ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI
ROMA, 30 MARZO 2009
GIANLUCA ALBERINI. Benvenuti a tutti. Sono Gianluca Alberini, come molti di voi sanno. Sono molto
contento di essere qui con tutti voi per questa nostra Assemblea ordinaria
annuale.
Direi, come è tradizione, di
passare subito al nostro primo punto, cioè l’elezione del Presidente di questa
Assemblea ordinaria. Abbiamo pensato che il nostro socio, Paolo Spinelli,
potrebbe essere la persona più adatta a presiedere questa Assemblea. Quindi mi
rimetto alla decisione dell’Assemblea. (Applausi). Invitiamo Paolo
Spinelli a presiederci. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Ringrazio il Consiglio uscente e il Consiglio subentrante, ringrazio
soprattutto l’Assemblea per la fiducia accordatami. Lo considero un grande onore
da semplice socio del Sindacato quale sono sempre stato. Non particolarmente
attivo perché voi sapete che in tutte le mie incarnazioni romane sono stato
“dall’altra parte”, come si dice. Per me è anche l’ultima Assemblea; sono
quarantuno anni che sono socio del Sindacato e questa è l’ultima Assemblea,
perché entro la fine dell’anno dovrò lasciare per limiti di età. Quindi tanto
più gradita e di grande soddisfazione per me, questo.
Io credo che abbiamo una giornata
particolarmente intensa, guardando l’ordine del giorno che è composto, come voi
sapete, da adempimenti tecnici, che ricorrono ad ogni Assemblea Generale e poi,
naturalmente, di maggiore interesse c’è sempre la parte dibattimentale che
vedrà anche la partecipazione dell’onorevole Ministro, che ci raggiungerà tra
poco.
Rivolgo ancora il mio saluto e
soprattutto il mio augurio al nuovo Presidente, Gianluca Alberini, al nuovo
Segretario esecutivo, Cristina Ravaglia. È un “cambiamento-continuità”, se
vogliamo, nella vita del Sindacato: questo è di buon auspicio. Il Sindacato è
chiamato, in un momento come questo, a far fronte a problemi e difficoltà
particolarmente impegnativi, dunque l’auspicio di tutti soci, l’auspicio di
questa Assemblea, interpretando, credo, i sentimenti di ognuno, è quello che
possa svolgere, come è sempre avvenuto, il suo mandato nel migliore dei modi.
Credo che possiamo subito dare il
via con la discussione e l’approvazione del bilancio consuntivo 2008 e del
bilancio preventivo 2009 che verrà introdotto, credo, dal Segretario esecutivo
Cristina Ravaglia.
CRISTINA RAVAGLIA. Grazie mille Paolo, signori buonasera. Cesarina, forse può distribuire qualche
copia dei bilanci. Sono bilanci nei quali abbiamo, forzatamente – e ho
personalmente tenuto che così fosse – operato una gestione estremamente
rigorosa per evitare un pericolo o una possibilità, che era quella di aumentare
le quote sociali. Ancora riusciamo a farcela così, con una gestione, come dico
io ridendo, un po’ “piemontese” ma che, insomma, credo sia la benvenuta non solo
nel Sindacato.
La nostra Commissione di
Vigilanza ha esaminato i nostri bilanci e ha riscontrato questa tendenza un po’
“cronica” ad un deficit e, comunque, forse, sarebbe il caso di sentire
Alberto Cutillo, Presidente della nostra Commissione di Vigilanza, in modo tale
che possa illustrarci un po’ le risultanze della loro opera. Grazie.
ALBERTO CUTILLO. Grazie,
buongiorno e auguri al nuovo Consiglio. Molto brevemente. Con Marilina Armellin
e Domenico Fornara, che, purtroppo, non è qui oggi, abbiamo rivisto i conti. In
effetti, nella relazione che abbiamo predisposto, non so se sia stata
distribuita, abbiamo comunque evidenziato che c’è stata sicuramente una
politica di attenzione al bilancio negli ultimi anni, però rimane, sia pure
attenuato, un deficit strutturale che abbiamo cercato di ricostruire. Il
bilancio, per alcuni motivi, in alcuni casi era stato redatto più sulla base
della cassa che della competenza, quindi abbiamo cercato di fare una piccola
operazione contabile per vedere il bilancio di competenza, cioè le uscite che
effettivamente pertengono agli specifici anni. In effetti, il trend è
stato, vi leggo le cifre più significative: nel 2006, 40.000 euro di deficit,
44.000 nel 2007, 22.000 nel 2008 e 18.000, in base alla previsione del 2009.
Questo deficit ha portato, praticamente, alla cancellazione della
riserva che si era accumulata negli anni precedenti con la liquidazione degli
ultimi titoli di cui disponeva il Sindacato e la previsione che potete vedere
nel bilancio 2009 è che al termine dell’esercizio ci saranno solo 10.600 euro
di avanzo. Il che vuol dire che continuando il trend così, nei primi
mesi del 2010 si arriverà all’esaurimento di questa riserva e, quindi, credo
che sia, anzi, la Commissione ritiene che sia urgente, per il Consiglio,
prendere delle decisioni su come affrontare questa situazione che potrebbe
portare, anche a seconda dei flussi di cassa che si realizzano nel corso
dell’anno, il Sindacato nell’incapacità di far fronte alle spese correnti.
Quindi riteniamo che sia urgente, per il Consiglio, fare delle proposte su come
evitare una situazione che nuocerebbe all’operatività del Sindacato.
Siamo a disposizione se ci sono
domande o chiarimenti. Ringrazio il Consiglio e tutti voi per la fiducia
accordataci e vi auguro buon lavoro.
PAOLO SPINELLI. Mettiamo quindi ai voti il rendiconto per l’esercizio del 2008 e il preventivo
del 2009. Si dà per approvato? Non vedo obiezioni. Benissimo. Allora il
rendiconto 2008 e preventivo 2009 si danno per approvati.
Il successivo adempimento è
quello dell’elezione dei membri alla Commissione di Vigilanza. Chi sono i
proposti?
CRISTINA RAVAGLIA. Faccio io?
GIANLUCA ALBERINI. Sì, fai tu.
CRISTINA RAVAGLIA. Allora, la proposta, accettata dagli interessati, è di rinnovare ad Alberto
Cutillo, Marilina Armellin e Domenico Fornara l’incarico anche per il prossimo
anno. Approvata? Trionfo. (Applausi).
PAOLO SPINELLI. Il
successivo passo è la nomina dei membri della Commissione elettorale del 2009.
CRISTINA RAVAGLIA. Anche in questo caso abbiamo chiesto ai volontari di quest’anno appena finito
se volevano riconfermare il loro interesse e la loro disponibilità soprattutto,
e l’hanno riconfermata: Roberto Pietrosanto, il collega Scartozzoni e Francesco
Canino. Trionfo. (Applausi). Alleviati dal voto elettronico che, ormai,
fa fare solo la schermata…
PAOLO SPINELLI. Nel frattempo, vedo che siamo stati raggiunti dal Direttore Generale del
Personale, il Ministro Giacomo Sanfelice, che salutiamo con particolare fervore
e anche dai rappresentanti di alcune organizzazioni sindacali del Ministero, al
quale va il nostro più cordiale ed affettuoso saluto.
A questo punto do la parola a
Cristina Ravaglia, nella sua veste di Presidente uscente, per la relazione
consuntiva.
CRISTINA RAVAGLIA. Grazie mille. Siamo qui, oggi, con un Consiglio sindacale rinnovato in modo
molto sostanziale, ma con un Esecutivo che ricalca, invece, esattamente, nelle
persone, se non altrettanto esattamente nei ruoli, l’Esecutivo dell’anno
scorso.
Prima di passare al consuntivo del
nostro lavoro per l’anno passato, desidererei, però, farvi qualche brevissima
considerazione. Il voto di quest’anno ha concluso una campagna elettorale che è
stata inusualmente vivace, inusualmente combattuta, che io ritengo sia un
segnale importante di vitalità del Sindacato.
Il voto ha confermato, nella
maniera più piena possibile, tutti i componenti del vecchio Esecutivo, ed è un
messaggio molto chiaro, questo. Il fatto che la campagna elettorale sia stata
combattuta, e sofferta, in un certo senso, secondo me è estremamente positivo,
perché, se mi passate una battuta legata alle mie vecchie passioni
professionali, di un Sindacato e di un voto Nord-coreano io non credo che ci
sia bisogno. Perché è interesse di tutti noi, giovani e anziani, di tutte le fasce
d’età e tutti i gradi, preservare la pluralità delle voci interne: ma solo se
queste voci contribuiscono a rafforzare lo slancio verso il raggiungimento di
obiettivi comuni.
Ovviamente, la pluralità delle
voci interne non deve diventare cacofonia e neppure rendere meno forte e
inficiare l’azione verso l’esterno. Noi siamo un piccolo Sindacato, lo
sappiamo, siamo un Sindacato di nicchia, come io dico, ma credo sia una
definizione molto calzante, e un Sindacato piccolo e per di più diviso non
serve a nessuno. Soprattutto non serve a noi, tutt’al più può servire alla
nostra controparte, davanti alla quale appariremmo deboli perché divisi.
Ed ecco, a questo punto, io devo
una spiegazione a tutti voi ma soprattutto a coloro che mi hanno votato e,
numerosi, mi hanno indicato, votandomi, come confermabile nuovo Presidente; la
devo, qui, in modo ufficiale. Oltre al grazie per la fiducia che, chi mi ha
votato, ha voluto rinnovarmi, devo spiegare che la scelta dei giorni scorsi di
cedere la Presidenza, alla quale ero stata eletta dal Consiglio a norma di
Statuto, a Gianluca Alberini, mantenendo per me, però, la posizione di
Segretario esecutivo dal distacco sindacale a conferma, quindi, del perdurare
del mio grande impegno a favore del Sindacato, della carriera e di questo
Ministero, risponde esclusivamente all’interesse generale e al rispetto di
alcune priorità che considero assolutamente ineludibili. Tra cui, in primissimo
luogo, l’obiettivo centrale e fondamentale dell’unità del Sindacato, che si
accompagna, per me, all’esigenza di non radicalizzare gli schieramenti. Perché
radicalizzare gli schieramenti sarebbe solo ed esclusivamente autolesionista.
Veniamo ora al consuntivo del
passato Consiglio. In questo anno sentendomi, come sono, totalmente libera da
condizionamenti personali di qualunque tipo, credo, insieme al Consiglio
uscente, di esser riuscita a portare uno stile nuovo nel Sindacato. Uno stile
di dialogo critico con l’Amministrazione, come lo definisco, Nella massima e
doverosa chiarezza dei ruoli di ciascuno. Ho cercato di dare spazio il più
possibile ad un approccio realistico, quasi feroce, a volte, nel suo realismo.
Ho cercato anche, e mi sembra che la relazione della nostra Commissione di
vigilanza l’abbia riconosciuto, di fare una gestione di tipo “casalingo” delle
spese del Sindacato, ridotte all’osso.
È stato un anno pienissimo, un
anno difficile. Mi riservo di sintetizzare i grandi temi trasversali all’arrivo
del Ministro in modo da dargli un panorama generale di quelli che sono stati i
punti centrali del nostro lavoro. Questo anno ha visto il dl n. 112, ha visto
l’esplodere di una situazione di finanza pubblica drammatica, della quale siamo
e dobbiamo essere consapevoli, e ha visto anche l’oblio, per molti versi, da
parte dei vertici politici ed amministrativi, della specialità del Ministero
degli Esteri e della carriera diplomatica. Oblio dal quale abbiamo dovuto, ogni
volta, richiamare i vertici politici e amministrativi con delle messe in mora
posteriori che ci sono servite a risolvere la situazione della specialità su
alcuni casi specifici.
Nonostante queste difficoltà,
queste novità di quest’anno, abbiamo fatto una serie di cose molto importanti:
abbiamo firmato un accordo economico, una firma avvenuta in condizioni
difficilissime di vera emergenza e però con una scelta che credo sia stata,
nelle condizioni, la migliore possibile e che comunque ha portato i nostri
stipendi metropolitani a livelli che sono, attualmente, più in linea con le
analoghe carriere dello Stato.
Abbiamo assistito ad una positiva
inversione di tendenza in materia di ISE, con gli aumenti decisi lo scorso
dicembre. È stata la prima volta che, da quindici anni a questa parte, abbiamo
avuto aumenti nell’ISE. Si è trattato di aumenti limitati, ma è un segnale
importante, perché la situazione attuale comincia abbondantemente a diventare,
in molti casi, difficilmente sostenibile.
Della specialità, vi ho detto.
Dove siamo riusciti, con le nostre pressioni, e nei contatti con
l’Amministrazione, a riprendere per la giacchetta il concetto di specialità per
il Ministero degli Esteri e per la carriera, è stato in materia di decreto
legislativo 81 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Ancora non è passato
l’emendamento che andrà nel collegato bis alla Finanziaria, ma
l’Amministrazione e il vertice politico sono su questa linea, perché non
possiamo pensare di considerare le nostre Ambasciate all’estero equiparate ad
un qualunque ufficio dell’Agenzia delle entrate in Italia: non è possibile!
Siamo riusciti anche, dopo il dl
n. 112, in sede di conversione in legge, ad aggiungere il comparto esteri ai
due comparti previsti in origine al dl n. 112, cioè Sicurezza e Difesa per la
questione della facoltà, data alle Pubbliche Amministrazioni, di pensionare i
dipendenti con quarant’anni di contributi. Nel frattempo, le cose sono cambiate
perché, come sapete tutti, immagino, è stato approvato un emendamento che
stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni possono pensionare i propri
dipendenti soltanto se hanno quarant’anni effettivi di servizio. Ma l’idea, la
facoltà e, anzi, la possibilità per noi di regolare la nostra materia, che per
la sua peculiarità deve essere regolata a parte con un DPCM, ci tornerà buona
perché siamo sicurissimi che i quarant’anni contributivi, e non già effettivi
di servizio, ritorneranno legge a breve.
Circa la materia pensionistica, è
stato un anno complesso, lo sappiamo. Abbiamo una consulente previdenzialista
che sarebbe dovuta essere oggi qui, ma credo che non sia riuscita ad entrare,
la quale offre un servizio di consulenza attraverso la nostra Segreteria che
può essere utile ai soci per casi singoli. Poi stiamo lavorando, con la stessa
consulente previdenzialista, da mesi ormai, perché è un tema molto difficile,
alla creazione di un fondo pensioni che, una volta entrasse in funzionamento,
riuscirà non solo a sanare le situazioni di coloro che hanno avuto danno
dall’entrata dell’accordo economico e, quindi, subiscono le sperequazioni, i
pensionandi Roma-estero; ma, soprattutto, non dimentichiamolo, sarà
fondamentale per coloro che, essendo totalmente soggetti al regime
contributivo, andranno in pensione tra molti anni, ma con una pensione che sarà
davvero, davvero insoddisfacente. C’è da lavorare moltissimo su questo fondo
pensioni: è complesso. Definiremo noi un progetto e poi ne parleremo
all’Amministrazione, evidentemente. Però riteniamo, tutto considerato, che sia
la vera soluzione di lungo periodo innovativa e veramente equa, alla quale
dobbiamo lavorare nell’interesse di tutti i soci.
Per quanto riguarda il problema,
reale, delle sperequazioni pensionandi Roma-estero, dobbiamo attuare rimedi
concreti. I rimedi concreti non si trovano, purtroppo, in alcune soluzioni che
si sono rivelate giuridicamente irrealistiche, proposte in questi mesi, ma si
trovano, nel breve periodo, nel destinare una parte dei fondi che avremmo a
disposizione per il rinnovo dell’accordo economico, a ridurre in parte, almeno
per quanto possibile, le sperequazioni tra indennità di posizione romane e
quelle estero. E, nel frattempo, abbiamo stimolato l’Amministrazione a trovare
ed applicare soluzioni pragmatiche, caso per caso, perché di queste
sperequazioni soffrissero quanto meno possibile i soci che sono finiti in
questa situazione, che si sono trovati in questa situazione.
Abbiamo lavorato molto anche per
sanare sperequazioni ed ingiustizie che si erano accumulate negli anni anche
per l’agire, che troppe volte rimproveriamo all’Amministrazione, essere più
tattico che strategico. Siamo riusciti, appoggiando un’azione molto forte fatta
da alcuni giovani Segretari di Legazione, da più di cento Segretari di
Legazione, a salvare, diciamo, dalla tagliola anche i concorsi 2004-2007.
Abbiamo agito per sanare disuguaglianze anche per singoli individui, per
piccoli gruppi all’interno di stessi concorsi e ci siamo adoperati con
successo, e di questo diamo veramente atto all’Amministrazione, perché i
giovani Segretari di Legazione che accettano di partire, in prima sede, per
sedi di difficile copertura - Africa sub sahariana e Consolati europei che,
parliamoci chiaro, sono le sedi nelle quali non vuole andare nessuno, - abbiano
però una ricompensa in seconda assegnazione, sempre se hanno fatto bene il loro
servizio, ottenendo una sede di loro gradimento. L’Amministrazione sta
adempiendo con grande serenità e chiarezza a questo progetto. Gliene diamo
atto, crediamo sia giusto e doveroso e resta, purtroppo, l’unico modo anche per
coprire sedi che, altrimenti, andrebbero scoperte.
In materia di pari opportunità,
ottima la collaborazione con la DID (non vedo Laura, l’ho vista prima), su una
materia molto importante, ne abbiamo parlato l’anno scorso in Assemblea.
D’intesa con la DID abbiamo, in chiusura del mio mandato, proposto
all’Amministrazione dei nomi di colleghe che quest’anno dovranno usufruire
dell’astensione obbligatoria per maternità, per ottenerne la sostituzione. La
risposta è stata, ahimè, meno concreta di quella che avremmo voluto. Capiamo
che ci sono dei limiti ma il nostro obiettivo è rendere certa e sicura questa
sostituzione a beneficio di tutti, non solo delle colleghe ma di tutta la
struttura e del servizio. Sempre d’intesa con la DID abbiamo messo le basi
perché nel nuovo accordo giuridico sia prevista la partecipazione a pieno
titolo del SNDMAE al Comitato pari opportunità. Per quanto riguarda una diversa
casistica di applicazione delle pari opportunità abbiamo chiesto con successo e
ottenuto, quindi, dalla DGRO che una formula che era utilizzata nei messaggi di
assegnazione sedi e che poteva essere, ed anzi, era, lesiva della privacy dei non assegnati, delle sedi scoperte, venisse sostituita con una formula più
neutra.
Con l’obiettivo della crescente
trasparenza e migliore informazione dei soci, la nostra Segreteria ha
predisposto un quadro, che abbiamo già mandato in giro a richiesta, dei tempi
in cui, prevedibilmente, si libereranno le sedi all’estero in modo che ciascuno
di noi possa farsi un po’ di conti e capire quando e come potrà fare domanda.
Abbiamo arricchito le convenzioni
stipulate dal SNDMAE a beneficio dei soci; convenzioni assicurative,
responsabilità amministrativa e tutela legale, tanto più importanti queste
ultime con il decreto legislativo 81 che, finché non entra in vigore
l’emendamento che sancisce la nostra specialità è minaccioso, molto, troppo
minaccioso verso i nostri colleghi Capi missione.
Infine abbiamo attuato il voto
telematico esclusivo. Roberto Pietrosanto vuole arrivare al 100% dei votanti,
siamo però arrivati ad un numero alto di votanti, quest’anno, con una campagna
martellante un po’ ossessiva, devo dire: “Votate, votate, votate”. Però era il
primo anno e dovevamo sfondare il muro della diffidenza e della preoccupazione
da parte di qualcuno. Quest’anno hanno votato 504 soci su 681, che è il numero
più alto di voti mai espressi in una elezione. È stata una decisione felice e
tempestiva, credo, anche perché, con i tagli al capitolo dei corrieri, se non
avessimo attuato questo, quest’anno non si sarebbe votato, o avremmo dovuto
spendere somme (che non abbiamo, peraltro) per DHL. Insomma, quest’anno non si
sarebbe votato.
L’anno che ci aspetta è un anno
molto difficile, un anno pieno di scadenze, rinnovi dell’accordo giuridico
2008-2011, dell’accordo economico 2008-2009, in una situazione di finanza
pubblica che, l’avevo detto prima e non smetto di ripeterlo perché è la verità,
è drammatica. Le somme a disposizione: ovviamente, noi chiediamo e abbiamo
chiesto quelle che riteniamo siano giuste e necessarie. Realisticamente temo
che quelle che avremo a disposizione saranno minori di quelle che vorremmo o
sarebbero necessarie.
La riscrittura del DPR 18 è un
altro degli appuntamenti importanti che ci attendono. In occasione della
riscrittura del DPR 18 continueremo a chiedere quello che, non solo in questo
anno ma anche negli anni precedenti, abbiamo ripetutamente chiesto in ogni
circostanza possibile: miglioramenti o modifiche in argomenti che stanno a
cuore a tutti noi. Scorrimenti di carriera con l’eliminazione definitiva della
tagliola; la definizione degli anni di permanenza minima del grado per le
promozioni; l’organizzazione dell’amministrazione centrale con l’ormai
necessario aggiornamento della riforma del 2000 che mostra i segni del tempo,
con la creazione, finalmente, delle strutture di particolare rilievo; il
riconoscimento, in termini di carriera ed economici, delle funzioni
effettivamente svolte a prescindere dal grado. E torneremo ad insistere con
l’Amministrazione fino alla noia - possiamo essere molto ripetitivi! - per
ottenere, per esempio, una qualche forma di riconoscimento, anche economica, ai
Segretari di Legazione che esercitano funzioni di capo ufficio e che, a
differenza delle aree funzionali che si vedono corrisposte le indennità
spettanti per la posizione ricoperta, continuano ad assumersi responsabilità
pari a quelle del grado superiore senza alcuna obiettiva compensazione e
chiederemo… buongiorno, signor Ministro.
PAOLO SPINELLI.A
nome dell’Assemblea do il mio benvenuto all’onorevole Ministro che ci ha fatto
la grande gioia di unirsi a noi oggi. Saluto il Segretario Generale,
l’Ambasciatore Massolo. Nel frattempo anche diversi Direttori Generali ci hanno
raggiunto. Signor Ministro, in questo momento stava parlando il Presidente
uscente, Cristina Ravaglia, alla quale ridò la parola.
CRISTINA RAVAGLIA.Signor
Ministro, buonasera, grazie per essere qui oggi ancora con noi dopo che l’anno
scorso ci siamo incontrati due volte. Lei venne alla nostra Assemblea del 10 di
giugno e ci incontrammo, assieme a tutti i sindacati della Farnesina,
all’indomani del dl n. 112.
Le riassumo i grandi temi che
hanno costituito la parte centrale della nostra attività e che, evidentemente,
sono e restano centrali. In primo luogo il rispetto della specialità del
Ministero e della carriera diplomatica. Ne abbiamo parlato a lungo
nell’incontro all’indomani del dl n. 112 e la trovammo totalmente d’accordo. Le
aggiungo che la specialità, che pur discende da dati di fatto e da previsioni
normative obiettive, non dev’essere, nella mia visione, un dogma in cui credere
ciecamente. In realtà è qualcosa che, secondo me, dobbiamo confermare ogni
giorno sul campo e nei confronti di tutti gli interlocutori esterni con il
nostro lavoro, da qualunque posizione e da qualunque luogo lo facciamo.
Ormai, è inutile nascondercelo,
il nostro lavoro si svolge in condizioni difficili in questi tempi che sono
molto difficili, difficilissimi e, quindi, io credo che, a maggior ragione,
l’apporto di professionalità e di impegno da parte di tutti noi sia più che
prezioso, sia fondamentale. E, quindi, in questo noi siamo impegnati come
Sindacato. Ma vorremmo anche, glielo chiedemmo allora quando ci incontrammo il
3 di luglio, glielo ritorno a chiedere oggi, la certezza che i nostri vertici
politici, lei, ed amministrativi, non pretermettano la specialità del Ministero
degli Esteri e della carriera diplomatica né in sede legislativa né in sede
interpretativa o applicativa. L’anno scorso è successo, e ne abbiamo parlato,
abbiamo ogni volta dovuto mettere in mora l’Amministrazione per cercare di
ritirar fuori per i capelli questa specialità nostra che era stata dimenticata.
Non deve essere così, dovrebbe essere automatico.
Altro punto fondamentale: la
necessità di risorse adeguate, ormai non lo sono più, e, soprattutto, tenendo
conto del fatto - e lei ne convenne quando ci incontrammo nel luglio scorso - che
siamo un’amministrazione e una carriera virtuose, di risorse meglio e più
razionalmente gestite. Sotto un certo limite non si può andare e il limite
ormai l’abbiamo raggiunto. Quando si devono attuare dei tagli, bisogna che
siano tagli che diano luogo a veri risparmi e non a soli trattamenti cosmetici,
e si devono attuare, se servono, in modo tale che razionalizzino veramente la
gestione.
Terzo punto: partecipazione vera
del Sindacato ai processi in corso. Credo che la gestione dell’anno passato
abbia dimostrato che il nostro approccio non è un approccio ostativo, non è un
approccio negativo, non è un approccio distruttivo: è un approccio totalmente
costruttivo. Io lo chiamo “dialogo critico” mi piace questa espressione e
continuo ad usarla. Però dobbiamo essere coinvolti. Dobbiamo essere coinvolti
sin dall’origine perché abbiamo un interesse condiviso a che le cose funzionino
il meglio possibile, possiamo apportare, come Sindacato, un valore aggiunto
importante, vogliamo partecipare alla elaborazione delle strategie e delle
scelte e io credo, e noi crediamo, che approfittarne sia una opportunità per
tutti.
Poi, signor Ministro, abbiamo
battuto, sino allo spasimo, devo dire, l’anno scorso, prima, ora, sempre, sulla
trasparenza, sulla certezza delle norme e sulla semplificazione. Qualcosa si è
visto, qualcosa si sta facendo, molto resta ancora da fare. A proposito di
certezza delle norme, un tema che è di nostro tradizionale interesse e
preoccupazione ma che, in questi giorni, ci sta preoccupando in maniera
fortissima. Siamo alla vigilia, e lei lo sa, di un provvedimento difficile che
l’Amministrazione deve prendere per gestire la permanenza in servizio di tutti
noi oltre i 65 anni. In questo momento, in cui si sta parlando di questo
provvedimento, c’è un caso molto concreto, con nome e cognome, di un collega
che, alla vigilia dell’età della pensione, pretenderebbe di prolungare la sua
personale carriera, che, peraltro, è stata una carriera eccezionale,
fantastica, piena di onori, piena di soddisfazioni, oltre i 67 anni. Signor
Ministro, non vi devono essere eccezioni.
Lei è un giurista e c’è una legge
dello Stato, una norma che prevede che si vada in pensione a 67 anni, non ci
devono essere eccezioni di nessun tipo per nessuno né per un mese, né per un
giorno, né per di più, a maggior ragione. La legge è quella e si rispetta.
Oltretutto, ci suona un po’ curioso che colleghi che servono lo Stato e,
quindi, devono rispettarne le leggi, vogliano modificare pro domo propria,
delle norme vigenti che devono essere uguali per tutti. Ricordiamo anche che se
si sfondasse questa porta, una porta soltanto, ci sarebbe un progressivo
sfondamento da parte di colleghi che vorrebbero applicare, sentendosi anche
loro legibus soluti, questa eccezione a se stessi. E ancor di più, e
oltre a questo, si aprirebbe la strada agli ambasciatori politici. Ne abbiamo
parlato l’anno scorso quando lei venne in Assemblea, signor Ministro, io la
citai, mi ricordo, perché lei aveva parlato delle caratteristiche della
carriera diplomatica che la rendono assolutamente non fungibile. Gli
ambasciatori politici non possono e non devono avere spazio, ma se si facesse
un’eccezione si sfonderebbe lo sbarramento e la linea sarebbe andata e non ci
sarebbe più appiglio per poter dire no agli ambasciatori politici. Quindi no ai
pensionamenti oltre i 67 anni, saremo inflessibili, non facciamo sconti; e
anche grande attenzione da parte dell’Amministrazione a tutelare quei colleghi
che si trovassero a dover soffrire della situazione di crisi che si sta vivendo
nell’Ambasciata di cui stiamo parlando. Grazie signor Ministro.
PAOLO SPINELLI. Ringrazio il Presidente uscente, Cristina Ravaglia, per la esauriente
elencazione dei particolari problemi che sono stati vissuti nel corso del 2008
con un occhio anche al futuro. Ma, proprio su questo, le chiedo ancora un
attimo di pazienza, signor Ministro, prima del suo intervento così atteso e
così gradito, perché vorrei dare la parola, molto brevemente, al Presidente
entrante, Gianluca Alberini, che traccerà un po’ un quadro programmatico
dell’azione del Sindacato nel 2009. Grazie.
GIANLUCA ALBERINI. Grazie onorevole Ministro per essere qui con noi ad ascoltarci. Per noi è
un’occasione di un dialogo diretto e molto desiderato da tutta la carriera e da
tutto il Sindacato. Ha già sentito un po’ quali sono le grandi linee e i grandi
problemi che abbiamo affrontato nell’ultimo anno e che si ripropongono adesso,
in questo scorcio del 2009.
Prima di iniziare io volevo
concentrarmi su tre questioni: la certezza amministrativa, la riscrittura del
nostro ordinamento, il DPR 18 e l’accordo economico-giuridico. Volevo fare un
accenno al nostro Sindacato ed esprimere la soddisfazione di tutti noi e del
nuovo Consiglio per la vitalità che dimostra. Quest’anno abbiamo avuto un
altissimo numero di partecipanti alle elezioni, elezioni che si sono svolte col
voto elettronico, ben il 74 % dei soci ha votato. Crediamo che sia un segno di
attaccamento e di interesse per il Sindacato e speriamo tutti di poter portare
i risultati che tutti noi abbiamo promesso ai nostri elettori.
Sulla certezza amministrativa mi
ricollego innanzitutto a quanto ha detto la collega Cristina Ravaglia. La
trasparenza e la certezza dell’amministrazione è un sentimento molto diffuso,
possiamo dire, è un’ovvietà, una banalità ma in questo momento ci sembra sia
necessario richiamarlo appunto perché ci sono alcuni strattoni che vengono dati
al nostro ordinamento. Così come è complicato, per la natura stessa della
nostra carriera, applicarci le norme in relazione al pensionamento a 65 anni,
67 anni e quarant’anni di servizio. Abbiamo sentito quali sono i nostri
problemi e il sistema di opportuni incentivi che noi desidereremmo fosse messo
in piedi.
È ancora più sconvolgente pensare
a disapplicazioni della certezza della data del pensionamento. Su questo siamo
tutti d’accordo, non ci sono eccezioni, crediamo, al nostro interno. Ci sono
stati dei tentativi in passato e sono stati unitariamente respinti prontamente
dall’Amministrazione, dai sindacati e anche dalla magistratura fin’anco con
prese di posizione della Corte costituzionale contro questi tentativi di
prorogare il servizio oltre il termine perentorio di 67 anni.
Stiamo insistendo su questo punto
perché ci sono giunte voci su possibili tentativi unilaterali di estendere tale
limite, che non potremmo in nessun caso accettare. È un principio cardine sul
quale si imposta l’equilibrio di tutta una carriera di oltre 900 funzionari
dello Stato. Un tentativo contro il quale siamo pronti ad azioni crescenti ed
anche plateali. Cominciamo oggi col rendere pubblica la nostra posizione ma non
è qui che ci fermeremo.
Sempre in materia di certezza
vigileremo anche su altre norme fissate sempre dalla stessa Amministrazione
tipo l’alternanza delle sedi, il rientro a Roma dopo lo svolgimento degli
incarichi all’estero come Capo missione, Capo missione diplomatica, i termini
di permanenza all’estero. E, sempre passando velocemente in rassegna gli
argomenti, un altro tema sul quale ci vogliamo concentrare è la scrittura del
DPR 18, il documento fondante il nostro ordinamento, un ordinamento che,
malgrado scossoni ha tenuto in piedi e retto sostanzialmente bene la nostra
Amministrazione. Dobbiamo aggiornarlo, credo entro la fine del 2009, abbiamo
dei limiti che sono posti a questo esercizio, ma all’interno di tali limiti
molto può essere fatto per ridare slancio alla nostra attività. Si potrà, per
esempio, affrontare il problema degli scorrimenti di carriera. Una questione
che, ad esempio, forse a lei non è nota è quella della tagliola, che sono i
requisiti per la promozione dai gradi iniziali a Consigliere di Legazione. Più
in generale dei requisiti per la promozione, un aggiornamento di alcuni aspetti
su cui l’Amministrazione sta già lavorando. La questione anche degli ingorghi;
le nomine a Ministro, si sa, sono sempre un esercizio difficile, credo
quest’anno come non mai. Ma si potrà anche toccare qualcosa
sull’amministrazione centrale, sull’organizzazione del lavoro, la creazione di
strutture di particolare rilievo. Insomma, tutta una serie di questioni che
possono trovare recepimento in questa riscrittura alla quale il Sindacato
chiede di essere pienamente associato.
Infine una parolina sugli
accordi. Ovviamente noi, come Sindacato, non possiamo esimerci dal chiedere
quello che riteniamo essere giusto. L’accordo economico è scaduto da quindici
mesi e, è vero, negli ultimi anni, con gli ultimi due accordi, abbiamo colmato
il grande divario che ci separava da altre categorie di riferimento: è un dato
di fatto. Rimane, però, altrettanto vero che restano da fare degli
aggiustamenti, sia esterni, in paragone con altre carriere che, intanto, sono
andate avanti, sia interni fra i nostri diversi gradi, le diverse posizioni,
tra il servizio metropolitano ed estero. Abbiamo già parlato del problema delle
sperequazioni che toccano la nostra carriera a causa della sua struttura
retributiva e dell’alternanza Roma-estero, un problema che colpisce tutti, non
solo i colleghi che stanno andando in pensione adesso ma che colpirà ancora di
più, forse, i colleghi che hanno un sistema contributivo e non retributivo. Ci
sono varie opzioni sul tavolo, chiediamo all’Amministrazione di continuare ad
impegnarsi per arrivare urgentemente ad una soluzione.
Un altro accordo che dobbiamo
rinegoziare è quello giuridico. Spesso ci è capitato, in passato, di non avere
il tempo di concentrarci su questo accordo che è molto importante perché può
contenere delle norme sul nostro stato, sulla nostra attività che rilevano e
che sono sentite dai soci. Un esempio è quello della partecipazione al Comitato
delle pari opportunità, che deve essere previsto con l’accordo giuridico, la
questione delle aspettative di studio o anche, un argomento che tiro sempre
fuori, quello dell’uso del taxi per ragioni di servizio; perché non ci sembra normale
che i funzionari del Ministero degli Affari Esteri, quando vanno in missione
sia a Roma presso altri ministeri o all’estero, non debbano usare un mezzo
pubblico quale il taxi e debbano, invece, perder tempo nella metropolitana di
Roma.
Questo è un brevissimo sommario
delle mille questioni che sono sul tavolo e che il Consiglio di quest’anno si
troverà a dover affrontare. Lo faremo col solito spirito di collaborazione, con
propositività. Ad esempio, è ormai di qualche anno fa la proposta del bilancio
di sede, che finalmente sembra trovare accoglimento da parte
dell’Amministrazione. Ma che faremo anche con la dovuta chiarezza e la dovuta
fermezza. Grazie. (Applausi)
PAOLO SPINELLI. Ringrazio
il Presidente del Sindacato, Alberini, per l’illustrazione, sia pure sintetica,
dei principali temi che attendono il Sindacato, in particolare il Consiglio
direttivo, nel corso di quest’anno.
Do ora subito la parola
all’onorevole Ministro.
FRANCO FRATTINI. Grazie anzitutto a voi per la continuazione di questo rapporto, devo dire molto
fruttuoso con l’Amministrazione. So quanto siano intensi e continui i rapporti
che avete con il Segretario Generale e con i suoi collaboratori ma anche con me
e, quindi, è anche per me un’occasione certamente interessante quella di partecipare
a questa vostra Assemblea e, quindi, esprimere a lei e al nuovo Presidente
Alberini le mie personali congratulazioni ma anche le mie sentite
congratulazioni al Ministro Ravaglia per quello che lei ha fatto nell’anno
passato durante il suo mandato e per le sue attuali funzioni di Segretario
esecutivo del SNDMAE.
Come vi dissi già nel corso
dell’incontro lo scorso anno, noi abbiamo ottenuto molti risultati
interessanti, grazie anche ad alcune vostre proposte, di cui non solo abbiamo
tenuto conto ma le abbiamo utilizzate in contatti che sono stati anche contatti
di un certo successo. Poi, qualche piccolo risultato lo menzionerò nel
confronto con amministrazioni particolarmente rigorose e severe, anzitutto il
Ministero dell’Economia ma anche il Ministero della Funzione pubblica, che io
conosco piuttosto bene e che, nondimeno, va trattato e rispettato con una certa
cura.
Un aspetto dalle considerazioni
del Ministro Ravaglia, molto interessante, è quello su cui io sono
assolutamente d’accordo, di una sfida per l’eccellenza professionale che nasce
dalla specificità e che voi non date per scontata. Cioè, considerate che debba
essere valorizzata e conquistata, direi esaltata giorno dopo giorno. Questo è
un aspetto che anche a me sembra particolarmente importante, perché, al mio
ritorno al Ministero degli Esteri ho ogni giorno di più anche la conferma della
qualità molto elevata delle risorse umane, a cominciare da quelle della
carriera diplomatica ma certamente anche una capacità dei ruoli amministrativi
di adeguarsi con grande flessibilità alle esigenze del corpo diplomatico.
Devo dire che questo si riflette
in alcuni risultati che qui, al Ministero degli Esteri, si sono conseguiti e
che, francamente, non solo riflettono completamente le linee guida più moderne
della riforma della Pubblica Amministrazione, ma anche quella richiesta di
risultato che viene, sempre più insistente, dall’attuale Governo. Ricordo la
mia passata esperienza sia agli Esteri ma anche alla Funzione pubblica e,
quindi, il principio del risultato è ormai insito al pubblico impiego e le
carriere pubbliche che godono di una specialità di status, non solo non
sono sottratte ma ancor più devono puntare all’esaltazione di questo risultato
che poi, come dire, è la conferma di quanto sia importante la specialità. Devo
dire che, qui al Ministero degli Affari Esteri, non siamo abituati a fare
paragoni e classifiche, ma, francamente, vedendo i criteri per la valutazione
del merito individuale, ho trovato parametri che in poche se non in nessun’altra
amministrazione vengono applicati. Cioè parametri che davvero danno al merito
la giusta parte rilevantissima della valutazione che il merito deve avere. E
questo, malgrado gli sforzi dell’attuale Governo, non è ancora così in tutte le
amministrazioni. Noi abbiamo avuto una grande accelerazione nel contrasto a
quello che si chiama comunemente “assenteismo”. Questo è un Ministero che
brilla per presenzialismo, per cui, voglio dire, tutti i funzionari, quelli
diplomatici e quelli amministrativi, sono largamente più presenti non solo
della media, ma anche dell’indicazione, stavolta di vero e proprio benchmark con tutti gli altri ministeri. Quindi questi sono risultati di cui bisogna dare
atto e che vengono tenuti ben presenti quando ci sediamo a tavoli di confronto
per le riforme, per l’attuazione della specificità etc.
Ora credo che alcune questioni
toccate nell’introduzione del nuovo Presidente, ma richiamate anche dal
Presidente uscente, io le possa confermare non per dovere d’ufficio, in quanto
Ministro degli Esteri, ma perché credo siano una conquista utile anzitutto
all’Amministrazione non alla individualità di ciascuno di voi che è anche
fondamentale. Cioè, la specialità risponde all’interesse dell’istituzione, ecco
perché va difesa, ecco perché io, ovviamente, vi confermo un impegno molto
chiaro a continuare a difenderla. Se volete, ho cercato di darvi un risultato
in termini anche di consapevolezza, che io ho fortissima, di questa specialità
e della centralità del ruolo del Ministero degli Affari Esteri e penso l’avrete
ritrovata nelle pagine della direttiva che ho proposto al Presidente del
Consiglio e che lui ha firmato all’inizio di agosto. Prima della pausa estiva
ho voluto lasciare questa traccia e, cioè, che subito, dopo tre mesi dal
ritorno alla Farnesina, ho in qualche modo voluto affrontare uno dei nodi che
mi ero trovato ad affrontare nella mia precedente esperienza qui e che non era
stato risolto. Cioè la chiarezza assoluta sulla centralità e sulla assoluta
priorità di dare alle missioni diplomatiche quella centralità di coordinamento
con tutti gli altri soggetti che operano all’estero.
Questo è stato, direi, importante
perché certamente nella proiezione della nostra politica estera, riaffermare
come fa la direttiva del Presidente del Consiglio il ruolo centrale del Capo
missione ha sgomberato il campo da equivoci che, come sapete, se non vengono
marcati, come si suol dire, nel territorio, rischiano di essere, qualche volta,
oltrepassati. Ho cercato e voluto svolgere un’azione parallela all’interno
dell’Italia, con l’importante accordo di fine anno con le Regioni. Abbiamo,
anche lì, dimostrato che la centralità della politica estera nel coordinare le
azioni internazionali è nelle mani del Ministero degli Esteri, è nelle vostre
mani. Credo siano due tappe importanti perché dimostrano come il ruolo del
Ministero degli Esteri, il ruolo del corpo diplomatico è riconosciuto oggi
dalle Regioni italiane che, come sapete perfettamente, erano state da sempre,
direi, riluttanti, per non dire di più, ad accettare questo coordinamento forte
sulla base di un documento politico. Oggi abbiamo un documento politico che
impegna, da questa parte, il Ministro degli Esteri, dall’altra parte i
Governatori delle Regioni italiane. Sono due segni che dicono chiaramente come
qui c’è il luogo di elaborazione e di coordinamento delle linee di politica
estera, non ci possono e non ci debbono essere equivoci.
Questo, ovviamente, anche per
voi. Al di là e al contrario dall’essere una rendita di posizione, un impegno
ancora maggiore a rendere flessibile ed adeguata, ai tempi che cambiano, la
missione diplomatica nel mondo. Perché quanto più vi viene riconosciuto un
ruolo, tanto più questo ruolo va riempito, quindi la sfida è per voi. Vi
ricorderete che nel lontano 2002, con l’allora Presidente del Consiglio,
tornato ad essere Presidente del Consiglio, indicammo alla missione diplomatica
quella funzione importante, centrale di promuovere l’interesse economico
nazionale. Debbo dire che, dopo sette anni, il corpo diplomatico ha compreso
perfettamente, sta interpretando bene quella missione. Questo è un esempio, tra
i tanti, di come la funzione manageriale della carriera diplomatica è una
connotazione, non è un qualcosa di strano come allora a qualcuno, non dentro
questo palazzo, poteva sembrare.
Questo vuol dire cultura di
risultati, vuol dire vostra capacità di cambiare anche metodi di lavoro ma
debbo dire una riflessione anche sulla razionalizzazione di alcune strutture.
Questo vale qui, all’interno, ma vale anche all’estero, e allora è chiaro che,
quando, con l’aiuto della Segreteria Generale, ma anche, in questo, del
sottosegretario Mantica, stiamo facendo un doppio ragionamento sul migliore
utilizzo delle risorse nella rete, da un lato e sull’autonomia finanziaria e
gestionale delle sedi estere dall’altro, noi facciamo un discorso che tocca
profondamente la cultura dei risultati e la ottimizzazione delle risorse che
sono certamente scarse.
Voi sapete che il regolamento
sull’autonomia finanziaria è in corso di elaborazione piuttosto avanzata,
credo, Segretario Generale. Siamo andati molto bene avanti, io mi compiaccio
con il Segretario Generale, con il Ministro Oliva, con coloro che hanno
lavorato, finora, a questo e io conterei, dall’inizio del prossimo anno, di
farlo entrare in vigore. Cioè di poter cominciare concretamente ad innestare
misure operative che diano quell’autonomia finanziaria e gestionale che fu, ai
miei occhi, nel 2002, uno dei primi problemi da affrontare per rendere più
agile la macchina dell’Amministrazione. Qui contiamo anche su di voi. Io
ricordo gli incontri con l’allora dirigenza del SNDMAE, che, proprio su questo
tema dell’autonomia finanziaria e contabile batteva moltissimo, e faceva assai
bene.
Abbiamo un problema di tagli di
bilancio. Il neo Presidente Alberini lo ha ricordato correttamente, così come
il Ministro Ravaglia, ed è evidente a tutti che io non ho mai fatto e non farò
mai promesse che non posso mantenere, poi veniamo al contratto sulle misure
generali di rigore e di restrizioni finanziarie. La verità è che noi dobbiamo
cercare di collegare la specialità ad alcuni risultati che non sono privilegio
rispetto agli altri ministeri ma sono l’interpretazione di questa specialità.
Non è stato facile, credetemi, il lavoro di tutti è stato in squadra. Non è stato
facile tutelare l’indennità di servizio all’estero, non è stato facile. Voi lo
sapete. Ci incontrammo l’anno scorso quando c’era un rischio concreto. Vi sono
ministeri che godono di una specialità tradizionale, come quella che voi
rivendicate e che avete, che stanno affrontando un pesante taglio di organico
all’estero. Penso al Ministero della Difesa. È chiaro che dobbiamo consolidare
questi risultati. Sapete che abbiamo già deciso e, credo, attuato, l’aumento
dell’indennità all’estero per oltre 100 sedi, in quasi 50 Paesi. Ci sono degli
oneri crescenti in alcune sedi, ma, insomma, 135 sedi che vedono l’indennità
all’estero comunque ritoccata, non in misura clamorosa, è comunque un
risultato. E, certamente, un altro grande impulso verrà dall’avvio di misure di
semplificazione tecnologica. Entro quest’anno, entro il 2009, io spero,
Ambasciatore Massolo, già con qualche progetto pilota operativo prima
dell’estate, avremo i primi Consolati digitali. Questo sarà un risultato,
direi, importante, perché, evidentemente, la gestione a distanza di alcune
pratiche, di alcuni dossier semplificherà moltissimo. E abbiamo una
operazione di digitalizzazione generalizzata che ha portato in quasi 60– o
forse siamo già arrivati a 60 – sedi la telefonia via internet e un sistema di
eliminazione del materiale cartaceo. Sono passi avanti che stiamo facendo. Ho
intenzione di rafforzare la formazione, a cui voi, so, tenete in modo
particolare. Ho chiesto all’Istituto diplomatico di lavorare molto per i
Segretari di Legazione e per i Consiglieri di Legazione, ma anche una
particolare attenzione sui corsi che precedono l’assunzione concreta della
sede, i preposting training. Questo credo che potrà aiutare
ancora di più una migliore e più capillare formazione. Con il sottosegretario
Scotti stiamo immaginando una intesa quadro, che già abbiamo con alcune
università, con il sistema delle università italiane, affinché, nell’ambito di
una idea che noi abbiamo di memorandum generale tra Esteri e sistema
universitario, possiamo inserire una ulteriore enfasi sul tema della formazione
dei giovani funzionari.
Vi sono, quindi, molti spunti
generali ma, evidentemente, non mi sottraggo ad alcuni spunti specifici che
sono stati toccati. Ho ben chiara, ad esempio, una questione seria che riguarda
le sperequazioni pensionistiche tra diplomatici che sono in sede o a Roma nel
momento del collocamento a riposo; e io credo che con il Segretario Generale
studieremo, troveremo, la stiamo già studiando, una soluzione conforme agli
ordinamenti, conforme alle leggi ma che, nell’ambito della contrattazione
potremo già mettere sul tavolo. È maturo il tempo di affrontare questa fase,
questo aspetto della sperequazione pensionistica. Sto riflettendo, e vedremo di
ottenere una decisione, che spero positiva, dalle amministrazioni competenti,
in questo caso la Funzione pubblica, sul concorso diplomatico 2009.
Io credo che sia importante
confermare la nostra perdurante necessità di nuove risorse umane. Vi prego di
credermi, non è stato facile ottenere il via libera alle assunzioni. Abbiamo
avuto, alla Funzione pubblica, i miei buoni uffici. Alle Direzioni Generali
della Funzione pubblica che ho presieduto sono anche serviti per spiegare e
abbiamo ottenuto il via libera. Già entro fine giugno recluteremo, prenderanno concretamente
servizio molte unità dei profili delle aree funzionali e i venticinque
vincitori di concorso del 2008. Questo, evidentemente, darà un segnale molto
importante perché noi, prima dell’estate, completeremo questo fabbisogno di
personale pregresso per il quale, con un certo impegno, siamo riusciti.
Il nuovo accordo, evidentemente,
lo affronteremo, nel negoziato, con spirito costruttivo. Evidentemente, quanto
il Presidente Alberini ci ha detto io lo condivido. Abbiamo degli aggiustamenti
da fare, dei punti che servono a completare nuove esigenze, anche funzionali e
del personale. Dobbiamo certamente aggiornare il DPR 18. Occorrono degli
aggiornamenti in linea con la specificità della carriera. E qui ascoltiamo con
grande piacere, come sempre, le proposte proprio del SNDMAE; il confronto è,
ovviamente, aperto.
È stato evocato un caso
specifico. Io sono tra quelli che ritengono la certezza delle regole come un
valore aggiunto, quindi non vi saranno strappi che alterino questa certezza di
regole. Immediatamente dopo Pasqua proporrò al Consiglio dei Ministri la nomina
dell’Ambasciatore a Berlino, quindi lo faremo in tempo rapidissimo.
Evidentemente conosco bene la vostra preoccupazione, so bene qual è la vostra
inquietudine, anche perché, come sapete, ho condiviso la proposta del
Segretario Generale di un decreto sulla valutazione del trattenimento in
servizio oltre il 65° anno, quindi se vogliamo, come vogliamo, un quadro di
regole, quelle regole debbono essere anzitutto applicate a tutti quanti: questo
è il principio cui ci atterremo.
In conclusione, buon lavoro per i
vostri lavori, come sapete la mia disponibilità esiste sempre, sia a un
confronto di merito sia anche ad affrontare problemi specifici e più delicati
quando ne avete. Grazie molte e buon lavoro. (Applausi).
PAOLO SPINELLI. Grazie
signor Ministro per il suo intervento dal quale, se mi è concesso, traspare non
solo la sua grande conoscenza dei problemi ma anche, direi, proprio la passione
con la quale li segue. Grazie molto e, a questo punto, se può ancora
trattenersi sarà per noi un grande piacere perché continueremo con la
relazione. Forse il Presidente subentrante, Gianluca Alberini, ha ancora da
aggiungere qualcosa al suo precedente intervento?
GIANLUCA ALBERINI. Avrei tantissimo da aggiungere ma non vorrei aggiungere nulla in questo
momento, perché se possiamo cogliere la sua disponibilità, signor Ministro,
magari potremmo sentire anche qualche intervento dei soci, è un’occasione per
sentire cosa ne pensano direttamente.
Brevemente volevo dire che,
personalmente, ho veramente apprezzato la sua esposizione dei fatti e credo di
interpretare, nuovamente, l’unanimità di tutti i nostri soci nel farle i nostri
complimenti per la decisione di proporre la nomina del successore in quella
famosa sede subito dopo Pasqua. Questo credo meriti un applauso. (Applausi).
Questo ci fa sentire veramente molto sollevati e continueremo i nostri lavori
con maggiore gioia e leggiadria. Abbiamo sentito anche del suo impegno, di cui
abbiamo avuto conferma nei fatti, di lavorare per difendere il nostro
Ministero, la specialità, la centralità, siamo tutti bene al corrente ed
apprezziamo quanto lei ha fatto, sta facendo e continuerà a fare.
Sui tagli di bilancio un’altra
piccolissima notizia è che, comunque, le nostre sedi soffrono all’estero – non
è una novità – ma quest’anno, comunque, sono state colpite. È vero che ci
apprestiamo a delle modifiche ordinamentali nel bilancio di sede, la
semplificazione amministrativa. Vi è comunque la preoccupazione che ci sia ancora
qualcosa da gestire. Perché bisogna che un minimo sia comunque assicurato, una
base, uno zoccolo duro per poter sopravvivere è necessario. Poi tutto quello
che ci si aggiunge sopra per l’attività va bene, incluse le eventuali
donazioni, sponsor che si possono trovare, ma bisogna, innanzitutto,
garantire la certezza dell’esistenza delle spese di funzionamento.
Io mi fermerei qui, non penso di
dover aggiungere molto altro perché riterrei importante far parlare
direttamente i nostri soci. Grazie, Presidente.
PAOLO SPINELLI. Prima di iniziare il dibattito vorrei ricordare ancora che abbiamo la gradita
presenza del dottor Giuseppe Forlani e del dottor Iginio Olita della SINPREF,
che sono qui tra noi e salutiamo con piacere.
A questo punto chiederei chi vuole
intervenire. Come è meglio procedere? Riuniamo un gruppo di interventi? O,
forse, darei subito la parola alla collega Laura Aghilarre.
LAURA AGHILARRE. Grazie Presidente, buonasera signor Ministro, signor Segretario Generale e
tutte e tutti voi. Molto brevemente prendo la parola come socia e come
Presidente dell’Associazione delle donne diplomatiche e dirigenti, la DID. La
DID è stata costituita nel 2001, raccoglie il 78 % delle donne diplomatiche
che, nel loro complesso, costituiscono il 15 % di tutti i diplomatici italiani.
Tengo a sottolineare come tutte le donne Ambasciatori all’estero, in questo
momento siano socie dell’associazione, così come tutte le colleghe che occupano
posizioni apicali all’interno dell’Amministrazione.
La collaborazione tra la DID e il
SNDMAE nel corso degli ultimi tempi si è andata intensificando e questo, in
particolare, su due questioni. Una è quella della partecipazione del SNDMAE e
dell’associazione al Comitato pari opportunità. Questo per far fronte alla
palese anomalia per cui le donne diplomatiche, che sono quelle che più di altri
dovrebbero occuparsi e garantire l’attuazione delle pari opportunità, al
momento non partecipano al Comitato pari opportunità che è l’unico referente
istituzionale dell’Amministrazione in materia di parità e di pari opportunità.
Un altro dossier sul quale
abbiamo lavorato insieme, come è stato evidenziato da Cristina Ravaglia e da
Gianluca Alberini, è la questione della sostituzione delle colleghe in
maternità. A tal riguardo vorrei richiamare brevemente due principi che abbiamo
sottolineato nella lettera indirizzata al Segretario Generale e al Direttore
Generale per le risorse umane al riguardo. Il primo dall’evidenza, la
testimonianza delle colleghe, è che – in questo momento passo a leggere il
punto della lettera - «… il periodo di astensione obbligatoria costituisce
l’occasione di maggiore discriminazione all’interno dell’Amministrazione, anche
perché, in mancanza di una sostituzione, esso contribuisce a creare quel clima
psicologico in cui la maternità di una funzionaria viene vissuta dal suo
diretto superiore e, spesso, dagli altri colleghi in sede come una calamità
lavorativa».
Altro punto che teniamo a
sottolineare è che l’obbligo all’astensione dal lavoro è un obbligo finalizzato
a tutelare socialmente la maternità e, di fronte a tale obbligo, la singola
struttura viene, al momento, lasciata a farsi interamente carico degli indubbi
svantaggi derivanti dall’assenza di una funzionaria. Fatto che non avviene
nelle diplomazie di molti partner UE e degli altri Paesi occidentali. Più in
generale tengo a sottolineare come lo spirito di collaborazione si sia andato
intensificando, così come l’esigenza comune di scambiarci informazioni tra
l’associazione, la DID, appunto, e il SNDMAE a tutto vantaggio dell’efficienza
delle attività che l’associazione e il SNDMAE svolgono e dell’Amministrazione
tutta.
Quindi, ringrazio la Presidente
uscente, Cristina Ravaglia, per la collaborazione e per tutto il sostegno che
ci ha voluto accordare e sono certa che, con il nuovo Consiglio, questa
collaborazione procederà in maniera sempre più rafforzata. Grazie. (Applausi).
PAOLO SPINELLI. Chi
è il prossimo a prendere la parola? Il collega, nonché Vice Presidente del
Sindacato, Sergio Maffettone.
SERGIO MAFFETTONE. Grazie Presidente per la parola. Grazie signor
Ministro per le parole di conforto che ci ha voluto esprimere oggi qui davanti
a tutti, soprattutto su alcuni principi cardine che, secondo me, non possono,
in un certo qual modo, essere messi in discussione.
Io
mi volevo ricollegare alle sue parole relative alla necessità di seguire il
principio del risultato nella scelta che devono fare le Pubbliche
Amministrazioni, per ricordare che quando le scelte non sono fatte sulla base
di criteri meritocratici, purtroppo, soprattutto nel nostro mestiere, le
conseguenze si vedono. Soprattutto all’estero e in qualsiasi sede queste scelte
vengano fatte. In un contesto globalizzato qual è quello attuale, in qualsiasi
sede di primo o di secondo piano rischiamo poi di andare a finire sui giornali
quando le cose non vanno bene. Quindi mi auguro che nel futuro
l’Amministrazione, di concerto con il vertice dirigenziale della Farnesina
anche dal lato politico, faccia delle scelte sulla base sempre di modelli
gestionali di tipo aziendalistico dove, appunto, si possa, quanto più
possibile, premiare il criterio meritocratico.
Ovviamente
ringrazio anche come rappresentante della categoria iniziale della carriera –
sono nell’Esecutivo del Sindacato come giovane più votato – per l’attenzione
che il Ministro ha dato al tema della formazione, che per noi è centrale nella
figura e nello sviluppo professionale di questa carriera. E, ovviamente, mi
unisco alle parole di conforto dei due presidenti, entrante e uscente, per la
prossima proposta, al Consiglio dei Ministri, del punto fermo dei 67 anni come
termine massimo per la prosecuzione della carriera diplomatica, perché questo è
uno dei principi cardine della nostra Amministrazione. Grazie. (Applausi).
PAOLO SPINELLI. Abbiamo forse il tempo ancora, prima che l’onorevole Ministro ci lasci, di un
altro intervento o due. Un altro intervento di un socio o, naturalmente, anche
dei graditi ospiti che sono qui. Vedo due mani alzate. Il Ministro Carlo
Trezza.
CARLO TREZZA. Ringrazio per la parola. Volevo anch’io esprimere soddisfazione e fiducia per
quanto abbiamo sentito, non solo da parte dei nuovi dirigenti, della nuova
dirigenza del Sindacato, ma soprattutto dal Ministro Frattini.
Io vorrei portare l’attenzione
sulla questione della specialità della nostra carriera, vedo che lì
l’attenzione è viva. Il punto, secondo me, è quello della percezione che
abbiamo nel nostro Paese sul ruolo della diplomazia. Cioè ritengo che i questi
progressi che si sono fatti e che sono effettivamente concreti nel campo, ad
esempio, della informatizzazione, della telefonia via internet dei Consolati
digitali, dovrebbero essere ben conosciuti dall’opinione pubblica e dalla
stampa. Quindi, ecco, un maggiore impegno anche nella proiezione della nostra
immagine e, soprattutto, della nostra immagine come Amministrazione virtuosa.
Questo mi sembra molto importante e degno dell’attenzione di tutti. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Il Ministro Michelangelo Pipan.
MICHELANGELO PIPAN. Grazie Presidente. Io sono qui in veste di ospite,
di rappresentante della componente diplomatica della Cgil Esteri e, quindi,
dirò solo due parole, ci tengo molto però particolarmente a dirle e sono
particolarmente grato di poterle dire alla presenza del Ministro.
Velocemente
devo dire che mentre ascoltavo parlare il Ministro Ravaglia e il collega
Alberini non potevo che constatare quanto fossero stati – io lo sono ormai in
questa posizione da oltre quattro anni – in sintonia su moltissimi argomenti i
nostri due sindacati. Molti degli argomenti che sono stati sollevati da loro ci
hanno visto costantemente sulle stesse posizioni. Abbiamo negoziato insieme due
contratti della carriera diplomatica e siamo andati lungo la stessa strada con
molta sintonia. Credo che il motivo di questa sintonia sia uno e uno
principale, cioè che tanto il SNDMAE quanto la Cgil Esteri, hanno un affetto,
un attaccamento fortissimo a questo Ministero, quindi tutti lavoriamo al fine
di far funzionare meglio il Ministero nella convinzione che meglio funziona il
Ministero e meglio vivono coloro che al Ministero lavorano.
Noi
crediamo che, in questo quadro, siano artificiose ed errate le contrapposizioni
che qualcuno possa fare tra diverse categorie all’interno del Ministero
degli Affari Esteri, come pure quelle fra
diverse classi generazionali all’interno delle carriere. Pensiamo che tutti
hanno il loro contributo da portare e lo possono apportare in una maniera molto
costruttiva. In particolare vorrei anche dire che credo che, in questo momento,
l’Italia, dopo che in questi ultimi anni la politica estera si è liberata di
alcune pastoie che c’erano alla fine del secolo scorso, abbia bisogno di una
politica estera alta, con le lettere maiuscole. Abbiamo bisogno di proiettare
l’immagine dell’autorevolezza, dell’importanza, del peso del nostro Paese in
tutto il mondo, è solo così che poi si possono promuovere tutti quegli altri
aspetti della proiezione esterna che interessano alla società.
Credo
che sia importante la specialità, non tanto e solo della carriera quanto del Ministero
degli Esteri e il ruolo che il Ministero
degli Esteri ha nella sua funzione,
dall’Italia di coordinare la visione della politica estera e l’azione
all’estero e, nelle sue sedi all’estero, coordinare l’azione di tutti coloro
che rappresentano i vari aspetti e le varie realtà della vita italiana. Credo
che per fare questo abbiamo però bisogno di utilizzare al meglio tutte le
risorse che il Ministero ha a sua disposizione, che sono risorse che hanno
maturato, nel corso di molti anni, una straordinaria professionalità.
Credo
che la sfida sia quella di riuscire ad utilizzare al meglio tutte queste nostre
risorse. Per fare questo noi pensiamo che occorra guardare anche
all’organizzazione del lavoro, proprio per non disperdere parte di quelle
risorse così preziose che noi abbiamo. E, piccola parentesi, vorrei dire che ho
ascoltato, naturalmente, con molto interesse quello che ha detto prima il
Ministro, con una certa preoccupazione quando ha citato questa disposizione che
è stata assunta di recente e della quale noi, peraltro, non eravamo ancora al
corrente, vale a dire la regolamentazione della valutazione per il
trattenimento in servizio tra i 65 e i 67 anni, che ha formato oggetto di una
lettera firmata dalla assoluta maggioranza di coloro che, generazionalmente,
erano interessati. Mi auguro che i principi in cui questa lettera al Segretario
Generale si esprimeva, vale a dire quello di poter valorizzare e utilizzare
appieno tutte le risorse, siano stati tenuti in dovuto conto. Ringrazio.
PAOLO SPINELLI. Ancora il tempo per ascoltare il rappresentante della Uil, Pompei.
MAURIZIO POMPEI. Ringrazio
il Presidente per l’opportunità offertami e del gentile invito. Approfitto,
perché l’occasione è ghiotta. Soltanto due parole. Io rappresento il sindacato
maggiormente rappresentativo delle aree funzionali di questo Ministero e ho
apprezzato molto il suo intervento quando, spontaneamente, ha citato un po’
tutte le tipologie professionali; quando ha fatto riferimento alla sfida per
l’eccellenza e ha parlato delle grandi professionalità che ci sono in questo
Ministero sia nella specificità per la carriera diplomatica e ha fatto un
riferimento anche all’altra carriera. Quindi questo è apprezzabile perché vuol
dire che, da qualche parte, finalmente siamo riusciti a far capire che esiste
una specificità che, però, vorrei ricondurre un po’ nel suo aspetto più
consono. Nel senso che, secondo noi, è il Ministero degli Affari Esteri che è
specifico nelle sue funzioni e, all’interno del Ministero degli Affari Esteri
c’è necessità di una specificità professionale che non si trova da nessun’altra
parte. C’è nella carriera diplomatica, perché assolve le funzioni che vengono
richieste dal Ministero degli Affari Esteri, lo fa in modo eccellente, e ci
sono le aree funzionali che, anche loro, hanno la loro specificità rispetto a
tante altre pubbliche amministrazioni, a tanti altri ministeri, perché sono
chiamati a dei compiti molto spesso gravosi, importanti e delle responsabilità
che difficilmente si possono rispecchiare, a parità di posizioni economiche, di
qualifica e di grado, in altre tipologie di personale delle Pubbliche
Amministrazione.
Quindi, vorremmo che questa
specificità venisse riconosciuta anche per tutte le aree professionali e
venisse riconosciuta, possibilmente, se si potesse iniziare un dialogo ancora
più aperto sulle ipotesi di riscrittura del DPR 18 che rafforzi un po’ questo
concetto anche per quanto riguarda le aree funzionali. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Possiamo proseguire nella fase dibattimentale. Se ci sono degli altri interventi?
O, altrimenti, forse, può essere opportuno dare la parola al Presidente
Alberini, che può meglio sviluppare i temi programmatici che aveva cominciato
ad enunciare e poi passiamo, invece, agli interventi.
GIANLUCA ALBERINI.Grazie,
Presidente. Volevo, appunto, terminare questa che non può che essere una
carrellata dei temi. Avete visto, forse avete anche avuto modo di leggere i
programmi elettorali che abbiamo mandato in giro, le varie componenti attuali
del Consiglio, insomma. Gran parte dei programmi si possono sovrapporre a
riprova che i problemi sono comunemente sentiti e credo che, anche sulle
soluzioni, ci sia grande convergenza.
Il Ministro, giustamente, ha
citato l’efficienza della nostra Amministrazione, cosa che aveva già fatto
Cristina Ravaglia, e qui a me preme ricordare un paio di dati. Noi siamo
un’Amministrazione – non so se sono aggiornatissimo, io vado a memoria – …0,24
% del bilancio dello Stato. Di fatto un bilancio che è i 2/3, più o meno, di
quello dei nostri partner del G8 e i risultati, tutto sommato – adesso li
andiamo a misurare – sono simili a quelli dei nostri partner del G8 sia in
termini di presenza nell’Unione europea, nella grande galassia delle Nazioni
unite e anche nel G8. Questo che vuol dire? Che con poche risorse o risorse
inferiori rispetto ai nostri partner raggiungiamo risultati comparabili. Il che
vuol dire che siamo relativamente efficienti.
Certo, qualcosa si può fare,
qualcosa si può migliorare ma, come dicevo prima al Ministro, c’è uno zoccolo
duro, una base di cui non possiamo fare a meno. Con questi ulteriori tagli alla
nostra rete, al funzionamento del nostro Ministero, sicuramente stiamo
compromettendo, nel medio periodo, la funzionalità di alcune strutture. È vero
che si può procedere alla razionalizzazione, e ci è stato ricordato, ma la
razionalizzazione deve essere l’effetto di un ragionamento, di un piano, un
programma che deve avere, a monte, una decisione su quale deve essere il ruolo
dell’Italia. Cioè dovremmo cercare di stabilire come Ministero e noi come
carriera diplomatica, come SNDMAE possiamo dare il nostro contributo, che cosa
deve fare l’Italia nel mondo, con quali strutture e come queste strutture
devono e possono lavorare, quindi anche con quali organici, con quali funzioni.
Tutto questo, finora, non ci sembra che sia stato fatto. La famosa richiesta
del Sindacato di un piano di razionalizzazione vero è rimasta, a mio avviso – e
credo che gran parte di voi concordi – lettera morta. Quindi speriamo che se
l’Amministrazione ha intenzione di procedere, lo faccia con un piano da
preparare a monte.
Un’altra questione che mi premeva
sottolineare, abbiamo parlato di specialità, di DPR 18, di reclutamento, il
Ministro ha confermato questi gravi ritardi nell’assunzione dei colleghi
vincitori del concorso 2008. Ricordiamo che nel 2008 non è entrato nessun
collega, entreranno, nel 2009, abbiamo appreso, entro il mese di giugno, ma
speriamo, poi, che si riesca a bandire anche il successivo concorso. Non è solo
un problema di avere gli uffici, come tutti noi sappiamo, sguarniti o le
Ambasciate senza più numeri due o senza più Segretari di Legazione, è anche un
problema che si ripercuoterà nel futuro, quando non ci saranno più Consiglieri
di Legazione o ci saranno pochi Consiglieri di Ambasciata. Poi, magari,
arriveranno dei mega concorsi dopo che sconvolgeranno ancora la carriera per
lunghi anni.
Un altro tema, brevemente, che
dobbiamo ricordarci è quello della visione strategica che l’Amministrazione
deve avere, soprattutto per quanto riguarda la programmazione dei passaggi
della nostra vita professionale, cioè la progressione di carriera e
l’attribuzione di incarichi. Sulla progressione di carriera è un dato di fatto
cui ci troviamo esposti tutti a continue mutazioni di criteri in un quadro
generalizzato di insufficienza di posti, specialmente, l’avevo citato, al grado
di Ministro plenipotenziario. Nel senso che abbiamo, quest’anno, 17 posti
disponibili per un numero di candidati pari a non so se 160 o 180, a
seconda dei calcoli. Ma quello che fa veramente male al sistema è
l’imprevedibilità e la mutevolezza dei criteri che favorisco dei comportamenti
non virtuosi nel senso che la maggior parte dei colleghi, alla fine, persegue
non le proprie aspirazioni professionali ma si concentra su alcune note posizioni,
in particolare fuori ruolo. Il Sindacato aveva pubblicato, qualche tempo fa,
uno studio sulle promozioni a Ministro da cui si vedeva matematicamente quali
erano le posizioni che più favorivano l’avanzamento.
Torneremo anche sul tema dei
posti di Capo missione. Quest’anno abbiamo inviato un elenco, uno scadenziario
dei posti di Capo missione disponibili. Torneremo ad aggiornarlo e a
sollecitare un sistema di conoscibilità anche per i posti al Ministero.
Sulle valutazioni c’è,
quest’anno, la prima tornata di valutazione per Segretari di Legazione,
Consiglieri di Legazione con il nuovo sistema. Siamo tutti ben consci della
difficoltà di un esercizio valutativo che verte su situazioni e condizioni del
tutto eterogenee, con un rapporto tra numero di valutati e valutatori che si
avvicina ad uno, cioè, per ogni valutato c’è un valutatore, una situazione del
tutto anomala. Moltissimi valutatori non hanno punti di riferimento, cioè hanno
un solo valutato e la verità è che si trovano in difficoltà. Devono far riferimento
a circolari, a telefonate a colleghi al Ministero o all’estero ma è un problema
di non facile soluzione.
Eventuali attenuazioni, a volte
dovute al sistema e non a responsabilità dell’individuo, poi si protraggono per
anni, continuano ad esplicare gli effetti nei momenti e passaggi successivi.
Quindi, in maniera del tutto ingiustificata. È proprio per questo che
l’esercizio deve essere affrontato con la massima attenzione sia dai valutatori
all’estero sia dall’amministrazione centrale cui incombe la responsabilità di
sensibilizzare e di informare adeguatamente i valutatori.
L’amministrazione centrale è
chiamata anche a contemperare, in sede di valutazione di secondo grado,
eventuali anomalie. Il SNDMAE aveva, in passato, chiesto anche di approfondire
altri aspetti di questa valutazione. Alcune diplomazie hanno adottato, ad
esempio, un sistema anche di valutazione da basso, appunto per misurare la
capacità di gestione del personale. Poi, in questo ambito, siamo preoccupati
per alcune segnalazioni circa alcuni episodi in cui i Capi missione o i capi
ufficio o i valutatori di primo o di secondo grado hanno scoraggiato
l’esercizio di un diritto quale quello di formulare controsservazioni da parte
del valutato, per cui ci riserviamo le eventuali azioni del caso.
Abbiamo parlato del contratto,
abbiamo sentito anche il Ministro che ci ricordava come è stato difficile
difendere l’ISE. Su questo, come ricorderete, il Sindacato ha condotto
battaglie molto accese in altre epoche, che abbiamo vinto e siamo riusciti,
crediamo, a convincere la maggior parte dei nostri interlocutori che l’ISE non
è un beneficio dell’individuo ma è un’indennità che esplica una funzione
fondamentale per il funzionamento della macchina amministrativa all’estero.
Dopo la diffida dello scorso anno, inviata all’inizio del 2008,
l’Amministrazione, finalmente, ha proceduto a ritocchi complessivamente in
positivo. Cioè ad un minimo aumento del capitolo dopo anni di erosione del
potere d’acquisto. È su questa strada che continueremo ad invitare l’Amministrazione
a procedere secondo i parametri oggettivi di cui oggi dispone grazie agli studi
e ai dati disponibili. Non dimentichiamo, però, gli alti costi della vita,
soprattutto per alcuni casi, per alcune casistiche. Ad esempio famiglie
monoreddito, i costi per le scuole all’estero con i capitoli in cronico deficit che non permettono di pagare quanto prevede il DPR 18, anche rimborsi per
affitti o l’articolo 84 per gli alloggi.
Continueremo a vegliare
sull’avanzamento di alcune proposte normative. Ricorderete che c’eravamo fatti
parte propositiva di un disegno di legge sul lavoro per i coniugi. Dobbiamo
tornare a seguire questo aspetto.
Il bilancio di sede. Stiamo
raccogliendo i commenti dei nostri soci. Invitiamo ancora a commentare coloro
che avessero qualche esperienza a condividerla con noi o anche delle idee o dei
commenti sul progetto che abbiamo distribuito. L’abbiamo inviato via sndmail,
abbiamo sentito il Ministro, fa molto affidamento. Ha ricordato che l’idea è
nata proprio dal Sindacato. Credo che dobbiamo cogliere questa opportunità al
meglio.
Aree funzionali. Abbiamo sentito,
prima, la Cgil e la Uil parlare di questo aspetto fondamentale. Il SNDMAE non
dimentica le aree funzionali, da anni ce ne stiamo occupando e Pompei, qui, me
ne può dare atto perché già da tempo, con Enrico Granara, parlavamo di alcuni
aspetti fondamentali quale quello della valutazione ai fini di un
riconoscimento delle professionalità e degli avanzamenti in un’ottica di un
riconoscimento di specialità che, secondo anche il SNDMAE c’è, è un dato di
fatto. Una specialità in parte diversa da quella della carriera diplomatica,
come in parte riconosceva perché sono funzioni diverse, una specialità di fatto
dovuta al fatto di essere chiamati a lavorare all’estero con responsabilità ed
impegni accresciuti, con caratteristiche di mobilità e polifunzionalità,
adattabilità e, non da ultimo, conoscenza delle lingue straniere che, di certo,
non sono richieste alla Pubblica Amministrazione in generale. È per questo che guardiamo con estrema
attenzione alle modalità di applicazione dei principi del nuovo contratto
nazionale al Ministero degli Affari Esteri, con particolare riferimento alla
valutazione del personale e alla progressione verticale. Si tratta di
un’occasione per il riconoscimento e la ricostruzione normativa della
specialità del personale delle aree funzionali chiamato a prestare la sua opera
all’estero. È una carrellata, credo, rapida. Non ho potuto toccare tutti i vari
punti, ma io, credo con tutti gli altri colleghi del Consiglio, sono pronto a
discutere altre questioni che i soci vogliono sollevare.
Come dicevo al Ministro, faremo
tutto, come è consuetudine del SNDMAE, con spirito di collaborazione, con
propositività e lungimiranza, senza per questo rinunciare, quando necessario,
alla fermezza per far sentire le ragioni dei nostri iscritti. Grazie. (Applausi).
PAOLO SPINELLI.Ringrazio il
Presidente Alberini e vedo che già alcune mani si sono sollevate. Do la parola
al Ministro Liana Marolla.
LIANA MAROLLA. Grazie signor Presidente. Io vorrei, innanzitutto,
esprimere veramente un ringraziamento al Consiglio uscente, al Presidente e al
Segratario esecutivo, e sono molto lieta di rivedervi insieme, anche se con
funzioni alternate, perché credo che veramente questo, come ha detto prima la
collega Ravaglia, sia un messaggio da dare anche all’esterno. C’è una grande
democrazia all’interno del SNDMAE, io spero sempre più forte e anche se abbiamo
dei confronti, naturalmente, su diverse idee e posizioni, però poi all’esterno spero
che non vengano dati dei messaggi che, forse, l’anno scorso si sono percepiti
in maniera troppo forte, di qualche troppo grande divario.
Tutte
le componenti del Ministero degli Affari Esteri – e qui mi riallaccio al
discorso del rappresentante della Uil e del rappresentante, precedentemente,
della Cgil – vanno difese come specialità e credo sia doveroso da parte del
Sindacato portare avanti ciò che adesso il Presidente Alberini ci ha detto. Mi
sembra, però, che in questo quadro rimanga forse fuori una parte della
carriera, una parte di carriera che vede i colleghi che da più tempo hanno
prestato servizio al Ministero degli Affari Esteri e che credo abbiano
competenze e professionalità che sono esattamente quelle doti che vengono
ricordate per la nostra specialità. Però si assiste sempre di più ad un
difficile collocamento di colleghi che rientrano al Ministero degli Affari
Esteri, e rientrano dopo aver svolto funzioni, spesso, di Capo missione e credo
non aver demeritato. E questo non tocca solamente una, due, tre, cinque
persone, tocca un’intera categoria, esclusi i Direttori Generali, i Vice
Direttori Generali i Vice Segretari Generali. Ma non credo che si possa
moltiplicare all’infinito il numero dei Direttori Generali, quindi cosa fare di
questo gruppo nutrito di persone che hanno forti competenze e che non trovano
più un loro ruolo né una sistemazione adatta a quella che è la loro esperienza.
Credo che il Sindacato se ne dovrebbe occupare attivamente così come
attivamente si occupa dei giovani funzionari. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Forse il Presidente Alberini vuole replicare brevemente?
GIANLUCA ALBERINI. Sì,
su questo credo che siamo tutti molto uniti nel Consiglio nel prestare la
massima attenzione. Abbiamo preso a cuore questo problema e non da oggi. Sono
anni che andiamo discutendo la questione e, soprattutto, proponendo delle
soluzioni.
Alcuni dicono che ci sono troppi
Ministri. Secondo noi non è vero. Diciamo che l’Amministrazione non è in grado
di utilizzare le altre professionalità di cui dispone e di cui ha bisogno. Non
è in grado di farlo per alcune difficoltà strutturali, alcune rigidità che noi
abbiamo chiesto di allentare. In passato è stata proposta, ad esempio,
l’istituzione di posti di Vice Direttore Generale, di Capo unità all’interno delle
Direzioni Generali in modo da dare alto rilievo alle funzioni dirigenziali di
alto livello che i Ministri possono esplicare e anche per permettere di avere
quell’autorevolezza verso l’esterno che devono poter esercitare nell’interesse
del Ministero.
Finora qualche segnale di
attenzione è arrivato. Non dimentichiamoci che, fino a qualche anno fa i
Ministri plenipotenziari o avevano un incarico di Direttore Generale o Vice
Direttore Generale o erano semplicemente posti alle dirette dipendenze con un
incarico non conosciuto e forse neanche conoscibile né dall’esterno né
tantomeno dagli altri colleghi. Da qualche tempo l’Amministrazione pubblica,
con degli ordini di servizio, le funzioni attribuite ai Ministri. Certo, non
siamo ancora ad un optimum, questo lo sappiamo. Perché non basta dare un
incarico, bisogna poi cercare di dare un minimo anche di risorse da gestire. Lo
sappiamo tutti che, trovandosi alle dirette dipendenze, spesso ci si trova
direttamente soli, invece bisognerebbe poter contare su un minimo di struttura
anche modulare, anche polifunzionale, ma ci vuole.
Per il futuro noi continueremo ad
impegnarci su questa linea. Qualche apertura c’è. Non abbiamo parlato della
ristrutturazione del Ministero che c’è stata imposta due anni fa e ha portato al downgrading di tre strutture ma che, apparentemente, dovrebbe
continuare. Pare che il termine sia stato soltanto spostato a maggio, ci
dicono, ma noi non sappiamo nulla formalmente. Si parla di ulteriori
accorpamenti, chiusure di Direzioni Generali, istituzioni di posti di Vice
Direttore aggiunto o di capo unità all’interno delle Direzioni Generali.
Vedremo. Veglieremo affinché qualunque proposta sia frutto di un piano e di un
progetto ragionato sulla complessiva efficienza del Ministero degli Esteri, senza
preclusioni ma senza, però, neanche cedere alle richieste, scusatemi il
termine, “ragionieristiche” del Ministero del Tesoro che ne fa una questione di
mera contabilità senza tener conto della qui tanto richiamata specialità del
Ministero e, tutto sommato, della complessiva efficienza della nostra macchina.
PAOLO SPINELLI. Mi è parso di capire che, a questo punto, voglia intervenire il Vice Direttore
Generale delle risorse umane.
RENATO VARRIALE. Grazie, Presidente. Io credo che sia forse utile che dica qualche parola sul
problema che è stato appena sollevato. Il riformatore del 2000 aveva le idee
piuttosto chiare sulla struttura del Ministero. Riteneva che fosse necessario
ringiovanire. Ringiovanire significava affidare a consiglieri d’Ambasciata e,
in determinati casi, non sempre, temporaneamente, come dice la norma, a
Consiglieri di Legazione l’incarico di capo ufficio. Ciò significa che il
Ministro plenipotenziario di prima e di seconda unificato non deve più fare il
capo ufficio. Allora cosa fa? Fa fondamentalmente tre cose: fa il Direttore, il
Vice Direttore, il Capo di unità o il coordinatore o consulente del Direttore
Generale. Qualcosa di simile a quello che fanno i dirigenti quando non sono
capi di struttura.
In quante persone? Diciamo un centinaio.
Se dividiamo cento per il numero delle Direzioni Generali, ci rendiamo conto
che, grossomodo, si prevedevano tra sette e dieci Ministri plenipotenziari alle
dirette dipendenze. Un altro centinaio doveva essere sulla rete. I Consiglieri
di Ambasciata fanno i capi ufficio, togliendo quindi il posto a quelli che
erano i Ministri di seconda o una parte di essi, e, però, non vanno all’estero
a fare i Capi missione. Il Capo missione lo deve fare, di regola, il Ministro
plenipotenziario. Quanti? Diciamo un altro centinaio. Un po’ di meno, forse. E
tutto quello che restava all’organico doveva servire a qualcosa a cui invece
non è servito: il fuori ruolo. Si pensava di mandare i Ministri plenipotenziari
sia presso le altre istituzioni dello Stato come consiglieri diplomatici, sia,
e meglio ancora, presso le organizzazioni internazionali. Come sappiamo non è
avvenuta né l’una né l’altra cosa. Un numero relativamente basso di Ministri
fuori ruolo per la prima funzione, e un numero, direi, ancora insoddisfacente e
fuori ruolo per il secondo motivo. Non siamo qui per analizzare la cause di
questo ma solo per fare un esame della situazione di fatto.
Col passare degli anni cosa è
successo? Che i Ministri si sono visti erodere anche queste funzioni. Dopo aver
perduto quelle di Capo ufficio, felici di farlo perché sembrava un innalzamento
e qualche volta, diciamolo pure tra di noi, qualche responsabilità in meno in
certe situazioni scomode di tagli di bilanci, situazioni di organico
insufficiente etc. Quindi sembrava si aprisse un’epoca dell’oro per i Ministri,
sia in termini di prestigio che in termini di concrete responsabilità. Sia
detto questo, ovviamente, senza malignità. Cosicché, lo spazio lasciato libero
dai Ministri lo hanno vieppiù occupato i Consiglieri di Ambasciata. Anche
all’estero molti Ministri non sono disposti ad andare in determinate sedi,
magari perché nella storia c’è stato un Consigliere di Ambasciata a ricoprire
quella sede e, quindi, la sentono come una deminutio capitis e ci vanno
ancor più Consiglieri di Ambasciata. Stesso fenomeno accade al Ministero dove
il Consigliere di Ambasciata, qualche volta, va alle dirette dipendenze, per
fortuna poche volte, perché conviene al Direttore Generale che vuole il
consulente un po’ più malleabile, anche questo, diciamolo in tutta franchezza,
perché in genere è più giovane e, quindi, tende un po’ meno ad affermare la sua
personalità in contrapposizione. Questi fattori psicologici, secondo me, sono
da considerare. Perché quando discutiamo di organizzazione del lavoro, rientra
anche questo elemento.
Poi cosa è successo? Che una
serie di Ministri plenipotenziari che avevano svolto, nel periodo post riforma
incarichi all’estero di Capo missione, trovatisi al ritorno a Roma a dover
ricoprire funzioni di coordinatore o simili, non ne sono stati molto contenti.
Perché, è ovvio, non c’è incarico di coordinatore, con qualche rara eccezione,
che sia così prestigioso, così visibile, che dia tanta autonomia quanto quella
del Capo missione. Anche nella sede più remota il Capo missione gode di
un’indipendenza di cui non gode il coordinatore che, fino a poco tempo fa, non
aveva neanche il potere di firma. Quindi, tutta questa serie di ragioni ha
portato, un po’ per l’andamento dei fatti in sé, un po’ per una scelta inconsapevole
dei Ministri plenipotenziari, a ridurre lo spazio aperto agli stessi sia a Roma
che all’estero.
L’Amministrazione si è resa conto
di questo problema, noi abbiamo cominciato a lavorare all’attuale circolare
addirittura quattro anni fa, ero appena rientrato dall’estero. La gestazione è
stata abbastanza complessa, abbiamo sentito anche le organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative e, alla fine, si è arrivati a quell’assetto che
voi conoscete che, devo dire, almeno sulla carta ha avuto un certo successo.
Perché, ormai, direi non c’è Ministro che non chieda di essere nominato
coordinatore, se non altro perché si sappia cosa sta facendo e poi anche per il
collegamento con l’indennità C che, come ci siamo già detti in questa stessa
riunione, non è indifferente ai fini del collocamento a riposo.
Quindi già adesso si è data una
certa dignità al ruolo di coordinatore, ma per quanto la si voglia dare,
addirittura con l’incarico di inviato speciale del Ministro o del Ministero o
vedremo se poi si potrà fare qualche caso di inviato speciale ma anche con
titolo e rango d’Ambasciatore. L’Ambasciatore all’estero ma residente a Roma,
cioè presso uno Stato ma residente a Roma. Non l’abbiamo ancora fatto perché è
un passo decisivo le cui implicazioni, non vi sfuggirà, potranno essere
rivoluzionarie. Ve ne dico soltanto una perché siamo tra noi, il Ministero del
Tesoro potrebbe dire: “Ma visto che funziona così bene, perché allora dobbiamo
mandare gli Ambasciatori in mezza Africa? Facciamo tutti quanti Ambasciatori
residenti a Roma e diamo un po’ più di soldi per i viaggi”, perché, tutto
sommato, costa meno. Quindi dobbiamo stare molto attenti a questa implicazione.
Sta di fatto che comunque,
nonostante tutto, ci siamo messi su una strada virtuosa. Ovviamente, molto
della valorizzazione del Ministero plenipotenziario alle dirette dipendenze io
trovo che, francamente, dipenda dal suo Direttore Generale. E qui entriamo in
un campo in cui si tratta di rapporti, di organizzazione del lavoro nell’ambito
del centro di responsabilità, di rapporti anche interpersonali, di qualità e
quantità delle materie affidate in cui la direzione delle risorse umane non può
necessariamente intervenire perché, altrimenti, non sarebbe più un centro di
responsabilità quello di cui parliamo di volta in volta.
Mi fermo qui, però, se ci sono
altre osservazioni… scusate se sono stato un po’ lungo.
PAOLO SPINELLI. Prima di dare la parola all’amico Stefano Cacciaguerra, mi dicono che c’è in
collegamento Enrico Granara dall’estero. Quindi, magari, prenderei un
intervento dall’estero e poi tornerei all’Assemblea. Ti vediamo, Enrico, ci
senti?
ENRICO GRANARA. Vorrei prima di tutto fare i migliori auguri di buon lavoro
al Consiglio, al Presidente Alberini, al suo Vice, al Segratario esecutivo
Ravaglia. Mi unisco a quanti nei giorni scorsi hanno fatto appello alla massima
unita` di intenti nell’azione dei nostri dirigenti sindacali. Le materie da
trattare quest’anno sono tante complesse e difficili.
Ho apprezzato molto
l’intervento della Presidente uscente sulla questione dei 67 anni. Cosi` come,
come tutti, ho apprezzato la risposta dell’Onorevole Ministro.
Ricordiamo che oltre al
caso di Berlino esiste anche quello dell'ex collega, in pensione da 4
anni, che da una struttura ministeriale invia indicazioni e istruzioni
alla rete. Che il Sindacato ne chieda conto all'Amministrazione, per favore...
L’On. Ministro ha poi
fatto un accenno importante al risultato nella Pubblica Amministrazione e in
particolare al MAE.
Vado per estrema sintesi:
vi sono dei casi in cui i risultati il singolo diplomatico li puo` raggiungere
da solo, individualmente. Ma in altri casi no, occorre uno sforzo per cosi`
dire corale, soprattutto nelle materie di gestione. Qui allora occorre un
moderno controllo di gestione, senza compartimenti stagni, volto a garantire il
risultato, che identifichiamo con l’interesse dell’Amministrazione e i garanti
– visto che si parla di centralità dei diplomatici (a volte imperfettamente
indicati come corpo diplomatico) – sono i vertici del MAE a Roma e i Capi
missione all’estero.
Il controllo di gestione,
di cui parlammo col SG Massolo ancora un anno fa deve essere esercitato dalla
Segreteria Generale, in modo pro-attivo, come oggi si suol dire.
Non faccio esempi che mi
toccano da vicino, per non annoiare nessuno, ma questo lo vedo come un problema
centrale, sia nella mia quotidianità amministrativa, sia oltre la
quotidianità, per le cose che richiedono uno sforzo complesso e congiunto con
una e piu` Direzione Generale corrispondente.
La questione che pongo,
unitamente ad un appello affinché la proposta iniziale del SNDMAE – di tre anni
fa, il bilancio di sede– non venga annacquata al punto da essere svuotata di
senso – è questa: a che punto siamo col controllo di gestione?
Una seconda questione, tutt’altro
che marginale, e che è stata evocata solo per alcuni aspetti dal neo Presidente
Alberini, è quella del contratto integrativo di secondo livello. Un anno fa,
partendo dal Ministero, stava per essere negoziato con le sigle aventi causa?
Che ne e` stato? Soprattutto sul punto dei recuperi delle ore lavorate
all’estero: a me sembra che non sia cambiato nulla.
Terza
e ultima questione: programmazione della spesa per la corresponsione del
trattamento accessorio all’estero: per esempio scuole per i figli. La Difesa
che di tagli, in proporzione a noi ne subisce parecchi, ciò nonostante, grazie
ad una oculata programmazione, riesce a garantire il trattamento accessorio al
suo personale all’estero. Da noi non succede. E’ una questione di accountability da parte dell’Amministrazione, di minor peso politico... o che altro? Questo
e` un terreno su cui il Sindacato deve impegnarsi di piu`.
PAOLO SPINELLI. Molte grazie ad Enrico Granara, che ricordiamo tutti come Presidente del
Sindacato, e darei ora la parola a Stefano Cacciaguerra, che l’aveva chiesta.
STEFANO CACCIAGUERRA. Grazie Presidente, io volevo semplicemente riallacciarmi al dibattito che era
stato avviato dalla collega Marolla che credo sia estremamente importante e
utile. Quando ci fu la campagna elettorale, nel mio messaggio elettorale
inserii un progetto che io pensavo fosse molto costruttivo e che ripropongo
tuttora: fare un osservatorio per il pieno impiego delle risorse umane nella
carriera diplomatica con un occhio particolare al ritorno dall’estero, dalla
rete all’interno. È stato giustamente osservato dalla collega Marolla e da
altri, è un problema che riguarda sicuramente molti Ministri plenipotenziari
che rientrano e non solo, direi che riguarda tutti coloro che rientrano e,
soprattutto, dopo aver svolto l’incarico di Capi missione. C’è una fase
transazionale, che per alcuni dura meno per altri dura di più, di
riaggiustamento, riadattamento e bisognerebbe che queste parentesi fossero
minimizzate e fossero oggetto di una programmazione per quanto riguarda i
rientri e non solo le partenze.
Su questo lato io credo che
l’Amministrazione e il Sindacato debbano fare di più, possano fare di più e
sono temi che vanno affrontati. Sempre a proposito di trovare incarichi
confacenti per i nostri apicali, magari un po’ sottoccupati, vorrei far notare
che un settore che non è stato pienamente utilizzato dall’Amministrazione
riguarda proprio i consiglieri diplomatici presso le Regioni. La verità è che,
in realtà, anche lì noi abbiamo pochissimi consiglieri diplomatici presso
Regioni e ne potremmo avere molti di più. Anche lì si può fare un’analisi delle
cause per cui questo succede e, anzi, se l’Amministrazione vuole, su questo
punto, rispondere, perché io credo che anche lì ci sia un po’ di spazio per migliorare.
Grazie.
PAOLO SPINELLI. Chiedo scusa al Vice Direttore Generale delle risorse umane. Magari darei un
attimo la parola al collega Massimo Gaiani e poi riprendiamo.
MASSIMO GAIANI.Grazie. Mi vorrei riallacciare anch’io allo stesso
tema e alla ottima illustrazione che ha fatto Renato Varriale che condivido in
pieno, anche per averla vissuta in parte anche insieme a lui. Va esplorata
anche quell’altra metà delle possibilità e delle prospettive e credo che questo
possa essere un elemento importante anche per la tutela della specialità. Cioè,
non dobbiamo vedere il Ministero come una roccaforte dentro la quale
rinchiuderci. Bisogna andare fuori. Solo stando abbastanza fuori ed avendo un
numero adeguato di posizioni all’esterno riusciremo a presidiare il nostro
spazio e il nostro territorio. Io, vedendola dal di fuori, dopo tre anni e
mezzo che sono “nei palazzi”, di cui due da Direttore Generale presso la
Presidenza del Consiglio, vedo un certo isolamento, un Ministero che non guarda
al di fuori, non guarda coloro che sono fuori e che, tra l’altro, oggi si
trovano in una situazione economica molto penalizzante. Non dimentichiamoli. Se
le cose non cambiano nessuno andrà più nei palazzi perché ci si rimettono un
sacco di soldi ad andare nei palazzi. Il livello delle posizioni, al Ministero,
è oramai più alto che ovunque altrove e, quindi, se non si lavora, se non si
pone abbastanza attenzione sui palazzi ma anche presso i centri di ricerca i think
tank… Cioè, guardiamo un po’, per
esempio, alla situazione americana dove c’è un’osmosi, va bene che è un mercato
del lavoro completamente diverso dal nostro, ma non possiamo chiuderci dentro a
questo palazzo in una situazione di difesa, bisogna uscire, bisogna avere delle
persone che vedono fuori e sono anche in grado di captare alcune cose che
stanno succedendo altrimenti si agisce sempre e solo di rimessa, sempre e solo
in chiave difensiva.
Questo
è un qualcosa di cui dobbiamo tenere conto tutti quanti, sulla quale dobbiamo
stimolare l’Amministrazione. È stato citato il caso delle Regioni, che è
certamente importante, ma ce ne sono anche altri di diverse tipologie e
configurazioni dove certamente un ruolo, soprattutto per quella tipologia di
persone, con una forte esperienza, magari anche diversificata, possano svolgere
un ruolo di soddisfazione per loro, utile per il Ministero e anche, tutto
sommato, per il Paese. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Grazie Massimo. Mi dicono che c’è il collega Boffo in audio ma darei prima la
parola al Vice Direttore Generale.
RENATO VARRIALE. Ricordo che Stefano Cacciaguerra ha già sollevato altre volte questo problema,
ha ragione a farlo perché, effettivamente, le cause del problema, cioè perché
non abbiamo abbastanza rappresentanti presso le Regioni, erano ignote anche a
me sino a poco tempo fa, poi l’esperienza di questi anni mi ha permesso di
arrivare ad una conclusione. In alcuni casi si tratta di un corto circuito che
avviene tra noi e i presidenti delle Regioni quando la richiesta, come spesso
avviene, è intuitu personae e quella persona per l’Amministrazione non è
cedibile, perlomeno in quel determinato momento, cosa accade? Che facciamo una
controproposta. Abbiamo una rosa di tre funzionari, scegli tu, con i curricula etc. In genere la risposta è: “No, non ci interessa”. Non sono stati molti i
casi però ci sono stati. Come dire: “O mi dai quel consigliere diplomatico o
non voglio nessuno”. Beh, allora, effettivamente, non è più un consigliere
diplomatico ma un rapporto personale, fiduciario quello che intercorre. Non è
questo quello che intendiamo noi per rapporto. Certo, si capisce, se c’è pure
il rapporto fiduciario tanto meglio però noi vorremmo un tantino più di
impersonalità: il rapporto è tra Amministrazione degli Esteri ed
amministrazione regionale, non tra persona e persona. Per fortuna, però, non
sono numerosi i casi.
Purtroppo quelli che sono più
numerosi sono i casi in cui la Regione non ha i soldi per pagare il consigliere
diplomatico, questa è la ragione principale, la vera ragione…
Carla ha vissuto questa
situazione più di una volta e, quindi, ci siamo dovuti ritirare in buon’ordine
pur avendo noi disponibilità a mandare delle persone. Mi riferisco non tanto
alle piccole Regioni, ove è anche ovvio che non ci siano abbastanza soldi, ma
anche ahimè, a quelle grandi. Loro dovrebbero dare praticamente tutto, perché
si tratta di un fuori ruolo. Però adesso io ricordo con certezza che non è un
buon affare sempre per il nostro collega, perché il collega che va fuori ruolo
ricade sotto quella regola per cui tutto quello che viene dato dall’entità
esterna, se supera l’indennità di posizione senza quella di risultato, non dà
più diritto ad alcuna integrazione.
C’è qualcuno a cui va bene,
perché c’è un leggero superamento, ma bene fino ad un certo punto perché,
comunque, perde la differenza rispetto al risultato. Non ho le cifre davanti
agli occhi però penso che sia inesistente il caso in cui quello che viene
pagato dalla Regione, dall’entità “esterna” copra completamente sia la
posizione che il risultato. Tanto più, poi, quando si tratta di Ministri
plenipotenziari, dove la cifra comincia ormai, ultimamente, ad essere anche
abbastanza significativa. È questo, fondamentalmente, il problema. Ma allora
perché non incoraggiamo i Ministri o, comunque, i funzionari ad andare fuori
ruolo presso le organizzazioni internazionali? E qui si crea un altro problema.
In alcuni casi la richiesta delle organizzazioni internazionali è così
specifica come job description che noi non abbiamo la persona, oppure,
se ce l’abbiamo, ci serve. Quindi non abbiamo interesse a privarci di un
esperto di una determinata materia che poi, tra l’altro, potrebbe anche non
essere interessato ad allontanarsi in un momento in cui proprio la sua
specialità gli permette qui prospettive di carriera migliori.
Poi c’è ancora un caso che si
potrebbe dire esattamente opposto, io l’ho constatato un paio di volte con i
miei occhi: la preparazione è troppo politica. Noi finiamo col cadere nel
mezzo; non siamo né troppo politici, né troppo tecnici e quindi veniamo
scavalcati, magari da colleghi esteri che, invece, sono rigorosamente politici
oppure rigorosamente tecnici. È evidente che i grossi Paesi pescano su una
quantità di diplomatici molto maggiore, a volte il triplo, il quadruplo di noi,
oppure possono far conto su personalità che fanno questo delle relazioni
internazionali per mestiere: mi riferisco ai Paesi nordici. Poi ci sono altri
ragionamenti “elettorali” nell’ambito delle organizzazioni internazionali che
portano, talvolta, a pretermettere qualche volta l’italiano a favore di un
nordico o di qualcun altro.
Insomma, è un problema abbastanza
complesso; io credo che, però, noi dovremmo incominciare a programmare nel
lungo periodo questi incarichi e, cioè, dire al funzionario: “Oggi tu mi lavori
alla direzione della cooperazione economica, però poi io ti assicuro che ti
mando all’UE e dopo l’UE tu mi vai fuori ruolo, un percorso di minimo otto
anni, poi magari dodici, anche se dopo otto uno si è scocciato e vuole
cambiare, gli si concede di fare qualche altra cosa, di rientrare nel giro
normale. Ma, secondo me, se noi non programmiamo meglio, multistep, si
potrebbe dire, non riusciremo a venirne fuori e verremo più facilmente battuti
dai nostri concorrenti.
PAOLO SPINELLI. Grazie molte al Ministro Varriale per le sue osservazioni così puntuali, così
pertinenti, e scusandomi per l’attesa, alla quale lo abbiamo sottoposto, darei
ora la parola… proviamo, però, se funziona il sistema, perché lo abbiamo solo
in audio Mario Boffo.
MARIO BOFFO. Mi sentite? Sto parlando.
PAOLO SPINELLI. Ti sentiamo, bene, vai!
MARIO BOFFO. Allora, saluti a tutti innanzitutto. Io, naturalmente, non ripeto le tantissime
cose che condivido di quelle che sono state dette. Mi auguro soltanto che i
temi rilevanti confluiscano tutti in questo rinnovato DPR 18 che dovrebbe e
potrà diventare come una piattaforma di lancio per la carriera e per step. Perché
io sono d’accordo… (il collegamento non funziona).
GIANLUCA ALBERINI. Non sentiamo più nulla. Abbiamo perso il collegamento con lo Yemen, spero non
sia colpa dei pirati…
MARIO BOFFO. Non si può avere un Ministero di rinnovata specialità e di rinnovato,
auspicabilmente, rigore, con carriere o aree che vengano gestite sulla base di
normative diverse. Bisogna reintrodurre, anche per le aree funzionali, il criterio
di merito, il criterio di avanzamento di carriera, il criterio di oculata
scelta delle persone che si mandano all’estero.
Vado alle risorse e al bilancio
di sede. Non vorrei che quello che è stato concesso in fatto di flessibilità e
di bilancio di sede venga poi assolutamente annullato da risorse che già ora
sono insufficienti. Con le allocazioni ricevute oggi qui a Sana’a non arriviamo a giugno. È vero
che, sì, forse ci sarà integrazione a settembre, ma queste cose vanno sapute
subito, all’inizio dell’anno, perché chi deve gestire, deve sapere entro tutto
l’anno quanto gli verrà dato, altrimenti non si può riuscire a gestire nulla.
Un’altra cosa. Nel decreto in via
di approvazione, vi sono delle ambiguità tra chi è che in un’Ambasciata, in un
Consolato decide, pilota la gestione delle risorse. È assolutamente necessario
che sia il Capo missione quello che decide dove va la nave, con tutto il
rispetto per i funzionari amministrativi che hanno il complesso e delicato
compito poi di far funzionare la macchina amministrativa ma non sarebbe
possibile una doppiezza di decisione su questa materia.
Del decreto n. 81 sulla sicurezza
dei lavoratori è stato già detto tutto. Qui bisogna sbrigarsi, perché l’attuale
situazione non può giovare a nessuno. Bisogna solo mettere le sedi diplomatiche
e consolari all’estero al di fuori della normativa in virtù del fatto che in
molti Paesi – io parlo dello Yemen – anche soltanto parlare di diritti dei
lavoratori e… (il collegamento non funziona). … che lavorano alle dirette
dipendenze di … e così via, l’assegnazione sia eccessivamente burocratica e non
tenga completamente conto di quello che è stato fatto nella sede di partenza.
Forse una più oculato rapporto… (il collegamento non funziona).
L’ultima cosa. Si è parlato anche
molto anche del recente messaggio dell’Amministrazione … e del fatto che è
stato spesso citato … molti progressi dell’Amministrazione, del risparmio e
dell’organizzazione. Però… (il collegamento non funziona).
GIANLUCA ALBERINI. Mario, non riusciamo più a sentire, purtroppo la linea è troppo disturbata. So
che la regia ha provato a fare dei collegamenti però ormai non riusciamo più ad
intendere ciò che viene detto. Ci dispiace molto perché ci stava dando delle
indicazioni chiare e precise su una serie di problemi vissuti da un Capo
missione all’estero. Questo è sicuramente un arricchimento per le nostre
discussioni, ma, purtroppo oggi... diamo la colpa al G8? Chissà che è stato che
non ci permette questo collegamento...
PAOLO SPINELLI. Vogliamo riprendere, allora, gli interventi dall’Assemblea? Antonio Provenzano.
ANTONIO PROVENZANO. Grazie Presidente, molto brevemente. È stato evidenziato, oggi pomeriggio e
autorevolmente ribadito anche dall’onorevole Ministro, il concetto della
certezza come valore della nostra carriera. Certezza che si ricollega ad
aspetti di prevedibilità, di pianificazione laddove, certamente, una
caratteristica propria del nostro modo di operare è spesso condizionata a
momenti di aleatorietà, di mobilità, certamente di mancanza di routine rispetto ad altri mestieri e ad altre professioni. Certamente in questo anno
2009 una prima certezza viene a cadere dal panorama delle certezze, peraltro
non moltissime, di cui noi diplomatici disponiamo, ed è la certezza della
automaticità del mantenimento in servizio di coloro che ne avessero fatto
richiesta oltre il 65° anno di età e fino al compimento del 67°. Siccome per un
combinato disposto di norme entrate recentemente in vigore, coloro che compiono
il 65° anno nel corso del 2009 sono i primi a doversi confrontare con questa
nuova incertezza, desidererei sapere qual è la posizione del nostro Sindacato
su questo aspetto che è stato ricordato essere stato oggetto di un passo comune
di molti di noi e di essere all’attenzione dell’onorevole Ministro, ma non mi è
chiara qual è la posizione politica del SNDMAE nei confronti del tema. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Ascoltiamo allora qualche altro intervento e poi una… è stato ristabilito il
collegamento? Allora diamo la parola al collega Motta da Chicago in
collegamento audiovisivo.
ALESSANDRO MOTTA. Buon pomeriggio a tutti, mi sentite?
PAOLO SPINELLI. Ti sentiamo, sì.
ALESSANDRO MOTTA. (il collegamento non funziona).
PAOLO SPINELLI.No,
purtroppo, mi pare che il collegamento non funzioni.
ALESSANDRO MOTTA. Mi senti?
PAOLO SPINELLI. Adesso sì. Prova a parlare?
ALESSANDRO MOTTA. (il collegamento non funziona).
PAOLO SPINELLI. Chiedo scusa, purtroppo il collegamento non è buono e, quindi, dobbiamo
riprenderlo più in là. Chiedo scusa. Darei la parola a Francesco De Luigi.
FRANCESCO DE LUIGI. Grazie
Presidente. Veramente non pensavo di intervenire oggi, ma, devo dire, è stata
un’Assemblea estremamente interessante per le parole dette, appunto, da tutti
quanti voi e dal Ministro sono emerse indicazioni veramente preziose.
Io vorrei, quindi, non certo fare
un intervento quanto parlare di due aspetti molto, molto precisi. Il primo, il
bilancio di sede, alla cui elaborazione, a suo tempo, ho in parte contribuito.
Ritengo che sia un’eccellente iniziativa, decisione da parte
dell’Amministrazione andare avanti in questa direzione. Manca però un elemento,
che dovrebbe essere, forse, chiarito, e, cioè, se il bilancio di sede è idoneo
a consentire alle Ambasciate e ai Consolati di poter realizzare anche, eventualmente,
servizi a titolo oneroso. È una tipologia di attività propria agli Istituti di
cultura quando essi forniscono insegnamento di corsi di italiano a titolo
oneroso e quindi poter prevedere la possibilità, per Ambasciate e Istituti di
cultura in vari Paesi di poter realizzare questi corsi di italiano laddove non
fossero presenti Istituti di cultura sarebbe certamente una eccellente
iniziativa. Una eccellente iniziativa perché consentirebbe, appunto, di avere
delle entrate supplementari in un momento in cui ottenere sponsorizzazioni
certamente è un’impresa, non dico impossibile, ma certamente molto ardua nel
caso della crisi. Quindi, ecco, verificare questa possibilità, possibilità che
deve essere, d’altro canto, necessariamente associata alla facoltà, da parte
della sede, di poter assumere temporaneamente delle persone per poter
realizzare questi servizi.
Questa è la prima puntuale
considerazione. La seconda riguarda il tema, molto rilevante, del rapporto,
all’estero, fra la nostra Amministrazione, le Ambasciate e le Regioni. La
direttiva del 1° agosto dello scorso anno è una direttiva di una eccezionale
importanza per quanto riguarda, sicuramente, il rapporto che noi abbiamo con le
altre amministrazioni dello Stato presenti all’estero. Non è però specificato –
e questo lo dico con cognizione di causa venendo dall’Albania dove moltissime
sono le articolazioni dello Stato presenti in quel Paese –, non è presente un
punto, cioè se l’Ambasciata può o non può fornire una valutazione sull’operato
delle Regioni all’estero. Questo è un punto che è lasciato non definito nella
direttiva ma ritengo che dovrebbe essere, appunto, di particolare significato
poter includere anche le Regioni nell’ambito di questa applicazione della
direttiva del primo agosto dello scorso anno.
Questi erano i due punti precisi
che volevo dire. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Ringrazio il collega Di Luigi. Adesso mi dicono che è ripreso il collegamento,
solo audio, con Motta da Chicago. Ci senti? Pronto?
ALESSANDRO MOTTA. (Il collegamento non funziona).
CRISTINA RAVAGLIA. È una sofferenza terribile!
PAOLO SPINELLI. Temo che, purtroppo, non sia possibile anche in audio soltanto. Mi dispiace
molto. Do la parola al collega Piero Francese, che l’ha chiesta.
PIERO FRANCESE. …la misura della credibilità del diplomatico è nella missione all’estero. Poi
sì, può darsi che ad un certo punto della carriera ci sia una collocazione
esterna, ma non deve diventare un metodo per piazzare persone. La persona
diventa una cosa che si auto sconfigge, non ha nessun significato, diventa
veramente un ripiego. Se poi ci sono casi eccezionali in cui i colleghi sanno
farsi valere, dove sono collocati all’esterno dell’Amministrazione, tanto
meglio, ma non è un nostro vero ruolo quello. Il rischio è un altro, invece, di
essere in una specie di collocazione temporanea dove tutto dipende, poi, dalla
simpatia che suscita il Ministro di passaggio. Poi sappiamo come sono i
politici, gli capita vicino uno e diventa, poi, il genio del momento. È
all’interno del Ministero che occorre valorizzare la nostra professionalità e
lo si può fare, secondo un accenno che ha fatto Varriale prima, configurando un
percorso di carriera tipico che è quello che manca in effetti.
Cioè non sappiamo, esattamente,
cosa faremo noi in futuro. Noi abbiamo fatto una scommessa col concorso di
entrare a fare i diplomatici e poi ti trovi, a distanza di anni, a fare delle
cose molto diverse. E ti trovi anche, in effetti, a giocare a collaborare con
colleghi pur capacissimi che, però, quel tipo di esperienze, quel tipo di
percorso non l’hanno avuto. Cioè c’è, in tutto questo, un elemento di casualità
che in una carriera selettiva come la nostra non dovrebbe esistere. Dovrebbe
essere una carriera che ha degli elementi di rigore e che risponde a dei
criteri di certezza. Ora non so il Ministro cosa ha detto, perché per motivi
contingenti non c’ero, ma la certezza è proprio quella che manca nella nostra
carriera, secondo me, è una delle deficienze, delle lacune tipiche. Io ricordo,
tantissimi anni fa – mi pare un’occasione anche per rinverdire dei ricordi di
carriera – stavo a Londra, giovane diplomatico, quando si parlava di una delle
tante riforme che poi non si sono fatte per arrivare a quelle un po’ casuali
che si sono fatte da ultimo, mi chiesero di fare un’indagine sul funzionamento
del Foreign office. Uno dei pilastri della Direzione Generale del
personale – non so se si chiamava già direzione delle risorse umane all’epoca –
era un career development office, cioè la gente sa, più o meno,
salvo errori, salvo incidenti, che possono sempre capitare, che cosa gli
capiterà nella carriera futura. Io ricordo, a New York, quando ho saputo che
sarei stato destinato a Berna con due mesi di anticipo, il mio collega inglese
lo sapeva da otto mesi che doveva fare l’Ambasciatore in Irlanda. Cioè, uno si
commisura con queste realtà diverse e noi non lo facciamo abbastanza.
La nostra realtà è un po’
introversa, noi guardiamo molto al nostro interno. Anche l’appello di Gaiani è
giusto, ma l’esterno cui dobbiamo guardare, non è l’esterno soltanto di Roma o
italiano, anche se lì ci guardiamo e ci confrontiamo molto poco, è la realtà
con cui ci confrontiamo che è quella internazionale. È lì che dobbiamo trovare
i nostri parametri, è lì che dobbiamo misurarci, e tante volte si ha l’impressione
che è una misura che sfugge completamente all’esperienza del nostro Ministero,
è lì che il Sindacato deve lavorare. Certo, ci sono dei problemi settoriali
importantissimi, però finché non si recupera l’identità vera della nostra
carriera, che poi è la ragione della nostra specialità, ho l’impressione che il
resto siano problemi contingenti, che non si risolveranno mai alla fine. Sono
piccoli problemi rispetto a quello generale della vera specialità della
carriera, perché è inutile dire a noi stessi quanto siamo speciali.
La realtà è che io mi chiedo
proprio se, a volte, noi siamo così speciali da giustificare una normativa
speciale come è stato a suo tempo il DPR 18 o se siamo speciali solamente
perché abbiamo avuto il DPR 18. Attenzione, queste sono cose su cui bisogna
riflettere, perché c’è una problematica di fondo che noi non stiamo affrontando
e che ci indebolisce verso l’Amministrazione che non ha nessun interesse ad
ascoltarci su questi temi. L’Amministrazione ci dà volentieri, scusami Varriale,
spago e dialogo su questi temi settoriali, ma sui problemi di fondo noi siamo
degli oggetti semplicemente, cioè l’Amministrazione non li affronta perché non
è suo interesse. Un po’ perché è un’Amministrazione che si rinnova, ci sono i
Direttori Generali per due o tre anni e poi se ne vanno, invece ci vuole un
filone costante di riflessione in un momento di crisi come questo, e scusate di
crisi anche per la nostra carriera, che porta risposte definitive a questo tipo
di problema. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Grazie al collega Piero Francese. Darei ora la parola al Ministro Carla
Zuppetti.
CARLA ZUPPETTI. Grazie, io faccio qualche riflessione qua e là perché mi sono anche in parte
distratta, quindi, casomai, qualcosa è stato detto nel frattempo. Io trovo cruciale
la disamina che ha fatto Renato Varriale. Mi trova, anche per ragioni di mie
pregresse esperienze assolutamente in linea con una fotografia reale,
realistica, seria e anche un po’ cruda della realtà. La realtà è che, per tante
e varie ragioni che non voglio e non potrei esaustivamente evocare, noi abbiamo
avuto un appiattimento della carriera con una compressione dei gradi. Cioè,
quello che sta prevalendo e quello che prevale sono le funzioni rispetto ai
gradi, tant’è vero che c’è la funzione, l’indennità di posizione è la funzione
rispetto al grado. Quindi con un 50 %, come più o meno avevo lasciato il quadro
a suo tempo, 45-50 % di uffici, affidati legittimamente, e non più come
reggenza, come titolarità al Consigliere di Legazione. È un qualcosa che
significa che il grado… aggiungiamoci poi eventuali passaggi nei termini minimi
della posizione da Consigliere di Ambasciata, per non parlare poi del grado
superiore di Ministro, ma quello lo toccherò poi, è praticamente un grado
unico.
Quindi è una situazione di cui o
se ne prende atto e si fa un unico grado, però bisogna poi vedere tutte le
conseguenze che questo comporta, o, invece, si ritiene che l’articolazione in
più gradi della carriera sia una base da preservare e si ritorna, con delle
modifiche, alla situazione precedente. Cioè a dire, si torna, e questo,
lateralmente, anche in ragione dei diminuiti numeri degli uffici e dei centri
di responsabilità. Anche su questo tornerò, perché il centro responsabilità non
è un caso che si chiami così, ha un nome che significa gestione. E significa,
poi, che ruolo può avere la persona alle dirette dipendenze se non può gestire?
Come si configura il suo rapporto con chi ha la gestione corrente dei fondi?
Quindi rimane questa articolazione della carriera attuale, allora, a quel punto
lì, bisognerà decidere che veramente il caso di Consigliere di Legazione che fa
il capoufficio è un caso limitato assolutamente nel tempo per esigenze
cosiddette “straordinarie” perché quello vuol dire la norma. Invece è diventata
un’ordinaria amministrazione quella di fare i capi ufficio, con conseguenze di
disaffezione del Consigliere di Ambasciata, che se tu li chiami per fare un
ufficio, io cerco, perché è importante, come qualcuno ha ricordato, che ci sia
un rapporto di abitudine, non dico di lavoro insieme, ma che si identifichino e
si lavori “allo stesso modo”. Perché il centro di responsabilità non può
scegliere il personale, non può più scegliere neanche le risorse finanziarie,
perché da quest’anno non le abbiamo neanche potute chiedere, c’è stato dato un plafond da spalmare. Questa è una modifica fondamentale del nuovo programma triennale
di fondi della Pubblica Amministrazione.
Quindi, praticamente, il
personale non lo puoi individuare perché la Direzione Generale, che è stata
preservata, molti di voi ricorderanno che doveva essere soppressa nella riforma
del passaggio, così come è stato in altre amministrazioni, da vecchio a quello
dei centri di responsabilità, perché ognuno ha i suoi e se li gestisce. In una
realtà come quella degli Esteri dove c’è da fare la plaque tournante tra l’estero e il Ministero degli Affari Esteri era
assolutamente impensabile e quindi è stata mantenuta. Rimane con un suo ruolo
che è quello di dare una progressione di carriera, che non dappertutto esiste.
Esiste qui una carriera, si potrebbe riprodurre per le qualifiche funzionali.
Anche quello è un discorso molto lungo, che ci porterebbe avanti, però bisogna
immaginare che, rimanendo nello schema attuale degli uffici, i Ministri – che,
nessuno lo ricorda, sono normali destinatari degli uffici – non ci vogliono
andare in ragione dell’indennità di posizione che è quella che conosciamo e
allora, a quel punto, come proponemmo alcuni anni fa, sono uffici di
particolare rilievo.
È
l’unica soluzione a mio avviso, perché è nella struttura ufficio che bisogna
ricondurre le risorse umane effettivamente capaci, con esperienza anche
multipla. Perché chi ha fatto una sede all’estero, ha fatto la prova a gestire,
e questo lo dico soprattutto per colleghi che hanno fatto sempre uffici
cosiddetti politici, che non vogliono né aggiungere né togliere: è un altro
mestiere, quello di gestire. Vuol dire saper fare la spesa tutti i giorni,
saper programmare. Giustamente, diceva Boffo, “Come faccio a programmare se so
che avrò una seconda tranche ma
non so se l’avrò e di quale entità sarà?”. È una domanda assolutamente
legittima, quindi, con una struttura ministeriale che, tra l’altro, non ne
conosciamo ancora i contenuti ma per una norma che tutti voi conoscete è
prevista una ulteriore rimodulazione, chiamiamola così, della struttura
centrale con la perdita di ulteriori due centri di responsabilità, se ben
ricordo di quattordici-quindici uffici.
Allora,
queste non sono cose ininfluenti, bisogna vedere il Ministero come sarà il 1°
giugno o alla fine dell’anno quando queste cose… Quindi, un Ministero più
compatto, auspicabilmente con una presenza di contenuti un po’ più omogenea
perché, non so, bisognerebbe interrogarsi se questa riforma del 2000 ha ben
esplicato i suoi effetti. Le Direzioni geografiche hanno fatto veramente quello
che si pensava dovessero fare? E cosa fanno le Direzioni geografiche in termini
di visione complessiva e interazione con chi ha la gestione di quelle materie
di cui loro vedono gli aspetti “politici”, come si interferisce?
Sovrapposizione di ruoli solo a chiacchiere perché poi, nei fatti, noi dobbiamo
ampliare la presenza per i corsi di lingua e cultura e poi tu hai un taglio del
40 % e questa presenza, con tutta la buona volontà, non la puoi realizzare.
Viene addebitata all’unico che decide perché ha i fondi e ha l’onere di
divederli. Quindi io credo che, in prospettiva di un ricompattamento del
Ministero con una forma che, mi auguro, poi il Sindacato potrà contribuire a
creare, in questo ricompattamento bisogna assolutamente rivalutare anche perché
a questo punto diventeranno pochi, mi chiedo quanti uffici potranno essere
offerti ai Consiglieri di Legazione.
Io
penso che ci sarà un’esigenza di ritornare su questo ma non la vedo negativa,
la vedo in positivo. Bisognerà che i Consiglieri di Ambasciata, che è il loro
naturale luogo, tornino a coprire gli uffici, ma con convinzione, e che
l’Amministrazione dia questa convinzione a questa esposizione diretta di
responsabilità, sia essa politica sia essa quella gestionale o di attività che
più si riconducono alla mia Direzione Generale, per esempio, che, però, ha una
rete all’estero. Gli uffici consolari, un giorno, quando si deve imputare la
tenuta all’effetto beneficio-soldi spesi della rete consolare, a quale centro
di responsabilità del Ministero degli Affari Esteri verranno imputate? Io ho
fatto, ad una riunione, questa domanda. È fondamentale perché io non li potrò
avere in toto. Perché? Perché
non decido il personale che ci va, non lo scelgo, non ho capacità di scegliere
sui fondi di gestione, quindi né sull’articolazione, né su altro. È chiaro, ci
vorrebbe, teoricamente, una persona che è responsabile, in fondo scendere con
dei passaggi intermedi di alcune funzioni. Così non è: siamo tutti contestualmente
aresponsabili dell’insieme della tenuta della struttura.
Gli
uffici consolari. Non ci vanno più i diplomatici negli uffici consolari? Non lo
chiedono? Diamo un Consolato generale ad un giovane Segretario di Legazione in
seconda uscita? Benissimo, chapeau,
bravissimo, sicuramente, bravo, per carità, ma una cosa è gestire un ufficio
con 12-13.000 connazionali, una cosa è gestire un Consolato che si chiama
Stoccarda. Sono aspetti non ininfluenti. Quindi io credo che bisogna, con molta
umiltà, dire che il periodo dell’euforia è passato. Si era immaginata una
riforma che non è stata poi accompagnata da risorse umane e finanziarie
adeguate, non so se mi sbaglio; col tempo si pensava forse, come sempre, di
averle; sono arrivati gli anni magri o magrissimi di adesso e, quindi, non
credo che si potrà tornare in questo senso. Allora bisogna che ci si riveda in
un’ottica più contenuta, si ricompattino le funzioni per quanto possibile in
maniera logica, e questo non ho ragione di pensare che l’alta dirigenza
politica o l’alta dirigenza amministrativa non sia in grado di farlo,
assolutamente, lo farà: una logica ricompattazione. Ma si ritorni agli uffici e
quegli uffici che hanno veramente una competenza reale di spesa e di
responsabilità siano etichettati in maniera tale da trovare il posto adatto per
un Ministro che torni da esperienze estere ma che abbia già gestito o che
sappia gestire. Quindi il resto viene un po’ a cascata. Il funzionario alle
dirette dipendenze, uno può chiedere questo o quest’altro, ma se tra quelli che
trovi non c’è consonanza di lavoro… Dimentichiamo che molti funzionari, ormai
verso la fine della carriera – non è una cosa negativa, è semplicemente una
constatazione anagrafica – hanno avuto delle fasi di formazione in cui non sono
passati per niente per gli strumenti di lavoro odierni e non riescono a
passarci. Sì, sono spendibili, ma fino ad un certo punto anche nell’ambito di
quello che può essere un utilizzo in una Direzione Generale operativa. E, torno
a dire, la responsabilità è dei capi ufficio e, alcune cose, direttamente dal
Direttore o su delega del Vice Direttore Generale ma occasionalmente per un
funzionario delegato che sia un Ministro plenipotenziario alle dirette
dipendenze. Molto occasionalmente, deve essere una situazione straordinaria.
Quindi, a mio avviso, bisogna ritornare ad una visione che era ante riforma
delle funzioni all’interno del Ministero. Solo in questo modo noi ci
rafforzeremo con persone competenti, solo in questo modo noi cercheremo di
mantenere negli uffici importanti persone che ci stanno alcuni anni. I roboanti
nomi di coordinatore, ottimo, però tanto sono efficaci quanto sono, laddove è
possibile, secondo la materia e, soprattutto, sono pochi. Perché, in alcuni
casi, solo per poter dare questa indennità, io vedo delle figure di
coordinamento molto improbabili, non lasciatemi dire il settore in cui vedo che
queste figure appaiono quasi quotidianamente. Non è quello il modo di gestire.
Un Direttore Generale, in questo modo, è solo, non ha la possibilità se non di
provare a chiamare. Io faccio un lavoro di scouting per quanto possibile, sia perché, per pregressa
esperienza, conosco molta gente, chiamo, cerco di dire ma molta gente dice:
«No, no, io sono Consigliere d’Ambasciata, probabilmente diventerò Ministro domani
o dopodomani e, comunque non verrei mai in un ufficio da Consigliere
d’Ambasciata». Questo, come sistema, è completamente sballato. Quindi penso che
il Sindacato, su questo, abbia giocato molto sull’equivoco in questi anni.
Grazie.
PAOLO SPINELLI. Grazie
al Ministro Carla Zuppetti. Forse il Presidente Alberini vuole intervenire.
GIANLUCA ALBERINI. Questo
è un tema, credo, veramente importante per la vita del nostro Sindacato.
Ringrazio Carla Zuppetti per essere tornata su questi aspetti fondamentali.
L’organizzazione del nostro Ministero, l’organizzazione del lavoro, la
struttura del nostro Ministero. Come accennavo prima, anche noi sappiamo che ci
sarà un taglio di Direzioni Generali, così lo abbiamo chiamato, come è stato
fatto l’altra volta. Noi abbiamo anche, come Sindacato, espresso alcune idee in
merito. Innanzitutto sul fatto che, applicare al nostro Ministero, già così
leggero, se vogliamo, delle norme concepite per avere dei risparmi, non sempre
porta i risparmi voluti. Anzi, abbiamo visto che, in alcuni casi, vi sono delle
diseconomie di funzionamento. Quello che bisognerebbe fare, invece, è un
ragionamento sulla funzionalità del Ministero e, di là, adottare poi dei
provvedimenti che non sono per forza tagli o accorpamenti, anche se almeno un taglio
o un accorpamento credo che tutti i soci lo vedrebbero molto volentieri: è
quello della DGAA che abbiamo già espresso pubblicamente e nella mozione dello
scorso anno e di due anni fa. Ma questo semplicemente per motivi funzionali,
perché lì si vede una disfunzione nella gestione da parte delle risorse umane,
dall’altra delle risorse finanziarie che bisognerebbe, forse, ricondurre ad un
unico. Tant’è che, appunto, l’attuale Segretario Generale ha riconfermato nelle
sue mani la delega di coordinamento del bilancio, quindi della DGAA e della
DGPE... insomma, della DGRO, come si chiama adesso.
Come tornare a valorizzare gli
uffici? Beh, questo ce lo siamo sempre chiesto anche noi. Sicuramente due
strade: una è quella di elevare il rango di alcuni uffici, famosi uffici di
particolare rilievo. Il Sindacato aveva, in passato, espresso la preferenza per
cercare di cambiare il nome, perché quando ci troviamo, poi, confrontati con
l’esterno, quello che importa, come dicevi giustamente, Carla, oggi sono spesso
le funzioni più del grado. Cioè, a dire, io sono un Ministro plenipotenziario,
oggi, forse, fuori non è capito, non si sa cosa c’è dietro a tutti i passaggi e
la carriera: quello che conta è essere riconosciuti come capo ufficio. E,
obiettivamente, se vediamo nelle altre amministrazioni, spesso l’incarico di
capo ufficio oggi è dato a funzionari molto più giovani e junior, cioè
dirigenti di seconda fascia neo assunti, mentre altri ministeri, tra cui il
Tesoro, si sono organizzati furbescamente per crearsi tutta una serie di
posizioni, le cosiddette “direzioni” che non sono le Direzioni Generali, però
hanno il rango di Direzioni Generali… hanno fatto Dipartimenti ma poi hanno
centodieci Direzioni Generali – Direzioni, le chiamano – cui sono preposti dei
Dirigenti Generali, Dirigenti di prima fascia.
Quindi va benissimo gli uffici di
particolare rilievo. Avevamo lavorato con l’Amministrazione lo scorso anno, poi
non ci si è intesi, credo, sulla definizione a priori. Noi avevamo dato luce
verde su questo, credo che, invece, un altro Sindacato avesse dei dubbi e poi,
alla fine, l’Amministrazione ci ha ripensato. Ma è sicuramente una strada da
esplorare. Chiamarli, magari, unità, perché come noi abbiamo il nostro
Ministero le unità, chiamiamole unità.
Un altro sistema che noi vediamo
bene, è quello degli incentivi. Perché poi, diciamocelo sinceramente, la nostra
è una Amministrazione che col bastone non funziona poi tanto. Il bastone lo si
dà in testa ai poveretti e poi, invece, non si riesce mai a colpire. Quindi un
sistema, invece, incentivante, può dare dei migliori risultati. D’altronde si
vede che il sistema incentivante funziona almeno per i Consolati e i gradi
iniziali della carriera, dove credo che non ci siano grossi problemi di
copertura dei Consolati appunto perché nella promozione da Segretario di
Legazione a Consigliere di Legazione si acquistano parecchi punti per cui i
posti vengono coperti.
Così non è, evidentemente, per i
Consiglieri di Ambasciata che non ricoprono funzioni consolari. Forse alcuni Consolati
sono obsoleti, effettivamente, forse, anche, questi colleghi guardano al
passato per cercare di vedere cosa succede in futuro. Se le promozioni premiano
certe posizioni, è ovvio che un Consigliere di Ambasciata in certi posti non ci
andrà perché sono posti impegnativi, difficili, di gestione, dove ci sono
responsabilità si rischia di incorrere in pericoli, molto meglio mettersi fuori
ruolo in qualche segreteria. È molto più sicuro, si è blindati per la
promozione, l’abbiamo provato statisticamente con lo studio sulle nomine a
Ministro e non si può farne una colpa all’interessato, ognuno cerca la strada
maestra per ascendere. Quindi, forse, tornare ad un sistema incentivante per
gli uffici e per i Consolati dandone un riconoscimento al momento della nomina
al grado di Ministro può essere un segnale. Qua sarebbe bello sapere cosa
succederà – speriamo che l’Amministrazione ce lo venga a raccontare da qui a
maggio –, su quali saranno i piani di accorpamenti, di riduzione di uffici. Il
Sindacato ha chiesto, in passato, di essere associato a questo esercizio ma
finora tutto tace: non mi aspetto risposte immediate, è una richiesta che
abbiamo già avanzato all’Amministrazione e speriamo di avere delle risposte.
Grazie.
PAOLO SPINELLI. L’ultimo intervento, l’ultimo, sin qui, mi pare Alberto Vecchi.
ALBERTO VECCHI. Grazie Presidente. Io volevo ricollegarmi proprio a questo discorso che mi pare
assolutamente cruciale rispetto alla situazione nostra di diplomatici e di
Ministero degli Affari Esteri. Io sono totalmente d’accordo con il Direttore
Generale Zuppetti, noi stiamo scontando, oggi, gli effetti di una rivoluzione,
di una riforma del 2000 che non ha funzionato, probabilmente, come avrebbe
dovuto. Io, probabilmente, ne sono un esempio, nel senso che sono tornato
dall’estero come capo ufficio a Consigliere di Legazione appena fatto, in un
ufficio di cui… parliamoci apertamente, questi sono i problemi con i quali ci
confrontiamo tutti i giorni, lavorando quotidianamente su tematiche delle quali
non avevo la minima infarinatura e preparazione. Questo confrontandosi con
colleghi che, in Europa e nel mondo, invece, ricoprono quelle posizioni sapendo
benissimo quello che dico, conoscendo benissimo i dossier, avendo una
padronanza delle tematiche che vanno a negoziare nelle varie sedi
internazionali che è straordinaria.
Giocando così si gioca sempre in
rincorsa. Quindi è vero, e condivido pienamente, è necessario ripensare la
struttura e mettere dei funzionari con un percorso di carriera idoneo a
ricoprire le posizioni idonee, ed è una riflessione che dobbiamo fare molto
serenamente, perché, alla fine, deve portarci ad avere le persone giuste nei
posti giusti. Questo si costruisce, non si improvvisa.
Sono perfettamente d’accordo
anche con te, Renato. Io, purtroppo, ho perso buona parte del tuo intervento,
sono rientrato quando parlavi di un percorso che porta via otto-dieci anni e mi
pare che tu parlassi dell’inserimento di funzionari negli organismi
internazionali, e qui arriviamo al Ministro Francese. Stessa cosa, i percorsi
di carriera, a maggior ragione, diventano fondamentali visto che oggi è la
funzione più che il grado che conta. A prescindere dal fatto che…
RENATO VARRIALE. Vorrei che foste consapevoli solo di una cosa. La lista non risolve questo
problema…
ALBERTO VECCHI. No,
no, no.
RENATO VARRIALE. Quindi bisognerebbe forse rivedere perlomeno parzialmente il meccanismo della
lista.
ALBERTO VECCHI. La lista di assegnazione all’estero? No, ma io parlo di un’altra cosa più
generale, Renato. Io mi riferisco a questo ed è una riflessione che mi è nata
negli scorsi mesi, stando ad Heratcome
capo della componente civile del nostro PRT. Posizione che noi abbiamo
storicamente avuto difficoltà a ricoprire per tanti motivi, e c’è da chiedersi
il perché. Perché il nostro collega spagnolo, che sta in un posto che è ancora
più “schifoso” di Herat, che è Calinao, una provincia dimenticata da Dio e dal
mondo, è un Consigliere d’Ambasciata anziano, Ministro, che vale un Vice
Direttore Generale nostro. Che ci fa in un posto sperduto uno con queste
caratteristiche, questo profilo di carriera? È chiaro che c’è un percorso che
questa persona sta seguendo e che lo porterà, alla fine di questo percorso, che
durerà un numero di anni x, a ricoprire un ruolo che sarà quello di Ambasciatore
a Kabul tra un anno piuttosto che di Ambasciatore a Islamabad. E ha fatto due
anni o tre anni il capo dell’ufficio omologo, non al mio, in questo caso, ma a
quello del mio collega, capo ufficio primo Asia, sostanzialmente.
Di questo parlo. Cioè, nel
momento in cui noi non abbiamo e andranno riviste delle strutture funzionali in
termini di gestione degli uffici che sono diventate… anche qui interroghiamoci
su come sono diventati gli uffici, adesso non sono gli uffici cui eravamo
abituati pochi anni fa. Sono spesso one man band, col capo dell’ufficio
che fa come i pianisti di Montecitorio. E l’unica cosa che può fare questo
poveretto, lasciamo stare costruire una strategia che abbia un senso nella
politica nostra verso certi Paesi, un aggregato di Paesi, fa fatica a fare la
documentazione già datata, che pochi leggono. Quindi già questo è un risultato
straordinario, poveretto, quindi non è certo più l’ufficio cui eravamo abituati
a pensare, dobbiamo tornare invece a pensare a degli uffici che facciano il
lavoro di uffici e che si confrontano con uffici di partner europei che sono
uffici veri.
Detto questo, a maggior ragione
in questa fase qui, pensare a dei percorsi di carriera che incentivino la gente
a fare i capi ufficio all’età e una volta ricevuto il background giusto,
quindi è questione di ricevere il background giusto, formarlo nel corso
di alcuni anni, sapere che dopo alcuni anni di servizio in una data sede, si
andrà, probabilmente, a fare il numero due in un ufficio importante. Si farà
un’altra sede, si tornerà come capo ufficio di quello stesso ufficio dove, nel
frattempo, si è maturata un’altra esperienza e, da lì, si potrà andare ad
occupare posizioni che hanno attinenza con quei dossier, con quelle
cose. Posizioni più apicali, intendo.
Ora, detta così, è molto confusa.
Ma vale il ragionamento del capo ufficio primo Asia che lo fa per qualche anno,
va a fare il capo della componente civile ad Herat, torna e poi, dopo,
l’Amministrazione lo mette, da Consigliere di Ambasciata neanche tanto anziano,
nella rosa per fare l’Ambasciatore a Kabul. Ecco, una cosa di questo genere.
Allora sì che trovi i Consiglieri di Ambasciata brillanti per ricoprire
posizioni che per noi sono focali.
Colgo la palla al balzo, spero,
per poter lavorare come Sindacato, se il Presidente vorrà seguire questa
strada, con l’Amministrazione cogliendo questa tua disponibilità. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Bene. Ci sono altri interventi? Altrimenti dichiarerei chiusa la fase
dibattimentale. Si può parlare due volte, questo è un punto procedurale
importante al quale diamo risposta affermativa. Brevemente, prego.
PIERO FRANCESE. Tra tante cose interessanti, mi sorge anche un’altra osservazione, che questi
incontri al tavolo tra colleghi che hanno esperienze, una vita professionale
diversa, sono utilissimi. Perché quello che manca, a volte, è questo scambio di
esperienze da osservatori professionali differenti.
Comunque io avrei due o tre
commenti da fare. Il primo: Carla ha ragione, Carla Zuppetti che vedo che è
andata fuori, non c’è più. C’è un problema di struttura e, scusate, la riforma
della carriera è stata una vera “boiata”, la riforma del Ministero è stata una
cosa illusoria; perché, da un lato, non c’erano i mezzi, non quelli umani,
quelli materiali e non c’era neanche la volontà poi di fare una cosa veramente
nuova. Quindi bisogna rivalorizzare gli uffici e fare dei centri policy
making, cosa che non sono più. Il mio dubbio è che questo non lo realizzi
con l’approccio top down, riusciamo a realizzare gli uffici come sono adesso.
Cioè ormai troppe volte il lavoro dell’ufficio è ridotto a quello di un
segretariato, ma neanche a livello generale, del primo piano; troppe volte le
funzioni degli uffici sono duplicate al primo piano; troppe volte duplicate
negli uffici dei consiglieri diplomatici, soprattutto dei palazzi di vertice,
dove ci sono troppe persone. Cioè, è lì il problema delle risorse umane, vanno
concentrate dove il Ministero dovrebbe essere più seriamente operativo, invece
è ovvio che c’è la fuga dei colleghi verso i posti dove saranno anche
operativi, forzosamente, perché, sai, decisi sempre dall’alto, ma soprattutto
sono i posti da promozione, e questo è l’altro limite.
Giustissimo quello che ha detto
Varriale sulle funzioni internazionali. Quello dovrebbe essere uno sbocco
naturale per noi, ma sovente non è che mancano le procedure qualificate, non
c’è la volontà del Ministero di affermare un certo ruolo, io l’ho visto
benissimo, stando all’estero, in un ambiente come quello dell’ONU, dove si vive
di elezioni, di nomine e di comitati. Noi siamo deboli in questo. Siamo deboli
perché non siamo molto credibili come sistema, non individualmente e quindi non
siamo in grado di affermarci: tutto qua. Io mi ricordo, scusate se torno sempre
ai ricordi personali, ma all’ONU, quando io andavo alle riunioni del
coordinamento europeo, il collega inglese, dal giorno prima, aveva già le
istruzioni dal Foreign office, riceveva la sua e-mail con le indicazioni
specifiche. Io ho avuto a che fare con un Direttore politico il quale mi disse
– io ero incaricato d’affari molto spesso -: «Non chiedete più istruzioni a
Roma per favore, non siamo in grado di darvele». Ora, tra questi due estremi,
il Foreign office che scrive dettagliatamente tutti i giorni e noi che
soffrivamo di atteggiamenti del genere, ci sono delle cose mediane che si
possono benissimo praticare. E, ovviamente, la nostra debolezza veniva
mascherata da che cosa? Da un minimo di esercizio di professionalità personale:
quando non hai delle istruzioni, te le devi inventare, e se te le inventi devi
essere tanto più credibile.
Quindi questi sono aspetti su cui
occorre riflettere. Io dubito che una riforma dall’alto degli uffici servirà a
qualcosa di concreto. Se è una questione di stipendi e indennità ai Ministri,
per carità, la cosa ha anche un suo senso, però finché non si rivalorizzano le
funzioni e gli uffici, è inutile parlare di centri di responsabilità e,
veramente, affrontarci su temi che sono molto concreti e non richiedono un
linguaggio molto esoterico. Bisogna ridare agli uffici il ruolo che avevano.
Ricordo che, ai nostri tempi, gli uffici erano policy maker, c’erano dei
capi ufficio che erano quelli che suggerivano, ispiravano delle policies.
Oggi non succede più, anzi, credo che, in qualche riunione, il Segretario Generale
abbia detto: «Gli uffici ormai sono talmente presi a fare le documentazioni che
non possono più pensare a fare una policy». Beh, di fronte ad
atteggiamenti di questo genere c’è veramente da essere un po’ scoraggiati.
PAOLO SPINELLI. Bene, darei la parola al Ministro Armando Varricchio.
ARMANDO VARRICCHIO.Grazie.
Volevo, intanto, scusarmi per il ritardo. È sempre complicato venire fuori.
Però non volevo mancare di portare il mio saluto al nuovo Consiglio che inizia
la sua attività. Vorrei fare due considerazioni. La prima è questa: c’è,
indubbiamente, in corso una riforma organizzativa che nasce da un’esigenza di
ottimizzare le risorse risparmiando denaro, perché questo è il punto. Ci viene
chiesto di contribuire a questo piano generale del Governo e l’Amministrazione
cerca di farlo. Ora, però, una riforma di questo tipo ha, come obiettivo,
quello di tagliare, quello di contribuire, ovviamente, a questo programma
generale. È quello che, abitualmente, fanno le grandi società che, nei momenti
di difficoltà, tagliano. L’obiettivo del Sindacato è un obiettivo diverso e
discende dalla specialità di questo nostro Ministero che non può essere
confrontato con altri per il fatto che ha, al suo cuore, una carriera. Gli
altri non ce l’hanno. Il Ministero dell’Economia e delle finanze, quando crea
delle strutture per remunerare delle persone, non ha un obiettivo di favorire
un percorso di crescita professionale e di crescita, poi, gerarchica per
consentire ai funzionari migliori di arrivare ai vertici.
Quindi io inviterei caldamente il
Consiglio e il Sindacato, in senso lato, a concentrarsi su quello che, a mio
avviso, deve essere il suo core business, e, cioè, salvaguardare la
carriera diplomatica che deve essere mantenuta come tale. Se noi aboliamo il
principio per cui c’è uno scorrimento, i migliori vanno avanti e arrivano al
vertice, cade completamente tutto il castello. Io posso arrivare a dire che
oggi può essere più efficiente affidare strutture dirigenziali a dei giovani
funzionari, a dei primi segretari, a dei consiglieri: va benissimo. Questo, in
una struttura che risponde ad altre logiche, può essere estremamente efficace e
può avere un risultato positivo non soltanto in termini di risparmio di costi
ma anche, in teoria, di maggiore efficacia. Ma questo fa crollare completamente
il castello su cui è costruito un ministero che ha al suo centro una carriera e
sottolineo il termine “carriera”.
L’idea della prospettiva di
scorrimento negli organismi internazionali può essere interessante ma richiede
un completo cambio culturale. Seguo l’esempio di Piero Francese del ricordo
personale. Io ho avuto un’esperienza in un organismo internazionale, sono stato
tre anni alla Commissione europea. Ebbene, di me, tranne alla Commissione
europea, lasciata la quale io avrei potuto entrare stabilmente alla Commissione
in una posizione apicale - questo non l’ho fatto per un semplice motivo
“affettivo” nei confronti della carriera per cui io ho preferito tornare e
ricominciare il mio percorso - ma, indubbiamente, di quello che io posso aver
fatto lì, delle scelte che, poi, mi hanno portato a decidere per un ritorno,
l’Amministrazione l’ha considerato un fatto personale. Forse simpatico
amichevolmente, ma non funzionale ad un percorso di carriera. Quindi stiamo
attenti. L’idea del percorso internazionale richiede completamente un cambio di
prospettiva che deve consentire, poi, di portare all’interno le esperienze
maturate fuori.
Questa era una parentesi su un
punto, ma venendo all’obiettivo principale del mio intervento, io veramente
inviterei il Consiglio e il Sindacato a concentrarsi sull’obiettivo di
salvaguardia della carriera, ad occuparsi di questioni concrete, non pensando
di voler in qualche modo contribuire alla riorganizzazione del Ministero che
segue logiche diverse. A mio avviso, in qualche modo deve seguire logiche
diverse, soprattutto quando l’input non è endogeno; non è che la guida politica
del Ministero ha deciso che com’è attualmente strutturato non risponde più agli
obiettivi politici che sono stati dati a questa Amministrazione, è un tentativo
di limitare i danni rispetto ad una politica generale che chiede lacrime e
sangue. Tutto questo va fatto ma il Sindacato, mi raccomando, mantenga questa
sua linea, questo suo obiettivo perché, altrimenti, oltre ad avere, magari,
creato dei danni per il Ministero, per l’Amministrazione da riforme fatte sotto
pressione della contingenza economica e finanziaria rischiamo anche di avere,
come conseguenza, una penalizzazione di quella che dovrebbe essere la nostra
ricchezza principale, ovvero la salvaguardia della carriera. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Grazie ad Armando Varricchio. Altri interventi? Non ne vedo. Quindi passerei al
punto 9: “Conclusioni e approvazione della mozione programmatica”.
GIANLUCA ALBERINI. Grazie. Come conclusione io mi riallaccio a quanto appena detto da Armando
Varricchio adesso sulla tutela della carriera, perché non vorrei che qualcuno
avesse frainteso le intenzioni del Sindacato, di quanto abbiamo detto prima. Tu
non c’eri, forse, quando abbiamo parlato, ma non è che il Sindacato compare
nella carriera, anzi. Stiamo cercando di ripristinare un sistema di carriera
anche per le altre categorie del Ministero, questo fa vedere, invece, come
riteniamo la carriera sia un sistema per premiare e selezionare che funziona,
che vogliamo tutelare e migliorare dove possibile. È un dato di fatto che,
invece, ci scontriamo con un sistema della Pubblica Amministrazione in generale
che non è il nostro dove, invece, le carriere sono state completamente
eliminate. E continuiamo a subire pressioni per applicare al nostro sistema di
carriera delle norme studiate per amministrazioni che non hanno la carriera.
Proprio per questo che noi dicevamo che da noi i tagli delle Direzioni Generali
non vanno proprio fatti perché non hanno senso. In una Amministrazione
generale, il taglio di una Direzione Generale corrisponde, ispo facto,
ad un risparmio, perché salta un posto in organico che non c’è. Salta il posto
di quel Direttore Generale e si risparmia il suo stipendio. Poi li devo ancora
vedere i dirigenti amministrativi licenziati, perché questo ci dicono sempre:
«Ah, ma siete diversi, voi non potete avere gli stessi vantaggi, perché i
dirigenti amministrativi possano essere licenziati!»; non ne abbiamo visti
molti, credo, nella Pubblica Amministrazione. Comunque c’è questa differenza di
fondo.
Quello che, invece, siamo stati
costretti a subire, è l’applicazione di questa normativa al nostro Ministero
che non ha dato nessun risparmio poi, alla fine. Cioè, sì, è vero, poi siamo
riusciti a dimostrare che abbiamo risparmiato, ma se andiamo a mettere il
nostro sangue non sul piatto ma nel contenitore della bilancia, obiettivamente
noi possiamo dare tante lacrime ma poco sangue, perché siamo lo 0,24 % del
bilancio dello Stato. E, ripeto, noi, come Sindacato, dobbiamo continuare,
credo, a far vedere questo aspetto, che non è, trattandoci come gli altri e
andando a cercare i 10.000 euro che l’Amministrazione pubblica migliora, i
conti dello Stato migliorano perché, anzi, rischiamo di avere delle
involuzioni, delle disfunzioni che portano a delle diseconomie nell’allocazione
delle risorse, nel funzionamento delle strutture, nelle minore efficienza. Beh,
tutto questo si paga nel medio e nel lungo termine.
Io credo, insomma, che sia stata
una discussione interessante. Abbiamo avuto il Ministro che ci ha confermato il
suo modo di vedere che, per molti aspetti, è vicino al nostro. Quello sulla
specialità credo sia stato un aspetto interessante, una specialità nei fatti ma
da affermare tutti i giorni con il nostro impegno quotidiano. Delle
assicurazioni sul suo impegno personale, che sicuramente sono da apprezzare,
che valuteremo, poi, per i risultati che daranno, a partire dall’assunzione dei
funzionari vincitori del concorso diplomatico ormai dello scorso anno fino alla
difesa dell’ISE e dei nostri bilanci. Certo è che abbiamo un anno pieno di cose
da fare; gli spunti che sono nati da questa nostra Assemblea sono numerosi e ce
l’hanno confermato. Abbiamo la fortuna di avere Cristina Ravaglia che ha
confermato la sua disponibilità al distacco, per cui lavorerà a tempo pieno.
Abbiamo anche un’offerta generosa di un altro collega, Stefano Pontesilli, di
mettersi in distacco, il Consiglio valuterà le modalità, valuterà come meglio
dividersi il lavoro, sicuramente pesante, che avremo da fare e poi verremo a
renderne conto ai nostri soci di qui ad un anno e vedremo se il nostro lavoro
sarà stato apprezzato.
Queste sono le cose che mi sento
di dire dopo aver ascoltato, con molto interesse, i soci e gli ospiti che
abbiamo avuto, e ringrazio ancora tutti quanti e te stesso in primo per averci
così abilmente presieduto. Grazie.
PAOLO SPINELLI. Grazie Presidente. A questo punto passiamo all’approvazione della dichiarazione
programmatica, che verrà presentata dal Vice Presidente Sergio Maffettone.
SERGIO MAFFETTONE. Do lettura al testo integrale della mozione per la successiva approvazione da
parte dell’Assemblea. “L’Assemblea dei soci riafferma la necessità di
valorizzare ulteriormente il ruolo del Ministero degli Affari Esteri e delle
sue risorse umane nell’azione diplomatica e di promozione degli interessi
internazionali del Paese, anche quale elemento determinante del funzionamento
dello Stato e dà mandato al Consiglio di perseguire i seguenti obiettivi nelle
quattro aree di azione considerate prioritarie, coinvolgendo il SNDMAE nella
revisione del DPR 18.
1. Ruolo del Ministero degli
Affari Esteri. Riaffermarne la funzione istituzionale di indirizzo e
coordinamento dell’azione internazionale dell’Italia.
2. Struttura. Dotarsi di una
struttura agile ed efficiente a Roma e all’estero.
3. Gestione delle risorse umane.
Utilizzando al massimo lo strumento della formazione, far sì che il personale
abbia caratteristiche di preparazione, motivazione ed efficienza ai massimi
livelli della Pubblica Amministrazione.
4. Gestione amministrativa.
Adottare procedure volte ad agevolare il conseguimento degli obiettivi di
politica estera.
Per quanto riguarda il ruolo del
Ministero degli Affari Esteri, riaffermare la funzione istituzionale di
indirizzo e coordinamento di tutte le attività del sistema Paese all’estero, in
favore dell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini. A tal fine, impegnare
il vertice politico a stabilire obiettivi chiari, garantire risorse adeguate
scongiurando qualsivoglia pericolo di svilimento dell’azione del Ministero
degli Affari Esteri in un periodo storico che ci vede più di prima impegnati a
fronteggiare con abnegazione le crescenti funzioni che siamo chiamati a
svolgere a risorse umane e materiali assurdamente decrescenti a fronte della
tendenza che si registra tra i principali partner internazionali di riferimento
dell’Italia. Valorizzare lo straordinario caso della Farnesina, fiore
all’occhiello nel panorama della Pubblica Amministrazione per quanto attiene al
rinnovamento tecnologico, alla informatizzazione delle procedure
amministrative, alla qualità del servizio prestato, sia a Roma sia all’estero,
alla peculiare professionalità che, silenziosamente, accompagna l’assolvimento
dei compiti istituzionali a fronte di una ormai drammatica riduzione delle
risorse nei rapporti con il Ministero per la Pubblica Amministrazione e
l’Innovazione e la Presidenza del Consiglio.
Struttura
del Ministero degli Affari Esteri.
Esercitare le dovute pressioni sull’Amministrazione perché l’azione di
razionalizzazione della rete diplomatico-consolare avvenga non sulla base di
provvedimenti estemporanei e cosmetici lesivi della funzionalità della rete
stessa, bensì sulla base di una chiara e condivisa strategia complessiva di
rilancio dell’azione del Ministero degli Affari Esteri a tutela dell’interesse nazionale negli scacchieri
internazionali. Ottenere la revisione del DPR 368 e la sua omogeneizzazione
all’ordinamento del Ministero degli Affari Esteri, in particolare con l’eliminazione della riserva a
favore dei dirigenti amministrativi e i posti di Direttore Generale della DGAA,
capo del SICC e capo dell’ufficio cittadinanza della DGIT, nonché di posti
consolari.
Garantire
l’ottimizzazione del contributo delle risorse umane disponibili nei vari gradi
anche attraverso una revisione delle strutture organizzative del Ministero
degli Affari Esteri e l’articolazione delle
sedi estere attraverso metodi di lavoro più snelli e razionali, idonei a
responsabilizzare maggiormente il personale a tutti i livelli e ad assicurare
l’esercizio delle funzioni dirigenziali della carriera diplomatica prevedendone
un accresciuto ruolo anche nel campo della promozione culturale all’estero.
Gestione
delle risorse umane. In favore dei gradi iniziali, prevedere la corresponsione
di una indennità di posizione maggiorata ai Segretari di Legazione che svolgano
funzioni di capo ufficio. Rispettare l’autonomia dirigenziale e
l’organizzazione del tempo di lavoro; rispettare, sostanzialmente, il carattere
dirigenziale dell’opera dei Segretari di Legazione; prevedere un monte ore
obbligatorio per la formazione professionale all’interno del normale orario di
lavoro; agevolare la possibilità di esperienze esterne al Ministero
degli Affari Esteri; dare pubblicità,
adeguata e tempestiva, dei posti disponibili al Ministero ed all’estero;
migliorare la formazione sul campo, ad esempio attraverso la partecipazione dei
funzionari, anche dei gradi iniziali, che preparano la documentazione agli
incontri not taking.
Garantire
la tenuta annuale del concorso diplomatico e la regolare immissione nei ruoli
dei vincitori di concorso nei tempi previsti. Riaffermare il principio della
tenuta di concorsi pubblici esterni per titoli ed esami quale unico modo di
accesso ai ruoli del Ministero degli Affari Esteri.
In
materia di pari opportunità e politica delle coppie. Sensibilizzare
l’Amministrazione sulla necessità di promuovere pari opportunità per i coniugi
dei dipendenti pubblici in servizio all’estero, tutelando l’integrità del
nucleo familiare. Promuovere il lavoro del coniuge e del dipendente pubblico in
servizio all’estero presso gli uffici della Pubblica Amministrazione presenti
nella sede di destinazione ed agevolare, nella misura del possibile, il loro
inserimento nel mercato del lavoro. Operare affinché la sostituzione delle
colleghe in congedo di maternità, ex astensione obbligatoria, sia stabilita per
legge e, quindi, diventi automatica. Migliorare la gestione delle coppie di
fatto, che assume aspetti specifici e di particolare rilievo per il personale
del Ministero degli Affari Esteri,
anche a causa delle difficoltà nell’ottenimento del permesso di soggiorno o di
altro titolo che permetta di trasferirsi all’estero. Impegnarsi nella
risoluzione dei problemi pratici delle famiglie come servizi di sostegno per
l’inserimento dei figli nelle scuole e dei coniugi nel circuito del lavoro.
Includere nell’accordo giuridico rinnovato, la partecipazione al Comitato pari
opportunità del Ministero degli Affari Esteri. Monitorare l’attuazione della normativa vigente in
materia di parità e pari opportunità all’interno del Ministero
degli Affari Esteri, sia nella sede
centrale e sia nella sede estera. Promuovere l’inserimento delle donne nei
settori e nei livelli professionali nei quali esse siano sottorappresentate.
Promuovere il superamento di una cultura di prevenzione e pregiudizio rispetto
alle responsabilità familiari. Continuare nell’opera di conclusione di accordi
bilaterali con i vari Paesi di accreditamento, volti a consentire il lavoro del
coniuge all’estero. Aumentare la percentuale dell’ISE riconosciuta per ogni
figlio. Prevedere il pagamento integrale del costo delle scuole dei figli
all’estero e l’eliminazione del limite dei tre anni finali per ottenere il contributo
per le scuole in Italia.
Scorrimenti
di carriera. Ricercare ed applicare coerentemente criteri certi, stabili nel
tempo, equi e trasparenti, anche attraverso la predisposizione di studi che
consentano di delineare gli scenari che, senza adeguati correttivi, si
verificheranno in futuro. Mantenendo i due distinti gradi di Consigliere di
Legazione e Consigliere d’Ambasciata, studiare la possibilità di procedere
all’accorpamento dell’organico. Ripristinare una corretta progressione di
incarichi con alternanze tra Italia ed estero e tra funzioni diverse e
crescenti. Studiare misure che agevolino scorrimenti, prevedendo incentivi
all’esodo e al prepensionamento volontario con la creazione di un canale
privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio. Ampliare i
collocamenti fuori ruolo presso istituzioni ed enti onde permettere un’osmosi
maggiore con la società fornendo, al contempo, una opportunità di utile impegno
non solo, ad esempio, per i Ministri alle dirette dipendenze ma anche per i gradi
iniziali in posizione di consigliere diplomatici aggiunti. Assicurare che le
destinazioni all’estero e in sede dei diplomatici avvengano secondo criteri
certi, stabili, equi e trasparenti. Prevedere, per tutti i gradi della
carriera, forme di pubblicità dei posti disponibili al Ministero, dei posti di
Capo missione e degli incarichi esterni al Ministero presso organizzazioni
internazionali e altre istituzioni.
Valutazione
del lavoro nel pubblico impiego. Per rispondere ad una esigenza sempre più
sentita nel Paese e di cui il Parlamento si sta facendo interprete, chiedere
l’istituzione di procedure di valutazione ed incentivazione di tutto il
personale che, a qualunque titolo, presti servizio presso gli uffici del Ministero
degli Affari Esteri all’estero nell’ambito
di una più ampia riforma dell’inquadramento giuridico del personale non
dirigente che permetta un appropriato sistema di incentivazione del personale e
che leghi le assegnazioni all’estero, le promozioni e i premi retributivi ai
meriti di servizio.
Promuovere
un nuovo modello di contratti locali senza durata a tempo indeterminato anche
al fine di permettere forme flessibili di impiego in loco. Sollecitare l’Amministrazione ad adottare
provvedimenti migliorativi del trattamento del personale nelle sedi e, in
particolare, in quelle con problemi di sicurezza, anche con riguardo ad una più
ampia applicazione dell’articolo 7 con riferimento alla permanenza dei
familiari, all’assicurazione sanitaria e per i rischi professionali,
all’estensione dell’articolo 84 del DPR 18, all’abolizione della circolare sul
godimento delle ferie all’estero, che pregiudica l’esercizio di un diritto ed
incide negativamente sugli equilibri familiari, al pagamento integrale delle
spese scolastiche e all’aumento della quota per i figli a carico. Ribadire la
valenza prioritaria, promuovendo il ruolo dell’ISDI, di una formazione
permanente a tutti i livelli della carriera quale strumento di crescita ed
aggiornamento professionale. Incentivare i periodi di servizio presso organizzazioni
internazionali e altre amministrazioni anche straniere, università e settore
privato nell’ottica di una valorizzazione della professionalità e di una
continua osmosi con la società civile. Favorire l’applicazione della
legislazione inerente alla possibilità di aspettative per periodi di lavoro e
di studio all’esterno dell’Amministrazione in particolare l’anno sabbatico.
Risorse
materiali, aspetti giuridici e amministrativi. Partecipare attivamente alla
revisione del DPR 18 per restituire autorevolezza e incisività all’azione
esterna del Ministero, negoziare per tempo il rinnovo dell’accordo della
carriera diplomatica relativo agli aspetti giuridici ed economici con
l’obiettivo di pervenire ad un trattamento giuridico ed economico adeguato alle
peculiari funzioni dirigenziali della carriera diplomatica non inferiore a
quello dell’alta funzione pubblica italiana con l’obiettivo anche di ridurre le
sperequazioni tra pensionandi da Roma e dall’estero. Stabilire un rapporto
percentuale tra stipendio iniziale e stipendio finale della carriera, da
mantenere in sede di aumenti salariali onde evitare oscillazioni volte a
riequilibrare eventuali torti subiti da un grado rispetto all’altro nella
tornata precedente. Promuovere una semplificazione delle procedure amministrativo-contabili,
il decentramento delle decisioni di spesa e l’autonomia gestionale delle sedi
all’estero perfezionando i meccanismi del bilancio di sede e permettendone,
così, una sua applicazione.
Mantenere
alta l’attenzione sulla tematica della semplificazione e dello snellimento
amministrativo in tutte le sue valenze, a cominciare dall’analisi degli sprechi
e delle economie realizzabili mediante l’adozione di procedure amministrative e
informatiche innovative, tendenti all’impiego ottimale delle risorse umane e
materiali al Ministero e all’estero.
Adottare
una strategia di politica estera che tenga conto degli strumenti con cui
attuarla e della necessità di modernizzazione delle norme e delle strutture.
Aumentare le risorse, anche recuperando gli sprechi, e semplificarne la
gestione nelle Ambasciate e nei Consolati. Gli uffici consolari, in
particolare, si trovano ad affrontare un aggravio di richieste di servizi senza
poter contare sul necessario potenziamento. Chiedere una preventiva valutazione
di impatto dei nuovi adempimenti sulla struttura diplomatica consolare già
ridotta allo stremo dai ripetuti tagli in Finanziaria.
Promuovere ogni utile
iniziativa, proseguendo nel lavoro avviato con l’ANM, Associazione nazionale
magistrati e il SINPREF, il sindacato dei prefetti, al fine di promuovere la
funzionalità dello Stato e, in particolare, del Ministero degli Affari Esteri.
Chiedere che la Commissione di finanziamento si pronunci con forza in favore di
un adeguamento dell’ISE, alla luce della progressiva e costante perdita del
potere di acquisto. Richiedere l’inclusione dell’indennità integrativa speciale
nello stipendio metropolitano anche quando si è all’estero e un preventivo
dialogo sulle variazioni annuali stabilite dalla Commissione permanente di
finanziamento dei coefficienti di sede per il calcolo delle indennità di
servizio all’estero, ISE, e del personale diplomatico e di ruolo.
Passare ad una fase
più avanzata nell’organizzazione e fruizione di contenuti e servizi sindacali
in rete aggiornando il sito SNDMAE. Predisporre la piattaforma tecnologica
necessaria per l’utilizzo di questionari e sondaggi di opinione utili a
permettere ai soci di avere un’influenza diretta ed immediata sulle attività e
le decisioni del Consiglio.
ALBERTO VECCHI. Io suggerirei, anche per tastare il polso
all’Amministrazione su questa cosa, se l’Assemblea è d’accordo, di inserire un
accenno alla possibilità o al tentativo di indicazione di percorsi di carriera
ragionati. Se si riuscisse ad arrivare a proporre dei test case all’Amministrazione in uno o due casi specifici, in
cui, magari, è più semplice farlo per giungere ad un risultato, sarebbe una
breccia che si apre.
GIANLUCA ALBERINI. Sì, infatti mentre leggevamo… anch’io ho un paio di
osservazioni. Questo principio dei percorsi di carriera credo che si possa
meglio evidenziare. Qualcosa c’è, sto guardando gli scorrimenti ti carriera:
“…ripristinare la corretta progressione di incarichi, con alternanza tra Italia
ed estero tra funzioni diverse e crescenti”.
ALBERTO VECCHI. Io la vedo di più anche come una questione relativa
alla specializzazione. Cercare di formare, almeno in parte, laddove possibile,
dei funzionari che abbiano raggiunto, dopo quel percorso, una conoscenza, un
approfondimento di dossier di
aree geografiche tale che consenta a loro di svolgere incarichi di particolare
rilievo.
GIANLUCA ALBERINI.Bisogna formulare una frase, semplicemente. Credo che
si possa mettere… cosa suggerisci?
ALBERTO VECCHI. Direi qualcosa come “prevedere” o “sensibilizzare
l’Amministrazione nella prospettiva della istituzione di specifici percorsi di
carriera che consentano di sviluppare competenze approfondite di specifici
settori o aree geografiche. Di formare professionalità nella prospettiva di un
utilizzo prevedibile e razionale delle risorse…
GIANLUCA ALBERINI. Hai un testo scritto?
ALBERTO VECCHI. L’ho scritto adesso.
GIANLUCA ALBERINI. Va bene.
SERGIO MAFFETTONE. Basta solo dire dove lo inseriamo.
GIANLUCA ALBERINI.Io direi dopo il punto C del punto 8.
SERGIO MAFFETTONE. O al punto b, scalano gli altri.
GIANLUCA ALBERINI. Se posso, avrei due osservazioni da rivolgere al
VicePresidente. Se non c’è qualcun altro che vuole intervenire. Sto sostituendo
indegnamente…
PIERO FRANCESE.Solo un chiarimento. Benissimo il linguaggio che hai
proposto, ma qui è una cosa ben diversa però. Cioè la carriera modello come si
intende sviluppare. Cioè il passaggio da gradi a tipo di funzioni. Quello che,
in linea di massima, si intende fare. Almeno, dal livello medio di carriera,
tutto questo è risultato un po’ confuso e un po’ vago. Però il linguaggio mi va
benissimo. Questa è una nozione di fondo su cui, qualche volta, il Sindacato
dovrà impegnarsi. Per me questo è il percorso di carriera, mentre è giustissimo
che le risorse individuali di conoscenza vadano sviluppate e valorizzate.
Posso
fare due o tre commenti di tipo puramente etimologico? Quando parliamo del
ruolo del Ministero degli Affari Esteri, questo paragrafo 1, 2 di pagina 1, non
si insiste un po’ troppo? “Assurdamente decrescenti”, basta che siano
“decrescenti”. Parlo delle risorse umane e materiali, la riga sei. Cioè,
esagerare un’aggettivazione si va sempre a sminuire il significato di quello
che si dice. Tanto più che la stessa nozione viene poi ripetuta nel paragrafo
dopo fra parentesi “…a fronte di una ormai drammatica riduzione delle risorse”,
francamente mi pare un po’ eccessivo. Lo ridurrei un pochino. Anche qui
“…valorizzare lo straordinario caso della Farnesina…” per carità, a me va
benissimo, ma sarei con gli inglesi, per i quali il self price is no
price. Cioè, un esterno legge questa
cosa e dice: “Ma questi, chi credono di essere?”. Cioè, voglio dire, almeno
togliamo “straordinario” sostituendolo con “lo speciale caso”. Attenuiamo
l’aggettivazione, che mi pare veramente esagerata.
Poi,
il paragrafo sui dirigenti amministrativi, quarto della pagina 2. Non capisco
bene l’obiettivo. Perché questo sembra essere rivolto contro la carriera
amministrativa. Cioè ridurre un po’ le loro capacità di espressione. Non che io
non sia d’accordo, ma non è che abbiamo dei dirigenti amministrativi soci del
Sindacato. Cioè, è corretto nei loro confronti? Non lo so. Forse avvertirli
almeno prima.
SERGIO MAFFETTONE. Questo c’era già l’anno scorso, comunque.
GIANLUCA ALBERINI. Sì, questo, come citavo prima, riprende quanto
chiediamo da anni. È vero quello che tu dici. A parte che non sono a conoscenza
di dirigenti amministrativi nostri soci, sinceramente…
PIERO FRANCESE.Ce ne sono.
GIANLUCA ALBERINI. Ma questo non vuol dire niente, effettivamente. Il
fatto che abbiamo 681 diplomatici, che, però, fosse 180 che la pensano così.
PIERO FRANCESE. No,
ma la penso anch’io così. È una questione di opportunità di uscire in questa
maniera un po’ cruda.
ARMANDO VARRICCHIO. Essere smussati, sempre essere accomodanti,
concilianti. Un Sindacato è un’istituzione di parte, deve difendere gli
interessi dei propri soci, non deve essere la mamma.
GIANLUCA ALBERINI.Sono assolutamente d’accordo.
ARMANDO VARRICCHIO. Poi si può condividere o meno. Ma un sindacato
deve avere il coraggio delle proprie azioni ed idee. Sono espressioni che
appartengono alla stragrande maggioranza dei sentimenti di tutti noi. Se no
siamo sempre quelli che vogliono accomodare…
SERGIO MAFFETTONE. Se poi qualche dirigente non è d’accordo…
ARMANDO VARRICCHIO. Non c’è un riguardo ossessivo nei confronti della
professione; è la posizione di una parte del Sindacato.
PIERO FRANCESE. No
in merito sull’accordo.
Poi
un’ultima cosa proprio di mia comprensione. Dove si parla di scorrimenti di
carriera, al paragrafo a, cosa vuol dire “senza adeguati correttivi”, alla
terza riga. Cioè, non capisco l’espressione: “…la predisposizione di studi che
consentano di delineare gli scenari che, senza adeguati correttivi, si
verificheranno in futuro”. Cosa vuol dire esattamente?
GIANLUCA ALBERINI. Questo credo che voglia dire, perché riprende frasi
che abbiamo già pronunciato in passato, che i correttivi sono auspicati. Forse
è inutile in questo senso, in questo contesto.
PIERO FRANCESE. Sì,
ma non capisco cosa vuol dire, però: “attraverso la predisposizione di studi
che consentano di delineare gli scenari che, senza adeguati correttivi, si
verificheranno in futuro”.
GIANLUCA ALBERINI. No, questa è una frase presa da un concetto più
generale. Che, senza gli adeguati correttivi, gli scenari che ci sono davanti
sono tragici, praticamente. Questo era il senso della frase originaria, che
riconosco.
PIERO FRANCESE. La
metterei più esplicita, così è un po’ criptico. Ciò detto, no ho altri
commenti.
-.
Che si verificheranno in futuro a meno che non vengano adottati…
GIANLUCA ALBERINI. Forse ci si può fermare a delineare gli scenari. E
mi fermerei qui. Che poi i correttivi li proponiamo dopo noi.
PIERO FRANCESE. Sì,
oppure fare due… perché così non è molto chiaro. A meno che la mia facoltà di
comprensione sia inferiore alla media.
GIANLUCA ALBERINI. Ci si può fermare a scenari, direi. Perché poi
correttivi di scenari futuri. Perché quello che vogliamo è che si sappia cosa
succede da qui a cinque dieci anni, in modo che, poi, possano essere presi i
correttivi.
PIERO FRANCESE. Questo,
anzi, risponde proprio a quelle mie indicazioni sul modello di sviluppo di
carriera. Certo, perfetto.
GIANLUCA ALBERINI. Io ho altri due suggerimenti. Al punto
d: “Studiare misure che agevolino
scorrimenti, prevedendo incentivi all’esodo e al prepensionamento volontario”
invece che “con la creazione”, io direi “e la creazione di un canale
privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio senza
pregiudizio per i restanti candidati”. Mi sembra di capire che questa sia la
vecchia idea di prevedere, per i colleghi che hanno una certa anzianità, un
canale che non vada ad incidere sul resto della carriera. Il problema, che c’è
sempre, di promuovere ogni anno un certo numero di colleghi che hanno acquisito
dei meriti indubbi nel corso della carriera e che si trovano a competere però,
con i “giovani leoni”, con quelli che hanno la prospettiva futura.
Sono
due categorie diverse, insomma. Obiettivamente è difficile metterle insieme,
anche quest’anno so che ci sono state grosse discussioni. Forse uno dei modi in
cui si può risolvere la questione è prevedere, come hanno fatto anche i
militari in passato, per un certo tipo di funzionario che, indubbiamente, ha
tutti i titoli ma che difficilmente ce la farebbe a reggere la competizione
perché ha delle caratteristiche diverse, cioè più un riconoscimento al passato
che uno sguardo verso il futuro, di prevedere un canale separato di promozione
che, però, non vada ad incidere sul resto dei candidati.
Questa
è l’idea che è stata già discussa in passato. E, però, bisogna anche
aggiungere, perché così resta un po’ monco, “… e creazione di un canale
privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio, senza
pregiudizio per i restanti candidati”. Mi sembra necessario aggiungere questa
precisazione.
ANTONINO PROVENZANO. Senza pregiudizio, ma il pregiudizio, di fatto,
c’è…
GIANLUCA ALBERINI. Il punto è quello, è esattamente questo il fatto, di
evitare. Cioè, o bisogna creare un canale con dei posti fuori ruolo riservati,
insomma, qualche idea del genere. “… per i restanti candidati”; è un po’ la
quadratura del cerchio, però…
ANTONINO PROVENZANO. È una questione di principio: i restanti candidati
oppure i restanti funzionari?
GIANLUCA ALBERINI. Beh, candidati. Perché sono i candidati che possono
avere pregiudizio.
PAOLO SPINELLI. Non vorrei rubare tempo, perché siamo veramente
fuori tempo massimo, però confido nei miei ricordi, non ricordi personali ma
ricordi di com’era, veramente il DPR 18. Attenzione perché è stata tolta
l’unica promozione per anzianità che c’era, che era il Consigliere d’Ambasciata
che forse ricorderete. Esisteva un canale, difficilissimo da percorrere perché
richiedeva venticinque anni di carriera e, in genere, o la gente era già stata
promossa o se ne erano andati per consunzione. Però, in teoria, lì c’era un
numero di posti, mi pare un decimo dei posti, per anzianità.
Ora,
questo si potrebbe anche fare per le promozioni a Ministro – dico per modo di
dire, è un po’ difficile forse – ma è stato tolto proprio perché la tendenza
odierna e quella al merito puro e non più all’anzianità. Quindi sono tutte
promozioni, ormai, per merito comparativo, non c’è più questo canale.
Ristabilirlo apertis verbis mi
sembra molto difficile. Quello che l’Amministrazione dovrebbe fare è avere, in
un angolo della mente, l’esigenza di contemperare le richieste che sono le
giuste aspettative di chi è molto bravo e vuole andare avanti rapidamente e
chi, magari, è bravo egualmente, non che sia meno bravo, però ha avuto delle
vicende di carriera un po’ diverse e che, quindi, aspetta poi di avere comunque
il coronamento della propria carriera. Però dirlo, come diceva giustamente…
PIERO FRANCESE. Non credo che si metta una riserva di posti
disponibili, il meccanismo è esterno, no?
GIANLUCA ALBERINI. Esattamente questo. Non fare una riserva sic
et simpliciter, che, ovviamente, va
contro. Ma si tratta di cercare un canale per la nostra carriera per dare
applicazione a quegli incentivi che sono stati previsti da varie
amministrazioni.
PAOLO SPINELLI. Allora, però, mi pare vada chiarito che si tratta di
un impiego esterno…
GIANLUCA ALBERINI. E poiché si parla nell’ambito di scorrimenti, incentivi
all’esodo, al prepensionamento volontario alla creazione di un canale
privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio. Potrebbe
essere, per esempio, come fanno i militari, che si dà il grado superiore ma
dopo un tot numero di
anni si va in pensione.
PAOLO SPINELLI. Ma allora dovrebbe rimanere “con la creazione”
perché allora è strumentale all’esodo, strumentale, cioè, al prepensionamento.
ANTONINO PROVENZANO. Scusami Presidente, posso aggiungere un
ultimissimo elemento di riflessione? Dobbiamo tenere presente che quest’anno,
2009 – tu non eri presente quando ho detto due parole -, si interrompe un
processo di automatismo che garantiva a chi faceva richiesta di essere
mantenuto in servizio fino ai 67 anni, di permanervi. Quindi dal 1° gennaio di
quest’anno ci sarà sempre un numero di colleghi che non si sa ancora se
verranno mantenuti per un breve periodo, per un medio periodo etc. In relazione
a ciò che verrà deciso su questo argomento, e credo che il Ministro abbia
accennato che è allo studio una qualche soluzione, la soluzione che verrà data
a livello politico non potrà non riflettersi, in qualche modo, sul contenuto di
questo n. 8 punto d, o mi sbaglio?
GIANLUCA ALBERINI. Per esempio, sì, potrebbe essere proprio questo.
Cioè, si trovano dei canali speciali per incentivare l’esodo… se quello che
stanno cercando di fare, che è quello che noi chiediamo, ben vengano. Potrebbe
trovare applicazione qui, cioè, questa potrebbe essere un’applicazione…
ANTONINO PROVENZANO. Un’applicazione di quello che dovevamo decidere e
credo sia ormai evidente a tutti che è importante sottolineare la parola
“incentivi” e “volontari”.
STEFANO PONTESILLI. Incentivi all’esodo e prepensionamenti volontari,
perché questi sono due canali attraverso i quali si può cercare una valvola di…
ANTONINO PROVENZANO. Ma non è proponibile, perché il problema, dal 1°
gennaio di quest’anno, sia molto più presente e più cogente di quanto non lo
era nel dicembre dell’anno scorso.
GIANLUCA ALBERINI. È proprio per questo che noi chiediamo gli
incentivi, che chiediamo, diciamo, delle misure speciali, particolari. Perché
se rimaniamo nell’ambito del possibile, oggi è possibile che ti mandino in
pensione a 65 anni così, invece noi chiediamo che ci siano dei percorsi. Ma questi
percorsi e queste misure non devono, però, “danneggiare” gli altri.
ANTONINO PROVENZANO. Io credo ci siano varie possibili forme.
GIANLUCA ALBERINI. Noi avevamo chiesto il grado superiore, non solo a
titolo onorifico, ma anche con almeno una parte della pensione. Per esempio,
visto che la posizione, il grado ed il risultato non possono essere dati se uno
non ha certe funzioni, ma dando il grado superiore, almeno la parte
stipendiale, che è circa un terzo, avrebbe l’aumento. Abbiamo proposto tutta
una serie di misure che, effettivamente, hanno dei costi, ma non sono dei costi
così elevati. Si parla di poco.
L’ultima
cosa. Anche qui, al punto 9, le ultime due righe: “…promuovere un modello di
contratti locali senza durata a tempo indeterminato”, forse, si potrebbe
chiarire e dire: “a tempo determinato”, “un nuovo modello di contratti locali a
tempo determinato”, è più chiaro, credo, invece che la doppia negazione…
Esatto: “Promuovere un nuovo modello di contratti locali a tempo determinato,
anche al fine…”.
L’ultima
cosa, al punto 13, suggerirei: “…negoziare” alla penultima riga si parla di
“…evitare oscillazioni volte a riequilibrare eventuali torti subiti da un grado
rispetto all’altro nella tornata precedente”. Più che “eventuali”, direi
“presunti” perché i torti sono sempre presunti e mai provati in questa materia.
Torti in questa materia…
PAOLO SPINELLI. È necessario dirlo? Diamo per assodato, quindi, che
ci siano stati torti. È una questione piuttosto delicata da prendere in esame.
GIANLUCA ALBERINI. Io ho finito con le mie osservazioni.
PAOLO SPINELLI. Siamo rimasti veramente in pochissimi oltre al
Consiglio direttivo e oltre al Presidente dell’Assemblea, ma devo porre ai voti
questa mozione così emendata. Naturalmente poi a cura, immagino…
PIERO FRANCESE. Per acclamazione.
PAOLO SPINELLI. Benissimo. Allora si dà per approvato. (Applausi). Mi pare che il punto 10: “Varie ed eventuali” non
ci sia, che nessuno voglia prendere la parola, e allora non mi rimane che
dichiarare chiusa l’Assemblea Ordinaria 2009 del SNDMAE. Grazie a tutti gli
intervenuti.
GIANLUCA ALBERINI. Grazie, Paolo.