ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA
14
DICEMBRE 2005
INTERVENTI
DEI SOCI E DEGLI OSPITI PRESENTI IN SALA E DIBATTITO
Presidente dell’Assemblea,
Amb. Roberto Nigido: […] Credo potremmo allora continuare
l’incontro qua con considerazioni e richieste di parola da parte
dei presenti in sala. Guido Scalici…
Min. Plen. Guido
Scalici: Grazie. Io prendo atto delle assicurazioni del DGPE
che l’Amministrazione continuerà a resistere alle pressioni esterne
per l’innalzamento dell’età pensionabile a 70 anni e che quindi
questa minaccia, allo stato degli atti, non appare imminente come
poteva essere qualche tempo fa. Vorrei attirare l’attenzione dell’Assemblea
su due aspetti che sono comunque collaterali a quello degli scorrimenti
di carriera. Il primo è che una struttura che vuole essere moderna
e con una forte impronta dirigenziale non ha nessun meccanismo
di incentivazione per l’uscita volontaria dalla carriera stessa.
Quando mi occupavo di informatica, sino a qualche anno fa, ero
in contatto con le principali ditte del settore, dalla Microsoft
alla IBM ecc. e trovavo un notevole numero di ex manager che poi
facevano delle altre cose, che avevano lasciato l’azienda, magari
a 50 anni, a 55 anni, 60 anni, con un golden hand shake
che li rendeva molto, molto soddisfatti di sé. Noi non abbiamo
nessun meccanismo, è cosa abbastanza grave, tenendo anche presente
che un funzionario diplomatico a 60 anni, che è entrato com’è
in media a 27,5 anni, ha già ampiamente superato tra riscatto
di anni universitari, sedi disagiate ecc., i 40 anni di contributo.
Quindi, questo è un aspetto che dovrebbe essere, secondo me, valutato,
di avere dei meccanismi di incentivi. Non parliamo di pensionare
i 50enni o i 55enni, che sarebbe in controtendenza rispetto all’orientamento
generale del Paese, ma parliamo di persone che a 60 anni potrebbe
occuparsi di altro volontariamente, se opportunamente incentivati
a questo.
Altro punto, era quello
prospettato pure dal Direttore Generale del Personale sull’eventuale
aumento degli organici. L’aumento degli organici, però, se può
soddisfare le giuste aspettative di carriera, dovrebbe essere
anche bilanciato dalle funzioni da affidare alle persone che hanno
questi incarichi, o che raggiungono questo grado. In particolare,
mi riferisco a chi ha un grado equiparabile a Dirigente Generale,
cioè ai Ministri. Noi abbiamo ancora una struttura estremamente
accentrata nelle Direzioni Generali, per cui il testo ufficialmente
adottato da tutti sulle funzioni dei Ministri alle dirette dipendenze
prevede che non possano inviare comunicazioni, ma che le comunicazioni
a loro firma debbano essere inviate comunque con messaggio a firma
del Direttore Generale o Vice Direttore Generale competente, credo
che questa sia una norma generale applicata su indicazione del
Personale… non so di chi… recentemente credo che sia… ma che deve
essere comunque firmato dal Direttore Generale, quindi se la Direzione
Generale ha 498 dipendenti, il povero Direttore Generale dovrà
occuparsi dell’output di 498 persone, mentre vedo in altre
Amministrazioni, faccio riferimento al Ministero dell’Economia
per esempio con cui ho molto a che fare, c’è la funzione di Direttore,
quindi Dirigenti Generali che non sono Direttori Generali, ma
che hanno una notevole autonomia, naturalmente nel quadro delle
indicazioni ricevute. Secondo me sarebbe opportuna una riflessione
in tale senso, con, però, un bilanciamento, cioè che il Direttore
Generale dovrebbe avere la possibilità di scegliersi o quanto
meno di rifiutare i Direttori, nel senso che dovrebbe esserci
un rapporto fiduciario tra il Direttore Generale i Direttori che
lo affiancano, che collaborano con lui, a cui lui possa delegare,
diciamo, la firma in certi settori e in cui abbia fiducia, salvo
poi poter anche revocare tale fiducia se è stata mal riposta.
Grazie.
Min. Plen. Andrea
Mochi Onory: Grazie, Roberto. Io vorrei subito dirvi che quello
che mi colpisce in maniera, direi, straordinaria è vedere che
siamo qui riuniti davanti a un documento che parla di due carriere.
Io non voglio entrare in merito a quelle che sono state le considerazioni
sulle prospettive di scorrimento. So peraltro che i dati che sono
stati forniti dal Direttore Generale del Personale sono non solo
rassicuranti, ma concreti. Quello che vorrei dirvi, però, è che
la percezione che ho e la ho anche perché – e Roberto lo sa –
di cose sindacali mi sono interessato, è che mi colpisce il sentimento
che c’è dietro a questo discorso; mi colpisce un senso di – come
dire - al di là del concreto, dei fatti concreti, di vedere che
nei giovani e in alcuni dei meno giovani fino a un certo punto,
vi è un sentimento che ha portato a questo dibattito. Credo che
questo vada considerato. Noi non possiamo in nessun modo tollerare
che vi si parli di due carriere. Io noto la presenza di un numero
di colleghi che – diciamo così – sono entrati grosso modo in carriera
negli anni in cui sono entrato io, non numerosissimo. Questo è
un fatto di straordinaria gravità. Io credo che dobbiamo essere
tutti grati a quello che sono presenti – io lo considero un mio
dovere, ma sono convinto che questo sia un dovere anche di tutti
gli altri - per ritrovare in un momento in quella che… non è possibile
parlare di due carriere, non possiamo soltanto discutere di scorrimento
di gradi. La carriera non è solo fatta di gradi. La carriera è
un fatto unitario, che si compone di gradi, ma che si compone
di funzioni. E le funzioni sono anche più importanti dei gradi.
Alle considerazioni
fatte da chi ha esposto dei dati di scorrimento legati a dei fatti
statistici, ha risposto più che compiutamente il Direttore Generale
del Personale nell’esprimere quelle che sono le valutazioni complesse
che portano da una parte alla valutazione, dall’altra allo scorrimento
delle carriere. Ma dobbiamo ritrovare tutti insieme una sorta
di orgoglio nel combinare questo discorso dei gradi e delle funzioni,
trovando anche delle soluzioni a quelli che sono gli impasse.
Possiamo ad esempio fare un analogo studio statistico, o meglio
ancora, documentato senza dati statistici a quali sono state le
soluzioni che sono state trovate in altre Amministrazioni, ad
esempio al Ministero degli Interni. Dobbiamo però in qualche modo
considerare quelle che sono le prospettive a venire, negli anni
futuri, senza metterci soltanto a considerare quello che è il
desiderio umano di ciascuno di arrivare a quello che è il grado
apicale che, come scriveva Daniele Varé, i gradi fondamentali
della carriera sono due, quello di addetto di Legazione e di Ambasciatrice.
E tutti noi sappiamo quanto è più importante questo di quello
che è il nostro quotidiano. Ma io vorrei veramente - consentitemi
in questo intervento, che chiudo subito, invitare a fare: uno…
fare uno studio concreto che forse il Sindacato potrebbe fare,
ma potrebbe fare anche l’Amministrazione, in quelle che sono le
realtà nelle altre Amministrazioni. Due - e questo lo deve fare
il Sindacato - a ritrovare un senso unitario che, al di là dei
discorsi su quelle che sono le prospettive dell’uno o dell’altro,
ridia un senso al nostro lavoro. Grazie.
Presidente CIDA/FP,
Antonio Zucaro: E’ un saluto breve, e per stare nei 3 min
cerco di dare due contributi concreti. Sui 70 anni, ricordo che
anche come Federazione della Funzione Pubblica della CIDA abbiamo
espresso una posizione fermamente negative per tutte le carriere
dirigenziali delle Amministrazioni, anche in sede di audizioni
parlamentari. Per quanto conosco della giurisprudenza della Corte
Costituzionale in materia di carriere pubbliche, insomma… si sono
sempre attenuti al principio per cui il principio di eguaglianza
dell’art. 3 va applicato in situazione sostanzialmente uguali.
Le differenze esistente fra la carriera diplomatica e quella prefettizia
da un lato, mantenute a un regime di diritto pubblico, tra l’altro,
nell’attuale ordinamento, e le altre carriere dirigenziali delle
pubbliche amministrazioni, sono abbastanza evidenti. E quindi,
personalmente, dovessi scommettere, scommetterei su una pronuncia
negativa rispetto al ricorso che è stato fatto, cioè per il mantenimento
del regime attuale. Va valutata, inoltre, e questa è la seconda
cosa, la possibilità… adesso il contratto è in via di conclusione,
speriamo, ma con il prossimo contratto va valutata la possibilità
di esportare anche nell’ambito della vostra carriera, nonostante
la differenza, un istituto che è già contenuto nel precedente
contratto della Dirigenza dell’area 1, cioè quella dei Ministeri
per intenderci, ma che non è stato applicato; ma che adesso intendiamo
riproporre nel nuovo contratto che anche noi dovremmo siglare
prima di Natale. E stavolta, però, per applicarlo, e quindi lo
formuleremo un po’ meglio. Ed è l’istituto della risoluzione consensuale.
In pratica, è un esodo agevolato, non anticipato. In pratica,
il collega che si ritiene essere di troppo, l’Amministrazione
può chiedergli di collocarsi in quiescenza purché abbia i requisiti.
Ovvero, adesso non so se pure a voi si applicano i requisiti normali:
a 57 anni di età e a 35 di contributi. Oggi, se questo collega
va via, l’Amministrazione gli può dare un’indennità fino a due
annualità di retribuzione pensionabile, che può essere utile,
l’indennità, anche ai fini di pensione e buona uscita. In questo
modo, nella mia precedente funzione di Capo del Personale del
Ministero dell’Istruzione, siamo arrivati quasi alla stesura di
un accordo, poi è stato fermato a livello politico per timore
di polemiche, ma avremmo potuto collocare fuori dell’Amministrazione
dell’Istruzione una 50ina di colleghi che erano francamente in
esubero. Lì l’età media era molto alta, la collocazione avrebbe
avuto lo scopo di consertirci di fare una ristrutturazione effettiva,
cioè di non fare 120 divisioni, ma di fare 70 divisioni che effettivamente
servivano… non è stato possibile farlo e… va bene. Però, insomma,
l’esportazione di un istituto di questa natura nell’ambito della
vostra carriera potrebbe consentire di alleviare un po’ di pressione
sulle fasce alte, per ovvie ragioni. Comunque ci tengo a – come
dire – ringraziarvi dell’invito e a farvi i miei migliori auguri
per un buon funzionamento di questa Assemblea.
Nigido: Ringrazio
molto il dottor Zucaro per queste interessantissime considerazioni
e informazioni che credo vale la pena di studiare. Il dottor Pievani…
che vuole fare delle precisazioni dopo il suo precedente intervento.
Consulente statistico,
Luigi Pievani: Io faccio alcune brevi considerazioni, innanzitutto
sul passato. E’ incontrovertibile che nel periodo ‘96-99 e nel
periodo 2000-2004 di fatto ci siano stati degli accessi in qualche
modo biforcati, divaricati - chiamiamoli come vogliamo - sia
al grado di Consigliere di Ambasciata che al grado di Ministro.
Nel senso che noi abbiamo un 27% e un 30% di Ministri che entrano
in grado dopo meno di 8 anni, a fronte rispettivamente di un 27%
e un 30% che entrano in grado dopo 11 anni… io mi limito semplicemente
a fare questa constatazione, non voglio dire altro. Io stavo facendo
riferimento all’accesso al grado di Ministro nel periodo ‘96-2004.
Direttore Generale
del Personale, Amb. Vittorio Claudio Surdo: Io volevo sapere
di cosa si parlava quando si parlava di strozzatura al grado di
Consigliere di Legazione. Sulla seconda parte, io non so cosa
rispondere. Voglio dire... Guardi che, generalmente, dietro questo
tipo di divaricazione dei tempi di accesso ci sono dei buoni motivi,
mi creda. Si fidi.
Pievani: Ma
io infatti da questo punto di vista non entro nel merito assolutamente.
Detto questo, sul futuro, invece, appunto Lei citava il fatto
dei Consiglieri di Legazione, nel momento in cui noi abbiamo nel
periodo, per esattezza nel periodo 1999-2003…
Nigido: Pievani,
però, io vorrei ricordarle che questa è un’Assemblea sindacale,
non una conferenza di storici. Non dobbiamo scrivere un libro
sul passato della carriera diplomatica.
Pievani: Ma
mi è stato chiesto… io mi limitavo semplicemente a riprendere
alcune considerazioni, visto che mi è stato chiesto… semplicemente
facevo questa considerazione. Se nel 1999-2003, sono entrate in
carriera esattamente 219 persone, e noi vogliamo in qualche modo
mantenere la previsione di pianta organica per i Consiglieri di
Legazione al livello attuale, perché il modello ragiona a pianta
organica bloccata, è chiaro che si crea una strozzatura nel periodo
2009-2013, nel senso che non accederanno dopo 10 anni, ma accederanno
dopo 12, 13 ,14 anni… questo è inevitabile… Ora, l’altra considerazione
da farsi è che se evidentemente anche la pianta organica ai livelli
più alti, vale a dire al grado di Ministro, viene in qualche modo
dilatata di un 10-20%, è ovvio che l’indice di promuovibilità
tende ad ammorbidirsi e a produrre quelle indicazioni che lei
diceva. Io non so se voi avete già fatto un ragionamento per cui…
Surdo: I dati
che ho fornito vanno tutti letti al rialzo… questa è l’esperienza.
Questa è proprio la fotografia, ma in realtà poi con i fuori ruolo,
una cosa e l’altra… questi numeri sono sempre in aumento e mai
in diminuzione…
Pievani: Di
fatto si riproduce, bene o male, quello che si è creato agli inizi
degli anni Novanta, per cui poi si creano numerose posizioni in
soprannumero o altrimenti si crea un innalzamento nelle previsioni
di pianta organica.
Nigido: La
ringrazio molto. Vogliamo continuare con gli interventi?
Surdo: Posso
rubare ancora un istante? Perché non so se poi potrò fermarmi…
Quando parlavo prima
anche di interesse dei colleghi a fare certe cose, al di là della
promozione si è parlato della funzione… questo è importante.
Noi abbiamo molti
funzionari alle dirette dipendenze. Noi sappiamo che in alcuni
casi questi funzionari sono titolari di dossier di una certa consistenza
e in altri casi sono dossier un po’ marginali, devo dire, nella
distribuzione all’interno delle Direzioni, è inevitabile che questo
accada. Abbiamo negli ultimi tempi molti ritorni di colleghi che
sono già Ministri. Intanto, abbiamo messo in cantiere la possibilità
di creare, analogamente a quanto già fatto dal Ministero degli
Interni i cosiddetti uffici di particolare rilievo, che possono
essere quindi assunti da dirigenti generali con trattamento economico
equivalente. Allo stato, evidentemente, stare alle dirette dipendenze
è più utile che non prendere un ufficio, anche se l’indennità
per le dirette dipendenze non deve essere un automatismo – e colgo
l’occasione ancora per ricordarlo – e questo è correlato all’importanza
delle funzioni che si svolgono. Io ho interpellato alcuni colleghi
perché prendessero, al ritorno dall’estero, degli uffici. Io ho
detto, proprio a lume di buon senso: “Piuttosto che avere un enveloppe
così poco consistente, senza struttura, un tantino abbandonato
in un sistema in cui la penuria di risorse è nota, su cui non
abbiamo bisogno di soffermarci. Prendi un ufficio”. La risposta
è stata invariabilmente: “No!”. E io mi rifiuto di credere che
questo “No” sia dettato da quei 300 euro di differenza, perché
allora siamo arrivati veramente ad un punto su cui tutte queste
cose io non le voglio manco sentire… Progressione, quello… alla
promozione poi tutti bussano… però tra fare una cosa marginale
e fare il capo ufficio… “Ma io l’ho già fatto il Capo ufficio”.
E che vuol dire? A questo punto, sei in un punto della carriera,
in cui, tornando, è per l’Amministrazione più utile e più utile
per l’interessato, il quale svolgerà un lavoro con una certa visibilità
e potrà poi presentarsi all’Amministrazione anche chiedendo una
destinazione all’estero. Tenete conto di questo… di questo va
tenuto conto, anche, non c’è soltanto l’avanzamento in questo
tipo di carriera, c’è anche il tipo di cose che si fanno in una
rete che è fatta di 120 Ambasciate. E credo che questa gestione
del Personale e l’Amministrazione nel suo complesso abbiano dato
delle dimostrazioni concrete di saper premiare con destinazioni
all’estero anche non irrilevanti, dei funzionari di qualità che,
per le dinamiche interne agli avanzamenti, non possono accedere
ai cosiddetti gradi apicali. Quindi, è un mestiere fatto di mille
cose e ognuno può trovare la giusta collocazione, se invece ci
si indicizza solo sul fatto che se non ottengo lo scorrimento
entro un numero ragionevole di anni sennò sono demotivato, allora,
mi dispiace, questo non è un discorso giusto e parliamo di cose
diverse da una carriera come la nostra. Grazie.
Nigido: Ringrazio
molto il Direttore Generale del Personale. C’è un problema che
rimane, cioè effettivamente, manca una posizione formale per funzionari
di un certo grado, intermedi fra il Direttore Generale e il capo
dell’ufficio. In moltissime altre amministrazioni fra il Direttore
Generale e il Capo ufficio c’è il direttore che dirige. Questa
è una carenza che abbiamo sempre avuto. Fa parte del nostro sistema.
Non so se buona o cattiva, però poi crea delle situazioni anomale.
Credo che il collega Cacciaguerra voleva prendere la parola.
Cons. Amb. Stefano
Cacciaguerra: Grazie, Ambasciatore. Io volevo semplicemente…
sulla base delle considerazioni che sono state fatte ora anche
dal Direttore Generale del Personale, circa queste posizioni che
è più o meno problematico ricoprire all’estero come all’interno,
rilevare che mi consta che non ci sia un sistema di pubblicità
per i posti all’interno del Ministero di particolare, anche, peso
e responsabilità, ma che si tenda un po’ a procedere con il sistema
della consultazione uti singoli, cioè il Direttore Generale
del Personale chiama questo, chiama quello. Ma se l’Amministrazione
si trova davanti a un serio problema di pubblicizzare dei posti
di peso e non trova candidati, dovrebbe ricorrere – a mio modo
di vedere – a una pubblicità, a forme di pubblicità, perché è
anche una questione di trasparenza. Io credo che persone che desiderassero,
avessero delle ambizioni, delle aspettative, sarebbero liete a
sobbarcarsi anche dei carichi professionali di una certa mole
e potrebbero benissimo, qualora ci fosse una forma di pubblicità
a queste posizioni, mettersi in fila e firmare la loro application.
Lo facciamo per l’estero molto bene. Mi pare che per l’interno
questa esigenza non si sia ancora posta. Grazie.
Surdo: E’ una
cosa di cui abbiamo già parlato con i sindacati e abbiamo già
parlato anche della figura dei Direttori. Quindi, è qualcosa che
è in itinere, non è un dossier che non è stato aperto.
E su questo, Cacciaguerra, è una riflessione che io condivido.
Io credo che dobbiamo arrivarci e spero ci arriveremo presto,
non vedo perché non si debba fare… anche se poi non deve diventare
un’altra volta una competizione, perché lì il rapporto fiduciario
resta essenziale. Non andiamo a fare l’esame del DNA, poi. Chiaro…
la pubblicità, le candidature, poi la scelta la fa l’Amministrazione
e i Direttori Generali competenti, nella loro responsabilità.
Nigido: Io
ringrazio il Direttore Generale del Personale, e c’è… Anna Teresa,
volevi prendere la parola?
Relatore di parte
sindacale, Min. Plen. Anna Teresa Frittelli: Chiedo scusa,
io volevo solo sottolineare che questo studio, che prendeva, ovviamente,
l’unico dato possibile, cioè quello che era lo scorrimento delle
carriere nelle situazioni che si sono trovate all’interno, non
aveva, in realtà, altro scopo che porci proprio a fronte di una
riflessione che, secondo me, sta emergendo. E’ evidente che molte
delle considerazioni del Direttore Generale del Personale sono
assolutamente non solo condivisibili, ma anche estremamente benvenute,
come l’ultima che ho sentito fare, che credo sia veramente un
grosso passo avanti all’interno. Ma sul fatto di queste nostre
diversificazioni che si creano all’interno della carriera, occorre
veramente ben riflettere come e dove esse si pongano e in che
modo esse vadano eventualmente considerate, se positive o se negative;
e come queste due corsie si vanno formando; e quali sono gli intrecci
che si creano; e quali sono le persone cui si chiede di andare
in un posto e quelle cui non lo si chiede; a chi si danno delle
opportunità e a chi non le si dà. E’ un discorso che non potrà
mai essere perfetto, sono assolutamente d’accordo, però, a mio
avviso, penso che una riflessione non può che andare a beneficio
di tutti.
Ultima cosa che volevo
dire: in effetti, poi, il problema torna su quello che in fondo
era la conclusione, in qualche modo, di quello che io dicevo.
Ed è il problema delle valutazioni. Questo è un problema che impegna
fortemente l’Amministrazione e il Sindacato, perché valutazioni
non condivise e una non riconosciuta autorevolezza pongono veramente
una serie di problematiche, quali quelle che noi abbiamo tenuto
a mettere in luce, e che non sono del SNDMAE, sono di studiosi
di organizzazione del lavoro di altissimo riconoscimento. Quindi,
io credo che questi dati che si riferiscono al solo dato concreto
che si possa avere, questi dati, i quali, in realtà, forse va
sottolineato un punto, cioè la disparità delle persone a fronte
delle opportunità delle promozioni. Mi spiego meglio, ci sono
dei concorsi che ne hanno avute tot, dei concorsi che ne hanno
avute molte meno. Ma non per uno scorrimento regolare, ma perché
– come ben abbiamo visto – i fattori che hanno influito sono stati
tanti. Quindi, una programmazione approfondita del futuro, di
cosa ci serve, dove vogliamo andare, come possiamo regolare, io
credo che sia non solo fondamentale, ma forse dovrebbero anche,
se si tiene all’amministrazione dello Stato e a un’Amministrazione
come quella degli Esteri, che non credo secondaria, forse anche
i politici e il Governo dovrebbero assumere una maggiore responsabilità
in relazione alle risorse. Questa era soltanto la puntualizzazione
che volevo fare.
Nigido: Grazie.
Volevo cogliere l’occasione per ringraziare i Direttori Generali
e i Vice Direttori Generali che sono presenti. Oltre al Personale,
c’è il Medio Oriente e Mediterraneo, le Americhe e qualcun altro
che sto dimenticando in questo momento. Ha chiesto la parola Vincenzo
Grassi e gliela do tanto più volentieri, in quanto non lo sapevo
impegnato e così intensamente sui temi sindacali.
Min. Plen. Vincenzo
Grassi (CGIL Esteri): Io, innanzitutto, ringrazio perché mi
viene data la parola, non essendo un iscritto di questo sindacato,
ma rappresentando la componente diplomatica di un altro sindacato.
Ho trovato molto interessante la parte di riunione a cui ho potuto
partecipare. Vorrei soltanto portare una breve testimonianza -
appunto di un rappresentante di un sindacato che rappresenta altre
carriere, oltre a quella diplomatica – in relazione a quest’esperienza
che ho vissuto con altri colleghi, e con l’Amb. Surdo e il Min.
Zuppetti in occasione del rinnovo del nostro contratto. E’ stata
un’esperienza per certi aspetti interessante, perché mi conferma
in alcune convinzioni che credo possano diventare patrimonio per
una nostra riflessione, però molto severa, forse anche un po’
autocritica, che ci accomuna al di là delle appartenenze specifiche
ad alcuni sindacati. Innanzitutto, io credo che è indiscutibile
che il nostro Ministero si trova in una fase difficile, in una
fase difficile sul piano delle risorse finanziarie, delle competenze.
Alcuni di questi fenomeni sono fisiologici, la politica estera
ha nuovi attori, le Regioni, le organizzazioni della società civile,
però noi non siamo completamente attrezzati a fronteggiare questo
nuovo tipo di sfida. E credo che una delle prime cose da fare
sarebbe valorizzare anche tutte le altre professionalità che esistono
in questo Ministero, immaginando percorsi di carriere, sistemi
di valutazione anche per queste altre professionalità. Ma l’altro
elemento sui cui io volevo portare più che una critica, una riflessione,
una semplice testimonianza, è quello dell’impoverimento culturale
che probabilmente il nostro Ministero comincia a soffrire in modo
più grave che passato. E che va un po’ insieme al problema delle
risorse e al problema degli scorrimenti ecc. Durante questa trattativa,
che ha avuto anche momenti di fisiologica tensione tra le parti
che vi partecipavano, mi ha colpito molto, da un lato l’insistenza
con cui, da parte di alcuni rappresentanti dei sindacati dei diplomatici
si insisteva su temi con i quali in genere noi non avevamo dimestichezza
culturale, rispetto dell’orario di lavoro, i recuperi ecc., e
dall’altro, parziale spiegazione di questa enfasi su questi aspetti,
l’idea che la carriera – intesa così anche in senso un po’ sacerdotale
– si fondi essenzialmente su un principio di disponibilità. Un
signore della Funzione Pubblica ci ha addirittura detto che un
alto dirigente aspetta il ritorno del suo Ministro. Ecco, io temo
che questo sia un requisito che rischia di portarci a un decadimento
molto rapido. Un’amministrazione, uno Stato non dovrebbe selezionare,
premiare i funzionari in funzione della disponibilità, ma in funzione
della capacità, del rigore, della capacità di aggiornarsi e di
formarsi – che da noi è molto carente – e non della disponibilità.
Sulla disponibilità si selezionano i cortigiani, i portaborse,
le badanti… non alti funzionari dello Stato, non Dirigenti che
in qualche caso devono essere indisponibili ad alcune operazioni,
perché sono tutori e portatori di interessi più generali. E devo
dire che questo è un elemento culturale che certamente non si
risolve nella parte normativa e giuridica di un contratto, ma
è un elemento su cui una riflessione, una tavola rotonda è molto
importante.
Mi colpiva, qualche
tempo fa, leggere una raccolta di scritti di Ambasciatori italiani
del passato, vedere come negli anni Venti o Trenta – in un periodo
che certo non è stato il più fiorente per la democrazia nel nostro
Paese - i Capi missione in alcune sedi avevano il coraggio di
scrivere telegrammi, di informare la loro amministrazione centrale
in termini e con modalità che oggi sono del tutte sconosciute,
in un periodo in cui il nostro Paese appartiene ormai da decenni
alle democrazie più evolute dell’Occidente. Questo credo che è
un dato, se vogliamo, letterario, ma non solo, che ci dovrebbe
far riflettere sulla necessità di riprendere un certo orgoglio
delle nostre funzioni. Perché un sindacalismo litigioso sugli
orari e sui recuperi è anche il frutto di un modo di concepire
le cose, di impostare i rapporti gerarchici, basata proprio su
questa parola alla quale mi attacco, perché è stata pronunciata
durante uno dei dibattiti che abbiamo avuto in quest’ultimo periodo,
cioè il problema della disponibilità. Noi dobbiamo valorizzare
le capacità e l’orgoglio delle nostre funzioni, non la disponibilità.
Surdo: Sì,
con me ti attacchi male alla disponibilità, perché questo, intanto,
il concetto l’ho evocato anch’io, ma solo per dire che la disponibilità
è anche un elemento della prestazione professionale. Noi non siamo
un Ministero autoreferenziale, noi ci rapportiamo con il resto
del Mondo. Le crisi non ti avvertono due giorni prima. La disponibilità
vuol dire un certo tasso di permanenza nel luogo di lavoro che
non può essere surrogato dal telefonino o dal palmare. Questo
è evidente. Quindi, si tratta di inquadrare bene questo concetto
di disponibilità. Non si può in assoluto dire: “Restate dieci-dodici
ore”. Poi, la persona disponibile che quando viene chiamata in
causa non produce un risultato professionalmente valido, credimi,
non viene più interpellato, dopo… Su questo non c’è dubbio. Lo
dico, perché mi è capitato di stare in uffici in cui la presenza
era importante: Segreteria Generale, ecc. Non è che in ogni momento
ci fosse qualcosa, ma quel qualcosa stava sempre dietro l’angolo.
Riccardo Sessa fa il Direttore Generale del Medio Oriente… è un
pentolone in ebollizione continua! Ci sono possibilità di crisi
ecc. Il Direttore Generale deve poter contare su dei collaboratori
che siano raggiungibili e, se possibile, fisicamente presenti
entro un orario decente, ma non credo che qualcuno dei Direttori
Generali si presenti alle nove di sera e mobiliti il proprio personale.
Quando parlavo di orario di lavoro che alle sei si stacca e ogni
volta che io vengo chiamato devo compensare, voi parlate di altro
che di una professionalità. Quindi, la disponibilità come la intendo
io è una disponibilità costruttiva, non certo servile, caro Vincenzo
Grassi, che è lontanissimo da qualunque tipo di concezione che
io ho di me stesso e dei rapporti con i miei collaboratori o dipendenti.
Quando si parla di servilità o di atteggiamenti così… ancillari,
ecc. vabbé gli indirizzi stanno altrove. E’ questo tipo di atteggiamento
che mi fa orrore.
Nigido: Vedo
il Direttore Generale del Personale combattivo come sempre, e
pronto a prendere però lo spunto per fare considerazioni molto
profonde e molto giuste, però, prima di dare la parola al Direttore
del Medio Oriente e Mediterraneo credo che le parole di Vincenzo
Grassi vadano interpretate nel senso non della disponibilità a
dire sempre di sì. No, la disponibilità a discutere con il proprio
padrone politico se le cose si possono fare, prima di dire come
si possono fare.
Min. Plen. Riccardo
Sessa: Grazie. Io volevo intervenire perché devo dire, innanzitutto,
che mi scuso con tutti i colleghi per essere arrivato tardi, ma
avevamo da gestire una piccola emergenza delle tante quotidiane
ed ho, purtroppo, perso la parte introduttiva dei Vostri lavori.
Ho potuto ascoltare quello che ha detto il Direttore Generale
del Personale e, come peraltro gli ho detto, mi ritrovo pienamente
nelle considerazioni che ha fatto sia quando… nell’intervento
che ho ascoltato che in quello successivo. Però adesso, in chiusura,
mi viene naturale di fare anche a me delle considerazioni, soprattutto
partendo da alcuni elementi di fatto. Intanto devo dire che trovo
piuttosto curioso che all’Assemblea del nostro Sindacato, che
discute di tematiche così importanti e delicate, siamo così veramente
pochi. E qui forse ha ragione allora anche Giusi-Andrea che assieme
a me, e credo a non più di una quindicina di persone, sia tra
i vecchi – parlo di vecchi di coloro che hanno almeno un po’ più
di trent’anni - siamo quattro gatti. Il che vuol dire che qui
più che due carriere, due corsie, ci sono varie realtà che sono
aihmé quelle che conosciamo, e mi pare soprattutto di capire che
c’è uno scarso interesse. O probabilmente perché non siamo stati
capaci, non siete stati capaci – il Sindacato poi è tutti noi
– di sensibilizzare i colleghi su delle questioni che dovrebbero
essere, almeno nella rappresentazione che ne è stata fatta, di
un’attualità drammatica. Detto questo, e quindi questa è già una
constatazione molto amara che faccio, perché, insomma, vuol dire
che effettivamente su questi temi non si riesce a mobilitare la
gente, vuoi perché ai colleghi poco importa di quelli che possono
essere i loro scorrimenti – e questo ci porterebbe allora a delle
riflessioni - vuoi perché queste proiezioni che sono state fatte
o questi calcoli che sono stati fatti, sono dei calcoli che, con
tutto il rispetto… - io mi sono perso la sua presentazione… sono
certo che è stata più che dotta - ma sono dei calcoli che di per
sé nascono già con il difetto della imprecisione, perché non possono
tener conto di quelli che sono poi gli sviluppi delle carriere,
i collocamenti, le posizioni che ciascuno di noi può tenere poi
nel corso della propria carriera. Quindi, già di per sé sono imprecisi.
Ma soprattutto, e qui ho sentito parlare di due corsie, due carriere,
diversificazione della carriera, io credo che quello che ha detto
il Direttore Generale del Personale – e non solo e non tanto per
la posizione che egli occupa, ma anche per quella esperienza che
necessariamente poi ciascuno di noi matura dopo vari decenni di
funzionamento e di vita all’interno di questa Amministrazione
- non possa non portare a ritenere più che normale che vi siano
più carriere, che vi siano delle diversificazioni fra carriere.
Innanzitutto, ci sono delle considerazioni obiettive. Pur con
tutti i limiti delle valutazioni, io, il Direttore Generale del
Personale lo sa, sono a volte in Consiglio di Amministrazione
tra i più critici, ci siamo anche, pur essendo ottimi amici, litigati
alcune volte, perché io contesto e ho sempre contestato, non
è un segreto, l’attuale sistema di valutazione che ci lega le
mani e lega soprattutto a noi Direttori Generali e a noi membri
del Consiglio di Amministrazione. Ma credetemi, e questo lo dico
ai più giovani, poiché non lo devo dire certo ai vecchi come me,
lo dico ai più giovani, credetemi, si può sbagliare una, due,
tre, su quattro situazioni, su cinque situazioni, ma sbagliare
nel senso di metterlo nella seconda o nella terza fascia, poiché
purtroppo siamo prigionieri della macchina e quindi abbiamo i
numeretti famosi per cui più di una certa percentuale nella prima
e nella seconda, nella terza non li possiamo mettere… ma non andiamo
mai lontani dalla realtà. Perché, non dimentichiamo – e questo
lo dico soprattutto veramente ai più giovani – ci conosciamo tutti.
Ci può essere, può capitare il Capo missione o il Direttore Generale
più disposto, più comprensivo a valutare un collega meglio rispetto
ad altri, ma sono delle situazioni che conosciamo. Quante volte
noi, all’interno del Consiglio di Amministrazione, non rivelo
segreti, valutando o trovandoci di fronte a posizioni particolarmente
difficili, abbiamo detto… beh, ma l’ha valutato Mario Rossi e
se ne tiene conto. E allora cosa succede? Emerge che quelle carriere
diverse che ci sono all’interno della nostra carriera, ebbene,
la quasi totalità dei casi, io sfido chiunque a dimostrarmi il
contrario, rispondono a realtà ben precise. Realtà che sono fatte
da situazioni diverse, da impegno diverso – il Direttore Generale
l’ha ricordato - da scelte di vita diverse. Qui si inserisce la
disponibilità che non è una disponibilità a dire “Sì”, perché
io non rimpiango assolutamente gli Ambasciatori degli anni Venti
che hai ricordato, perché anche oggi, ieri, l’altro ieri, ma anche
oggi c’è gente che non si è mai posta il problema di dire “Sì”,
solo perché bisognava dire “Sì”. Forse è lì che si vede la differenza.
Ed è una differenza che normalmente non appare soltanto all’ultimo
momento o nell’ultima fase della carriera, quando sei chiamato
ad occupare posti di responsabilità o al centro o in periferia,
ma perché probabilmente l’hai dimostrato in tutta la vita. E allora
non appiattiamoci a prendere ad esempio altre carriere o a nasconderci
dietro al rispetto dell’orario, perché la carriera che noi abbiamo
intrapreso era una scelta di vita. Se noi poi per strada ce la
siamo persa questa scelta di vita che abbiamo fatto ed abbiamo
imboccato sentieri professionali che ci hanno portato poi a seguire
percorsi e scorrimenti di carriera diversi, meno veloci rispetto
ad altri, ma, credetemi, c’è sempre un motivo. Ci possono essere
le situazioni disgraziate – le ciambelle non riescono mai sempre
con il buco – ci sono anche le situazioni fortunate, ma nella
maggior parte dei casi, credetemi, non ci sono stati o non ci
possono essere abusi. Si contesta la discrezionalità nell’avanzamento
della carriera. Ma allora che carriera sarebbe? Allora diciamo
subito apertamente che non è una piramide la nostra, ma un cilindro.
E’ una scelta. Facciamola. Ma, se è vero come è vero come hai
detto tu, che noi siamo in una fase estremamente difficile. Questo
è vero. Noi, non solo il Paese ma noi, in modo particolare, dentro
questo Ministero siamo in una fase estremamente difficile, siamo
in una fase in cui stiamo dando prova di non essere capaci di
rispondere alle sfide alle quali il nostro Ministero è confrontato.
Perché? Che cosa vuol dire una fase difficile? Cosa comporta una
fase difficile? La fase difficile non significa immaginare il
cilindro che sostituisce la piramide, al contrario. La risposta
a una fase difficile, la risposta delle sfide difficili alle quali
siamo confrontati oggi, perché – come è stato giustamente ricordato
– gli attori o gli pseudo tali di politica estera sono aumentati
infinitamente rispetto a quando siamo entrati in carriera noi.
Ma la risposta è una sola, un rigore maggiore, come ricordava…
una ripresa dell’orgoglio della scelta di vita che abbiamo fatta,
come hai detto tu, ma soprattutto una più elevata professionalità.
E la più elevata professionalità prevede necessariamente delle
verifiche di questa professionalità e di questo suo essere elevato.
Delle verifiche che poi necessariamente poi all’interno delle
carriere e dei gradi si devono tradurre in scorrimenti di gradi
che per taluni di quelle professionalità avranno dimostrato di
possedere in maniera più eminente si tradurranno in scorrimenti
a velocità x e per altri a velocità x–y. Questo mi pare, ritenevo
doveroso dirlo per evitare di fossilizzarci e di ripetere concetti
che noi andiamo ripetendo da decenni… Roberto Nigido se lo ricorda
bene per le responsabilità che ha avuto all’interno del Sindacato.
Ma le risposte sono poi sempre le stesse e non possono che essere
le stesse. Certamente ci sono degli accorgimenti da fare. Io sono
più che favorevole, anche per l’esperienza che sto facendo alla
testa di una Direzione Generale, in un’articolazione diversa dei
funzionari, in un utilizzo maggiore dei Ministri, in una diversificazione
della posizione dei Vice Direttori Generali rispetto ai Ministri
alle dirette dipendenze, perché il Vice Direttore Generale, che
io sono prontissimo a chiamarlo Direttore, alcuni a chiamarli
anche Vice Direttori aggiunti o cose del genere, deve comunque
essere differenziato dal Vice Direttore Generale, che è il vice
a tutti gli effetti del Direttore Generale. E purtroppo questo
ancora non ci siamo riusciti. Ma delle differenze non potranno
che esserci sempre, credetemi. Grazie.
Surdo: Siccome
l’appetito vien mangiando, Roberto, scusami. Se posso dire solo
una piccola cosa sulla questione delle valutazioni. Riccardo ha
ricordato questi meccanismi ai quali siamo costretti da questo
DPCM varato nel 2000… non mi ricordo adesso, che pone queste quote.
Nelle prima esperienza, mi sono accorto… ci siamo accorti insieme
che gli scostamenti rispetto alle quote toccavano un margine piuttosto
ristretto di elementi, ci trovammo, cioè, con otto, nove, dieci
elementi al massimo che non potevano entrare nella categoria A
e, per forza di cose, quindi, si metteva in moto un meccanismo
che poi faceva cadere queste persone nella categoria B. Noi abbiamo
proposta una modifica del Regolamento, abbiamo anche avuto contatti
intensi con il Consiglio di Stato, per darci un margine di flessibilità.
Non dire che dal 30 si passa al 40, ma c’è una possibilità di
espandersi al 40, se i dati dell’anno – sto parlando dei giudizi
dell’anno – lo giustificassero. Abbiamo avuto una risposta negativa
da parte dei sindacati. Chiaro, io ho capito… lo dico, ci vorrebbe
una cosa più onnicomprensiva… ma di grandi riforme, poi, è difficile
realizzarne. Ed il meglio è nemico del bene. Noi quest’anno ci
troveremo un’altra volta con il dramma di quei 7-8 che per ragioni
numeriche non saranno là dentro. Con il meccanismo della flessibilità
l’avremmo risolto. I sindacati mi hanno risposto: “No.”. Con una
serie di motivazioni perfettamente plausibili, ma che inglobavano
questo discorso - che è molto sentito, è estremamente sentito,
crea dei drammi all’interno dell’Amministrazione - ci ha impedito
di risolvere quel problema, in attesa di risolvere quello globale
che – Dio solo sa - nei tempi lunghi… saremo tutti morti, diceva
quello.
Nigido: Se
non ci sono altre domande di intervento, pregherei il Presidente
del Sindacato di chiudere.