i vari casi sottoposti all’attenzione
della DGPe – Ufficio II, anche sotto il profilo della politica
delle coppie e delle pari opportunità.
Punto
5 - Valutazione: in questa sede non è il caso di entrare
nel merito del sistema di valutazione che l’Amministrazione si
è data a partire dal 2001; sarebbe come addentrarci in un labirinto.
Di certo, noi che sollecitiamo i nostri dirigenti affinché adottino
misure di semplificazione amministrativa siamo andati a complicarci
la vita con un sistema che doveva risolvere alcuni problemi ma
ne ha creati altri. Nel mese di luglio il Consiglio, sollecitato
dalla DGPe, ha riaffermato la sua posizione secondo la quale non
sono possibili correttivi parziali di un sistema che produce forti
tensioni e ricorsi a ripetizione. Il SNDMAE non si limita però
a deplorare l’esistente. Per il Consiglio la valutazione è una
priorità e stiamo cercando di individuare delle linee alternative.
E’ un tema che riprenderemo tra non molto al Tavolo di concertazione.
Punto
6 - Formazione: è un punto che di certo non abbiamo trascurato,
pur trovandoci in condizioni obiettivamente avverse. Ne sono testimonianza
le proposte sul piano normativo dell’accordo quadriennale per
la carriera, che purtroppo per noi non hanno trovato spazio. Ne
è testimonianza l’ottimo rapporto che abbiamo con i vertici dell’Istituto
diplomatico, con il quale un anno fa abbiamo organizzato un convegno
di ricognizione sulla materia della semplificazione amministrativa.
Il 28 novembre, abbiamo salutato con favore la ripresa dei corsi
di aggiornamento sulla comunicazione esterna destinati ai capi
di segreteria dei vari centri di responsabilità, sempre all’ISDI.
Sempre su questo terreno, sentiamo il dovere di vigilare nei confronti
di tentativi volti a ridimensionare pericolosamente le attività
di formazione dei diplomatici al grado iniziale, in parte per
ragioni di bilancio e in parte per la pressione che viene da altre
sigle, interessate a smobilitare risorse dalla formazione per
la carriera diplomatica per destinarli ad altre categorie. Ciò
senza avere sufficienti credenziali sui criteri di merito professionale
e di valutazione dell’operato dei dipendenti delle aree funzionali.
Ovvio che a noi importa avere, nelle sedi all’estero, dei funzionari
delegati preparati e aggiornati: una cosa però è la loro selezione
secondo procedure chiare e trasparenti, altra cosa è questa tendenza
continua alle riqualificazioni di facciata – ne avremo un altro
saggio in primavera per 50 posti nell’area C, per 210 dipendenti
dell’area B – per poi addossare all’Amministrazione l’onere di
una formazione generale che i soggetti interessati dovevano dimostrare
prima e non dopo essere assunti e mandati avanti!!
Detto
di passaggio, diamo atto all’Amministrazione di aver condotto
in porto e con successo il nuovo concorso esterno per 50 impiegati
del gruppo B. Il livello dei candidati vincitori è mediamente
molto elevato e questo lascia ben sperare: mandare all’estero
persone preparate è fondamentale per recuperare sul piano dell’immagine
istituzionale.
E
qui richiamo il punto 1 della mozione, finora lasciato in ombra:
quello delle risorse. Nessuno di noi ignora la deriva finanziaria
del nostro Ministero della sua rete all’estero. Tutti sappiamo
che con la prossima legislatura si imporranno ulteriori tagli
e forme più o meno radicali di ristrutturazioni.
Il
SNDMAE non intende pronunciarsi in modo rigido o perentorio nei
confronti delle altre sigle sindacali, in particolare quelle confederali:
siamo ben lontani da ciò. Ma una cosa deve essere chiara: sta
per finire il tempo in cui chaque montagne protège ses singes,
secondo il detto franco-africano.
Questo
per dire che siamo pronti a lavorare con tutte le forze sindacali
di questo Ministero, nel rispetto delle rispettive prerogative
professionali, anche per salvare i livelli adeguati – e necessari
– degli organici della rete all’estero: ma solo e unicamente in
nome del loro buon funzionamento, in coerenza con gli obiettivi
generali fissati a livello di governo. Il SNDMAE sarà il primo
ad avvertire l’esigenza di una presenza adeguata del personale
di ruolo nelle singole sedi, ma non potrà avallare operazioni
tendenti ad escludere a priori l’impiego di personale contrattualizzato
laddove – in un nuovo schema della rete – ciò si dovesse rendere
necessario, secondo un esame che dovrà essere condotto dall’Amministrazione,
sentito e rispettato il parere dei capi missione e dunque del
SNDMAE stesso!
Chiudo
con un pensiero dedicato agli sportelli unici, evocati al punto
1 della mozione. Abbiamo compreso e condiviso la logica di contenimento
del danno che ha ispirato l’Amministrazione, nel portare a casa
una legge la 56/05 un regolamento e uno schema dei rapporti tra
i distinti soggetti di questa innovazione istituzionale per molti
aspetti dubbia.
Ci
è stato spiegato che la legge 56 va vista come un estremo tentativo
per attirare l’attenzione del legislatore sul vitale recupero
di risorse per il funzionamento (e poi rilancio) della nostra
rete.
Singolare
procedimento quello del legislatore: prima contribuisce a depotenziare
la rete degli uffici commerciali delle ambasciate e dei consolati:
rende impossibile – grazie alle pressioni delle sigle più muscolose
– ogni schema di assunzione a progetto di personale locale qualificato
per operazioni di sostegno istituzionale ai nostri operatori;
si riduce a briciole la consistenza dei capitoli per le attività
e per il funzionamenti di tali uffici, e le poche briciole sono
assoggettate ai noti criteri di spesa con camicia di forza incorporata.
Quindi, con l’aiuto dei mezzi d’informazione si imputa al Ministero
degli esteri una scarsa efficienza e scarso impatto sulla realtà
delle esigenze degli operatori e del sistema Italia. Si identifica
pertanto la necessità imprescindibile di dotare la nostra rete
di esperti – generalmente provenienti da amministrazioni che con
l’estero non hanno molto a che fare - e che vanno a pescare su
risorse in parte nostre, in base al contingente esperti del Dpr
18. Tutto questo per fare della promozione. Col dubbio che non
si sia svolta una seria analisi sull’impatto della promozione
nelle vendite della nostra produzione e dei nostri servizi all’estero,
che come noto obbedisce a fattori tutt’altro che secondari, come
prezzi, produttività, tasso di cambio, qualità, ecc. Non si sente
parlare seriamente - e agire conseguentemente - di attrazione
degli investimenti produttivi diretti dall’estero. Aspetto cruciale
per la nostra ripresa economica, strettamente dipendente dalle
condizioni generali di accoglimento degli investimenti sul nostro
territorio. E sappiamo bene quanto ci sia da fare per rendere
attraente il nostro ambiente economico agli occhi degli investitori
stranieri, dopo un oltre un secolo di protezionismo, di strumentazioni
legislative e amministrative protezionistiche, per non parlare
di controllo del territorio in certe realtà regionali. Si è scelto,
invece, non si sa quanto consapevolmente, di portare alla semi-paralisi
la più collaudata struttura istituzionale di presenza all’estero:
la nostra rete.
In
tutto questo, nella buona e nella cattiva sorte, ai nostri capi
missione spetta il compito di fare da capo fila del sistema degli
sportelli Italia e di coordinare questo insieme di soggetti eterogenei
riuniti sotto il nostro tetto, col fine di promuovere.
Ai nostri capi missione, e cioè a noi stessi, va il ricordo di
un motto non troppo consolatorio di Prezzolini, rievocato dalla
stampa in questi giorni di Tav no Tav: in Italia nessuno comanda,
tutti si impongono.
Ma
a loro va anche l’assicurazione, forse più consolatoria, che il
SNDMAE farà di tutto per vigilare per tutelare la loro posizione
e le loro prerogative.