SNDMAE

ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI

ROMA – 7 aprile 2010

 

 

RAVAGLIA, Presidente SNDMAE – Buonasera, benvenuti a tutti. Propongo di iniziare la nostra Assemblea con un primo atto formale, vale a dire l’elezione del presidente dell’Assemblea. Ritengo, riteniamo noi del Consiglio che l’Ambasciatore Gianfranco Verderame possa essere la persona giusta. Gianfranco…

 

(acclamazione)

 

VERDERAME, Presidente dell’Assemblea – Innanzitutto vi ringrazio per aver accolta l’indicazione del Presidente. Per questo incarico che mi viene conferito. Scusatemi me devo fare un piccolo riferimento personale. Ringrazio Valeria Spinelli per avermelo ricordato, perché oggi sono 40 anni che Valeria Spinelli ed io siamo entrati in carriera… (applausi) e il fatto di presiedere l’Assemblea del Sindacato in questa circostanza mi fa particolarmente piacere.

Detto questo, credo che possiamo dare per scontato e per approvato l’ordine del giorno che tutti hanno ricevuto o quanto meno hanno letto attraverso i volantini che sono stati affissi e quindi, se siete d’accordo, passerei al primo punto all’ODG che è l’approvazione del bilancio consuntivo 2009 e del preventivo del 2010, lasciando la parola al collega Nico Longo. Nico…

 

LONGO, Segretario Esecutivo -  Grazie, presidente. Penso che possiamo… nel distribuire comunque la copia dei bilanci che troverete qui presenti, e mi riferisco al rendiconto per il 2009 e al preventivo per il 2010 del Sindacato, attiro l’attenzione sul fatto che il bilancio di previsione al 31 dicembre di quest’anno prevede un saldo pari a zero. E qui mi fermo; perché? Perché per ripristinare un equilibrio tra le entrate e le uscite del Sindacato, praticamente dire saldo uguale a zero per il Sindacato, vuole dire che la liquidità è finita, non ne abbiamo più, il Consiglio uscente del 12 marzo ha deliberato l’aumento delle quote sociali, delibera fatta propria da quella attuale in data 6 aprile, ieri. L’opportunità del resto di aumentare le quote sociali, ferme dal 2001, era stato segnalato fin dal 2007 dalla nostra Commissione di Vigilanza e da ultimo ribadito nella relazione della stessa del 2 aprile, ma era stato sempre rinviato nel tempo, grazie a una gestione rigorosa, e a me piace dire così, un po’ piemontese delle spese e grazie ai risparmi che abbiamo accumulato nel tempo, in passato, ma che si esauriranno, come ho già detto prima, nel 2010, a fine dicembre, tanto che nel nostro bilancio di previsione abbiamo previsto, appunto, un saldo al 31 dicembre, pari a zero.

Da qui la necessità di ricostituire un fondo risparmio, una riserva adeguata comunque a garantire quella che è la funzionalità del sindacato, cioè a coprire le spese straordinarie e imprevedibili. E l’unico modo che abbiamo è quello di aumentare le quote sociali.

La nuova proposta di bilancio preventivo per il 2010, infatti ne troverete tre copie, il rendiconto 2009, il preventivo 2010 a saldo zero e questa nuova proposta, tiene conto di un contenuto aumento delle quote sociali e permetterà di ricostituire questa riserva, per il 2010 e per gli anni a venire.

Tale aumento è comunque nettamente inferiore per tutte e quattro le fasce di quote, e noi nel sindacato abbiamo quattro quote perché prendiamo i gradi iniziali a Roma e all’estero e poi i gradi apicali a Roma e all’estero, a quello che è stato l’aumento del costo della vita dall’ultimo periodo, cioè dal 2000, di ritocco delle quote. Lascio comunque la parola ai rappresentanti della Commissione di vigilanza Marilina Armellin, Domenico Fornara che hanno esaminato i nostri bilanci, in modo tale che possiamo esaminare al meglio le risultanze della loro opera. Grazie.

 

ARMELLIN, Commissione di Vigilanza – Grazie, Nico Longo; grazie, Presidente. La Commissione di Vigilanza, cioè Domenico Fornara, io stessa e il nostro Presidente, che è Alberto Cutillo, ci siamo riuniti il 2 aprile scorso e abbiamo esaminato i rendiconti consuntivo 2009, che avete in copia, e il preventivo 2010, naturalmente la versione iniziale, quella a saldo zero cui faceva riferimento Nico Longo, e li abbiamo sostanzialmente ritenuti congrui.

Abbiamo inoltre preso nota dell'intendimento del Consiglio, sia uscente che entrante, di aumentare le quote sociali per riportare in equilibrio i conti. E abbiamo ritenuto opportuno

di portare all'attenzione del Consiglio e dell'Assemblea, quindi di Voi tutti, alcune nostre considerazioni.

Innanzitutto abbiamo notato che il deficit "strutturale" del Sindacato si è significativamente ridotto, come potrete notare. Perché il deficit "corrente", al netto di alcune compensazioni di cassa che sono state operate negli anni passati, ha registrato valori via via decrescenti, per arrivare nel 2009 a 7.000 euro, a fronte dei 18.000 iscritti nel bilancio di previsione.

Quindi in effetti la gestione è stata oculata.

Il deficit previsto per il 2010 ammonta a 49.300 Euro. Però vi è da dire che il Consiglio ha tenuto conto di una nostra segnalazione dell’anno passato e per cui ha aggravato in questo bilancio 2010 un'operazione "una tantum", indicata nella nota n. 1 del bilancio di previsione, viene imputato al bilancio 2010, in sostanza, l'intero esborso relativo all'integrazione retributiva del Presidente per il 2010. Noi riteniamo, l’avevamo suggerita del resto noi stessi, opportuna e corretta questa operazione, e pertanto è un onere straordinario pari a 31.500 Euro. Pertanto, depurato da tale uscita, il passivo "corrente" quindi ammonta a circa 17.800 Euro.

Riteniamo quindi che l'aumento delle quote sociali sia una misura opportuna per ripristinare un equilibrio sostenibile tra entrate e uscite. E riteniamo che l’aumento delle quote dovrebbe generare maggiori entrate complessivamente non inferiori a 20.000 euro, appunto per coprire almeno per quest’anno e il prossimo anno il deficit. Grazie.

 

VERDERAME – A questo punto, ascoltata la relazione del rappresentante della Commissione di Vigilanza credo che non ci sia nient’altro da fare, o ridare la parola al nostro collega oppure passare all’approvazione. Prego, Nico…

 

LONGO – Se non ci sono altre considerazioni per il rendiconto 2009 lo daremo per approvato. E questo è. Mentre per quanto riguarda il preventivo del 2010, come ho già detto, vi trovate davanti due schemi, il primo al 31 dicembre a saldo zero, la liquidità del Sindacato non c’è più, così stando le cose; seconda bozza di preventivo, abbiamo un saldo attivo: 11.300 euro, grazie a questo contenuto aumento delle quote sociali. Il calcolo è stato fatto a partire da luglio, quindi è un aumento calcolato in questi sei mesi, considerato che andrà a regime a giugno-luglio, l’attribuzione delle quote sugli statini. Quindi, se non ci sono osservazioni…

 

VERDERAME – Anche su questo punto se non ci sono osservazioni. A me, da una scorsa veloce del preventivo, mi pare che per molte voci ci sia una compressione di spesa, una riduzione, quindi io personalmente non ho particolari obiezioni o considerazioni da formulare sul preventivo. Quindi, se non ci sono obiezioni, lo diamo per approvato. Ok. Grazie.

 

Con questo abbiamo assorbito nel punto 2 anche il punto 3 e cioè l’approvazione della proposta del Consiglio di aumento delle quote sociali, in quanto questo aumento è già riflesso nel preventivo che abbiamo approvato.

 

Il prossimo punto reca l’elezione dei membri della Commissione di vigilanza e la nomina dei membri della Commissione elettorale, il Consiglio e in particolare il Presidente Ravaglia mi pregava di indicare l’orientamento del Consiglio di confermare per il 2010 i membri di entrambe le commissioni. Commissione elettorale: presidente il Consigliere d’ambasciata Roberto Pietrosanto, scrutatori i Segretari di Legazione Fabio Schina e Umberto Bernardo. Commissione di Vigilanza, come abbiamo ascoltato, presidente Ministro Cutillo, membri, i Consiglieri Armellin e Fornara. Se siete d’accordo per entrambe le Commissioni si riconducono i componenti per l’anno 2010. Grazie.

 

Allora, a questo punto, dovrebbe essere in linea con noi il Presidente uscente, Gianluca Alberini, che ringrazio e al quale prego di svolgere la sua relazione consuntiva.

 

(pausa per problemi di connessione)

 

ALBERINI, Presidente uscente (in collegamento via web da Istanbul) – Mi sentite? … Io sono qui, vi vedo…

 

VERDERAME - Gianluca, ti sentiamo.

 

ALBERINI - Benissimo… allora il mio saluto a tutti voi qui da Istanbul, dove mi trovo oramai da più di un mese, dopo aver lasciato la presidenza del SNDMAE, un anno vissuto pienamente.

Devo tenere questa mia relazione da lontano, spero che il collegamento funzioni, che riusciate a sentirmi e a vedermi.

Da dove iniziare? Quando mi sono messo un po’ a riflettere su questo anno trascorso, ho detto “Va bene, mi concentro su due o tre cose….e poi si va avanti facilmente”. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata ovviamente la riforma, poi il dibattito molto attuale sul Servizio europeo, e altri due o tre argomenti. Poi mano a mano che li scrivevo, che li segnavo, mi sono accorto che le attività che abbiamo svolto in questo anno sono state numerose e di sostanza.

Per esempio, un episodio che avevo sinceramente già dimenticato, anche se non si può dimenticare, è la battaglia sul mantenimento dei limiti di età che abbiamo fatto proprio all’inizio del nostro Consiglio, ricorderete tutti il caso Berlino. E poi la questione della chiusura delle sedi, di ambasciate e di consolati, lo scudo fiscale, tutte le questioni sulle risorse umane, dal concorso alle valutazioni, agli scorrimenti, alle assegnazioni all’estero, le questioni della semplificazione amministrativa, la comunicazione. Insomma una vasta congerie di iniziative, a volte pubbliche, a volte invece svolte riservatamente con i nostri interlocutori istituzionali, con il Ministro, con il Segretario Generale, il Direttore Generale delle Risorse umane o con il parlamento ed ı mezzi di informazione. (il collegamento si interrompe) Per ricostruire se tutto quello che abbiamo fatto corrispondeva a tutto quello che l’Assemblea ordinaria ci aveva chiesto di fare mi sono andato a riprendere la mozione del 2009, e vi ho trovato un documento con molte buone intenzioni.

Parlavamo di quattro obiettivi principali: riaffermare la centralità del Ministero e l’esigenza di avere risorse adeguate; parlavamo di struttura, sia di struttura estera, chiedevamo un vero piano di ristrutturazione per la rete’ sia di revisione della struttura del MAE, mettendo l’accento sui metodi di lavoro. Al punto tre parlavamo di gestione delle risorse umane, e questo era un punto molto importante, ovviamente, perché all’interno parlavamo di scorrimenti di carriera, di valutazioni, pari opportunità e coppie, questioni dei gradi iniziali con la formazione e la valorizzazione delle funzioni. Al quarto punto avevamo messo in evidenza la questione della gestione amministrativa, dalla riscrittura del DPR 18, alla semplificazione amministrativa con il bilancio di sede, nonché ultimo, ma non meno importante, il rinnovo dell’accordo economico e giuridico.

Devo dire, tirando le fila dı un anno, che tutte queste questioni le abbiamo affrontate, benché purtroppo non le abbiamo potuto affrontare secondo il nostro piano iniziale, poiché ci siamo trovati davanti a dei cambiamenti del quadro normativo, a nuove iniziative che ci sono state presentate, per cui abbiamo a volte dovuto rincorrere gli eventi e non precederli come avremmo voluto. Se devo riassumere le cose fatte, cercherò di farlo adesso in qualche minuto.

Sui limiti d’età abbiamo da una parte ottenuto un successo perché abbiamo avuto una conferma del mantenimento del limite massimo di 67 anni, che è un punto fondamentale del sindacato da molti anni, poiché legato all’ordinato funzionamento della carriera, alla progressione, alla certezza degli avanzamenti. Dove invece posso dire che tutti noi siamo poco soddisfatti è sull’altra questione dei limiti d’età. Cioè sul cambiamento che è stato imposto dai provvedimenti normativi, e qui mi riferisco alla questione dei 65–67 anni e del pensionamento con 40 anni di servizio. Come sapete, su questa questione ci siamo battuti, abbiamo discusso con l’Amministrazione, abbiamo cercato di ottenere delle migliorie. Qualche cosa abbiamo ottenuto ma nel complesso dobbiamo dire che manca nel provvedimento finale quello che tutti avremmo voluto vedere e cioè degli incentivi che permettano ai colleghi che ne abbiano voglia, di lasciare il servizio in anticipo senza esserne penalizzati. Questo ancora non c’è, anzi.

Sul piano di chiusura della rete, anche lì, credo che abbiamo ottenuto dei risultati. Abbiamo, come forse ricorderete, avviato una mobilitazione, una campagna stampa, abbiamo fatto dei volantini, abbiamo incontrato le Commissioni Esteri del Senato e della Camera, abbiamo spiegato le ragioni che ci spingevano a rifiutare un approccio semplicistico di soli tagli nei confronti della nostra rete, perché pensiamo che la rete sia una risorsa del nostro Ministero e del Paese. E su questo avevamo ottenuto una, chiamiamola “vittoria sindacale simbolica”. In effetti si trattava semplicemente di ottenere quanto più logico per il nostro Paese, cioè il mantenimento della nostra rete di ambasciate che serve a promuovere la politica estera del Paese, di un Paese che è aperto al mondo, un Paese del G8, di cui avevamo la presidenza lo scorso anno, un Paese che ha delle politiche mondiali, che vuole mantenere il suo status e che lo deve difendere anche in un Paese africano come quello dove avremmo voluto chiudere l’Ambasciata. Sui consolati anche lì abbiamo ottenuto qualche ragione, nel senso che sono state riconosciute le nostre osservazioni, in primis che è necessario dare un servizio ai connazionali anche se si può chiudere un consolato, che bisogna mettere in atto delle misure di accompagnamento, che speriamo vengano messe in atto. Leggevo le ultime comunicazioni del SNDMAE che erano su questo punto un po’ preoccupanti.

Ci siamo occupati di scudo fiscale, la questione che ci è capitata un po’ tra capo e collo, abbiamo spronato l’Amministrazione, spronato il Tesoro a dare un’interpretazione un po’ più logica della nostra situazione all’estero, in cui noi, servitori dello Stato, riceviamo degli emolumenti, un’indennità, anzi, che è chiara e trasparente e ben conosciuta, anche perché ci viene versata dallo Stato. Per cui essere anche solo indirettamente equiparati in qualche modo ad un’area oscura, opaca, non era sicuramente accettabile o possibile. Su questo abbiamo ottenuto credo un minimo di soddisfazione; la questione è molto complessa, ho visto che ci sono degli ulteriori sviluppi, credo che il nuovo Consiglio continuerà a seguirla con altrettanta attenzione.

Sulla questione delle risorse umane abbiamo continuato a lavorare con intensità. Mi piace sempre partire dal concorso, il concorso diplomatico, che è alla base della nostra carriera. Una carriera che viene svolta dall’inizio alla fine che non può stare in piedi se non c’è un continuo flusso, un’alimentazione dal basso. E purtroppo abbiamo visto che negli ultimi anni quando questo flusso, questa iniezione di colleghi diplomatici del grado iniziale viene meno’ si determinano dei periodi delicati, delle disfunzioni’ quali l’impossibilità di staffare le nostra ambasciate così come è necessario, di mandare i numeri due in molte sedi. Qualche cosa abbiamo ottenuto. Il SNDMAE chiede da anni la così detta “messa in sicurezza” del concorso, cioè la tenuta per legge, certa e a cadenza annuale. Su ciò bisogna dare atto all’Amministrazione di essersi mossa e di aver ottenuto un risultato per i prossimi tre-cinque anni.

Sulle valutazioni ci siamo trovati confrontati con il nuovo sistema di valutazione per Segretari di Legazione e per Consiglieri di Legazione e lì abbiamo dovuto registrare un atteggiamento dell’Amministrazione che, secondo noi, non è in linea con le esigenze della  stessa Amministrazione, con il buon funzionamento della nostra macchina. Cioè sono stati in un certo modo discriminati alcuni colleghi in assenza di ragioni oggettive. Noi questo lo abbiamo fatto presente per iscritto all’Amministrazione, auspicando che vengano posti gli adeguati correttivi.

Sugli scorrimenti siamo intervenuti sulle promozioni a Consigliere di Ambasciata, sulle nomine a Ministro. Abbiamo anche attirato l’attenzione dell’Amministrazione sui rischi che si corrono a ridurre ulteriormente gli organici di Consigliere di Legazione, in previsione dell’arrivo di concorsi numerosi di Segretari di Legazione che dovrebbero essere promossi al grado di Consiglieri di Legazione. Insomma tutto questo nell’ottica di creare un sistema i cui passaggi avvengano senza colli di bottiglia.

Sempre in materia di risorse umane ci siamo concentrati sulle assegnazioni all’estero, ho insistito nuovamente sulla necessaria pubblicità dei posti di Capo missione. Questa è una questione delicata, ed è per questo che ci siamo mossi autonomamente e abbiamo preparato uno scadenzario delle sedi di Capo missione, uno scadenzario che viene aggiornato dalla segreteria del SNDMAE, che credo di poter dire che ha avuto molto successo, è richiesto, ed è sicuramente un’iniziativa che aiuta i colleghi ad avere una idea un po’ più chiara di quello che si presenta in futuro e di potersi candidare.

Siamo intervenuti sempre in materia di assegnazioni all’estero per cercare di limitare i ritardi con cui avvengono le partenze all’estero rispetto al momento in cui si è assegnati. Ovviamente ci rendevamo conto che c’erano dei limiti obiettivi dovuti al fatto che, avendo saltato il concorso diplomatico per due volte negli ultimi anni, la coperta è corta, per cui da una parte tiravano le Ambasciate ma dall’altra tiravano gli uffici del Ministero.

Abbiamo anche rilevato come dopo aver preso atto di quanto il Consiglio dei Ministri ha deliberato negli ultimi anni, ormai (interruzione nella comunicazione) la regola dello svolgimento di funzioni di Capo missione, di Ambasciatore e del successivo rientro a Roma sia definitivamente saltata, perché ci sembra di capire che ormai la possibilità di svolgere due incarichi consecutivi di Ambasciatore si sia ormai affermata.

Una parola sui Segretari di legazione. Nei loro confronti il Consiglio l’anno scorso diede prova di grande attenzione. Innanzi tutto con la questione della tagliola che abbiamo continuato a riproporre e finalmente sembra aver trovato soluzione. I colleghi giovani sanno che cosa è la tagliola, altri forse non lo sanno: era una norma che praticamente costringeva al rientro anticipato dall’estero per poter essere promossi, con una serie di disfunzioni nell’alternanza Italia/estero. Ci siamo, come dicevo, attivati in merito alle assegnazioni all’estero e ai ritardi, siamo intervenuti sulle valutazioni e abbiamo anche attirato l’attenzione dell’Amministrazione sul mobbing, una questione che viene sempre più seguita e riconosciuta come tale. Non che non esistesse in passato, ma in passato non se ne parlava. Ora abbiamo anche degli strumenti giuridici che sono stati messi in piedi: l’Osservatorio sul mobbing di cui noi dovremmo far parte, con il prossimo accordo giuridico dovremmo chiedere l’introduzione del SNDMAE tra le sigle che ne fanno parte.

Semplificazione amministrativa, un altro punto molto importante. Il bilancio di sede va avanti. Questa sicuramente è una bella notizia, era una delle richieste del SNDMAE di avere un sistema di gestione di bilancio più snello, più atto a far fronte alle mutevoli esigenze che hanno le nostre sedi all’estero nel corso dell’anno. È partita la sperimentazione, da quello che sappiamo l’anno prossimo dovrebbe entrare in vigore per tutti. L’auspicio del SNDMAE l’anno scorso era che il bilancio di sede fosse il bilancio di un qualche cosa di gestibile, cioè che ci fossero dei soldi da gestire. A forza di tagli qui si rischia di avere la gestione di nulla e come Capo missione all’estero ve lo posso confermare.

La comunicazione: anche su questo punto abbiamo fatto qualcosa. E’ una questione molto delicata, ovviamente, ma siamo riusciti a far passare i nostri messaggi, i nostri comunicati stampa sui 67 anni, sul mantenimento dei limiti di età, sulle chiusure sedi, sulla conclusione del G8. Li abbiamo fatti, sono stati ripresi, sono stati notati anche dagli ambienti politici. Abbiamo poi avuto dei pubblici elogi da parte del presidente Dini, nonché anche di Amato, del nostro stesso nostro ministro Frattini; abbiamo potuto pubblicare qualche nostra lettera su qualche giornale, io stesso nei confronti di Brunetta, in occasione della presentazione del libro sui fannulloni, ho potuto far sapere direttamente al Ministro alcuni dati sul nostro Ministero: quali il bassissimo tasso di assenze o l’altissima produttività in termini comparativi rispetto agli altri Ministeri degli Esteri.

Mi avvicino adesso agli ultimi due punti che volevo toccare. Il penultimo è il servizio europeo, una questione che abbiamo seguito con attenzione. Una delle richieste era di rendere pubblici i posti che si vanno rendendo disponibili in ambito europeo. C’è un dibattito in atto su SNDMAIL che trovo molto interessante, su quali devono essere le caratteristiche dei colleghi che dovranno servire in questo nuovo Servizio. In questo momento il fatto che abbiano richiesto dei diplomatici è perché vogliono qualcuno che conosca la diplomazia piuttosto che i funzionari della Commissione, di cui vi è già un grande numero. Sicuramente tutti i colleghi che ne hanno voglia e che ne hanno le capacità potranno trovare spazio, ovviamente il loro inserimento in questo servizio dovra essere accompagnato da una adeguata formazione, che è uno dei punti sui quali il SNDMAE insiste da tempo.

E arrivo all’ultimo punto, quello forse più succoso perché (la comunicazione salta)  la riforma è l’occasione per mettere a posto tutto quello che pensiamo non funzioni bene nel nostro Ministero.

Come sapete è una riforma nata in maniera un po’ strana, noi lo abbiamo fatto notare dall’inizio, una riforma che nasce dal DL 112 sul riassetto dell’Amministrazione, che prevedeva dei tagli: Quindi una riforma che parte, diciamo, con dei paletti ben precisi e che pongono delle limitazioni purtroppo molto stringenti.

Abbiamo fatto notare fin dall’inizio quali erano le preoccupazioni, adesso non vado a ripetere tutti i punti che ormai sono noti, abbiamo fatto un Consiglio allargato, abbiamo organizzato un’Assemblea straordinaria, abbiamo avuto incontri col Ministro, abbiamo scritto numerosi Cari soci, abbiamo anche per la prima volta usato lo strumento della consultazione diretta dei soci tramite internet. In sintesi, quello che ci preoccupava era di evitare una riduzione delle capacità di azione della Farnesina, da una parte e dall’altra scongiurare tagli agli organici e alle prospettive di carriera che sono un po’ il motore dell’attività della nostra Farnesina. Evitare di ridurre le motivazioni che sono alla base del lavoro straordinario che tutti i nostri colleghi svolgono quotidianamente a Roma e all’estero.

Come soluzione, avevamo anche arditamente, aggiungo, lanciato l’idea di superare definitivamente questa struttura di carriera che ci pone tante limitazioni. Avevamo suggerito il ruolo aperto. Un ruolo aperto da modulare, naturalmente, perché era inteso a (la comunicazione si interrompe) …far tornare l’attenzione sul contenuto del nostro mestiere piuttosto che sull’aspetto meramente carrieristico. Le cose dovrebbero andare insieme, chi lavora bene fa carriera, e chi non lavora o lavora male non ne fa, però tutti sappiamo che alla fine questi due percorsi sono andati nel tempo a separarsi e spesso il lavoro diventa un fattore esterno, indipendente. Si cercano invece i posti che danno visibilità piuttosto che in posti dove si lavora e dove si ottengono risultati.

Questo in sintesi, credo di essere rimasto nei tempi, il lavoro di un anno del Consiglio.

(la comunicazione si interrompe) Un Consiglio che ha potuto operare grazie a  tutti i soci che hanno voluto contribuire a far giungere a noi la loro voce. Da parte mia ringrazio ancora una volta tutti ı membri del Consiglio uscente ed invio i miei più calorosi auguri al nuovo consiglio e al Presidente Cristina Ravaglia e a Nico Longo e Aurora Russi che fanno parte dell’Esecutivo nonché a tutti gli altri consıglıeri (la comunicazione si interrompe). Vi auguro un buon lavoro. Cercherò di stimolarvi e consigliarvi nei limiti del possibile, ed auguro buon lavoro a tutti.

 

VERDERAME – Bene, io ringrazio Gianluca Alberini per questa sua relazione, in parte con una voce che andava e veniva siamo riusciti ad ascoltarla per lo meno al 90% e te ne ringrazio molto. Mi pare che si sia trattato di una relazione estremamente completa che dà anche l’idea del lavoro che il Consiglio ha svolto nello scorso anno. Sono sicuro di interpretare i sentimenti dell’Assemblea nel ringraziare te e tutti i colleghi per il lavoro che avete svolto, prima di dare la parola a Cristina Ravaglia per la sua relazione programmatica, all’inizio di un nuovo anno di attività del Sindacato. Consentimi però Cristina prima di darti la parola, di salutare gli ospiti esterni non appartenenti al Sindacato e di salutare i membri del Parlamento che ci fanno l’onore di essere qui con noi, gli onorevoli Pistelli, Tempestini e Porta. Grazie infinite per la Vostra presenza. Cristina a te la parola.

 

RAVAGLIA - Grazie Gianfranco. Grazie a tutti voi che siete qui oggi. Grazie in particolare ai parlamentari che ancora una volta ci sono vicini, come è avvenuto nelle numerose audizioni e nelle numerose occasioni di incontro che abbiamo avuto in questi, oramai per me, anni di sindacato.

Grazie a Gianluca Alberini con il quale abbiamo condiviso, dialetticamente dico io, ma utilmente credo, due Consigli e due anni di lavoro e grazie ai Consiglieri uscenti e ai Consiglieri che invece iniziano con me questo anno di attività sindacale.

Questa è la mia terza Assemblea ordinaria da Presidente, entrante o uscente: evidentemente sono grata, gratissima, ai colleghi che, ancora una volta, mi hanno  riconfermato la loro fiducia in modo molto compatto, ma anche voglio fare un’osservazione, con la franchezza che mi contraddistingue e come già vi avevo anticipato a febbraio al momento in cui presentai la mia candidatura. Sono preoccupata perché credo che del Sindacato, che è per definizione cosa di tutti, bisogna farsi carico tutti; tutti dobbiamo partecipare, tutti dobbiamo, a turno naturalmente, prenderci le nostre responsabilità. Negli ultimi mesi c’è stato un silenzio nell’attività sindacale da parte dei soci; silenzio e poca partecipazione, al momento della presentazione delle candidature: le candidature erano pochissime quest’anno. Io credo che i temi che stiamo affrontando siano talmente importanti, e talmente importanti, anche in proiezione per i prossimi anni,   per la nostra vita professionale dentro questo Ministero che meritano la partecipazione e l’attenzione di tutti.

Ora spero che la partecipazione e il dibattito in rete, che è molto importante, ricomincino – ho visto già qualche segno positivo su temi di interesse, tipo il SEAE per esempio - e che tutti, anche con opinioni diverse, contribuiamo a costruire posizioni, e quindi dei risultati condivisi. 

Che cosa ci attende nei prossimi mesi? In primo luogo abbiamo davanti a noi una riforma del Ministero, che è in questo momento all’esame del Parlamento, che nasce per rispondere ad obiettive e più che condivisibili esigenze di adattamento dell’Amministrazione centrale, in questa epoca di fluidità, e di cambiamenti rapidi, da un lato al mutare delle esigenze della scena internazionale e, dall’altro, alle contingenze in tema di risorse.

Due sono le osservazioni che voglio fare subito, sull’adattamento ai tempi e sulle risorse.

Sull’adattamento ai tempi, va benissimo che con la riforma e nei modi di gestione della Farnesina, ci si adatti a tempi fluidi, a tempi che cambiano rapidamente, come sono quelli attuali: ma questo non deve voler dire l’abbandono delle regole di fair play - tra le quali il doveroso riconoscimento delle professionalità consolidate in nome di un giovanilismo degnissimo che pure, però, non deve essere totalizzante – regole che hanno sinora contraddistinto la nostra carriera e questo Ministero, e che ci hanno aiutato anche negli anni a preservarci come corpo scelto dello Stato, e a essere riconosciuto come tale. Nel cambiamento, auspicabile e necessario, non dobbiamo dunque perdere i nostri punti cardinali, perché anche per questo - non solo per questo, ma anche per questo – noi possiamo mantenere, e abbiamo mantenuto negli anni, una cultura condivisa nella quale tutti, di tutte le età e di tutti i gradi, ci possiamo con orgoglio e spirito di appartenenza riconoscere.

Il secondo punto: le risorse. La mancanza di risorse è il principale limite – ne parlava Gianluca Alberini prima – il principale limite di questa riforma. La mancanza di risorse è ormai un problema vitale per la Farnesina, per la sede centrale e per la rete estera: siamo consapevoli della difficoltà dei tempi che stiamo  vivendo e dei vincoli in materia di bilancio cui tutte le amministrazioni dello Stato sono sottoposte. Ma siamo anche convinti  – e ringraziamo la  Commissione Esteri del Senato che ha voluto fare questa osservazione esplicitamente nel parere sulla riforma, e la Commissione Esteri della Camera che anche ha voluto citare questo tema – che le risorse, finanziarie ed umane del Ministero degli Esteri, quindi gli organici anche, non possono essere ulteriormente comprimibili. E questo, per due ragioni: primo perché siamo ormai arrivati al limite di sopravvivenza, meno di questo è impossibile, con meno di questo non si lavora, perché scendiamo oltre il livello di guardia; secondo, parlando forse un po’ brutalmente, perché noi degli Esteri costiamo poco, in termini percentuali oltre che in termini assoluti. Incidiamo pochissimo sul bilancio dello Stato, naturalmente ancora meno sul PIL, un miserrimo 0.11%, ma rendiamo moltissimo, noi produciamo reddito, non solo per lo Stato ma per il Paese; in tanti modi, e il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefani, in più occasioni ce lo ha detto: “Spendere per gli Esteri è investire su di una risorsa per il Paese!”. Ecco noi questo ci sentiamo e ci sentiamo di meritarlo. Basta pensare, per quanto riguarda gli introiti per l’Erario, alle percezioni consolari che, in alcune sedi che rilasciano ogni anno decine di migliaia di visti, equivalgono a milioni di euro, e produciamo per il Paese quando, facendo il nostro lavoro all’estero, favoriamo o rendiamo possibili delle commesse per le imprese italiane; il caso dell'ampliamento del Canale di Panama di cui tanto si parla in questi giorni, è sintomatico, si tratta di miliardi di euro; quindi aiutiamo e favoriamo il lavoro delle imprese italiane all’estero.

Di tutto questo noi vogliamo che ci sia dato atto, e vogliamo che se ne tenga conto nel momento in cui si decidono le risorse da destinarci. Lo chiederò formalmente al Ministro Frattini, quando tra un po’ ci raggiungerà, perché siamo convinti che il Ministero degli Esteri costi poco e produca tantissimo, direttamente o indirettamente. Di ciò noi vogliamo vedere finalmente le conseguenze in termini di risorse assegnateci. Basta essere timidi, noi siamo abituati a restare sotto tono, non siamo abituati ad incensarci o a dire quanto siamo bravi. Credo sia arrivato il momento oramai di dirlo, nell’interesse della nostra stessa sopravvivenza.

Torniamo ai temi che ci attendono nei prossimi mesi: c’è la riforma, naturalmente, dell’Amministrazione Centrale. Pregi e vantaggi, un adattamento a tempi che cambiano, benissimo. Pericoli che sono insiti nella riforma sono, ne ha parlato Gianluca, i tagli degli organici, le modalità di funzionamento, come sapremo gestire all’interno queste novità. Ma avremo anche i rinnovi del contratto giuridico ed economico e la revisione del DPR 18.

Nelle ultime settimane del Consiglio precedente, abbiamo fatto un sondaggio tra i nostri soci. E’ stata una novità positiva, credo. E dal sondaggio è emerso chiaramente che il Sindacato deve partecipare alla redazione del Decreto di secondo livello e alle circolari attuative della riforma, deve partecipare alla revisione del DPR 18, e che il ruolo aperto è una delle grandi direttrici su cui procedere. Quello che è emerso in maniera chiarissima da questo sondaggio è che i soci, noi, vogliamo lavorare meglio.

Che cosa vuol dire “lavorare meglio”? Vuol dire avere  risorse proporzionate agli obiettivi istituzionali e allo straordinario valore aggiunto del sistema-Farnesina per il nostro Paese - l’abbiamo già detto, ma è meglio ripetere.

Dobbiamo riaffermare in modo orgoglioso la centralità del nostro Ministero e a questo proposito voglio ricordare, perché siamo tutti attenti a questo, i pericoli costanti cui siamo sottoposti, le minacce di esproprio o di scippo delle nostre competenze che di tanto in tanto, ma regolarmente, arrivano su di noi; ora si parla di competenze in materia di politiche comunitarie: noi dobbiamo difenderci, sono competenze nostre e che nostre devono restare. 

Come si lavora meglio? Con scorrimenti di carriera trasparenti e certi e con un sistema, quello appunto del ruolo aperto, che tolga l’attuale drammaticità dei passaggi di grado, delle promozioni, spostando la tensione e la competizione sulle funzioni da assegnare.

Si lavora bene con adeguamenti salariali costanti: abbiamo il rinnovo del contratto in vista, oramai veramente siamo già in vacanza contrattuale da tempo, ma deve arrivare e vogliamo poter contare su risorse degne di tale nome.

Vogliamo che venga valorizzata costantemente la rete all’estero e venga valorizzato il servizio all’estero e che vengano valorizzate tutte le carriere e tutte le professionalità, a tutti i livelli del Ministero, quindi non solo la carriera diplomatica ma le qualifiche funzionali, perché siamo in una struttura piccola e dobbiamo progredire tutti noi che lavoriamo qui dentro in maniera armonica ed omogenea.

Circa la rete, abbiamo parlato molto in questo anno di razionalizzazione della rete all’estero. “Razionalizzazione” è una parola che non ci piace, sarebbe bella se così davvero fosse: “razionalizzazione” nella nostra visione è “chiudi qualche cosa, apri qualcos’altro”, adattandolo alle circostanze. Per ora abbiamo visto, purtroppo, più tagli che nuove aperture e dobbiamo costantemente vigilare. Dobbiamo costantemente vigilare perché non si chiudano Ambasciate, perché la nostra bandiera rimanga, anche se con sedi piccole, in quanti più Paesi possibili, perché i Consolati, che possono essere riorganizzati, continuino però a dare il servizio con la qualità che è dovuta e necessaria.

Vogliamo anche, per lavorare meglio, che le sperequazioni interne all’Amministrazione siano ridotte al minimo. Abbiamo una trentina di colleghi che lavorano all’esterno dell’Amministrazione centrale come consiglieri diplomatici. Questi colleghi svolgono un lavoro prezioso, perché sono il nostro raccordo quotidiano con altre Amministrazioni dello Stato ed Enti locali. Ma le posizioni in cui si trovano sono eterogenee. E’ giusto che venga loro data una posizione omogenea e di maggiore tutela. Altro problema di sperequazione che deve essere, se non risolto, comunque ridotto, è quello che riguarda le indennità di posizione estere, soprattutto per coloro che stanno per andare in pensione.

Vogliamo infine per lavorare meglio dei metodi di lavoro innovativi e soddisfacenti, e vogliamo una crescente semplificazione amministrativa: il bilancio di sede è un passo in avanti, lo si sta testando in alcune importanti sedi estere, noi avremmo preferito che il test avvenisse quando ancora si era in tempo per apportare delle modifiche normative. Così non è stato. E riteniamo anche che siano da semplificare le procedure di applicazione del Fondo Speciale, che è un’innovazione importante che però, pur ottima o buona come idea, nell’applicazione quotidiana incontra delle vischiosità che ne inficiano un po’ la bontà.

Di questo abbiamo parlato a più riprese ovviamente con l’Amministrazione e, anche, con il Ministro. Abbiamo parlato di razionalizzazione, di riforma, di ruolo aperto. Aspettiamo delle risposte.

Se lavorare meglio è il nostro obiettivo, non possiamo dimenticare un tema importantissimo: la necessità di rivedere due leggi, quella sulla cittadinanza e quella sul voto all’estero che, così come sono formulate oggi, esasperano l’attività delle nostre sedi all’estero o degli Uffici che se ne occupano al Ministero: la DGIT, la nostra Direzione Italiani all’estero, e la rete sono chiamate in pratica ogni anno ad appuntamenti elettorali, che siano elezioni, referendum ecc. per, come è avvenuto nelle elezioni del 2009, per percentuali di votanti a volte desolantemente  basse. E queste leggi, come sono ora, ci mettono in prima linea, scaricando troppo spesso su di noi delle responsabilità che non sono nostre. Entrambe le leggi devono essere riviste: ne siamo convinti, ne abbiamo parlato, ne abbiamo scritto, ne abbiamo parlato con l’Amministrazione, con il Ministro, con il Sottosegretario Mantica. Sappiamo che in Parlamento qualcosa si sta muovendo. Ma noi riteniamo che la revisione delle leggi debba essere ad iniziativa del Governo, perché la soluzione dei problemi che derivano dalle leggi è oramai un problema di interesse del Paese, non soltanto nostro degli Esteri. Riteniamo anche che la legge di cittadinanza, in particolare, debba essere adeguata agli standards della UE, che concedono il riconoscimento della cittadinanza risalendo di norma di una sola generazione, e invitiamo il nostro vertice politico e l’Amministrazione a chiamare il Ministero dell’Interno ad una sempre più stringente ed efficace collaborazione, affinché in questa materia non siamo  lasciati soli in prima linea, con organici e risorse che abbiamo visto non sono più commisurati alle necessità dei singoli uffici.

Per lavorare meglio, poi, è necessario che le regole siano certe, e che l’operato dell’Amministrazione sia trasparente. Solo così potremo avere pari opportunità, non solo per le donne, ma per tutti, che è uno degli obiettivi cui tendiamo.

Che cosa vuol dire “pari opportunità”?

Vuol dire essere certi dell’esercizio dei propri diritti: qui mi fa piacere citare un tema che mi è caro, quello della sostituzione delle colleghe in maternità all’estero: solo due anni fa ne parlammo qui in Assemblea, proprio con la DID, ne parlammo con l’Amministrazione, e una soluzione di questo problema sembrava qualcosa di utopistico; dopo due anni qualcosa invece si sta muovendo. Certo non siamo all’ideale assoluto, siamo a sostituzioni parziali, temporanee, e non in tutti i casi, ancora una volta per colpa delle benedette risorse che mancano – sempre le risorse che mancano! Se è vero, però, che ancora non siamo all’optimum, siamo riusciti, grazie alla nostra azione congiunta, grazie all’attenzione da parte dell’Amministrazione, a fare valere un principio che va nell’interesse di tutti, quindi delle dirette interessate, dei colleghi presso la stessa sede, nonché ovviamente del servizio e permettendo al contempo alle dirette interessate di esercitare serenamente il proprio diritto-dovere a non lavorare per il periodo della maternità.

Che cosa ancora vuol dire “pari opportunità”? Vuol dire scorrimenti di carriera – l’abbiamo visto, è un tema sul quale ritorno perché è molto importante – scorrimenti di carriera che rispondano, evidentemente fatto salvo il principio del merito, ad aspettative giuste e ragionevoli di progressione e fluidità nei passaggi di grado: il che vuol dire anche una politica del personale di medio/lungo periodo con pianificazione delle assunzioni.  Vuol dire trasparenza nelle assegnazioni delle sedi estere e, soprattutto per i giovani in prima uscita, vuol dire certezza di alternanza delle sedi: se ormai è prassi e ne diamo atto  all’Amministrazione che sta operando con molta coerenza, che a una sede particolarmente disagiata, e ben fatta, segua una sede di totale gradimento del candidato, dovrebbe secondo noi diventare regola anche il contrario:  vale a dire che, dopo una sede “prestigiosa”, automaticamente si sappia che la volta dopo toccherà una sede di difficile copertura. Se fosse chiaro per tutti sin dall’inizio, sarebbe tutto più facile e soprattutto chiaro per tutti: per l’Amministrazione, per tutti noi e per i giovani che saprebbero che cosa li aspetta.

Ancora, è necessario che sia certa la durata del servizio come Capo missione all’estero e che siano pubblicizzati i posti di Capo missione:  ne parlava Gianluca, siamo contrari all’uso, che ormai è purtroppo invalso, di proroghe, ripetute e difficilmente giustificabili dal punto di vista del servizio, per i Capi Missione all’estero, Ambasciatori o Consoli Generali, dopo i normali 4 anni; e per consentire una adeguata pianificazione delle sostituzioni, è necessario pubblicizzare anche i posti di Capo Missione. Finora nulla si è visto. Noi abbiamo scelto una soluzione auto-gestita, ne parlava Gianluca, ci siamo fatti in segreteria una lista delle scadenze dei posti, i colleghi la consultano quando ne hanno bisogno.

Poi è necessario pubblicizzare i posti al Ministero; come avviene per i nostri posti all’estero è necessario pubblicizzare i posti al Ministero e, da ora in poi, pubblicizzare anche quelli del Servizio Europeo di Azione Esterna. Circa il quale riteniamo che già in questa prima fase si sarebbe dovuto procedere con una vera e propria lista di pubblicità, cosa che non è avvenuta. Con il tempo – e proprio anche per sottolineare il fatto che il servizio come diplomatici della UE diventerà parte integrante del servizio ministeriale – i posti SEAE dovrebbero essere assorbiti nella nostra lista di pubblicità “nazionale”, con l’obiettivo di dare a tutti  i colleghi, di tutti i gradi, la possibilità di essere debitamente informati e, se interessati e con i titoli adeguati, di partecipare alle selezioni. Questo sia per quanto riguarda la formazione del futuro organico del SEAE che, nell’immediato, per i posti di Capo Missione che sono vacanti. Questo vuol dire che, se ciò non avvenisse, visto che i posti europei sono a candidatura individuale, sarà il SNDMAE come sindacato di categoria a farsi dare la lista dei posti vacanti da Bruxelles e a renderli noti ai propri soci perché si candidino individualmente...

E ancora, a proposito di SEAE e in generale, vuol dire che pari opportunità discendono anche da una adeguata formazione che, soprattutto per i gradi iniziali, ma non solo, costituisce il presupposto unico perché tutti possano essere messi su di un piano di parità; e riteniamo che debbano essere incentivati anche i periodi di servizio presso le Organizzazioni Internazionali, presso diverse Amministrazioni anche straniere, presso Università e presso il settore privato, per valorizzare le professionalità, favorendo anche le possibilità di aspettative per studio e lavoro all'esterno dell'Amministrazione, in particolare l’anno sabbatico.

Infine, se di pari opportunità parliamo, riteniamo che si dovrebbe arrivare – e per questo noi lavoreremo insieme agli altri sindacati e alle associazioni attive alla Farnesina - a stilare con l’Amministrazione una “Carta dei diritti e doveri”, un vademecum di deontologia professionale, che fornisca riconoscimento e giusta interpretazione dei diritti e doveri che nascono dal rapporto gerarchico, che è proprio di questa e di ogni Amministrazione, con l’obiettivo di favorire una “cultura aziendale” condivisa, che contrasti il purtroppo sempre strisciante pericolo del mobbing. Ci impegneremo per questo e contiamo naturalmente su tutti voi.

Vi ringrazio per l’attenzione.

VERDERAME – Bene, ringrazio il presidente Ravaglia per la sua relazione. Credo che molti spunti saranno ripresi nel corso del dibattito.

Mi si dice che aspettiamo l’onorevole Ministro intorno alle 17, se non sbaglio.

Quindi forse, con l’accordo di tutti, potremmo iniziare il dibattito per poi interromperlo quando sopraggiungerà il Ministro Frattini. A quel punto chiederei sia a Gianluca Alberini che a Cristina Ravaglia di ripetere una sintesi dei loro interventi per l’onorevole Ministro, in modo che egli sappia di che cosa si è fin qui parlato e dare poi la parola ovviamente all’onorevole ministro e se egli vorrà restare insieme a noi, continuare il dibattito alla sua presenza.

Al termine di questo dibattito è previsto l’intervento del Segretario Generale.

Quindi, se siete d’accordo su questa strutturazione dei lavori, io direi di iniziare il nostro dibattito a seguito delle due relazioni che ci sono state presentate. Probabilmente potremmo chiedere ai nostri ospiti esterni, soprattutto, di prendere la parola, forse ai membri del Parlamento pregherei di farlo, se vogliono farlo, quando ci sarà il Ministro Frattini.

Chiede di parlare Anna della Croce. Anna…

 

DELLA CROCE – Grazie, presidente. Desidero riprendere un tema che sta a cuore a moltissimi colleghi, di cui si è parlato negli ultimi tre anni, senza peraltro riuscire a intravvederne una soluzione.

Alludo alla sperequazione nei valori della pensione e della liquidazione dei dipendenti dell’Amministrazione a seconda che vadano in pensione dall’estero o dalla sede centrale. Esso riguarda tutta la carriera diplomatica, inclusi in prospettiva i funzionari più giovani, i quali sono assoggettati al regime contributivo. Riguarda inoltre i direttivi amministrativi, non le qualifiche funzionali.

Come si è arrivati a questa situazione? La firma dell’accordo economico del marzo 2007, valido per il biennio 2007-2008, ha determinato come noto una forte sperequazione nel trattamento di fine servizio, nelle fattispecie della pensione e della liquidazione. Tale sperequazione esisteva già in precedenza, ma con la firma dell’accordo economico la sua entità è cresciuta oltremodo come effetto del forte aumento dell’indennità di posizione dei funzionari in servizio presso la sede centrale, a fronte del mantenimento del livello preesistente nell’indennità di posizione di chi prestava in servizio all’estero. Si è così venuta a creare una situazione di grande squilibrio tra le indennità di posizione delle due categorie di personale. Ma veniamo ai numeri che soli possono rendere l’immagine concreta dell’iniquità della situazione allora manifestatasi ed ancora oggi esistente.

Prima della firma dell’accordo economico, la differenza tra indennità disposizione percepita alla sede centrale e indennità di posizione percepita durante il servizio all’estero, influiva sul calcolo del trattamento di fine servizio determinando una differenza di circa 300 euro sulla pensione mensile e di circa 22.000 euro sulla liquidazione a favore di chi cessava dal servizio al Ministero. La sperequazione dunque esisteva già, ma i valori erano inferiori.

A partire dalla firma dell’accordo economico, il divario fra le indennità di posizione fra estero e sede centrale ha raggiunto un livello da 1 a 3, a fronte di un’indennità di posizione percepita dall’estero di mille euro, l’indennità di posizione del pari grado che lavora a Roma è di 3.000 euro. Tenuto conto che le situazioni variano da singolo a singolo, si può ragionevolmente sostenere che il risultato finale, dopo il calcolo effettuato sulle diverse indennità di posizione, indica una differenza di circa 1.000 euro mensili per la pensione, e di circa 70.000 sulla liquidazione. Sono tutti valori al netto.

Il divario è grande, anzi troppo grande perché si possa pensare di lasciar correre e di non intervenire per cercare di ridurlo, se non di abolirlo.

La situazione che si è venuta a creare, vede infatti la carriera divisa in due categorie: coloro che cessano dal servizio all’estero e coloro che cessano dal servizio presso la sede centrale, separati economicamente da valori di denaro percepiti in più o in meno al momento dell’andata in pensione. La categoria di funzionari penalizzata economicamente  è quella di coloro che prestano servizio all’estero al momento di cessare dal servizio.

Qual è la giustificazione per questa penalizzazione? Non è d’altronde nei principi base della carriera diplomatica quello di prestare servizio all’estero? A questi interrogativi ed all’evidente iniquità che colpisce chi cessa dal servizio all’estero non sembra che l’Amministrazione abbia cercato di porvi rimedio, se non tollerando rientri anticipati sulla data del pensionamento.

A mio avviso, il problema va risolto una volta per tutte ed in modo trasparente, nell’interesse del funzionari e della stessa Amministrazione. Risolverlo significa restituire serenità alla carriera e chiarezza nei termini che accompagnano le destinazioni all’estero. Nessuno dovrà più trovarsi nel dilemma se portare a termine il servizio intrapreso  all’estero o se rientrare anticipatamente al Ministero per non perdere una parte consistente del proprio trattamento di fine servizio.

Come affrontare il problema? Ho individuato due alternative: il ricorso al TAR oppure il metodo legislativo. Il problema che ho fin qui delineato è ampiamente noto a tutto il Ministero, non fosse altro per quanto ne ho scritto e parlato io stessa con i colleghi interessati. Purtroppo, però, non ho visto iniziative per cercare di risolverlo, né da parte dell’Amministrazione né da parte del sindacato, che dovrebbe preoccuparsi degli interessi dei proprio Soci.

E’ per questo motivo che si è costituito un gruppo che potremmo chiamare di

like-minded che ha deciso di rivolgersi ad uno studio di avvocati ed ha optato per la predisposizione di un ricorso al TAR. IL ricorso che riporta 72 firme , dico 72, è stato presentato nel luglio 2009 e nel prossimo luglio è previstala prima udienza.

In che cosa consiste il ricorso?

Avendo individuato nell’indennità di posizione la causa della sperequazione, l’avvocato è risalito alla fonte giuridica della stessa e l’ha individuata nell’art. 170 del DPR 18, che recita che l’indennità di posizione quando si presta servizio all’estero debba essere minima. Il ricorso contesta proprio questa norma, argomentando che non è accettabile che proprio quando si assumono obblighi e responsabilità maggiori, il che avviene andando all’estero, l’indennità di posizione debba essere minima.

Naturalmente, ove dovesse cadere questa norma, perché ritenuta incostituzionale, l’erario si troverebbe a dover risarcire i ricorrenti per percentuali di indennità attuali e pregresse non percepite, ma potrebbe anche darsi il caso che tutto l’impianto presente dell’indennità di posizione venisse a crollare.

La seconda alternativa da me proposta è l’iter legislativo. Nessuno può anticipare il pensiero dei giudici del  TAR. Per i ricorrenti si tratta di attendere la pronuncia. Ma nel frattempo l’iniquità continua. Per questo motivo, e per cercare una strada più corta verso una soluzione del problema, avevo immaginato di proporre all’onorevole ministro un breve disegno di legge che lasciando la situazione giuridica attuale invariata, ancorché contestabile, agisse sul momento del calcolo di pensione e liquidazione, operando un correttivo del valore dell’indennità di posizione ai soli fini del calcolo; in questo modo si risolverebbe il problema della sperequazione, una volta per tutte, senza maggiori oneri dell’erario, perché non verrebbe toccata l’indennità di posizione in quanto tale.

Ho sentito affermare da parte dell’ amministrazione di una composizione del problema in sede di rinnovo dell’accordo economico. Non so per quando tale negoziato sia previsto, ma ritengo che esso non possa portare che a modifiche cosmetiche: troppo grande essendo il divario fra indennità di posizione estero e indennità di posizione a Roma. Come ho detto prima, il dislivello è di 1 a 3. Aggiungo che in base alla citata norma dell’art. 170, l’indennità di posizione di chi presta servizio all’estero deve essere minima, condizione questa che contrasta sul piano logico con ogni tentativo di equilibrarla a quella percepita a Roma.

Vorrei concludere facendo appello all’Amministrazione perché questo problema venga affrontato e risolto in tempi brevi, partendo dalla premessa che essa riguarda tutta la carriera diplomatica e al direttiva amministrativa, e che le istanze competenti, inclusa la Funzione pubblica con la quale ho preso contatto, sono favorevoli a trovare una via di uscita che a questo punto, a mio avviso potrebbe essere solo quella legislativa.

Grazie per l’attenzione.

 

VERDERAME- Ringrazio Anna Della Croce. Anna, il problema che tu hai posto è certamente un problema importante. Del resto l’ampiezza della tua relazione dimostra quanto questo problema sia complesso e quanto esso meriti di essere all’ordine del giorno sia dell’Amministrazione che del sindacato. Mi chiedo se su questo punto Cristina tu vuoi intervenire. Brevemente…

 

RAVAGLIA – Grazie, Gianfranco. Anna… sta arrivando il Ministro? E’ talmente breve la mia spiegazione. Sei arrivata un attimo dopo di quando io citavo due casi di sperequazione per i quali dobbiamo lavorare: uno riguarda i consiglieri diplomatici, l’altro le sperequazioni pensionandi Roma-estero.

Evidentemente la soluzione che si può dare, alla quale noi pensiamo è una soluzione in sede di rinnovo di contratto con un ritocco, certamente non sostanziale, ma minimo delle indennità di posizione estero. Riportare le indennità di posizione estero a livelli romani è impossibile, anche perché l’estero è compensato con l’indennità di servizio all’estero, certo che non è pensionabile, ma diventa un computo totalmente diverso. Arriva il Ministro…

 

VERDERAME- Signor Ministro, come presidente pro-tempore di quest’Assemblea incombe a me il graditissimo onere di darle il benvenuto, di ringraziarla per questo nuovo, ma non per questo meno apprezzato segnale di disponibilità ed interesse verso la Casa che Lei con tanta autorevolezza dirige. Il fatto che, almeno per quanto riguarda la mia esperienza ministeriale in questi ultimi anni, è la seconda volta che Lei interviene all’Assemblea del Sindacato, mostra ancora una volta che la sua autorevolezza si estende anche al rapporto con il personale del Ministero. Di questo Le siamo particolarmente grati.

Signor Ministro, abbiamo iniziato il nostro lavoro con gli ordinari adempimenti di tutte le Assemblee. Abbiamo ascoltato poi la relazione del presidente uscente e la relazione del presidente entrante. Se lei me lo consente, vorrei chiedere ad entrambi i colleghi, il consigliere Alberini che è in collegamento con noi da Istanbul e il ministro Ravaglia di sintetizzare brevissimamente i loro interventi, in modo che poi lei abbia il modo di  intervenire, sapendo quello che è stato detto finora. Se Gianluca Alberini è in collegamento, lo pregherei brevissimamente di riassumere il suo intervento precedente. Gianluca…

ALBERINI – Certamente. Spero che mi sentiate. Buonasera a tutti, nuovamente. Buonasera, signor Ministro. Ho svolto un intervento sull’attività del Consiglio del SNDMAE dello scorso anno, riassumendo un po’ tutte le varie questioni che abbiamo affrontato.

Come dicevo poco fa, nel momento in cui mi sono messo a cercare di riassumere queste cose, mi sono detto: “Va bene, basta parlare di due o tre cose, riassumiamole, i due-tre punti principali, la riforma, in primis, poi altre due o tre cose”. Poi man mano che scrivevo, mi sono accorto che le questioni che avevamo affrontato erano molte e numerose e coprivano vari settori di attività del Sindacato. Un sindacato che si occupa della vita dei propri associati, della loro vita professionale e personale a tutto campo. E quindi mi è venuto in mente che prima di parlare di riforma, che è un po’ la questione “cappello”, quella che copre tutte quante, dovevo anche accennare alle varie questioni “minori”, ma che poi possono trovare soluzione in un progetto di riforma più ampio.

Ho citato ad esempio, lei ricorderà signor Ministro, la questione dei limiti d’età, che per il sindacato è una questione fondamentale, la questione del mantenimento come limite massimo dei 67 anni e la positiva soluzione del caso Berlino. Abbiamo parlato invece della soluzione insoddisfacente che è ancora pendente, per  la questione dei 65-67 anni e dei 40 anni, cioè del pensionamento a 65-67 anni, a seconda del diverso grado che si raggiunge, nonché con 40 anni di anzianità; noi avremmo voluto dei forti incentivi piuttosto che delle norme impositive.

Abbiamo parlato del piano di chiusura delle sedi, un piano di chiusura da noi non condiviso, perché mancava a nostro giudizio un vero e proprio piano, con le misure che sono necessarie, con uno studio su quello che si vuole ottenere con la ristrutturazione.

Avevamo detto che avevamo ottenuto soddisfazione per lo meno sulla situazione delle Ambasciate; un paese come l’Italia che ha una politica estera a tutto campo ha bisogno di Ambasciate ai quattro angoli del globo.

Avevamo poi parlato della questione delle risorse umane, un tema molto caro al Sindacato, con la questione delle assunzioni, il concorso diplomatico in primis, assolutamente necessario per assicurare l’ordinato funzionamento della carriera diplomatica e dell’intero ministero.

Avevamo parlato di valutazione dei funzionari, degli scorrimenti, dei vari interventi che il sindacato ha fatto per ottenere il rispetto non tanto delle regole, quelle ovviamente vengono rispettate, ma dello spirito delle norme. Abbiamo parlato anche di alcune iniziative propositive del Sindacato, ad esempio in materia di pubblicità dei posti di Capo missione per cercare di ottenere una migliore allocazione delle risorse. E’ un’iniziativa che ha assunto il sindacato, quella di diramare ai propri soci una lista delle sedi che si vanno liberando.

Abbiamo parlato poi di semplificazione amministrativa, una questione che ci sta molto a cuore, con in primis il bilancio di sede che sta andando avanti. Abbiamo anche detto che a fianco di questa semplificazione, di un bilancio che permetterà ai Capi missione di gestire con maggior flessibilità le risorse, auspichiamo che queste risorse ci siano, perché se le risorse mancano è difficile andare avanti anche con tutta la flessibilità del sistema.

Abbiamo parlato, poi, avvicinandoci ai punti chiave dell’attualità, del Servizio di azione esterna europeo, che è un’occasione veramente importante per la Farnesina e per tutti i nostri colleghi. Un servizio aperto ai diplomatici nel quale dobbiamo cercare di trovare delle soluzioni agli attuali problemi, mi riferisco ancora una volta alla questione della pubblicità delle sedi disponibili. Bisogna che ci sia la massima trasparenza per dare opportunità a tutti i colleghi che lo vogliano di potersi candidare per i posti e se necessario di ottenere la necessaria formazione per poter svolgere questi incarichi, che comunque sono destinati a dei diplomatici e non ai funzionari della Commissione.

Abbiamo parlato infine di riforma. Lei sa benissimo, signor Ministro, qual è la posizione del Consiglio. Lo scorso anno, ci siamo incontrati e ne abbiamo parlato varie volte, direttamente e ne abbiamo parlato con il Segretario Generale, abbiamo tenuto delle riunioni allargate, l’Assemblea straordinaria, abbiamo consultato i nostri Soci. Le nostre preoccupazioni vertono: uno sulla funzionalità della Farnesina. Come diplomatici siamo molto attenti al mantenimento di un’alta funzionalità di tutto il nostro sistema. E dall’altra parte, come sindacalisti ,siamo anche attenti ai tagli di organici e alle prospettive di carriera che incidono poi sulla motivazione dei funzionari e che quindi indirettamente vanno ad incidere anche sulla funzionalità. Avevamo proposto, ne accennavo brevemente prima, anche una soluzione a questi problemi che potrebbe essere un avanzamento - ovviamente da studiare, da modulare - a ruolo aperto, che permetta di tornare a concentrarsi sul contenuto del nostro lavoro, piuttosto che sull’avanzamento formale.

Ecco, questi sono i temi che abbiamo affrontato, sui quali abbiamo lavorato. E sui quali il prossimo Consiglio probabilmente costruirà, sempre nello spirito propositivo del nostro sindacato, per cercare di avere una Farnesina sempre più efficiente al servizio del Paese. Grazie.

FRATTINI, Ministro degli Affari Esteri - Grazie molte.

VERDERAME - Ringrazio anch’io Gianluca Alberini. Signor Ministro, i temi che il Consiglio uscente ha lasciato al Consiglio subentrante sono sostanzialmente bene indicati. Cristina ne ha ripresi alcuni. E pregherei brevissimamente di introdurli.

RAVAGLIA – Grazie, Gianfranco. Grazie, signor Ministro per essere qui con noi; grazie al Segretario Generale, grazie ai Vice Segretari Generali. Grazie al nuovo Capo di Gabinetto, benvenuto, tra l’altro, bentornato!

Ci siamo incontrati svariate volte in questi mesi, lei lo sa benissimo, abbiamo parlato di riforma, lei sa le nostre perplessità e invece i lati positivi che vediamo nella riforma. Abbiamo parlato di razionalizzazione della rete all’estero e le ribadiamo, le ribadisco che se razionalizzazione deve essere, chiusure devono essere accompagnate da aperture di nuove sedi, nell’ambito di un piano condiviso.

Abbiamo parlato di ruolo aperto che sarebbe una soluzione gradita a grandissima parte della carriera per sdrammatizzare gli avanzamenti, spostando il focus della competizione sulle funzioni.

Voglio sollevare con lei alcuni punti molto precisi.

La riforma che abbiamo davanti risponde a dei giusti criteri di adattamento della Farnesina alle mutate circostanze e situazioni geopolitiche. Quindi è una risposta in tempi veloci a tempi che cambiano rapidamente; ha un limite, enorme però, l’abbiamo detto dall’inizio, che manca di risorse. Proprio su questo, le risorse e l’adattamento ai tempi, voglio condividere con lei alcuni punti.

Per quanto riguarda l’adattamento ai tempi, siamo totalmente d’accordo, si deve fare, si deve fare velocemente. Non vorremmo però che adattare ai tempi voglia dire abbandonare delle regole di fair play che sono state e sono, riteniamo, fondanti per la nostra carriera e per il nostro ministero e che hanno negli anni, dando un doveroso riconoscimento a professionalità consolidate che hanno aiutato a preservare la nostra Amministrazione e la nostra carriera come amministrazione e corpi scelti dello Stato. Ecco, noi non dobbiamo perdere i nostri punti cardinali, dobbiamo innovarci, dobbiamo cambiare, ma mantenendo una cultura condivisa e uno spirito di appartenenza che sono stati e sono fondamentali per tutte le età e per tutti i gradi.

Parliamo di risorse. E qui il tema è drammatico, oramai.  La mancanza di risorse è il principale limite della riforma, lo sappiamo. Siamo ridotti ad un limite oramai insuperabile di risorse e di organici. Siamo consapevoli delle difficoltà dei tempi che stiamo vivendo e dei vincoli in materia di bilancio cui tutte le amministrazioni dello Stato sono sottoposte. Ma siamo convinti che al di sotto di questo non si possa andare. Non è possibile comprimere ulteriormente le risorse finanziarie, non è possibile comprimere ulteriormente gli organici, con meno di questo non diventeremmo più funzionali.

A questo si aggiunge un altro punto importantissimo, che Le dico forse in maniera un po’ brutale, noi degli Esteri costiamo pochissimo, costiamo poco in termini assoluti e in termini percentuali, un misero 0.11% del bilancio dello Stato, è veramente poco, ma rendiamo tanto, rendiamo tanto sia per l’Erario, le percezioni consolari di alcune sedi sono milioni di euro, sia per il Paese. I contratti e le commesse che aiutiamo a concludere per le nostre imprese all’estero sono straordinariamente importanti, l'ampliamento del Canale di Panama docet. Noi dobbiamo essere consapevoli di questo e vogliamo che di questo ci sia dato atto. Cioè, noi vogliamo che al momento in cui si decidono le risorse da destinarci, Lei, signor Ministro, glielo chiediamo formalmente, ci difenda e dichiari quanto il Ministero degli Esteri produce nell’interesse dello Stato e del Paese. Di questo vogliamo vedere le conseguenze anche in termini di risorse assegnateci.

Un altro punto importante che voglio sollevare con Lei esplicitamente, con l’obiettivo di lavorare meglio, che è l’obiettivo dei nostri soci, è quello di due leggi, cittadinanza e voto all’estero, la cui revisione è oramai improcrastinabile. Sappiamo benissimo che queste leggi attualmente rendono difficilissimo il lavoro, esasperante addirittura, il lavoro di molte sedi all’estero, delle sedi consolari, e delle strutture che se ne occupano al Ministero, strutture che sono chiamate ogni anno praticamente a gestire elezioni con percentuali bassissime di votanti. E in più queste leggi ci mettono in prima linea, troppo spesso scaricando su di noi delle responsabilità che non sono nostre. Le leggi entrambe devono essere riviste, noi ne siamo convinti. Glielo abbiamo detto, ne abbiamo parlato quando ci incontrammo. Sappiamo che qualcosa si sta muovendo in Parlamento. Ma riteniamo che a questo punto, trattandosi di interesse nazionale, sia necessario che l’iniziativa di rivedere le leggi sia presa dal Governo. Per quanto riguarda la legge sulla cittadinanza, riteniamo che debba essere adeguata agli standards europei, per il riconoscimento della cittadinanza i nostri partners risalgono di norma di una sola generazione, e nel frattempo invitiamo il nostro vertice politico e l’Amministrazione a chiamare il Ministero dell’Interno a fare, a collaborare in modo sempre più stringente ed efficace perché noi non siamo lasciati soli in prima linea, che è quello che troppo spesso avviene.

Infine, ovviamente, chiediamo regole certe per il funzionamento del Ministero, chiediamo un operato trasparente da parte dell’Amministrazione. Chiediamo trasparenza nell’assegnazione delle sedi estere, certezza della durata del servizio come Capo missione all’estero e pubblicità dei posti da Capo missione ed ora dei posti del SEAE. Riteniamo che quando il SEAE sarà ormai a regime i posti vadano pubblicizzati sulle liste normali di pubblicità. E un po’ per provocazione, ma non tanto, se così non fosse, sarà il Sindacato a quel punto che, essendo posti a candidatura individuale, chiederà a Bruxelles la lista dei posti disponibili e li pubblicizzerà per i propri soci.

Infine, signor Ministro, sappiamo che lei è molto sensibile su questo punto, noi riteniamo, e speriamo, che lei ci vorrà appoggiare in un’iniziativa che vorremmo seguire quest’anno e attuare insieme agli altri sindacati e alle organizzazioni che operano al Ministero, vale a dire la redazione di una “Carta dei diritti e doveri”, una specie di vademecum del comportamento e della deontologia professionale, che fornisca una giusta interpretazione dei diritti e dei doveri che nascono dal rapporto gerarchico, come è quello proprio di questa Amministrazione, questo per favorire una “cultura aziendale” condivisa, e per contrastare il sempre purtroppo strisciante fenomeno del mobbing.

Grazie mille.

VERDERAME – Signor Ministro, io sono sicuro che dopo due volte in cui ha avuto modo di conoscere, sarà d’accordo con me che le nostre richieste le presentiamo soltanto perché amiamo profondamente questa carriera. Signor Ministro…

 

FRATTINI – Grazie molte, Ambasciatore Verderame, grazie a Lei, al Ministro Alberini, Presidente uscente, a Lei, Ministro Ravaglia per questi contributi che sono sempre, direi, contributi propositivi e costruttivi. Io li ho sempre apprezzati in quanto tali e apprezzo le vostre riflessioni che ho ascoltato sia dal nuovo presidente sia dal presidente uscente. La mia presenza qui è una dimostrazione anche di apprezzamento per il vostro lavoro, come funzionari e come rappresentanti di un sindacato con il quale noi abbiamo, come d’altronde offriamo a tutte le altre OO.SS., un canale sempre aperto di collaborazione, c’è con me personalmente, c’è con il Segretario Generale che ringrazio, tra l’altro, con il Ministro Oliva per la paziente attività di consultazione su tematiche anche complesse, specifiche. C’è stato e ci sarà con il Gabinetto del Ministro, dove l’ambasciatore Terracciano è oggi arrivato per continuare il lavoro dell’ambasciatore Economides che ha svolto anche in questo un’attività di assoluta puntualità.

Il vostro ruolo, il ruolo della diplomazia, questo è già evidente a me, appare ogni giorno di più e lei ha fatto bene a ricordarlo, Ministro Ravaglia, come un ruolo che dà al Paese più di quello che riceve in termini economici e di risorse, ma è chiaro che i funzionari dello Stato, come sono anch’io per la mia carriera, io sono orgoglioso di essere come voi un funzionario dello Stato, ha in primo luogo il servizio al Paese. E quindi io prendo il suo suggerimento come un suggerimento per esaltare il vostro ruolo e per rendere ancora più chiaramente noto quello che voi fate, mi permetto di dire peraltro che non passa occasione in cui il Presidente del Consiglio personalmente non ricordi tra i meriti dell’Italia quello che la diplomazia economica svolge e fa in ogni Continente e non c’è occasione in cui direttamente il Presidente del Consiglio non sottolinei il fatto che grazie al lavoro della nostra diplomazia proprio quei risultati per le aziende italiane, quindi per il sistema Paese, da ultima quella di Panama che Lei ha ricordato si possano realizzare. Vi è quindi una percezione molto chiara, non solo mia, ma anche del capo del Governo che evidentemente è superfluo dire mi impegnerò, lo farò davvero, dovrà e potrà tradursi… ma forse si è già tradotta, come poi cercherò di dire, in qualche ancora parziale segnale positivo, direi, di fiducia nelle capacità di questa Amministrazione di usare bene il denaro pubblico e di dare moltissimo all’Italia.

Stiamo preparando una riforma su cui il Governo si è già una volta pronunciato, dopo una consultazione che io stesso ho voluto condurre, dopo quelle condotte dal Segretario Generale con Voi e certamente ho voluto proseguire questo rapporto di confronto trasparente con il Parlamento che, come sapete, si è pronunciato già ed ora debbo dirvi che le linee della riforma sulle quali io chiamerò il Consiglio dei Ministri a pronunciarsi in via definitiva, dovranno essere linee di riforma le più condivise possibili. Avevo detto e vi confermo che io intendo ascoltare e quindi poi seguire uniformando e armonizzando nel limiti del possibili evidentemente, anche con modifiche puntuali rispetto ai rilievi anch’essi costruttivi del Parlamento, ma vorrei citare il Consiglio di Stato, ovviamente a me particolarmente caro, che in un parere ben articolato ha dato alcune preziose indicazioni a cui ovviamente ci atterremo. Non sono rilievi puntuali, ma cercheremo evidentemente di tradurre il senso di quei suggerimenti, come anche delle osservazioni della Camera e del Senato che hanno dato un parere positivo, quindi non un parere condizionato, ma hanno dato dei suggerimenti. Io stesso, come sapete, ho partecipato personalmente a un dibattito in Parlamento con le Commissioni. Su alcuni punti, vedete, ci sono delle linee di azione di questa riforma che costituiscono delle innovazioni. Il mondo è cambiato da quando l’ultima riforma fu adottata e l’organizzazione di questo Ministero si deve adeguare a un mondo che è cambiato. C’è una visione globale, prevalgono le tematiche orizzontali, evidentemente questo si tradurrà in una maggiore attività di collaborazione, di coordinamento, non in una minore di attività di coordinamento. Un aspetto innovativo, a mio avviso, su cui io stesso ho prestato un’attenzione speciale è quello dei Direttori centrali, che avranno la responsabilità all’interno delle Direzioni Generali di diverse competenze settoriali, in alcuni casi tematiche e in altri casi geografiche. Ecco, il ruolo dei Direttori centrali, a mio avviso, se sapremo anche con i Decreti di II livello, che stiamo predisponendo, valorizzare al massimo, come io ritengo che si debba fare, rappresenteranno un’innovazione importante. In primo luogo perché essi avranno una speciale autonomia, riceveranno la delega dal Ministro ed evidentemente questa delega comporterà un decentramento dei processi decisionali. Quindi, una maggiore capacità da un lato, diciamo così, di frenare quella pesantezza burocratica che talvolta viene lamentata, dall’altro quella di soffocare le professionalità più giovani, ancorché si tratti di professionalità che hanno maturato una consistente esperienza e che invece, attraverso le funzioni Direttori Centrali, saranno a mio avviso valorizzate, proprio nello spirito che Lei stessa e il Presidente uscente del SNDMAE avete ricordato, cioè la valorizzazione e la motivazione delle professionalità dei funzionari diplomatici. Coloro che accederanno, e saranno molti come sapete, al ruolo di Direttore centrale saranno messi alla prova e potranno dimostrare, io sono certo, molto bene, le loro qualità. Ma io ho voluto particolarmente un’altra previsione che abbiamo introdotto, che è quella di attribuire uffici a funzionari davvero giovani nella carriera e anche nell’età, quali ad esempio i Segretari di Legazione. Questa è un’innovazione, direi, considerevole. Sarà una sfida importante, la direzione di un ufficio affidata a un giovane funzionario ma sarà il modo di dimostrare che coloro che meritano, come io ho fatto, affidando incarichi di Capo missione a funzionari davvero giovani che però stanno facendo benissimo dovunque noi li abbiamo mandati, dicevo, coloro che davvero meritano, in quanto giovani saranno fortemente valorizzati.

Noi abbiamo immaginato poi che questa riforma che voi conoscete e che modelleremo anche alla luce delle osservazioni che abbiamo ricevuto, mantenendo ovviamente l’impianto che ci sembra apprezzato sia dal Consiglio di Stato, sia dal Parlamento, sia in buona parte anche da Voi, noi riteniamo che questa riforma abbia un altro capitolo che sta già cominciando a funzionare, il capitolo che dà alle sedi all’estero autonomia finanziaria.

Su questa parte della riforma io mi confrontai, durante il mio primo incarico da Ministro degli Esteri, quindi ben otto anni fa, sette anni e mezzo or sono, e tornando al Ministero nel 2008 ho trovato che quella riforma nel senso dell’autonomia finanziaria che avevo allora avviato, era arrivata sostanzialmente a compimento. Anche qui una sfida alla professionalità dei funzionari, dei Consoli e degli Ambasciatori, certamente una capacità di far valere il merito attraverso una minore burocrazia e a una maggiore possibilità di decisione, a cui ovviamente si accompagna una responsabilità considerevole.

Il disegno riformatore non finisce qui, quella che Lei ha definito “razionalizzazione” non sarà certo una decurtazione della funzionalità della rete estera a cui noi tutti teniamo moltissimo. A questa parte del disegno riformatore si devono ascrivere delle misure volte a migliorare il benessere organizzativo. Il Segretario Generale ha proposto, giustamente, io ho apprezzato l’importanza di misure dedicate, diciamo così, al benessere organizzativo nelle sedi e certamente alla promozione di standard qualitativi, ivi compresi di tipo ambientale, che daranno una maggiore efficienza alla capacità di lavoro, ma anche alla vivibilità nelle sedi all’estero.

La razionalizzazione non sarà fatta solo di tagli. Abbiamo condiviso l’esigenze, ad esempio, di aprire nuove sedi di Ambasciata. Abbiamo già deciso e attuato la Moldova, ma stiamo riflettendo sul Turkmenistan, che ho ritenuto di dover annunciare anche al Governo turkmeno che appena le condizioni finanziarie lo permetteranno sarà concretamente realizzata con l’apertura della sede ad Ashgabat. Ed evidentemente abbiamo condiviso alcuni rilievi relativi all’inopportunità di chiudere alcuni consolati e magari ad accorpare in una sede piuttosto che in un’altra attività consolari. C’è una, come dire, flessibilità nel meccanismo di razionalizzazione. In questo si inserisce anche quello che ritengo un esperimento di successo che abbiamo avviato con il Ministero con l’Economia. L’ambasciatore Massolo ha costituito un tavolo permanente di lavoro che non c’era stato nel passato e su questo tavolo noi portiamo delle iniziative di risparmio e di efficienza, chiedendo al Ministero con l’Economia che i risparmi possano essere – e finora le risposte sono state positive - reinvestite a vantaggio di questa Amministrazione. Parliamo ad esempio proprio della razionalizzazione di alcuni uffici, di rete all’estero, parliamo di uso del patrimonio immobiliare all’estero, con alcune alienazioni. Parliamo anche del meccanismo di attrazione e di reinvestimento dei proventi consolari, dei visti, per ora ci limitiamo al delta incrementale, diciamo così, come sapete, tra un anno e l’altro, ma non rinunciamo all’idea di ottenere di più anche sulla parte fissa, non solo sull’incremento da un anno all’altro dei proventi, che farebbe aumentare di molto l’ammontare delle risorse da reinvestire qui all’interno.

Un segnale che questo nostro sforzo viene apprezzato è stato il via libera alla norma di legge che per cinque anni autorizza i concorsi per la carriera diplomatica. Questo non c’era stato in passato, si era dovuto rincorrere anno per anno con la leggina il concorso diplomatico; abbiamo dato cinque anni di programmazione, anche in vista della definizione del Regolamento per il Servizio europeo per l’azione esterna, che la signora Ashton ha già presentato a noi nelle linee guida e che verrà definito nelle prossime settimane. Proprio per questo Servizio diplomatico, noi contiamo di investire su funzionari italiani di età e di anzianità in carriera diverse. Dai più anziani ai più giovani, certamente garantiremo la trasparenza che voi chiedete nei processi di selezione, la pubblicità delle liste: avremo posti per funzionari giovani, per funzionari anche molto giovani. Come voi sapete perfettamente, si tratterà di selezioni concorsuali in cui a nessun Paese, neanche all’Italia, verranno fatti degli sconti. Si tratterà di una selezione in cui gli altri 26 Paesi guarderanno al candidato prescelto per vedere se è veramente il migliore che si poteva scegliere in quel posto. Io ho vissuto quest’esperienza nei miei tre anni da Vice Presidente della Commissione e come probabilmente molti di voi sapranno, io stesso ho compiuto delle scelte di selezione non optando per il candidato italiano semplicemente perché non era il migliore tra quelli che mi trovavo a scrutinare per dei posti anche importanti. L’ho fatto, ovviamente, con lealtà istituzionale, ma con un certo dispiacere interno, come potete capire; questo per dirvi che noi ci aspettiamo un successo nelle nostre candidature, se le nostre candidature saranno di qualità assoluta, e siccome abbiamo funzionari e moltissimi, di assoluta qualità, io sono in questo fiducioso.

Abbiamo poi altre riflessioni che faremo nelle prossime settimane, via via che il Servizio diplomatico europeo prenderà corpo; io mi riservo direttamente o tramite il Segretario Generale di tenervi informativi costantemente sulle tappe che affronteremo per mettere in funzione questo servizio e in questo io conto sul contributo della dirigenza sindacale del SNDMAE. Certamente conto molto che si possa affermare una visione e una percezione quanto più condivisa possibile tra funzionari della carriera diplomatica e le altre professionalità che operano con merito presso il Ministero degli Esteri.

Io credo che una visione innovativa dei compiti dirigenziali sia della dirigenza diplomatica sia della dirigenza amministrativa, sia fondamentale, una visione innovativa che promuova l’eccellenza, che promuova il merito. E io credo che questo vi porterà ancora una volta il plauso all’interno dell’Amministrazione pubblica italiana come una amministrazione, se non l’Amministrazione, che ha saputo dare nei momenti importanti di riforma il segnale di eccellenza, il segnale positivo che credo il Paese si attenda.

Abbiamo poi altre questioni di cui possiamo e posso oggi soltanto accennare. La mia volontà di procedere rapidamente al rinnovo dell’accordo giuridico per il quadriennio 2008-2011. Lo farò e lo faremo con uno spirito costruttivo anche tenendo conto di alcune problematiche che sono state in qualche modo sollevate, che sono emerse in questi ultimi anni, tra i tanti problemi quello del ruolo delle donne funzionarie della carriera diplomatica e, spero che me ne darete atto, ho cercato di affrontare in alcuni snodi specifici questa problematica, riconoscendo la peculiarità della funzione, del ruolo, del servizio della donna diplomatico, con alcune iniziative che in passato avevano certamente penalizzato, mi riferisco al tema della maternità, le donne diplomatico. Su questa scia continuerò, certamente.

Ho preso una consapevolezza molto chiara di una situazione, ad esempio, di sperequazione pensionistica tra i funzionari che concludono la loro carriera all’estero e quelli che la concludono in Italia. E’ un tema che andrà affrontato certamente, per mitigare queste sperequazioni e per evitare che i funzionari siano indotti o certe volte costretti a, come dire, a soluzioni pragmatiche per attenuare questa sperequazione che non dovrebbe esserci, tanto vale affrontare il nodo della sperequazione piuttosto che incoraggiare soluzioni che non voglio chiamare “escamotage”, ma insomma per mitigare un po’ questo effetto negativo.

Ho registrato le vostre preoccupazioni sulla legge sulla cittadinanza e sulla legge per il voto all’estero. Sono anche le mie preoccupazioni. Trattandosi di materia estremamente sensibile, io credo che un accordo molto ampio in Parlamento tra maggioranza e opposizione, sia indispensabile. Non sono iniziative che il Governo può mettere sul tappeto del Parlamento come iniziative “prendere o lasciare”. Sono materie che riguardano il diritto di voto all’estero, che riguardano l’attuazione del diritto di voto, che hanno delle implicazioni di rango costituzionale, anche se non ritengo che questa modifica richieda una modifica costituzionale, almeno se ho ben compreso le idee che voi avete in mente sulle modalità di esercizio del voto all’estero. Ma anche una legge ordinaria in una materia così delicata richiede un accordo ampio in Parlamento che francamente stiamo ricercando. Il sottosegretario Mantica se ne è occupato e se ne occupa, io stesso me ne occuperò a livello di azione politica con i gruppi parlamentari dell’opposizione, non solo della maggioranza.

Il tema della cittadinanza, specialmente dopo gli abusi che sono emersi, merita certamente un’azione incisiva. Condivido il riferimento che Lei ha fatto, Presidente Ravaglia, alle regole europee e ad una limitazione alla prima generazione, Lei comprende bene che anche qui dobbiamo preparare il terreno per evitare che gli annunci determinino nella fase di preparazione della legge afflussi abnormi, non potendo noi fare una legge retroattiva che creerebbero ai consolati più preoccupazioni di quanti problemi non si risolvano. Quindi dovremmo essere pronti ad intervenire con una norma che, appena dopo averla annunciata, sia pronta ad essere operativa, perché altrimenti accumuleremmo questo “effetto annuncio” che creerebbe conseguenze che l’ambasciatore Verderame conosce come noi e meglio di noi in alcune aree di sua diretta responsabilità. Ciò detto, anche qui io vorrei il vostro contributo, perché dobbiamo incidere su materia che tocca diritti individuali delle persone, ma che deve prevenire l’uso della cittadinanza italiana come un autobus a cui non si collega nessuna italianità, lo dico con un po’ di brutalità. Il fatto di dare il passaporto italiano a chi non sa dov’è l’Italia, solo non parla l’italiano e non ha mai risieduto in Italia, ma non sa vagamente dove sia la regione da cui provenivano i suoi parenti di quattro generazioni prima, mi sembra francamente un’assurdità.

Ecco questi sono gli esempi su cui dobbiamo certamente intervenire.

Bene, mi fermo qui. Vi ringrazio di avermi dato le linee della vostre azioni di consuntivo e anche di preventivo per il futuro. Mi troverete sempre disponibile a confrontarmi con voi, ma i miei più diretti collaboratori lo fanno e lo continueranno a fare. Grazie a voi e buon lavoro.

 

VERDERAME – Signor Ministro, la ringrazio a nome di tutta l’Assemblea, dei miei colleghi. Lei sa che uno dei punti di forza di questa Casa è lo spirito di appartenenza. Questo spirito di appartenenza si nutre anche del dialogo, che mai come in questo caso è un dialogo positivo e costruttivo con il vertice politico del Ministero, di questo la ringrazio molto e credo di interpretare il sentimento di tutti i colleghi. Noi abbiamo, signor Ministro, alcune sedi all’estero collegate con noi. … non so i suoi impegni quanto tempo le consentiranno di restare… dieci minuti. Allora, se è disponibile, darei la parola a Enrico Granara dal Kuwait. Enrico…

 

GRANARA (in collegamento via web da Al Kuwait) – Buona sera a tutti e grazie per avermi dato questa opportunità. Un saluto all’Onorevole Ministro, ho ascoltato il suo intervento con grande interesse. Come Lei sa, sono un veterano, ho almeno all’attivo tre interventi suoi in Assemblea del SNDMAE e questo mi sembra che sia il più articolato e puntuale e molto aderente a tutti i temi che preoccupano il Sindacato. Ringrazio e saluto il Presidente Verderame, e la Presidente Ravaglia, della quale ho trovato soprattutto molto interessante il punto del decalogo della deontologia professionale. Questo lo vedo come un grande passo in avanti, da sostenere con ogni forza e che va un po’ contro quella sensazione diffusa che i temi sindacali da noi sono sempre gli stessi, e alla fine diventa tutto un rituale, problemi irrisolti come quello evocato da Anna della Croce. A volte può essere così, ma almeno dal mio punto di vista come veterano del Sindacato vedo delle varianti sul tema che non sono trascurabili e provo a spiegarvi perché.

Intanto la comunicazione. La comunicazione dal versante sindacale, sul Servizio esterno europeo, ad esempio. Mi pare che se si cerca di mantenere un dialogo sistematico e non solo episodico con i nostri parlamentari, gli europarlamentari, sul servizio di azione esterna possiamo trovare molta gente aperta alle nostre posizioni che sono di genuina preoccupazione per la tutela degli interessi italiani. E non mi pare una questione da poco. E qui mi associo a quanto ritengono che un sindacato come il nostro, se dà l’impressione di rimanere chiuso all’interno del MAE in un momento come questo, finisce per essere un sindacato poco incisivo. Io vorrei venire in soccorso alla nostra Presidente e al Consiglio per deplorare quella che mi sembra una censura messa in atto da alcune agenzie di informazioni come il Velino, ad esempio. Da almeno due anni a questa parte il SNDMAE no certo pretende di avere come target milioni di telespettatori o altre fonti scritte. Il nostro obiettivo è quello di rimanere e di essere ascoltati almeno nei circuiti informativi, quelli degli addetti ai lavori della politica estera. E questo di fatto da un po’ di tempo ci viene impedito. Io leggo “il Velino” ogni sera sul mio blackberry, ma non vedo  mai una menzione alle posizioni espressa della carriera diplomatica attraverso il suo sindacato più rappresentativo. Io ricordo bene che nei miei oltre tre anni di impegno sindacale, avevamo i cronisti del “Velino” sempre al telefono, sempre pronti a chiedere dichiarazioni al Presidente del sindacato. Soprattutto nel biennio Prodi-D’Alema, erano pronti ogni settimana a darci spazio, anche a mettere in rilievo le nostre analisi critiche sulle decisioni organizzative del Governo, in fatto di proiezione internazionale del Paese. Badate bene, dico “decisioni organizzative”, il famoso “come” non il “dove”. Il “dove” appartiene, come noto, alla sfera delle decisioni politiche, che noi diplomatici, nei nostri uffici, aiutiamo ad elaborare. Ciò detto, non possiamo accettare che venga messa la sordina a un’organizzazione professionale come la nostra, la quale ha il sacro santo diritto di esprimere pubblicamente le idee, le proposte, le proteste di una carriera che tanto ha fatto e che tanto fa per tutelare le posizioni dell’Italia nel mondo attraverso la sua opera quotidiana, spesso in posti che non sono da cartolina da vacanza esotica. E io qui vorrei ricordare all’onorevole Ministro la nostra soddisfazione ancora nell’ottobre 2007, quando Lei in videoconferenza da Bruxelles, come Vicepresidente della Commissione Europea, aveva incoraggiato l’opera di outreach del SNDMAE nei confronti delle due altre carriere dello Stato, quella prefettizia e quella della magistratura, in nome di un dibattito alto sulle rispettive funzioni e rispettive risorse, in un quadro nazionale ed europeo in cambiamento. Un dibattito che doveva essere ed è importante, proprio perché conosciuto nell’opinione pubblica più avvertita.

Insomma questo è quello che sentivo di dire e ringrazio per avermi dato questa opportunità. Volevo aggiungere ancora qualcosa sul Servizio esterno, vendendolo da lontano, lo vedo come una vera sfida di sistema per tutti noi, le cui reali coordinate sono queste, cioè un’iniziativa che è l’impressione sia lasciata ad altri, non solo agli inglesi. Pensiamo all’influenza che avranno i franco-tedeschi. il Ministro ci ha fatto un quadro molto realistico. Noi ci presentiamo agli appuntamenti con dei precedenti storici non dei più incoraggianti, e tutto questo avviene in un momento in cui il reale approccio organizzativo italiano rimane almeno da cinque anni a questa parte, quello delle razionalizzazioni che il Tesoro chiede e che da noi sono gestite come sappiamo.

Per connettere i due argomenti, qualcuno mi segnala – l’ho sentito anche prima - che c’è intenzione di trasformare alcune sedi periferiche, come Lusaka, in un accorpamento di ufficio con la Delegazione Europea, e io credo che… (il collegamento viene meno).

 

VERDERAME – Credo che abbiamo un problema di collegamento. Enrico, ci senti? Interrompiamo un attimo qui il tuo intervento, anche perché il Ministro ha poco tempo. Vorremmo dare la parola ai rappresentati del Parlamento che ci fanno l’onore oggi di essere qui. Credo che l’On. Tempestini volesse intervenire…

 

TEMPESTINI, Deputato, III Commissione Camera - Si. Signor Presidente, soci del Sindacato SNDMAE, Signor Ministro naturalmente e Segretario Generale, noi siamo qui con lo spirito che credo il Signor Ministro e alcuni di voi, credo abbiano imparato a conoscere, siamo una forza di opposizione che con, credo, qualche coerenza, cerca nel corso di questa fase molto complicata e difficile per la vita del Paese, che è impegnato in una sfida molto complessa e molto impegnativa sul versante di una globalizzazione che ha portato con sé naturalmente molti benefici ma anche molte ombre e molte questioni aperte, in questo passaggio difficile l’opposizione cerca in questa materia, sul terreno della politica estera, di attenersi a un principio credo aureo e cioè quello di dare il proprio contributo unitario, quando ne ravvisa la possibilità,  consapevole che le sfide che ha di fronte il Paese comportano risposte di sistema, e quindi come risposte di sistema chiedono anche un sistema politico capace di superare divisioni episodiche o frammentazioni di seconda importanza, e allo stesso tempo la capacità di non mancare nel rilievo critico, nell’osservazione, nella puntualizzazione, quando questa occorre, per dare alla politica estera italiana quella funzione, quel ruolo che è echeggiato nelle relazioni, negli interventi che io ho potuto ascoltare insieme al collega Pistelli e al collega Porta, interventi che hanno dato credo a noi una spinta a una considerazione ancora più attenta delle questioni.

Io ho trovato in questo dibattito un gran desiderio di ritrovare un ruolo e di essere parte di questa scommessa, perché il sistema Paese possa resistere e migliorare le sue posizioni. Ho trovato poi dentro questa cornice, questa rivendicazione di un ruolo che non deve essere tradizionale ma che si deve anche collegare alle sfide della modernità, ho trovato poi naturalmente le richieste, le questioni che fanno parte di una normale dialettica sindacale, e io non voglio entrare su questo, esprimendo naturalmente in generale una disponibilità per quelle che potranno essere le sedi parlamentari per affrontare queste questioni che si dovranno porre.

Voglio da questo punto di vista concordare con il Ministro sulle questioni che sono state poste più specificamente al tema della cittadinanza e al tema del voto all’estero, noi qui abbiamo effettivamente da fare qualcosa e dobbiamo farlo insieme perché qualcosa è anche accaduto, e  non possiamo nascondercelo, e dobbiamo fare in modo che da questo punto di vista si possano affrontare queste che sono anche questioni di nostra faccia esterna, non solo questioni di efficacia, di efficienze e anche per quello che vi riguarda di un diverso carico di lavoro, affrontarle tenendo conto che abbiamo avuto episodi e questioni che ci segnalano che qualcosa non va e dobbiamo correggere.

Ma voglio, per non essere lungo, ritornare al tema ‘sfida di sistema’, significa avere una politica estera che deve, il Ministro sa quale è la nostra posizione, deve avere anzitutto deve fare chiarezza con sistematicità, con attenzione, ma con puntigliosità sulle sedi in cui si decide la politica estera italiana. Noi siamo dell’avviso che da questo punto di vista stiamo vivendo una fase di passaggio, non siamo solo noi italiani, non è soltanto il sistema Paese, lo Stato italiano ad avere questi problemi, ma, diciamo, dove si colloca la politica estera, quali sono le nuove centralità decisionali, questo è un tema internazionale, dobbiamo fare in modo che anche questo tema qui venga affrontato con una consapevolezza, ripeto, di sistema, con una consapevolezza e con una assunzione di responsabilità di tutti, dalla Presidenza del Consiglio in giù.

Questo tema è un tema che si porta con sé la riforma del Ministero, noi, il Ministro sa, e credo sappia il Sindacato, che noi abbiamo dato un contributo positivo, abbiamo voluto esprimere rilievi sui quali non entrerò perché vi saranno certamente noti e che sono stati… che sono poi stati ricondotti ad un parere unanime del Parlamento, ma questo tema naturalmente credo, voglio dire solo questo il Ministro lo sa, credo che ci porta a dire che la sfida, il passaggio è impegnativo. Noi vorremmo qui ribadire l’esigenza che anche nelle fasi successive, cioè nei prossimi mesi, quando si passerà al decreto attuativo di secondo livello e via di questo passo, si possa avere fasi di monitoraggio che riguardano il Parlamento, in modo tale che quello spirito con il quale abbiamo avviato questo percorso possa continuare e si possa appunto monitorare quei passaggi che il Sindacato ha qui ripetutamente, penso alle cose dette dal Ministro Ravaglia, abbia sottolineato sulla necessità che questo processo, ripeto, entri dentro un percorso che è fatto anche di trasparenza e di centralità della risorsa umana intesa nel senso migliore.

Avviandomi alla conclusione, voglio toccare l’altro tema, questo percorso della risistemazione della politica estera del paese e se poi si chiama Servizio europeo. Qui ripeto, e lo dico con altrettanta chiarezza, anche questo è un dato politico che il Ministro sa, noi abbiamo espresso con assoluta convinzione l’idea che ognuno deve e può, nella misura in cui può, deve fare la sua parte, perché a Bruxelles la voce, diciamo, dell’Italia, sia una voce unitaria, una voce che porta, diciamo, a fare massa critica, a fare sistema Paese su questo punto. Naturalmente il Ministro ha giustamente sottolineato come tra i principi ispiratori di questa fase di costruzione del servizio, non poteva non esserci un punto, diciamo, del dato del merito, e quindi anche quello che riguarda le politiche che riguardano le risorse umane debbano essere improntate a questo criterio. Noi siamo convinti e ci auguriamo naturalmente che questo sia effettivamente il terreno su cui si giocherà questa battaglia e naturalmente invitiamo il Governo a vigilare, affinchè questo accada davvero e che sia diciamo fatto tutto in modo tale che non ci siano, direttorati di nessun tipo e che ci sia effettivamente la scelta del merito, perché siamo convinti come il Ministro, nello stesso modo, che ci sono le risorse umane in grado in questo Paese, in questo serbatoio che è il Ministero per di vincere sul terreno giusto. Detto questo resta che questo ragionamento del far sistema per la costruzione del Servizio europeo, è una questione che rimane aperta e ha la sua importanza e quindi penso che dovremmo fare in modo, anche qui, che contribuendo con una collaborazione parlamentare adatta, seria, si possa dare il contributo possibile per procedere oltre.

Vengo all’ultimo tema: le risorse. Le risorse sono un tema assolutamente importante. Noi, come credo tutti voi sappiate, abbiamo criticato, nel corso di questi ultimi anni, quelli che sono stati definiti i tagli orizzontali. Noi abbiamo certamente concordato e concordiamo tutti sul fatto che siamo in una fase molto difficile della finanza pubblica e sappiamo quindi che c’è un problema di riduzione delle risorse, ma quello che abbiamo, quello sul quale abbiamo fortemente insistito, e vogliamo insistere anche in questo campo, sapendo che, diciamo, la riforma del Ministero in qualche modo si è sottratta, non vorrei fare un ragionamento troppo per iniziati, ma insomma per qualche verso si è sottratta alle formule più tranchant del taglio orizzontale, ma vogliamo ribadire in questo caso, in questa sede, che bisogna procedere così, bisogna fare in modo che riqualificazione della spesa ci sia, che sia riqualificazione finalizzata all’investimento e anche da questo punto di vista non mancherà la nostra disponibilità per tutti quegli atti che vadano nella direzione di recuperare risorse, da quelle che è possibile recuperare nel lavoro delle sedi all’estero e quant’altro per far si che questo sia davvero un must per dare quelle forze indispensabili a un’organizzazione che noi consideriamo strategica per l’avvenire del Paese e soprattutto in questo difficile passaggio di politica interna e internazionale che esso vive.

Con queste parole vi ringrazio anche a nome dell’On. Pistelli e dell’On. Porta dell’attenzione che ci avete fornito. Grazie. (applausi)

 

VERDERAME – Grazie, onorevole Tempestini. Ringrazio anche gli onorevoli Pistelli e Porta per la loro presenza. Signor Ministro, io non so se i suoi impegni… credo che il Segretario Generale rimanga per il dibattito. Ringrazio il Segretario Generale che accetta di restare per il dibattito. So che è in linea Franco Cospito da Bucarest, quindi gli darei la parola. Franco… Mario, scusa….

COSPITO (in collegamento via web da Bucarest) - Grazie Presidente, ti saluto ovviamente in questa tua funzione odierna, saluto anche il Segretario Generale, saluto ovviamente il Signor Ministro che è appena andato via e tutti gli altri presenti in questa Assemblea e una doverosa congratulazione va alla Presidente Cristina Ravaglia e al neo Consiglio che dovranno traghettare il nostro sindacato in questo anno che vedrà con molta probabilità molte modifiche nella struttura della Farnesina, già avete  detto molto. Intervenire come Capo missione dopo essere stato per anni a Roma e per tre anni membro del Consiglio del SNDMAE non è cosa facile. Si è improvvisamente dall’altra parte della barricata, ma proverò ad essere utile al dibattito, partendo proprio da quello che alcuni di voi hanno ricordato, cioè la necessità di ribadire la centralità della nostra Amministrazione, una necessità che è ancora più evidente dall’estero, e che va ricalibrata ovviamente in presenza di forti prerogative e forti istanze alternative in politica estera, ma penso che, anzi sono sicuro, che il Ministero ha i mezzi e le risorse per rispondere alle sfide del nuovo millennio. Ovviamente per svolgere questa funzione in maniera adeguata, accennavo prima alle risorse, non voglio ripetere qui una litania che non mi è consona sulle scarse risorse disponibili, sui confronti con le risorse a disposizione dei nostri partners tradizionali, però voglio dire che viviamo in un’epoca in cui tutti i nostri partners, sia europei che extra europei stanno riformando i loro strumenti di politica estera, per rispondere in maniera più adeguata, come dicevo poc’anzi, alle sfide sia quelle tradizionali, sia quelle innovative derivanti da questo termine molto utilizzato di globalizzazione dei mercati e di globalizzazione degli strumenti. Ciò detto non vi è dubbio che le risorse sono necessarie, risorse che in questo scenario di restrizione di spesa pubblica e difficoltà finanziarie possono anche essere recuperate con iniziative, diciamo così, innovative o di finanza creativa, per dirla con un detto oggi abbastanza famoso, e qui vengo al ruolo specifico del Capo missione che in questo momento ho l’onore di svolgere. Quello che si chiede oggi in sostanza alla Farnesina e ai suoi uomini sono tre cose, lo accennava poc’anzi l’onorevole che è intervenuto prima di me: la presenza, la professionalità e l’efficienza. Tre doti che se ci pensiamo bene avvicinano al nostro lavoro di pubblici dipendenti al management privato, e lo accennava anche Cristina nel suo intervento e che ci trasformano in veri e propri amministratori delegati degli uffici che ci troviamo a dirigere. Qualcuno si è scandalizzato e potrebbe ancora oggi scandalizzarsi, di fronte all’essere assimilati, all’equazione: Ambasciatore=CO dell’Ambasciata, ma se andiamo ad assimilare le funzioni di un capo missione oggi in sedi come quella che dirigo, ad alto profilo politico ed economico, noteremmo una consonanza straordinaria con l’operatività strategica di una grande impresa. Qui l’ambasciata è il fulcro del sistema Italia, ed il suo capo missione e i suoi uomini, perché vorrei sottolineare l’importanza anzi del personale  alle mie dipendenze, cioè senza questo spirito di squadra, che ho avuto modo di sperimentare in questi miei primi due anni, gli obiettivi non sarebbero stati naturalmente raggiunti. Ma come ogni amministratore delegato che si rispetti, periodicamente si è chiamati a presentare i risultati del proprio lavoro, prima al Consiglio d’amministrazione, che nel nostro caso è il Ministero, poi  ai soci dell’impresa, e chi sono i soci dell’impresa? Il sistema Italia, perché il Capo missione all’estero ovviamente rappresenta il sistema Italia nel suo complesso, e la valutazione dei risultati ovviamente non può prescindere da una loro concretizzazione, e qui purtroppo, mi perdonerete, dobbiamo scendere sul caso specifico, in questo caso dell’Ambasciata qui in Romania. I frutti del lavoro di squadra sono quotidiani, spesso forse non si riescono a evidenziare, a visualizzare come altri casi, ma i centinaia di interventi che noi tutti effettuiamo ogni anno a tutela del nostro sistema imprenditoriale e non solo, comportano dei vantaggi in termini economici, dei risparmi di spesa che si possono facilmente contabilizzare in diverse decine se non centinaia di milioni di euro.

Vorrei, e permettetemi ancora, vi prego di scusarmi se mi riferisco a due casi specifici, proprio per toccare con mano soprattutto agli ospiti dell’Assemblea che cosa una Ambasciata fa e che cosa è chiamata a fare. Di recente una nostra grande azienda rischiava di ricevere una  multa da una autorità di controllo rumena, grazie al lavoro dell’ambasciata, ovviamente nel rispetto della normativa in questione, siamo riusciti a evitare il ricorso a questa multa con evidente risparmio di spese e anche un notevole guadagno in termini di visibilità per questa nostra grande impresa. Stesso discorso per un’altra grande impresa che veniva tassata ingiustamente con dazi doganali all’origine per diverse decine di milioni di euro, il lavoro dell’Ambasciata ha consentito non solo a quest’impresa di non essere più tassata in futuro, ma anche di ricevere la restituzione di quello che indebitamente aveva versato. Ovviamente non è che l’Ambasciata si occupa solo di questioni economiche e commerciali, ricordo solo brevemente quello che noi facciamo qui in termini di assistenza ai minori contesi, quello che facciamo di assistenza anche in fondo all’enorme comunità romena presente in Italia che per un motivo o per l’altro si riverbera poi sul nostro lavoro.

Mi fa piacere anche citare un altro fatto che non possiamo ovviamente monetizzare, ma che voglio citare per sottolineare quanto importante è la presenza di una sede diplomatica o consolare in giro per il mondo, lo ricordavamo prima. Qualche tempo fa, in seguito ad un incidente stradale, una cittadina romena doveva donare degli organi, i medici dell’ASL di Lecce aveva bisogno dell’autorizzazione dei genitori. L’Ambasciata in piena notte è riuscita attraverso il proprio console onorario a raggiungere questi genitori e in poche ore ha ottenuto le autorizzazioni necessarie all’espianto degli organi siamo riusciti a ridare a dare una vita tranquilla o a contribuire a ridare una vita più serena a dieci pazienti in Italia. Ecco anche questo è il lavoro dell’Ambasciata, quello che dicevo prima, la presenza sul territorio, in questo caso il territorio straniero.

Infine una menzione alle risorse. Prima si diceva  del fondo speciale, qui noi lo chiamiamo fondo sponsorizzazione, noi lo abbiamo istituito, è stato facile all’inizio, ma poi grazie alla collaborazione degli ottimi colleghi della Direzione amministrativa e bilancio, siamo riusciti a, grazie proprio a questo rapporto di fidelizzazione con le imprese, siamo riusciti a rimpinguare questo fondo fino ad oggi con 120 mila euro, a cui bisogna aggiungere almeno altrettanti per lavori fatti nella splendida residenza, fatti a costo zero per l’erario, della splendida residenza e a sponsorizzazione su varie iniziative di natura culturale o commerciale, per non parlare, pur essendo ormai sede della U.E., delle percezioni consolari che ancora oggi qui a Bucarest viaggiano su ammontari di diverse centinaia di migliaia di euro all’anno. Vista in quest’ottica quindi la nostra presenza risponde probabilmente ai tre requisiti citati all’inizio del mio intervento, cioè si è presenti, si è professionali, si è efficienti.

Qui devo concludere con..

VERDERAME – Sì, Mario, forse concludi ti ringrazieremmo…

COSPITO – Sì, concludo Presidente. Una annotazione sulla importanza della motivazione, l’accennava il collega Alberini. È importante essere motivati, soprattutto essere motivati dal centro, l’onorevole Ministro, il Segretario Generale, tutti voi fate uno splendido lavoro, però davvero ci rattrista molto quando veniamo a sapere che in un disegno di legge presentato da alcuni parlamentari, la carriera diplomatica italiana non viene ritenuta all’altezza dei suoi compiti. Mi spiace, dispiace perché nel caso di altri paesi, ad esempio gli americani, definiscono il loro servizio diplomatico the back bone della politica estera americana, oppure i tedeschi considerano il loro servizio diplomatico moderno, cito : Un moderno e capace di tutelare al massimo della professionalità gli interessi tedeschi nel mondo”. Ecco quello che mi ha molto rincuorato è quello che il Ministro ha detto a proposito di tutto quello che ripeto tutti voi fate, però vorremmo dall’estero essere continuamente tranquillizzati e motivati per continuare a fare il lavoro che ci viene richiesto dal sistema. Grazie mille, buon lavoro e buon proseguimento dell’assemblea.

VERDERAME - Grazie Mario, scusami per l’errore di prima e grazie per aver concluso nei tempi. Laura Carpini.

CARPINI, Vicepresidente D.I.D. - Grazie. Signor Segretario generale, signor Presidente. A nome della DID Associazione donne diplomatiche e dirigenti, sono qua per rivolgervi innanzi tutto un caloroso ringraziamento per l’invito a partecipare a quest’assemblea.

Per noi infatti è un’occasione preziosa e non solo perché il SNDMAE rappresenta un a delle forze sindacali più importanti dell’amministrazione, non solo perché la maggior parte delle  nostre socie è anche iscritta al SNDMAE, ma anche perché crediamo che esistano molti settori di collaborazione e una sostanziale comunanza di vedute tra l’associazione e il sindacato.

Tra le finalità della DID ricordo infatti quella di stimolo per una piena applicazione della normativa in materia di parità e di pari opportunità e di un contributo propositivo per una maggiore efficienza ed efficacia del Ministero degli esteri. Ecco, lungo queste linee e senza rinunciare alle nostre specificità, crediamo che si possa e si debba ulteriormente sviluppare la collaborazione proficua che peraltro penso già esiste con il SNDMAE, come ha già ricordato nel caso delle sostituzioni per maternità la Presidente Ravaglia. E tutti e tutte abbiamo infatti interesse a vedere realizzate una cultura organizzativa e una gestione del lavoro che tutelino i diritti dei dipendenti, le loro legittime aspirazioni, a perseguire un percorso professionale competitivo si, finanche molto duro, ma anche trasparente e con regole uguali per tutti. Dirò di più, la stessa amministrazione ha tutto l’interesse a perseguire questo obiettivo poiché solo dei dirigenti pienamente responsabilizzati da un sistema efficiente potranno garantire al meglio l’efficacia dell’azione della macchina. Il SNDMAE si batte da anni per questo, con risultati che siamo qui per riconoscergli e tuttavia riteniamo che la DID possa dare un contributo importante, infatti la nostra specificità di genere, la nostra condizione di innegabile e perdurante condizione di minoranza numerica, ci rende da un lato le prime vittime di ogni inefficienza e opacità sia nell’organizzazione del lavoro, sia nei sistemi di valutazione e progressione in carriera, dall’altro, e proprio per questi motivi, siamo ormai abituate a riconoscere dove si annidano le vischiosità, dove si può agire per rendere questa Amministrazione più moderna e trasparente.

Colgo a questo proposito l’occasione per far arrivare, non so come, un messaggio di ringraziamento al Ministro per la sensibilità che ha mostrato alle nostre istanze, soprattutto a quella delle sostituzioni per maternità, anche se contestualmente mi corre l’obbligo di sottolineare come la scarsità delle risorse purtroppo abbia impedito di rendere questa soluzione sistematica come avremmo voluto a fronte di un mini baby boom che aveva benedetto le nostre colleghe in questo periodo.

Ma brevemente vorrei elencare qui alcuni dei settori dove auspichiamo che questa sinergia con il SNDMAE si realizzi concretamente e dopo aver ascoltato la relazione programmatica della Presidente credo che ci siano tutti i presupposti perché ciò avvenga.

In primo luogo la trasparenza nelle assegnazioni, da anni perseguiamo l’obiettivo della trasparenza sia dei posti interni che di quelli fuori luogo e in generale di tutte le assegnazioni e il tema mi pare di grandissima attualità soprattutto dopo aver ascoltato gli interventi anche degli altri colleghi della presidenza basta pensare alla questione della pubblicità del servizio…il SEAE, il servizio europeo di azione esterna, e in questo sosteniamo pienamente le proposte del sindacato.

In secondo luogo la certezza dei criteri di progressione in carriera e la trasparenza nelle schede di valutazione. Il cammino intrapreso dall’amministrazione con le novità del funzionario valutato nel processo certo è da salutare con favore, ma tutto il sistema appare a volte un po’ vischioso e ad appannaggio di pochi iniziati, in quanto certezza dei delle regole e dei criteri interpretativi.

In terzo luogo misure volte a contemperare il lavoro con la vita personale. Noi crediamo che tutti, uomini e donne, abbiamo bisogno di orari di lavoro che ci consentano di gestire le attività in maniera più organizzata massimizzando le ore di contestuale presenza con le aree funzionali in un’ottica sia di contenimento degli sprechi, sia di vigilanza sulla performance dei dipendenti per i quali siamo noi i responsabili. Basterebbero, per iniziare, dei piccoli accorgimenti, come non convocare riunioni dopo le 17, oppure eliminare il passaggio delle carte delle 19 o giù di lì. Inoltre occorrerebbe fare maggiore ricorso al tele lavoro così come peraltro domandato dalla più recente normativa in materia di pari opportunità.

Quarto, la formazione permanente a tutti i livelli. Non mi dilungo sull’importanza della formazione perché mi sembra di palmare evidenza.

E infine la cultura organizzativa. Le problematiche che ho elencato finora trovano purtroppo terreno fertile in una mentalità e cultura organizzativa a volte troppo antiquate. Nessuno nega che questo sistema sia e debba essere gerarchico per poter funzionare bene, ma ancora troppi capi dominano a volte la vita dei loro sottoposti e conseguentemente quelle delle loro famiglie. A volte questa cultura fa si che vengano subite ingiuste vessazioni per strappare la benevolenza del capo, laddove a volte è la fedeltà a venire premiata invece dei risultati e dall’altra parte sappiamo tutti come possa essere molto facile per una fama immeritata scivolare in seconda, terza o chissà quale fascia dalla quale è poi molto difficile risalire. Noi pensiamo che sia ora di cambiare, anche se ci rendiamo conto che la strada non è facile perché le culture sono radicate per prima in noi stessi, e ci vuole molto coraggio ed è nostra responsabilità, di ognuno di noi di dire di no a certi comportamenti, ma la DID stava da tempo pensando all’idea di elaborare un codice di comportamento che favorisca l’affermazione di una diversa cultura del lavoro, e in questo senso sosteniamo fermamente e salutiamo con favore l’iniziativa del Presidente Ravaglia e siamo pronte anche a dare dei contributi concreti e ci piace proporre questo alla vigilia del varo di una riforma così fortemente voluta dall’Amministrazione che più di altri schemi di organizzazione ci pare presupponga un vero cambiamento in termini di mentalità perché funzioni nel migliore dei modi.

Ecco, concludo e rinnovo il nostro impegno e la nostra volontà di lavorare con voi su queste e su tutte le altre iniziative che favoriscano il miglioramento delle condizioni di lavoro e l’attuazione delle pari opportunità per tutti, uomini e donne. Grazie.

VERDERAME – Ringrazio Laura. Sì, prego, il Segretario Generale…

 

MASSOLO, Segretario Generale del Ministero Affari Esteri – Chiedo scusa, ma dovendomi allontanare fra dieci minuti e volendo evitare il congelamento almeno di questa parte del tavolo, visto che qui fa un freddo boia, volevo dire un paio di cose rispetto a quanto ho sentito finora.

Non so se fuori in collegamento siamo più numerosi di quanti siamo intorno a questo tavolo, per la verità eravamo pochi anche quando era presente qui l’onorevole Ministro. E questo mi sembra un primo dato scoraggiante sull’Assemblea in quanto tale e in generale sulla dinamica, diciamo, del dialogo sindacale all’interno dell’Amministrazione. E’ un punto che voglio fare, è un punto che mi sta a cuore: io credo che l’Amministrazione non sarà mai una buona amministrazione se non verrà incalzata, se non verrà, come dire, messa a confronto con una continua e assidua testimonianza; una testimonianza che sia fatta di partecipazione, che sia fatta di qualità del dibattito, che sia fatta di un’attenzione ai temi alti e non soltanto ai soliti carriera e soldi. Credo che da questo punto di vista, anche da iscritto, non posso non sottolineare quella che mi sembra una manchevolezza triste, prima ancora che grave.

Per quanto riguarda i punti che sono stati fino a qui sollevati e non senza aver espresso, ancorché essi non siano più presenti, un ringraziamento e un plauso ai rappresentanti del Parlamento. Noi abbiamo una solida base in Parlamento. Abbiamo… riscuotiamo apprezzamento per quello che facciamo per il Ministero, per quello che siamo come carriera, per quello che, come dire, in termini di eccellenza riusciamo a far contribuire per il progresso del sistema Paese. Non sono cose che vengono gratis, sono cose che si guadagnano e da questo punto di vista, tanto negativa era la prima annotazione, quanto positiva è questa seconda.

I quattro punti che volevo fare, con una piccolo chiosa, poi anche che riprenderà quanto detto ottimamente da Laura Carpini, i quattro punti sono essenzialmente il problema della flessibilità nella carriera, quindi il focus sulle funzioni; il problema della regole; il problema degli organici, quindi diciamo delle risorse umane; e quello delle risorse finanziarie. 

Il focus sulle funzioni… il focus sulle funzioni già c’è. Forse non ci siamo accorti che, come dire, abbiamo rese estremamente flessibile all’interno di questo Ministero e all’estero, il rapporto grado-funzioni. Soprattutto con la riforma che stiamo per varare da Segretario di Legazione si può arrivare fino a fare il Capo ufficio; da Consigliere di Legazione si può arrivare sino a fare il Capo servizio; da Consigliere di Ambasciata si può arrivare sino a fare il Direttore centrale; da Ministro si fa tutto all’infuori del Segretario Generale, credetemi, la mia non è una posizione invidiabile, bisogna essere fra i 28 Ambasciatori. Credo che in quanto a flessibilità ce ne sia di molto rilevante. Questo vale anche per l’estero, per le funzioni di Console generale e per le funzioni di Capo missione.

Credo che sarebbe un peccato non proseguire su questa strada e incamminarci su quella del ruolo unico. Quella del ruolo unico sarebbe un’estremizzazione. Un far saltare questo nesso che noi in questa carriera, proprio perché è una carriera, abbiamo fra il grado e la funzione. In questo modo si costituisce un percorso e costruendo un percorso ci si garantisce dall’essere equiparati - chi lavora qui dentro e chi lavora fuori da qui - e le parole di Cospito e i timori che evocava per quanto tuttora infondati, grazie a Dio, ma sempre in agguato, si attenua, si annulla la differenza tra chi detiene, tra chi è titolare di un percorso e chi invece non lo è. Quindi, attenzione, io sono e resto contrario al ruolo unico.

Per quanto riguarda la certezza delle regole e la trasparenza. Ma, devo dire, chi se non il Segretario Generale ne è il tutore? A me pare, e ne parlo oramai con l’esperienza di due anni e mezzo, che all’interno di questo Ministero il DPR 18 è applicato e osservato. Il DPR 18 è una buona legge. Si può discutere, si può innovare, si può aggiustare ai tempi, come del resto abbiamo fatto, stiamo facendo e come faremo. Ma io, la valutazione che do, come capo pro-tempore dell’Amministrazione è che le regole del DPR 18 sono nel loro complesso osservate. Questo però non significa che l’Amministrazione non debba e non possa gestire e assumersene le conseguenti responsabilità. Se ritenete che nel gestire e nell’assumersi le conseguenti responsabilità l’Amministrazione venga meno alle regole e alla trasparenza, segnalatelo, rivendicate, confrontiamoci. Allo stato attuale, sono questi i termini dell’equazione: osservanza del DPR 18, gestione e assunzione corrispondente di responsabilità da parte dell’Amministrazione; attività di controllo svolta, ciascuno nel proprio ambito, dal sindacato.

Pubblicità, ed è questo un tema connesso per quanto riguarda i posti all’estero. Intanto la pubblicità all’interno dell’Amministrazione è ormai molto tradizionale, per quanto riguarda i posti non di Capo Missione. Per quanto riguarda i posti di Capo Missione non vi è pubblicità, ma non vi è neppure, sulla base di una sorta di tacita convenzione che oramai è invalsa oramai da molti anni, non vi è neanche opacità. Tutti, con la porta aperta che caratterizza la gestione di questo Direttore Generale delle Risorse e dell’Organizzazione e, consentitimi di dire, anche del Segretario Generale, tutti possono avere sempre un aggiornamento e uno stato della situazione.

Io credo che a livello di Capo Missione, l’Amministrazione non possa proprio, diciamo, fornire un elenco sempre costante e continuo. Intanto, perché la discrezionalità dell’organo politico, del Governo, del Consiglio dei Ministri è qui molto spinta; in secondo luogo perché vi sono mille contingenze che renderebbero questa pubblicità molto difficile a farsi, perché spostare i Capi missione non è, con tutto il rispetto, come spostare i Primi segretari o i Primi consiglieri. In terzo luogo perché, in realtà, come dicevo, un certo tipo di trasparenza già c’è. E questo stesso principio io credo che sia saggio farlo valere anche per quanto riguarda il Servizio di azione esterna della UE. Intanto vi sono ancora delle forti vischiosità a Bruxelles, i posti… è uscita questa prima lista, vedremo che fine subirà, di posti di Capo missione. Anche qui, io credo, che per quanto riguarda, quando saranno arrivati a regime, la pubblicità dei posti non di Capo missione non avremo difficoltà a fare una pubblicità; una riflessione più attenta, invece, verrà riservata ai posti di Capo missione. Se il sindacato vorrà assumere delle proprie iniziative autonome, saranno, come sempre, le benvenute.

Per quanto riguarda le risorse finanziarie. Ma le risorse finanziarie, il discorso è molto chiaro, lo dico da gestore, ma lo dico a persone avvedute che sanno come funzionano le cose, non soltanto in Italia, ma, aihmé, in tutti i Paesi paragonabili al nostro, le risorse sono un ammontare fisso e direi in decrescita. Non ci possiamo aspettare che queste risorse si aumentino. Allora, che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo intanto assicurarci il reimpiego del risparmio e questo è un fatto ottenuto; mi direte che i risparmi non sono molto al di là del margine, sono abbastanza marginali. Sì, però, con questi risparmi marginali, ad esempio, quando sarà compiuta l’opera di riallocazione della rete consolare, avremo una decina di milioni a disposizione che… buttali via, insomma, è esattamente con questo tipo di manovre che contiamo per esempio di aprire qualche Ambasciata.

In secondo luogo, bisogna concentrare le risorse esistenti sulle priorità. Se avremo una rete un pochino meno pletorica, perché quella consolare è pletorica e fra noi ce lo possiamo dire, potremo concentrare meglio le risorse sulle sedi che rimangono. In terzo luogo, credo che questo sia quanto l’intero Paese fa o dovrebbe fare: usare meglio l’esistente. Io ho sempre detto, nel confronto con il sindacato, che bisogna smetterla, uscire dalla logica che le riforme si fanno per avere qualche cosa in cambio. Questo accadeva in un’altra Italia, in un’altra Europa. Adesso le condizioni sono tali che le riforme si fanno per far funzionare meglio quello che c’è, non per avere di più, perché non vi sono le condizioni materiali per avere di più. Detto questo, non significa che l’Amministrazione abdica, con il Ministero dell’Economia e Finanze e con la Funzione Pubblica a cercare di avere di più ed è, come diceva il Ministro Frattini precedentemente, esattamente quello che siamo impegnati a fare. Siamo impegnati a farlo attraverso un percorso virtuoso che, ad esempio, responsabilizzerà i gestori, i Capi missione diplomatica e consolare all’estero attraverso il bilancio sede. Siamo impegnati a farlo anche vedendo se effettivamente sia così vero che al di là del delta delle percezioni non sia possibile trovare una formula attraverso le quali allungare le nostre mani sulle percezioni in quanto tali. Sapete che sono entrate dello Stato, sapete che bisogna quindi compensarle, beh adesso vediamo se e in quali termini all’interno del tavolo che abbiamo lanciato con il Ministero dell’Economia e Finanze, questo possa trovare uno sbocco più soddisfacente di quanto non sia stato possibile fare finora.

Risorse umane, gli organici. Qui vorrei dire una parola, come dire, se possibile chiara e definitiva. Ma certo che l’Amministrazione è impegnata a difendere i propri organici, ci mancherebbe altro! Con due caveat. Il primo caveat che tutti i processi di riforme e di razionalizzazione delle strutture ministeriali che il Tesoro e la Funzione Pubblica impongono, tutti comportano anche un ritocco agli organici. Noi l’abbiamo fatto già un ritocco agli organici. Speriamo di evitare, come diceva prima l’on. Tempestini, le modalità più dure di applicazione di una riforma che, quale essa fosse, quale fosse stato il modello che avremmo scelto, avrebbe comunque comportato il tentativo da parte del Ministero del Tesoro e del Ministero della Funzione Pubblica di fare un’ulteriore limata. All’interno di questo quadro noi siamo in controtendenza, perché intanto finora, a parte l’aggiustamento che abbiamo già fatto, non siamo sotto attacco rispetto ad altri tentativi di ulteriori limate al nostro organico, e di nuovo siamo tra di noi e ce lo possiamo dire: ma forse qualche limata a questo organico non sarebbe neanche così scandaloso farla, visto che abbiamo così tanta difficoltà, per esempio, a trovare una collocazione a tutti i Ministri plenipotenziari che abbiamo nell’organico. Forse non ci siamo accorti che la carriera è diventata ormai virtualmente cilindrica, è una carriera che è diventata virtualmente cilindrica quando cilindrica avrebbe potuto essere, adesso cilindrica probabilmente non lo dovrebbe più essere, mentre invece ci ritroviamo con un organico che, ribadisco, l’Amministrazione è assolutamente determinata a difendere, ma che per molti versi è pletorico a quel grado. In terzo luogo, noi siamo riusciti ad avere un aumento di organico, in questa situazione, perché, intanto è stato un successo garantirci un concorso per cinque anni, ma credo sia stato un successo ancora maggiore garantirci che in questi cinque anni entreranno più cinquanta funzionari diplomatici rispetto a quelli che sarebbero entrati se avessimo continuato con il ritmo a concorsi a 25 posti, perché questi concorsi saranno per un quinquennio di 35 posti. Quindi, come dire, anche sugli organici non credo sia il caso di piangerci addosso.

E’ il caso invece di piangerci addosso per quanto riguarda l’organico delle nostre aree funzionali, perché esse diminuiscono a ritmi molto rilevanti e se continua così noi fra poco, tutte le aree funzionali del MAE saranno pari all’affollamento dell’Assemblea alla quale stiamo partecipando. Credo che anche da questo punto di vista un tentativo vada fatto e abbiamo in animo di fare un tentativo che in qualche modo, ad esempio attraverso la riforma del voto all’estero e all’assunzione di nuovi oneri degli uffici all’estero… con un rimpinguamento degli organici delle aree funzionali. Non so se questa è una cosa che riuscirà, ma è sicuramente una cosa a cui stiamo pensando.

E infine sulle valutazioni… è un vecchio problema questa delle valutazioni. Veniva osservato giustamente da Laura Carpini che abbiamo introdotto la controvoce del diretto interessato. Sì, ma guardate che la situazione è drammatica, per quanto riguarda le valutazioni. Non si riesce ad ottenere in nessun modo che i nostri Capi missione, i nostri Direttori Generali si esprimano nei confronti delle persone dicendo realmente cosa pensano su di loro. Quindi il sistema non è opaco, il sistema è, come dire, venato di felpata ipocrisia, nel senso che tutti sono assolutamente eccezionali, tutti sono assolutamente perfetti. Ma allora, se tutti sono per iscritto assolutamente eccezionali e assolutamente perfetti, come altro si può giudicare se non attraverso un sistema anch’esso un po’ velato, ma che negli anni del Ministero ha funzionato finora ragionevolmente bene, che è quello dell’intuito personae. Sono d’accordo con voi che questo non è un sistema perfetto, ma finché non interverrà nei superiori la cultura della valutazione del dipendente, altro non si potrà fare, se non continuare a marciare con l’intuito personae. E di nuovo, come sindacato, come associazioni, io vi chiedo di porre mente a questo problema e di sensibilizzare, perché sta all’Amministrazione, ma sta anche alle controparti sindacali far evolvere la cultura aziendale.

Codice etico. Ma io son d’accordissimo sul codice etico. Nel senso che basta che non diventi una buffonata, basta che non diventi il libro dei sogni. Ce l’hanno le aziende private, non vedo alcuna ragione per la quale non lo debba avere il Ministero degli Esteri.

Queste sono le cose che volevo dire, siamo impegnati, come sapete, nel portare a termine il processo di riforma, abbiamo avuto i pareri delle Commissioni parlamentari; adesso ci accingiamo, ovviamente, previa informativa delle OO.SS. perché qualche emendamento l’abbiamo poi fatto al DPR anche per tenere conto dei pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari a riandare al concerto con l’obiettivo di riportare il DPR al Consiglio dei Ministri per la sua lettura definitiva per, orientativamente, fra fine aprile-primi di maggio, ovviamente dipenderà dai tempi del concerto che non tutti rientrano nelle potestà di controllo dell’Amministrazione.

Chiaro che questa non è “la riforma”, questa è una componente di una riforma che è un fatto complessivo, un processo complessivo. Ben lo diceva il Ministro degli Esteri, è il DPR, è il Decreto di II livello, sarà poi la Circolare applicativa del Segretario Generale, a proposito il Decreto di II livello lo abbiamo sostanzialmente pronto, dovremo adesso rifletterci un momentino come ci siamo impegnati a fare, evidentemente, con le forze sindacali, confrontarci. Abbiamo un po’ di tempo perché questo decreto non può essere firmato prima che venga pubblicato il DPR, quindi insomma da questo punto di vista un po’ di tempo ce l’abbiamo.

Ci sono gli altri aspetti, vi è la razionalizzazione delle sedi all’estero, vi è il bilancio sede, vi sono, come dire, questa sorta di nuovo patto per quanto riguarda una modalità di lavoro che siano un pochino più moderne, un pochino più rispondenti a quello che ci si aspetta da un Ministero del 2010.

Questo in estrema sintesi e pregando di scusare se sono stato forse un po’ brutale. Grazie.

 

VERDERAME – Io vorrei ringraziare il Segretario Generale per la chiarezza, la franchezza e la completezza del suo intervento. Io in questo momento faccio il Presidente dell’Assemblea, quindi non posso esprimere giudizi, ma se mi spogliassi di questa funzione direi che su molte delle cose che egli ha detto, io sono perfettamente d’accordo. In particolare per quanto riguarda il problema delle valutazioni che essendo un problema che tocca da vicino noi, un po’ più anziani, che di valutazioni ne abbiamo fatte tante, sono consapevole e con te condivido la difficoltà di arrivare ad una soluzione di questo problema, ma anche la necessità di impegnarsi per risolverlo. Io non so se Jacobucci che è in linea vuole fare un intervento molto breve, perché oramai ci avviamo alla fine dei nostri lavori.

 

JACOBUCCI (in collegamento via web da Beirut) - Buonasera, siamo Carlo Jacobucci e Daniela Tonon da Beirut, faremo un intervento molto breve, desideriamo innanzitutto salutare tutti i presenti, il Consiglio uscente e formulare i nostri rallegramenti ai membri del Consiglio entrante.

L’oggetto del nostro intervento e’ il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, alla luce della lettera inviata recentemente dal Presidente Ravaglia al Segretario Generale e sulla quale abbiamo formulato alcuni commenti via mail sulla rete SNDMAE.

Condividiamo in pieno i contenuti della lettera del Presidente, in particolare l’enfasi su trasparenza e formazione, e ci rallegriamo per le rassicurazioni fornite dall’On. Ministro e dal Segretario Generale in tal senso.

Per noi ci sono elementi fondamentali non solo per ragioni di eque opportunità, ma anche strumentali a favorire nel medio e lungo termine i nostri funzionari nel difficile processo di selezione a posizioni per noi cruciali del Servizio Europeo di Azione Esterna.

L’SEAE, infatti, come sottolinea anche l’Ambasciatore Granara, costituirà una vera e propria “sfida di sistema” da affrontare con una adeguata programmazione.

Il processo di costituzione di questa sovra-struttura diplomatica europea è ancora in corso, ma già emergono le prime indicazioni su come saranno selezionate le Risorse Umane.

Come accennato anche dall’On. Ministro, l’art. 6 di una recentissima proposta di Decisione del Consiglio, che si può anche scaricare da internet, stabilisce che il processo di selezione si baserà sul merito. Ovviamente vi sarà qualche forma di correttivo sulla base di nazionalità o appartenenza istituzionale, ma ci sembra che il Curriculum Vitae sia destinato a costituire progressivamente un elemento essenziale, se non decisivo del processo di selezione.

E’ proprio per questo che riteniamo che un’adeguata trasparenza, con la pubblicizzazione di posti con chiari job description e criteri di selezione, possa non solo permettere a tutti i colleghi di concorrere su di un piano di parità, ma anche e soprattutto consentire di prepararsi adeguatamente a concorrere a determinate posizioni.

Una volta stabiliti i criteri, entra in gioco la formazione. E quindi ci siamo chiesti come favorirla con risorse limitate o stimolarla “a costo zero”.

In tale contesto, ci sembra opportuno sin d’ora effettuare una riflessione complessiva su quali profili professionali si riveleranno più adeguati e quindi vincenti per ricoprire tali incarichi nel quadro di un processo di selezione che si preannuncia altamente competitivo.

Concordiamo con il Console Alberini che un’eccessiva specializzazione comunitaria difficilmente può avere un grande valore aggiunto rispetto ai funzionari della Commissione o del Segretariato del Consiglio che vi lavorano prevalentemente. D’altra parte, però, è possibile che il SEAE, al momento di selezionare i candidati, richiederà una qualche forma di conoscenza o previa esperienza in ambito comunitario.

La formazione comunitaria può essere stimolata in diversi modi e a “costo zero” per l’Amministrazione. Ad esempio, già in sede concorsuale: istituendo una specializzazione comunitaria sul modello di quella commerciale o sociale o Vicino Oriente, oppure prevedendo una prova aggiuntiva per tutti su materie comunitarie e dando punti aggiuntivi in sede di valutazione a chi possiede determinati  master o esperienze comunitarie.

Una volta entrati, data l’esiguità delle risorse a disposizione sia l’ISDI con fondi nazionali potrebbe concentrarsi nel favorire lo studio delle lingue di difficile apprendimento quindi una divisione di compiti tra l’ISDI e l’SEAE che con fondi comunitari, quindi non della nostra Amministrazione provvederebbe agli strumenti formativi su tematiche comunitarie che in parte già esistono, per esempio c’è il programma diplomatico europeo che andrebbe rafforzato o l’estensione diplomatici di carriera e di programmi come quello biennale di Junior Expert presso le Delegazioni UE.

In conclusione, noi crediamo che un dibattito su questi temi sia produttivo. L’SEAE non riguarderà, infatti, solo un ristretto numero di funzionari, in quanto previste linee di principio secondo anche la sopra menzionata proposta di Decisione del Consiglio ci sarà in linea di principio una turnazione tra diplomatici appartenenti alle amministrazioni  nazionali. Ciò comporterà a nostro avviso, nel medio-lungo periodo una sorta di “osmosi” tra SEAE e diplomazie nazionali con potenziali ricadute sui nostri metodi di lavoro.

Vi ringraziamo quindi per l’attenzione, e formuliamo al Consiglio entrante i nostri migliori auguri di buon lavoro.

 

VERDERAME - Grazie anche per la tua concisione. Ci sono altri interventi?

 

BOFFO - Grazie, un saluto a tutti, sono Mario Boffo, anche se siamo rimasti talmente in pochi che forse ci conosciamo tutti.

Tre rapidissimi commenti che fanno capo anche a temi evocati dal Segretario Generale e evocati già anche da altri colleghi che sono intervenuti.

Risorse: benché naturalmente dobbiamo batterci, difendere le risorse umane, le risorse finanziarie e così via, c’è un collegamento che mi sembra esistere tra disponibilità di risorse e centralità del Ministero, nel senso che, ripeto, pur difendendo le risorse, se è vero che comunque sono poche, perché sono poche già ora, il tema della centralità del Ministero, ove effettivamente praticato, ove effettivamente rispettato anche con nuove disposizioni di legge e così  via in qualche modo le compensa, nel senso che nel momento in cui noi saremo veramente i gestori, i coordinatori e la guida della proiezione all’estero del Paese, purché questo sia vero, potremo anche compensare la scarsità di risorse ministeriali con risorse altrui, cioè delle risorse degli attori che di volta in volta avremo già … e così via. Mi sembra che ci sia un collegamento tra queste due cose che il consiglio e il Sindacato in generale potrà forse valorizzare.

Per quanto riguarda le risorse strettamente di personale e qui lo dico anche al Direttore generale delle risorse organizzative, forse c’è una riflessione da fare, pur anche qui difendendo il minimo sindacale, il minimo necessario, c’è una riflessione da fare sulla distribuzione di risorse attraverso le varie sedi. Forse, io non sono un tecnico di queste cose, ma forse ci sono sedi che potrebbero rinunciare a qualche elemento diplomatico o di aree funzionali perché sono sedi troppo popolate, a favore di sedi dove in realtà c’è una scarsità di risorse a volte penosa.

Ultima cosa, e in questo mi rivolgo soprattutto al Consiglio, effettivamente lo ha detto l’ambasciatore Massolo, ma lo abbiamo notato tutti, e non soltanto in questa Assemblea ma anche negli ultimi tempi, che c’è una scarsa partecipazione sindacale. Direi che mi preoccupa meno al limite il fatto che ci siano stati pochi candidati al Consiglio, e mi preoccupa invece di più il fatto che ci sia una scarsissima partecipazione della base ai vari dibattiti, dialoghi che grazie all’informatica potrebbero essere invece attivati e sviluppati anche in una rete di sedi come la nostra che sono sparpagliati nel mondo. Naturalmente qui è difficile suggerire, proporre, io non saprei proprio che dire, però inviterei il Consiglio sindacale, con la collaborazione di tutti quelli che ci stanno nella base in qualche modo a trovare modalità di maggiore coinvolgimento attraverso SNDMAIL, attraverso non so che, ma credo che sia uno sforzo che già si fa ma che si dovrebbe in qualche modo perfezionare, anche perché sennò quello che ha detto l’ambasciatore Massolo è verissimo, l’interlocutore del sindacato,  pur nella dialettica trae dalla forza e dalla partecipazione al sindacato trae risorse da spendere anche fuori.

Bene, ho chiuso, grazie.

VERDERAME - Grazie Mario. Bene, a questo punto se il dibattito lo consideriamo concluso, come mi pare …no, il Direttore Generale del personale...

RAVAGLIA - non interviene

VERDERAME - …non interviene… avremmo le conclusioni del nostro lavoro l’approvazione della mozione programmatica. Chiederei a Cristina Ravaglia di intervenire…

RAVAGLIA – Per la mozione no, verrà introdotta da Aurora nella sua veste di socia…

RUSSI, Vicepresidente SNDMAE - Allora di nuovo buonasera di nuovo a tutti coloro che sono rimasti. Darò lettura della mozione fermandomi punto per punto per chi volesse intervenire insomma con emendamenti è il benvenuto.

L'Assemblea dei Soci riafferma la necessità di valorizzare ulteriormente il ruolo del Ministero degli Affari Esteri e delle sue risorse umane nell'azione diplomatica e di promozione degli interessi internazionali del Paese, anche quale elemento determinante del funzionamento dello Stato, e dà mandato al Consiglio di promuovere un’azione ferma ed efficace presso l’Amministrazione al fine di perseguire i seguenti obiettivi, gli obiettivi sono quattro, come l’anno scorso:

A.   Ruolo del MAE: riaffermarne la funzione di indirizzo e coordinamento dell’azione internazionale dell’Italia, valorizzando al massimo la propria caratteristica principale, quell’unicum rappresentato dalla nostra rete all’estero.

B.    Struttura: lavorare con l’Amministrazione per dotare la Rete all’Estero e gli Uffici a Roma di una struttura agile ed efficiente.

C.   Gestione delle Risorse umane: prevedere programmazione e scorrimenti di carriera in un’ottica di lungo periodo, utilizzando al massimo lo strumento della formazione, facendo sì che il personale abbia caratteristiche di preparazione, motivazione ed efficienza ai massimi livelli della P.A.

D.   Gestione Amministrativa: adottare procedure volte ad agevolare il conseguimento degli obiettivi di politica estera, correlate da risorse adeguate agli obiettivi stessi.

Declino adesso per i quattro punti i singoli obiettivi che ci siamo prefissi. Allora, sul ruolo del MAE:

 

1.    Riaffermare la funzione istituzionale di indirizzo e coordinamento di tutte le attività del Sistema Paese all’estero, in favore dell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini. A tal fine, impegnare il vertice politico a stabilire obiettivi chiari e garantire risorse adeguate, scongiurando qualsivoglia pericolo di svilimento dell’azione del MAE, qualsiasi ulteriore diminuzione delle risorse e degli organici, in una fase che ci vede più di prima impegnati a fronteggiare con abnegazione le numerose funzioni che siamo chiamati a svolgere, a risorse umane e materiali decrescenti.

2.    Valorizzare il “caso” della Farnesina, fiore all’occhiello nel panorama della Pubblica Amministrazione per quanto attiene al rinnovamento tecnologico, alla qualità del servizio prestato, sia a Roma che all’estero, alla peculiare professionalità che accompagna l’assolvimento dei compiti istituzionali nei rapporti con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per la Funzione Pubblica.

 

Ci sono commenti, obiezioni? Io proseguo ovviamente mi interromperete quando sarà necessario.

 

Sulla struttura del MAE

 

3.    Esercitare le dovute pressioni sull’Amministrazione perché l’azione di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare risponda ad un piano ben meditato, a tutela dell’interesse nazionale negli scacchieri internazionali ed in linea con essi, programmando tagli unicamente ove e se necessario, e l’apertura di nuove sedi in zone strategiche per il Paese.

4.    Vigilare affinché, nella riforma dell’Amministrazione Centrale, ed a maggior ragione nelle fasi attuative della proposta riforma, venga tenuto conto dell’impossibilità di diminuire ulteriormente risorse ed organici per continuare a garantire l’operatività della struttura.

5.    Garantire l'ottimizzazione del contributo delle risorse umane disponibili nei vari gradi, anche attraverso una revisione delle strutture organizzative del MAE e l’articolazione delle sedi estere, attraverso metodi di lavoro più snelli e razionali, idonei a  responsabilizzare maggiormente il personale a tutti i livelli e ad assicurare l’esercizio delle funzioni dirigenziali della carriera diplomatica.

 

Vado avanti con la gestione delle risorse umane, in particolare in materia di organizzazione e qualità del lavoro ed in particolare a favore dei gradi iniziali.

Riaffermare il principio che i concorsi pubblici per titoli ed esami siano l’unico modo d’accesso ai ruoli del MAE, fermo restando che la tenuta del concorso diplomatico deve essere garantita su base annuale.

Prevedere la corresponsione di una indennità di posizione maggiorata ai Segretari di Legazione che svolgano funzioni di Capo Ufficio o altre funzioni di livello comparabile e rispettare l’autonomia dirigenziale dell’opera di tutti i funzionari, anche dei Segretari di Legazione, valorizzando il raggiungimento degli obiettivi e l’organizzazione del tempo di lavoro.

Prevedere un monte ore obbligatorio per la formazione professionale all’interno dell’orario di lavoro.

Seguire con l’Amministrazione la finalizzazione della soluzione al problema della propedeuticità dei corsi dell’Istituto Diplomatico per la promozione a Consigliere di Legazione, che comporta un grave danno ai Segretari di Legazione, già penalizzati dalle ritardate partenze per la prima sede all’estero, e che in prospettiva aggrava i problemi causati dall’irregolare flusso all’ingresso della carriera. Il SNDMAE propone che la propedeuticità del corso venga richiesta non più per la promozione a Consigliere di Legazione, ma per quella successiva a Consigliere d’Ambasciata, e in ogni caso, per non penalizzare quanti siano partiti in ritardo per l’estero, che venga facilitata la partecipazione al corso attraverso opportune misure formazione a distanza attraverso corsi on-line, sospensione dal servizio all’estero per la sola durata del corso, ecc…

 

Passiamo adesso alle condizioni generali del lavoro.

A. In primo luogo, il SNDMAE intende adoperarsi affinché sia stilata con l’Amministrazione una “Carta dei diritti e doveri”, una sorta di vademecum di deontologia professionale, che fornisca riconoscimento e giusta interpretazione dei diritti e doveri nascenti dal rapporto gerarchico proprio della Carriera, con l’obiettivo di giungere ad una “cultura aziendale” condivisa.

B. Sul piano delle singole misure concrete, si intende approfondire con l’Amministrazione la possibilità di dare seguito ad alcuni punti fondamentali, quali:

l’autorizzazione del rimborso dei viaggi in taxi per motivi di servizio su Roma, per i funzionari al Ministero

l’assicurazione medico-sanitaria per tutto il personale ed i familiari all’estero o in missione;

l’assunzione da parte del MAE degli oneri di vaccinazione per il personale e le famiglie che vanno all’estero in assegnazione o anche in missione breve;

il reperimento delle risorse necessarie ad attuare una politica di pianificazione dei contributi scolastici, che devono essere riconosciuti all’estero indipendentemente dalla percentuale dell’ISE per i figli, affinché essi siano erogati integralmente, come la norma permetterebbe, e non “a riparto”, nel rispetto dell’inalienabile diritto allo studio, eliminando altresì il limite dei 3 anni finali per ottenere il contributo per le scuole in Italia;

la possibilità di permettere il viaggio aereo per i famigliari a carico nella stessa classe del titolare;

l’aumento della percentuale dell’ISE riconosciuta per ogni figlio;

lo stimolo all’Amministrazione affinché adotti provvedimenti migliorativi del trattamento del personale nelle sedi, in particolare in quelle con problemi di sicurezza, con riguardo ad una più ampia applicazione dell’art. 7 sulla permanenza dei familiari, all’estensione dell’art 84 DPR 18 sulla base di criteri oggettivi, all’abolizione della circolare sul godimento delle ferie all’estero che pregiudica l’esercizio di un diritto ed incide negativamente sugli equilibri familiari.

 

In tema di scorrimenti di carriera:

studiare la possibilità di procedere all’accorpamento dell’organico, adottando il cosiddetto ruolo aperto per tutta la carriera, che sposterebbe la competizione esclusivamente sulle posizioni disponibili, iniziando, pur mantenendoli distinti, dai gradi di Consigliere di Legazione e di Consigliere d’Ambasciata;

ricercare ed applicare coerentemente criteri certi, stabili nel tempo, equi e trasparenti, tanto per le destinazioni all'estero quanto per gli incarichi a Roma, prevedendo per tutti i gradi della Carriera forme di pubblicità dei posti disponibili al Ministero, dei posti di Capo Missione e degli incarichi esterni al Ministero presso Organizzazioni Internazionali e altre istituzioni; creare un adeguato e trasparente sistema di pubblicità per le posizioni disponibili nell’ambito del nascente SEAE, aperto a tutti i funzionari.

ripristinare una corretta progressione di incarichi, con alternanze tra Italia ed estero e tra funzioni diverse e crescenti;

ampliare i collocamenti fuori ruolo presso istituzioni ed enti, onde permettere un’osmosi maggiore con la società, fornendo al contempo una opportunità di utile impiego non solo, ad esempio, per i Ministri alle dirette dipendenze, ma anche per gradi iniziali in posizione di consiglieri diplomatici aggiunti;

studiare misure che agevolino gli scorrimenti, prevedendo incentivi al pre-pensionamento volontario anche con la creazione di un canale privilegiato per i colleghi con adeguata anzianità di servizio senza arrecare pregiudizio ai restanti candidati;

combattere con forza ogni tentativo di introdurre nel sistema figure di Capi Missione estranei alla Carriera Diplomatica.

 

In materia di pari opportunità e politica delle coppie:

sensibilizzare l'Amministrazione sulla necessità di promuovere pari opportunità per i coniugi dei dipendenti pubblici in servizio all'estero, tutelando l'integrità del nucleo familiare; impegnarsi nella risoluzione dei problemi pratici delle famiglie, attraverso servizi di sostegno per l'inserimento dei figli nelle scuole e dei coniugi nel circuito del lavoro;

promuovere politiche e strumenti che consentano una migliore conciliazione tra esigenze professionali e personali, modalità di lavoro, aspettative per motivi personali, politica delle coppie e della famiglia, ed il superamento di una cultura di prevenzione e pregiudizio rispetto alle responsabilità familiari;

promuovere il lavoro del coniuge dipendente pubblico in servizio all'estero presso gli uffici della PA presenti nella sede di destinazione ed agevolare il loro inserimento nel mercato del lavoro; continuare nell’opera di conclusione di accordi bilaterali con i vari Paesi di accreditamento volti a consentire il lavoro del coniuge all’estero;

rendere automatica la sostituzione delle colleghe in congedo di maternità, ex astensione obbligatoria, già avviata in via sperimentale nel 2009;

affrontare senza pregiudizi la situazione delle coppie di fatto, specie in relazione alle difficoltà nell’ottenimento del permesso di soggiorno o di altro titolo che permetta di trasferirsi e di risiedere all’estero con un adeguato livello di accreditamento;

includere nel nuovo Accordo giuridico la partecipazione al Comitato Pari Opportunità del MAE e monitorare l’attuazione della normativa vigente in materia pari opportunità per tutti, promuovendo altresì l’inserimento delle donne nei settori e nei livelli professionali nei quali esse siano sottorappresentate in maniera ingiustificata.

 

In tema di valutazione:

Favorire il progressivo aggiustamento dell’attuale sistema di valutazione, con l’obiettivo di raggiungere i massimi livelli di trasparenza ed equità, in modo che le valutazioni siano concepite come un dialogo con l’Amministrazione all’unico fine di migliorare la qualità complessiva del servizio;

estendere la valutazione permanente anche alle AA.FF., secondo criteri certi e non burocratici e con sistemi di incentivazione che leghino le assegnazioni all’estero, le promozioni ed i premi retributivi ai meriti di servizio.

 

In tema di formazione

Ribadire la valenza prioritaria di una formazione permanente a tutti i livelli della carriera, quale strumento di crescita ed aggiornamento professionale.

Incentivare periodi di servizio presso Organizzazioni Internazionali, altre Amministrazioni anche straniere, Università e settore privato, nell'ottica di una valorizzazione della professionalità.

Favorire l'applicazione della legislazione inerente alla possibilità di aspettative per periodi di lavoro e di studio all'esterno dell'Amministrazione, in particolare l’anno sabbatico.

Assicurare che anche per il nascente SEAE sia previsto un periodo di formazione che metta tutti i funzionari, di qualsiasi grado, nelle migliori condizioni possibili in un ambiente diversamente competitivo da quello nazionale.

Infine in tema di risorse materiali, aspetti giuridici ed amministrativi:

16. Promuovere l’adozione di procedure volte ad agevolare il conseguimento degli obiettivi di politica estera, correlate da strumenti e da risorse adeguate ad attuarli. Gli uffici consolari, in particolare, si trovano ad affrontare un aggravio di richieste di servizi senza poter contare sul necessario potenziamento e sulla base di leggi quali quella sulla cittadinanza o quella sul voto all’estero, la cui revisione è ormai improcrastinabile. Chiedere una preventiva valutazione d'impatto dei nuovi adempimenti sulla struttura diplomatico-consolare, già ridotta allo stremo dai ripetuti tagli alle dotazioni e prevedere che quota delle maggiori entrate dei servizi consolari restino a disposizione dell’ufficio per far fronte ai maggiori oneri che il carico di lavoro comporta;

17. Partecipare attivamente alla stesura di tutti i provvedimenti che incidono profondamente sulla vita del MAE, decreto di II livello e circolari attuative della proposta riforma dell’Amministrazione centrale, DPR 18 e così via, per restituire autorevolezza e incisività all’azione del Ministero stesso;

18. Negoziare il rinnovo dell’accordo della carriera diplomatica relativo agli aspetti giuridici ed economici, per pervenire ad un trattamento giuridico ed economico adeguato alle peculiari funzioni dirigenziali della carriera diplomatica non inferiore a quello dell’alta Funzione Pubblica italiana, con l’obiettivo anche di ridurre le sperequazioni tra pensionandi da Roma e dall’estero. Stabilire un  rapporto percentuale fra stipendio iniziale e stipendio finale della Carriera, da mantenere in sede di aumenti salariali;

 

punto 19… prego…

 

DELLA CROCE - Chiedo scusa, siccome non ho sotto mano la mozione e non so se questo è il punto giusto, quello che chiederei è che venisse fatta menzione del mio intervento e del fatto che su questo tema il Ministro ha dato rassicurazione…in qualche modo, se volete io ho preparato una frase…chiedo a voi, se siete d’accordo, dove inserirla…

 

RUSSI - io credo sia questo il punto buono in cui inserirla…

 

DELLA CROCE - Però non dovrebbe essere annegato con il resto, dovrebbe essere un punto…un paragrafo a parte, voglio dire…

 

RAVAGLIA - può essere il nuovo 19…un nuovo 19 che fa scalare….

 

Se volete ve lo leggo, per facilitare…

 

Prego…

 

DELLA CROCE - Io ho scritto: si chiede all’Amministrazione di affrontare il problema della sperequazione nel trattamento di fine servizio fra i dipendenti che cessano dal servizio all’estero… qui c’è una ripetizione, ma insomma… e quelli che cessano da Roma, con l’obiettivo di ottenere l’equiparazione del trattamento di pensione e buona uscita fra gli aventi diritto, a parità di grado e di anzianità di servizio, indipendentemente dalla sede presso la quale cessano dal servizio… l’italiano non è meraviglioso, è pieno di ripetizioni, ma purtroppo i testi giuridici son un po’…

 

RUSSI - Io, se siete d’accordo, penserei di tagliare un pochino il punto 18, in cui si inizia a parlare di questa cosa e fermandoci, per quanto riguarda il testo attuale della mozione, al tentativo di ridurre le sperequazioni e aggiungere poi il punto sollevato da Anna Della Croce aggiungendo con un wording che può essere questo ma leggermente rivisto, aggiustato… se siete d’accordo.

 

DELLA CROCE - La base è questa, poi potete rigirarlo…

 

VERDERAME - Mi pare che il concetto sia chiaro, si tratta solo di inserirlo redazionalmente sulla base anche di quanto dice la collega Russi.

 

DELLA CROCE - Tanto più che non ho avuto obiezione a quello che ho detto, forse per disattenzione, ma nessuno ha detto niente contro… va bene, grazie.

 

RUSSI - Procedo quindi a leggere gli ultimi quattro punti.

Chiedere che la Commissione di Finanziamento si pronunci con forza a favore di un adeguamento dell’ISE, alla luce della progressiva e costante perdita del potere di acquisto, e con essa anche dell’assegno per le spese di rappresentanza, che a seconda delle situazioni locali, in molte sedi si rivela insufficiente allo scopo. Richiedere l’inclusione dell'Indennità Integrativa Speciale nello stipendio metropolitano anche quando si è all'estero ed anche a fini pensionistici e un preventivo dialogo sulle variazioni annuali stabilite dalla Commissione Permanente di Finanziamento dei coefficienti di sede per il calcolo dell’indennità di servizio all’estero (ISE) del personale diplomatico e di ruolo;

Vigilare affinché la sperimentazione in corso delle nuove procedure amministrative semplificate e del bilancio di sede sia solo l’inizio di un percorso virtuoso che porti reali benefici all’Amministrazione e a chi vi opera;

Vigilare sulla corretta applicazione alla rete all’estero del D. Lgs 81 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, in virtù dei recenti provvedimenti che riconoscono la specialità del Ministero degli Esteri e declinano oneri e responsabilità in base alla peculiarità dei nostri Uffici all’estero prevedendo al contempo una adeguata formazione in materia;

Promuovere ogni utile iniziativa, proseguendo nel lavoro avviato con l'ANM e il SINPREF, al fine di promuovere la funzionalità dello Stato ed in particolare del Ministero degli Affari Esteri.

Grazie.

 

VERDERAME - Scusate, io avrei soltanto una obiezione al punto… 12c… 12b. Avendo ascoltato la chiara esposizione del Segretario Generale, io mi chiedo se non sia sufficiente fermarsi a ‘prevedendo per tutti i gradi della Carriera, forme di pubblicità dei posti disponibili al Ministero e all’estero e degli incarichi esterni’, non vedo perché dovremmo specificare ‘posti di Capo missione’ quando lo abbiamo già detto per tutti i gradi della carriera sia in Italia che all’estero… se siete d’accordo…

 

RAVAGLIA - È una ripetizione…

 

VERDERAME - È una ripetizione.

(pausa)

Se siamo d’accordo su questa mozione… direi di sì, anche perché siamo rimasti in pochissimi, vi ringrazio, possiamo chiudere… Prego…

 

SANFELICE, Direttore Generale per le Risorse Umane e l’Organizzazione - Giusto per fare il saluto e l’augurio mio personale e dalla Direzione generale di buon lavoro al nuovo Consiglio di felice realizzazione del programma che è stato presentato.

 

VERDERAME - È un auspicio o un incoraggiamento ad andare avanti in questo senso?

 

RAVAGLIA - Abbiate fede!

 

 

 

S.N.D.M.A.E.- Ministero degli Esteri - p.le della Farnesina, 1 - 00194 ROMA tel. 06.36912304 fax 06.36000161