ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI

ROMA, 30 MARZO 2009

 

 

 

GIANLUCA ALBERINI. Benvenuti a tutti. Sono Gianluca Alberini, come molti di voi sanno. Sono molto contento di essere qui con tutti voi per questa nostra Assemblea ordinaria annuale.

Direi, come è tradizione, di passare subito al nostro primo punto, cioè l’elezione del Presidente di questa Assemblea ordinaria. Abbiamo pensato che il nostro socio, Paolo Spinelli, potrebbe essere la persona più adatta a presiedere questa Assemblea. Quindi mi rimetto alla decisione dell’Assemblea. (Applausi). Invitiamo Paolo Spinelli a presiederci. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Ringrazio il Consiglio uscente e il Consiglio subentrante, ringrazio soprattutto l’Assemblea per la fiducia accordatami. Lo considero un grande onore da semplice socio del Sindacato quale sono sempre stato. Non particolarmente attivo perché voi sapete che in tutte le mie incarnazioni romane sono stato “dall’altra parte”, come si dice. Per me è anche l’ultima Assemblea; sono quarantuno anni che sono socio del Sindacato e questa è l’ultima Assemblea, perché entro la fine dell’anno dovrò lasciare per limiti di età. Quindi tanto più gradita e di grande soddisfazione per me, questo.

Io credo che abbiamo una giornata particolarmente intensa, guardando l’ordine del giorno che è composto, come voi sapete, da adempimenti tecnici, che ricorrono ad ogni Assemblea Generale e poi, naturalmente, di maggiore interesse c’è sempre la parte dibattimentale che vedrà anche la partecipazione dell’onorevole Ministro, che ci raggiungerà tra poco.

Rivolgo ancora il mio saluto e soprattutto il mio augurio al nuovo Presidente, Gianluca Alberini, al  nuovo Segretario esecutivo, Cristina Ravaglia. È un “cambiamento-continuità”, se vogliamo, nella vita del Sindacato: questo è di buon auspicio. Il Sindacato è chiamato, in un momento come questo, a far fronte a problemi e difficoltà particolarmente impegnativi, dunque l’auspicio di tutti soci, l’auspicio di questa Assemblea, interpretando, credo, i sentimenti di ognuno, è quello che possa svolgere, come è sempre avvenuto, il suo mandato nel migliore dei modi.

Credo che possiamo subito dare il via con la discussione e l’approvazione del bilancio consuntivo 2008 e del bilancio preventivo 2009 che verrà introdotto, credo, dal Segretario esecutivo Cristina Ravaglia.

 

CRISTINA RAVAGLIA. Grazie mille Paolo, signori buonasera. Cesarina, forse può distribuire qualche copia dei bilanci. Sono bilanci nei quali abbiamo, forzatamente – e ho personalmente tenuto che così fosse – operato una gestione estremamente rigorosa per evitare un pericolo o una possibilità, che era quella di aumentare le quote sociali. Ancora riusciamo a farcela così, con una gestione, come dico io ridendo, un po’ “piemontese” ma che, insomma, credo sia la benvenuta non solo nel Sindacato.

La nostra Commissione di Vigilanza ha esaminato i nostri bilanci e ha riscontrato questa tendenza un po’ “cronica” ad un deficit e, comunque, forse, sarebbe il caso di sentire Alberto Cutillo, Presidente della nostra Commissione di Vigilanza, in modo tale che possa illustrarci un po’ le risultanze della loro opera. Grazie.

 

ALBERTO CUTILLO. Grazie, buongiorno e auguri al nuovo Consiglio. Molto brevemente. Con Marilina Armellin e Domenico Fornara, che, purtroppo, non è qui oggi, abbiamo rivisto i conti. In effetti, nella relazione che abbiamo predisposto, non so se sia stata distribuita, abbiamo comunque evidenziato che c’è stata sicuramente una politica di attenzione al bilancio negli ultimi anni, però rimane, sia pure attenuato, un deficit strutturale che abbiamo cercato di ricostruire. Il bilancio, per alcuni motivi, in alcuni casi era stato redatto più sulla base della cassa che della competenza, quindi abbiamo cercato di fare una piccola operazione contabile per vedere il bilancio di competenza, cioè le uscite che effettivamente pertengono agli specifici anni. In effetti, il trend è stato, vi leggo le cifre più significative: nel 2006, 40.000 euro di deficit, 44.000 nel 2007, 22.000 nel 2008 e 18.000, in base alla previsione del 2009. Questo deficit ha portato, praticamente, alla cancellazione della riserva che si era accumulata negli anni precedenti con la liquidazione degli ultimi titoli di cui disponeva il Sindacato e la previsione che potete vedere nel bilancio 2009 è che al termine dell’esercizio ci saranno solo 10.600 euro di avanzo. Il che vuol dire che continuando il trend così, nei primi mesi del 2010 si arriverà all’esaurimento di questa riserva e, quindi, credo che sia, anzi, la Commissione ritiene che sia urgente, per il Consiglio, prendere delle decisioni su come affrontare questa situazione che potrebbe portare, anche a seconda dei flussi di cassa che si realizzano nel corso dell’anno, il Sindacato nell’incapacità di far fronte alle spese correnti. Quindi riteniamo che sia urgente, per il Consiglio, fare delle proposte su come evitare una situazione che nuocerebbe all’operatività del Sindacato.

Siamo a disposizione se ci sono domande o chiarimenti. Ringrazio il Consiglio e tutti voi per la fiducia accordataci e vi auguro buon lavoro.

 

PAOLO SPINELLI. Mettiamo quindi ai voti il rendiconto per l’esercizio del 2008 e il preventivo del 2009. Si dà per approvato? Non vedo obiezioni. Benissimo. Allora il rendiconto 2008 e preventivo 2009 si danno per approvati.

Il successivo adempimento è quello dell’elezione dei membri alla Commissione di Vigilanza. Chi sono i proposti?

 

CRISTINA RAVAGLIA. Faccio io?

 

GIANLUCA ALBERINI. Sì, fai tu.

 

CRISTINA RAVAGLIA. Allora, la proposta, accettata dagli interessati, è di rinnovare ad Alberto Cutillo, Marilina Armellin e Domenico Fornara l’incarico anche per il prossimo anno. Approvata? Trionfo. (Applausi).

 

PAOLO SPINELLI. Il successivo passo è la nomina dei membri della Commissione elettorale del 2009.

 

CRISTINA RAVAGLIA. Anche in questo caso abbiamo chiesto ai volontari di quest’anno appena finito se volevano riconfermare il loro interesse e la loro disponibilità soprattutto, e l’hanno riconfermata: Roberto Pietrosanto, il collega Scartozzoni e Francesco Canino. Trionfo. (Applausi). Alleviati dal voto elettronico che, ormai, fa fare solo la schermata…

 

PAOLO SPINELLI. Nel frattempo, vedo che siamo stati raggiunti dal Direttore Generale del Personale, il Ministro Giacomo Sanfelice, che salutiamo con particolare fervore e anche dai rappresentanti di alcune organizzazioni sindacali del Ministero, al quale va il nostro più cordiale ed affettuoso saluto.

A questo punto do la parola a Cristina Ravaglia, nella sua veste di Presidente uscente, per la relazione consuntiva.

 

CRISTINA RAVAGLIA. Grazie mille. Siamo qui, oggi, con un Consiglio sindacale rinnovato in modo molto sostanziale, ma con un Esecutivo che ricalca, invece, esattamente, nelle persone, se non altrettanto esattamente nei ruoli, l’Esecutivo dell’anno scorso.

Prima di passare al consuntivo del nostro lavoro per l’anno passato, desidererei, però, farvi qualche brevissima considerazione. Il voto di quest’anno ha concluso una campagna elettorale che è stata inusualmente vivace, inusualmente combattuta, che io ritengo sia un segnale importante di vitalità del Sindacato.

Il voto ha confermato, nella maniera più piena possibile, tutti i componenti del vecchio Esecutivo, ed è un messaggio molto chiaro, questo. Il fatto che la campagna elettorale sia stata combattuta, e sofferta, in un certo senso, secondo me è estremamente positivo, perché, se mi passate una battuta legata alle mie vecchie passioni professionali, di un Sindacato e di un voto Nord-coreano io non credo che ci sia bisogno. Perché è interesse di tutti noi, giovani e anziani, di tutte le fasce d’età e tutti i gradi, preservare la pluralità delle voci interne: ma solo se queste voci contribuiscono a rafforzare lo slancio verso il raggiungimento di obiettivi comuni.

Ovviamente, la pluralità delle voci interne non deve diventare cacofonia e neppure rendere meno forte e inficiare l’azione verso l’esterno. Noi siamo un piccolo Sindacato, lo sappiamo, siamo un Sindacato di nicchia, come io dico, ma credo sia una definizione molto calzante, e un Sindacato piccolo e per di più diviso non serve a nessuno. Soprattutto non serve a noi, tutt’al più può servire alla nostra controparte, davanti alla quale appariremmo deboli perché divisi.

Ed ecco, a questo punto, io devo una spiegazione a tutti voi ma soprattutto a coloro che mi hanno votato e, numerosi, mi hanno indicato, votandomi, come confermabile nuovo Presidente; la devo, qui, in modo ufficiale. Oltre al grazie per la fiducia che, chi mi ha votato, ha voluto rinnovarmi, devo spiegare che la scelta dei giorni scorsi di cedere la Presidenza, alla quale ero stata eletta dal Consiglio a norma di Statuto, a Gianluca Alberini, mantenendo per me, però, la posizione di Segretario esecutivo dal distacco sindacale a conferma, quindi, del perdurare del mio grande impegno a favore del Sindacato, della carriera e di questo Ministero, risponde esclusivamente all’interesse generale e al rispetto di alcune priorità che considero assolutamente ineludibili. Tra cui, in primissimo luogo, l’obiettivo centrale e fondamentale dell’unità del Sindacato, che si accompagna, per me, all’esigenza di non radicalizzare gli schieramenti. Perché radicalizzare gli schieramenti sarebbe solo ed esclusivamente autolesionista.

Veniamo ora al consuntivo del passato Consiglio. In questo anno sentendomi, come sono, totalmente libera da condizionamenti personali di qualunque tipo, credo, insieme al Consiglio uscente, di esser riuscita a portare uno stile nuovo nel Sindacato. Uno stile di dialogo critico con l’Amministrazione, come lo definisco, Nella massima e doverosa chiarezza dei ruoli di ciascuno. Ho cercato di dare spazio il più possibile ad un approccio realistico, quasi feroce, a volte, nel suo realismo. Ho cercato anche, e mi sembra che la relazione della nostra Commissione di vigilanza l’abbia riconosciuto, di fare una gestione di tipo “casalingo” delle spese del Sindacato, ridotte all’osso.

È stato un anno pienissimo, un anno difficile. Mi riservo di sintetizzare i grandi temi trasversali all’arrivo del Ministro in modo da dargli un panorama generale di quelli che sono stati i punti centrali del nostro lavoro. Questo anno ha visto il dl n. 112, ha visto l’esplodere di una situazione di finanza pubblica drammatica, della quale siamo e dobbiamo essere consapevoli, e ha visto anche l’oblio, per molti versi, da parte dei vertici politici ed amministrativi, della specialità del Ministero degli Esteri e della carriera diplomatica. Oblio dal quale abbiamo dovuto, ogni volta, richiamare i vertici politici e amministrativi con delle messe in mora posteriori che ci sono servite a risolvere la situazione della specialità su alcuni casi specifici.

Nonostante queste difficoltà, queste novità di quest’anno, abbiamo fatto una serie di cose molto importanti: abbiamo firmato un accordo economico, una firma avvenuta in condizioni difficilissime di vera emergenza e però con una scelta che credo sia stata, nelle condizioni, la migliore possibile e che comunque ha portato i nostri stipendi metropolitani a livelli che sono, attualmente, più in linea con le analoghe carriere dello Stato.

Abbiamo assistito ad una positiva inversione di tendenza in materia di ISE, con gli aumenti decisi lo scorso dicembre. È stata la prima volta che, da quindici anni a questa parte, abbiamo avuto aumenti nell’ISE. Si è trattato di aumenti limitati, ma è un segnale importante, perché la situazione attuale comincia abbondantemente a diventare, in molti casi, difficilmente sostenibile.

Della specialità, vi ho detto. Dove siamo riusciti, con le nostre pressioni, e nei contatti con l’Amministrazione, a riprendere per la giacchetta il concetto di specialità per il Ministero degli Esteri e per la carriera, è stato in materia di decreto legislativo 81 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Ancora non è passato l’emendamento che andrà nel collegato bis alla Finanziaria, ma l’Amministrazione e il vertice politico sono su questa linea, perché non possiamo pensare di considerare le nostre Ambasciate all’estero equiparate ad un qualunque ufficio dell’Agenzia delle entrate in Italia: non è possibile!

Siamo riusciti anche, dopo il dl n. 112, in sede di conversione in legge, ad aggiungere il comparto esteri ai due comparti previsti in origine al dl n. 112, cioè Sicurezza e Difesa per la questione della facoltà, data alle Pubbliche Amministrazioni, di pensionare i dipendenti con quarant’anni di contributi. Nel frattempo, le cose sono cambiate perché, come sapete tutti, immagino, è stato approvato un emendamento che stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni possono pensionare i propri dipendenti soltanto se hanno quarant’anni effettivi di servizio. Ma l’idea, la facoltà e, anzi, la possibilità per noi di regolare la nostra materia, che per la sua peculiarità deve essere regolata a parte con un DPCM, ci tornerà buona perché siamo sicurissimi che i quarant’anni contributivi, e non già effettivi di servizio, ritorneranno legge a breve.

Circa la materia pensionistica, è stato un anno complesso, lo sappiamo. Abbiamo una consulente previdenzialista che sarebbe dovuta essere oggi qui, ma credo che non sia riuscita ad entrare, la quale offre un servizio di consulenza attraverso la nostra Segreteria che può essere utile ai soci per casi singoli. Poi stiamo lavorando, con la stessa consulente previdenzialista, da mesi ormai, perché è un tema molto difficile, alla creazione di un fondo pensioni che, una volta entrasse in funzionamento, riuscirà non solo a sanare le situazioni di coloro che hanno avuto danno dall’entrata dell’accordo economico e, quindi, subiscono le sperequazioni, i pensionandi Roma-estero; ma, soprattutto, non dimentichiamolo, sarà fondamentale per coloro che, essendo totalmente soggetti al regime contributivo, andranno in pensione tra molti anni, ma con una pensione che sarà davvero, davvero insoddisfacente. C’è da lavorare moltissimo su questo fondo pensioni: è complesso. Definiremo noi un progetto e poi ne parleremo all’Amministrazione, evidentemente. Però riteniamo, tutto considerato, che sia la vera soluzione di lungo periodo innovativa e veramente equa, alla quale dobbiamo lavorare nell’interesse di tutti i soci.

Per quanto riguarda il problema, reale, delle sperequazioni pensionandi Roma-estero, dobbiamo attuare rimedi concreti. I rimedi concreti non si trovano, purtroppo, in alcune soluzioni che si sono rivelate giuridicamente irrealistiche, proposte in questi mesi, ma si trovano, nel breve periodo, nel destinare una parte dei fondi che avremmo a disposizione per il rinnovo dell’accordo economico, a ridurre in parte, almeno per quanto possibile, le sperequazioni tra indennità di posizione romane e quelle estero. E, nel frattempo, abbiamo stimolato l’Amministrazione a trovare ed applicare soluzioni pragmatiche, caso per caso, perché di queste sperequazioni soffrissero quanto meno possibile i soci che sono finiti in questa situazione, che si sono trovati in questa situazione.

Abbiamo lavorato molto anche per sanare sperequazioni ed ingiustizie che si erano accumulate negli anni anche per l’agire, che troppe volte rimproveriamo all’Amministrazione, essere più tattico che strategico. Siamo riusciti, appoggiando un’azione molto forte fatta da alcuni giovani Segretari di Legazione, da più di cento Segretari di Legazione, a salvare, diciamo, dalla tagliola anche i concorsi 2004-2007. Abbiamo agito per sanare disuguaglianze anche per singoli individui, per piccoli gruppi all’interno di stessi concorsi e ci siamo adoperati con successo, e di questo diamo veramente atto all’Amministrazione, perché i giovani Segretari di Legazione che accettano di partire, in prima sede, per sedi di difficile copertura - Africa sub sahariana e Consolati europei che, parliamoci chiaro, sono le sedi nelle quali non vuole andare nessuno, - abbiano però una ricompensa in seconda assegnazione, sempre se hanno fatto bene il loro servizio, ottenendo una sede di loro gradimento. L’Amministrazione sta adempiendo con grande serenità e chiarezza a questo progetto. Gliene diamo atto, crediamo sia giusto e doveroso e resta, purtroppo, l’unico modo anche per coprire sedi che, altrimenti, andrebbero scoperte.

In materia di pari opportunità, ottima la collaborazione con la DID (non vedo Laura, l’ho vista prima), su una materia molto importante, ne abbiamo parlato l’anno scorso in Assemblea. D’intesa con la DID abbiamo, in chiusura del mio mandato, proposto all’Amministrazione dei nomi di colleghe che quest’anno dovranno usufruire dell’astensione obbligatoria per maternità, per ottenerne la sostituzione. La risposta è stata, ahimè, meno concreta di quella che avremmo voluto. Capiamo che ci sono dei limiti ma il nostro obiettivo è rendere certa e sicura questa sostituzione a beneficio di tutti, non solo delle colleghe ma di tutta la struttura e del servizio. Sempre d’intesa con la DID abbiamo messo le basi perché nel nuovo accordo giuridico sia prevista la partecipazione a pieno titolo del SNDMAE al Comitato pari opportunità. Per quanto riguarda una diversa casistica di applicazione delle pari opportunità abbiamo chiesto con successo e ottenuto, quindi, dalla DGRO che una formula che era utilizzata nei messaggi di assegnazione sedi e che poteva essere, ed anzi, era, lesiva della privacy dei non assegnati, delle sedi scoperte, venisse sostituita con una formula più neutra.

Con l’obiettivo della crescente trasparenza e migliore informazione dei soci, la nostra Segreteria ha predisposto un quadro, che abbiamo già mandato in giro a richiesta, dei tempi in cui, prevedibilmente, si libereranno le sedi all’estero in modo che ciascuno di noi possa farsi un po’ di conti e capire quando e come potrà fare domanda.

Abbiamo arricchito le convenzioni stipulate dal SNDMAE a beneficio dei soci; convenzioni assicurative, responsabilità amministrativa e tutela legale, tanto più importanti queste ultime con il decreto legislativo 81 che, finché non entra in vigore l’emendamento che sancisce la nostra specialità è minaccioso, molto, troppo minaccioso verso i nostri colleghi Capi missione.

Infine abbiamo attuato il voto telematico esclusivo. Roberto Pietrosanto vuole arrivare al 100% dei votanti, siamo però arrivati ad un numero alto di votanti, quest’anno, con una campagna martellante un po’ ossessiva, devo dire: “Votate, votate, votate”. Però era il primo anno e dovevamo sfondare il muro della diffidenza e della preoccupazione da parte di qualcuno. Quest’anno hanno votato 504 soci su 681, che è il numero più alto di voti mai espressi in una elezione. È stata una decisione felice e tempestiva, credo, anche perché, con i tagli al capitolo dei corrieri, se non avessimo attuato questo, quest’anno non si sarebbe votato, o avremmo dovuto spendere somme (che non abbiamo, peraltro) per DHL. Insomma, quest’anno non si sarebbe votato.

L’anno che ci aspetta è un anno molto difficile, un anno pieno di scadenze, rinnovi dell’accordo giuridico 2008-2011, dell’accordo economico 2008-2009, in una situazione di finanza pubblica che, l’avevo detto prima e non smetto di ripeterlo perché è la verità, è drammatica. Le somme a disposizione: ovviamente, noi chiediamo e abbiamo chiesto quelle che riteniamo siano giuste e necessarie. Realisticamente temo che quelle che avremo a disposizione saranno minori di quelle che vorremmo o sarebbero necessarie.

La riscrittura del DPR 18 è un altro degli appuntamenti importanti che ci attendono. In occasione della riscrittura del DPR 18 continueremo a chiedere quello che, non solo in questo anno ma anche negli anni precedenti, abbiamo ripetutamente chiesto in ogni circostanza possibile: miglioramenti o modifiche in argomenti che stanno a cuore a tutti noi. Scorrimenti di carriera con l’eliminazione definitiva della tagliola; la definizione degli anni di permanenza minima del grado per le promozioni; l’organizzazione dell’amministrazione centrale con l’ormai necessario aggiornamento della riforma del 2000 che mostra i segni del tempo, con la creazione, finalmente, delle strutture di particolare rilievo; il riconoscimento, in termini di carriera ed economici, delle funzioni effettivamente svolte a prescindere dal grado. E torneremo ad insistere con l’Amministrazione fino alla noia - possiamo essere molto ripetitivi! - per ottenere, per esempio, una qualche forma di riconoscimento, anche economica, ai Segretari di Legazione che esercitano funzioni di capo ufficio e che, a differenza delle aree funzionali che si vedono corrisposte le indennità spettanti per la posizione ricoperta, continuano ad assumersi responsabilità pari a quelle del grado superiore senza alcuna obiettiva compensazione e chiederemo… buongiorno, signor Ministro.

 

PAOLO SPINELLI.A nome dell’Assemblea do il mio benvenuto all’onorevole Ministro che ci ha fatto la grande gioia di unirsi a noi oggi. Saluto il Segretario Generale, l’Ambasciatore Massolo. Nel frattempo anche diversi Direttori Generali ci hanno raggiunto. Signor Ministro, in questo momento stava parlando il Presidente uscente, Cristina Ravaglia, alla quale ridò la parola.

 

CRISTINA RAVAGLIA.Signor Ministro, buonasera, grazie per essere qui oggi ancora con noi dopo che l’anno scorso ci siamo incontrati due volte. Lei venne alla nostra Assemblea del 10 di giugno e ci incontrammo, assieme a tutti i sindacati della Farnesina, all’indomani del dl n. 112.

Le riassumo i grandi temi che hanno costituito la parte centrale della nostra attività e che, evidentemente, sono e restano centrali. In primo luogo il rispetto della specialità del Ministero e della carriera diplomatica. Ne abbiamo parlato a lungo nell’incontro all’indomani del dl n. 112 e la trovammo totalmente d’accordo. Le aggiungo che la specialità, che pur discende da dati di fatto e da previsioni normative obiettive, non dev’essere, nella mia visione, un dogma in cui credere ciecamente. In realtà è qualcosa che, secondo me, dobbiamo confermare ogni giorno sul campo e nei confronti di tutti gli interlocutori esterni con il nostro lavoro, da qualunque posizione e da qualunque luogo lo facciamo.

Ormai, è inutile nascondercelo, il nostro lavoro si svolge in condizioni difficili in questi tempi che sono molto difficili, difficilissimi e, quindi, io credo che, a maggior ragione, l’apporto di professionalità e di impegno da parte di tutti noi sia più che prezioso, sia fondamentale. E, quindi, in questo noi siamo impegnati come Sindacato. Ma vorremmo anche, glielo chiedemmo allora quando ci incontrammo il 3 di luglio, glielo ritorno a chiedere oggi, la certezza che i nostri vertici politici, lei, ed amministrativi, non pretermettano la specialità del Ministero degli Esteri e della carriera diplomatica né in sede legislativa né in sede interpretativa o applicativa. L’anno scorso è successo, e ne abbiamo parlato, abbiamo ogni volta dovuto mettere in mora l’Amministrazione per cercare di ritirar fuori per i capelli questa specialità nostra che era stata dimenticata. Non deve essere così, dovrebbe essere automatico.

Altro punto fondamentale: la necessità di risorse adeguate, ormai non lo sono più, e, soprattutto, tenendo conto del fatto - e lei ne convenne quando ci incontrammo nel luglio scorso - che siamo un’amministrazione e una carriera virtuose, di risorse meglio e più razionalmente gestite. Sotto un certo limite non si può andare e il limite ormai l’abbiamo raggiunto. Quando si devono attuare dei tagli, bisogna che siano tagli che diano luogo a veri risparmi e non a soli trattamenti cosmetici, e si devono attuare, se servono, in modo tale che razionalizzino veramente la gestione.

Terzo punto: partecipazione vera del Sindacato ai processi in corso. Credo che la gestione dell’anno passato abbia dimostrato che il nostro approccio non è un approccio ostativo, non è un approccio negativo, non è un approccio distruttivo: è un approccio totalmente costruttivo. Io lo chiamo “dialogo critico” mi piace questa espressione e continuo ad usarla. Però dobbiamo essere coinvolti. Dobbiamo essere coinvolti sin dall’origine perché abbiamo un interesse condiviso a che le cose funzionino il meglio possibile, possiamo apportare, come Sindacato, un valore aggiunto importante, vogliamo partecipare alla elaborazione delle strategie e delle scelte e io credo, e noi crediamo, che approfittarne sia una opportunità per tutti.

Poi, signor Ministro, abbiamo battuto, sino allo spasimo, devo dire, l’anno scorso, prima, ora, sempre, sulla trasparenza, sulla certezza delle norme e sulla semplificazione. Qualcosa si è visto, qualcosa si sta facendo, molto resta ancora da fare. A proposito di certezza delle norme, un tema che è di nostro tradizionale interesse e preoccupazione ma che, in questi giorni, ci sta preoccupando in maniera fortissima. Siamo alla vigilia, e lei lo sa, di un provvedimento difficile che l’Amministrazione deve prendere per gestire la permanenza in servizio di tutti noi oltre i 65 anni. In questo momento, in cui si sta parlando di questo provvedimento, c’è un caso molto concreto, con nome e cognome, di un collega che, alla vigilia dell’età della pensione, pretenderebbe di prolungare la sua personale carriera, che, peraltro, è stata una carriera eccezionale, fantastica, piena di onori, piena di soddisfazioni, oltre i 67 anni. Signor Ministro, non vi devono essere eccezioni.

Lei è un giurista e c’è una legge dello Stato, una norma che prevede che si vada in pensione a 67 anni, non ci devono essere eccezioni di nessun tipo per nessuno né per un mese, né per un giorno, né per di più, a maggior ragione. La legge è quella e si rispetta. Oltretutto, ci suona un po’ curioso che colleghi che servono lo Stato e, quindi, devono rispettarne le leggi, vogliano modificare pro domo propria, delle norme vigenti che devono essere uguali per tutti. Ricordiamo anche che se si sfondasse questa porta, una porta soltanto, ci sarebbe un progressivo sfondamento da parte di colleghi che vorrebbero applicare, sentendosi anche loro legibus soluti, questa eccezione a se stessi. E ancor di più, e oltre a questo, si aprirebbe la strada agli ambasciatori politici. Ne abbiamo parlato l’anno scorso quando lei venne in Assemblea, signor Ministro, io la citai, mi ricordo, perché lei aveva parlato delle caratteristiche della carriera diplomatica che la rendono assolutamente non fungibile. Gli ambasciatori politici non possono e non devono avere spazio, ma se si facesse un’eccezione si sfonderebbe lo sbarramento e la linea sarebbe andata e non ci sarebbe più appiglio per poter dire no agli ambasciatori politici. Quindi no ai pensionamenti oltre i 67 anni, saremo inflessibili, non facciamo sconti; e anche grande attenzione da parte dell’Amministrazione a tutelare quei colleghi che si trovassero a dover soffrire della situazione di crisi che si sta vivendo nell’Ambasciata di cui stiamo parlando. Grazie signor Ministro.

 

PAOLO SPINELLI. Ringrazio il Presidente uscente, Cristina Ravaglia, per la esauriente elencazione dei particolari problemi che sono stati vissuti nel corso del 2008 con un occhio anche al futuro. Ma, proprio su questo, le chiedo ancora un attimo di pazienza, signor Ministro, prima del suo intervento così atteso e così gradito, perché vorrei dare la parola, molto brevemente, al Presidente entrante, Gianluca Alberini, che traccerà un po’ un quadro programmatico dell’azione del Sindacato nel 2009. Grazie.

 

GIANLUCA ALBERINI. Grazie onorevole Ministro per essere qui con noi ad ascoltarci. Per noi è un’occasione di un dialogo diretto e molto desiderato da tutta la carriera e da tutto il Sindacato. Ha già sentito un po’ quali sono le grandi linee e i grandi problemi che abbiamo affrontato nell’ultimo anno e che si ripropongono adesso, in questo scorcio del 2009.

Prima di iniziare io volevo concentrarmi su tre questioni: la certezza amministrativa, la riscrittura del nostro ordinamento, il DPR 18 e l’accordo economico-giuridico. Volevo fare un accenno al nostro Sindacato ed esprimere la soddisfazione di tutti noi e del nuovo Consiglio per la vitalità che dimostra. Quest’anno abbiamo avuto un altissimo numero di partecipanti alle elezioni, elezioni che si sono svolte col voto elettronico, ben il 74 % dei soci ha votato. Crediamo che sia un segno di attaccamento e di interesse per il Sindacato e speriamo tutti di poter portare i risultati che tutti noi abbiamo promesso ai nostri elettori.

Sulla certezza amministrativa mi ricollego innanzitutto a quanto ha detto la collega Cristina Ravaglia. La trasparenza e la certezza dell’amministrazione è un sentimento molto diffuso, possiamo dire, è un’ovvietà, una banalità ma in questo momento ci sembra sia necessario richiamarlo appunto perché ci sono alcuni strattoni che vengono dati al nostro ordinamento. Così come è complicato, per la natura stessa della nostra carriera, applicarci le norme in relazione al pensionamento a 65 anni, 67 anni e quarant’anni di servizio. Abbiamo sentito quali sono i nostri problemi e il sistema di opportuni incentivi che noi desidereremmo fosse messo in piedi.

È ancora più sconvolgente pensare a disapplicazioni della certezza della data del pensionamento. Su questo siamo tutti d’accordo, non ci sono eccezioni, crediamo, al nostro interno. Ci sono stati dei tentativi in passato e sono stati unitariamente respinti prontamente dall’Amministrazione, dai sindacati e anche dalla magistratura fin’anco con prese di posizione della Corte costituzionale contro questi tentativi di prorogare il servizio oltre il termine perentorio di 67 anni.

Stiamo insistendo su questo punto perché ci sono giunte voci su possibili tentativi unilaterali di estendere tale limite, che non potremmo in nessun caso accettare. È un principio cardine sul quale si imposta l’equilibrio di tutta una carriera di oltre 900 funzionari dello Stato. Un tentativo contro il quale siamo pronti ad azioni crescenti ed anche plateali. Cominciamo oggi col rendere pubblica la nostra posizione ma non è qui che ci fermeremo.

Sempre in materia di certezza vigileremo anche su altre norme fissate sempre dalla stessa Amministrazione tipo l’alternanza delle sedi, il rientro a Roma dopo lo svolgimento degli incarichi all’estero come Capo missione, Capo missione diplomatica, i termini di permanenza all’estero. E, sempre passando velocemente in rassegna gli argomenti, un altro tema sul quale ci vogliamo concentrare è la scrittura del DPR 18, il documento fondante il nostro ordinamento, un ordinamento che, malgrado scossoni ha tenuto in piedi e retto sostanzialmente bene la nostra Amministrazione. Dobbiamo aggiornarlo, credo entro la fine del 2009, abbiamo dei limiti che sono posti a questo esercizio, ma all’interno di tali limiti molto può essere fatto per ridare slancio alla nostra attività. Si potrà, per esempio, affrontare il problema degli scorrimenti di carriera. Una questione che, ad esempio, forse a lei non è nota è quella della tagliola, che sono i requisiti per la promozione dai gradi iniziali a Consigliere di Legazione. Più in generale dei requisiti per la promozione, un aggiornamento di alcuni aspetti su cui l’Amministrazione sta già lavorando. La questione anche degli ingorghi; le nomine a Ministro, si sa, sono sempre un esercizio difficile, credo quest’anno come non mai. Ma si potrà anche toccare qualcosa sull’amministrazione centrale, sull’organizzazione del lavoro, la creazione di strutture di particolare rilievo. Insomma, tutta una serie di questioni che possono trovare recepimento in questa riscrittura alla quale il Sindacato chiede di essere pienamente associato.

Infine una parolina sugli accordi. Ovviamente noi, come Sindacato, non possiamo esimerci dal chiedere quello che riteniamo essere giusto. L’accordo economico è scaduto da quindici mesi e, è vero, negli ultimi anni, con gli ultimi due accordi, abbiamo colmato il grande divario che ci separava da altre categorie di riferimento: è un dato di fatto. Rimane, però, altrettanto vero che restano da fare degli aggiustamenti, sia esterni, in paragone con altre carriere che, intanto, sono andate avanti, sia interni fra i nostri diversi gradi, le diverse posizioni, tra il servizio metropolitano ed estero. Abbiamo già parlato del problema delle sperequazioni che toccano la nostra carriera a causa della sua struttura retributiva e dell’alternanza Roma-estero, un problema che colpisce tutti, non solo i colleghi che stanno andando in pensione adesso ma che colpirà ancora di più, forse, i colleghi che hanno un sistema contributivo e non retributivo. Ci sono varie opzioni sul tavolo, chiediamo all’Amministrazione di continuare ad impegnarsi per arrivare urgentemente ad una soluzione.

Un altro accordo che dobbiamo rinegoziare è quello giuridico. Spesso ci è capitato, in passato, di non avere il tempo di concentrarci su questo accordo che è molto importante perché può contenere delle norme sul nostro stato, sulla nostra attività che rilevano e che sono sentite dai soci. Un esempio è quello della partecipazione al Comitato delle pari opportunità, che deve essere previsto con l’accordo giuridico, la questione delle aspettative di studio o anche, un argomento che tiro sempre fuori, quello dell’uso del taxi per ragioni di servizio; perché non ci sembra normale che i funzionari del Ministero degli Affari Esteri, quando vanno in missione sia a Roma presso altri ministeri o all’estero, non debbano usare un mezzo pubblico quale il taxi e debbano, invece, perder tempo nella metropolitana di Roma.

Questo è un brevissimo sommario delle mille questioni che sono sul tavolo e che il Consiglio di quest’anno si troverà a dover affrontare. Lo faremo col solito spirito di collaborazione, con propositività. Ad esempio, è ormai di qualche anno fa la proposta del bilancio di sede, che finalmente sembra trovare accoglimento da parte dell’Amministrazione. Ma che faremo anche con la dovuta chiarezza e la dovuta fermezza. Grazie. (Applausi)

 

PAOLO SPINELLI. Ringrazio il Presidente del Sindacato, Alberini, per l’illustrazione, sia pure sintetica, dei principali temi che attendono il Sindacato, in particolare il Consiglio direttivo, nel corso di quest’anno.

Do ora subito la parola all’onorevole Ministro.

 

FRANCO FRATTINI. Grazie anzitutto a voi per la continuazione di questo rapporto, devo dire molto fruttuoso con l’Amministrazione. So quanto siano intensi e continui i rapporti che avete con il Segretario Generale e con i suoi collaboratori ma anche con me e, quindi, è anche per me un’occasione certamente interessante quella di partecipare a questa vostra Assemblea e, quindi, esprimere a lei e al nuovo Presidente Alberini le mie personali congratulazioni ma anche le mie sentite congratulazioni al Ministro Ravaglia per quello che lei ha fatto nell’anno passato durante il suo mandato e per le sue attuali funzioni di Segretario esecutivo del SNDMAE.

Come vi dissi già nel corso dell’incontro lo scorso anno, noi abbiamo ottenuto molti risultati interessanti, grazie anche ad alcune vostre proposte, di cui non solo abbiamo tenuto conto ma le abbiamo utilizzate in contatti che sono stati anche contatti di un certo successo. Poi, qualche piccolo risultato lo menzionerò nel confronto con amministrazioni particolarmente rigorose e severe, anzitutto il Ministero dell’Economia ma anche il Ministero della Funzione pubblica, che io conosco piuttosto bene e che, nondimeno, va trattato e rispettato con una certa cura.

Un aspetto dalle considerazioni del Ministro Ravaglia, molto interessante, è quello su cui io sono assolutamente d’accordo, di una sfida per l’eccellenza professionale che nasce dalla specificità e che voi non date per scontata. Cioè, considerate che debba essere valorizzata e conquistata, direi esaltata giorno dopo giorno. Questo è un aspetto che anche a me sembra particolarmente importante, perché, al mio ritorno al Ministero degli Esteri ho ogni giorno di più anche la conferma della qualità molto elevata delle risorse umane, a cominciare da quelle della carriera diplomatica ma certamente anche una capacità dei ruoli amministrativi di adeguarsi con grande flessibilità alle esigenze del corpo diplomatico.

Devo dire che questo si riflette in alcuni risultati che qui, al Ministero degli Esteri, si sono conseguiti e che, francamente, non solo riflettono completamente le linee guida più moderne della riforma della Pubblica Amministrazione, ma anche quella richiesta di risultato che viene, sempre più insistente, dall’attuale Governo. Ricordo la mia passata esperienza sia agli Esteri ma anche alla Funzione pubblica e, quindi, il principio del risultato è ormai insito al pubblico impiego e le carriere pubbliche che godono di una specialità di status, non solo non sono sottratte ma ancor più devono puntare all’esaltazione di questo risultato che poi, come dire, è la conferma di quanto sia importante la specialità. Devo dire che, qui al Ministero degli Affari Esteri, non siamo abituati a fare paragoni e classifiche, ma, francamente, vedendo i criteri per la valutazione del merito individuale, ho trovato parametri che in poche se non in nessun’altra amministrazione vengono applicati. Cioè parametri che davvero danno al merito la giusta parte rilevantissima della valutazione che il merito deve avere. E questo, malgrado gli sforzi dell’attuale Governo, non è ancora così in tutte le amministrazioni. Noi abbiamo avuto una grande accelerazione nel contrasto a quello che si chiama comunemente “assenteismo”. Questo è un Ministero che brilla per presenzialismo, per cui, voglio dire, tutti i funzionari, quelli diplomatici e quelli amministrativi, sono largamente più presenti non solo della media, ma anche dell’indicazione, stavolta di vero e proprio benchmark con tutti gli altri ministeri. Quindi questi sono risultati di cui bisogna dare atto e che vengono tenuti ben presenti quando ci sediamo a tavoli di confronto per le riforme, per l’attuazione della specificità etc.

Ora credo che alcune questioni toccate nell’introduzione del nuovo Presidente, ma richiamate anche dal Presidente uscente, io le possa confermare non per dovere d’ufficio, in quanto Ministro degli Esteri, ma perché credo siano una conquista utile anzitutto all’Amministrazione non alla individualità di ciascuno di voi che è anche fondamentale. Cioè, la specialità risponde all’interesse dell’istituzione, ecco perché va difesa, ecco perché io, ovviamente, vi confermo un impegno molto chiaro a continuare a difenderla. Se volete, ho cercato di darvi un risultato in termini anche di consapevolezza, che io ho fortissima, di questa specialità e della centralità del ruolo del Ministero degli Affari Esteri e penso l’avrete ritrovata nelle pagine della direttiva che ho proposto al Presidente del Consiglio e che lui ha firmato all’inizio di agosto. Prima della pausa estiva ho voluto lasciare questa traccia e, cioè, che subito, dopo tre mesi dal ritorno alla Farnesina, ho in qualche modo voluto affrontare uno dei nodi che mi ero trovato ad affrontare nella mia precedente esperienza qui e che non era stato risolto. Cioè la chiarezza assoluta sulla centralità e sulla assoluta priorità di dare alle missioni diplomatiche quella centralità di coordinamento con tutti gli altri soggetti che operano all’estero.

Questo è stato, direi, importante perché certamente nella proiezione della nostra politica estera, riaffermare come fa la direttiva del Presidente del Consiglio il ruolo centrale del Capo missione ha sgomberato il campo da equivoci che, come sapete, se non vengono marcati, come si suol dire, nel territorio, rischiano di essere, qualche volta, oltrepassati. Ho cercato e voluto svolgere un’azione parallela all’interno dell’Italia, con l’importante accordo di fine anno con le Regioni. Abbiamo, anche lì, dimostrato che la centralità della politica estera nel coordinare le azioni internazionali è nelle mani del Ministero degli Esteri, è nelle vostre mani. Credo siano due tappe importanti perché dimostrano come il ruolo del Ministero degli Esteri, il ruolo del corpo diplomatico è riconosciuto oggi dalle Regioni italiane che, come sapete perfettamente, erano state da sempre, direi, riluttanti, per non dire di più, ad accettare questo coordinamento forte sulla base di un documento politico. Oggi abbiamo un documento politico che impegna, da questa parte, il Ministro degli Esteri, dall’altra parte i Governatori delle Regioni italiane. Sono due segni che dicono chiaramente come qui c’è il luogo di elaborazione e di coordinamento delle linee di politica estera, non ci possono e non ci debbono essere equivoci.

Questo, ovviamente, anche per voi. Al di là e al contrario dall’essere una rendita di posizione, un impegno ancora maggiore a rendere flessibile ed adeguata, ai tempi che cambiano, la missione diplomatica nel mondo. Perché quanto più vi viene riconosciuto un ruolo, tanto più questo ruolo va riempito, quindi la sfida è per voi. Vi ricorderete che nel lontano 2002, con l’allora Presidente del Consiglio, tornato ad essere Presidente del Consiglio, indicammo alla missione diplomatica quella funzione importante, centrale di promuovere l’interesse economico nazionale. Debbo dire che, dopo sette anni, il corpo diplomatico ha compreso perfettamente, sta interpretando bene quella missione. Questo è un esempio, tra i tanti, di come la funzione manageriale della carriera diplomatica è una connotazione, non è un qualcosa di strano come allora a qualcuno, non dentro questo palazzo, poteva sembrare.

Questo vuol dire cultura di risultati, vuol dire vostra capacità di cambiare anche metodi di lavoro ma debbo dire una riflessione anche sulla razionalizzazione di alcune strutture. Questo vale qui, all’interno, ma vale anche all’estero, e allora è chiaro che, quando, con l’aiuto della Segreteria Generale, ma anche, in questo, del sottosegretario Mantica, stiamo facendo un doppio ragionamento sul migliore utilizzo delle risorse nella rete, da un lato e sull’autonomia finanziaria e gestionale delle sedi estere dall’altro, noi facciamo un discorso che tocca profondamente la cultura dei risultati e la ottimizzazione delle risorse che sono certamente scarse.

Voi sapete che il regolamento sull’autonomia finanziaria è in corso di elaborazione piuttosto avanzata, credo, Segretario Generale. Siamo andati molto bene avanti, io mi compiaccio con il Segretario Generale, con il Ministro Oliva, con coloro che hanno lavorato, finora, a questo e io conterei, dall’inizio del prossimo anno, di farlo entrare in vigore. Cioè di poter cominciare concretamente ad innestare misure operative che diano quell’autonomia finanziaria e gestionale che fu, ai miei occhi, nel 2002, uno dei primi problemi da affrontare per rendere più agile la macchina dell’Amministrazione. Qui contiamo anche su di voi. Io ricordo gli incontri con l’allora dirigenza del SNDMAE, che, proprio su questo tema dell’autonomia finanziaria e contabile batteva moltissimo, e faceva assai bene.

Abbiamo un problema di tagli di bilancio. Il neo Presidente Alberini lo ha ricordato correttamente, così come il Ministro Ravaglia, ed è evidente a tutti che io non ho mai fatto e non farò mai promesse che non posso mantenere, poi veniamo al contratto sulle misure generali di rigore e di restrizioni finanziarie. La verità è che noi dobbiamo cercare di collegare la specialità ad alcuni risultati che non sono privilegio rispetto agli altri ministeri ma sono l’interpretazione di questa specialità. Non è stato facile, credetemi, il lavoro di tutti è stato in squadra. Non è stato facile tutelare l’indennità di servizio all’estero, non è stato facile. Voi lo sapete. Ci incontrammo l’anno scorso quando c’era un rischio concreto. Vi sono ministeri che godono di una specialità tradizionale, come quella che voi rivendicate e che avete, che stanno affrontando un pesante taglio di organico all’estero. Penso al Ministero della Difesa. È chiaro che dobbiamo consolidare questi risultati. Sapete che abbiamo già deciso e, credo, attuato, l’aumento dell’indennità all’estero per oltre 100 sedi, in quasi 50 Paesi. Ci sono degli oneri crescenti in alcune sedi, ma, insomma, 135 sedi che vedono l’indennità all’estero comunque ritoccata, non in misura clamorosa, è comunque un risultato. E, certamente, un altro grande impulso verrà dall’avvio di misure di semplificazione tecnologica. Entro quest’anno, entro il 2009, io spero, Ambasciatore Massolo, già con qualche progetto pilota operativo prima dell’estate, avremo i primi Consolati digitali. Questo sarà un risultato, direi, importante, perché, evidentemente, la gestione a distanza di alcune pratiche, di alcuni dossier semplificherà moltissimo. E abbiamo una operazione di digitalizzazione generalizzata che ha portato in quasi 60– o forse siamo già arrivati a 60 – sedi la telefonia via internet e un sistema di eliminazione del materiale cartaceo. Sono passi avanti che stiamo facendo. Ho intenzione di rafforzare la formazione, a cui voi, so, tenete in modo particolare. Ho chiesto all’Istituto diplomatico di lavorare molto per i Segretari di Legazione e per i Consiglieri di Legazione, ma anche una particolare attenzione sui corsi che precedono l’assunzione concreta della sede, i preposting training. Questo credo che potrà aiutare ancora di più una migliore e più capillare formazione. Con il sottosegretario Scotti stiamo immaginando una intesa quadro, che già abbiamo con alcune università, con il sistema delle università italiane, affinché, nell’ambito di una idea che noi abbiamo di memorandum generale tra Esteri e sistema universitario, possiamo inserire una ulteriore enfasi sul tema della formazione dei giovani funzionari.

Vi sono, quindi, molti spunti generali ma, evidentemente, non mi sottraggo ad alcuni spunti specifici che sono stati toccati. Ho ben chiara, ad esempio, una questione seria che riguarda le sperequazioni pensionistiche tra diplomatici che sono in sede o a Roma nel momento del collocamento a riposo; e io credo che con il Segretario Generale studieremo, troveremo, la stiamo già studiando, una soluzione conforme agli ordinamenti, conforme alle leggi ma che, nell’ambito della contrattazione potremo già mettere sul tavolo. È maturo il tempo di affrontare questa fase, questo aspetto della sperequazione pensionistica. Sto riflettendo, e vedremo di ottenere una decisione, che spero positiva, dalle amministrazioni competenti, in questo caso la Funzione pubblica, sul concorso diplomatico 2009.

Io credo che sia importante confermare la nostra perdurante necessità di nuove risorse umane. Vi prego di credermi, non è stato facile ottenere il via libera alle assunzioni. Abbiamo avuto, alla Funzione pubblica, i miei buoni uffici. Alle Direzioni Generali della Funzione pubblica che ho presieduto sono anche serviti per spiegare e abbiamo ottenuto il via libera. Già entro fine giugno recluteremo, prenderanno concretamente servizio molte unità dei profili delle aree funzionali e i venticinque vincitori di concorso del 2008. Questo, evidentemente, darà un segnale molto importante perché noi, prima dell’estate, completeremo questo fabbisogno di personale pregresso per il quale, con un certo impegno, siamo riusciti.

Il nuovo accordo, evidentemente, lo affronteremo, nel negoziato, con spirito costruttivo. Evidentemente, quanto il Presidente Alberini ci ha detto io lo condivido. Abbiamo degli aggiustamenti da fare, dei punti che servono a completare nuove esigenze, anche funzionali e del personale. Dobbiamo certamente aggiornare il DPR 18. Occorrono degli aggiornamenti in linea con la specificità della carriera. E qui ascoltiamo con grande piacere, come sempre, le proposte proprio del SNDMAE; il confronto è, ovviamente, aperto.

È stato evocato un caso specifico. Io sono tra quelli che ritengono la certezza delle regole come un valore aggiunto, quindi non vi saranno strappi che alterino questa certezza di regole. Immediatamente dopo Pasqua proporrò al Consiglio dei Ministri la nomina dell’Ambasciatore a Berlino, quindi lo faremo in tempo rapidissimo. Evidentemente conosco bene la vostra preoccupazione, so bene qual è la vostra inquietudine, anche perché, come sapete, ho condiviso la proposta del Segretario Generale di un decreto sulla valutazione del trattenimento in servizio oltre il 65° anno, quindi se vogliamo, come vogliamo, un quadro di regole, quelle regole debbono essere anzitutto applicate a tutti quanti: questo è il principio cui ci atterremo.

In conclusione, buon lavoro per i vostri lavori, come sapete la mia disponibilità esiste sempre, sia a un confronto di merito sia anche ad affrontare problemi specifici e più delicati quando ne avete. Grazie molte e buon lavoro. (Applausi).

 

PAOLO SPINELLI. Grazie signor Ministro per il suo intervento dal quale, se mi è concesso, traspare non solo la sua grande conoscenza dei problemi ma anche, direi, proprio la passione con la quale li segue. Grazie molto e, a questo punto, se può ancora trattenersi sarà per noi un grande piacere perché continueremo con la relazione. Forse il Presidente subentrante, Gianluca Alberini, ha ancora da aggiungere qualcosa al suo precedente intervento?

 

GIANLUCA ALBERINI. Avrei tantissimo da aggiungere ma non vorrei aggiungere nulla in questo momento, perché se possiamo cogliere la sua disponibilità, signor Ministro, magari potremmo sentire anche qualche intervento dei soci, è un’occasione per sentire cosa ne pensano direttamente.

Brevemente volevo dire che, personalmente, ho veramente apprezzato la sua esposizione dei fatti e credo di interpretare, nuovamente, l’unanimità di tutti i nostri soci nel farle i nostri complimenti per la decisione di proporre la nomina del successore in quella famosa sede subito dopo Pasqua. Questo credo meriti un applauso. (Applausi). Questo ci fa sentire veramente molto sollevati e continueremo i nostri lavori con maggiore gioia e leggiadria. Abbiamo sentito anche del suo impegno, di cui abbiamo avuto conferma nei fatti, di lavorare per difendere il nostro Ministero, la specialità, la centralità, siamo tutti bene al corrente ed apprezziamo quanto lei ha fatto, sta facendo e continuerà a fare.

Sui tagli di bilancio un’altra piccolissima notizia è che, comunque, le nostre sedi soffrono all’estero – non è una novità – ma quest’anno, comunque, sono state colpite. È vero che ci apprestiamo a delle modifiche ordinamentali nel bilancio di sede, la semplificazione amministrativa. Vi è comunque la preoccupazione che ci sia ancora qualcosa da gestire. Perché bisogna che un minimo sia comunque assicurato, una base, uno zoccolo duro per poter sopravvivere è necessario. Poi tutto quello che ci si aggiunge sopra per l’attività va bene, incluse le eventuali donazioni, sponsor che si possono trovare, ma bisogna, innanzitutto, garantire la certezza dell’esistenza delle spese di funzionamento.

Io mi fermerei qui, non penso di dover aggiungere molto altro perché riterrei importante far parlare direttamente i nostri soci. Grazie, Presidente.

 

PAOLO SPINELLI. Prima di iniziare il dibattito vorrei ricordare ancora che abbiamo la gradita presenza del dottor Giuseppe Forlani e del dottor Iginio Olita della SINPREF, che sono qui tra noi e salutiamo con piacere.

A questo punto chiederei chi vuole intervenire. Come è meglio procedere? Riuniamo un gruppo di interventi? O, forse, darei subito la parola alla collega Laura Aghilarre.

 

LAURA AGHILARRE. Grazie Presidente, buonasera signor Ministro, signor Segretario Generale e tutte e tutti voi. Molto brevemente prendo la parola come socia e come Presidente dell’Associazione delle donne diplomatiche e dirigenti, la DID. La DID è stata costituita nel 2001, raccoglie il 78 % delle donne diplomatiche che, nel loro complesso, costituiscono il 15 % di tutti i diplomatici italiani. Tengo a sottolineare come tutte le donne Ambasciatori all’estero, in questo momento siano socie dell’associazione, così come tutte le colleghe che occupano posizioni apicali all’interno dell’Amministrazione.

La collaborazione tra la DID e il SNDMAE nel corso degli ultimi tempi si è andata intensificando e questo, in particolare, su due questioni. Una è quella della partecipazione del SNDMAE e dell’associazione al Comitato pari opportunità. Questo per far fronte alla palese anomalia per cui le donne diplomatiche, che sono quelle che più di altri dovrebbero occuparsi e garantire l’attuazione delle pari opportunità, al momento non partecipano al Comitato pari opportunità che è l’unico referente istituzionale dell’Amministrazione in materia di parità e di pari opportunità.

Un altro dossier sul quale abbiamo lavorato insieme, come è stato evidenziato da Cristina Ravaglia e da Gianluca Alberini, è la questione della sostituzione delle colleghe in maternità. A tal riguardo vorrei richiamare brevemente due principi che abbiamo sottolineato nella lettera indirizzata al Segretario Generale e al Direttore Generale per le risorse umane al riguardo. Il primo dall’evidenza, la testimonianza delle colleghe, è che – in questo momento passo a leggere il punto della lettera - «… il periodo di astensione obbligatoria costituisce l’occasione di maggiore discriminazione all’interno dell’Amministrazione, anche perché, in mancanza di una sostituzione, esso contribuisce a creare quel clima psicologico in cui la maternità di una funzionaria viene vissuta dal suo diretto superiore e, spesso, dagli altri colleghi in sede come una calamità lavorativa».

Altro punto che teniamo a sottolineare è che l’obbligo all’astensione dal lavoro è un obbligo finalizzato a tutelare socialmente la maternità e, di fronte a tale obbligo, la singola struttura viene, al momento, lasciata a farsi interamente carico degli indubbi svantaggi derivanti dall’assenza di una funzionaria. Fatto che non avviene nelle diplomazie di molti partner UE e degli altri Paesi occidentali. Più in generale tengo a sottolineare come lo spirito di collaborazione si sia andato intensificando, così come l’esigenza comune di scambiarci informazioni tra l’associazione, la DID, appunto, e il SNDMAE a tutto vantaggio dell’efficienza delle attività che l’associazione e il SNDMAE svolgono e dell’Amministrazione tutta.

Quindi, ringrazio la Presidente uscente, Cristina Ravaglia, per la collaborazione e per tutto il sostegno che ci ha voluto accordare e sono certa che, con il nuovo Consiglio, questa collaborazione procederà in maniera sempre più rafforzata. Grazie. (Applausi).

 

PAOLO SPINELLI. Chi è il prossimo a prendere la parola? Il collega, nonché Vice Presidente del Sindacato, Sergio Maffettone.

 

SERGIO MAFFETTONE. Grazie Presidente per la parola. Grazie signor Ministro per le parole di conforto che ci ha voluto esprimere oggi qui davanti a tutti, soprattutto su alcuni principi cardine che, secondo me, non possono, in un certo qual modo, essere messi in discussione.

Io mi volevo ricollegare alle sue parole relative alla necessità di seguire il principio del risultato nella scelta che devono fare le Pubbliche Amministrazioni, per ricordare che quando le scelte non sono fatte sulla base di criteri meritocratici, purtroppo, soprattutto nel nostro mestiere, le conseguenze si vedono. Soprattutto all’estero e in qualsiasi sede queste scelte vengano fatte. In un contesto globalizzato qual è quello attuale, in qualsiasi sede di primo o di secondo piano rischiamo poi di andare a finire sui giornali quando le cose non vanno bene. Quindi mi auguro che nel futuro l’Amministrazione, di concerto con il vertice dirigenziale della Farnesina anche dal lato politico, faccia delle scelte sulla base sempre di modelli gestionali di tipo aziendalistico dove, appunto, si possa, quanto più possibile, premiare il criterio meritocratico.

Ovviamente ringrazio anche come rappresentante della categoria iniziale della carriera – sono nell’Esecutivo del Sindacato come giovane più votato – per l’attenzione che il Ministro ha dato al tema della formazione, che per noi è centrale nella figura e nello sviluppo professionale di questa carriera. E, ovviamente, mi unisco alle parole di conforto dei due presidenti, entrante e uscente, per la prossima proposta, al Consiglio dei Ministri, del punto fermo dei 67 anni come termine massimo per la prosecuzione della carriera diplomatica, perché questo è uno dei principi cardine della nostra Amministrazione. Grazie. (Applausi).

 

PAOLO SPINELLI. Abbiamo forse il tempo ancora, prima che l’onorevole Ministro ci lasci, di un altro intervento o due. Un altro intervento di un socio o, naturalmente, anche dei graditi ospiti che sono qui. Vedo due mani alzate. Il Ministro Carlo Trezza.

 

CARLO TREZZA. Ringrazio per la parola. Volevo anch’io esprimere soddisfazione e fiducia per quanto abbiamo sentito, non solo da parte dei nuovi dirigenti, della nuova dirigenza del Sindacato, ma soprattutto dal Ministro Frattini.

Io vorrei portare l’attenzione sulla questione della specialità della nostra carriera, vedo che lì l’attenzione è viva. Il punto, secondo me, è quello della percezione che abbiamo nel nostro Paese sul ruolo della diplomazia. Cioè ritengo che i questi progressi che si sono fatti e che sono effettivamente concreti nel campo, ad esempio, della informatizzazione, della telefonia via internet dei Consolati digitali, dovrebbero essere ben conosciuti dall’opinione pubblica e dalla stampa. Quindi, ecco, un maggiore impegno anche nella proiezione della nostra immagine e, soprattutto, della nostra immagine come Amministrazione virtuosa. Questo mi sembra molto importante e degno dell’attenzione di tutti. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Il Ministro Michelangelo Pipan.

 

MICHELANGELO PIPAN. Grazie Presidente. Io sono qui in veste di ospite, di rappresentante della componente diplomatica della Cgil Esteri e, quindi, dirò solo due parole, ci tengo molto però particolarmente a dirle e sono particolarmente grato di poterle dire alla presenza del Ministro.

Velocemente devo dire che mentre ascoltavo parlare il Ministro Ravaglia e il collega Alberini non potevo che constatare quanto fossero stati – io lo sono ormai in questa posizione da oltre quattro anni – in sintonia su moltissimi argomenti i nostri due sindacati. Molti degli argomenti che sono stati sollevati da loro ci hanno visto costantemente sulle stesse posizioni. Abbiamo negoziato insieme due contratti della carriera diplomatica e siamo andati lungo la stessa strada con molta sintonia. Credo che il motivo di questa sintonia sia uno e uno principale, cioè che tanto il SNDMAE quanto la Cgil Esteri, hanno un affetto, un attaccamento fortissimo a questo Ministero, quindi tutti lavoriamo al fine di far funzionare meglio il Ministero nella convinzione che meglio funziona il Ministero e meglio vivono coloro che al Ministero lavorano.

Noi crediamo che, in questo quadro, siano artificiose ed errate le contrapposizioni che qualcuno possa fare tra diverse categorie all’interno del Ministero degli Affari Esteri, come pure quelle fra diverse classi generazionali all’interno delle carriere. Pensiamo che tutti hanno il loro contributo da portare e lo possono apportare in una maniera molto costruttiva. In particolare vorrei anche dire che credo che, in questo momento, l’Italia, dopo che in questi ultimi anni la politica estera si è liberata di alcune pastoie che c’erano alla fine del secolo scorso, abbia bisogno di una politica estera alta, con le lettere maiuscole. Abbiamo bisogno di proiettare l’immagine dell’autorevolezza, dell’importanza, del peso del nostro Paese in tutto il mondo, è solo così che poi si possono promuovere tutti quegli altri aspetti della proiezione esterna che interessano alla società.

Credo che sia importante la specialità, non tanto e solo della carriera quanto del Ministero degli Esteri e il ruolo che il Ministero degli Esteri ha nella sua funzione, dall’Italia di coordinare la visione della politica estera e l’azione all’estero e, nelle sue sedi all’estero, coordinare l’azione di tutti coloro che rappresentano i vari aspetti e le varie realtà della vita italiana. Credo che per fare questo abbiamo però bisogno di utilizzare al meglio tutte le risorse che il Ministero ha a sua disposizione, che sono risorse che hanno maturato, nel corso di molti anni, una straordinaria professionalità.

Credo che la sfida sia quella di riuscire ad utilizzare al meglio tutte queste nostre risorse. Per fare questo noi pensiamo che occorra guardare anche all’organizzazione del lavoro, proprio per non disperdere parte di quelle risorse così preziose che noi abbiamo. E, piccola parentesi, vorrei dire che ho ascoltato, naturalmente, con molto interesse quello che ha detto prima il Ministro, con una certa preoccupazione quando ha citato questa disposizione che è stata assunta di recente e della quale noi, peraltro, non eravamo ancora al corrente, vale a dire la regolamentazione della valutazione per il trattenimento in servizio tra i 65 e i 67 anni, che ha formato oggetto di una lettera firmata dalla assoluta maggioranza di coloro che, generazionalmente, erano interessati. Mi auguro che i principi in cui questa lettera al Segretario Generale si esprimeva, vale a dire quello di poter valorizzare e utilizzare appieno tutte le risorse, siano stati tenuti in dovuto conto. Ringrazio.

 

PAOLO SPINELLI. Ancora il tempo per ascoltare il rappresentante della Uil, Pompei.

 

MAURIZIO POMPEI. Ringrazio il Presidente per l’opportunità offertami e del gentile invito. Approfitto, perché l’occasione è ghiotta. Soltanto due parole. Io rappresento il sindacato maggiormente rappresentativo delle aree funzionali di questo Ministero e ho apprezzato molto il suo intervento quando, spontaneamente, ha citato un po’ tutte le tipologie professionali; quando ha fatto riferimento alla sfida per l’eccellenza e ha parlato delle grandi professionalità che ci sono in questo Ministero sia nella specificità per la carriera diplomatica e ha fatto un riferimento anche all’altra carriera. Quindi questo è apprezzabile perché vuol dire che, da qualche parte, finalmente siamo riusciti a far capire che esiste una specificità che, però, vorrei ricondurre un po’ nel suo aspetto più consono. Nel senso che, secondo noi, è il Ministero degli Affari Esteri che è specifico nelle sue funzioni e, all’interno del Ministero degli Affari Esteri c’è necessità di una specificità professionale che non si trova da nessun’altra parte. C’è nella carriera diplomatica, perché assolve le funzioni che vengono richieste dal Ministero degli Affari Esteri, lo fa in modo eccellente, e ci sono le aree funzionali che, anche loro, hanno la loro specificità rispetto a tante altre pubbliche amministrazioni, a tanti altri ministeri, perché sono chiamati a dei compiti molto spesso gravosi, importanti e delle responsabilità che difficilmente si possono rispecchiare, a parità di posizioni economiche, di qualifica e di grado, in altre tipologie di personale delle Pubbliche Amministrazione.

Quindi, vorremmo che questa specificità venisse riconosciuta anche per tutte le aree professionali e venisse riconosciuta, possibilmente, se si potesse iniziare un dialogo ancora più aperto sulle ipotesi di riscrittura del DPR 18 che rafforzi un po’ questo concetto anche per quanto riguarda le aree funzionali. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Possiamo proseguire nella fase dibattimentale. Se ci sono degli altri interventi? O, altrimenti, forse, può essere opportuno dare la parola al Presidente Alberini, che può meglio sviluppare i temi programmatici che aveva cominciato ad enunciare e poi passiamo, invece, agli interventi.

 

GIANLUCA ALBERINI.Grazie, Presidente. Volevo, appunto, terminare questa che non può che essere una carrellata dei temi. Avete visto, forse avete anche avuto modo di leggere i programmi elettorali che abbiamo mandato in giro, le varie componenti attuali del Consiglio, insomma. Gran parte dei programmi si possono sovrapporre a riprova che i problemi sono comunemente sentiti e credo che, anche sulle soluzioni, ci sia grande convergenza.

Il Ministro, giustamente, ha citato l’efficienza della nostra Amministrazione, cosa che aveva già fatto Cristina Ravaglia, e qui a me preme ricordare un paio di dati. Noi siamo un’Amministrazione – non so se sono aggiornatissimo, io vado a memoria – …0,24 % del bilancio dello Stato. Di fatto un bilancio che è i 2/3, più o meno, di quello dei nostri partner del G8 e i risultati, tutto sommato – adesso li andiamo a misurare – sono simili a quelli dei nostri partner del G8 sia in termini di presenza nell’Unione europea, nella grande galassia delle Nazioni unite e anche nel G8. Questo che vuol dire? Che con poche risorse o risorse inferiori rispetto ai nostri partner raggiungiamo risultati comparabili. Il che vuol dire che siamo relativamente efficienti.

Certo, qualcosa si può fare, qualcosa si può migliorare ma, come dicevo prima al Ministro, c’è uno zoccolo duro, una base di cui non possiamo fare a meno. Con questi ulteriori tagli alla nostra rete, al funzionamento del nostro Ministero, sicuramente stiamo compromettendo, nel medio periodo, la funzionalità di alcune strutture. È vero che si può procedere alla razionalizzazione, e ci è stato ricordato, ma la razionalizzazione deve essere l’effetto di un ragionamento, di un piano, un programma che deve avere, a monte, una decisione su quale deve essere il ruolo dell’Italia. Cioè dovremmo cercare di stabilire come Ministero e noi come carriera diplomatica, come SNDMAE possiamo dare il nostro contributo, che cosa deve fare l’Italia nel mondo, con quali strutture e come queste strutture devono e possono lavorare, quindi anche con quali organici, con quali funzioni. Tutto questo, finora, non ci sembra che sia stato fatto. La famosa richiesta del Sindacato di un piano di razionalizzazione vero è rimasta, a mio avviso – e credo che gran parte di voi concordi – lettera morta. Quindi speriamo che se l’Amministrazione ha intenzione di procedere, lo faccia con un piano da preparare a monte.

Un’altra questione che mi premeva sottolineare, abbiamo parlato di specialità, di DPR 18, di reclutamento, il Ministro ha confermato questi gravi ritardi nell’assunzione dei colleghi vincitori del concorso 2008. Ricordiamo che nel 2008 non è entrato nessun collega, entreranno, nel 2009, abbiamo appreso, entro il mese di giugno, ma speriamo, poi, che si riesca a bandire anche il successivo concorso. Non è solo un problema di avere gli uffici, come tutti noi sappiamo, sguarniti o le Ambasciate senza più numeri due o senza più Segretari di Legazione, è anche un problema che si ripercuoterà nel futuro, quando non ci saranno più Consiglieri di Legazione o ci saranno pochi Consiglieri di Ambasciata. Poi, magari, arriveranno dei mega concorsi dopo che sconvolgeranno ancora la carriera per lunghi anni.

Un altro tema, brevemente, che dobbiamo ricordarci è quello della visione strategica che l’Amministrazione deve avere, soprattutto per quanto riguarda la programmazione dei passaggi della nostra vita professionale, cioè la progressione di carriera e l’attribuzione di incarichi. Sulla progressione di carriera è un dato di fatto cui ci troviamo esposti tutti a continue mutazioni di criteri in un quadro generalizzato di insufficienza di posti, specialmente, l’avevo citato, al grado di Ministro plenipotenziario. Nel senso che abbiamo, quest’anno, 17 posti disponibili per un numero di candidati pari a non so se 160 o 180, a seconda dei calcoli. Ma quello che fa veramente male al sistema è l’imprevedibilità e la mutevolezza dei criteri che favorisco dei comportamenti non virtuosi nel senso che la maggior parte dei colleghi, alla fine, persegue non le proprie aspirazioni professionali ma si concentra su alcune note posizioni, in particolare fuori ruolo. Il Sindacato aveva pubblicato, qualche tempo fa, uno studio sulle promozioni a Ministro da cui si vedeva matematicamente quali erano le posizioni che più favorivano l’avanzamento.

Torneremo anche sul tema dei posti di Capo missione. Quest’anno abbiamo inviato un elenco, uno scadenziario dei posti di Capo missione disponibili. Torneremo ad aggiornarlo e a sollecitare un sistema di conoscibilità anche per i posti al Ministero.

Sulle valutazioni c’è, quest’anno, la prima tornata di valutazione per Segretari di Legazione, Consiglieri di Legazione con il nuovo sistema. Siamo tutti ben consci della difficoltà di un esercizio valutativo che verte su situazioni e condizioni del tutto eterogenee, con un rapporto tra numero di valutati e valutatori che si avvicina ad uno, cioè, per ogni valutato c’è un valutatore, una situazione del tutto anomala. Moltissimi valutatori non hanno punti di riferimento, cioè hanno un solo valutato e la verità è che si trovano in difficoltà. Devono far riferimento a circolari, a telefonate a colleghi al Ministero o all’estero ma è un problema di non facile soluzione.

Eventuali attenuazioni, a volte dovute al sistema e non a responsabilità dell’individuo, poi si protraggono per anni, continuano ad esplicare gli effetti nei momenti e passaggi successivi. Quindi, in maniera del tutto ingiustificata. È proprio per questo che l’esercizio deve essere affrontato con la massima attenzione sia dai valutatori all’estero sia dall’amministrazione centrale cui incombe la responsabilità di sensibilizzare e di informare adeguatamente i valutatori.

L’amministrazione centrale è chiamata anche a contemperare, in sede di valutazione di secondo grado, eventuali anomalie. Il SNDMAE aveva, in passato, chiesto anche di approfondire altri aspetti di questa valutazione. Alcune diplomazie hanno adottato, ad esempio, un sistema anche di valutazione da basso, appunto per misurare la capacità di gestione del personale. Poi, in questo ambito, siamo preoccupati per alcune segnalazioni circa alcuni episodi in cui i Capi missione o i capi ufficio o i valutatori di primo o di secondo grado hanno scoraggiato l’esercizio di un diritto quale quello di formulare controsservazioni da parte del valutato, per cui ci riserviamo le eventuali azioni del caso.

Abbiamo parlato del contratto, abbiamo sentito anche il Ministro che ci ricordava come è stato difficile difendere l’ISE. Su questo, come ricorderete, il Sindacato ha condotto battaglie molto accese in altre epoche, che abbiamo vinto e siamo riusciti, crediamo, a convincere la maggior parte dei nostri interlocutori che l’ISE non è un beneficio dell’individuo ma è un’indennità che esplica una funzione fondamentale per il funzionamento della macchina amministrativa all’estero. Dopo la diffida dello scorso anno, inviata all’inizio del 2008, l’Amministrazione, finalmente, ha proceduto a ritocchi complessivamente in positivo. Cioè ad un minimo aumento del capitolo dopo anni di erosione del potere d’acquisto. È su questa strada che continueremo ad invitare l’Amministrazione a procedere secondo i parametri oggettivi di cui oggi dispone grazie agli studi e ai dati disponibili. Non dimentichiamo, però, gli alti costi della vita, soprattutto per alcuni casi, per alcune casistiche. Ad esempio famiglie monoreddito, i costi per le scuole all’estero con i capitoli in cronico deficit che non permettono di pagare quanto prevede il DPR 18, anche rimborsi per affitti o l’articolo 84 per gli alloggi.

Continueremo a vegliare sull’avanzamento di alcune proposte normative. Ricorderete che c’eravamo fatti parte propositiva di un disegno di legge sul lavoro per i coniugi. Dobbiamo tornare a seguire questo aspetto.

Il bilancio di sede. Stiamo raccogliendo i commenti dei nostri soci. Invitiamo ancora a commentare coloro che avessero qualche esperienza a condividerla con noi o anche delle idee o dei commenti sul progetto che abbiamo distribuito. L’abbiamo inviato via sndmail, abbiamo sentito il Ministro, fa molto affidamento. Ha ricordato che l’idea è nata proprio dal Sindacato. Credo che dobbiamo cogliere questa opportunità al meglio.

Aree funzionali. Abbiamo sentito, prima, la Cgil e la Uil parlare di questo aspetto fondamentale. Il SNDMAE non dimentica le aree funzionali, da anni ce ne stiamo occupando e Pompei, qui, me ne può dare atto perché già da tempo, con Enrico Granara, parlavamo di alcuni aspetti fondamentali quale quello della valutazione ai fini di un riconoscimento delle professionalità e degli avanzamenti in un’ottica di un riconoscimento di specialità che, secondo anche il SNDMAE c’è, è un dato di fatto. Una specialità in parte diversa da quella della carriera diplomatica, come in parte riconosceva perché sono funzioni diverse, una specialità di fatto dovuta al fatto di essere chiamati a lavorare all’estero con responsabilità ed impegni accresciuti, con caratteristiche di mobilità e polifunzionalità, adattabilità e, non da ultimo, conoscenza delle lingue straniere che, di certo, non sono richieste alla Pubblica Amministrazione in generale. È per questo che guardiamo con estrema attenzione alle modalità di applicazione dei principi del nuovo contratto nazionale al Ministero degli Affari Esteri, con particolare riferimento alla valutazione del personale e alla progressione verticale. Si tratta di un’occasione per il riconoscimento e la ricostruzione normativa della specialità del personale delle aree funzionali chiamato a prestare la sua opera all’estero. È una carrellata, credo, rapida. Non ho potuto toccare tutti i vari punti, ma io, credo con tutti gli altri colleghi del Consiglio, sono pronto a discutere altre questioni che i soci vogliono sollevare.

Come dicevo al Ministro, faremo tutto, come è consuetudine del SNDMAE, con spirito di collaborazione, con propositività e lungimiranza, senza per questo rinunciare, quando necessario, alla fermezza per far sentire le ragioni dei nostri iscritti. Grazie. (Applausi).

 

PAOLO SPINELLI.Ringrazio il Presidente Alberini e vedo che già alcune mani si sono sollevate. Do la parola al Ministro Liana Marolla.

 

LIANA MAROLLA. Grazie signor Presidente. Io vorrei, innanzitutto, esprimere veramente un ringraziamento al Consiglio uscente, al Presidente e al Segratario esecutivo, e sono molto lieta di rivedervi insieme, anche se con funzioni alternate, perché credo che veramente questo, come ha detto prima la collega Ravaglia, sia un messaggio da dare anche all’esterno. C’è una grande democrazia all’interno del SNDMAE, io spero sempre più forte e anche se abbiamo dei confronti, naturalmente, su diverse idee e posizioni, però poi all’esterno spero che non vengano dati dei messaggi che, forse, l’anno scorso si sono percepiti in maniera troppo forte, di qualche troppo grande divario.

Tutte le componenti del Ministero degli Affari Esteri – e qui mi riallaccio al discorso del rappresentante della Uil e del rappresentante, precedentemente, della Cgil – vanno difese come specialità e credo sia doveroso da parte del Sindacato portare avanti ciò che adesso il Presidente Alberini ci ha detto. Mi sembra, però, che in questo quadro rimanga forse fuori una parte della carriera, una parte di carriera che vede i colleghi che da più tempo hanno prestato servizio al Ministero degli Affari Esteri e che credo abbiano competenze e professionalità che sono esattamente quelle doti che vengono ricordate per la nostra specialità. Però si assiste sempre di più ad un difficile collocamento di colleghi che rientrano al Ministero degli Affari Esteri, e rientrano dopo aver svolto funzioni, spesso, di Capo missione e credo non aver demeritato. E questo non tocca solamente una, due, tre, cinque persone, tocca un’intera categoria, esclusi i Direttori Generali, i Vice Direttori Generali i Vice Segretari Generali. Ma non credo che si possa moltiplicare all’infinito il numero dei Direttori Generali, quindi cosa fare di questo gruppo nutrito di persone che hanno forti competenze e che non trovano più un loro ruolo né una sistemazione adatta a quella che è la loro esperienza. Credo che il Sindacato se ne dovrebbe occupare attivamente così come attivamente si occupa dei giovani funzionari. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Forse il Presidente Alberini vuole replicare brevemente?

 

GIANLUCA ALBERINI. Sì, su questo credo che siamo tutti molto uniti nel Consiglio nel prestare la massima attenzione. Abbiamo preso a cuore questo problema e non da oggi. Sono anni che andiamo discutendo la questione e, soprattutto, proponendo delle soluzioni.

Alcuni dicono che ci sono troppi Ministri. Secondo noi non è vero. Diciamo che l’Amministrazione non è in grado di utilizzare le altre professionalità di cui dispone e di cui ha bisogno. Non è in grado di farlo per alcune difficoltà strutturali, alcune rigidità che noi abbiamo chiesto di allentare. In passato è stata proposta, ad esempio, l’istituzione di posti di Vice Direttore Generale, di Capo unità all’interno delle Direzioni Generali in modo da dare alto rilievo alle funzioni dirigenziali di alto livello che i Ministri possono esplicare e anche per permettere di avere quell’autorevolezza verso l’esterno che devono poter esercitare nell’interesse del Ministero.

Finora qualche segnale di attenzione è arrivato. Non dimentichiamoci che, fino a qualche anno fa i Ministri plenipotenziari o avevano un incarico di Direttore Generale o Vice Direttore Generale o erano semplicemente posti alle dirette dipendenze con un incarico non conosciuto e forse neanche conoscibile né dall’esterno né tantomeno dagli altri colleghi. Da qualche tempo l’Amministrazione pubblica, con degli ordini di servizio, le funzioni attribuite ai Ministri. Certo, non siamo ancora ad un optimum, questo lo sappiamo. Perché non basta dare un incarico, bisogna poi cercare di dare un minimo anche di risorse da gestire. Lo sappiamo tutti che, trovandosi alle dirette dipendenze, spesso ci si trova direttamente soli, invece bisognerebbe poter contare su un minimo di struttura anche modulare, anche polifunzionale, ma ci vuole.

Per il futuro noi continueremo ad impegnarci su questa linea. Qualche apertura c’è. Non abbiamo parlato della ristrutturazione del Ministero che c’è stata imposta due anni fa e ha portato al downgrading di tre strutture ma che, apparentemente, dovrebbe continuare. Pare che il termine sia stato soltanto spostato a maggio, ci dicono, ma noi non sappiamo nulla formalmente. Si parla di ulteriori accorpamenti, chiusure di Direzioni Generali, istituzioni di posti di Vice Direttore aggiunto o di capo unità all’interno delle Direzioni Generali. Vedremo. Veglieremo affinché qualunque proposta sia frutto di un piano e di un progetto ragionato sulla complessiva efficienza del Ministero degli Esteri, senza preclusioni ma senza, però, neanche cedere alle richieste, scusatemi il termine, “ragionieristiche” del Ministero del Tesoro che ne fa una questione di mera contabilità senza tener conto della qui tanto richiamata specialità del Ministero e, tutto sommato, della complessiva efficienza della nostra macchina.

 

PAOLO SPINELLI. Mi è parso di capire che, a questo punto, voglia intervenire il Vice Direttore Generale delle risorse umane.

 

RENATO VARRIALE. Grazie, Presidente. Io credo che sia forse utile che dica qualche parola sul problema che è stato appena sollevato. Il riformatore del 2000 aveva le idee piuttosto chiare sulla struttura del Ministero. Riteneva che fosse necessario ringiovanire. Ringiovanire significava affidare a consiglieri d’Ambasciata e, in determinati casi, non sempre, temporaneamente, come dice la norma, a Consiglieri di Legazione l’incarico di capo ufficio. Ciò significa che il Ministro plenipotenziario di prima e di seconda unificato non deve più fare il capo ufficio. Allora cosa fa? Fa fondamentalmente tre cose: fa il Direttore, il Vice Direttore, il Capo di unità o il coordinatore o consulente del Direttore Generale. Qualcosa di simile a quello che fanno i dirigenti quando non sono capi di struttura.

In quante persone? Diciamo un centinaio. Se dividiamo cento per il numero delle Direzioni Generali, ci rendiamo conto che, grossomodo, si prevedevano tra sette e dieci Ministri plenipotenziari alle dirette dipendenze. Un altro centinaio doveva essere sulla rete. I Consiglieri di Ambasciata fanno i capi ufficio, togliendo quindi il posto a quelli che erano i Ministri di seconda o una parte di essi, e, però, non vanno all’estero a fare i Capi missione. Il Capo missione lo deve fare, di regola, il Ministro plenipotenziario. Quanti? Diciamo un altro centinaio. Un po’ di meno, forse. E tutto quello che restava all’organico doveva servire a qualcosa a cui invece non è servito: il fuori ruolo. Si pensava di mandare i Ministri plenipotenziari sia presso le altre istituzioni dello Stato come consiglieri diplomatici, sia, e meglio ancora, presso le organizzazioni internazionali. Come sappiamo non è avvenuta né l’una né l’altra cosa. Un numero relativamente basso di Ministri fuori ruolo per la prima funzione, e un numero, direi, ancora insoddisfacente e fuori ruolo per il secondo motivo. Non siamo qui per analizzare la cause di questo ma solo per fare un esame della situazione di fatto.

Col passare degli anni cosa è successo? Che i Ministri si sono visti erodere anche queste funzioni. Dopo aver perduto quelle di Capo ufficio, felici di farlo perché sembrava un innalzamento e qualche volta, diciamolo pure tra di noi, qualche responsabilità in meno in certe situazioni scomode di tagli di bilanci, situazioni di organico insufficiente etc. Quindi sembrava si aprisse un’epoca dell’oro per i Ministri, sia in termini di prestigio che in termini di concrete responsabilità. Sia detto questo, ovviamente, senza malignità. Cosicché, lo spazio lasciato libero dai Ministri lo hanno vieppiù occupato i Consiglieri di Ambasciata. Anche all’estero molti Ministri non sono disposti ad andare in determinate sedi, magari perché nella storia c’è stato un Consigliere di Ambasciata a ricoprire quella sede e, quindi, la sentono come una deminutio capitis e ci vanno ancor più Consiglieri di Ambasciata. Stesso fenomeno accade al Ministero dove il Consigliere di Ambasciata, qualche volta, va alle dirette dipendenze, per fortuna poche volte, perché conviene al Direttore Generale che vuole il consulente un po’ più malleabile, anche questo, diciamolo in tutta franchezza, perché in genere è più giovane e, quindi, tende un po’ meno ad affermare la sua personalità in contrapposizione. Questi fattori psicologici, secondo me, sono da considerare. Perché quando discutiamo di organizzazione del lavoro, rientra anche questo elemento.

Poi cosa è successo? Che una serie di Ministri plenipotenziari che avevano svolto, nel periodo post riforma incarichi all’estero di Capo missione, trovatisi al ritorno a Roma a dover ricoprire funzioni di coordinatore o simili, non ne sono stati molto contenti. Perché, è ovvio, non c’è incarico di coordinatore, con qualche rara eccezione, che sia così prestigioso, così visibile, che dia tanta autonomia quanto quella del Capo missione. Anche nella sede più remota il Capo missione gode di un’indipendenza di cui non gode il coordinatore che, fino a poco tempo fa, non aveva neanche il potere di firma. Quindi, tutta questa serie di ragioni ha portato, un po’ per l’andamento dei fatti in sé, un po’ per una scelta inconsapevole dei Ministri plenipotenziari, a ridurre lo spazio aperto agli stessi sia a Roma che all’estero.

L’Amministrazione si è resa conto di questo problema, noi abbiamo cominciato a lavorare all’attuale circolare addirittura quattro anni fa, ero appena rientrato dall’estero. La gestazione è stata abbastanza complessa, abbiamo sentito anche le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e, alla fine, si è arrivati a quell’assetto che voi conoscete che, devo dire, almeno sulla carta ha avuto un certo successo. Perché, ormai, direi non c’è Ministro che non chieda di essere nominato coordinatore, se non altro perché si sappia cosa sta facendo e poi anche per il collegamento con l’indennità C che, come ci siamo già detti in questa stessa riunione, non è indifferente ai fini del collocamento a riposo.

Quindi già adesso si è data una certa dignità al ruolo di coordinatore, ma per quanto la si voglia dare, addirittura con l’incarico di inviato speciale del Ministro o del Ministero o vedremo se poi si potrà fare qualche caso di inviato speciale ma anche con titolo e rango d’Ambasciatore. L’Ambasciatore all’estero ma residente a Roma, cioè presso uno Stato ma residente a Roma. Non l’abbiamo ancora fatto perché è un passo decisivo le cui implicazioni, non vi sfuggirà, potranno essere rivoluzionarie. Ve ne dico soltanto una perché siamo tra noi, il Ministero del Tesoro potrebbe dire: “Ma visto che funziona così bene, perché allora dobbiamo mandare gli Ambasciatori in mezza Africa? Facciamo tutti quanti Ambasciatori residenti a Roma e diamo un po’ più di soldi per i viaggi”, perché, tutto sommato, costa meno. Quindi dobbiamo stare molto attenti a questa implicazione.

Sta di fatto che comunque, nonostante tutto, ci siamo messi su una strada virtuosa. Ovviamente, molto della valorizzazione del Ministero plenipotenziario alle dirette dipendenze io trovo che, francamente, dipenda dal suo Direttore Generale. E qui entriamo in un campo in cui si tratta di rapporti, di organizzazione del lavoro nell’ambito del centro di responsabilità, di rapporti anche interpersonali, di qualità e quantità delle materie affidate in cui la direzione delle risorse umane non può necessariamente intervenire perché, altrimenti, non sarebbe più un centro di responsabilità quello di cui parliamo di volta in volta.

Mi fermo qui, però, se ci sono altre osservazioni… scusate se sono stato un po’ lungo.

 

PAOLO SPINELLI. Prima di dare la parola all’amico Stefano Cacciaguerra, mi dicono che c’è in collegamento Enrico Granara dall’estero. Quindi, magari, prenderei un intervento dall’estero e poi tornerei all’Assemblea. Ti vediamo, Enrico, ci senti?

 

ENRICO GRANARA. Vorrei prima di tutto fare i migliori auguri di buon lavoro al Consiglio, al Presidente Alberini, al suo Vice, al Segratario esecutivo Ravaglia. Mi unisco a quanti nei giorni scorsi hanno fatto appello alla massima unita` di intenti nell’azione dei nostri dirigenti sindacali. Le materie da trattare quest’anno sono tante complesse e difficili.

Ho apprezzato molto l’intervento della Presidente uscente sulla questione dei 67 anni. Cosi` come, come tutti,  ho apprezzato la risposta dell’Onorevole Ministro.

Ricordiamo che oltre al caso di Berlino esiste anche quello dell'ex collega, in pensione da 4 anni, che da una struttura ministeriale invia indicazioni e istruzioni alla rete. Che il Sindacato ne chieda conto all'Amministrazione, per favore...

L’On. Ministro ha poi fatto un accenno importante al risultato nella Pubblica Amministrazione e in particolare al MAE.

Vado per estrema sintesi: vi sono dei casi in cui i risultati il singolo diplomatico li puo` raggiungere da solo, individualmente. Ma in altri casi no, occorre uno sforzo per cosi` dire corale, soprattutto nelle materie di gestione. Qui allora occorre un moderno controllo di gestione, senza compartimenti stagni, volto a garantire il risultato, che identifichiamo con l’interesse dell’Amministrazione e i garanti – visto che si parla di centralità dei diplomatici (a volte imperfettamente indicati come corpo diplomatico) – sono i vertici del MAE a Roma e i Capi missione all’estero.

Il controllo di gestione, di cui parlammo col SG Massolo ancora un anno fa deve essere esercitato dalla Segreteria Generale, in modo pro-attivo, come oggi si suol dire.

Non faccio esempi che mi toccano da vicino, per non annoiare nessuno, ma questo lo vedo come un problema centrale, sia nella mia quotidianità amministrativa,  sia oltre la quotidianità, per le cose che richiedono uno sforzo complesso e congiunto con una e piu` Direzione Generale corrispondente.

La questione che pongo, unitamente ad un appello affinché la proposta iniziale del SNDMAE – di tre anni fa, il bilancio di sede– non venga annacquata al punto da essere svuotata di senso – è questa: a che punto siamo col controllo di gestione?

Una seconda questione, tutt’altro che marginale, e che è stata evocata solo per alcuni aspetti dal neo Presidente Alberini, è quella del contratto integrativo di secondo livello. Un anno fa, partendo dal Ministero, stava per essere negoziato con le sigle aventi causa? Che ne e` stato? Soprattutto sul punto dei recuperi delle ore lavorate all’estero: a me sembra che non sia cambiato nulla.

Terza e ultima questione: programmazione della spesa per la corresponsione del trattamento accessorio all’estero: per esempio scuole per i figli. La Difesa che di tagli, in proporzione a noi ne subisce parecchi, ciò nonostante, grazie ad una oculata programmazione, riesce a garantire il trattamento accessorio al suo personale all’estero. Da noi non succede. E’ una questione di accountability da parte dell’Amministrazione,  di minor peso politico... o che altro? Questo e` un terreno su cui il Sindacato deve impegnarsi di piu`.

 

PAOLO SPINELLI. Molte grazie ad Enrico Granara, che ricordiamo tutti come Presidente del Sindacato, e darei ora la parola a Stefano Cacciaguerra, che l’aveva chiesta.

 

STEFANO CACCIAGUERRA. Grazie Presidente, io volevo semplicemente riallacciarmi al dibattito che era stato avviato dalla collega Marolla che credo sia estremamente importante e utile. Quando ci fu la campagna elettorale, nel mio messaggio elettorale inserii un progetto che io pensavo fosse molto costruttivo e che ripropongo tuttora: fare un osservatorio per il pieno impiego delle risorse umane nella carriera diplomatica con un occhio particolare al ritorno dall’estero, dalla rete all’interno. È stato giustamente osservato dalla collega Marolla e da altri, è un problema che riguarda sicuramente molti Ministri plenipotenziari che rientrano e non solo, direi che riguarda tutti coloro che rientrano e, soprattutto, dopo aver svolto l’incarico di Capi missione. C’è una fase transazionale, che per alcuni dura meno per altri dura di più, di riaggiustamento, riadattamento e bisognerebbe che queste parentesi fossero minimizzate e fossero oggetto di una programmazione per quanto riguarda i rientri e non solo le partenze.

Su questo lato io credo che l’Amministrazione e il Sindacato debbano fare di più, possano fare di più e sono temi che vanno affrontati. Sempre a proposito di trovare incarichi confacenti per i nostri apicali, magari un po’ sottoccupati, vorrei far notare che un settore che non è stato pienamente utilizzato dall’Amministrazione riguarda proprio i consiglieri diplomatici presso le Regioni. La verità è che, in realtà, anche lì noi abbiamo pochissimi consiglieri diplomatici presso Regioni e ne potremmo avere molti di più. Anche lì si può fare un’analisi delle cause per cui questo succede e, anzi, se l’Amministrazione vuole, su questo punto, rispondere, perché io credo che anche lì ci sia un po’ di spazio per migliorare. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Chiedo scusa al Vice Direttore Generale delle risorse umane. Magari darei un attimo la parola al collega Massimo Gaiani e poi riprendiamo.

 

MASSIMO GAIANI.Grazie. Mi vorrei riallacciare anch’io allo stesso tema e alla ottima illustrazione che ha fatto Renato Varriale che condivido in pieno, anche per averla vissuta in parte anche insieme a lui. Va esplorata anche quell’altra metà delle possibilità e delle prospettive e credo che questo possa essere un elemento importante anche per la tutela della specialità. Cioè, non dobbiamo vedere il Ministero come una roccaforte dentro la quale rinchiuderci. Bisogna andare fuori. Solo stando abbastanza fuori ed avendo un numero adeguato di posizioni all’esterno riusciremo a presidiare il nostro spazio e il nostro territorio. Io, vedendola dal di fuori, dopo tre anni e mezzo che sono “nei palazzi”, di cui due da Direttore Generale presso la Presidenza del Consiglio, vedo un certo isolamento, un Ministero che non guarda al di fuori, non guarda coloro che sono fuori e che, tra l’altro, oggi si trovano in una situazione economica molto penalizzante. Non dimentichiamoli. Se le cose non cambiano nessuno andrà più nei palazzi perché ci si rimettono un sacco di soldi ad andare nei palazzi. Il livello delle posizioni, al Ministero, è oramai più alto che ovunque altrove e, quindi, se non si lavora, se non si pone abbastanza attenzione sui palazzi ma anche presso i centri di ricerca i think tank… Cioè, guardiamo un po’, per esempio, alla situazione americana dove c’è un’osmosi, va bene che è un mercato del lavoro completamente diverso dal nostro, ma non possiamo chiuderci dentro a questo palazzo in una situazione di difesa, bisogna uscire, bisogna avere delle persone che vedono fuori e sono anche in grado di captare alcune cose che stanno succedendo altrimenti si agisce sempre e solo di rimessa, sempre e solo in chiave difensiva.

Questo è un qualcosa di cui dobbiamo tenere conto tutti quanti, sulla quale dobbiamo stimolare l’Amministrazione. È stato citato il caso delle Regioni, che è certamente importante, ma ce ne sono anche altri di diverse tipologie e configurazioni dove certamente un ruolo, soprattutto per quella tipologia di persone, con una forte esperienza, magari anche diversificata, possano svolgere un ruolo di soddisfazione per loro, utile per il Ministero e anche, tutto sommato, per il Paese. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Grazie Massimo. Mi dicono che c’è il collega Boffo in audio ma darei prima la parola al Vice Direttore Generale.

 

RENATO VARRIALE. Ricordo che Stefano Cacciaguerra ha già sollevato altre volte questo problema, ha ragione a farlo perché, effettivamente, le cause del problema, cioè perché non abbiamo abbastanza rappresentanti presso le Regioni, erano ignote anche a me sino a poco tempo fa, poi l’esperienza di questi anni mi ha permesso di arrivare ad una conclusione. In alcuni casi si tratta di un corto circuito che avviene tra noi e i presidenti delle Regioni quando la richiesta, come spesso avviene, è intuitu personae e quella persona per l’Amministrazione non è cedibile, perlomeno in quel determinato momento, cosa accade? Che facciamo una controproposta. Abbiamo una rosa di tre funzionari, scegli tu, con i curricula etc. In genere la risposta è: “No, non ci interessa”. Non sono stati molti i casi però ci sono stati. Come dire: “O mi dai quel consigliere diplomatico o non voglio nessuno”. Beh, allora, effettivamente, non è più un consigliere diplomatico ma un rapporto personale, fiduciario quello che intercorre. Non è questo quello che intendiamo noi per rapporto. Certo, si capisce, se c’è pure il rapporto fiduciario tanto meglio però noi vorremmo un tantino più di impersonalità: il rapporto è tra Amministrazione degli Esteri ed amministrazione regionale, non tra persona e persona. Per fortuna, però, non sono numerosi i casi.

Purtroppo quelli che sono più numerosi sono i casi in cui la Regione non ha i soldi per pagare il consigliere diplomatico, questa è la ragione principale, la vera ragione…

Carla ha vissuto questa situazione più di una volta e, quindi, ci siamo dovuti ritirare in buon’ordine pur avendo noi disponibilità a mandare delle persone. Mi riferisco non tanto alle piccole Regioni, ove è anche ovvio che non ci siano abbastanza soldi, ma anche ahimè, a quelle grandi. Loro dovrebbero dare praticamente tutto, perché si tratta di un fuori ruolo. Però adesso io ricordo con certezza che non è un buon affare sempre per il nostro collega, perché il collega che va fuori ruolo ricade sotto quella regola per cui tutto quello che viene dato dall’entità esterna, se supera l’indennità di posizione senza quella di risultato, non dà più diritto ad alcuna integrazione.

C’è qualcuno a cui va bene, perché c’è un leggero superamento, ma bene fino ad un certo punto perché, comunque, perde la differenza rispetto al risultato. Non ho le cifre davanti agli occhi però penso che sia inesistente il caso in cui quello che viene pagato dalla Regione, dall’entità “esterna” copra completamente sia la posizione che il risultato. Tanto più, poi, quando si tratta di Ministri plenipotenziari, dove la cifra comincia ormai, ultimamente, ad essere anche abbastanza significativa. È questo, fondamentalmente, il problema. Ma allora perché non incoraggiamo i Ministri o, comunque, i funzionari ad andare fuori ruolo presso le organizzazioni internazionali? E qui si crea un altro problema. In alcuni casi la richiesta delle organizzazioni internazionali è così specifica come job description che noi non abbiamo la persona, oppure, se ce l’abbiamo, ci serve. Quindi non abbiamo interesse a privarci di un esperto di una determinata materia che poi, tra l’altro, potrebbe anche non essere interessato ad allontanarsi in un momento in cui proprio la sua specialità gli permette qui prospettive di carriera migliori.

Poi c’è ancora un caso che si potrebbe dire esattamente opposto, io l’ho constatato un paio di volte con i miei occhi: la preparazione è troppo politica. Noi finiamo col cadere nel mezzo; non siamo né troppo politici, né troppo tecnici e quindi veniamo scavalcati, magari da colleghi esteri che, invece, sono rigorosamente politici oppure rigorosamente tecnici. È evidente che i grossi Paesi pescano su una quantità di diplomatici molto maggiore, a volte il triplo, il quadruplo di noi, oppure possono far conto su personalità che fanno questo delle relazioni internazionali per mestiere: mi riferisco ai Paesi nordici. Poi ci sono altri ragionamenti “elettorali” nell’ambito delle organizzazioni internazionali che portano, talvolta, a pretermettere qualche volta l’italiano a favore di un nordico o di qualcun altro.

Insomma, è un problema abbastanza complesso; io credo che, però, noi dovremmo incominciare a programmare nel lungo periodo questi incarichi e, cioè, dire al funzionario: “Oggi tu mi lavori alla direzione della cooperazione economica, però poi io ti assicuro che ti mando all’UE e dopo l’UE tu mi vai fuori ruolo, un percorso di minimo otto anni, poi magari dodici, anche se dopo otto uno si è scocciato e vuole cambiare, gli si concede di fare qualche altra cosa, di rientrare nel giro normale. Ma, secondo me, se noi non programmiamo meglio, multistep, si potrebbe dire, non riusciremo a venirne fuori e verremo più facilmente battuti dai nostri concorrenti.

 

PAOLO SPINELLI. Grazie molte al Ministro Varriale per le sue osservazioni così puntuali, così pertinenti, e scusandomi per l’attesa, alla quale lo abbiamo sottoposto, darei ora la parola… proviamo, però, se funziona il sistema, perché lo abbiamo solo in audio Mario Boffo.

 

MARIO BOFFO. Mi sentite? Sto parlando.

 

PAOLO SPINELLI. Ti sentiamo, bene, vai!

 

MARIO BOFFO. Allora, saluti a tutti innanzitutto. Io, naturalmente, non ripeto le tantissime cose che condivido di quelle che sono state dette. Mi auguro soltanto che i temi rilevanti confluiscano tutti in questo rinnovato DPR 18 che dovrebbe e potrà diventare come una piattaforma di lancio per la carriera e per step. Perché io sono d’accordo… (il collegamento non funziona).

 

GIANLUCA ALBERINI. Non sentiamo più nulla. Abbiamo perso il collegamento con lo Yemen, spero non sia colpa dei pirati…

 

MARIO BOFFO. Non si può avere un Ministero di rinnovata specialità e di rinnovato, auspicabilmente, rigore, con carriere o aree che vengano gestite sulla base di normative diverse. Bisogna reintrodurre, anche per le aree funzionali, il criterio di merito, il criterio di avanzamento di carriera, il criterio di oculata scelta delle persone che si mandano all’estero.

Vado alle risorse e al bilancio di sede. Non vorrei che quello che è stato concesso in fatto di flessibilità e di bilancio di sede venga poi assolutamente annullato da risorse che già ora sono insufficienti. Con le allocazioni ricevute oggi qui a Sana’a non arriviamo a giugno. È vero che, sì, forse ci sarà integrazione a settembre, ma queste cose vanno sapute subito, all’inizio dell’anno, perché chi deve gestire, deve sapere entro tutto l’anno quanto gli verrà dato, altrimenti non si può riuscire a gestire nulla.

Un’altra cosa. Nel decreto in via di approvazione, vi sono delle ambiguità tra chi è che in un’Ambasciata, in un Consolato decide, pilota la gestione delle risorse. È assolutamente necessario che sia il Capo missione quello che decide dove va la nave, con tutto il rispetto per i funzionari amministrativi che hanno il complesso e delicato compito poi di far funzionare la macchina amministrativa ma non sarebbe possibile una doppiezza di decisione su questa materia.

Del decreto n. 81 sulla sicurezza dei lavoratori è stato già detto tutto. Qui bisogna sbrigarsi, perché l’attuale situazione non può giovare a nessuno. Bisogna solo mettere le sedi diplomatiche e consolari all’estero al di fuori della normativa in virtù del fatto che in molti Paesi – io parlo dello Yemen – anche soltanto parlare di diritti dei lavoratori e… (il collegamento non funziona). … che lavorano alle dirette dipendenze di … e così via, l’assegnazione sia eccessivamente burocratica e non tenga completamente conto di quello che è stato fatto nella sede di partenza. Forse una più oculato rapporto… (il collegamento non funziona).

L’ultima cosa. Si è parlato anche molto anche del recente messaggio dell’Amministrazione … e del fatto che è stato spesso citato … molti progressi dell’Amministrazione, del risparmio e dell’organizzazione. Però… (il collegamento non funziona).

 

GIANLUCA ALBERINI. Mario, non riusciamo più a sentire, purtroppo la linea è troppo disturbata. So che la regia ha provato a fare dei collegamenti però ormai non riusciamo più ad intendere ciò che viene detto. Ci dispiace molto perché ci stava dando delle indicazioni chiare e precise su una serie di problemi vissuti da un Capo missione all’estero. Questo è sicuramente un arricchimento per le nostre discussioni, ma, purtroppo oggi... diamo la colpa al G8? Chissà che è stato che non ci permette questo collegamento...

 

PAOLO SPINELLI. Vogliamo riprendere, allora, gli interventi dall’Assemblea? Antonio Provenzano.

 

ANTONIO PROVENZANO. Grazie Presidente, molto brevemente. È stato evidenziato, oggi pomeriggio e autorevolmente ribadito anche dall’onorevole Ministro, il concetto della certezza come valore della nostra carriera. Certezza che si ricollega ad aspetti di prevedibilità, di pianificazione laddove, certamente, una caratteristica propria del nostro modo di operare è spesso condizionata a momenti di aleatorietà, di mobilità, certamente di mancanza di routine rispetto ad altri mestieri e ad altre professioni. Certamente in questo anno 2009 una prima certezza viene a cadere dal panorama delle certezze, peraltro non moltissime, di cui noi diplomatici disponiamo, ed è la certezza della automaticità del mantenimento in servizio di coloro che ne avessero fatto richiesta oltre il 65° anno di età e fino al compimento del 67°. Siccome per un combinato disposto di norme entrate recentemente in vigore, coloro che compiono il 65° anno nel corso del 2009 sono i primi a doversi confrontare con questa nuova incertezza, desidererei sapere qual è la posizione del nostro Sindacato su questo aspetto che è stato ricordato essere stato oggetto di un passo comune di molti di noi e di essere all’attenzione dell’onorevole Ministro, ma non mi è chiara qual è la posizione politica del SNDMAE nei confronti del tema. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Ascoltiamo allora qualche altro intervento e poi una… è stato ristabilito il collegamento? Allora diamo la parola al collega Motta da Chicago in collegamento audiovisivo.

 

ALESSANDRO MOTTA. Buon pomeriggio a tutti, mi sentite?

 

PAOLO SPINELLI. Ti sentiamo, sì.

 

ALESSANDRO MOTTA. (il collegamento non funziona).

 

PAOLO SPINELLI.No, purtroppo, mi pare che il collegamento non funzioni.

 

ALESSANDRO MOTTA. Mi senti?

 

PAOLO SPINELLI. Adesso sì. Prova a parlare?

 

ALESSANDRO MOTTA. (il collegamento non funziona).

 

PAOLO SPINELLI. Chiedo scusa, purtroppo il collegamento non è buono e, quindi, dobbiamo riprenderlo più in là. Chiedo scusa. Darei la parola a Francesco De Luigi.

 

FRANCESCO DE LUIGI. Grazie Presidente. Veramente non pensavo di intervenire oggi, ma, devo dire, è stata un’Assemblea estremamente interessante per le parole dette, appunto, da tutti quanti voi e dal Ministro sono emerse indicazioni veramente preziose.

Io vorrei, quindi, non certo fare un intervento quanto parlare di due aspetti molto, molto precisi. Il primo, il bilancio di sede, alla cui elaborazione, a suo tempo, ho in parte contribuito. Ritengo che sia un’eccellente iniziativa, decisione da parte dell’Amministrazione andare avanti in questa direzione. Manca però un elemento, che dovrebbe essere, forse, chiarito, e, cioè, se il bilancio di sede è idoneo a consentire alle Ambasciate e ai Consolati di poter realizzare anche, eventualmente, servizi a titolo oneroso. È una tipologia di attività propria agli Istituti di cultura quando essi forniscono insegnamento di corsi di italiano a titolo oneroso e quindi poter prevedere la possibilità, per Ambasciate e Istituti di cultura in vari Paesi di poter realizzare questi corsi di italiano laddove non fossero presenti Istituti di cultura sarebbe certamente una eccellente iniziativa. Una eccellente iniziativa perché consentirebbe, appunto, di avere delle entrate supplementari in un momento in cui ottenere sponsorizzazioni certamente è un’impresa, non dico impossibile, ma certamente molto ardua nel caso della crisi. Quindi, ecco, verificare questa possibilità, possibilità che deve essere, d’altro canto, necessariamente associata alla facoltà, da parte della sede, di poter assumere temporaneamente delle persone per poter realizzare questi servizi.

Questa è la prima puntuale considerazione. La seconda riguarda il tema, molto rilevante, del rapporto, all’estero, fra la nostra Amministrazione, le Ambasciate e le Regioni. La direttiva del 1° agosto dello scorso anno è una direttiva di una eccezionale importanza per quanto riguarda, sicuramente, il rapporto che noi abbiamo con le altre amministrazioni dello Stato presenti all’estero. Non è però specificato – e questo lo dico con cognizione di causa venendo dall’Albania dove moltissime sono le articolazioni dello Stato presenti in quel Paese –, non è presente un punto, cioè se l’Ambasciata può o non può fornire una valutazione sull’operato delle Regioni all’estero. Questo è un punto che è lasciato non definito nella direttiva ma ritengo che dovrebbe essere, appunto, di particolare significato poter includere anche le Regioni nell’ambito di questa applicazione della direttiva del primo agosto dello scorso anno.

Questi erano i due punti precisi che volevo dire. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Ringrazio il collega Di Luigi. Adesso mi dicono che è ripreso il collegamento, solo audio, con Motta da Chicago. Ci senti? Pronto?

 

ALESSANDRO MOTTA. (Il collegamento non funziona).

 

CRISTINA RAVAGLIA. È una sofferenza terribile!

 

PAOLO SPINELLI. Temo che, purtroppo, non sia possibile anche in audio soltanto. Mi dispiace molto. Do la parola al collega Piero Francese, che l’ha chiesta.

 

PIERO FRANCESE. …la misura della credibilità del diplomatico è nella missione all’estero. Poi sì, può darsi che ad un certo punto della carriera ci sia una collocazione esterna, ma non deve diventare un metodo per piazzare persone. La persona diventa una cosa che si auto sconfigge, non ha nessun significato, diventa veramente un ripiego. Se poi ci sono casi eccezionali in cui i colleghi sanno farsi valere, dove sono collocati all’esterno dell’Amministrazione, tanto meglio, ma non è un nostro vero ruolo quello. Il rischio è un altro, invece, di essere in una specie di collocazione temporanea dove tutto dipende, poi, dalla simpatia che suscita il Ministro di passaggio. Poi sappiamo come sono i politici, gli capita vicino uno e diventa, poi, il genio del momento. È all’interno del Ministero che occorre valorizzare la nostra professionalità e lo si può fare, secondo un accenno che ha fatto Varriale prima, configurando un percorso di carriera tipico che è quello che manca in effetti.

Cioè non sappiamo, esattamente, cosa faremo noi in futuro. Noi abbiamo fatto una scommessa col concorso di entrare a fare i diplomatici e poi ti trovi, a distanza di anni, a fare delle cose molto diverse. E ti trovi anche, in effetti, a giocare a collaborare con colleghi pur capacissimi che, però, quel tipo di esperienze, quel tipo di percorso non l’hanno avuto. Cioè c’è, in tutto questo, un elemento di casualità che in una carriera selettiva come la nostra non dovrebbe esistere. Dovrebbe essere una carriera che ha degli elementi di rigore e che risponde a dei criteri di certezza. Ora non so il Ministro cosa ha detto, perché per motivi contingenti non c’ero, ma la certezza è proprio quella che manca nella nostra carriera, secondo me, è una delle deficienze, delle lacune tipiche. Io ricordo, tantissimi anni fa – mi pare un’occasione anche per rinverdire dei ricordi di carriera – stavo a Londra, giovane diplomatico, quando si parlava di una delle tante riforme che poi non si sono fatte per arrivare a quelle un po’ casuali che si sono fatte da ultimo, mi chiesero di fare un’indagine sul funzionamento del Foreign office. Uno dei pilastri della Direzione Generale del personale – non so se si chiamava già direzione delle risorse umane all’epoca – era un career development office, cioè la gente sa, più o meno, salvo errori, salvo incidenti, che possono sempre capitare, che cosa gli capiterà nella carriera futura. Io ricordo, a New York, quando ho saputo che sarei stato destinato a Berna con due mesi di anticipo, il mio collega inglese lo sapeva da otto mesi che doveva fare l’Ambasciatore in Irlanda. Cioè, uno si commisura con queste realtà diverse e noi non lo facciamo abbastanza.

La nostra realtà è un po’ introversa, noi guardiamo molto al nostro interno. Anche l’appello di Gaiani è giusto, ma l’esterno cui dobbiamo guardare, non è l’esterno soltanto di Roma o italiano, anche se lì ci guardiamo e ci confrontiamo molto poco, è la realtà con cui ci confrontiamo che è quella internazionale. È lì che dobbiamo trovare i nostri parametri, è lì che dobbiamo misurarci, e tante volte si ha l’impressione che è una misura che sfugge completamente all’esperienza del nostro Ministero, è lì che il Sindacato deve lavorare. Certo, ci sono dei problemi settoriali importantissimi, però finché non si recupera l’identità vera della nostra carriera, che poi è la ragione della nostra specialità, ho l’impressione che il resto siano problemi contingenti, che non si risolveranno mai alla fine. Sono piccoli problemi rispetto a quello generale della vera specialità della carriera, perché è inutile dire a noi stessi quanto siamo speciali.

La realtà è che io mi chiedo proprio se, a volte, noi siamo così speciali da giustificare una normativa speciale come è stato a suo tempo il DPR 18 o se siamo speciali solamente perché abbiamo avuto il DPR 18. Attenzione, queste sono cose su cui bisogna riflettere, perché c’è una problematica di fondo che noi non stiamo affrontando e che ci indebolisce verso l’Amministrazione che non ha nessun interesse ad ascoltarci su questi temi. L’Amministrazione ci dà volentieri, scusami Varriale, spago e dialogo su questi temi settoriali, ma sui problemi di fondo noi siamo degli oggetti semplicemente, cioè l’Amministrazione non li affronta perché non è suo interesse. Un po’ perché è un’Amministrazione che si rinnova, ci sono i Direttori Generali per due o tre anni e poi se ne vanno, invece ci vuole un filone costante di riflessione in un momento di crisi come questo, e scusate di crisi anche per la nostra carriera, che porta risposte definitive a questo tipo di problema. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Grazie al collega Piero Francese. Darei ora la parola al Ministro Carla Zuppetti.

 

CARLA ZUPPETTI. Grazie, io faccio qualche riflessione qua e là perché mi sono anche in parte distratta, quindi, casomai, qualcosa è stato detto nel frattempo. Io trovo cruciale la disamina che ha fatto Renato Varriale. Mi trova, anche per ragioni di mie pregresse esperienze assolutamente in linea con una fotografia reale, realistica, seria e anche un po’ cruda della realtà. La realtà è che, per tante e varie ragioni che non voglio e non potrei esaustivamente evocare, noi abbiamo avuto un appiattimento della carriera con una compressione dei gradi. Cioè, quello che sta prevalendo e quello che prevale sono le funzioni rispetto ai gradi, tant’è vero che c’è la funzione, l’indennità di posizione è la funzione rispetto al grado. Quindi con un 50 %, come più o meno avevo lasciato il quadro a suo tempo, 45-50 % di uffici, affidati legittimamente, e non più come reggenza, come titolarità al Consigliere di Legazione. È un qualcosa che significa che il grado… aggiungiamoci poi eventuali passaggi nei termini minimi della posizione da Consigliere di Ambasciata, per non parlare poi del grado superiore di Ministro, ma quello lo toccherò poi, è praticamente un grado unico.

Quindi è una situazione di cui o se ne prende atto e si fa un unico grado, però bisogna poi vedere tutte le conseguenze che questo comporta, o, invece, si ritiene che l’articolazione in più gradi della carriera sia una base da preservare e si ritorna, con delle modifiche, alla situazione precedente. Cioè a dire, si torna, e questo, lateralmente, anche in ragione dei diminuiti numeri degli uffici e dei centri di responsabilità. Anche su questo tornerò, perché il centro responsabilità non è un caso che si chiami così, ha un nome che significa gestione. E significa, poi, che ruolo può avere la persona alle dirette dipendenze se non può gestire? Come si configura il suo rapporto con chi ha la gestione corrente dei fondi? Quindi rimane questa articolazione della carriera attuale, allora, a quel punto lì, bisognerà decidere che veramente il caso di Consigliere di Legazione che fa il capoufficio è un caso limitato assolutamente nel tempo per esigenze cosiddette “straordinarie” perché quello vuol dire la norma. Invece è diventata un’ordinaria amministrazione quella di fare i capi ufficio, con conseguenze di disaffezione del Consigliere di Ambasciata, che se tu li chiami per fare un ufficio, io cerco, perché è importante, come qualcuno ha ricordato, che ci sia un rapporto di abitudine, non dico di lavoro insieme, ma che si identifichino e si lavori “allo stesso modo”. Perché il centro di responsabilità non può scegliere il personale, non può più scegliere neanche le risorse finanziarie, perché da quest’anno non le abbiamo neanche potute chiedere, c’è stato dato un plafond da spalmare. Questa è una modifica fondamentale del nuovo programma triennale di fondi della Pubblica Amministrazione.

Quindi, praticamente, il personale non lo puoi individuare perché la Direzione Generale, che è stata preservata, molti di voi ricorderanno che doveva essere soppressa nella riforma del passaggio, così come è stato in altre amministrazioni, da vecchio a quello dei centri di responsabilità, perché ognuno ha i suoi e se li gestisce. In una realtà come quella degli Esteri dove c’è da fare la plaque tournante tra l’estero e il Ministero degli Affari Esteri era assolutamente impensabile e quindi è stata mantenuta. Rimane con un suo ruolo che è quello di dare una progressione di carriera, che non dappertutto esiste. Esiste qui una carriera, si potrebbe riprodurre per le qualifiche funzionali. Anche quello è un discorso molto lungo, che ci porterebbe avanti, però bisogna immaginare che, rimanendo nello schema attuale degli uffici, i Ministri – che, nessuno lo ricorda, sono normali destinatari degli uffici – non ci vogliono andare in ragione dell’indennità di posizione che è quella che conosciamo e allora, a quel punto, come proponemmo alcuni anni fa, sono uffici di particolare rilievo.

È l’unica soluzione a mio avviso, perché è nella struttura ufficio che bisogna ricondurre le risorse umane effettivamente capaci, con esperienza anche multipla. Perché chi ha fatto una sede all’estero, ha fatto la prova a gestire, e questo lo dico soprattutto per colleghi che hanno fatto sempre uffici cosiddetti politici, che non vogliono né aggiungere né togliere: è un altro mestiere, quello di gestire. Vuol dire saper fare la spesa tutti i giorni, saper programmare. Giustamente, diceva Boffo, “Come faccio a programmare se so che avrò una seconda tranche ma non so se l’avrò e di quale entità sarà?”. È una domanda assolutamente legittima, quindi, con una struttura ministeriale che, tra l’altro, non ne conosciamo ancora i contenuti ma per una norma che tutti voi conoscete è prevista una ulteriore rimodulazione, chiamiamola così, della struttura centrale con la perdita di ulteriori due centri di responsabilità, se ben ricordo di quattordici-quindici uffici.

Allora, queste non sono cose ininfluenti, bisogna vedere il Ministero come sarà il 1° giugno o alla fine dell’anno quando queste cose… Quindi, un Ministero più compatto, auspicabilmente con una presenza di contenuti un po’ più omogenea perché, non so, bisognerebbe interrogarsi se questa riforma del 2000 ha ben esplicato i suoi effetti. Le Direzioni geografiche hanno fatto veramente quello che si pensava dovessero fare? E cosa fanno le Direzioni geografiche in termini di visione complessiva e interazione con chi ha la gestione di quelle materie di cui loro vedono gli aspetti “politici”, come si interferisce? Sovrapposizione di ruoli solo a chiacchiere perché poi, nei fatti, noi dobbiamo ampliare la presenza per i corsi di lingua e cultura e poi tu hai un taglio del 40 % e questa presenza, con tutta la buona volontà, non la puoi realizzare. Viene addebitata all’unico che decide perché ha i fondi e ha l’onere di divederli. Quindi io credo che, in prospettiva di un ricompattamento del Ministero con una forma che, mi auguro, poi il Sindacato potrà contribuire a creare, in questo ricompattamento bisogna assolutamente rivalutare anche perché a questo punto diventeranno pochi, mi chiedo quanti uffici potranno essere offerti ai Consiglieri di Legazione.

Io penso che ci sarà un’esigenza di ritornare su questo ma non la vedo negativa, la vedo in positivo. Bisognerà che i Consiglieri di Ambasciata, che è il loro naturale luogo, tornino a coprire gli uffici, ma con convinzione, e che l’Amministrazione dia questa convinzione a questa esposizione diretta di responsabilità, sia essa politica sia essa quella gestionale o di attività che più si riconducono alla mia Direzione Generale, per esempio, che, però, ha una rete all’estero. Gli uffici consolari, un giorno, quando si deve imputare la tenuta all’effetto beneficio-soldi spesi della rete consolare, a quale centro di responsabilità del Ministero degli Affari Esteri verranno imputate? Io ho fatto, ad una riunione, questa domanda. È fondamentale perché io non li potrò avere in toto. Perché? Perché non decido il personale che ci va, non lo scelgo, non ho capacità di scegliere sui fondi di gestione, quindi né sull’articolazione, né su altro. È chiaro, ci vorrebbe, teoricamente, una persona che è responsabile, in fondo scendere con dei passaggi intermedi di alcune funzioni. Così non è: siamo tutti contestualmente aresponsabili dell’insieme della tenuta della struttura.

Gli uffici consolari. Non ci vanno più i diplomatici negli uffici consolari? Non lo chiedono? Diamo un Consolato generale ad un giovane Segretario di Legazione in seconda uscita? Benissimo, chapeau, bravissimo, sicuramente, bravo, per carità, ma una cosa è gestire un ufficio con 12-13.000 connazionali, una cosa è gestire un Consolato che si chiama Stoccarda. Sono aspetti non ininfluenti. Quindi io credo che bisogna, con molta umiltà, dire che il periodo dell’euforia è passato. Si era immaginata una riforma che non è stata poi accompagnata da risorse umane e finanziarie adeguate, non so se mi sbaglio; col tempo si pensava forse, come sempre, di averle; sono arrivati gli anni magri o magrissimi di adesso e, quindi, non credo che si potrà tornare in questo senso. Allora bisogna che ci si riveda in un’ottica più contenuta, si ricompattino le funzioni per quanto possibile in maniera logica, e questo non ho ragione di pensare che l’alta dirigenza politica o l’alta dirigenza amministrativa non sia in grado di farlo, assolutamente, lo farà: una logica ricompattazione. Ma si ritorni agli uffici e quegli uffici che hanno veramente una competenza reale di spesa e di responsabilità siano etichettati in maniera tale da trovare il posto adatto per un Ministro che torni da esperienze estere ma che abbia già gestito o che sappia gestire. Quindi il resto viene un po’ a cascata. Il funzionario alle dirette dipendenze, uno può chiedere questo o quest’altro, ma se tra quelli che trovi non c’è consonanza di lavoro… Dimentichiamo che molti funzionari, ormai verso la fine della carriera – non è una cosa negativa, è semplicemente una constatazione anagrafica – hanno avuto delle fasi di formazione in cui non sono passati per niente per gli strumenti di lavoro odierni e non riescono a passarci. Sì, sono spendibili, ma fino ad un certo punto anche nell’ambito di quello che può essere un utilizzo in una Direzione Generale operativa. E, torno a dire, la responsabilità è dei capi ufficio e, alcune cose, direttamente dal Direttore o su delega del Vice Direttore Generale ma occasionalmente per un funzionario delegato che sia un Ministro plenipotenziario alle dirette dipendenze. Molto occasionalmente, deve essere una situazione straordinaria. Quindi, a mio avviso, bisogna ritornare ad una visione che era ante riforma delle funzioni all’interno del Ministero. Solo in questo modo noi ci rafforzeremo con persone competenti, solo in questo modo noi cercheremo di mantenere negli uffici importanti persone che ci stanno alcuni anni. I roboanti nomi di coordinatore, ottimo, però tanto sono efficaci quanto sono, laddove è possibile, secondo la materia e, soprattutto, sono pochi. Perché, in alcuni casi, solo per poter dare questa indennità, io vedo delle figure di coordinamento molto improbabili, non lasciatemi dire il settore in cui vedo che queste figure appaiono quasi quotidianamente. Non è quello il modo di gestire. Un Direttore Generale, in questo modo, è solo, non ha la possibilità se non di provare a chiamare. Io faccio un lavoro di scouting per quanto possibile, sia perché, per pregressa esperienza, conosco molta gente, chiamo, cerco di dire ma molta gente dice: «No, no, io sono Consigliere d’Ambasciata, probabilmente diventerò Ministro domani o dopodomani e, comunque non verrei mai in un ufficio da Consigliere d’Ambasciata». Questo, come sistema, è completamente sballato. Quindi penso che il Sindacato, su questo, abbia giocato molto sull’equivoco in questi anni. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Grazie al Ministro Carla Zuppetti. Forse il Presidente Alberini vuole intervenire.

 

GIANLUCA ALBERINI. Questo è un tema, credo, veramente importante per la vita del nostro Sindacato. Ringrazio Carla Zuppetti per essere tornata su questi aspetti fondamentali. L’organizzazione del nostro Ministero, l’organizzazione del lavoro, la struttura del nostro Ministero. Come accennavo prima, anche noi sappiamo che ci sarà un taglio di Direzioni Generali, così lo abbiamo chiamato, come è stato fatto l’altra volta. Noi abbiamo anche, come Sindacato, espresso alcune idee in merito. Innanzitutto sul fatto che, applicare al nostro Ministero, già così leggero, se vogliamo, delle norme concepite per avere dei risparmi, non sempre porta i risparmi voluti. Anzi, abbiamo visto che, in alcuni casi, vi sono delle diseconomie di funzionamento. Quello che bisognerebbe fare, invece, è un ragionamento sulla funzionalità del Ministero e, di là, adottare poi dei provvedimenti che non sono per forza tagli o accorpamenti, anche se almeno un taglio o un accorpamento credo che tutti i soci lo vedrebbero molto volentieri: è quello della DGAA che abbiamo già espresso pubblicamente e nella mozione dello scorso anno e di due anni fa. Ma questo semplicemente per motivi funzionali, perché lì si vede una disfunzione nella gestione da parte delle risorse umane, dall’altra delle risorse finanziarie che bisognerebbe, forse, ricondurre ad un unico. Tant’è che, appunto, l’attuale Segretario Generale ha riconfermato nelle sue mani la delega di coordinamento del bilancio, quindi della DGAA e della DGPE... insomma, della DGRO, come si chiama adesso.

Come tornare a valorizzare gli uffici? Beh, questo ce lo siamo sempre chiesto anche noi. Sicuramente due strade: una è quella di elevare il rango di alcuni uffici, famosi uffici di particolare rilievo. Il Sindacato aveva, in passato, espresso la preferenza per cercare di cambiare il nome, perché quando ci troviamo, poi, confrontati con l’esterno, quello che importa, come dicevi giustamente, Carla, oggi sono spesso le funzioni più del grado. Cioè, a dire, io sono un Ministro plenipotenziario, oggi, forse, fuori non è capito, non si sa cosa c’è dietro a tutti i passaggi e la carriera: quello che conta è essere riconosciuti come capo ufficio. E, obiettivamente, se vediamo nelle altre amministrazioni, spesso l’incarico di capo ufficio oggi è dato a funzionari molto più giovani e junior, cioè dirigenti di seconda fascia neo assunti, mentre altri ministeri, tra cui il Tesoro, si sono organizzati furbescamente per crearsi tutta una serie di posizioni, le cosiddette “direzioni” che non sono le Direzioni Generali, però hanno il rango di Direzioni Generali… hanno fatto Dipartimenti ma poi hanno centodieci Direzioni Generali – Direzioni, le chiamano – cui sono preposti dei Dirigenti Generali, Dirigenti di prima fascia.

Quindi va benissimo gli uffici di particolare rilievo. Avevamo lavorato con l’Amministrazione lo scorso anno, poi non ci si è intesi, credo, sulla definizione a priori. Noi avevamo dato luce verde su questo, credo che, invece, un altro Sindacato avesse dei dubbi e poi, alla fine, l’Amministrazione ci ha ripensato. Ma è sicuramente una strada da esplorare. Chiamarli, magari, unità, perché come noi abbiamo il nostro Ministero le unità, chiamiamole unità.

Un altro sistema che noi vediamo bene, è quello degli incentivi. Perché poi, diciamocelo sinceramente, la nostra è una Amministrazione che col bastone non funziona poi tanto. Il bastone lo si dà in testa ai poveretti e poi, invece, non si riesce mai a colpire. Quindi un sistema, invece, incentivante, può dare dei migliori risultati. D’altronde si vede che il sistema incentivante funziona almeno per i Consolati e i gradi iniziali della carriera, dove credo che non ci siano grossi problemi di copertura dei Consolati appunto perché nella promozione da Segretario di Legazione a Consigliere di Legazione si acquistano parecchi punti per cui i posti vengono coperti.

Così non è, evidentemente, per i Consiglieri di Ambasciata che non ricoprono funzioni consolari. Forse alcuni Consolati sono obsoleti, effettivamente, forse, anche, questi colleghi guardano al passato per cercare di vedere cosa succede in futuro. Se le promozioni premiano certe posizioni, è ovvio che un Consigliere di Ambasciata in certi posti non ci andrà perché sono posti impegnativi, difficili, di gestione, dove ci sono responsabilità si rischia di incorrere in pericoli, molto meglio mettersi fuori ruolo in qualche segreteria. È molto più sicuro, si è blindati per la promozione, l’abbiamo provato statisticamente con lo studio sulle nomine a Ministro e non si può farne una colpa all’interessato, ognuno cerca la strada maestra per ascendere. Quindi, forse, tornare ad un sistema incentivante per gli uffici e per i Consolati dandone un riconoscimento al momento della nomina al grado di Ministro può essere un segnale. Qua sarebbe bello sapere cosa succederà – speriamo che l’Amministrazione ce lo venga a raccontare da qui a maggio –, su quali saranno i piani di accorpamenti, di riduzione di uffici. Il Sindacato ha chiesto, in passato, di essere associato a questo esercizio ma finora tutto tace: non mi aspetto risposte immediate, è una richiesta che abbiamo già avanzato all’Amministrazione e speriamo di avere delle risposte. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. L’ultimo intervento, l’ultimo, sin qui, mi pare Alberto Vecchi.

 

ALBERTO VECCHI. Grazie Presidente. Io volevo ricollegarmi proprio a questo discorso che mi pare assolutamente cruciale rispetto alla situazione nostra di diplomatici e di Ministero degli Affari Esteri. Io sono totalmente d’accordo con il Direttore Generale Zuppetti, noi stiamo scontando, oggi, gli effetti di una rivoluzione, di una riforma del 2000 che non ha funzionato, probabilmente, come avrebbe dovuto. Io, probabilmente, ne sono un esempio, nel senso che sono tornato dall’estero come capo ufficio a Consigliere di Legazione appena fatto, in un ufficio di cui… parliamoci apertamente, questi sono i problemi con i quali ci confrontiamo tutti i giorni, lavorando quotidianamente su tematiche delle quali non avevo la minima infarinatura e preparazione. Questo confrontandosi con colleghi che, in Europa e nel mondo, invece, ricoprono quelle posizioni sapendo benissimo quello che dico, conoscendo benissimo i dossier, avendo una padronanza delle tematiche che vanno a negoziare nelle varie sedi internazionali che è straordinaria.

Giocando così si gioca sempre in rincorsa. Quindi è vero, e condivido pienamente, è necessario ripensare la struttura e mettere dei funzionari con un percorso di carriera idoneo a ricoprire le posizioni idonee, ed è una riflessione che dobbiamo fare molto serenamente, perché, alla fine, deve portarci ad avere le persone giuste nei posti giusti. Questo si costruisce, non si improvvisa.

Sono perfettamente d’accordo anche con te, Renato. Io, purtroppo, ho perso buona parte del tuo intervento, sono rientrato quando parlavi di un percorso che porta via otto-dieci anni e mi pare che tu parlassi dell’inserimento di funzionari negli organismi internazionali, e qui arriviamo al Ministro Francese. Stessa cosa, i percorsi di carriera, a maggior ragione, diventano fondamentali visto che oggi è la funzione più che il grado che conta. A prescindere dal fatto che…

 

RENATO VARRIALE. Vorrei che foste consapevoli solo di una cosa. La lista non risolve questo problema…

 

ALBERTO VECCHI. No, no, no.

 

RENATO VARRIALE. Quindi bisognerebbe forse rivedere perlomeno parzialmente il meccanismo della lista.

 

ALBERTO VECCHI. La lista di assegnazione all’estero? No, ma io parlo di un’altra cosa più generale, Renato. Io mi riferisco a questo ed è una riflessione che mi è nata negli scorsi mesi, stando ad Heratcome capo della componente civile del nostro PRT. Posizione che noi abbiamo storicamente avuto difficoltà a ricoprire per tanti motivi, e c’è da chiedersi il perché. Perché il nostro collega spagnolo, che sta in un posto che è ancora più “schifoso” di Herat, che è Calinao, una provincia dimenticata da Dio e dal mondo, è un Consigliere d’Ambasciata anziano, Ministro, che vale un Vice Direttore Generale nostro. Che ci fa in un posto sperduto uno con queste caratteristiche, questo profilo di carriera? È chiaro che c’è un percorso che questa persona sta seguendo e che lo porterà, alla fine di questo percorso, che durerà un numero di anni x, a ricoprire un ruolo che sarà quello di Ambasciatore a Kabul tra un anno piuttosto che di Ambasciatore a Islamabad. E ha fatto due anni o tre anni il capo dell’ufficio omologo, non al mio, in questo caso, ma a quello del mio collega, capo ufficio primo Asia, sostanzialmente.

Di questo parlo. Cioè, nel momento in cui noi non abbiamo e andranno riviste delle strutture funzionali in termini di gestione degli uffici che sono diventate… anche qui interroghiamoci su come sono diventati gli uffici, adesso non sono gli uffici cui eravamo abituati pochi anni fa. Sono spesso one man band, col capo dell’ufficio che fa come i pianisti di Montecitorio. E l’unica cosa che può fare questo poveretto, lasciamo stare costruire una strategia che abbia un senso nella politica nostra verso certi Paesi, un aggregato di Paesi, fa fatica a fare la documentazione già datata, che pochi leggono. Quindi già questo è un risultato straordinario, poveretto, quindi non è certo più l’ufficio cui eravamo abituati a pensare, dobbiamo tornare invece a pensare a degli uffici che facciano il lavoro di uffici e che si confrontano con uffici di partner europei che sono uffici veri.

Detto questo, a maggior ragione in questa fase qui, pensare a dei percorsi di carriera che incentivino la gente a fare i capi ufficio all’età e una volta ricevuto il background giusto, quindi è questione di ricevere il background giusto, formarlo nel corso di alcuni anni, sapere che dopo alcuni anni di servizio in una data sede, si andrà, probabilmente, a fare il numero due in un ufficio importante. Si farà un’altra sede, si tornerà come capo ufficio di quello stesso ufficio dove, nel frattempo, si è maturata un’altra esperienza e, da lì, si potrà andare ad occupare posizioni che hanno attinenza con quei dossier, con quelle cose. Posizioni più apicali, intendo.

Ora, detta così, è molto confusa. Ma vale il ragionamento del capo ufficio primo Asia che lo fa per qualche anno, va a fare il capo della componente civile ad Herat, torna e poi, dopo, l’Amministrazione lo mette, da Consigliere di Ambasciata neanche tanto anziano, nella rosa per fare l’Ambasciatore a Kabul. Ecco, una cosa di questo genere. Allora sì che trovi i Consiglieri di Ambasciata brillanti per ricoprire posizioni che per noi sono focali.

Colgo la palla al balzo, spero, per poter lavorare come Sindacato, se il Presidente vorrà seguire questa strada, con l’Amministrazione cogliendo questa tua disponibilità. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Bene. Ci sono altri interventi? Altrimenti dichiarerei chiusa la fase dibattimentale. Si può parlare due volte, questo è un punto procedurale importante al quale diamo risposta affermativa. Brevemente, prego.

 

PIERO FRANCESE. Tra tante cose interessanti, mi sorge anche un’altra osservazione, che questi incontri al tavolo tra colleghi che hanno esperienze, una vita professionale diversa, sono utilissimi. Perché quello che manca, a volte, è questo scambio di esperienze da osservatori professionali differenti.

Comunque io avrei due o tre commenti da fare. Il primo: Carla ha ragione, Carla Zuppetti che vedo che è andata fuori, non c’è più. C’è un problema di struttura e, scusate, la riforma della carriera è stata una vera “boiata”, la riforma del Ministero è stata una cosa illusoria; perché, da un lato, non c’erano i mezzi, non quelli umani, quelli materiali e non c’era neanche la volontà poi di fare una cosa veramente nuova. Quindi bisogna rivalorizzare gli uffici e fare dei centri policy making, cosa che non sono più. Il mio dubbio è che questo non lo realizzi con l’approccio top down, riusciamo a realizzare gli uffici come sono adesso. Cioè ormai troppe volte il lavoro dell’ufficio è ridotto a quello di un segretariato, ma neanche a livello generale, del primo piano; troppe volte le funzioni degli uffici sono duplicate al primo piano; troppe volte duplicate negli uffici dei consiglieri diplomatici, soprattutto dei palazzi di vertice, dove ci sono troppe persone. Cioè, è lì il problema delle risorse umane, vanno concentrate dove il Ministero dovrebbe essere più seriamente operativo, invece è ovvio che c’è la fuga dei colleghi verso i posti dove saranno anche operativi, forzosamente, perché, sai, decisi sempre dall’alto, ma soprattutto sono i posti da promozione, e questo è l’altro limite.

Giustissimo quello che ha detto Varriale sulle funzioni internazionali. Quello dovrebbe essere uno sbocco naturale per noi, ma sovente non è che mancano le procedure qualificate, non c’è la volontà del Ministero di affermare un certo ruolo, io l’ho visto benissimo, stando all’estero, in un ambiente come quello dell’ONU, dove si vive di elezioni, di nomine e di comitati. Noi siamo deboli in questo. Siamo deboli perché non siamo molto credibili come sistema, non individualmente e quindi non siamo in grado di affermarci: tutto qua. Io mi ricordo, scusate se torno sempre ai ricordi personali, ma all’ONU, quando io andavo alle riunioni del coordinamento europeo, il collega inglese, dal giorno prima, aveva già le istruzioni dal Foreign office, riceveva la sua e-mail con le indicazioni specifiche. Io ho avuto a che fare con un Direttore politico il quale mi disse – io ero incaricato d’affari molto spesso -: «Non chiedete più istruzioni a Roma per favore, non siamo in grado di darvele». Ora, tra questi due estremi, il Foreign office che scrive dettagliatamente tutti i giorni e noi che soffrivamo di atteggiamenti del genere, ci sono delle cose mediane che si possono benissimo praticare. E, ovviamente, la nostra debolezza veniva mascherata da che cosa? Da un minimo di esercizio di professionalità personale: quando non hai delle istruzioni, te le devi inventare, e se te le inventi devi essere tanto più credibile.

Quindi questi sono aspetti su cui occorre riflettere. Io dubito che una riforma dall’alto degli uffici servirà a qualcosa di concreto. Se è una questione di stipendi e indennità ai Ministri, per carità, la cosa ha anche un suo senso, però finché non si rivalorizzano le funzioni e gli uffici, è inutile parlare di centri di responsabilità e, veramente, affrontarci su temi che sono molto concreti e non richiedono un linguaggio molto esoterico. Bisogna ridare agli uffici il ruolo che avevano. Ricordo che, ai nostri tempi, gli uffici erano policy maker, c’erano dei capi ufficio che erano quelli che suggerivano, ispiravano delle policies. Oggi non succede più, anzi, credo che, in qualche riunione, il Segretario Generale abbia detto: «Gli uffici ormai sono talmente presi a fare le documentazioni che non possono più pensare a fare una policy». Beh, di fronte ad atteggiamenti di questo genere c’è veramente da essere un po’ scoraggiati.

 

PAOLO SPINELLI. Bene, darei la parola al Ministro Armando Varricchio.

 

ARMANDO VARRICCHIO.Grazie. Volevo, intanto, scusarmi per il ritardo. È sempre complicato venire fuori. Però non volevo mancare di portare il mio saluto al nuovo Consiglio che inizia la sua attività. Vorrei fare due considerazioni. La prima è questa: c’è, indubbiamente, in corso una riforma organizzativa che nasce da un’esigenza di ottimizzare le risorse risparmiando denaro, perché questo è il punto. Ci viene chiesto di contribuire a questo piano generale del Governo e l’Amministrazione cerca di farlo. Ora, però, una riforma di questo tipo ha, come obiettivo, quello di tagliare, quello di contribuire, ovviamente, a questo programma generale. È quello che, abitualmente, fanno le grandi società che, nei momenti di difficoltà, tagliano. L’obiettivo del Sindacato è un obiettivo diverso e discende dalla specialità di questo nostro Ministero che non può essere confrontato con altri per il fatto che ha, al suo cuore, una carriera. Gli altri non ce l’hanno. Il Ministero dell’Economia e delle finanze, quando crea delle strutture per remunerare delle persone, non ha un obiettivo di favorire un percorso di crescita professionale e di crescita, poi, gerarchica per consentire ai funzionari migliori di arrivare ai vertici.

Quindi io inviterei caldamente il Consiglio e il Sindacato, in senso lato, a concentrarsi su quello che, a mio avviso, deve essere il suo core business, e, cioè, salvaguardare la carriera diplomatica che deve essere mantenuta come tale. Se noi aboliamo il principio per cui c’è uno scorrimento, i migliori vanno avanti e arrivano al vertice, cade completamente tutto il castello. Io posso arrivare a dire che oggi può essere più efficiente affidare strutture dirigenziali a dei giovani funzionari, a dei primi segretari, a dei consiglieri: va benissimo. Questo, in una struttura che risponde ad altre logiche, può essere estremamente efficace e può avere un risultato positivo non soltanto in termini di risparmio di costi ma anche, in teoria, di maggiore efficacia. Ma questo fa crollare completamente il castello su cui è costruito un ministero che ha al suo centro una carriera e sottolineo il termine “carriera”.

L’idea della prospettiva di scorrimento negli organismi internazionali può essere interessante ma richiede un completo cambio culturale. Seguo l’esempio di Piero Francese del ricordo personale. Io ho avuto un’esperienza in un organismo internazionale, sono stato tre anni alla Commissione europea. Ebbene, di me, tranne alla Commissione europea, lasciata la quale io avrei potuto entrare stabilmente alla Commissione in una posizione apicale - questo non l’ho fatto per un semplice motivo “affettivo” nei confronti della carriera per cui io ho preferito tornare e ricominciare il mio percorso - ma, indubbiamente, di quello che io posso aver fatto lì, delle scelte che, poi, mi hanno portato a decidere per un ritorno, l’Amministrazione l’ha considerato un fatto personale. Forse simpatico amichevolmente, ma non funzionale ad un percorso di carriera. Quindi stiamo attenti. L’idea del percorso internazionale richiede completamente un cambio di prospettiva che deve consentire, poi, di portare all’interno le esperienze maturate fuori.

Questa era una parentesi su un punto, ma venendo all’obiettivo principale del mio intervento, io veramente inviterei il Consiglio e il Sindacato a concentrarsi sull’obiettivo di salvaguardia della carriera, ad occuparsi di questioni concrete, non pensando di voler in qualche modo contribuire alla riorganizzazione del Ministero che segue logiche diverse. A mio avviso, in qualche modo deve seguire logiche diverse, soprattutto quando l’input non è endogeno; non è che la guida politica del Ministero ha deciso che com’è attualmente strutturato non risponde più agli obiettivi politici che sono stati dati a questa Amministrazione, è un tentativo di limitare i danni rispetto ad una politica generale che chiede lacrime e sangue. Tutto questo va fatto ma il Sindacato, mi raccomando, mantenga questa sua linea, questo suo obiettivo perché, altrimenti, oltre ad avere, magari, creato dei danni per il Ministero, per l’Amministrazione da riforme fatte sotto pressione della contingenza economica e finanziaria rischiamo anche di avere, come conseguenza, una penalizzazione di quella che dovrebbe essere la nostra ricchezza principale, ovvero la salvaguardia della carriera. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Grazie ad Armando Varricchio. Altri interventi? Non ne vedo. Quindi passerei al punto 9: “Conclusioni e approvazione della mozione programmatica”.

 

GIANLUCA ALBERINI. Grazie. Come conclusione io mi riallaccio a quanto appena detto da Armando Varricchio adesso sulla tutela della carriera, perché non vorrei che qualcuno avesse frainteso le intenzioni del Sindacato, di quanto abbiamo detto prima. Tu non c’eri, forse, quando abbiamo parlato, ma non è che il Sindacato compare nella carriera, anzi. Stiamo cercando di ripristinare un sistema di carriera anche per le altre categorie del Ministero, questo fa vedere, invece, come riteniamo la carriera sia un sistema per premiare e selezionare che funziona, che vogliamo tutelare e migliorare dove possibile. È un dato di fatto che, invece, ci scontriamo con un sistema della Pubblica Amministrazione in generale che non è il nostro dove, invece, le carriere sono state completamente eliminate. E continuiamo a subire pressioni per applicare al nostro sistema di carriera delle norme studiate per amministrazioni che non hanno la carriera. Proprio per questo che noi dicevamo che da noi i tagli delle Direzioni Generali non vanno proprio fatti perché non hanno senso. In una Amministrazione generale, il taglio di una Direzione Generale corrisponde, ispo facto, ad un risparmio, perché salta un posto in organico che non c’è. Salta il posto di quel Direttore Generale e si risparmia il suo stipendio. Poi li devo ancora vedere i dirigenti amministrativi licenziati, perché questo ci dicono sempre: «Ah, ma siete diversi, voi non potete avere gli stessi vantaggi, perché i dirigenti amministrativi possano essere licenziati!»; non ne abbiamo visti molti, credo, nella Pubblica Amministrazione. Comunque c’è questa differenza di fondo.

Quello che, invece, siamo stati costretti a subire, è l’applicazione di questa normativa al nostro Ministero che non ha dato nessun risparmio poi, alla fine. Cioè, sì, è vero, poi siamo riusciti a dimostrare che abbiamo risparmiato, ma se andiamo a mettere il nostro sangue non sul piatto ma nel contenitore della bilancia, obiettivamente noi possiamo dare tante lacrime ma poco sangue, perché siamo lo 0,24 % del bilancio dello Stato. E, ripeto, noi, come Sindacato, dobbiamo continuare, credo, a far vedere questo aspetto, che non è, trattandoci come gli altri e andando a cercare i 10.000 euro che l’Amministrazione pubblica migliora, i conti dello Stato migliorano perché, anzi, rischiamo di avere delle involuzioni, delle disfunzioni che portano a delle diseconomie nell’allocazione delle risorse, nel funzionamento delle strutture, nelle minore efficienza. Beh, tutto questo si paga nel medio e nel lungo termine.

Io credo, insomma, che sia stata una discussione interessante. Abbiamo avuto il Ministro che ci ha confermato il suo modo di vedere che, per molti aspetti, è vicino al nostro. Quello sulla specialità credo sia stato un aspetto interessante, una specialità nei fatti ma da affermare tutti i giorni con il nostro impegno quotidiano. Delle assicurazioni sul suo impegno personale, che sicuramente sono da apprezzare, che valuteremo, poi, per i risultati che daranno, a partire dall’assunzione dei funzionari vincitori del concorso diplomatico ormai dello scorso anno fino alla difesa dell’ISE e dei nostri bilanci. Certo è che abbiamo un anno pieno di cose da fare; gli spunti che sono nati da questa nostra Assemblea sono numerosi e ce l’hanno confermato. Abbiamo la fortuna di avere Cristina Ravaglia che ha confermato la sua disponibilità al distacco, per cui lavorerà a tempo pieno. Abbiamo anche un’offerta generosa di un altro collega, Stefano Pontesilli, di mettersi in distacco, il Consiglio valuterà le modalità, valuterà come meglio dividersi il lavoro, sicuramente pesante, che avremo da fare e poi verremo a renderne conto ai nostri soci di qui ad un anno e vedremo se il nostro lavoro sarà stato apprezzato.

Queste sono le cose che mi sento di dire dopo aver ascoltato, con molto interesse, i soci e gli ospiti che abbiamo avuto, e ringrazio ancora tutti quanti e te stesso in primo per averci così abilmente presieduto. Grazie.

 

PAOLO SPINELLI. Grazie Presidente. A questo punto passiamo all’approvazione della dichiarazione programmatica, che verrà presentata dal Vice Presidente Sergio Maffettone.

 

SERGIO MAFFETTONE. Do lettura al testo integrale della mozione per la successiva approvazione da parte dell’Assemblea. “L’Assemblea dei soci riafferma la necessità di valorizzare ulteriormente il ruolo del Ministero degli Affari Esteri e delle sue risorse umane nell’azione diplomatica e di promozione degli interessi internazionali del Paese, anche quale elemento determinante del funzionamento dello Stato e dà mandato al Consiglio di perseguire i seguenti obiettivi nelle quattro aree di azione considerate prioritarie, coinvolgendo il SNDMAE nella revisione del DPR 18.

1. Ruolo del Ministero degli Affari Esteri. Riaffermarne la funzione istituzionale di indirizzo e coordinamento dell’azione internazionale dell’Italia.

2. Struttura. Dotarsi di una struttura agile ed efficiente a Roma e all’estero.

3. Gestione delle risorse umane. Utilizzando al massimo lo strumento della formazione, far sì che il personale abbia caratteristiche di preparazione, motivazione ed efficienza ai massimi livelli della Pubblica Amministrazione.

4. Gestione amministrativa. Adottare procedure volte ad agevolare il conseguimento degli obiettivi di politica estera.

Per quanto riguarda il ruolo del Ministero degli Affari Esteri, riaffermare la funzione istituzionale di indirizzo e coordinamento di tutte le attività del sistema Paese all’estero, in favore dell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini. A tal fine, impegnare il vertice politico a stabilire obiettivi chiari, garantire risorse adeguate scongiurando qualsivoglia pericolo di svilimento dell’azione del Ministero degli Affari Esteri in un periodo storico che ci vede più di prima impegnati a fronteggiare con abnegazione le crescenti funzioni che siamo chiamati a svolgere a risorse umane e materiali assurdamente decrescenti a fronte della tendenza che si registra tra i principali partner internazionali di riferimento dell’Italia. Valorizzare lo straordinario caso della Farnesina, fiore all’occhiello nel panorama della Pubblica Amministrazione per quanto attiene al rinnovamento tecnologico, alla informatizzazione delle procedure amministrative, alla qualità del servizio prestato, sia a Roma sia all’estero, alla peculiare professionalità che, silenziosamente, accompagna l’assolvimento dei compiti istituzionali a fronte di una ormai drammatica riduzione delle risorse nei rapporti con il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione e la Presidenza del Consiglio.

Struttura del Ministero degli Affari Esteri. Esercitare le dovute pressioni sull’Amministrazione perché l’azione di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare avvenga non sulla base di provvedimenti estemporanei e cosmetici lesivi della funzionalità della rete stessa, bensì sulla base di una chiara e condivisa strategia complessiva di rilancio dell’azione del Ministero degli Affari Esteri a tutela dell’interesse nazionale negli scacchieri internazionali. Ottenere la revisione del DPR 368 e la sua omogeneizzazione all’ordinamento del Ministero degli Affari Esteri, in particolare con l’eliminazione della riserva a favore dei dirigenti amministrativi e i posti di Direttore Generale della DGAA, capo del SICC e capo dell’ufficio cittadinanza della DGIT, nonché di posti consolari.

Garantire l’ottimizzazione del contributo delle risorse umane disponibili nei vari gradi anche attraverso una revisione delle strutture organizzative del Ministero degli Affari Esteri e l’articolazione delle sedi estere attraverso metodi di lavoro più snelli e razionali, idonei a responsabilizzare maggiormente il personale a tutti i livelli e ad assicurare l’esercizio delle funzioni dirigenziali della carriera diplomatica prevedendone un accresciuto ruolo anche nel campo della promozione culturale all’estero.

Gestione delle risorse umane. In favore dei gradi iniziali, prevedere la corresponsione di una indennità di posizione maggiorata ai Segretari di Legazione che svolgano funzioni di capo ufficio. Rispettare l’autonomia dirigenziale e l’organizzazione del tempo di lavoro; rispettare, sostanzialmente, il carattere dirigenziale dell’opera dei Segretari di Legazione; prevedere un monte ore obbligatorio per la formazione professionale all’interno del normale orario di lavoro; agevolare la possibilità di esperienze esterne al Ministero degli Affari Esteri; dare pubblicità, adeguata e tempestiva, dei posti disponibili al Ministero ed all’estero; migliorare la formazione sul campo, ad esempio attraverso la partecipazione dei funzionari, anche dei gradi iniziali, che preparano la documentazione agli incontri not taking.

Garantire la tenuta annuale del concorso diplomatico e la regolare immissione nei ruoli dei vincitori di concorso nei tempi previsti. Riaffermare il principio della tenuta di concorsi pubblici esterni per titoli ed esami quale unico modo di accesso ai ruoli del Ministero degli Affari Esteri.

In materia di pari opportunità e politica delle coppie. Sensibilizzare l’Amministrazione sulla necessità di promuovere pari opportunità per i coniugi dei dipendenti pubblici in servizio all’estero, tutelando l’integrità del nucleo familiare. Promuovere il lavoro del coniuge e del dipendente pubblico in servizio all’estero presso gli uffici della Pubblica Amministrazione presenti nella sede di destinazione ed agevolare, nella misura del possibile, il loro inserimento nel mercato del lavoro. Operare affinché la sostituzione delle colleghe in congedo di maternità, ex astensione obbligatoria, sia stabilita per legge e, quindi, diventi automatica. Migliorare la gestione delle coppie di fatto, che assume aspetti specifici e di particolare rilievo per il personale del Ministero degli Affari Esteri, anche a causa delle difficoltà nell’ottenimento del permesso di soggiorno o di altro titolo che permetta di trasferirsi all’estero. Impegnarsi nella risoluzione dei problemi pratici delle famiglie come servizi di sostegno per l’inserimento dei figli nelle scuole e dei coniugi nel circuito del lavoro. Includere nell’accordo giuridico rinnovato, la partecipazione al Comitato pari opportunità del Ministero degli Affari Esteri. Monitorare l’attuazione della normativa vigente in materia di parità e pari opportunità all’interno del Ministero degli Affari Esteri, sia nella sede centrale e sia nella sede estera. Promuovere l’inserimento delle donne nei settori e nei livelli professionali nei quali esse siano sottorappresentate. Promuovere il superamento di una cultura di prevenzione e pregiudizio rispetto alle responsabilità familiari. Continuare nell’opera di conclusione di accordi bilaterali con i vari Paesi di accreditamento, volti a consentire il lavoro del coniuge all’estero. Aumentare la percentuale dell’ISE riconosciuta per ogni figlio. Prevedere il pagamento integrale del costo delle scuole dei figli all’estero e l’eliminazione del limite dei tre anni finali per ottenere il contributo per le scuole in Italia.

Scorrimenti di carriera. Ricercare ed applicare coerentemente criteri certi, stabili nel tempo, equi e trasparenti, anche attraverso la predisposizione di studi che consentano di delineare gli scenari che, senza adeguati correttivi, si verificheranno in futuro. Mantenendo i due distinti gradi di Consigliere di Legazione e Consigliere d’Ambasciata, studiare la possibilità di procedere all’accorpamento dell’organico. Ripristinare una corretta progressione di incarichi con alternanze tra Italia ed estero e tra funzioni diverse e crescenti. Studiare misure che agevolino scorrimenti, prevedendo incentivi all’esodo e al prepensionamento volontario con la creazione di un canale privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio. Ampliare i collocamenti fuori ruolo presso istituzioni ed enti onde permettere un’osmosi maggiore con la società fornendo, al contempo, una opportunità di utile impegno non solo, ad esempio, per i Ministri alle dirette dipendenze ma anche per i gradi iniziali in posizione di consigliere diplomatici aggiunti. Assicurare che le destinazioni all’estero e in sede dei diplomatici avvengano secondo criteri certi, stabili, equi e trasparenti. Prevedere, per tutti i gradi della carriera, forme di pubblicità dei posti disponibili al Ministero, dei posti di Capo missione e degli incarichi esterni al Ministero presso organizzazioni internazionali e altre istituzioni.

Valutazione del lavoro nel pubblico impiego. Per rispondere ad una esigenza sempre più sentita nel Paese e di cui il Parlamento si sta facendo interprete, chiedere l’istituzione di procedure di valutazione ed incentivazione di tutto il personale che, a qualunque titolo, presti servizio presso gli uffici del Ministero degli Affari Esteri all’estero nell’ambito di una più ampia riforma dell’inquadramento giuridico del personale non dirigente che permetta un appropriato sistema di incentivazione del personale e che leghi le assegnazioni all’estero, le promozioni e i premi retributivi ai meriti di servizio.

Promuovere un nuovo modello di contratti locali senza durata a tempo indeterminato anche al fine di permettere forme flessibili di impiego in loco. Sollecitare l’Amministrazione ad adottare provvedimenti migliorativi del trattamento del personale nelle sedi e, in particolare, in quelle con problemi di sicurezza, anche con riguardo ad una più ampia applicazione dell’articolo 7 con riferimento alla permanenza dei familiari, all’assicurazione sanitaria e per i rischi professionali, all’estensione dell’articolo 84 del DPR 18, all’abolizione della circolare sul godimento delle ferie all’estero, che pregiudica l’esercizio di un diritto ed incide negativamente sugli equilibri familiari, al pagamento integrale delle spese scolastiche e all’aumento della quota per i figli a carico. Ribadire la valenza prioritaria, promuovendo il ruolo dell’ISDI, di una formazione permanente a tutti i livelli della carriera quale strumento di crescita ed aggiornamento professionale. Incentivare i periodi di servizio presso organizzazioni internazionali e altre amministrazioni anche straniere, università e settore privato nell’ottica di una valorizzazione della professionalità e di una continua osmosi con la società civile. Favorire l’applicazione della legislazione inerente alla possibilità di aspettative per periodi di lavoro e di studio all’esterno dell’Amministrazione in particolare l’anno sabbatico.

Risorse materiali, aspetti giuridici e amministrativi. Partecipare attivamente alla revisione del DPR 18 per restituire autorevolezza e incisività all’azione esterna del Ministero, negoziare per tempo il rinnovo dell’accordo della carriera diplomatica relativo agli aspetti giuridici ed economici con l’obiettivo di pervenire ad un trattamento giuridico ed economico adeguato alle peculiari funzioni dirigenziali della carriera diplomatica non inferiore a quello dell’alta funzione pubblica italiana con l’obiettivo anche di ridurre le sperequazioni tra pensionandi da Roma e dall’estero. Stabilire un rapporto percentuale tra stipendio iniziale e stipendio finale della carriera, da mantenere in sede di aumenti salariali onde evitare oscillazioni volte a riequilibrare eventuali torti subiti da un grado rispetto all’altro nella tornata precedente. Promuovere una semplificazione delle procedure amministrativo-contabili, il decentramento delle decisioni di spesa e l’autonomia gestionale delle sedi all’estero perfezionando i meccanismi del bilancio di sede e permettendone, così, una sua applicazione.

Mantenere alta l’attenzione sulla tematica della semplificazione e dello snellimento amministrativo in tutte le sue valenze, a cominciare dall’analisi degli sprechi e delle economie realizzabili mediante l’adozione di procedure amministrative e informatiche innovative, tendenti all’impiego ottimale delle risorse umane e materiali al Ministero e all’estero.

Adottare una strategia di politica estera che tenga conto degli strumenti con cui attuarla e della necessità di modernizzazione delle norme e delle strutture. Aumentare le risorse, anche recuperando gli sprechi, e semplificarne la gestione nelle Ambasciate e nei Consolati. Gli uffici consolari, in particolare, si trovano ad affrontare un aggravio di richieste di servizi senza poter contare sul necessario potenziamento. Chiedere una preventiva valutazione di impatto dei nuovi adempimenti sulla struttura diplomatica consolare già ridotta allo stremo dai ripetuti tagli in Finanziaria.

Promuovere ogni utile iniziativa, proseguendo nel lavoro avviato con l’ANM, Associazione nazionale magistrati e il SINPREF, il sindacato dei prefetti, al fine di promuovere la funzionalità dello Stato e, in particolare, del Ministero degli Affari Esteri. Chiedere che la Commissione di finanziamento si pronunci con forza in favore di un adeguamento dell’ISE, alla luce della progressiva e costante perdita del potere di acquisto. Richiedere l’inclusione dell’indennità integrativa speciale nello stipendio metropolitano anche quando si è all’estero e un preventivo dialogo sulle variazioni annuali stabilite dalla Commissione permanente di finanziamento dei coefficienti di sede per il calcolo delle indennità di servizio all’estero, ISE, e del personale diplomatico e di ruolo.

Passare ad una fase più avanzata nell’organizzazione e fruizione di contenuti e servizi sindacali in rete aggiornando il sito SNDMAE. Predisporre la piattaforma tecnologica necessaria per l’utilizzo di questionari e sondaggi di opinione utili a permettere ai soci di avere un’influenza diretta ed immediata sulle attività e le decisioni del Consiglio.

 

ALBERTO VECCHI. Io suggerirei, anche per tastare il polso all’Amministrazione su questa cosa, se l’Assemblea è d’accordo, di inserire un accenno alla possibilità o al tentativo di indicazione di percorsi di carriera ragionati. Se si riuscisse ad arrivare a proporre dei test case all’Amministrazione in uno o due casi specifici, in cui, magari, è più semplice farlo per giungere ad un risultato, sarebbe una breccia che si apre.

 

GIANLUCA ALBERINI. Sì, infatti mentre leggevamo… anch’io ho un paio di osservazioni. Questo principio dei percorsi di carriera credo che si possa meglio evidenziare. Qualcosa c’è, sto guardando gli scorrimenti ti carriera: “…ripristinare la corretta progressione di incarichi, con alternanza tra Italia ed estero tra funzioni diverse e crescenti”.

 

ALBERTO VECCHI. Io la vedo di più anche come una questione relativa alla specializzazione. Cercare di formare, almeno in parte, laddove possibile, dei funzionari che abbiano raggiunto, dopo quel percorso, una conoscenza, un approfondimento di dossier di aree geografiche tale che consenta a loro di svolgere incarichi di particolare rilievo.

 

GIANLUCA ALBERINI.Bisogna formulare una frase, semplicemente. Credo che si possa mettere… cosa suggerisci?

 

ALBERTO VECCHI. Direi qualcosa come “prevedere” o “sensibilizzare l’Amministrazione nella prospettiva della istituzione di specifici percorsi di carriera che consentano di sviluppare competenze approfondite di specifici settori o aree geografiche. Di formare professionalità nella prospettiva di un utilizzo prevedibile e razionale delle risorse…

 

GIANLUCA ALBERINI. Hai un testo scritto?

 

ALBERTO VECCHI.  L’ho scritto adesso.

 

GIANLUCA ALBERINI. Va bene.

 

SERGIO MAFFETTONE.  Basta solo dire dove lo inseriamo.

 

GIANLUCA ALBERINI.Io direi dopo il punto C del punto 8.

 

SERGIO MAFFETTONE.  O al punto b, scalano gli altri.

 

GIANLUCA ALBERINI. Se posso, avrei due osservazioni da rivolgere al VicePresidente. Se non c’è qualcun altro che vuole intervenire. Sto sostituendo indegnamente…

 

PIERO FRANCESE.Solo un chiarimento. Benissimo il linguaggio che hai proposto, ma qui è una cosa ben diversa però. Cioè la carriera modello come si intende sviluppare. Cioè il passaggio da gradi a tipo di funzioni. Quello che, in linea di massima, si intende fare. Almeno, dal livello medio di carriera, tutto questo è risultato un po’ confuso e un po’ vago. Però il linguaggio mi va benissimo. Questa è una nozione di fondo su cui, qualche volta, il Sindacato dovrà impegnarsi. Per me questo è il percorso di carriera, mentre è giustissimo che le risorse individuali di conoscenza vadano sviluppate e valorizzate.

Posso fare due o tre commenti di tipo puramente etimologico? Quando parliamo del ruolo del Ministero degli Affari Esteri, questo paragrafo 1, 2 di pagina 1, non si insiste un po’ troppo? “Assurdamente decrescenti”, basta che siano “decrescenti”. Parlo delle risorse umane e materiali, la riga sei. Cioè, esagerare un’aggettivazione si va sempre a sminuire il significato di quello che si dice. Tanto più che la stessa nozione viene poi ripetuta nel paragrafo dopo fra parentesi “…a fronte di una ormai drammatica riduzione delle risorse”, francamente mi pare un po’ eccessivo. Lo ridurrei un pochino. Anche qui “…valorizzare lo straordinario caso della Farnesina…” per carità, a me va benissimo, ma sarei con gli inglesi, per i quali il self price is no price. Cioè, un esterno legge questa cosa e dice: “Ma questi, chi credono di essere?”. Cioè, voglio dire, almeno togliamo “straordinario” sostituendolo con “lo speciale caso”. Attenuiamo l’aggettivazione, che mi pare veramente esagerata.

Poi, il paragrafo sui dirigenti amministrativi, quarto della pagina 2. Non capisco bene l’obiettivo. Perché questo sembra essere rivolto contro la carriera amministrativa. Cioè ridurre un po’ le loro capacità di espressione. Non che io non sia d’accordo, ma non è che abbiamo dei dirigenti amministrativi soci del Sindacato. Cioè, è corretto nei loro confronti? Non lo so. Forse avvertirli almeno prima.

 

SERGIO MAFFETTONE. Questo c’era già l’anno scorso, comunque.

 

GIANLUCA ALBERINI. Sì, questo, come citavo prima, riprende quanto chiediamo da anni. È vero quello che tu dici. A parte che non sono a conoscenza di dirigenti amministrativi nostri soci, sinceramente…

 

PIERO FRANCESE.Ce ne sono.

 

GIANLUCA ALBERINI. Ma questo non vuol dire niente, effettivamente. Il fatto che abbiamo 681 diplomatici, che, però, fosse 180 che la pensano così.

 

PIERO FRANCESE. No, ma la penso anch’io così. È una questione di opportunità di uscire in questa maniera un po’ cruda.

 

ARMANDO VARRICCHIO.   Essere smussati, sempre essere accomodanti, concilianti. Un Sindacato è un’istituzione di parte, deve difendere gli interessi dei propri soci, non deve essere la mamma.

 

GIANLUCA ALBERINI.Sono assolutamente d’accordo.

 

ARMANDO VARRICCHIO.   Poi si può condividere o meno. Ma un sindacato deve avere il coraggio delle proprie azioni ed idee. Sono espressioni che appartengono alla stragrande maggioranza dei sentimenti di tutti noi. Se no siamo sempre quelli che vogliono accomodare…

 

SERGIO MAFFETTONE. Se poi qualche dirigente non è d’accordo…

 

ARMANDO VARRICCHIO.    Non c’è un riguardo ossessivo nei confronti della professione; è la posizione di una parte del Sindacato.

 

PIERO FRANCESE. No in merito sull’accordo.

Poi un’ultima cosa proprio di mia comprensione. Dove si parla di scorrimenti di carriera, al paragrafo a, cosa vuol dire “senza adeguati correttivi”, alla terza riga. Cioè, non capisco l’espressione: “…la predisposizione di studi che consentano di delineare gli scenari che, senza adeguati correttivi, si verificheranno in futuro”. Cosa vuol dire esattamente?

 

GIANLUCA ALBERINI. Questo credo che voglia dire, perché riprende frasi che abbiamo già pronunciato in passato, che i correttivi sono auspicati. Forse è inutile in questo senso, in questo contesto.

 

PIERO FRANCESE. Sì, ma non capisco cosa vuol dire, però: “attraverso la predisposizione di studi che consentano di delineare gli scenari che, senza adeguati correttivi, si verificheranno in futuro”.

 

GIANLUCA ALBERINI. No, questa è una frase presa da un concetto più generale. Che, senza gli adeguati correttivi, gli scenari che ci sono davanti sono tragici, praticamente. Questo era il senso della frase originaria, che riconosco.

 

PIERO FRANCESE. La metterei più esplicita, così è un po’ criptico. Ciò detto, no ho altri commenti.

 

-. Che si verificheranno in futuro a meno che non vengano adottati…

 

GIANLUCA ALBERINI. Forse ci si può fermare a delineare gli scenari. E mi fermerei qui. Che poi i correttivi li proponiamo dopo noi.

 

PIERO FRANCESE. Sì, oppure fare due… perché così non è molto chiaro. A meno che la mia facoltà di comprensione sia inferiore alla media.

 

GIANLUCA ALBERINI. Ci si può fermare a scenari, direi. Perché poi correttivi di scenari futuri. Perché quello che vogliamo è che si sappia cosa succede da qui a cinque dieci anni, in modo che, poi, possano essere presi i correttivi.

 

PIERO FRANCESE. Questo, anzi, risponde proprio a quelle mie indicazioni sul modello di sviluppo di carriera. Certo, perfetto.

 

GIANLUCA ALBERINI. Io ho altri due suggerimenti. Al punto d: “Studiare misure che agevolino scorrimenti, prevedendo incentivi all’esodo e al prepensionamento volontario” invece che “con la creazione”, io direi “e la creazione di un canale privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio senza pregiudizio per i restanti candidati”. Mi sembra di capire che questa sia la vecchia idea di prevedere, per i colleghi che hanno una certa anzianità, un canale che non vada ad incidere sul resto della carriera. Il problema, che c’è sempre, di promuovere ogni anno un certo numero di colleghi che hanno acquisito dei meriti indubbi nel corso della carriera e che si trovano a competere però, con i “giovani leoni”, con quelli che hanno la prospettiva futura.

Sono due categorie diverse, insomma. Obiettivamente è difficile metterle insieme, anche quest’anno so che ci sono state grosse discussioni. Forse uno dei modi in cui si può risolvere la questione è prevedere, come hanno fatto anche i militari in passato, per un certo tipo di funzionario che, indubbiamente, ha tutti i titoli ma che difficilmente ce la farebbe a reggere la competizione perché ha delle caratteristiche diverse, cioè più un riconoscimento al passato che uno sguardo verso il futuro, di prevedere un canale separato di promozione che, però, non vada ad incidere sul resto dei candidati.

Questa è l’idea che è stata già discussa in passato. E, però, bisogna anche aggiungere, perché così resta un po’ monco, “… e creazione di un canale privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio, senza pregiudizio per i restanti candidati”. Mi sembra necessario aggiungere questa precisazione.

 

ANTONINO PROVENZANO.   Senza pregiudizio, ma il pregiudizio, di fatto, c’è…

 

GIANLUCA ALBERINI. Il punto è quello, è esattamente questo il fatto, di evitare. Cioè, o bisogna creare un canale con dei posti fuori ruolo riservati, insomma, qualche idea del genere. “… per i restanti candidati”; è un po’ la quadratura del cerchio, però…

 

ANTONINO PROVENZANO.    È una questione di principio: i restanti candidati oppure i restanti funzionari?

 

GIANLUCA ALBERINI. Beh, candidati. Perché sono i candidati che possono avere pregiudizio.

 

PAOLO SPINELLI. Non vorrei rubare tempo, perché siamo veramente fuori tempo massimo, però confido nei miei ricordi, non ricordi personali ma ricordi di com’era, veramente il DPR 18. Attenzione perché è stata tolta l’unica promozione per anzianità che c’era, che era il Consigliere d’Ambasciata che forse ricorderete. Esisteva un canale, difficilissimo da percorrere perché richiedeva venticinque anni di carriera e, in genere, o la gente era già stata promossa o se ne erano andati per consunzione. Però, in teoria, lì c’era un numero di posti, mi pare un decimo dei posti, per anzianità.

Ora, questo si potrebbe anche fare per le promozioni a Ministro – dico per modo di dire, è un po’ difficile forse – ma è stato tolto proprio perché la tendenza odierna e quella al merito puro e non più all’anzianità. Quindi sono tutte promozioni, ormai, per merito comparativo, non c’è più questo canale. Ristabilirlo apertis verbis mi sembra molto difficile. Quello che l’Amministrazione dovrebbe fare è avere, in un angolo della mente, l’esigenza di contemperare le richieste che sono le giuste aspettative di chi è molto bravo e vuole andare avanti rapidamente e chi, magari, è bravo egualmente, non che sia meno bravo, però ha avuto delle vicende di carriera un po’ diverse e che, quindi, aspetta poi di avere comunque il coronamento della propria carriera. Però dirlo, come diceva giustamente…

 

PIERO FRANCESE.    Non credo che si metta una riserva di posti disponibili, il meccanismo è esterno, no?

 

GIANLUCA ALBERINI. Esattamente questo. Non fare una riserva sic et simpliciter, che, ovviamente, va contro. Ma si tratta di cercare un canale per la nostra carriera per dare applicazione a quegli incentivi che sono stati previsti da varie amministrazioni.

 

PAOLO SPINELLI. Allora, però, mi pare vada chiarito che si tratta di un impiego esterno…

 

GIANLUCA ALBERINI. E poiché si parla nell’ambito di scorrimenti, incentivi all’esodo, al prepensionamento volontario alla creazione di un canale privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio. Potrebbe essere, per esempio, come fanno i militari, che si dà il grado superiore ma dopo un tot numero di anni si va in pensione.

 

PAOLO SPINELLI. Ma allora dovrebbe rimanere “con la creazione” perché allora è strumentale all’esodo, strumentale, cioè, al prepensionamento.

 

ANTONINO PROVENZANO.    Scusami Presidente, posso aggiungere un ultimissimo elemento di riflessione? Dobbiamo tenere presente che quest’anno, 2009 – tu non eri presente quando ho detto due parole -, si interrompe un processo di automatismo che garantiva a chi faceva richiesta di essere mantenuto in servizio fino ai 67 anni, di permanervi. Quindi dal 1° gennaio di quest’anno ci sarà sempre un numero di colleghi che non si sa ancora se verranno mantenuti per un breve periodo, per un medio periodo etc. In relazione a ciò che verrà deciso su questo argomento, e credo che il Ministro abbia accennato che è allo studio una qualche soluzione, la soluzione che verrà data a livello politico non potrà non riflettersi, in qualche modo, sul contenuto di questo n. 8 punto d, o mi sbaglio?

 

GIANLUCA ALBERINI. Per esempio, sì, potrebbe essere proprio questo. Cioè, si trovano dei canali speciali per incentivare l’esodo… se quello che stanno cercando di fare, che è quello che noi chiediamo, ben vengano. Potrebbe trovare applicazione qui, cioè, questa potrebbe essere un’applicazione…

 

ANTONINO PROVENZANO.    Un’applicazione di quello che dovevamo decidere e credo sia ormai evidente a tutti che è importante sottolineare la parola “incentivi” e “volontari”.

 

STEFANO PONTESILLI.   Incentivi all’esodo e prepensionamenti volontari, perché questi sono due canali attraverso i quali si può cercare una valvola di…

 

ANTONINO PROVENZANO.    Ma non è proponibile, perché il problema, dal 1° gennaio di quest’anno, sia molto più presente e più cogente di quanto non lo era nel dicembre dell’anno scorso.

 

GIANLUCA ALBERINI. È proprio per questo che noi chiediamo gli incentivi, che chiediamo, diciamo, delle misure speciali, particolari. Perché se rimaniamo nell’ambito del possibile, oggi è possibile che ti mandino in pensione a 65 anni così, invece noi chiediamo che ci siano dei percorsi. Ma questi percorsi e queste misure non devono, però, “danneggiare” gli altri.

 

ANTONINO PROVENZANO.    Io credo ci siano varie possibili forme.

 

GIANLUCA ALBERINI. Noi avevamo chiesto il grado superiore, non solo a titolo onorifico, ma anche con almeno una parte della pensione. Per esempio, visto che la posizione, il grado ed il risultato non possono essere dati se uno non ha certe funzioni, ma dando il grado superiore, almeno la parte stipendiale, che è circa un terzo, avrebbe l’aumento. Abbiamo proposto tutta una serie di misure che, effettivamente, hanno dei costi, ma non sono dei costi così elevati. Si parla di poco.

L’ultima cosa. Anche qui, al punto 9, le ultime due righe: “…promuovere un modello di contratti locali senza durata a tempo indeterminato”, forse, si potrebbe chiarire e dire: “a tempo determinato”, “un nuovo modello di contratti locali a tempo determinato”, è più chiaro, credo, invece che la doppia negazione… Esatto: “Promuovere un nuovo modello di contratti locali a tempo determinato, anche al fine…”.

L’ultima cosa, al punto 13, suggerirei: “…negoziare” alla penultima riga si parla di “…evitare oscillazioni volte a riequilibrare eventuali torti subiti da un grado rispetto all’altro nella tornata precedente”. Più che “eventuali”, direi “presunti” perché i torti sono sempre presunti e mai provati in questa materia. Torti in questa materia…

 

PAOLO SPINELLI. È necessario dirlo? Diamo per assodato, quindi, che ci siano stati torti. È una questione piuttosto delicata da prendere in esame.

 

GIANLUCA ALBERINI. Io ho finito con le mie osservazioni.

 

PAOLO SPINELLI. Siamo rimasti veramente in pochissimi oltre al Consiglio direttivo e oltre al Presidente dell’Assemblea, ma devo porre ai voti questa mozione così emendata. Naturalmente poi a cura, immagino…

 

PIERO FRANCESE.    Per acclamazione.

 

PAOLO SPINELLI. Benissimo. Allora si dà per approvato. (Applausi). Mi pare che il punto 10: “Varie ed eventuali” non ci sia, che nessuno voglia prendere la parola, e allora non mi rimane che dichiarare chiusa l’Assemblea Ordinaria 2009 del SNDMAE. Grazie a tutti gli intervenuti.

 

GIANLUCA ALBERINI. Grazie, Paolo.

 

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